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Varie : Economia per un nuovo ordine mondiale
COLLANA ®
FOGLIE DI UN
UNICO ALBERO
0 genti di Bahá!

Siete albe dell’amor di Dio e orienti della Sua dolce bontà. Non insozzatevi la bocca con calunnie e imprecazioni e custodite i vostri occhi da ciò che è sconveniente... Non siate cagione di dolore, e tanto meno di lotta e di discordia... Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano.

COLLANA®
F0GLIE DI UN
UNICO ALBERO
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STORIA
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Táhirih
____________________________________________
PSICOLOGIA
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Alla ricerca del Nirvana
____________________________________________
ECONOMIA
Giuseppe Robiati
Economia per un
nuovo ordine mondiale
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SOCIETÀ
H.B. Danesh
La famiglia senza violenza
_____________________________________________

Progettazione Grafica e copertina:Graphos-AlbanoLaziale

Giuseppe Robiati
ECONOMIA PER UN NUOVO
ORDINE MONDIALE
Casa Editrice Bahá’í
1998
© Copyright 1998 - Casa Editrice Bahá’í - Italia
la edizione 1998
Casa Editrice Bahá’í

Sede legale: 00197 Roma - Via Stoppani, 10 - Tel. (06) 8079647

Deposito e Amm.ne: 00040 Ariccia (Roma) - Via F. Turati, 9

Tel. (06) 9334334
ISBN 88-7214-054-4
A tutti quelli
che non pensano ad
una visione globale
Prefazione

Il mondo si trova oggi in una crisi sempre più profonda. Più ci avviciniamo al XXI secolo e più andiamo verso un’altra era con un altro tipo di organizzazione e un altro modo di funzionare.

Questa nuova era potrebbe rappresentare un’occasione di miglioramento rispetto alla fine del XX secolo, oppure, potrebbe rappresentare una discesa verso la violenza e il caos.

Alla vigilia di eventi cruciali come questi, nuove idee e nuove visioni risultano di importanza senza precedenti.

Robiati descrive una nuova visione ispirata alla fede Bahá’í e proietta la società umana del XXI secolo rifacendosi ai principi dell’organizzazione sociale, politica e soprattutto economica.

La visione di Robiati è evolutiva e ottimistica ma non si può dire che sia ingenua. In effetti Robiati non sostiene un concetto di storia come un progresso lineare assicurato. L’autore vede, e ritengo giustamente, segni incoraggianti anche nelle crisi più profonde. L’alba spunta proprio quando la notte è più scura. In questo detto popolare c’è un fondo di verità.

Il progresso della storia non è lineare. È irreversibile nell’insieme. Presenta spesse volte momenti di stasi e, talvolta, persino di regresso.

Come spiega Robiati, quest’affermazione viene espressa da Bahá’u’lláh (1817-1892) fondatore della fede Bahá’í.

Quest’affermazione, tuttavia, dovrebbe darci coraggio e volontà per affrontare le crisi che verranno, sapendo che esse siano preludio di una nuova era forse migliore di quella nella quale ora viviamo.

Solo in una prospettiva storica non lineare, l’asserzione secondo la quale “la pace nel mondo è non solo possibile, ma addirittura inevitabile”, non è più paradossale, benché ci troviamo in un momento in cui le disuguaglianze ed i vincoli, che tradizionalmente originano conflitti sono in forte aumento. Solo in quest’ottica l’idea di trovarci alle soglie di una società mondiale unificata risulta sensata. Persino ora che, a livello nazionale, attraversiamo momenti di conflittualità e disgregazione.

L’utopia viene sempre giustificata quando l’ordine dominante raggiunge il punto di non ritorno. Viene interpretata non come certezza ma come auspicabile possibilità realistica.

Nella situazione di crisi entra in gioco la dinamica degli stati caotici. Ciò significa che “fluttuazioni” inizialmente impotenti possono cambiare le strutture dominanti del sistema e creare tipi completamente nuovi di organizzazione e funzionamento.

La visione Bahá’í esposta da Robiati, con particolare riferimento ai problemi ed alle potenzialità dell’economia, rientra in un concetto di fluttuazione di questo tipo. Proprio in un momento di turbolenza e di transizione generale si sta affermando nella mentalità di milioni di persone lo sviluppo di questa visione che potrebbe anche ripercuotersi nella società con importanti conseguenze. Il punto cardinale di questa visione è l’unità nella diversità, nel massimo rispetto della natura e degli altri esseri umani. La prospettiva offre buoni motivi d’incoraggiamento e di gioia. Il contributo apportato da Robiati consiste nell’avere esposto questa visione servendosi dei principi della termodinamica per la descrizione dei processi economici.

Questa concezione è semplice e chiara. Tutti i processi si basano sul lavoro di qualunque tipo esso sia: umano, naturale o meccanico. Per ogni forma di lavoro occorre energia.

Del resto l’energia, sebbene sia infinitamente trasformabile, non è disponibile all’infinito. Man mano che il lavoro viene svolto, l’energia liberata non è più disponibile. Diventa cioè energia dispersa. Energia di scarto.

Questo semplice fenomeno è stato a lungo trascurato da economisti, politici ed industriali orientati solo all’accrescimento delle potenzialità. Ciò ha portato alla conversione di risorse preziose spesso non rinnovabili.

La dispersione incontrollata di energia ha portato e gravi ingiustizie sociali sia all’interno delle stesse nazioni sia tra nazioni diverse. Inoltre, ha prodotto un grave impoverimento della natura.

L’originale introduzione dei principi della termodinamica nei sistemi economici e politici sta ora acquistando un più vasto consenso, anche se viene ancora raramente inquadrata nel contesto più ampio di “tendenza storica”.

L’autore del libro utilizza questi principi che, sia pure applicati ai valori del suo credo, meritano di essere seriamente analizzati. Nella visione che descrive Robiati risuonano le scoperte delle “scienze della complessità” contemporanee che costituiscono la base olistica ed evolutiva per una nuova visione del mondo.

Se supereremo le crisi che ci troviamo di fronte, arrivati ormai alle soglie del prossimo millennio, la visione olistica derivante dai principi della fede Bahá’í - supportata dalla teoria della termodinamica dei sistemi complessi - potrebbe farci progredire in armonia con gli incalzanti ritmi dell’evoluzione universale.

Nella mia interpretazione evolutiva del mondo ritengo che siano in aumento la velocità con cui ci dirigiamo verso una società globale caratterizzata da: dimensioni e complessità sempre maggiori, livelli crescenti di organizzazione, maggiore dinamismo, interazione più stretta ed armoniosa con l’ambiente.

L’era futura - se solo riusciremo ad arrivarci - probabilmente sarà globale. Sarà cioè caratterizzata dalla tendenza ad incoraggiare la differenziazione nell’integrazione e l’unità nella diversità. Questo, almeno, è quanto possiamo affermare intravedendo la tendenza evolutiva. Resta però ancora da vedere in che modo la società nel suo insieme sarà capace di gestire dimensioni, complessità, livelli organizzativi, dinamismo ed interazioni con l’ambiente, tutti in aumento.

Il libro di Robiati traccia alcune prospettive ed apre critiche e discussioni.

A mio avviso Robiati assolve un compito utile e molto importante. Si tratta, infatti, di un compito che l’autore - come del resto anche altri - dovrà in futuro affrontare con maggiore dettaglio e da più punti di vista.

Tuttavia questo libro, pur rimanendo nei limiti dell’introduzione ai problemi della nostra economia contemporanea nell’ottica evolutiva della fede Bahá’í, offre un’ottima opportunità di riflessione e merita un vasto numero di lettori.

Ervin Laszlo
Presidente del Club di Budapest
e membro del Club di Roma
Introduzione

Ogni mattina il mondo ci appare sempre più confuso e disordinato di quello della sera precedente. E sembra andare nella giusta direzione. Il dinamismo della vita si presenta come un continuo restauro che ciascuno si sforza continuamente di rappezzare.

Tutti, indistintamente, si lamentano. Quando si pensa di aver preso le giuste misure per risolvere una crisi ci si accorge che la crisi permane e che i provvedimenti adottati hanno generato nuovi problemi: maggiori di quelli iniziali.

I governi, di ogni tendenza e colore, sono sempre in crisi e, come un qualsiasi dormiente, ogni tanto si svegliano pur senza risultati. Infatti l’inflazione continua a salire, la produttività e l’occupazione diminuiscono, aumenta il pericolo di una guerra nucleare. Alla fine si avverte l’impulso di chiudere le finestre e di dar sfogo alla disperazione.

Non si fa nulla per trovare un rimedio, ce la prendiamo con gli economisti, con gli intellettuali, con i politici e con chiunque altro si possa prendere di mira ritenendoli responsabili di ogni male. Eppure le cose continuano ad andare sempre peggio.

Se ci si guarda attorno, ci si accorge che i rifiuti si accumulano e l’inquinamento ammorba i fiumi, i laghi, il mare, l’aria, l’uomo.

Gli occhi bruciano, la pelle si ammala, i polmoni si intossicano, le malattie ed i conflitti aumentano e l’unica soluzione che viene in mente è di ritirarsi in casa chiudendo invano porte e finestre a chiunque ci si rivolga ci troviamo in liste di attesa, trascurati. Tutto attorno e noi accelera ed è difficile comprendere dove si vada e finire.

Ogni tanto ci si ferma e all’improvviso si sente la necessità di calpestare tutto ciò che si presenta sulla nostra strada. Lasciando dietro il disordine.

Se si guarda alle altre società industriali, alcune sembrano stare peggio, altre un po’ meglio, ma tutte - siano esse e struttura popolare, socialista, capitalista o democratica - sembrano affette da un comune malanno: lo stesso inesorabile processo di degradazione.

Sembra senza frutto addossare responsabilità alle ideologie che hanno ispirato, ed ispirano, l’azione delle classi dirigenti. Esistono naturalmente individui, e le loro ideologie, migliori di altri. Tutti sono coinvolti, però, in una concezione del mondo restrittiva e malata, restano incapaci di proporre e attuare soluzioni atte e risolvere globalmente la grave crisi in atto.

È necessario condurre un’analisi sull’evoluzione delle epoche passate per coglierne gli aspetti essenziali che, riproposti in una nuova veste d’azione, in armonia con i tempi, possano fornire una nuova soluzione alla vita degli individui e delle nazioni.

Lo scopo di questo libro è compiere questo percorso di analisi ispirandosi agli scritti di Bahá’u’lláh fondatore della comunità internazionale a sfondo religioso, oggi conosciuta come Comunità Bahá’í, e capillarmente presente su tutta la Terra. È sorgente di vita per un nuovo modo di intendere il mondo nei suoi variegati contenuti sociali, economici, politici, religiosi.

L’obiettivo perseguito dalla sua dottrina è far comprendere all’umanità che questo è il tempo dell’unità mondiale: “Un solo Dio, una sola religione, una sola terra, una sola umanità”.

“La Grande Pace verso la quale gli uomini di buona volontà hanno, lungo l’arco dei secoli, teso i loro cuori; la cui visione ha infiammato i veggenti ed i poeti di innumerevoli generazioni e di cui le sacre scritture dell’umanità hanno costantemente, era dopo era, tenuto salda la promessa è ora finalmente alla portata delle nazioni.

Per la prima volta nella storia dell’umanità è per tutti possibile considerare l’intero pianeta, con miriadi di genti diverse, in un’unica visuale.

La pace mondiale non solo è possibile: è inevitabile. È lo stadio successivo nell’evoluzione del nostro pianeta. Secondo l’espressione di un grande pensatore, la pace mondiale è “la planetizzazione dell’umanità”.1

Capitolo I
Il punto

Quanti scritti, quante analisi, quante discussioni. Un unico tema. Un unico progetto. Un sogno che sembrava divenire realtà.

Così per anni abbiamo atteso questo fatidico appuntamento. Tavole rotonde; giornali; radio; televisione: ogni occasione è stata buona per parlare del nuovo ordine mondiale; della fine del 2000 come anno di svolta verso questa direzione.

E invece ecco qua, di nuovo, i politici di mezzo mondo e mettere insieme i pezzi di un progetto mai concluso, forse iniziato l’indomani della seconda guerra mondiale. Idee che hanno dato vita ad un processo di pace che, la storia dimostra, è difficile da concretizzare. Le difficoltà diventano tali e tante da sembrare, in alcuni momenti, insormontabili. Un particolare riferimento va al quadro dei rapporti internazionali, alle relazioni fra le nazioni nell’incredibile problematica delle interrelazioni etniche all’interno dei territori dove, per anni, popoli diversi hanno convissuto volontariamente o obbligatoriamente.

Non è agevole, nell’attuale momento storico, delineare il panorama dei rapporti internazionali. Tante e tante, scomposte e spesso contrastanti, sono le sue componenti.

Nel settembre del 1990 il Presidente degli Stati Uniti, sull’onda del successo conseguito nella Guerra del Golfo, con oltre 40 nazioni alleate, aveva annunciato l’intendimento secondo il quale si dava inizio alla realizzazione di un “nuovo ordine mondiale”.

Poco tempo è trascorso da allora, e già si colgono giudizi degni della più viva perplessità. I riferimenti sono infatti al “nuovo disordine mondiale” o, ancora più drammaticamente, alla “fine della storia”.

Mi sembra che il compito, al quale oggi è doveroso dedicarsi, sia quello di estrarre, dal coacervo delle varie manifestazioni che pullulano nel panorama internazionale, elementi utili e consentire un’obiettiva valutazione dell’attuale situazione generale, senza indulgere in eccessive speranze o in pericolosi scetticismi.

A tal fine sembra opportuno delineare alcune premesse fondamentali. Prima fra tutte: l’interdipendenza delle nazioni che sembra ormai ineluttabile soprattutto in campo economico dove concorrono la crescita del commercio internazionale, l’integrazione dei mercati finanziari, lo sviluppo e l’intercorrelazione delle tecnologie, la comune attività dei laboratori per la ricerca medica e tecnico-scientifica, le spedizioni spaziali e le nuove fonti di energia.

Altro incontestabile fenomeno è la mondializzazione dei problemi. In parte dovuti alle pressioni esercitate dai paesi in via di sviluppo sul resto del mondo. Si pensi alle pressioni demografiche, alla conseguente massiccia migrazione alimentata dai mitici paradisi dei bianchi. Ai pericoli delle lotte religiose integraliste (non solo islamiche). Si pensi ancora alla proliferazione nucleare e fissione, al dilagare della droga e delle malattie infettive non ancora sconfitte dalla scienza medica.

Ciò a cui dobbiamo guardare con preoccupazione è la misura di affidabilità di alcune istituzioni internazionali che dovrebbero costituire i motori agenti sull’ordine internazionale. Garantire un migliore controllo sui fenomeni interrazziali e religiosi, intervenire con nuovi metodi laddove gli uomini non riescono e dialogare concretamente provocando, evidentemente, pesanti situazioni di conflitto e notevole sofferenza per le popolazioni coinvolte.

In questa prospettiva la situazione è a dir poco deludente. È innegabile che, dopo la fine della guerra fredda, si siano verificati confortanti esempi di attività da parte delle Nazioni Unite. Tuttavia sarebbe errato e fuorviante indulgere in compiacimenti per quanto finora raggiunto. Infatti, prima ancora che al mantenimento, occorre puntare al tentativo di creare le premesse per la pace e per la sicurezza.

Le Nazioni Unite, malgrado le diverse iniziative intraprese nei vari Paesi, sono ancora lungi dal poter rispondere alle esigenze che si manifestano nel nostro pianeta.

È innegabile il pericolo dovuto ai peccati di origine statutaria quali il diritto di veto di cinque Nazioni principali e la non equità nelle votazioni, il diritto di non intervento ecc., che fanno risentire l’Organizzazione di situazioni decisionali ed operative negative, che compromettono i possibili buoni risultati.

Da un lato l’Organizzazione riflette ancora l’ordine scaturito dall’esito di una guerra mondiale, mentre quello cui assistiamo oggi è lo sgretolamento di quell’ordine. Dall’altro lato il fatto che molti conflitti emergenti non siano conflitti tra Stati ma coinvolgono istanze non statuali come gruppi etnici o minoranze o differenze di ordine religioso, pone in difficoltà l’opera delle Nazioni Unite.

A prescindere dalle Nazioni Unite e dalle sue agenzie (UNICEF, FAO, ECOSOC ecc.), altre istituzioni che operano nel mondo occidentale sono ancora alla ricerca di una chiara definizione delle loro competenze e responsabilità per quanto riguarda la sicurezza, il coordinamento, l’economia e la sanità. È il caso ad esempio della NATO, dell’UEO (Unione Europa Occidentale), dell’UNA (Unione Nazioni Africane), del PA (Patto Andino), del MERCOSUR (Nazioni centro-sud America), dell’ASEAN (Unione nazioni estremo oriente), del NAFTA (Stati Uniti, Canada, Messico), del GATT, oggi WTO (World Trade Organization) ecc.

Anche le prospettive aperte dalla CSCE (Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione Europea, con la partecipazione di Usa e Canada), al momento della sua istituzione (1978), non hanno poi conseguito grandi risultati, soprattutto in campo di rispetto di diritti umani, pensiero e fede.

La situazione in cui ci troviamo, quindi, è quella di un confuso assemblaggio di istituzioni sulle quali neanche gli stessi Paesi partecipanti possono contare su concreti interventi. Da non trascurare è anche la stupefacente accelerazione con cui gli eventi si producono.

Resta comunque il fatto che, al duopolio Stati Uniti-URSS (che ha retto i destini del mondo per quarant’anni), non ha fatto seguito un altrettanto ben individuabile centro di potere mondiale anche se, non vi è dubbio, gli Stati Uniti ne conservano ancora le potenzialità. Ciò nonostante le attuali condizioni degli Stati Uniti non gli consentono di svolgere il ruolo di gendarme del mondo. Ciò è, almeno per oggi, un dato certo in quanto mancherebbero di risorse sufficienti (politiche, diplomatiche ed economiche) per l’esercizio di così impegnative funzioni. L’America inoltre si trova fortemente impegnata in una crisi economica che non dà ancora segnali di ripresa, anzi aumenta il debito estero tanto da farle conquistare il primato di Paese più indebitato del mondo.

In queste condizioni è ben difficile ipotizzare che il Presidente americano possa dedicarsi alla realizzazione di un “nuovo ordine mondiale”. È infatti più facile credere che il Presidente possa riprendere solo in linea teorica il tema degli ideali di pace e democrazia.

In realtà è necessario comprendere che, nella fase attuale, esistono due spinte apparentemente opposte: la prima, per alcuni versi pacifica, è rappresentata dalla tendenza all’integrazione, forzata dalla formazione di nuovi accordi economici regionali e ciò fanno capo, ad esempio, gli accordi promossi dalla comunità mondiale con i Paesi dell’Est Europeo, con la Comunità Economica Europea, con il WTO per i prodotti. La seconda, inversa alla prima, è la frammentazione degli aggregati esistenti (alleanze, Stati, Nazioni, Unioni), congiuntamente e questa seconda spinta rientra il tentativo di riconoscimento dei gruppi etnici e micronazionali. Entrambe le spinte hanno in comune il mancato rispetto dei confini tra uno Stato e l’altro. Ne consegue il pesante indebolimento dei diritti umani, nazionali, etnici, religiosi e del diritto internazionale applicando, per l’ottenimento di ciò che si vuole, tutti i sistemi leciti ed illeciti con la conseguenza di provocare morti tremende e disastri inarrestabili. Continuando a riflettere nell’ottica dell’interdipendenza e della globalizzazione dei problemi, non possiamo ignorare fenomeni come la caduta del muro di Berlino. Questo straordinario evento storico incide sull’ordine internazionale fino a ieri sorretto dal congelamento provocato dalla guerra fredda, e cioè: i pericoli di immigrazioni di massa, le aspirazioni delle minoranze, l’autodeterminazione dei popoli, l’impallidimento del principio della regolazione delle frontiere, il dilagare della criminalità finanziaria e della immoralità politica, la recrudescenza delle persecuzioni e lotte religiose.

È ormai chiaro che anche la gente comune cominci e pensare che questo nuovo ordine mondiale sia davvero un’utopia, visto che sia lo Stato attualmente più potente (gli USA) sia le altre Nazioni che vorrebbero rappresentare l’alternativa, non sono in grado di perseguirlo. Forse tutto ciò induce a pensare che un nuovo ordine mondiale non possa nascere da un’azione politica promossa dall’alto.

Ed è quindi proprio dalla gente comune che invece bisogna iniziare e ragionare. E per ragionare è necessario avere chiara la visione del momento storico in cui viviamo e la direzione verso cui la società si sta muovendo. Senza questa visione qualsiasi affermazione sul tema diviene pura astrazione.

Questo testo tenta di aiutare il lettore “comune” e comprendere questo momento storico e a dargli le chiavi di lettura del periodo che ci troviamo di fronte.

Capitolo II
Storia ed evoluzione

Nel corso della storia gli esseri umani hanno sempre sentito la necessità di avere un modello di riferimento a cui ispirare la propria vita, un modello che fosse soprattutto in grado di dare risposta ai vari “come” e “perché” della loro esistenza.

Generalmente gli individui non sono però consci di questi modelli e del modo con cui ci aiutano ad interpretare la realtà. La maggior parte degli uomini oggi, nonostante il continuo progredire della conoscenza umana, vede oscuro il futuro del mondo.

È opinione comune che l’individuo costituisca una realtà autonoma, che la natura segua un suo ordine indipendente, che la scoperta scientifica sia oggettiva, valida ed unica, che la competizione degli individui e delle nazioni sia un fatto naturale ed immodificabile. Ovviamente non lo è. Le civiltà del passato non sarebbero certamente in grado di comprendere le idee che la nostra nuova struttura mentale è oggi capace di esprimere.

Le radici della nostra “modernità” attingono il loro nutrimento dagli ultimi secoli. L’Illuminismo ed il Positivismo sono state correnti importanti per l’evoluzione del pensiero. Un altro impulso di particolare importanza va attribuito alla scienza di Newton ed alla fisica quantistica.

Non tutti, però, comprendono le influenze di tali impulsi sulla concezione meccanicistica della vita quotidiana.

Storici ed antropologi hanno cercato e lungo di spiegare le cause per cui, nel corso della storia, una determinata concezione del mondo si fa strada in un preciso momento ed in un preciso luogo.

Secondo gli Antichi Greci la storia era un processo di continua degradazione racchiuso in cinque ere: dell’oro, dell’argento, del bronzo, del rame e del ferro. Ognuna, via via, più degradata e più rozza della precedente.

L’Età dell’Oro rappresentava l’apice: un periodo di abbondanza e di origine divina; quella del Ferro, al contrario, ne era il fondo.

La storia quindi era un processo attraverso il quale l’ordine originale delle cose si manteneva perfetto solo nell’Età dell’Oro. Nel corso delle ere successive iniziava la decadenza. Quando infine, l’universo si avvicinava al caos finale, la divinità interveniva e ripristinare le condizioni iniziali di perfezione. Allora tutto il processo ricominciava.

La storia quindi, secondo gli Antichi Greci, era un continuo allontanamento dallo stato perfetto originario. La condizione perseguibile era il massimo rallentamento del processo di decadenza, in modo da trasmettere alle generazioni successive un mondo il più possibile difeso dal pericolo del cambiamento.

Per i Cristiani la concezione della storia è ancora quella secondo la quale la vita di questo mondo è solo un passaggio, una preparazione per l’altra vita.

Per la teologia cristiana la storia è definita in un inizio, uno svolgimento ed una fine. Rispettivamente: la creazione, la redenzione, il giudizio universale. La vita, nel suo insieme, è vista come una continua lotta fra le forze del bene e quelle del male.

I1 nostro secolo diciannovesimo è stato teatro di movimenti che hanno spinto la storia attraverso vie e destini diversi. Molti di questi movimenti hanno avuto un apparente successo. Oggi però stanno già morendo. Altri movimenti sono nati in silenzio e cresciuti in sordina ma, come le braci sotto le ceneri, hanno mantenuto inalterate le loro energie e iniziano oggi e manifestarle.

Proprio uno di questi movimenti è nato nella seconda metà del secolo scorso da uno straordinario personaggio conosciuto col nome di Bahá’u’lláh. Egli diede origine ad una nuova concezione della storia e definì la prima importante anticipazione della “teoria dell’evoluzione” e della visione sistemica del mondo.

Bahá’u’lláh sostenne che la storia procede in linea ascendente discontinua e che ogni nuova fase storica rappresentava un progresso rispetto a quella precedente.

La storia è cioè cumulativa e progressiva. È in costante cambiamento e movimento.

Egli evidenzia il concetto che tutto è relativo e progressivo e che l’umanità lentamente, ma inesorabilmente, procede verso un miglioramento globale della vita.

Si trattava per il secolo scorso di una opinione audace e antesignana.

Tale pensiero predittivo fu considerato eretico e pericoloso. Così Bahá’u’lláh fu costretto alla peregrinazione da prigione in prigione per quaranta anni: fino alla morte che lo colse in Palestina nel 1892.

Durante la lunga prigionia Bahá’u’lláh indirizzò personalmente tavole ed epistole ai più importanti regnanti e capi di stato dell’epoca.

Inviò lettere alla Regina Vittoria d’Inghilterra, allo Zar Alessandro II di Russia, al Kaiser Guglielmo I di Germania, e Francesco Giuseppe potente imperatore d’Austria e, attraverso la moglie Elisabetta, dell’impero d’Ungheria, al Papa Pio IX (il quale oltre ad essere capo carismatico della Cristianità, regnava anche sugli Stati Vaticani) ed infine, per ben due volte, al grande Napoleone III imperatore dei francesi.

Inviò inoltre copiosi messaggi ai due grandi capi dell’Oriente: il sultano ‘Abdu’l-‘Azíz, capo indiscusso del vastissimo Impero Ottomano, ed il potentissimo Scià di Persia Ná?iri’d-Dín, re dei re, discendente della dinastia sassanide.

In queste lettere Bahá’u’lláh proclamò i suoi principi ed invitò i potenti del mondo ad organizzare una “grande adunanza” per stabilire le basi di nuove regole legate al nuovo corso storico dell’unità mondiale.

Furono vane queste missive. I principali Capi della Terra continuarono, non curanti, nella strada delle conquiste, paghi soltanto del loro potere personale, dell’ampliamento dei propri territori e del potenziamento dei propri arsenali bellici.

Bahá’u’lláh, costantemente in esilio, prigioniero nella grande fortezza di ‘Akká in Palestina, venne privato dei suoi beni. Fu decimata la sua famiglia. Ventimila dei suoi discepoli furono perseguitati ed uccisi nelle forme più crudeli. Egli stesso venne torturato e bastonato. Terminò prigioniero la propria vita nel maggio del 1892. Di Lui oggi si iniziano e conoscere le opere, la vita e i principi.

Personaggio affascinante! Scritti meravigliosi nello stile e nel contenuto, denotano una personalità eccezionale come eccezionali sono i Suoi principi e la Sua interpretazione della storia. La Sua visione del mondo come patria comune dei popoli e come una sola famiglia, è di certo antesignana dei nostri tempi.

Spesso il progresso per affermarsi si nutre di sofferenze, di vittime e sangue.

STORIA ED EVOLUZIONE

Diversamente dalla filosofia greca e dalla teologia cristiana, Bahá’u’lláh afferma che la storia del nostro pianeta è andata evolvendosi attraverso aggregazioni sociali sempre più ampie e complesse. In origine esistevano solo formazioni di coppia. Queste, aggregandosi ad altre per meglio affrontare problemi di sopravvivenza, si trasformarono in tribù. Poi, stimolate dagli scambi commerciali, ancora in villaggi.

La necessità di difendersi dai nemici, dai predatori, dalla natura ostile e dall’incre-mento della popolazione ha creato i presupposti affinché, attraverso i secoli, i villaggi

diventassero città.

Le città, attraverso conquiste militari e nuove strutture sociali, si sono trasformate in città-stato (inizialmente dipendenti, poi indipendenti). Successivamente in territori, regioni e nazioni.

Il grafico n.1 mostra sinteticamente l’evoluzione della società umana nel suo complesso.

Quanto appena descritto è avvenuto in tutti i luoghi della terra sia pure con tempi e ritmi di evoluzione diversi a seconda delle dimensioni territoriali dei diversi contesti sociali, politici ed economici appartenenti alle varie culture e religioni.

Normalmente il passaggio da un livello di vita tradizionale al più moderno ed aggregato scaturisce da profonde crisi che coinvolgono valori, religione, organizzazione politica ed economia.

Il grafico n. 2 mostra, alla fine di ogni fase, l’accrescimento delle distanze tra i picchi, al quale segue il salto da uno stadio a quello immediatamente successivo. Il massimo ampliamento delle oscillazioni rappresenta l’intensità dello stato di crisi che conduce al “salto in avanti”.

L’ampliamento delle oscillazioni, in concomitanza dell’ultimo periodo di ogni fase è il segno che precede il salto alla fase immediatamente successiva.

Secondo le più recenti concezioni circa l’evoluzione del mondo la storia scorre sulla

Grafico n.2

linea di progresso spinta dalle continue invenzioni e dalle nuove tecnologie. Ne consegue l’aumento di beni che, insieme, contribuiscono a rendere la qualità della vita decisamente migliore. Questo meccanismo viene continuamente migliorato durante il suo corso e da questo processo la nostra vita diviene sempre più piatta. Non c’è dunque da meravigliarsi se il mondo che ci circonda si fa sempre più fosco.

Sarebbe invece auspicabile che la storia si sviluppasse nella direzione esattamente opposta. Oggi la crisi che ci vede tutti coinvolti è dovuta agli impulsi che spingono l’umanità a compiere il salto verso il successivo livello di evoluzione: da quello odierno, basato sull’individualità delle nazioni, e quello successivo, probabilmente transnazionale ed internazionale.

Il mondo sta partorendo un nuovo modello di vita: “La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini”2, “Siete frutti di un unico albero e foglie di un solo ramo”3.

Come ogni parto il nuovo ordine mondiale provoca doglie: le crisi in atto ne sono i sintomi.

Studiando lo sviluppo economico e le fasi evolutive dell’uomo possiamo notare che il momento che segna il cambiamento di un sistema di vita ha avuto una costante K in comune con tutti gli altri passaggi della storia. Questa costante K è individuabile nelle risorse.

In genere in una società dotata di abbondanti risorse non c’è sviluppo e la vita procede nel consumo sempre più veloce delle risorse disponibili.

Ma non appena le risorse cominciano e scarseggiare si instaura un nuovo clima di preoccupazione che porta gli individui prima alla lotta per l’accaparramento e la sopravvivenza socio-economica e poi a capire la situazione creatasi. Proprio attraverso queste difficoltà e sofferenze inizia un processo di maturazione che porta la società e vibrare e a farle iniziare il “salto in avanti”.

STORIA ED EVOLUZIONE

Cambiano così i rapporti tra individui e società, tra società ed ambiente, tra collettività ed economia, tra consumi e risorse. In tal modo, in un determinato lasso di tempo, la società modifica le precedenti leggi e trova la soluzione dei problemi facendo avanzare di un livello l’intera massa sociale.

La storia personale di un individuo non è molto diversa dalla storia della società. In entrambi i casi l’assenza di problemi contrassegna i periodi amorfi, mentre le crisi contrassegnano i periodi inventivi.

Gli uomini primitivi, ad esempio, erano dediti alla caccia ed iniziarono e lavorare la terra solo per soddisfare le loro impellenti necessità alimentari. Mancando una organizzazione ed una programmazione razionale, la selvaggina e le piante commestibili divennero sempre più scarse, e lo sfruttamento indiscriminato provocò una carenza di risorse ed una crisi che impose di tentare nuovi sistemi Così, a poco a poco, l’agricoltura e la cooperazione tra i villaggi presero il posto del sistema di vita singolo, basato sulla caccia. Lo stesso avvenne in altri tipi di società e con diverse organizzazioni sociali.

La storia passata dimostra che i grandi cambiamenti sono avvenuti non per l’instaurarsi di una situazione di abbondanza, ma in seguito alla dissipazione delle risorse esistenti. Esattamente come oggi. Infatti la nostra società del XXI secolo sta uscendo da un periodo di grande dissipazione di risorse e sta entrando velocemente in un periodo di grande carenza.

Negli ultimi 50 anni le masse progredite dell’umanità hanno dissipato a folle velocità grandi quantità di energia e risorse, spesso per un vacuo consumismo fine a se stesso.

Oggi ci troviamo - alle soglie del terzo millennio - in un periodo di transizione, i problemi stanno schiacciando l’umanità senza che essa riesca e trovare una soluzione congrua.

Inoltre gli ultimi 150 anni sono stati caratterizzati dalla crescita di organizzazioni nazionali che hanno permesso un miglioramento quantitativo e qualitativo della vita. Queste organizzazioni “nazionali”, negli ultimi decenni stanno portando in evidenza i problemi di una società che cambia velocemente. Problemi che gli attuali sistemi politici e gestione “nazionale” non sono in grado di affrontare e risolvere. È proprio questo il punto critico della transizione che il vecchio sistema mostra in tutta la sua debolezza. È necessario il salto di qualità.

Appare quindi evidente che esiste una direzionalità di sviluppo dall’età della pietra fino alla società moderna, dai microsistemi ai macrosistemi, dal tipo di società nomadi alle città stato, ai principati, alle monarchie, agli stati nazionali, verso un concetto di vita organizzato con macrosistemi sempre più complessi4.

È pertanto ipotizzabile che non è attraverso il perpetuarsi di forme politiche precedenti, o di sistemi economici già sperimentati, che il mondo riuscirà e passare tale strozzatura. Sarà solo attraverso l’adozione di nuove ed adeguate dottrine sociali, economiche, spirituali che il mondo riuscirà e produrre il necessario cambiamento.

“Certo, i capi delle nazioni non mancano di riconoscere la dimensione mondiale del problema, che emerge da sé, dal cumulo di questioni che oggi si trovano ad affrontare ogni giorno di più. E per eliminare ogni possibilità di ignoranza riguardo alle sfide e ai bisogni in cui ci si imbatte, vi è la massa di studi e soluzioni proposti da numerosi gruppi impegnati e illuminati nonché dai vari enti delle Nazioni Unite. Ma persiste tuttavia il ristagno delle volontà; ed è questo che bisogna esaminare con cura e risolutamente affrontare. Tale paralisi è radicata, già lo abbiamo detto, nella profonda convinzione dell’inevitabile rissosità del genere umano, che lo ha reso riluttante e prendere in esame la possibilità di subordinare gli interessi nazionali alle esigenze di un ordine mondiale”.

“È giunto il momento in cui i predicatori dei dogmi del materialismo, sia in Occidente che in Oriente, sia del mondo capitalista che di quello socialista, rendano conto della guida morale che hanno preteso di esercitare”.

“Dov’è il ‘nuovo mondo’ promesso da queste ideologie? Dove la pace internazionale ai cui ideali esse hanno proclamato di dedicarsi? E l’accesso alle conquiste culturali procacciate dall’esaltazione di questa razza o di quella nazione o di quella particolare classe sociale? Perché la vasta maggioranza dei popoli del mondo affondano sempre più cupamente negli abissi della fame e della sventura mentre smisurate ricchezze, quali né i Faraoni né i Cesari e nemmeno le potenze imperialistiche del secolo scorso poterono mai sognare, sono e disposizione degli odierni arbitri delle faccende umane?”5.

“L’unificazione dell’intera umanità è il contrassegno dello stadio che la società umana sta ora per raggiungere. L’unità familiare, l’unità delle tribù, delle città-stato e della nazione sono state una dopo l’altra tentate e pienamente conseguite. L’unità del mondo è la meta per la quale quest’afflitta umanità sta lottando. Il periodo della fondazione delle nazioni è ormai terminato e sta giungendo al suo culmine l’anarchia inerente alle sovranità nazionali. Questo mondo in crescita verso la maturità deve abbandonare un tale feticcio, riconoscere l’unità e l’organicità delle relazioni umane e instaurare una volta per sempre il meccanismo che meglio potrà incarnare tale fondamentale principio della sua vita”6.

È interessante constatare come questa necessità di avere una visione globale interdipendente dei problemi provenga oggi anche da tutte le altre attività dell’uomo a cominciare da quelle scientifiche, per proseguire poi con quelle sociali, economiche, geografiche, politiche, linguistiche, spirituali.

Le protoscienze dell’antichità tentarono di penetrare la complessità dei fenomeni attraverso l’intuito e la speculazione. Le teorie elaborate erano ingegnose e, a volte, ispirate; difficilmente però, potevano reggere il confronto con le esperienze empiriche.

Le scienze moderne si basano solo sulla dimostrazione delle teorie, invalidando così tutte quelle ritenute incongruenti alla spiegazione dei fenomeni. Poiché solo le interazioni semplici potevano essere verificate con certezza, la scienza si sviluppò nella forma della scienza di Galileo e Newton.

Essa poteva trattare relazioni relativamente semplici fra le forze e i corpi e presentare una visione del mondo e di un universo che sono riducibili a relazioni di tal genere per tutti i suoi aspetti essenziali. La scienza newtoniana considerava l’universo fisico come un gigantesco meccanismo che obbediva alle leggi deterministiche del moto. Gli insiemi complessi di eventi potevano essere comprese da questa scienza solo se ricondotti alle loro interazioni elementari.

Pertanto il mondo si concepiva come un meccanismo composto da un elevato numero di parti che si comportavano indipendentemente ed uniformemente.

L’inizio del XX secolo ha assistito al crollo della teoria meccanicistica perfino nella fisica (àmbito in cui nacque).

Gli insiemi di relazioni interagenti sono giunti ad occupare il centro dell’attenzione e questi sono risultati di una tale sconcertante complessità - persino all’interno di una entità fisica elementare come l’atomo - che la capacità esplicativa della meccanica newtoniana è stata messa seriamente in dubbio.

La relatività ha fatto la sua irruzione nella fisica dei campi, e la scienza della teoria dei quanti nella microfisica. Il progresso della ricerca nelle altre scienze ha seguito cammini paralleli. Le leggi della fisica classica non erano sufficienti e spiegare la complessità degli organismi viventi e, pertanto, si è dovuto postulare nuove leggi non le leggi delle forze vitali, ma le leggi di totalità integrate, agenti come tali.

Proprio come la scienza dell’economia classica si rivelò incapace di spiegare la crescita dei prezzi delle azioni sulla base delle personalità individuali degli agenti di cambio e del pubblico, Così la scienza della biologia non era in grado di spiegare l’autoconservazione degli organismi animali ricorrendo alle leggi fisiche che governano il comportamento dei suoi atomi e delle sue molecole.

Sono state quindi postulate nuove leggi che non contraddicono le leggi della fisica ma che invece le integrano.

Queste leggi hanno mostrato che cosa fanno insiemi di cose altamente complessi, ognuno dei quali è soggetto alle leggi fondamentali quando interagiscono l’uno con l’altro. Alla luce di questi sviluppi paralleli, in fisica, chimica, sociologia, economia, ecc., i molti rami delle scienze contemporanee sono divenuti scienze della complessità cioè a dire scienze sistemiche.

L’uomo è quindi un sistema complesso altamente strutturato (pensiero, spirito, ecc.), è una miniera di gemme variegate. Così come lo sono le sue società ed il suo ambiente.

Per questo, la sua ontogenesi e la sua filogenesi vanno osservate all’interno di una visione nuova, globale, sistemica.

È necessario raggiungere una visione unitaria della società umana in tutti i suoi aspetti (scientifici, sociali e spirituali). Gli scritti di Bahá’u’lláh portano l’uomo e concepire e considerare una visione globale di questo tipo.

Capitolo III
Il vecchio ordine mondiale

Esaminando, seppure superficialmente, l’attuale organizzazione del mondo, osserviamo che la terra è divisa geograficamente in aree nazionali. Esistono nazioni piccole e nazioni grandi, ma pur sempre nazioni, ognuna delle quali si è venuta formando aggregando, attraverso i secoli, microsistemi come città, regioni, comunità, gruppi etnici e religiosi.

Ad ogni nazione appartiene un proprio territorio, una popolazione, una ricchezza, dei costumi, un sistema di governo, delle istituzioni, una lingua ed una storia. Ogni governo amministra i propri affari nazionali con sistemi diversi. Il tentativo rimane per tutti, risolvere, in maniera indipendente, i problemi che affliggono la propria nazione.

Le notizie che i mass-media trasmettono ogni giorno dicono che il mondo è immerso in un generale stato di insoddisfazione.

Naturalmente le voci provenienti da ogni parte del mondo assumono un’eco diversa in base alla libertà concessa dai vari sistemi di governo. Tuttavia, i problemi che affliggono le nazioni sono comuni in tutto il mondo.

Per ragioni legate alla mia vita professionale ho viaggiato in quasi tutto il mondo: America del Nord, Cina, Africa, America Centrale, Asia, America del Sud, Australia, varie isole oceaniche, Europa. Ho potuto constatare da me stesso che pur trattandosi di terre molto diverse (per vari gradi di civiltà, per governi e forme politiche, per popolazioni spesso distanti nei percorsi evolutivi, negli usi, nei costumi, nelle religioni), sono tutte afflitte dagli stessi problemi.

L’occhio attento di un visitatore analitico insieme ad uno studio dinamico delle varie situazioni aiutano e vedere che le nazioni del mondo, non solo sono afflitte dagli stessi problemi, ma nessuna di esse è in grado di risolverli.

Un primo esame evidenzia inoltre il fatto che i problemi sono quasi sempre indipendenti dalle forme politiche in atto. Nel mondo si trovano infatti, oltre a forme miste, varie forme di governo: quella capitalista, liberale, comunista, democratica e monarchica, o forme miste fra queste. Le genti di un paese spesso condividono le scelte politiche effettuate in altri paesi e preferirebbero vivere in altre terre. Analogamente, però, le genti invidiate dalle prime, anch’esse insoddisfatte di vivere con il proprio sistema, guardano con maggiore speranza e fiducia i sistemi di vita di altri popoli. Sembra che nessuno si renda conto della realtà effettiva nella quale vivono i diversi paesi. Infatti disoccupazione, terrorismo, degrado morale ed ambientale sono mali che accomunano tutto il globo. Lo sfruttamento delle classi lavoratrici si verifica in ogni luogo della terra. Ad aggravare la situazione, passando da uno stato all’altro, sono i diversi livelli di crescita tecnologica: il mondo occidentale utilizza spesso manodopera e basso costo proveniente da nazioni e basso reddito.

Con questo artifizio i beni prodotti e costi bassissimi vengono trasportati e venduti nei mercati ad alto reddito, beneficiando gli imprenditori di enormi guadagni. Questo sistema di sfruttamento - a prescindere dalla questione morale - è spesso negativo per i paesi ad alto reddito: il mancato utilizzo della propria forza-lavoro, troppo costosa, provoca disoccupazione.

La contestazione giovanile - una delle maggiori espressioni dello stato generale di insoddisfazione - non è circoscritta ai soli paesi poveri, o a quelli con regimi di destra o di centro, ma è diffusa in tutti gli stati del mondo.

La criminalità organizzata ha ormai, come è ben noto, valicato i confini delle singole nazioni, divenendo una multinazionale.

L’inquinamento dei mari, dell’aria, dell’acqua, dei laghi, dei fiumi non è limitato a poche aree sperdute del globo. La distruzione dei boschi produttori di ossigeno non è un avvenimento sporadico presente solo in Europa.

L’eliminazione industriale della fauna e della flora agricola, dovuta al continuo utilizzo di potenti insetticidi ed all’uso di concimi artificiali, distrugge l’armonia della natura ed inquina le falde di acqua dolce. Tutto ciò non è un fenomeno limitato a qualche paese civilizzato.

L’inurbamento e l’espansione delle grandi città in tutto il globo terrestre provoca disastri ecologici e umani. Non è infatti una novità che le più importanti città - le megalopoli - siano in difficoltà. Le statistiche dicono che la percentuale dell’intera popolazione mondiale residente nelle grandi aree urbane è oggi in aumento; in congruità con quanto rilevato sono in aumento le città che si estendono disordinatamente per centinaia di chilometri quadrati e che contano milioni di persone residenti. Di conseguenza, la burocrazia cittadina cresce a dismisura imponendo costi elevati non più assorbibili. Questo tipo di città, avendo già superato la capacità produttiva delle potenzialità alimentari locali, è estremamente vulnerabile e, anzi, soggetta al collasso non appena sorgono problemi come, ad esempio, nei trasporti o negli approvvigionamenti da cui dipendono. Da dove arrivano le risorse alimentari di New York, San Paolo o Tokio? Non certo dalle zone agricole circostanti. Infatti, in seguito al disordinato sviluppo urbano e suburbano, decine di milioni di ettari di terreno ad alto potenziale produttivo di generi alimentari sono stati ricoperti in cemento, plastica ed acciaio. In conseguenza a tutto ciò, in questo tipo di città, la vita umana è divenuta intollerabile. Gravi forme di disadattamento, solitudine, paura ed abbandono sono ormai parte di noi e provocano, insieme all’inquinamento ed alle emergenti malattie (in particolare polmonari e cardiache), difficoltà, ostilità ed egoismo.

Innumerevoli sono ormai i ricorsi ad istituti psichiatrici, di cittadini affetti da schizofrenia e turbe della personalità. E non è un fenomeno limitato e questo o quel paese.

Inoltre, nelle grandi città l’opinione della gente comune e la partecipazione individuale non hanno modo di esprimersi. La vita urbanizzata tende e disgregare l’effettiva partecipazione individuale nei confronti delle scelte politiche e sociali. Nei piccoli centri, al contrario, è ancora possibile prendere contatto con le autorità locali preposte alla risoluzione dei problemi.

Naturalmente le risorse fornite alle città si ripresentano successivamente sotto forma di scorie. Le discariche, ove vengono scaricati i rifiuti urbani, sono prossime a traboccare.

Si potrebbero costruire nuove discariche, ma dato il continuo ampliamento delle zone metropolitane - sempre più dense di popolazione - le discariche verrebbero comunque a sorgere dove vivono altre migliaia di persone. L’auspicio comune è perciò che i propri rifiuti vengano prelevati ed eliminati altrove, lontano dalle proprie abitazioni.

Di fronte e questo problema le autorità cittadine possono optare per due soluzioni: i rifiuti vengono bruciati, inquinando maggiormente l’ambiente, oppure trasportati in discariche controllate in zone desertiche, con notevoli costi, che vengono recuperati con aumento di tasse poco gradito e contestato.

Tutto questo senza tenere conto dell’influenza perniciosa che i rifiuti solidi, liquidi e gassosi hanno sulla salute. L’uomo è parte dell’ecosistema naturale ed in caso di squilibrio ne paga le conseguenze.

Il sistema dei trasporti in questi ultimi anni è andato progressivamente migliorando in tutto il globo, creando nuove possibilità di spostamenti più veloci e confortevoli. Chi viaggia si rende conto che i problemi appena accennati sono comuni a tutte le città del mondo.

I sistemi sanitari delle singole nazioni già da tempo lamentano difficoltà operative. Non c’è sistema nazionale sanitario che non sia in deficit. La centralizzazione di enormi strutture ospedaliere crea disordine. La grande quantità di individui in cura determina trattamenti superficiali che spesso si limitano e curare i sintomi più che le cause. Spesso la medicina interviene usando farmaci che danno solo un sollievo temporaneo ma immediato. Forse soffrendo un po’di più e dando all’organismo più tempo per guarire, si risolverebbero permanentemente molti casi clinici. È sicuramente difficile conoscere la misura esatta e le conseguenze di questo abnorme sistema di cura.

Nel sistema della natura vi è uno stretto rapporto che lega popolazioni, animali, piante, aria, acqua. L’equilibrio di questo rapporto si modifica quando si eliminano terreni, si abbattono foreste, si incrementa l’erosione del suolo. Le malattie che insorgono sono spesso il risultato dello squilibrio creato in questo ecosistema naturale.

I sistemi sanitari nazionali, inoltre, hanno relegato ad un ruolo assolutamente marginale la figura del medico di famiglia, una volta, invece, assai utile soprattutto nel rapporto con i pazienti.

L’educazione ha intrapreso ovunque una direzione fuorviante. Viene infatti impropriamente identificata con l’istruzione, quest’ultima, confusa con la comunicazione che, e sua volta, viene confusa con l’informazione. Oggi veniamo continuamente bombardati da informazioni; la tecnologia consente la trasmissione di dati e notizie in tempo reale in ogni luogo della terra. La pubblicità attraverso i mass-media ci veicola continuamente migliaia di messaggi. Durante tutto il giorno veniamo assaliti da una massa di informazioni, da cui tentiamo di difenderci. In nessun campo, l’effetto del bombardamento e della confusione delle informazioni si è dimostrato più deleterio che nel sistema scolastico.

Il sistema scolastico mondiale (nessuna nazione esclusa) ha seguito la stessa sorte di molte altre istituzioni centralizzate: le scuole più piccole sono state accorpate in grandi complessi. Lo sradicamento dei bambini dal loro ambiente, l’aumento della burocratizzazione e la specializzazione spinta, hanno avuto come conseguenza l’alienazione degli studenti e la perdita del senso di disciplina insieme alla motivazione allo studio.

Personalmente ritengo che stiamo allevando una generazione per la quale l’educazione consiste solo nell’assorbire passivamente i messaggi. Bahá’u’lláh nei suoi numerosi scritti sul tema considera l’uomo come una “miniera di gemme” e l’educazione il mezzo per aprire lo scrigno e mettere le gemme in evidenza7.

Proclama inoltre che un principio importante nell’educazione è la “ricerca libera ed indipendente della verità” in ogni aspetto della vita. Poiché la necessità di questo principio è coerente con i tempi, gli studenti ne avvertono la necessità ma non potendo attuarla nelle scuole e nell’università, sono in subbuglio. Si rifiutano di essere considerati macchine atte ad assorbire, senza interazione, i messaggi, talvolta vecchi ed inutili. Purtroppo mentre gli studenti contestano l’attuale sistema educativo la maggior parte di noi non si rende conto di ciò che sta succedendo nel terzo mondo. Oltre un miliardo di esseri umani sopravvivono in condizioni di assoluta povertà, a causa della malnutrizione muoiono ogni anno milioni di persone, molti dei quali sono bambini. Questo stato di cose sussisterà fino e quando i paesi “evoluti” continueranno e consumare ogni anno oltre l’80% delle risorse mondiali.

Inoltre le nazioni tecnologicamente avanzate si arrogano il diritto di imporre ad altri popoli il proprio modello economico. È un inganno crudele lasciare che le nazioni del mondo in via di sviluppo ripongano ancora fiducia in una crescita di tipo occidentale. Invece, purtroppo, molti di questi paesi modellano la propria economia su schemi europei, nord americani o di altre nazioni tra le più civilizzate.

Di conseguenza, alcune nazioni del terzo mondo avranno costruito per l’anno duemila una massiccia infrastruttura industriale. Scopriranno, però, di non potere assicurarsi la necessaria quantità di energia, i ricambi e gli specialisti atti ad alimentare la nuova macchina economica.

Generalmente, quando il progresso di tipo occidentale arriva in una nazione del terzo mondo, ne deriva un’istantanea crescita di povertà ed un aumento immediato del costo della vita.

La causa principale di ciò consiste nel fatto che l’industrializzazione di tipo occidentale favorisce l’insediamento nelle città più che le zone rurali; inoltre, la produzione fortemente centralizzata ed automatizzata certamente non incrementa il lavoro umano.

Contestualmente l’eccesso di meccanizzazione, anche in agricoltura, emargina il lavoro dei contadini che, oltre a privarsi del contatto con la natura, si vedono costretti a spostarsi nelle città in cerca di lavoro.

Come conseguenza, da una parte cresce l’urbanizzazione, benché sia per molti diventata inaccessibile una casa in città ed aumentino tutti i costi della vita; dall’altra aumenta la sottrazione di terre coltivate e diminuiscono i prodotti agricoli.

È evidente che le nazioni del “Terzo Mondo” devono cercare forme di sviluppo diverse da quelle usate nell’occidente industrializzato. Si dovrebbe aborrire la tecnologia centralizzata, a elevato consumo energetico, a favore di una tecnologia intermedia, che permetta un uso intensivo della mano d’opera, per avviarsi verso uno “sviluppo coerente”.

Si eviterebbe così l’emigrazione di massa dalle comunità rurali alle squallide città sovrappopolate.

Secondo gli scritti Bahá’í, “la base fondamentale della comunità è l’agricoltura” e solo quando questa occuperà nella società il posto che le spetta, gli affari del mondo potranno andare meglio.8

Infatti “la classe contadina e agricola supera le altre per l’importanza del suo servizio”9 perché è principalmente per mezzo dell’agricoltura che si ottengono i beni di consumo fondamentali, ma le nazioni si guardano bene dal modificare le proprie politiche economiche e incrementano gli accordi per prelevare il più velocemente possibile le risorse, allo scopo di perseguire un sempre maggiore progresso.

Nei cinquant’anni gloriosi della bella èpoque neocapitalistica, grosso modo dagli anni cinquanta ad oggi, le grandi variabili economiche (crescita, produzione, produttività, salari) aumentavano più o meno costantemente e proporzionalmente. Maggiore crescita della produzione significava maggiore produttività, ma anche più lavoro, salari più alti, più consumi. E naturalmente anche più reddito disponibile da ridistribuire attraverso il sistema fiscale, ad attività di mercato e ad impieghi sociali. Quindi più spazio per lo stato sociale.

Negli ultimi decenni si è verificata una rottura di questo circuito virtuoso. La mondializzazione del mercato capitalistico e l’introduzione di nuove tecnologie immateriali elettronico-informatiche, hanno determinato una pressione competitiva sulle imprese, obbligandole e comprimere i costi attraverso un aumento della produttività ed un risparmio sui costi di lavoro. Aumenta quindi la produttività e di conseguenza i profitti. Si riducono però gli spazi disponibili per i salari e per l’occupazione. Se i lavoratori vogliono aumentare, o soltanto difendere l’occupazione, devono ridurre i costi del loro lavoro: lavorare di più e guadagnare di meno. Questa flessibilità spiega che se l’economia deve crescere, bisogna adattarsi e guadagnare di meno. Ma allora: a cosa e a chi serve che l’economia cresca?

La risposta del mondo economico classico è che l’aumento della produttività e dei profitti consente nuovi investimenti che e loro volta creano nuovi spazi per l’aumento del reddito e dell’occupazione. Le cose però non stanno affatto così. Infatti gli aumenti della produttività non si traducono in investimenti estensivi che aumentano la produzione e l’occupazione, ma anzi in investimenti intensivi in attività finanziarie: azioni, obbligazioni, titoli di stato; e ciò in attività che, in larga misura, determinano uno spostamento di ricchezze e di redditi verso chi non lavora e non produce, operando così una redistribuzione socialmente perversa. Parallelamente, si restringono gli spazi della redistribuzione socialmente equa: le spese per investimenti pubblici destinati alla salute, alla protezione sociale, al bene collettivo. C’è da stupirsi se società che, nella media, diventano sempre più opulente, manifestano poi, segni di disagio, di frustrazione e, spesso, negli strati più svantaggiati, addirittura disperazione?

Quando la crescita del prodotto nazionale lordo non si accompagna con una crescita dell’occupazione e dei salari succede che i giovani guardano al futuro con sgomento e le classi medie - la gente - cadono in una condizione di angosciosa insicurezza, che determina e sua volta una sempre più accentuata instabilità politica.

Per quadrare il cerchio bisogna spezzare la sua logica perversa. Occorre che i frutti sempre maggiori della produttività non ristagnino nell’economia della competitività fine a se stessa e non siano dissipati nell’economia virtuale della finanza speculativa; ma siano investiti in misura sempre più ampia in attività sottratte alle ferree logiche del mercato competitivo; occorre che essi soddisfino i sempre più pressanti bisogni collettivi di benessere ambientale, sociale e culturale. E proprio in questo spazio che si può trovare una soluzione logica al problema della disoccupazione e della degradazione sociale.

Per effettuare e finanziare questo travaso bisogna però inventare nuovi modi di ridistribuire i frutti della produttività. Quello tradizionale, del prelievo fiscale e della spesa statale, è ormai impercorribile in una società sempre più ricca e sempre più inquieta e impaurita.

Appare pertanto chiaro che la teoria economica classica non è in grado di risolvere il crescente dissesto del mondo.

Gli economisti continuano a concepire il sistema come un processo meccanico in cui la domanda e l’offerta sono come le oscillazioni di un pendolo. Basta consultare un qualsiasi testo di economia per capire che l’economia, in sintesi, non è altro che “dare” e “avere” in base alle curve dell’offerta e della domanda. Quando aumenta la richiesta di una merce o di un servizio, il prezzo sale. Quando sale troppo e la domanda si indebolisce o si sposta verso altre merci o servizi, il prezzo si abbassa. Inoltre i messaggi pubblicitari stimolano i desideri delle popolazioni e le indirizzano verso l’acquisizione di beni particolari allo scopo di sollecitarne la domanda. Per lo più, spesso, le indirizza verso il consumo di beni inutili e fittizi che provocano, a lungo andare, insoddisfazioni.

Nel corso degli anni si sono avuti perfezionamenti e modifiche, ma il concetto di base del meccanismo sul quale si basa oggi l’economia è immutato ed in molte nazioni si giunge perfino e distruggere il prodotto eccedente piuttosto che diminuirne il prezzo. Nonostante tutto ciò pochi si rendono conto che oggi viviamo in un periodo di transizione dominato dal vecchio sistema nazionalistico di governo e di economia.

Con la caduta del muro di Berlino, caduta cui nessuno poteva credere succedesse in siffatta veloce maniera, i problemi posti sul tavolo delle Nazioni si sono enormemente incrementati.

Al duopolio Stati Uniti - URSS, che ha retto i destini del mondo per oltre quarant’anni, non ha fatto seguito, dopo la caduta del muro di Berlino, un altrettanto individuabile ed alternativo centro di potere mondiale anche se, gli Stati Uniti, non vi è dubbio, potrebbero averne ancora le potenzialità.

Proprio perché prevalgono ormai nel mondo interdipendenze e globalizzazioni, non possono sfuggirci i fenomeni che con la caduta del muro di Berlino, si sono accentuati come elementi turbativi dell’ordine mondiale, fino e ieri sorretto dal congelamento della guerra fredda e cioè: i pericoli di immigrazioni di massa, le aspirazioni delle minoranze, l’autodeterminazione dei popoli, l’impallidimento del principio della regolamentazione delle frontiere, il dilagare della criminalità finanziaria e della immoralità politica, l’incrudescenza delle persecuzioni e delle lotte religiose.

La libertà ritrovata, dopo mezzo secolo di dittatura, dei paesi dell’Est europeo, la voglia di questi medesimi Paesi di organizzare i propri affari interni in maniera indipendenti l’uno dall’altro, l’incredibile sete di autonomia ed indipendenza delle popolazioni di differenti etnie tenute insieme con l’arma del terrore per numerosi decenni, hanno scatenato battaglie e guerre tra popoli fratelli fino a ieri, senza che nessun organismo internazionale o nazionale sia riuscito a fermare o calmierare. Guerre e battaglie che hanno visto nuove sofferenze, per chi già aveva sufficientemente sofferto: milioni di morti, città e territori completamente distrutti.

L’idea di poter assimilare ed imitare velocemente, dopo 50 anni di isolamento economico e culturale, l’esperienza dei paesi occidentali, la loro economia, il loro benessere materiale, il loro modo di vivere, ha creato in tutte le popolazioni liberate dal gioco della dittatura del proletariato, uno stato di eccitazione per il cambiamento repentino, peggiorando lo stato interno di quei Paesi. Caos legislativo ed esecutivo dei parlamenti neo eletti, lotte interne e guerre intestine, migrazione di massa verso i falsi paradisi dei bianchi, inesperienza totale nella conduzione degli affari pubblici hanno determinato situazioni di tale sbilanciamento che molti paesi occidentali si sono visti costretti e chiudere fisicamente le frontiere per non permettere l’ingresso di milioni di disperati in cerca di lavoro, pane e casa pubblicizzati erroneamente attraverso le loro televisioni che mostravano immagini irreali di una vita comoda e ricca assolutamente non vera nei paesi occidentali. Il ritrovarsi in un paese straniero, non graditi, non desiderati, privi del minimo per la propria sopravvivenza ha fatto inasprire il rapporto tra immigrati e popolazione residente a tale punto da far nascere bande organizzate aventi come scopo l’eliminazione fisica dei disperati provenienti dai vari paesi poveri.

Tutti i problemi fin qui esposti sono generali ed, anche se una nazione li risolvesse, il problema permarrebbe perché, come la precedente analisi ha evidenziato, il tema è transnazionale. È come una pallina che tenta di uscire da un cerchio di ferro poggiato su un piano. Qualsiasi via tenti, a nord, a sud, ad est, a ovest, la porterebbe contro il bordo. La pallina è in difficoltà perché muovendosi solo nel piano non riesce ad uscire. Un unico sistema possibile è quello di passare dal piano allo spazio. Solo alzando la pallina nella terza dimensione le si darà la possibilità di uscire. Così le nazioni, avvolte e stravolte da problemi similari, tentano di risolverli entro il cerchio di ferro dei propri confini e delle proprie politiche nazionali senza rendersi conto che il problema può essere risolto solo saltando dalla dimensione nazionale e quella internazionale.

Gli scritti Bahá’í dicono che “l’unità mondiale è lo stadio successivo nell’evoluzione del nostro pianeta”10. “Scegliere questa rotta non significa negare il passato dell’umanità; significa comprenderlo”.

“I Bahá’í considerano l’attuale confusione in atto nel mondo e le disastrose condizioni delle faccende umane come una fase naturale di un processo organico irresistibilmente diretto alla finale unificazione dell’umanità in un unico ordine sociale i cui confini saranno quelli stessi del pianeta.

La razza umana, che come unità distinta e organica è trascorsa attraverso stadi di evoluzione analoghi e quelli dell’infanzia e della fanciullezza nella vita degli individui, si trova ora nel periodo culminante della sua turbolenta adolescenza e s’avvicina e quel periodo, Così a lungo atteso, che coincide con la maggiore età”.

“Riconoscere francamente che i pregiudizi, le guerre, e lo sfruttamento sono stati l’espressione di stadi immaturi in un ampio progresso storico e che oggi la razza umana sta sperimentando l’inevitabile tumulto legato al suo pervenire collettivo alla maggiore età, non offre ragioni per disperarsi, anzi è motivo indispensabile per intraprendere la mirabile impresa di edificare un mondo unito.

La realizzazione di tale impresa, l’esistenza delle necessarie energie costruttive e la possibilità di erigere strutture unificatrici sono i temi che gli uomini oggi debbono prendere in esame”11

Non adeguarsi e questo progresso storico è come vivere oggi governando con sistemi che venivano utilizzati quando le Nazioni erano divise in piccoli stati o città stato.

“I1 primo e fondamentale requisito per riorganizzare e amministrare il mondo come un solo paese, la dimora dell’umanità, è l’accettazione dell’unità del genere umano.

E giacché il consenso universale su tale spirituale principio è indispensabile per il successo di qualsivoglia tentativo volto e edificare la pace nel mondo, esso deve essere proclamato al mondo intero, insegnato nelle scuole e costantemente sostenuto in ogni nazione quale preparazione di quell’organico mutamento delle strutture sociali che esso comporta”.

Infatti “L’Ordine mondiale può fondarsi soltanto su un’incrollabile consapevolezza dell’unità del genere umano, verità spirituale confermata da tutte le scienze umane: l’antropologia, la fisiologia, la psicologia riconoscono infatti l’esistenza di un’unica specie umana, benché infinitamente diversificata negli aspetti secondari dell’esistenza.

Riconoscere questa verità esige l’abbandono dei pregiudizi, di qualunque tipo di pregiudizio: di razza, classe, colore, credo, nazionalità, sesso, o grado di civiltà materiale, qualunque cosa insomma che induca esseri umani a considerarsi superiori agli altri”12.

“La disunione è un pericolo che le nazioni e i popoli della terra non possono più a lungo tollerare: terrificanti sarebbero le conseguenze, troppo ovvie per chiedere una dimostrazione”13.

Ciò significa che è necessario ribadire che nel campo della storia l’ipotesi di una direzionalità sottostante allo sviluppo storico dall’età della pietra alla società moderna, dai microsistemi ai macrosistemi, dal trapasso di società nomadi alle città stato, principati, monarchie, stati e nazioni, attraverso epoche cruciali, indica chiaramente che il futuro sarà organizzato con macrosistemi sempre più complessi. È quindi chiaro che non è attraverso la ricostituzione di forme politiche obsolete o sistemi economici già usati, che il mondo riuscirà e passare l’attuale strozzatura, ma solo attraverso l’adozione di nuove dottrine sociali, economiche e spirituali adeguate al divenire: in poche parole attraverso l’adozione di un nuovo ordine mondiale che consideri il Pianeta una casa comune.

Da un punto di vista prettamente individuale, ci troviamo di fronte ad una interpretazione differente dell’antropologia dell’uomo. Da una visione prettamente Marxista di uomo come produttore, consumatore, lavoratore che vive la vita come lotta per la propria sopravvivenza fisica nella storia dello sfruttamento millenario, ci troviamo di fronte ad un uomo che vive invece per distinguersi nella creazione per le sue qualità interiori e per svilupparne le potenzialità. Potenzialità e qualità dimenticate nell’ultima parte della sua storia ma che riprendono oggi ad affiorare. Qualità morali, di servizio, di giustizia, di abnegazione che fanno nascere una nuova visione dell’uomo come essere. E non possiamo non tenere conto in una prospettiva di crescita globale di queste qualità dormienti che si stanno risvegliando, non a caso, in un momento di crisi. E la disperazione nei paesi in via di sviluppo mette ancora più in evidenza l’emergere prorompente di questa nuova realtà umana, rimasta sepolta per una errata educazione. Realtà e potenzialità interiori, che come uno scrigno di gemme stanno iniziando e mostrare il loro splendore, avendo iniziato, le difficoltà e le sofferenze, a socchiuderne il coperchio.

Da qui nasce un uomo nuovo che abbandona la lotta individuale e la competizione internazionale come metodo di vita ed adotta come alternativa il servizio individuale e la collaborazione internazionale.

Questo è ciò che si vede affacciandosi alla finestra del mondo dando semplicemente una veloce occhiata senza soffermarsi sui numerosi particolari che necessiterebbero di essere ulteriormente vagliati ed approfonditi.

Per considerare il pianeta come un solo paese è pero necessario che ai popoli del mondo si spieghi che i differenti modi di vivere sono stati tappe necessarie alla crescita e che “l’unità nella diversità” deve divenire la parola d’ordine del futuro.

Per poter avere un mondo unito è necessario che i vari popoli acquisiscano il concetto dell’esistenza di un solo Dio per tutti, Dio che nella storia è stato chiamato con nomi diversi ed adorato con riti diversi, ma sempre il medesimo Dio. E che questo Dio ha inviato molti maestri che hanno educato l’umanità con nomi di religioni differenti. Ma tutte provenienti dalla medesima sorgente. Religioni diversificatesi nella storia a seconda della maturità dei popoli a cui hanno parlato. Ed oggi possiamo comprendere che per costruire un nuovo ordine mondiale è necessario aggiornare il concetto di Dio e della Sua unicità.

È quindi da una prospettiva spirituale che nasce il concetto di un nuovo ordine mondiale. Non è certo con l’imposizione di nuove leggi economiche, sociali, o negoziazioni politiche fra stati o presidenti di repubbliche, o accordi fra monarchie e parlamenti di stati potenti o non, che elimineremo i pregiudizi di razza, di fede, di storia, di cultura, di potere. Bensì attraverso un nuovo processo che richiede l’accettazione volontaria ed incondizionata del principio spirituale dell’unità del genere umano.

Esiste una sola specie umana benché infinitamente diversificata negli aspetti secondari della vita.

Questa è la base per la costruzione di un nuovo ordine mondiale.

Questi concetti furono espressi oltre 100 anni fa da colui che fu antesignano dell’unità mondiale: Bahá’u’lláh (1817-1892). In uno dei suoi testi Egli scrisse: “Fra non molto questo Ordine sarà chiuso ed un altro sorgerà in sua vece”14.

Per ciò che disse e scrisse e Regnanti, Presidenti, uomini di potere politico e religioso, Bahá’u’lláh fu esiliato, imprigionato e perseguitato per 40 anni. I suoi scritti sono oggi tradotti in tutte le lingue del mondo ed i suoi seguaci sparsi ai quattro angoli della Terra. Di Lui, che mori prigioniero, scrisse il grande Tolstoj: “Noi perdiamo le nostre vite intenti e chiarire i misteri dell’universo, ma esiste un prigioniero, Bahá’u’lláh, che ne possiede la chiave”.

Capitolo IV
Economia, energia, entropia

Attualmente l’energia è la base di ogni attività economica. Per poter comprendere il significato dell’interrelazione tra economia ed energia bisogna chiarire cosa si intende con il termine energia. Per fare questo basta ricorrere, sia pure brevemente alla fisica. La termodinamica insegna che l’energia non può essere creata o distrutta, ma solo trasformata da uno stato ad un altro.

Prendiamo, per esempio, il motore di un’automobile.

L’energia contenuta nella benzina è uguale al lavoro compiuto dal motore per muovere la macchina più l’energia presente nei prodotti di scarico. Qualsiasi cosa esistente è costituita da energia. L’aspetto, lo stato, il movimento di qualsiasi cosa esistente sono in realtà soltanto una delle diverse trasformazioni e concentrazioni dell’energia: lo sono ad esempio una persona, un oggetto, un’automobile, un fiore, un frutto. Quando viene costruita una casa, o nasce un fiore, ciò avviene ad opera di energia catturata da qualche parte (operai, materiali, gru, concime, contadini, aratri) e quando la casa viene rasa al suolo, od il fiore muore, l’energia in essi contenuta non scompare: viene restituita all’ambiente. Le molecole che respiriamo, sono le stesse che un tempo furono inspirate da Gesù.

Se si dovesse tenere conto solo di questa legge, chiamata “prima legge della termodinamica”, non vi sarebbero problemi di alcun tipo e si potrebbe continuare ad usare energia senza mai esaurirla. Ma non è così. Per esempio, se bruciamo un pezzo di carbone, l’energia utilizzata viene trasformata in calore, anidride carbonica ed in altri gas che si disperdono nell’atmosfera. Non è stata quindi perduta energia, però non possiamo bruciare nuovamente quel pezzo di carbone ottenendo lo stesso lavoro.

La spiegazione scientifica di questo fenomeno si trova nella “seconda legge della termodinamica” secondo la quale ogni volta che l’energia viene trasformata da uno stato ad un altro è necessario pagare uno scotto, rappresentato da una perdita della quantità di energia che rimane disponibile. Infatti nell’esempio prima citato, ciò si riscontra nell’impossibilità di riottenere altro identico calore dal carbone già bruciato. Per i principi della termodinamica questo scotto si chiama “entropia”, che in termini semplici è la misura della quantità di energia che non può essere convertita in lavoro.

L’acqua che precipita da una diga, se cade in una condotta per produrre elettricità, o se viene convogliata per fare girare la ruota di un mulino, non sarà più in grado di eseguire lavoro una volta raggiunto il fondo valle: l’energia di cui era dotata è stata sfruttata per produrre corrente, o far girare la ruota del mulino.

Ogni qualvolta che una certa quantità di energia si esaurisce, essa non è più disponibile e viene chiamata “energia dissipata”. Un aumento di entropia, quindi significa, una diminuzione di energia disponibile.

Riepilogando, quindi, la prima legge della termodinamica afferma che la quantità complessiva di energia e di materia è fissa, e che non può essere né creata, né distrutta, ma solo trasformata; la seconda legge afferma che l’energia e la materia possono essere trasformate in una sola direzione, da uno stato disponibile e uno stato non disponibile, o meglio ancora da uno stato utilizzabile ad uno stato non più utilizzabile. Tutte le volte che l’energia viene estratta dall’ambiente ed elaborata attraverso la società una parte di essa viene dissipata, perduta e scartata da ogni stato successivo, fino a quando tutta questa energia, si trasforma in una forma di scarto alla fine dell’utilizzo.

Questo significa che c’è stato un aumento di energia dissipata non più utilizzabile, cioè un aumento di entropia.

La quantità di energia totale è sempre la stessa mentre quella non più utilizzabile è aumentata. Questo concetto viene espresso dai fisici con una breve frase: “La quantità di energia dell’universo è costante mentre l’entropia totale è in continuo aumento”.

Un esempio di questa energia dissipata è ciò che più comunemente si chiama inquinamento e che molti pensano essere solo un sottoprodotto dei processi produttivi, mentre invece è la somma di tutte le energie trasformate e non più disponibili. Quindi rifiuti solidi e liquidi sono energia dissipata visibile, quelli gassosi invisibile.

All’uomo comune, normalmente sfugge questa semplice comprensione perché è ancorato all’idea che il lavoro dell’uomo, aggiunto alle risorse naturali crei un valore maggiore ed il fatto è anche vero, ma ciò che sfugge è che si possono solo trasformare risorse evidenti di energia disponibile da uno stato utilizzabile ad uno dissipato, ottenendo come risultato solo un’utilità temporanea.

Gli economisti prendono in considerazione solo il processo permanente e illimitato sono tenacemente aggrappati all’idea che il lavoro umano e le macchine creino solo maggiore valore. Però tutti sanno che anche le cose di valore terminano con uno scarto ed una energia dissipata. Quindi non vi è progresso materiale, nel senso di accumulo di una riserva permanente di beni utilizzabili, perché tale accumulo viene annullato in parte dalla dissipazione di energia. A questo punto analizziamo le conseguenze.

Intanto l’antica concezione newtoniana, che considera tutti i fenomeni espressioni isolate della materia o quantità fisse, cede il passo all’idea che ogni cosa sia parte di un ciclo dinamico.

Le cose non esistono quindi come quantità fisse isolate. Sono parte di un processo dinamico e continuo di evoluzione che altro non è se non la manifestazione della legge dell’entropia. La scienza meccanicistica viene sostituita così da una scienza entropica, fondata sulla comprensione dello scorrimento dinamico e sul concetto dei flussi.

Si consideri ora, alla luce di quanto detto, il concetto di produttività, come base dell’attuale economia.

I sistemi economici moderni definiscono la produttività come velocità per unità di produzione. Si dà cioè importanza alla rapidità di esecuzione di un determinato lavoro. Ad esempio, da uno studio compiuto anni fa, si è verificato che la quantità di energia utilizzata per la costruzione di un’automobile, era in effetti di gran lunga superiore a quella strettamente necessaria. Per quale motivo? Per consentire il più velocemente possibile la fuoriuscita dell’automobile dalla linea di montaggio.

Un automobilista che viaggia con il serbatoio quasi vuoto ha due possibilità: o guidare più in fretta per giungere prima ad un distributore, col rischio però, che e causa della maggiore velocità, resti senza benzina, oppure, guidare lentamente compensando la minore velocità con una distanza maggiore. Nel primo caso aumenterebbe l’entropia a vantaggio della velocità; nel secondo diminuirebbe l’entropia a scapito della velocità. In quest’ultimo caso, però, l’automobilista avrebbe maggiore probabilità di arrivare al distributore.

Quindi fino a quando la produttività sarà misurata in termini di velocità per unità di produzione, occorrerà una quantità di energia maggiore del necessario.

Occorre però riformulare questo concetto per adeguarlo al processo di efficienza energetica e stabilire ciò che viene prodotto dell’entropia prodotta per unità di produzione. Va inoltre ricordato che fino a quando vi è stata abbondante disponibilità di combustibili a basso prezzo è sembrato logico adeguare la produttività alla velocità di produzione. Ora che la riserva materia-energia è in diminuzione, ed ha raggiunto alti costi, la logica espressa va modificata rimodellando l’economia su un nuovo sistema.

A molti economisti, politici e governanti sembra sfuggire il concetto che la legge dell’entropia è la coordinata fisica fondamentale della scarsità e in nessun caso questo è tanto ovvio quanto nel “pareggio dei bilanci”.

Mentre in generale si riconosce che una società non può continuare e consumare più velocemente di quanto produce, gli economisti continuano ad ignorare che il pareggio definitivo dei bilanci non deve farsi all’interno della società, ma fra la società e la natura. Nell’incapacità di comprendere il più ampio contesto ambientale, all’interno del quale si svolge l’attività economica, si trova la chiave per capire il perché la teoria economica classica non sia in grado di affrontare il problema dei disavanzi. Per pareggiare i bilanci occorre che la società non consumi più rapidamente di quanto la natura produca. Il funzionamento degli ecosistemi è simile ad uno stato stazionario. Per mantenere in equilibrio il ciclo ecologico occorre riassorbire e riciclare gli scarti. Ma Poiché un riciclo del 100% è impossibile, basterà affiancare agli ecosistemi uno stato di pareggio fra produzione e consumo. L’attività economica rappresenta quindi l’intervallo umano nel ciclo ecologico, e come tale deve tentare di non creare maggiore disordine nell’ambiente, deve cioè ridurre l’impiego di risorse non rinnovabili, e utilizzare maggiormente risorse rinnovabili con lo stesso ritmo con cui possono essere ripristinate dalla natura.

Solo così è possibile ridurre il disavanzo fra consumo della società e riproduzione della natura. Questo concetto sfida il modo in cui abbiamo guardato al mondo nei secoli passati, i cui principi partivano dal concetto centrale della ripetibilità dell’osservazione e della reversibilità dei processi. Invece nel mondo reale, niente è meccanico, ripetibile e reversibile. Ecco perché non è più possibile applicare i concetti meccanici newtoniani al mondo di oggi.

Dovrebbe essere ora chiaro che continuando così non vi sarà possibilità in futuro di soddisfare i bisogni delle prossime generazioni.

E poiché tutti si preoccupano solo del presente, è chiaro che chiunque verrà dopo di noi dovrà cominciare, per quanto riguarda le risorse residue della natura, in condizioni più povere delle nostre. È quindi necessario che la società si impronti con un modello di vita equilibrato a bassa entropia, decisamente contrario al sistema e forte dissipazione fino ad oggi utilizzato.

L’illusione di un continuo progresso materiale sarà in futuro ancora più fuorviante e meno che l’uomo non riveda le proprie idee sull’attuale momento storico e acquisisca la consapevolezza che la base su cui si deve investire è quella dell’unità globale economica, politica e spirituale e bassa entropia. Il modo in cui una civiltà organizza la propria realtà fisica e l’importanza che attribuisce al livello materiale dell’esistenza determinano gli stimoli per la ricerca di un modo di vivere e crescere spiritualmente15.

Quando la concezione del mondo è tesa verso gli aspetti materiali della vita, tanto meno si creano impulsi verso una crescita globale e spirituale. Quanto meno una civiltà è attaccata al mondo fisico, tanto più la collettività tende verso il trascendente e la spiritualità che abbraccia ogni cosa.

La relazione tra il mondo fisico e il mondo spirituale è il rapporto tra una piccola parte ed il più ampio “insieme” entro il quale si dispiega.

Gli stimoli per tendere verso questo ruolo provengono dal grado di importanza che si attribuisce al modo di concepire a vivere la vita, e non vi è dubbio che il progresso scientifico e tecnologico, come una vera e propria rivoluzione, spingendo l’uomo ad esaltare oltre i limiti della moderazione gli aspetti materiali della vita a scapito di quelli spirituali, abbia giocato, e giochi, in questo senso, un ruolo determinante. A riguardo si potrebbe pensare che più l’uomo si indirizza verso gli aspetti materiali, più gli riesce difficile carpire l’importanza della spiritualità. Ma per fortuna non è così, perché in realtà, più ci si avvicina al fondo e più si desidera riemergere.

La teoria cinese dello “Ying” e dello “Yiang” (i due opposti) afferma che quando uno giunge al massimo, l’altro automaticamente spunta, confermando avanti quanto appena detto.

Ed è particolarmente nell’esaltazione delle mete puramente materiali, a un tempo scaturigine e tratto comune di tutte queste ideologie, che noi rinveniamo le fonti alimentatrici di quelli menzognera concezione che predica l’essere umano incorreggibilmente egoista e aggressivo. È da questa idea che dobbiamo liberarci se vogliamo edificare un nuovo mondo a misura dei nostri discendenti16.

Il fatto che, alla luce dell’esperienza, gli ideali materialistici abbiano fallito lo scopo di soddisfare i bisogni del genere umano, invita all’onesto riconoscimento che dobbiamo compiere uno sforzo per trovare la soluzione ai tormentati problemi del pianeta.

Segno del comune fallimento di tali ideali è l’intollerabile condizione in cui versa oggi la società, una circostanza che tende e rafforzare, invece che mitigare, l’accanimento delle parti17.

Ciò che urge è uno sforzo comune riparatore. E si tratta in primo luogo di un atteggiamento mentale. Vorrà l’umanità persistere nella sua caparbietà, continuando ad aggrapparsi ad obsoleti concetti e ad inservibili teorie?

Coloro che hanno a cuore il futuro della razza umana meditino su questo consiglio: “Se ideali e lungo perseguiti e istituzioni da gran tempo onorate, se certe premesse sociali e formule religiose hanno cessato di promuovere il benessere della maggior parte dell’umanità, se non più rispondono ai bisogni del genere umano, in perenne evoluzione, lasciamo allora che vengano spazzati via e relegati nel limbo di antiquate e obliate dottrine. Perché in un mondo soggetto all’immutabile legge del cambiamento e del declino, dovrebbero essi andar esenti dal deterioramento che coglie ogni istituzione umana18?

Le norme legali, le teorie politiche ed economiche sono infatti designate unicamente e salvaguardare gli interessi dell’umanità e non a metterla in croce allo scopo di preservare l’integrità di particolari leggi o dottrine”.

Capitolo V
L’economia per una nuova era

Abbiamo visto nel capitolo precedente che in una cultura ad alta entropia, lo scopo prevalente della vita è di utilizzare al massimo le risorse energetiche per creare abbondanza e soddisfare ogni concepibile desiderio umano, ritenendo che la liberazione umana sia coincidente con l’accumulo di una sempre maggiore ricchezza.

Il sistema economico attuale, avendo bandito il senso di Dio dalla vita ha cercato, e cerca, di creare il paradiso in terra. L’uomo e la donna si sono così posti al centro dell’universo identificando lo scopo ultimo della vita con il soddisfacimento di ogni possibile bisogno materiale. La realtà è stata limitata a tutto ciò che si può misurare, quantificare, verificare, dimenticando i valori qualitativi e spirituali19.

Così facendo abbiamo degradato la famiglia, la comunità, l’amicizia sincera, i sentimenti ed i valori assoluti. È rimasta solo la fede cieca nelle nostre capacità fisiche ed intellettuali.

Ora queste concezioni ed il relativo sistema sociale nel quale siamo inseriti stanno diventando vittime del loro stesso divenire. Così continuiamo e lottare solo per conservare noi stessi ad ogni costo, nel caos crescente e così facendo abbiamo dato modo all’uomo di sopraffare l’uomo. Ma poiché siamo stati creati tutti dalla stessa polvere e affinché nessuno abbia il sopravvento sull’altro20 dobbiamo compiere, non vi è dubbio, un’imponente modifica istituzionale. La nostra struttura sociale così com’è impostata non può resistere per molto tempo ancora.

“Da ogni parte soffiano i venti della disperazione, e la lotta che divide e affligge la razza umana aumenta quotidianamente.

Si possono già scorgere i segni di imminenti agitazioni e caos, dato che la situazione generale appare lamentevolmente difettosa”21.

La necessità quindi più urgente del nostro tempo consiste ancora nella necessità di ricostruire l’uomo22.

Da un lato, uomini di tutte le nazioni proclamano non solo la loro disposizione, ma anche la loro brama di pace e armonia e di porre fine alle strazianti inquietudini che affliggono l’esistenza quotidiana.

Dall’altro lato, tuttavia, si sanziona in modo acritico l’assunzione secondo cui l’essere umano, inguaribilmente egoista ed aggressivo, è incapace di edificare un sistema sociale ad un tempo progressivo e pacifico, dinamico e armonioso un sistema che pur favorendo la creatività e lo spirito di iniziativa dell’individuo, si fondi sulla cooperazione e sulla reciprocità.

Appare quindi chiaro che solo un nuovo ambiente equilibrato, cioè a bassa entropia, favorito dalla consapevolezza della nostra potenziale realtà, possa aiutare l’uomo a comprendere che l’essenza della civiltà consiste nella moderazione delle nostre necessità23, e quindi nella spontanea e deliberata diminuzione dei bisogni. Inoltre dobbiamo soddisfare le domande che emergono dal nostro “io”, quali: chi siamo? Dove andiamo? Perché viviamo?”24.

Oggi questi problemi non vengono normalmente dibattuti, o addirittura vengono tralasciati, perché non rientrano nei modi del nostro vivere quotidiano. Eppure in un mondo a bassa entropia, verso cui stiamo tendendo, questi problemi di fondo sono destinati a riemergere.

Abbiamo detto nei capitoli precedenti che l’economia è energia, o meglio che non c’è economia senza energia. Ma ora diciamo che non c’è economia senza bisogni. O meglio ancora, che c’è una buona economia solo se i bisogni sono equilibrati: coltivare o aumentare i bisogni è l’antitesi della saggezza, come pure della libertà e della pace. Qualsiasi loro aumento spasmodico non fa che aumentare la nostra dipendenza da forze esterne. Solo mantenendo i bisogni in un limite moderato si può promuovere un modello di vita equilibrato e a bassa entropia, così facendo si riducono quelle tensioni che sono fra le cause primarie di guerre e conflitti.

In questo modello entropico la ricchezza eccessiva viene vista come una diminuzione irreversibile delle preziose ricchezze mondiali. La parsimonia diviene la parola d’ordine. Vengono soddisfatti i bisogni umani, ma non le voglie stravaganti ed egoistiche individuali o collettive25.

Il consumo arbitrario e l’attaccamento ai beni è scoraggiato. È pur tuttavia chiaro che Bahá’u’lláh non esalta la povertà miserabile e forzata, evidenzia piuttosto la necessità morale e sociale di ridistribuire la ricchezza in modo che tutti possano vivere dignitosamente.

Esalta inoltre il ritegno, la semplicità, il limite. Egli ci avverte che i beni che possediamo possiedono noi. Temiamo che ci vengano sottratti e definiamo noi stessi non per chi siamo ma per ciò che possediamo, Bahá’u’lláh dice: “Non gioite delle cose che possedete, stasera sono vostre, domani saranno possedute da altri”26.

In questa diversa concezione della vita, lavoro e produzione devono acquistare un significato diverso. Il lavoro non deve più essere considerato come un male necessario, un fardello da portare solo per procurarsi ciò che più ci piace, ma un atto spirituale di servizio e la produzione regolata per soddisfare equamente i bisogni. In una cultura entropica lavoro e produzione divengono così attività necessarie per il giusto equilibrio della vita al pari del sonno, del gioco, della preghiera27.

Senza il lavoro l’uomo è incompleto: dice Bahá’u’lláh che “Arti, mestieri e scienze migliorano il mondo e ne promuovono l’elevazione. I migliori degli uomini sono quelli che si guadagnano da vivere col proprio lavoro, spendendo i loro proventi a beneficio proprio e dei loro simili e a questa vostra occupazione è stato dato identico valore che al culto di Dio”28. “Non sciupate il vostro tempo nell’ozio e nell’inerzia, ma lavorate per quello che sarà di profitto per voi e per gli altri oltre che voi”29.

Il lavoro quindi deve essere finalizzato all’esistenza e per fare ciò deve avere una dimensione umana atta a permettere all’uomo di utilizzare e sviluppare senza alienazione le proprie capacità.

Deve essere apprezzato il lavoro in sé e non solo il prodotto di quel lavoro. Inoltre ogni lavoratore, di braccio o di mente, deve sentirsi parte di una comunità dove una consultazione alla pari, lo renda attore sulla scena della produzione e non, come oggi, spettatore passivo in un sistema dominato dal rapporto di autorità che gli impedisce di far emergere le proprie potenzialità e creatività e lo chiude in un guscio nel quale come un automa deve subire un ambiente degradato otto ore tutti i giorni. Nel concetto contemporaneo, il concetto di lavoro è stato per lo più ridotto a quello di un’occupazione redditizia che serve ad acquisire i mezzi per il consumo di beni disponibili. Il sistema è circolare: l’acquisizione ed il consumo permettono il mantenimento e l’espansione della produzione di beni e, di conseguenza, il sovvenzionamento dell’occupazione pagata. Prese singolarmente, tutte queste attività sono essenziali per il benessere della società. Ma l’inadeguatezza del concetto globale può essere letta nell’apatia che i commentatori sociali riscontrano in tutti i paesi fra le masse di coloro che hanno un’occupazione e la demoralizzazione delle crescenti schiere di coloro che non l’hanno. Non è dunque una sorpresa che vi sia un crescente riconoscimento del fatto che il mondo ha urgente bisogno di una nuova etica del lavoro. Anche qui solo intuizioni generate dall’interazione creativa fra i due sistemi di sapere, scientifico e religioso, potranno produrre un così fondamentale riorientamento delle abitudini e degli atteggiamenti. a differenza degli animali che traggono sostentamento da qualunque cosa l’ambiente facilmente fornisca, gli esseri umani sono costretti ad esprimere le loro immense capacità latenti in un lavoro produttivo designato a soddisfare i loro bisogni e quelli altrui. Agendo in questo modo essi diventano partecipi, sia pur ad un modesto livello, dei processi del progresso della civiltà e conseguono scopi che li uniscono agli altri. Nella misura in cui viene consapevolmente svolto nello spirito del servizio all’umanità, il lavoro diviene una forma di preghiera. Ogni individuo ha la capacità di vedersi in questa luce ed è a questa inalienabile capacità dell’io che la strategia per lo sviluppo deve fare appello, qualunque sia la natura dei piani perseguiti, qualunque sia la ricompensa promessa. Nessuna prospettiva più ristretta evocherà mai nei popoli del mondo, dall’operaio al manager, l’enorme sforzo e l’immensa dedizione che le future imprese economiche richiederanno. È bene anche considerare che in una società equilibrata, a bassa entropia, sono preferibili le imprese autogestite, le società cooperative e le organizzazioni decentrate, dove tutti possano considerarsi partners dell’azienda con tutte le benefiche conseguenze che ne possono derivare30. In una simile cultura il concetto di proprietà privata viene conservato per i beni di consumo e per quelli necessari alla vita individuale, non per le grandi risorse rinnovabili e non rinnovabili.

La consuetudine accettata dalla moderna economia dello sfruttamento delle risorse naturali nazionali viene sostituita con il concetto di custodia pubblica internazionale31. La fallacia delle teorie basate sulla convinzione che la capacità della natura di soddisfare qualsiasi richiesta umana sia illimitata è oggi freddamente dimostrata. “Una cultura che attribuisce valore assoluto all’espansione, all’acquisizione ed alla soddisfazione dei bisogni sta per essere costretta e riconoscere che queste mete non sono, di per sé, una guida realistica per i suoi indirizzi politici. Inidonei sono anche quei modi di affrontare le questioni economiche i cui strumenti decisionali non possono affrontare il fatto che la maggior parte dei più importanti problemi non sono particolari, ma globali”32.

I diritti individuali sono protetti, ma non vengono considerati più il punto di riferimento prevalente da cui giudicare la società. Invece il concetto di responsabilità e di doveri pubblici guadagna nuovamente considerazione quale motivo sociale dominante.

In questo nuovo modello, la concezione dell’uomo e della donna disgiunti dai meccanismi dell’ecosistema cede il passo a una comprensione unica dell’interconnessione di tutti i fenomeni. Questo nuovo tipo di cultura mette in evidenza che l’uomo e la donna sono parte della natura e non sono separati da essa; la natura quindi non sarà più uno strumento di manipolazione, ma fonte di vita da conservarsi inalterata e pura in tutte le sue manifestazioni.

L’uomo e la donna inoltre sono come le ali di una colomba: il volo avviene solo se ambedue le ali sono parimenti sviluppate e si muovono in sintonia. È quindi palese che il riconoscere una loro eguaglianza di diritti ed opportunità è segno di un’avanzata maturità sociale.

Un’economia mondiale sarà possibile solo quando i quasi tre miliardi di donne che vivono sul pianeta avranno ottenuto questo riconoscimento33.

In una società a bassa entropia, il concetto di conquista della natura, viene quindi sostituito dall’idea di armonia con l’ambiente e con le altre creature nel suo insieme. “Considerate i fiori di un giardino. Sebbene differiscano nella specie, colore, forma e aspetto, pure, dal momento che sono rinfrescati dalle acque della medesima sorgente, vivificati dalle brezze dello stesso vento, rinvigoriti dai raggi dell'unico sole, acquistano, in virtù della loro stessa diversità, ancor più bellezza e fascino. Come sarebbe sgradevole alla vista se tutti i fiori, le piante, le foglie ed i boccioli, i frutti, i rami e gli alberi di quel giardino avessero medesima forma e ugual colore!

Come sarebbe sgradevole alla vista se tutti i fiori, le piante, le foglie ed i boccioli, i frutti, i rami e gli alberi di quel giardino avessero medesima forma e ugual colore!”34 Similmente è per gli uomini della terra. Solo la legge dell’unità nella diversità può portare armonia fra le diverse razze e genti della terra.

In una società a bassa entropia, le tecniche complesse centralizzate ad alta densità di energia e di capitali vengono messe da parte a vantaggio di una tecnologia appropriata intermedia, decentralizzata, a basso consumo energetico.

L’era a bassa entropia verso cui stiamo andando richiederà anche un riequilibrio della popolazione mondiale.

L’imponente esplosione della popolazione mondiale diventa veramente inconcepibile se la si considera in termini entropici.

Appare quindi chiaro, dopo i vari riferimenti che il passaggio da un sistema a bassa entropia, trasformerà i nostri valori, la nostra cultura, le nostre istitutzioni economiche e politiche, e la vita di ogni giorno. Ma la transizione non si compirà in modo facile e lo stabilirsi di un nuovo sistema equilibrato a basso consumo energetico richiederà uno sconvolgimento imponente dell’ordine attuale delle cose. Bahá'u'lláh dichiara: “Presto il presente ordine sarà chiuso e uno nuovo sarà dispiegato in sua vece. La vita ordinata dell’umanità è stata rivoluzionata dall’azione di questo Sistema unico e meraviglioso, di cui occhio mortale non ha mai visto l’eguale.

Si possono già scorgere i segni di imminenti agitazioni e caos, dato che la situazione generale appare lamentevolmente difettosa”35.

Il nuovo ordine mondiale che sta nascendo, il cui stabilimento permetterà il superamento della crisi generale che investe tutta l’umanità, richiederà indubbiamente sacrifici e duro lavoro da parte di tutti: l’unità mondiale si sostituirà all’attuale sistema basato sulle unità nazionali.

L’uomo dovrà acquisire la consapevolezza che il benessere dell’umanità, la sua pace, la sua sicurezza non possono conseguirsi, a meno che e finché la sua unità, non ne sia stata fermamente stabilita36.

Non vi è possibilità di sfuggire alla legge dell’Unità, perché è una legge universale e dato che la storia passa lungo un percorso a senso unico da forme di unità elementari a forme di unità sempre più complesse, oggi si deve passare con coraggio all’Unità del Genere Umano. Il cerchio di ferro nazionalistico deve lasciare il passo ad una nuova dimensione: il mondo dell’unità internazionale37.

“L’agricoltura sarà la base della comunità e la classe contadina supererà le altre per l’importanza del suo servizio” e le riforme economiche e sociali dovranno partire proprio nell’ambito dell’agricoltura, che invece oggi è trascurata e favore dell’industria38.

I mercati dal produttore al consumatore prenderanno gradualmente il posto dell’attuale organizzazione di vendita con intermediari ad alto consumo energetico. Questo richiederà un imponente spostamento di persone dalle città verso le zone agricole.

La produzione industriale sarà decentralizzata, portata e livello locale, gestita e organizzata in modo democratico39 privilegiando forme come le cooperative autogestite. Questo passaggio verso economie locali significherà la fine del dominio dei monopoli e delle multinazionali40.

Il lavoro dell’uomo e della donna verrà ridimensionato e dovrà evidenziare le proprie potenzialità e creatività41. Alcuni concetti impostici dal vecchio sistema educativo, dovranno modificarsi. I pregiudizi di classe, di colore, di religione e di culture dovranno scomparire42. Le forze della scienza e della religiosità, le due forze più potenti della vita umana, dovranno riconciliarsi, cooperare e svilupparsi armoniosamente43.

Dal punto di vista del modo di vivere odierno, le modifiche che dovranno essere apportate all’attuale sistema potranno apparirci indesiderabili perché la maggior parte di noi, vivendo in un’epoca altamente consumistica, indottrinati dall’attuale sistema educativo, dalla televisione e dalla pubblicità è, seppure a vari livelli, edonista.

Saremo capaci di liberarci dall’attuale concezione del mondo? Darà l’umanità ascolto ad un programma che comporti una riduzione nell’accumulo di comodità esosomatiche?

Se non lo faremo si andrà incontro e gravi sofferenze. Poiché la disunione è simbolo di degradazione e l’unità alternativa all’autodistruzione44. Ciò che si dovrà fare sarà sempre più evidente, man mano che riusciremo e sgombrare il campo dalla concezione meccanicistica del mondo e solo quando avremo accantonato per sempre il vecchio modo di pensare e di comportamento, ed entrati nella nuova concezione unitaria del mondo, saremo pronti a riprendere il cammino e a rinnovare la nostra cultura.

D’altra parte le scienze umane come l’antropologia, la fisiologia, la psicologia riconoscono infatti l’esistenza di un’unica specie umana, benché infinitamente diversificata negli aspetti secondari dell’esistenza45.

Il primo e fondamentale requisito per riorganizzare e amministrare il mondo come un solo paese, è l’accettazione dell’unità del genere umano. E giacché il consenso universale su tale spirituale principio è indispensabile per il successo di qualsivoglia tentativo va proclamato al mondo intero, va insegnato nelle scuole e costantemente sostenuto in ogni nazione, quale preparazione di quell’organico mutamento delle strutture sociali che esso comporta.

Nella visione Bahá'í, il riconoscere l’unità del genere umano “Richiede niente meno che riedificazione e il disarmo dell’intero mondo civilizzato, un mondo organicamente unificato in tutti gli aspetti essenziali della sua esistenza, nei meccanismi politici, nelle aspirazioni spirituali, nei commerci e nelle finanze, nella scrittura e negli idiomi, ma un mondo nel contempo sconfinato per la diversità delle caratteristiche nazionali delle sue unità confederate”46.

È molto interessante citare uno scritto Bahá’í noto come la “tavola delle sette luci”, scritto nel 190947. Questa tavola può essere considerata una “carta per la pace mondiale” che delinea chiaramente la visione del futuro del mondo e le tappe che saranno necessarie per raggiungere l’unità mondiale, scopo ultimo della missione di Bahá’u’lláh. Ogni luce rappresenta un differente gradino nella costruzione del processo della pace. Esse illuminano il lettore sul sentiero del progresso e dell’evoluzione della nostra società. Esse sono la chiave di lettura di ciò che l’umanità ha innanzi a sé.

Ovviamente gli insegnamenti Bahá’í indicano che l’umanità è coinvolta in un processo di crescita che non può essere unicamente biologico, sociale e politico, ma che grande parte della sua evoluzione deve intendersi riferita a quel processo spirituale che fa parte della realtà interiore dell’uomo e che nei secoli è andata atrofizzandosi. Con lo scopo di rinnovare questa realtà interiore dell’umanità, saltuariamente Dio invia Suoi Maestri, Maestri che hanno anche il compito di aiutare la crescita sociale dell’umanità con leggi e principi adeguati al divenire. Bahá’u’lláh è in ordine di tempo il Maestro per oggi e rivela leggi e principi adeguati alla realtà storica attuale e ai problemi mondiali odierni. L’Ordine Mondiale che Egli dona all’umanità fa parte dei suoi compiti in aiuto ad una umanità che ha perso il proprio senno, e che deve avviarsi verso la costruzione di un nuovo mondo, un mondo unito, socialmente, economicamente e spiritualmente.

La tavola delle sette luci è un documento breve, ma contiene i punti essenziali della “carta dell’evoluzione” dell’umanità. Essa è stata scritta nel 1909 prima delle guerre mondiali, prima della fondazione delle Nazioni Unite, prima che qualsiasi impresa scientifica o di pensiero fosse mondializzata, prima che il concetto della libertà fosse chiarificato, prima che la sovranità piena e reale delle nazioni della terra fosse conseguito.

“L’unità dell’umanità può essere raggiunta in questo secolo. Di questo privilegio sono state private le età precedenti, ma questo secolo, il secolo della luce, è stato dotato di un’unica e imprecedente gloria, potere e luce... la prima luce è l’unità nel mondo politico, i cui primi bagliori si possono di già discernere. La seconda luce è l’unità di pensiero in imprese mondiali, la cui realizzazione sarà testimoniata da diverse ere. La terza luce è l’unità nella libertà che è un passaggio obbligato. La quarta luce è l’unità nella religione, che è la pietra miliare, e che, grazie al potere di Dio sarà rivelata in tutto il suo splendore. La quinta luce è l’unità delle nazioni, unità che sarà stabilita sicuramente in questo secolo, e grazie a questa gli abitanti della terra si considereranno cittadini di una comune madrepatria. La sesta luce è l’unità delle razze, che farà dei popoli della terra membri di una medesima razza. La settima luce è l’unità degli idiomi... nella quale tutti i popoli del mondo converseranno liberamente. Ognuna e tutte di queste luci verranno e il potere del regno di Dio e la Sua volontà ci aiuteranno e ci assisteranno nella sua realizzazione”.48

Capitolo VI
Un nuovo ordine mondiale49

“L’unità della razza umana, Così come è stata prevista da Bahá’u’lláh, implica la creazione di una confederazione mondiale entro la quale tutte le nazioni, le razze, i credi e le classi siano uniti intimamente e permanentemente e nella quale l’autonomia degli stati confederati e la libertà personale e l’iniziativa degli individui che li compongono, siano definitivamente e completamente garantite”.

“È necessario che si evolva una forma di Stato Supremo, in favore della quale tutte le nazioni del mondo saranno disposte e cedere ogni diritto di dichiarare guerra, alcuni diritti di tassazione e tutti i diritti di armamento, eccetto quelli necessari e mantenere l’ordine interno entro i rispettivi confine”.

“Questo Stato Supremo consiste in un corpo legislativo mondiale idoneo a promulgare le leggi internazionali necessarie per regolare la vita, e soddisfare i bisogni di tutte le razze e di tutti i popoli. Un organo esecutivo mondiale, spalleggiato da una polizia internazionale, porterà a compimento le decisioni e applicherà le leggi promulgate dal corpo legislativo mondiale, garantendo l’unità organica dell’intera confederazione”.

“Un tribunale mondiale giudicherà e promuoverà i suoi verdetti finali e vincolanti per tutte le dispute che possono sorgere fra i vari elementi costituenti tale sistema universale”.

“Sarà creato un meccanismo per regolare le comunicazioni internazionali dell’intero pianeta, senza limitazioni o restrizioni nazionali, funzionante con rapidità sorprendente e regolarità perfetta”.

“Una lingua mondiale, creata o scelta fra gli idiomi esistenti, sarà insegnata in tutte le scuole delle nazioni confederate quale ausiliare della lingua madre. Una scrittura mondiale, una lettura mondiale, un sistema uniforme e universale di valuta, di pesi e di misure semplificheranno e faciliteranno gli scambi e i traffici fra le nazioni e le razze umane”.

“In tale società mondiale la scienza e la religione, le due forze più potenti della vita umana, saranno riconciliate e, cooperando, si svilupperanno armoniosamente. Con questo sistema, la stampa, nel dare completa espressione alle differenti vedute e convinzioni dell’umanità, cesserà di essere loscamente manipolata da interessi speciali, siano essi privati o pubblici, e sarà liberata dall’influenza dei governi e dei popoli contendenti”.

“Le risorse economiche del mondo saranno organizzate e le fonti di materie prime saranno sfruttate e pianamente utilizzate; i mercati saranno coordinati e sviluppati, e la distribuzione dei prodotti regolata con equità e giustizia”.

“Una comunità mondiale in cui tutte le barriere economiche dovranno essere permanentemente abbattute e l’interdipendenza del capitale e del lavoro definitivamente riconosciuto; una comunità nella quale il vociare del fanatismo e delle lotte religiose tacerà per sempre; in cui la fiamma dell’odio razziale sarà per sempre spento; in cui un unico codice di leggi internazionali, prodotto dal ponderato giudizio delle federazioni dei rappresentanti mondiali, avrà per sanzione l’istantaneo e coercitivo intervento di tutte le forze congiunte delle unità federali; e finalmente una comunità mondiale in cui la follia di un nazionalismo capriccioso e militaresco si tramuterà nel sentimento durevole della cittadinanza mondiale”.

“Cesseranno le rivalità nazionali, gli odi e gli intrighi; le animosità razziali e i pregiudizi saranno sostituiti dall’amicizia, dalla comprensione e dalla cooperazione fra le razze”.

“Le cause delle lotte religiose saranno rimosse permanentemente, le barriere e le restrizioni economiche saranno completamente abolite e le disordinate differenze di classe annullate”50.

“L’indigenza da una parte, l’enorme accumulo di beni dall’altra scompariranno. Le immense energie siano esse economiche o politiche, che sono sperperate e sprecate nelle guerre, saranno consacrate a scopi utili quali: l’incremento delle invenzioni e degli sviluppi tecnici; il miglioramento della produttività; l’eliminazione delle malattie; l’ampliamento delle ricerche scientifiche; il miglioramento delle condizioni generali della salute; l’aguzzamento e l’affinamento della mente umana; lo sfruttamento delle risorse del pianeta in disuso o ignorate; il prolungamento della vita umana e la promozione di qualsiasi altro mezzo che possa stimolare la vita intellettuale, morale e spirituale dell’intera razza umana”.

“Un sistema federale mondiale che governi tutta la terra, esercitando un’autorità indiscutibile sulle sue inconcepibilmente vaste risorse, fondendo e incorporando gli ideali dell’oriente e dell’occidente, liberati dalla piaga e dalle sofferenze delle guerre e teso allo sfruttamento di tutte le fonti di energia esistenti sulla superficie del pianeta, un sistema nel quale la forza si faccia serva della giustizia, la cui esistenza sia sostenuta dal riconoscimento universale di un solo Dio e della sottomissione a un’unica comune rivelazione, questa è la meta verso la quale l’umanità avanza, sotto l’impulso delle forze unificatrici della vita”.

Il funzionamento schematico del sistema con cui opererà lo stato supremo è indicato nel grafico.

Lo Stato Supremo è l’insieme dei quattro organismi indicati nel grafico51. Alcune sue funzioni hanno un’importanza fondamentale ai fini dell’economia mondiale. Uno degli aspetti importanti di cui oggi il mondo è carente è la mancanza di una legge internazionale che regoli i grandi rapporti fra gli stati ed è ormai noto che la mancanza di regole internazionali comuni permette crimini, spesso impuniti, politici, economici, terroristici, finanziari ed ecologici perché coloro che li compiono godono di libertà di azione in quei paesi dai quali non si possono estradare o in quei paesi, denominati paradisi finanziari e fiscali, dove vigono regolamenti e leggi particolari. Esistono anzi nazioni che vivono sullo sfruttamento di queste situazioni che comportano danni per Stati e singoli, e pongono gravissimi temi di giustizia e di morale. Emanare quindi un codice internazionale di leggi inteso a regolare la vita, soddisfare le necessità, disciplinare i rapporti fra le nazioni e farli rispettare52 è uno dei principali compiti dello Stato Supremo, attraverso i suoi corpi legislativo ed esecutivo mondiali.

Il mercato delle merci, dei materiali lavorati, dei prodotti agricoli, dei trasporti e delle materie prime così come oggi è attuato, attraverso la “borsa valori” permette sperequazioni incredibili a danno di molti e a favore di pochi. Inoltre gli sbalzi continui in rialzo o in ribasso dei prezzi dei beni di prima necessità, in un mondo dove il 75% delle genti ha problemi di nutrizione, crea motivi di rivolta sociale e di speculazione massiccia e favore di pochi opulenti.

Una legislazione mondiale rinnovata può ovviare anche ad una grave speculazione in alto nel campo del lavoro, considerato merce alla pari di ogni altra cosa.

Se si riflette sulla natura del lavoro come merce, si constata che ciò che il lavoratore offre come merce di scambio la sua capacità lavorativa e l’acquirente, venutone in possesso, ne fa l’uso che meglio crede analogamente a quanto fa un qualsiasi acquirente con la merce che acquista.

La capacità lavorativa, in quanto merce venduta sul mercato e quindi, per un certo tempo, messa e disposizione del compratore, si chiama forza lavoro; il suo prezzo, che ha dunque una necessaria dimensione temporale, si chiama salario.

Ed anche questa “merce” oggi è regolata dalla legge della domanda e dell’offerta e questo significa che il mercato del lavoro abbassa il prezzo quando c’è molta offerta. Si crea così speculazione immediata in quanto gli imprenditori ricercano per i propri lavori mano d’opera in quei paesi dove c’è molta offerta e quindi prezzi bassi. Per esempio un imprenditore europeo che acquisisce una commessa in Libia, invece di utilizzare mano d’opera europea, ad alto costo, ricerca lo stesso tipo di mano d’opera in Cina o in un paese simile dove essendoci grande offerta di mano d’opera vigono prezzi bassi.

Questo permette all’imprenditore di ottenere maggiori utili; contemporaneamente si evidenziano due conseguenze: da una parte una speculazione sull’uomo e bassissimo reddito e dall’altra il non utilizzo del lavoro europeo creando ancora disoccupazione.

Appare chiaro come questa piaga possa essere debellata solo attraverso una nuova legiferazione internazionale, che regoli fra l’altro questo rapporto, in termini di equità di salario e sicurezza del lavoratore.

E non possiamo non ricordare che soltanto attraverso l’emanazione di un’unica legge internazionale possiamo risolvere il problema dell’inquinamento dei mari, dell’aria e del suolo, che non può più essere controllato attraverso leggi parziali di alcune nazioni volenterose, tenuto conto del fatto che le acque e l’aria si muovono e passano di paese in paese portando con sé le sostanze inquinanti.

Si potrebbe continuare l’esame di tutti gli aspetti della vita odierna che necessitano di leggi internazionali, ma penso che il concetto espresso sia sufficientemente chiaro.

Lo Stato Supremo avrà anche il completo controllo sulle risorse mondiali (fonti di energia, materie prime ecc.) che non saranno più appannaggio delle nazioni53.

È questa una novità estremamente importante per la macroeconomia e la politica mondiale. Questo nuovo concetto è destinato a sconvolgere le leggi classiche dell’economia e a eliminare l’arroganza e il potere militare politico ed economico di alcune nazioni ricche di risorse. Se ricordiamo la storia anche più recente delle colonizzazioni, non possiamo disconoscere, che il vero scopo delle invasioni coloniali, altro non era che la possibilità di impadronirsi delle ricchezze dei paesi colonizzati, come ad esempio: petrolio, oro, metalli preziosi, carbone.

Ma esistono anche altre ricchezze che producono colonizzazione industriale e potere: strategie di territorio, posizioni predominanti, gas, uranio, energia, mari, foreste, agricoltura54.

Bahá’u’lláh, dispone con questa nuova legge, che le risorse della terra siano gestite dallo Stato Supremo affinché, sottraendole alla iniqua legge del più forte siano eliminati i conflitti per il loro possesso, siano fissate delle fasce di dignità per eliminare gli estremi di ricchezza e povertà e vi sia una più equa distribuzione delle ricchezze.

Questa struttura, quindi, avrà il compito di organizzare le risorse, svilupparle e di utilizzarle in modo che tutti gli stati possano goderne e che nulla vada sprecato tenendo conto anche del futuro dell’umanità.

È ovvio che questo nuovo modo di intendere la proprietà delle grandi risorse sarà oggi osteggiato da coloro che ne possiedono le chiavi.

Coloro che hanno vissuto per decenni in presenza di enormi quantità di energia e di risorse fornite e rapinate al terzo mondo, saranno facilmente indotti a nutrire risentimento per la stretta imposta da questa nuova e brillante legge.

Va inoltre osservato che le Nazioni sviluppate incrementano continuamente il ritmo di trasformazione delle risorse in beni economici e questa maggiore trasformazione in beni d’uso spesso non è necessaria alle genti per una vita normale; ma il concetto imperante di economia, spingendo la crescita del “bisogno”, porta gli uomini ad un maggiore consumo: questo secondo la dottrina predominante, produce ricchezza economica.

Se si assume questa realtà come principio centrale dello sviluppo economico internazionale, non c’è da meravigliarsi, che la realtà stia naufragando e forte velocità. Quindi se siamo impegnati a trasformare il nostro pianeta, dobbiamo ora cominciare, volontariamente a limitare i nostri bisogni e sostituire il concetto di proprietà e sfruttamento nazionalistico delle risorse con il concetto di custodia pubblica internazionale, cercando inoltre, a livello individuale di ridurre il più possibile l’uso e l’abuso indiscriminato di “beni fittizi” che dopo aver dato un’effimera e momentanea felicità vengono eliminati velocemente divenendo immediatamente parte del materiale inquinante delle discariche.

Così ciascuno stato della Confederazione mondiale, godrà dei medesimi diritti di equa distribuzione, sia nel dare che nell’avere.

È ovvio che lo stato supremo si interesserà solo di tutto ciò che concerne il suo livello di ente internazionale.

Il sistema proposto da Bahá’u’lláh comporta anche una riorganizzazione generale degli stati; forse è ipotizzabile una struttura di gestione interna simile a quella dello stato supremo.

Ogni stato potrebbe disporre di identica organizzazione nazionale e locale. E ciò può essere espresso con un altro schema a livello nazionale così rappresentato55:

Corpo legislativo secondario
Organo esecutivo nazionale
Tribunale nazionale
Polizia nazionale

Bahá’u’lláh infatti non intende creare un’appiattita, media, uguaglianza ovunque, bensì impostare un sistema basato sul concetto dell’unità nella diversità. Infatti, così com’è necessaria una struttura ed una legge mondiale che accomuni nelle leggi generali gli stati della futura confederazione, è altrettanto fondamentale che ogni stato mantenga le proprie caratteristiche e possa legiferare, senza entrare in contrasto con l’Ente Supremo, sul proprio territorio mantenendo comunque le proprie radici e le proprie diversità.

Ogni stato potrebbe disporre quindi di un suo corpo legislativo nazionale, di un corpo esecutivo, di una polizia e di un tribunale nazionale. Ugualmente questo schema potrebbe ripetersi speculativamente per tutte le località della nazione: città, paesi, villaggi, regioni. Ogni comunità locale disporrà di enti che siano preposti ad emettere leggi locali senza entrare in contrasto con la legge del corpo legislativo nazionale e di quello internazionale.

Il corpo legislativo locale, assistito dall’esecutivo, dal tribunale e dalla polizia locale, avrà facoltà di legiferare e controllare ciò che è necessario, affinché la vita locale sia regolata e rispettata, e siano soddisfatte anche le necessità e disciplinati i rapporti fra le genti.

Corpo legislativo locale
Esecutivo locale
Tribunale
Polizia locale

Questo schema, che è soltanto un embrione del futuro Ordine Mondiale, dà l’idea del suo nuovo sistema completamente decentralizzato per quanto riguarda le autonomie locali e nazionali ma è pure sufficientemente chiaro, per quel che riguarda le necessità che stati, città, paesi, località, comunità, si adeguino alle grandi leggi mondiali emanate dallo stato supremo a salvaguardia dei cittadini di tutto il mondo.

II concetto di base su cui funzionano queste nuove istituzioni è chiamato negli scritti Bahá’í: “consultazione”.

Questo sistema è basato sulla cooperazione delle idee, sulla dissociazione delle idee stesse da coloro che l’hanno formulate, e sull’eliminazione del concetto di gruppi o maggioranze intorno alle idee stesse.

Nel passato, anche non troppo remoto, gli schieramenti di maggioranze e minoranze politiche e/o partitiche hanno creato danni avendo concesso poteri a gruppi, privilegi a pochi, e avendo utilizzato i singoli solamente come elementi numerici.

Fondamentalmente ai fini dell’opera di riformulazione del sistema delle relazioni umane c’è il processo che Bahá’u’lláh chiama consultazione. “È necessario consultarsi su ogni cosa, è il suo consiglio”56. La maturità del dono della comprensione si manifesta mediante la consultazione. Il tipo di ricerca della verità che questo processo richiede è molto diverso dai modelli di negoziato e del compromesso che tendono a caratterizzare l’attuale discussione delle faccende umane. Non può essere conseguito con la cultura della protesta, altra caratteristica largamente diffusa dalla società contemporanea, anzi ne è gravemente compromesso. Il dibattito, la propaganda, il metodo antagonistico, l’intero apparato della parti che sono stati per lungo tempo caratteristiche tanto familiari dell’azione collettiva sono tutti fondamentalmente nocivi al loro stesso scopo, ossia: pervenire ad un consenso sulla verità di una data situazione e alla decisione più saggia fra le opzioni possibili in un determinato momento. Quello che Bahá’u’lláh auspica è un processo consultativo nel quale i singoli partecipanti cerchino di superare i rispettivi punti di vista, per funzionare come membri di un organismo con mete ed interessi propri. In questa atmosfera, caratterizzata da schiettezza e cortesia, le idee non appartengono all’individuo che le ha pensate nel corso della discussione, ma al gruppo nel suo insieme che può prenderle, scartarle o rivederle nel modo che sembra meglio servire allo scopo perseguito. La consultazione ha successo nei limiti in cui tutti i partecipanti sostengono la decisione presa, prescindendo dalle opinioni personali con cui erano entrati nella discussione. In tal modo una decisione precedente può essere prontamente riconsiderata se l’esperienza ne mette in luce una manchevolezza. Vista sotto questa luce, la consultazione è l’espressione operativa delta giustizia nelle faccende umane.

Nella consultazione Bahá’í, quindi il gruppo non esiste, ed il singolo non può associarsi formalmente ad altri singoli per la creazione di maggioranze costituite o precostituite.

Nella società a bassa “entropia” ed alti “valori” il concetto di pubblica responsabilità e doveri si evidenzia quale motivo sociale dominante.

Ne deriva come logica conseguenza che sia lo Stato Supremo a controllare le risorse pubbliche: aria, acqua, suolo oggi poco rispettate perché i governi, accecati dal progresso interno, ad ogni costo, distruggono irrimediabilmente preziose riserve come le foreste, grandi produttrici di ossigeno, i fiumi e i mari, grandi serbatoi di cibo.

Il tema della sperequazione delle risorse induce anche a considerazioni sui conflitti armati le cui cause hanno spesso le radici nel tentativo di difendersi o accaparrarsi le risorse che in questo nuovo ordine mondiale essendo poste in custodia pubblica eliminano di fatto la necessità di dichiarare guerra57.

La guerra, la storia lo dimostra, rappresenta anche nella sua fase preparatoria una forma di entropia ad alta intensità; infatti quanto più gli armamenti diventano complessi e quanto più si espande una potenza militare nel mondo, tanto più c’è impiego di maggiore energia. Inoltre gli ultimi anni stanno dimostrando che con un missile o una testata nucleare si possono fare soltanto due cose: raggiungere fini superdistruttivi o creare un magazzino fino a che la materia nucleare diventa obsoleta e deve essere eliminata.

“Azioni come il mettere al bando gli ordigni nucleari, proibire l’uso di gas venefici o interdire la guerra batteriologica non elimineranno alle radici le cause della guerra. Queste misure pratiche, pur essendo ovviamente elementi importanti nel cammino della pace, sono tuttavia in sé ancora troppo superficiali per esercitare un’influenza durevole. Gli uomini sono sufficientemente ingegnosi per inventare altre forme di conflitto, e quindi usare il cibo, le materie prime, la finanza, il potere industriale, l’ideologia e il terrorismo per combattersi a vicenda in un’interminabile caccia alla supremazia e al dominio! Né è possibile che il colossale sconvolgimento nelle faccende dell’umanità sia ricomposto con la risoluzione di specifici conflitti e disaccordi fra le singole nazioni. Bisognerà adottare una struttura autenticamente universale”.

Può essere interessante, prima di continuare in questa nostra analisi, prendere in esame il contenuto di alcune lettere nelle quali due tra le massime personalità intellettuali del nostro secolo si interrogano sul problema dell’ordine mondiale, della guerra e dell’unità del pianeta: Albert Einstein e Sigmund Freud.

A seguito di un’iniziativa dell’Istituto Internazionale di Cooperazione Intellettuale di Parigi, che sollecitava uno scambio di idee tra eminenti personalità mondiali sui massimi problemi della convivenza umana, Albert Einstein aveva indirizzato a Sigmund Freud una lettera aperta con la quale intendeva informarlo su “una questione che nelle condizioni attuali sembra la più importante nel campo della civiltà...”:

“... esiste o non esiste un mezzo perché gli uomini siano liberati dalla minaccia della guerra?”58.

Einstein scrisse proprio a Freud. Poiché in quegli anni Freud pubblicava il “disegno della civiltà”, nel quale preconizzava per gli uomini una particolare prospettiva con queste parole: “Gli uomini hanno raggiunto un tale potere sulle forze della natura che ora, usandole, potrebbero facilmente sterminarsi tutti. Essi lo sanno e da qui deriva gran parte della loro attuale inquietudine, infelicità ed apprensione”.

Einstein nella stessa lettera suggeriva esplicitamente come mezzo per evitare la guerra “l’avvento di una nuova legge che privasse gli Stati della loro sovranità nazionale, per avviare un’organizzazione giuridica internazionale, che creasse le condizioni di una composizione di tutti i contrasti che possono sorgere fra gli stati.”

L’ostacolo principale all’affermazione di tale legge Einstein lo attribuiva all’ambizione politica di potenza delle classi dirigenti dei vari Stati e specialmente di quel gruppo, in seno ad ogni popolo, che, sempre poco numeroso, è composto però da individui ben decisi che considerano la guerra solo come una buona occasione per realizzare profitti ed estendere il campo del potere personale.

Freud risponde affrontando il problema relativo al ricorso al diritto come mezzo per opporsi alla violenza: il diritto cioè come forza di una collettività. Ed ancora: “la violenza della collettività però sarebbe impotente a mantenere lo stato giuridico se la comunità di interessi non determinasse legami di natura sentimentale (spirituale), sentimenti di comunione su cui propriamente si fonda la forza della collettività.”.

Circa l’organizzazione giuridica mondiale, auspicata da Einstein, Freud risponde:

“Due necessità si impongono in tal caso: la prima quella di istituire una corte suprema; la seconda quella di assicurarle una forza adeguata. Senza la seconda, la prima è perfettamente inutile”.

I termini con i quali Bahá’u’lláh imposta i problemi economici di mercato, rendono addirittura sorpassate le teorie di noti economisti come Say, Keynes, Malthus, Smith.

Normalmente quando nel mercato si presenta una crisi economica il fenomeno più rilevante consiste nel fatto che i venditori non trovano acquirenti che possono comperare a prezzi remunerativi tutte le merci presenti sul mercato.

Say, cercò di dimostrare che malgrado le apparenze una simile deficienza di domanda è in realtà impossibile perché il valore monetario della domanda del sistema economico ed il valore monetario dell’offerta complessiva sono sempre uguali e ogni possibilità di insufficienza di domanda rispetto all’offerta complessiva sono sempre uguali e ogni possibilità di insufficienza di domanda rispetto all’offerta resta così escluso.

Questa legge poteva essere valida quando alla fine del 1700 fu enunciata, ma oggi non più perché il denaro serve, oltre che come intermediario degli scambi, anche come capitale. Un capitalista, infatti, che abbia venduto le sue merci, viene e disporre di una certa quantità di denaro che lo rende in grado non solo di ricostituire il capitale impiegato ma di aumentarlo.

Pertanto la riconversione del denaro in merci è legata alla previsione di profittabilità.

Se queste previsioni non sono favorevoli, la conversione in merci non avverrà e il circuito vendita-acquisti si interromperà: in questo modo i produttori di merci rimarranno con i loro prodotti invenduti; ciò condurrà ad un abbassamento dei prezzi che a loro volta faranno scendere la domanda dei mezzi di produzione il che, ancora, comporterà una diminuzione di forza lavoro e disoccupazione con una reazione a catena capace di porre in crisi l’intera economia.

Inoltre la scienza finanziaria moderna insegna ad utilizzare moneta per acquistare altra moneta che non verrà mai messa in circolazione e creando un circuito chiuso di scambi monetari ad alto valore gestito da una minoranza di imprenditori che non coinvolgendo settori produttivi ed industriali darà profitti e redditi solo ai pochi interessati.

Quest’ultimo sistema provocherà disoccupazione e diminuzione di salario reale. Infatti la moneta, in quanto merce, ha un prezzo. L’interesse di coloro che ne sono in possesso non mancherà di esigere quando la cederanno ad altri.

Quando questo prezzo raggiungerà un certo livello giudicato troppo basso la cessione di moneta sarà sospesa per impedire che esso si abbassi ancora, oppure sarà utilizzata per acquistare moneta di altri paesi.

Va tenuto inoltre conto del fatto che l’acquisto e la vendita di moneta, spesso solo sulla carta, è considerata dai moderni investitori uno dei settori più redditizi, e giocando con le borse di tre o quattro paesi del mondo ed interscambiando le valute, oro ed azioni si possono ottenere speculazioni e guadagni interessanti. Tutti coloro che effettuano questo “gioco” sanno che il valore di cambio della valuta di un paese è spesso inversamente proporzionale alla salita in borsa. Prendiamo per esempio: le borse di New York, Francoforte, Tokio ecc.

A New York si usano dollari, a Francoforte marchi tedeschi, a Tokio yen, a Milano lire. Un investitore con sede a Ginevra seguendo il valore delle quattro suddette monete, le quotazioni di borsa, i fusi orari e le quotazioni dell’oro, con l’uso di un telefono intercontinentale ed un videoterminale accanto, può effettuare grossi guadagni. Con il dollaro in discesa si alza l’indice della borsa di New York perché si investe dall’estero. Se però scende il dollaro, sale automaticamente il marco e l’oro.

Il rialzo del marco porta gli investitori in marchi a comprare azioni di borsa di altre nazioni. C’è quindi un flusso di marchi verso mercati esteri o verso l’acquisto di oro. La conseguenza di questa fluttuazione comporta la discesa della borsa di Francoforte ed il rialzo dell’oro.

Nel frattempo coloro che hanno investito nella borsa di New York, essendo nel frattempo salita grazie agli investimenti in marchi, vendono azioni ed oro e comprano dollari. Questo comporta una variazione alla borsa di New York e una risalita del valore internazionale del dollaro. Coloro che si ritrovano in mano dollari con maggiore valore investono all’estero, dove, intanto, il valore del dollaro è risalito, ad esempio, alla borsa di Tokio o alla borsa di Milano.

Questo flusso di dollari investiti all’estero, sottrae investimenti alla borsa di New York che quindi scende, mentre si alzano Milano e Tokio. L’intervento delle banche Centrali dei paesi a difesa della propria valuta esclude il gioco speculativo che porta spesso a processi di svalutazione della moneta. E via di nuovo con un altro ciclo. Il giro è vorticoso, ma porta grossi utili se si è spregiudicati, se si conoscono i dati in tempo reale e se si agisce in termini di monopolio. L’elemento più incredibile è che nel frattempo non si è materialmente mossa una lira in tutti gli scambi. Ma solo ordini di acquisto, di vendita e di scambio sulla carta attraverso messaggi telex o di computer.

Tutto il denaro è rimasto nei rispettivi paesi.

Come conseguenza di questo modo di procedere si verificano crack internazionali, anche di banche importanti. Ciò può avvenire quando gli ordini di acquisto internazionali non sono sostenuti da vero denaro, ed emerge quando fermando il gioco, per esempio una volta al mese per i pagamenti e le compensazioni, chi ha acquistato senza avere i fondi necessari non può pagare. Come conseguenza rimangono danneggiati anche molti piccoli risparmiatori che, spinti dalla pubblicità ed abbagliati dal facile guadagno avevano investito i propri sudati risparmi. In alcuni paesi le Commissioni di borsa hanno istituito alcune regole e leggeri limiti ma, spesso, l’immoralità degli agenti ha reso inutili tali provvedimenti.

Spesso le attività delle Commissioni di controllo della regolarità delle transazioni sono rese inutili dalla manipolazione delle informazioni da parte degli operatori poco onesti o dalle spiate degli “insider trading”.

Bahá’u’lláh elimina con un colpo di spugna tutto questo caos proclamando la necessità di “un unico sistema monetario mondiale” e “la proibizione del gioco d’azzardo”59. Di questa soluzione beneficeranno anche i paesi del Terzo Mondo le cui monete sono continuamente deprezzate rispetto alle forti valute occidentali, il che li espone a continue crisi provocate dal fatto di dovere restituire le somme avute in prestito maggiorate dei continui deprezzamenti della loro valuta e relativi interessi.

Parallelamente ad un’unica moneta internazionale, si prevede un unico sistema di pesi e misure ed il medesimo calendario in tutto il mondo. In questo nuovo sistema mondiale i trust e le multinazionali che monopolizzano il mercato, imponendo alti prezzi, eliminando la concorrenza ed influenzando le politiche economiche e sociali dei vari governi anche manipolando le informazioni, “saranno spazzate vie completamente”60.

Va notato quanto sia nociva l’influenza delle multinazionali e dei monopoli sulla politica economica e sociale dei governi, in netto contrasto con gli interessi delle masse, dell’equa distribuzione delle ricchezze, del rispetto della libertà e dei diritti dei cittadini.

Con la caduta del muro di Berlino è scemata definitivamente l’idea della dittatura del proletariato e del sistema economico impostato nell’ottocento da Marx e Lenin, noto anche come “sistema economico socialista”. Metà della popolazione mondiale è stata obbligatoriamente protagonista di questo sistema economico, che in alcuni punti del pianeta è stato talmente duro da mettere alla prova la vita delle popolazioni colà residenti. Non è però da gridar vittoria per coloro che credono nel sistema economico occidentale capitalistico. Anche questo sistema basato sul principio della libera economia di mercato è affetto da malattie croniche e tumori che lo stanno portando a commettere errori tali da pregiudicarne le fondamenta.

Quando in un’economia lo scopo fondamentale della vita è il profitto per il profitto, vengono meno una serie di componenti che fanno parte dell’uomo e che lentamente lo portano ad allontanarsi da quel sistema economico.

È inoltre importante ricordare che il valore economico delle “cose” non può essere sempre ricondotto solo al “denaro” o al “profitto nudo” bensì ad altri elementi che compongono la vita dell’uomo.

In un nuovo sistema economico, come quello che qui si tende a delineare, altri valori dovranno essere introdotti congiuntamente al profitto ed alla legge di mercato: il servizio alla collettività, il rispetto dell’ecosistema, la protezione e la conservazione delle risorse naturali, la distribuzione più equa delle risorse di prima necessità, la qualità del lavoro e della vita, l’eccellenza dei prodotti (quest’ultima è chiamata nel gergo corrente “qualità” gestita attraverso la procedura del “controllo qualità dei prodotti”). Relativamente all’eccellenza, oggi si tende a verificare solamente la qualità del prodotto che esce da un’industria, ma ciò, seppure sia già un passo avanti, non è ancora sufficiente. È necessario infatti allargare il concetto della qualità e del controllo della qualità anche su tutto il resto, come ad esempio: l’influenza delle lavorazioni industriali sulla qualità dell’ambiente; la qualità delle relazioni fra dipendenti e datori di lavoro; la qualità dei rapporti fra managers; la qualità del lavoro; la qualità della vita; la qualità delle relazioni tra aziende e mercato. Sebbene il controllo sui contenuti appena elencati sia ancora di là da venire, ci stiamo incamminando verso quella “eccellenza in ogni cosa” che è chiaramente indicata nei testi di Bahá’u’lláh e che il mondo contemporaneo chiama “qualità totale”61. È solo attraverso la maturata consapevolezza del forte legame tra qualità totale e benessere globale del pianeta che contribuiremo e consolidare questa attività ed a renderla sempre più presente nelle nostre vite professionali. La consapevolezza intesa in questo senso è un valore spirituale che proviene dal nuovo sistema educativo che insegna la “collaborazione” ed il “servizio” invece della competizione e lotta tra forze e flussi interdipendenti che regolano la vita dell’umanità.

Il tipo di società nazionalistica da cui proveniamo è basato sui principi della lotta individuale e della competizione globale. Il nuovo sistema mondiale verso cui ci affacciamo, invece, è basato sul servizio individuale e sulla collaborazione internazionale. Il profitto e l’interesse dovranno essere garantiti ma non essere i soli obiettivi dell’impresa. Riassumendo le diversità del modello di vita al quale attualmente ci ispiriamo e quello proposto come futuribile possiamo dire che in quest’epoca di transizione dobbiamo imparare ad adattare il concetto di “amare le cose e usare le persone” al proprio principio capovolto: “amare le persone e usare le cose”.

L’etica mondiale comporterà l’emissione di leggi nuove che non guarderanno più il colore della pelle, la nazione di origine, la classe o il partito, la potenza finanziaria o militare, l’appartenenza a una religione. Le leggi dovranno mirare alla protezione dell’umanità impedendo al sistema imprenditoriale di conseguire come unico scopo il profitto a tutti i costi. In sostanza sarà l’economia e l’impresa al servizio dell’uomo e non l’uomo al loro servizio. L’etica al servizio dell’impresa inteso come mezzo di miglioramento qualitativo del produrre e del guadagnare e non come mezzo a sé stante. Etica come modus vivendi e operandi nel business giornaliero e non solo la domenica. Etica come coerenza nelle attività di lavoro di tutti i giorni. Etica come metodo di lavoro e nel rapporto tra le varie categorie professionali. Etica nel nuovo paradigma di gestione societaria e finanziaria di beni e strumenti, ove il lavoro diviene strumento di servizio quasi al rango di “culto” quando è fatto in spirito di servizio per il miglioramento della società. Etica come eccellenza in ogni cosa.

I segni di questo tipo di rinnovamento appaiono ormai un po’dappertutto, anche se in senso speculativo.

Al movimento speculativo si accompagna la trasformazione del mondo economico nazionale ed internazionale sempre più indirizzato verso forme organiche complesse in cui l’individuo tende a scomparire. In questo sistema è l’Organismo che sostituisce l’individuo, e quindi la collaborazione deve sostituire la lotta violenta ed anarchica della concorrenza spregiudicata.

Con questo non si intende dire che l’elemento della concorrenza debba essere eliminato dalla nuova vita e dalla nuova scienza economica. Anzi, mai come oggi se ne avverte la fondamentale importanza, ma si comincia e comprendere che anche la concorrenza è solo un mezzo per il raggiungimento del fine comune e va quindi svolta entro i limiti imposti dalla disciplina del controllo di qualità.

Ma al di là e al disopra di tali unità economiche si afferma sempre più l’esigenza di un’altra unità, più profonda e storicamente inconfondibile con le altre: lo stato, nella cui vita si riassume quella dell’individuo, non più illuministicamente concepito.

Lo stato che nella sua evoluzione è passato da forme semplici a forme più complesse per raggiungere oggi la sua forma più importante: lo Stato Mondiale.

Cercando di spiegare meglio con qualche esempio la drammatizzazione del problema energetico è spesso imputabile agli interessi di questi trust che monopolizzano le sorgenti di materie prime.

Tra i vari nodi che i governi non riescono a sciogliere, sopraffatti dall’influenza delle multinazionali, si trova, ad esempio, quello dell’energia nucleare. Premesso che il tema non è risolvibile nell’ambito di politiche nazionali separate ed indipendenti (ma coinvolge scelte gravanti sull’intera popolazione mondiale), bisogna ricordare che sulla terra ci sono sorgenti di energia non ancora pienamente utilizzate. Esistono ad esempio fiumi con capacità illimitata di energia idroelettrica pulita, ma quelle nazioni che di tali potenzialità dispongono mancano di accordi internazionali e sono in difficoltà nel procurarsi i finanziamenti necessari da investire nel pieno sfruttamento delle risorse latenti in loro possesso.

È naturale che quando le sorgenti di energia attualmente utilizzata saranno in via di esaurimento e sarà necessario ricorrere a nuove fonti, come quella nucleare, solo una politica mondiale basata sulla cooperazione degli scienziati di tutti i paesi del mondo, nessuno escluso, potrà garantire la realizzazione di impianti sicuri ed affidabili. Inoltre, dalla stessa cooperazione si potranno effettuare quelle scelte atte a risolvere il problema senza trascurare l’impatto dal punto di vista fisico e psicologico. La scoperta e l’utilizzo di forme di energia non completamente controllabili e l’uso di impianti inaffidabili (dai processi contrastanti con la natura e ad alto rischio di un irrimediabile inquinamento ambientale) fa rimeditare su un passo degli scritti di Bahá’u’lláh nel quale Egli nel secolo scorso dice: “Nel mondo esistono cose strane e stupefacenti che sono celate alle menti e alla comprensione umana. Esse hanno il potere di modificare l’intera atmosfera terrestre e la loro contaminazione sarebbe esiziale”62.

“Le scoperte scientifiche hanno dato grande impulso alla civiltà. Esiste una forza stupenda non ancora, grazie a Dio, scoperta dall’uomo. Supplichiamo Dio, l’Amatissimo, che tale forza non sia messa in luce dalla scienza fino a quando la mente umana non sia permeata da una civiltà spirituale. Nelle mani di uomini condizionati dalla loro bassa natura materialistica, questo potere potrebbe distruggere l’intero pianeta”63.

È nell’interesse dell’intera razza umana che la ricerca energetica vada impostata secondo il principio dell’armonia entropica, attraverso un coordinamento internazionale, dello Stato Supremo.

Si prevede inoltre in un mondo così impostato l’ampliamento di un sistema generale di trasporti e comunicazioni internazionali efficiente e rapido, che favorisca lo sviluppo economico di tutti i paesi e località del mondo ancora arretrati64. Gli esecutivi Internazionali e Nazionali, “sorveglieranno sulla libertà e l’obiettività della stampa, la sola che possa fornire a tutti le necessarie informazioni, senza restrizioni o manipolazioni per opera di interessi di parte”65.

“Le pagine dei giornali che rapidamente si susseguono sono invero lo specchio del mondo. Esse riflettono fatti ed occupazioni dei vari popoli e tribù, e non solo, ma li divulgano quali specchi dotati di udito, vista e loquela. È questo un fenomeno possente e meraviglioso. È necessario, però, che coloro che vi scrivono siano purificati da suggerimenti di insane passioni e turpi desideri e si ammantino con veste di giustizia ed equità; devono essi fare tutte le indagini possibili e accertare i fatti, e poi metterli per iscritto”66.

Anche il sistema scolastico ed educativo subirà radicali modifiche. L’istruzione sarà infatti obbligatoria per tutti i bambini della terra, a spese dello Stato Supremo quando le famiglie non saranno in grado di sostenerne l’onere67. I programmi di studio dovranno gradualmente uniformarsi in tutte le Nazioni e attraverso l’insegnamento di una lingua e di una scrittura ausiliaria Internazionale, oltre la propria68, gli uomini e le donne del mondo potranno finalmente chiaramente intendersi, mantenendo contemporaneamente le proprie diversità peculiari.

Questo principio dell’educazione universale obbligatoria permetterà l’utilizzazione ottimale di tutto il potenziale a disposizione del genere umano: la forza e la capacità dell’intelletto. Le cause fondamentali delle attuali gravissime disparità nella distribuzione delle ricchezze fra i popoli del mondo sono le notevoli differenze esistenti sul piano dell’istruzione69.

Ma il concetto di educazione di Bahá’u’lláh non è solo quello imperante di obbligare un bambino ad imparare; bensì di scoprire le sue potenzialità70.

In tal modo, attraverso una legislazione mondiale adeguata, non si troverà più una sola persona senza istruzione, incapace di svolgere un lavoro utile a se stesso e all’umanità71. Attraverso gli stessi programmi di studio verrà assicurata un’equa diffusione della cultura fra tutti gli uomini e le donne della terra.

Le scuole così reimpostate si occuperanno, assieme alla famiglia, non solo dell’istruzione ma dell’educazione dei giovani e dei fanciulli.

Il nuovo sistema educativo oltre a raccogliere, immagazzinare e sfruttare riserve culturali di fatti isolati verrà a stimolare l’analisi dei flussi dei fenomeni che li può collegare, perché il mondo verrà visto non più come una serie di relazioni casuali isolate, bensì come intreccio di fenomeni dinamici più ampi, connessi fra loro.

Lo studio, allora, sarà prevalentemente finalizzato come mezzo per capire il mondo della natura di cui siamo parte, e l’apprendimento come progresso verrà sostituito dall’apprendimento come processo del divenire, anche sui flussi del mondo metafisico, attraverso il principio che Bahá’u’lláh chiama della “ricerca libera ed indipendente della verità”72 scientifica, sociale, economica, religiosa.

Si avranno così a disposizione energie e risorse umane provenienti da ogni angolo della terra, per essere utilizzate nei vari campi della scienza e non dissipate nelle guerre, nella disorganizzazione economica e sociale. Si potrà così più facilmente ampliare la ricerca scientifica, migliorare il livello della salute, prolungare la durata della vita, affinare e perfezionare la mente, migliorare la qualità della produttività, scoprire e sfruttare con intelligenza le risorse ancora sconosciute e inutilizzate del pianeta e favorire qualunque impresa possa stimolare la vita intellettuale, morale e spirituale dell’umanità73.

In questa nuova concezione del mondo, non sarà più ammessa la ragion di stato e giustificare sul piano politico qualunque comportamento contrario al codice morale dello stato supremo. Vi saranno infatti leggi internazionali che regoleranno fra l’altro il rapporto capitale-lavoro, l’equità dei salari, la proprietà, l’eredità, l’economia locale, la distribuzione delle ricchezze, l’organizzazione delle risorse74.

La preparazione delle basi di una civiltà globale richiede la creazione di leggi e istituzioni che abbiano carattere e autorità universali. L’impresa potrà avere inizio solo quando il concetto dell’unità del genere umano sarà stata integralmente accettata75.

La giustizia è l’unica forza che possa trasformare la consapevolezza dell’albeggiante unità del genere umano in una volontà collettiva grazie alla quale le necessarie strutture della vita di una comunità globale possano essere fiduciosamente erette. Un’era che vede i popoli del mondo ottenere sempre più facilmente accesso a ogni genere di informazione e ad una grande varietà di idee vedrà anche la giustizia affermarsi come principio dominante di una proficua organizzazione sociale. Sempre più spesso, le proposte intese allo sviluppo del pianeta dovranno sottoporsi alla schietta luce degli standard che la giustizia esige. A livello individuale, la giustizia è quella facoltà dell’anima umana che consente ad ogni persona di distinguere il vero dal falso. Essa richiede imparzialità di giudizio, equità nel trattare gli altri ed è perciò una costante, seppur esigente, compagna negli episodi quotidiani.

A livello di gruppo il rispetto della giustizia è l’indispensabile bussola nel processo decisionale collettivo, perché essa è l’unico mezzo per conseguire l’unità di pensiero e di azione. Lungi dall’incoraggiare quello spirito punitivo che spesso in ere passate si è mascherato sotto il suo nome, la giustizia, è l’espressione pratica della consapevolezza del fatto che, nel perseguimento del progresso umano, gli interessi dell’individuo e della società sono inestricabilmente legati. Nella misura in cui la giustizia diviene la considerazione fondamentale dell’interazione umana viene incoraggiato un clima consultativo che consente di esaminare spassionatamente le opzioni e di scegliere le linee più idonee di condotta. In un siffatto clima le probabilità che le perenni tenderize alla manipolazione e allo spirito di parte possano sviare il processo decisionale vengono assai ridotte. Le implicazioni ai fini dello sviluppo sociale ed economico sono profonde. Il rispetto della giustizia protegge il compito di definire il progresso come la tentazione di sacrificare il benessere della maggioranza dell’umanità e del pianeta per i vantaggi che le conquiste tecnologiche possono mettere a disposizione di minoranze privilegiate. Nella progettazione e nella pianificazione il rispetto della giustizia assicura che risorse già di per sé limitate non siano dirottate verso il perseguimento di progetti estranei alle essenziali priorità sociali o economiche della comunità. Soprattutto solo programmi di sviluppo che siano considerati adatti ai bisogni delle masse dell’umanità e giusti ed equi negli obiettivi possono sperare di ottenere l’impegno di quelle stesse masse, dalle quali la loro applicazione dipende76. Con tale affermazioni viene ridefinito il motore primario dell’evoluzione, che nella storia è stato considerato l’economia. Tutti i salti in avanti della nostra evoluzione fino ad oggi, sono stati fondamentalmente spinti dall’economia. Oggi si sostituisce l’economia con la giustizia. È la giustizia che diviene oggi il motore primario dell’evoluzione. È ad essa che oggi ci dobbiamo volgere nel salto verso l’unità mondiale. Le qualità umane come l’onestà, la disponibilità al lavoro e lo spirito di collaborazione saranno proficuamente utilizzate per il conseguimento di mete collettive altamente impegnative solo quando ogni membro della società potrà fiduciosamente attendersi protezione e godere benefici che siano uguali per tutti.

L’elaborazione di questa strategia richiede che ogni essere umano possa godere della necessaria libertà di pensiero e di azione per la sua crescita personale senza però portare l’individuo stesso al culto dell’individualismo né deificare lo stato come fonte di ogni progresso. Solo in una struttura consultativa, resa possibile dalla consapevolezza dell’unità del genere umano, tutte le componenti relative al rispetto dei diritti umani troveranno una creativa espressione legittima. Quindi l’educazione universale, la libertà di movimento, l’accesso all’informazione e la possibilità di partecipare alla vita politica sono solo una parte degli aspetti che richiedono un’esplicita garanzia da parte della comunità internazionale.

È ovvio che in tale mondo di stati confederati non esisteranno barriere doganali, culturali, educative e per ottenere ciò sarà non solo necessaria un’equa distribuzione delle ricchezze ma sarà necessario rivedere il sistema di tassazione77.

Il metodo previsto da Bahá’u’lláh è basato sull’aumento di ricchezza e cioè il cittadino dovrà pagare le tasse non in base al reddito, bensì in base a quello che gliene resta dopo aver detratto le spese che dovrà sostenere per vivere78.

In altre parole, ciascuno pagherà le tasse sul denaro che avrà incassato in eccesso rispetto ai propri bisogni. È chiaro che l’applicazione di questo concetto richiede due condizioni fondamentali: la prima è che il cittadino sia onesto verso lo stato nel dichiarare quanto gli è rimasto o quanto ha risparmiato, cioè è il vero imponibile; la seconda che il cittadino rispetti il concetto entropico di equilibrio o parsimonia e che quindi non consumi tutto quello che guadagna, solo per non pagare le tasse allo Stato.

L’economista Kalecky in un saggio del 1937 intitolato “Teoria delle imposte sui consumí, sul reddito e sul capitale” esamina separatamente gli effetti che le imposte sui consumi, le imposte sul reddito e le imposte sul capitale esercitano sull’economia di uno stato, sul reddito nazionale, sull’occupazione e sulla distribuzione del reddito per stabilire se tali provvedimenti fiscali raggiungono l’obiettivo di migliorare il livello di benessere della popolazione di un paese.

Gli economisti, in genere, studiano modelli per il miglioramento delle condizioni di vita e generalmente studiano tematiche che perseguono l’obiettivo principale della piena occupazione.

Tuttavia nella scienza economica interagiscono numerose variabili inaspettate ed imprevedibili per cui come dice Keynes JM nel suo testo base “La teoria generale dell’occupazione, interesse e moneta” è spessò impossibile sottoporre le proprie idee ad una prova conclusiva, sia formale che sperimentale, come avviene invece nelle scienze esatte quali la chimica, la matematica e la fisica.

Tuttavia si possono formulare modelli teorici di riferimento allo scopo di rappresentare quanto più possibile, la realtà.

Resta comunque il fatto che non è possibile simulare delle teorie al fine di analizzarne la correttezza e la veridicità.

Lo studio di Kalecky analizza l’effetto delle imposte sui consumi, delle imposte sul reddito, e delle imposte sul capitale. Lo studio infatti, tratta le tre imposte maggiormente in use nei vari paesi applicate dai governi in forme, misure e condizioni differenti.

Per i non addetti ai lavori applicare l’imposta sui consumi significa tassare le compravendite, un esempio corrente è l’imposta sul valore aggiunto.

L’imposta sul reddito significa tassare alla base i salari e gli stipendi di persone fisiche, o gli utili delle società, indipendentemente dai consumi, o dai costi della vita ed in maniera percentualmente crescente.

L’imposta sul capitale significa applicare un sistema di tassazione sul patrimonio dei singoli cittadini o delle società.

Attualmente nessuno di questi tre sistemi applicati da soli, o insieme, soddisfa lo Stato e tantomeno i cittadini.

Il primo non è soddisfatto dalla quantità di denaro che le tre imposte cumulativamente danno: non è garantito, infatti, che tutti le paghino equamente; inoltre questo sistema impone continuamente nuove regole e nuove leggi, sempre più complesse, per controllare che il cittadino paghi; i secondi pensano di essere tassati tre volte il dovuto quando pagano le tre o più imposte, o pagano ingiustamente quando hanno poco reddito, nessun patrimonio e consumano poco.

yyyIl sistema previsto da Bahá’u’lláh attraverso il pagamento di un’unica tassa: Huququllah (il diritto di Dio)79, comporta il pagamento volontario e segreto di una

79. “Se una persona acquisisce 100 mitqal d’oro, diciannove sono di Dio e e Lui devono essere resi. Vedi anche N. 8,9,42.45 di domande e risposte”. (Bahà’u’Ilàh, Kitáb-i-Aqdas, pag. 50).

ECONOMIA PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE

tassa sull’aumento di ricchezza: “ciò che rimane dopo aver detratto le spese”. Secondo studi effettuati su modelli matematici impostati sulla base di quelli utilizzati da Kalecky si dimostra che il sistema di tassazione tipo Huquq dà i maggiori vantaggi perché produce un frutto i cui benefici ritorneranno agli individui stessi attraverso la loro personale donazione volontaria.

Dal momento che questo sistema non prevede la richiesta del pagamento obbligatorio dell’Huquq, findividuo è libero di versare la somma nel momento e lui più favorevole, rispettando Così uno dei principi classici sostenuti già nel 1776 dal famoso economista Smith e cioè che “ogni imposta deve essere riscossa nel tempo e nel modo in cui è probabile che sia comodo pagarla per il contribuente.”

Questo principio non viene osservato dai governi che devono far fronte alle pressanti e continue esigenze finanziarie della cosa pubblica, generando però allo stesso tempo, scontentezza nel contribuente che si vede perseguitato, e talvolta, multato se non adempie alla condizione prevista per gli imports e per i tempi di pagamento.

È interessante approfondire il sistema impostato da Bahá’u’lláh perché esso può dirsi innovativo: infatti non è modellato sulla base dei sistemi attualmente in uso; inoltre incorpora, riconcilia ed assimila gli elements sani che si possono trovare in ognuno di quests.

11 vantaggio dell’Huquq, rispetto alle tre suddette imposte, rappresenta un minor sacrificio, in quanto solo chi abbia beneficiato di un aumento di ricchezza è chiamato e contribuire alla felicità altrui. È molto importante osservare lo spirito nuovo con cui questa legge viene e stravolgere fintero sistema fiscale coercitivo in essere nel mondo. E interessante menzionare, e questo proposito, l’opinione del celebre economista Keynes sull’accettazione, senza pregiudizi, di idee nuove: “la difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell’evadere dalle vecchie idee, le quali, per coloro che sono stati educati come lo è stata la maggior parte di noi, si ramificano in tutti gli angoli della mente”.

Questo nuovo sistema di tassazione, per equità, prevede anche che qualunque cittadino si trovi, per circostanze accidentali, indipendenti dalla sua volontà, con un reddito iniufficiente e coprire le spese che deve affrontare per vivere, nei limits della moderazione, avrà diritto ad attingere dalle casse dello Stato il denaro che gli manca.

È questo un sistema molto più progredito del concetto di indennità di povertà, disoccupazione o invalidità. Un sistema che richiede tuttavia molta più maturità spirituale e civica di quanto il comune cittadino moderno oggi dimostri.

Le spese che le istituzioni locali dovranno affrontare con le tasse dei propri cittadini saranno tutte locali. Saranno inoltre garantite: fistruzione di tutti i bambini del luogo; le somme spettanti e tutti coloro che, nonostante l’impegno nel lavoro, non abbiano incassato abbastanza per vivere; le somme per il mantenimento degli infermi e degli orfani.

Ancora, saranno garantite le somme per il mantenimento degli handicappati gravi, non abilitati al lavoro; le spese di pubblica sicurezza locale, igiene pubblica

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UN NUOVO ORDINE MONDIALE

locale, bonifiche, investimenti e favore di istituzioni necessarie e garantire un livello dignitoso di vita e tutti i cittadini del luogosO.

11 sistema sanitario, inoltre, non dovrà più essere concentrato in grossi complessi nazionali, ma dovrà essere organizzato localmente, con feliminazione delle mega organizzazioni ad alta entropia e spreco energetico.

Si ritroverà Così un ambiente più confortevole e la figura del buon medico di famiglia8l.

Se alla conclusione di un ciclo amministrativo annuale locale le spese dovessero essere inferiors alle rendite, ciò che resta potrà essere versato alle istituzioni nazionali. II funzionamento è lo stesso già esposto per fistituzione locale. In questo modo sarà possibile aiutare le istituzioni locali che avessero un bilancio negativo.

Di pari passo fistituzione nazionale, alla fine del suo ciclo amministrativo, verserà in surplus allo stato supremo, che, applicherà il medesimo principio e livello mondiale, contribuendo alle istituzioni nazionali in difficoltà.

In questo modo si avrà una maggiore equità nella tassazione delle varie località: quelle più ricche pagheranno più tasse di quelle meno ricche o meno l’Ortunate.

Questo tipo di organizzazione presenta il vantaggio di favorire, e qualunque livello: individuale, locale, nazionale, un’equa distribuzione di protezione di tutti coloro che, pur lavorando con dignità si trovassero nel bisogno, e garanzia dei servizi basilari.

Il mondo futuro quindi non favorirà lo sviluppo di grandi metropoli ad alta entropia, ma darà grande importanza all’economica locale, rendendole uri autonomia maggiore di quella di oggi.

80 . ...nominano tutti insieme un comitato o consiglio di saggi o notabili cui sia devoluto il compito di controllare gli affari comuni; costituiscono altresi una “cassa ruralè” e ne eleggono un segretario che ne sia responsabile. Ii segretario e il consiglio dirigono gli affari dell’intero villaggio.

Alla cassa rurale affluiscono fondi dalle seguenti fonti:

a)decime o tributi versati da ogni abitante del villaggio secondo il sistema di tassazione precedentemente illustrato;

b)tasse sul bestiame, anch’esse proporzionali come le precedenti; c)patrimoni mobili e immobili intestati;

d)oggetti rinvenuti di cui non sia stato rintracciato il proprietario (si suggerisce che la metà del loro valore sia versato nella cassa);

e)una pane dei tesori eventualmente scoperti nel sottosuolo; tuna parte (si suggerisce un terzo) delle rendite delle miniere; g)contribuzioni volontarie o prestiti ottenuti data banca e un giusto interesse. Dalla cassa rurale si prelevano fondi per le seguenti spese:

a)decime o tributi da pagare all’istituzione nazionale sui redditi globali e sul bestiame, secondo il sistema di tassazione precedentemente esposto.

b)somme spettami di diritto e tutti coloro che nonostante l’impegno nel lavoro non abbiano incassato abbastanza per vivere;

c)mantenimento degli infermi; d)mantenimento degli orfani;

e)mantenimento dei sordi, dei ciechi etc.;

f)finanziamento delle istituzioni scolastiche; g)spese di gestione e di pubblica sicurezza (igiene pubblica, bonifiche di paludi o di terreni desertici ecc.)”. (Abdu’1-Bahà, “Star of che West”, Vol. 8, pagg. 228-229).

81. Bahá’u’lláh, “Kitáb-i-Aqdas”, pag. 54.
ECONOMIA PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE

Il sistema sociopolitico Bahá’í prevede anche una trasformazione dei governi nazionali: molte delle prerogative di questi governi saranno volontariamente cedutes2 in parte allo stato supremo ed in parte alle istituzioni locali che, come si è detto, avranno maggiore autonomía, mentre le istituzioni nazionali avranno funzioni organizzative e di coordinamento fra le istituzioni locali, fungendo anche da intermediari tra queste ultime e le istituzioni internazionali descritte negli schemi precedenti.

Non si tratterà di un mondo anonimo e impersonale, in cui il valore dell’individuo può andare perduto nei meandri della burocrazia e della disorganizzazione come oggi invece accade, o bloccarsi nelfomertà e negli interessi precostituiti di gruppi, fazioni, partiti.

Vi saranno invece molte più probabilità che la dignità ed il valore di ciascun individuo siano messi in luce, in un’organizzazione che esprime nel medesimo principio il massimo della centralizzazione ed il massimo della decentralizzazione.

Ogni mese Bahá’í, Entera cittadinanza è invitata ad una riunione nella quale i cittadini sentiranno una dettagliata relazione su ciò che nella località è stato fatto, o non fatto, nel mese precedente, successivamente ognuno di loro potrà liberamente esprimere le proprie opinioni su questioni di interesse comune e offrire i suggerimenti che riterrà utili.

Questi suggerimenti, se accettati dalfintero coniesso o dalla maggioranza, saranno debitamente presentati alle istituzioni locali, che, elette ogni anno da tutti i cittadini, tra tutti i cittadini, senza candidature e propaganda, si pronunceranno in merito ed adotteranno le decisioni opportune83.

82. “È necessario che si evolve una forma di stato-supremo, in favore del quale tutte le nazioni del mondo saranno disposte e cedere ogni diritto di dichiarare guerre, alcuni diritti di tassazione e tutti i diritti d’armamento, eccetto quelli necessari e mantenere l’ordine interno entro i rispettivi confini”. (Shoghi Effendi, “L’Ordine Mondiale di Bahàu’llàh”, peg. 41).

83. a) “L’occasione principale che gli amici hanno per discutere le questioni amministrative è la Festa del Diciannovesimo Giorno, durance il quale i membti dell’Assemblea possono incontrarsi cot coniesso dei credenti, discutere assieme e ]oro le faccende delta Cause e suggerire nuovi metodi e knee di condotta; ma anche allora non bisogna far riferimento e individui”. (Da una lettera del 27 marzo 1938, scritta e nome di Shoghi Effendi e un credence).

b) “Così essi (i membri) devono conferire e consultarsi in tat guise che non sorgano avversioni o dissenii. Durance gli incontri di consultazione ciascuno deve avere piena libertà di esporre le proprie idee e di portame le prove. Chi viene contraddetto non deve esserne turbato, Poiché senza analisi o verifiche dei vari problemi fopinione accettabile non sarà scoperta né compresa. La lace radiosa che scaturisce dallo scontro Belle opinioni è il “faro’che chiarisce i fatti”. (“Bahá’í World Faith”, peg. 406).

c) “La libera e franca consultazione è la base granitica di questo ordine senza eguali”.

(Da una note aggiunta da Shoghi Effendi in calce e una lettera scritta il 28 novembre 1933 e indirizzata all Assemblea Spirituale Nazionale degli Stati Uniti e Canada).

d) “I Bahá’í devono imparare e dimenticare i personalismi e e superare il desiderio - Così naturale - di parteggiare e di lottare per qualcuno. Devono anche imparare e serversi davvero del grande principio delta consultazione. Alla Festa del Diciannovesimo Giorno c’è una pane apposite perché la comunità esprima i propri punti di vista e die suggerimenti all Assemblea . (Shoghi Effendi, da una lettera all’Assemblea Srituale Nazionale d’Austria, 30 giugno 1949).

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UN NUOVO ORDINE MONDIALè

Con questo sistema, e piccoli gruppi, anche nelle grandi città, non solo si eliminerà la burocrazia, i privilegi degli amministratori, i potentati locali collettivi e individuali, ma si incrementerà la partecipazione attiva dei singoli cittadini, che attraverso le loro idee potranno contribuire e risolvere i problemi delta loro località.

Le idee o le proposte di un cittadino una volta accettate delta maggioranza e divenute pubbliche non saranno più di chi le ha esposte, ma dell’intero coniesso.

Questo particolare elimina meriti e demeriti, vittorie e sconfitte, prestigio e disprezzo, potere ed autorità e coloro che hanno appòrtato la proposta, evitando Così la formazione di gruppi vincenti o d’opposizione oggi motto diffusi, estremamente dannosi per una buona politica sociale e favore delle genti.

Mentre sarà possibile attraverso un’opportuna legislazione internazionale, eliminare le differenze economiche fra gli stab, sarà impossibile ottenere questo fine sugli individui, attraverso femanazione di una legge. Non è attraverso la compuliione che potrà essere raggiunta la sottomissione alla legge e la sue applicazione da pane dei cittadini.

La compuliione legislative, cioè obbligare per effetto di una legge i ricchi e limitare le loro ricchezze e favore dei meno abbienti, o i popoli e limitare i loro bisogni e favore di una maggiore equa distribuzione dei beni, potrà solo alimentare quella lotta e quella animosità che sono tanto nocive alfequilibrio e alla pace.

Questo fine potrà essere raggiunto solo mediante la decisione di un’individuale volontaria sottomissione alle leggi, eventi come scopo la redistribuzione equa dei beni e delle ricchezzes4.

84. a) “gli InieInamenti di Bahá’u’lláh invocano la divisione volontaria dei beni, che è cosa più grande del livellamento delle ncchezze, perché il livellamento dev’essere imposto dalfesterno, mentre la divisione è un fatto di libera scelta.

“L’uomo consegue la perfezione mediante buone azioni, liberamente compiute, non compiendo opere buone che gli sono state imposte. E la divisione Belle ricchezze è una giusta azione hberamente scelta: cioè i ncchi devono porgere aiuto ai poveri, spendere le loro sostanze per i poveri, ma per libera scelta e non perché i poveri fabbiano ottenuta mediante la forza. E infatti frutto delta forza sono il subbuglio e la distruzione dell ordtne sociale. AI contrario la divisione volontaria Belle ricchezze, lo spendere liberamente le proprie sostanze, portano agio e pace nella società; illuminano il mondo; conferiscono onere all’umanità”. (‘Abdu’1-Bahá, “Selectioni from che Writings of Abdu’1-Bahà”, Bahà’i World Centre 1978, peg. 115).

b) “Negli Insegnamenti Divini feguaglianza è consentita mediante una pronta disponibilità e dividere. In merito alle ricchezze, è disposto che i ricchi fra la gente e pli aristocratici, di ]oro spontanea volontà e per la propria felicità, si addossino la cure dei poveri. Questa eguaglianza è frutto Belle sublirru qualità e dei nobili attnbuti dell’unità”. (‘Abdu’1-Bahá, “Tavole e O. Swharz”, Stoccatda (Gennania), Febbraio 1920. Citata da E. Lunt in “ che Supreme Affection”, che Bahá’í World, Wilmette, Bahá’í Puòlishing Trust, 1980, 2” ed. Vol. IV, peg. 45).

c) “È mai possibile che, vedendo una creature morire di fame, o priva di tutto, un uomo posse tiposere e vivere e proprio agio nella sue lussuosa case? Chi incontra un essere in rmieria, può godere Belle sue ricchezza? Ecco perché è prescritto delta Religione Divine che i ricchi rinuncino ogni anno e una pane Belle loro ricchezze per il manrenimento dei poveri”. (‘Abdu’1-Bahá, “Le lezioni di San Giovanni d’Acri”, peg. 339).

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ECONOMIA PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE

Nel sistema che andiamo delineando non sarà eliminata la proprietà privata, né la libera iniziativa e neppure la liceità del prestito del denaro e interesses5; anzi Bahá’u’lláh afferma che violare la proprietà altrui è una infrazione della legge spirituale86 e afferma che l’uomo deve porre il proprio ingegno al servizio dell’umanità, perseguendo con dedizione la propria vocazione nel mondo e spendere il proprio denaro, guadagnato con il proprio lavoro, per se, per la propria famiglia e per i propri similig7.

In questo nuovo tipo di cultura, il concetto di proprietà privata viene conservato per i beni di consumo, per i servizi e per i beni necessari ad una vita dignitosa; ma come già detto non per le risorse rinnovabili, le ricchezze dei sottosuoli.

I diritti individuali sono protetti da una legislazione mondiale, ma non più considerati punto esclusivo di riferimento per giudicare la società. La concezione economica ortodossa per cui gli interessi privati di ciascun individuo, quando si sommano fun faltro, servono sempre al bene comune della comunità, viene guardata con molto sospetto.

Infatti Bahá’u’lláh, indica nella legge dell’eredità un sistema per ridistribuire equamente le ricchezzes8.

85. a) “È raro trovare una persona che mostri tale considerazione verso il prossimo, il concittadino o il fratello e che nutra verso di lui una tale sollecitudine, da essere disposto e concedergli un prestito grandioso. E perciò, in pegno di grazia verso gli uomini, abbiamo prescritto che finteresse sul denaro sia considerato come ogni altra traniazione d’affari in use fra gli uomini”. (Bahá’u’lláh, “Tavole di Bahá’u’lláh”, pag. 121).

b) “Così ora che questo luminoso comandamento è disceso dal cielo dalla volontk di Dio, è lecito e corretto prestare denaro e interesse, si che la gente del mondo si dedichi, in spirito di amicizia e fratellanza e con gioia e gaudio, e magnificare il Nome di Colui Che è l’Amato di tutta l’umanitk.

In veritk Egli dispone secondo la Sua scelta: oggi ha legittimato l’interesse sul denaro, come l’aveva dichiarato illecito in passato.

Tuttavia è cosa da praticare con moderazione ed equitk”. (I6idem).

86. “Ciò significa: che niuno dovrebbe entrare nella casa del suo amico tranne che col suo beneplacito, né dovrebbe por mano sui suoi tesori né anteporre la propria volontk e quella del suo amico o cercare in alcun modo di avvantaggiarsi su di lui”. (Bahá’u’lláh, “Le Parole Celate”, dal persiano, n. 43).

87. a) “I migliori degli uomini sono quelli che si guadagnano da vivere col proprio lavoro e spendono i ]oro proventi e beneficio proprio e dei loro simili per amore di Dio, il Signore di tutti i mondi”. (Bahá’u’lláh, “Le Parole Celate”, dal persiano n. 82).

b) “Agli occhi di Dio il più spregevole fra gli uomini è colui che sta pigramente seduto e mendica”. (Bahá’u’lláh, “Tavole di Bahá’u’lláh”, pag. 24).

c) Gli uomini più abbietti sono quelli che non danno aalcun frutto sulla terra. Tali uomini in verità sono considerate fra i morn...”. (Bahá’u’lláh, “Le Parole Celate”, dal persiano n. 81).

88. Bahá’u’lláh, “Kitáb-i-Aqdas”, pag. 27.
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UN NUOVO ORDINE MONDIALE

1 grandi proprietari di aziende dovranno lasciare ai loro dipendenti e alle maestranze che hanno contribuito e creare le loro ricchezze, buona parte del loro patrimonio industriale89.

Questo nuovo modo di vedere feredità mira ad evitare la formazione di monopoli familiari e faccumulo di sostanze ingenti nelle mani di pochi. La consuetudine accettata da molto tempo, dello sfruttamento privato delle proprietà “naturali”, verrà sostituito con il concetto di custodia pubblica; le grandi aziende verranno organizzate in modo democratico e le maestranze ed i dipendenti avranno diritto ad un equo salario90.

L’equità dei salari è certamente un concetto assai importante, tuttavia le aziende oltre e pagare un salario aí dipendenti, nel pieno rispetto delle legislazioni nazionali ed internazionali che saranno emanate, dovranno passare alle maestranze parte degli utili9l e permettere una partecipazione coniultiva nella gestione.

Questo è il miglior sistema pratico per legare il capitale ed il lavoro in una reciproca collaborazione, e nello stesso tempo per impedire che da una parte i proprietari si arricchiscano eccessivamente e danno dei lavoratori come sta accadendo nella società industriale.

89. “Sark promulgata una legge pressappoco cosh che egli (un ricco defunto) deve lasciare alla sua famiglia solo un quarto delle sue proprietà; gli altri tre quarti devono andare alle maestranze che hanno lavorato e creato le sue ricchezze”. (`Abdul’1-Bahà, “ che economic teaching of Abdul’1-Bahà”, “Star of che West”, pag. 1, Vol. VIII, n°1).

90. a) “I lavoratori dovrebbero ricevere salari che assicurino il loro sostentamento e quando cessano di lavorare, e sono divenuti deboli e incapaci, dovrebbero ricevere pensioni adeguate. I salari dovrebbero essere tali da soddisfare i lavoratori, Cosìcchè essi siano in grado di risparmiare parte dei guadagni per i periodi di necessità e per quando sark loro impossibile lavorare”. (‘Abdu’1-Bahà, “Le lezioni di San Giovanni d’Acri” pag. 337).

b) “Ad esempio, produttori e industriali accumulano ricchezze ogni giorno, mentre poveri artigiani non guadagnano nemmeno il pane quotidiano; questo è il colmo dell’iniquitk, e nessuna persona di animo giusto può ammetterlo. Perciò, leggi e regolamenti dovrebbero stabilire quanto permetterebbe agli operai di ricevere dal proprietario della fabbrica sia adeguati salari sia una parte degli utili, nella misura di un quarto o un quinto secondo le necessitk dell’impresa; oppure, in qualche altro modo, operai e dirigenti dovrebbero ripartire uguahnente gli utili e i vantaggi”. (‘Abdu’1-Bahá, “Le lezioni di San Giovanni d’Acri”, pag. 336).

91. “Ogni fabbrica che abbia diecimila azioni ne dark duemila ai dipendenti intestandole e loro nome, sl che le possano tenere: il resto rimarrk ai capitalisti. Poi alla fine del mese o dell’anno tutto il guadagno, dopo averne detratto le spese e i salari, sark diviso fra tutu secondo il numero delle azioni”. (‘Abdu’1-Bahà, “Foundationi of World Unity”, pag. 43; “Star of che West”, pag. 231, Vol. 8; “Le lezioni di San Giovanni d’Acri”, pagg. 334-340).

ECONOMIA PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE

In questo modo il concetto della collaborazione sostituirà quello della competizione o della lotta su quel rapporto capitale-lavoro, che nella storia ha provocato sofferenze e lacerazioni sociali92.

Ogni eventuale divergenza non sarà più affrontata facendo ricorso e sindacati, che sono sempre organizzazioni di parte influenzate dal partiti, né e scioperi o serrate non certo concilianti, ma mediante un accordo diretto fra le parti interessate, senza intermediari, o mediante gli organi esecutivi e legali che redimeranno la questione attraverso una procedura arbitrale, alla quale i contendenti dovranno attenersi93.

Sarebbe utopistico pensare però che la meta della giustizia sociale possa essere raggiunta rapidamente o facilmente; occorrerà prima un processo di educazione e

92. a) “Dio non è parziale e non fa personalismi. Egli ha provveduto e tutti: il raccolto è per tutti; la pioggia cade per tutti e il calore del sole è destinato e riscaldare tutti ...

...abitiamo tutti sul pianeta; in realtà siamo un’unica famiglia e ciascuno di not ne è membro...

Dobbiamo vivvere tutti nella massima felicità e conforto sotto una legge e un governo giusti che siano conformi al beneplacito di Dio, che ci faccia felici, perché questa vita è breve”. (‘Abdu’1-Bahá, “Foundation of World Unity”, pag. 41).

b) “Benché la società non sia altro che una famiglia, tuttavia per mancanza di rapporti armoniosi alcuni membri stanno bene e altri versano nella miseria più nera; alcuni sono sazi, altri affamati; alcuni indossano costose vesti, altri non hanno né cibo né dimore. Perché?Perché in questa famiglia mancano la reciprocità e la simmetria necessarie; questa famiglia non è ben organizzata, non vive sotto una legge perfetta. Tutte le sue leggi non sono in grado di assicurare la felicità. È dunque necessario dare una legge grazie alla quale tutti i suoi membri godano di pari benessere e felicità”. (Ivi, pagg. 38-39).

c) “Non ci si deve gloriare di amare la propria patria ma piuttosto di amare il mondo intero. La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini”. (Bahà’dllàh”Tavole di Bahá’u’lláh” pag. 150).

93. a) “Mi avete interrogato in merito agli scioperi. Si tratta di un problema che è, e sarà ancora per molto tempo, causa di gravi difficoltà. Gli scioperi sono dovuti e due cause. L’una è festrema scaltrezza e la rapacità dei capitalisti e dei produttori e faltra, gli eccessi, favidità e fastio dei lavoratori e degli artigiani. È quindi necessario porre rimedio alle due cause.

Ma la ragione principale di queste difficoltà è data dalle leggi della civiltà attuale, perché esse consentono e un piccolo numero di individui di aecumulare immense ricchezze, che sono molto superiori alle loro necessità, mentre la maggior parte rimane in strettezze, e anche nella più grande miseria. Il che è fopposto della giustizia”. (‘Abdu’1-Bahà, “Le lezioni di San Giovanni d’Acri” pag. 334).

b) “Ma i diritti reciproci di ambedue le partí dovrebbero essere fissati da leggi giuste e imparziali. In caso di trasgressione di una delle due parti, le cord di giustizia dovrebbero giudicare, e porte fine all’ingiustizia con sanzioni e anunende; l’Ordine verrebbe Così ristabilito, e le difficoltà regolate. 11 ricorso alla magistratura per quanto riguarda vertenze fra datori di lavoro e lavoratori è legale”. (Ibidem).

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UN NUOVO ORDINE MONa~

maturazione individuale e collettivo e forse il timore di altre conflagrazioni mondiali favorirà l’accettazione di questo nuovo modello mondiale94.

Questa situazione, non si determinerà miracolosamente, ma solo in seguito agli sforzi consapevolmente compiuti dall’umanità in questa direzione. Essa sarà il frutto di una lunga e sicuramente faticosa evoluzione, il cui inizio potrebbe coincidere con quel momento in cui molti si accorgeranno dei vantaggi che tutti trarranno, anche in quei termini egoistici cui oggi siamo abituati ed ai quali non ci risolviamo e rinunciare, dal favorire lo sviluppo economico e sociale di altri popoli meno l’Ortunati. È prevedibile che i vantaggi che da tale comportamento scaturiranno saranno tall e tanti che il corso delle vicende umane subirà una grande svolta e che lo sviluppo sociale ed economico, che oggi e molti pare di essere giunto e un punto morto e richiede nuove vie e metodi, riprenderà celermente il suo progresso lungo una direttiva positiva.

Una direzione nella quale le diverse posizioni delle persone e le differenze permangono, ma nella quale nessuno viva in condizioni di inaccettabile eccesso nella ricchezza e di intollerabile miseria come accade ora95; una società nella quale fonore e la dignità della creatura umana siano sempre e comunque rispettati, indipendentemente dalla posi

94. “Un’avversità prolungata, mondiale affliggente, unita al caos e alla distruzione generale, sconvolgerà le nazioni, rimesterà la coscienza del mondo, disingannerà le masse, porterà un cambiamento radicale nel concetto di società e fonderà alla fine le membra disgiunte e sanguinanti del genere umano in un corpo unico, organicamente unito e indivisibile. Alle linee general, alle implicazioni e alle caratteristiche di questa confederazione mondiale, destinata ad emergere, prima o poi, dalla strage, dall’angoscia e dalla devastazione di questo grande sconvolgimento mondiale, ho già accennato nelle mie precedenti comunicazioni. Basti dire che questo coronamento sarà, per sua natura, un processo graduale e, come Bahá’u’lláh stesso ha previsto, porterà da prima alfinstaurazione di quella Pace Minore che le nazioni della terra, ancora ignare della Sua Rivelazione, ma tuttavia attuando involontariamente i principi general che Egli ha annunciato, initaureranno esse stesse. e quesl’importante e storico passo, che implica la ricostruzione del genere umano, come risultato del riconoscimento universale della sua unità e integrità seguirà la spiritualizzazione delle masse, conseguente al riconoscimento delle caratteristiche e all’accettazione dei diritti della Fede di Bahá’u’lláh -condizione essenziale per la fusione finale di tutte le razze, i credi, le classi e le nazioni, che segnerà la nascita del Suo Nuovo Ordine Mondiale”. (Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”, pag. 66).

95. a) “Norme e leggi dovrebbero venire stabilite per regolare le eccessive ricchezze di alcuni privati e limitare la miseria di milioni di poveri che formano la massa: si otterrebbe Così un moderato equilibrio”. (Abdu’1-Bahà, “Le Lezioni di San Giovanni d’Acri”, pag. 335).

b) “Comunque fuguaglianza assoluta è impossibile, perché fVguaglianza assoluta nelle ricchezze, negli onori, nel commercio, nell’agricoltura e nell’industria porterebbe e una mancanza di agi allo scoraggiamento, alta disor~one dei mezzi di esistenza, sarebbe contraria al benessere generale e l’Ordine della comunità andrebbe completaniente disttuao. Così vi è una grande saggezza nel fatto che fuguaglianza non sia imposta per legge; è perciò preferibile che lo spirito di moderazione compia H suo lavoro. In punto prmcipale sta nell’impedire, per mezzo dileggi e di regolantenti, la fon:nezione di eccessive riochezze dei singoli, e nel tutelare i bfsogni essenziali delle masse”. (‘Abdu’1-Bahá, “Le 1ezioni di San Giovanni d’Acri”, pag. 336).

c) “Che fossero emanate leggi per permettessero moderati profitti ai datori di lavoro e consentissero ai lavoraW i mezzi necessari alfesistenza e alla sicurezza dell’avvenire”. (‘Abdu’1-Bahá,’Le Lezioni di San GioVaHffl d’Acri”, pag. 336).

ECONOMIA PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE

zione socialmente occupata e dal prestigio economico posseduto. Una direzione nella quale il lavoro, vada inteso come servizio e come alto di culto96. Un nuovo modo, nel quale ciò che conta non è ciò che l’uomo fa, ma lo spirito e fintento con cui lo fa.

Alla luce dello scopo per cui è stato creato, per l’uomo lavorare è un modo irrinunciabile di contribuire personalmente al benessere e al progresso della società, un lavoro però che oltre e sviluppare le proprie potenzialità utilizzi un tipo di tecnologia che permetta di far evolvere gli aspetti critici sia in senso termodinamico sia metafíSiC097. Quindi ricchezza e povertà, purchè contenute nei limiti accettabili della moderazione, appaiono come un’inevitabile conseguenza delle vicende della vita e della diversità di capacità, doti e talenti esistenti fra gli uomini, ma con l’abolizione degli estremi e Festeniione e tutti gli uomini di un accettabile livello di vita9s.

96. “S’ingiunge e ciascuno di Yoi di dedicarsi e una forma di occupazione, come mestieri, commerci e simili. Ci siano degnati d’innalzare il vostro impegno nel lavoro al rango dell’adorazione e Dio, fUnico Vero”. (Bahá’u’lláh’Tavole di Bahá’u’lláh”, pag. 24).

97. “In riferimento al comando di Bahá’u’lláh, concernente I’impegno dei credenti in qualche professione: gli Insegnamenti sono molto netti in questa materia, particolarmente faffermazione dell’Aqdas che stabilisce con chiarezza che non possa aver posto nel nuovo Ordine Mondiale la gente oziosa, priva dal desiderio di lavorare. Come corollario di questo principio, Bahá’u’lláh stabilisce anche che la condizione di mendicante deve non soltanto essere scoraggiata, ma interamente cancellata dalla faccia della terra. È dovere di coloro che hanno la responsabilità dell’organizzazione sociale offrire ad ogni individuo fopportunità di acquistare le disposizioni necessarie per qualche professione ed in piri i mezzi necessari per utilizzare tali disposizioni, sia per la cosa in se stessa sia per il fatto che ognuno si procun i mezzi per il suo sostentamento.

Ogni individuo, non importa quanto ostacolato o limitato egli sia, è obbligato ad impegnarsi in qualche lavoro o professione, perché il lavoro, soprattutto quando viene eseguito in uno spirito di servizio, è in conformità agli ordini di Bahá’u’lláh.

Ciò ha non soltanto uno scopo utilitaristico, ma anche un valore in se stesso, perché ci ports più vicino e Dio e ci rende capaci di realizzare meglio il Suo scopo per not in questo mondo. È ovvio quindi che fereditare ricchezze non può esimere nessuno dal lavoro quotidiano”. (Shoghi Effendi, “Principi di Anmùnistrazione Bahá’í “, pag. 8).

98. a) “I migliori degli uomini sono quelli che si guadagnano da vivere col proprio lavoro e spendono i loro proventi e beneficio proprio e dei loro simiH per amore di Dio, il Signore di tutti i month”. (Bahá’u’lláh, “Le Parole Celate”, dal persiano n. 82).

b) “Agli occhi di Dio il più spregevole fra gli uomini 8 colui che sta pigramente seduto e mendica”. (Bahá’u’lláh, “Tavole di Bahá’u’lláh”, pag. 24).

c) “Gli uomini più abbietti sono quelli che non danno alcun frutto sulla terra. Tali uonvni in verità sono considerati

fra i morn “. (Bahá’u’lláh:’Le Parole Celate”, dal persiano n. 81).

d) “Il rimedio però deVessere applicato con molta perizia; esso non può essere effettuato apportando fassoluta uguaglianza fra gli uomini .... Anche se l’uguaglianza si potesse attuare, non sarebbe duratura e se la sua esistenza fosse possibile, fintero ordine mondiale sarebbe distrutto. La legge e l’Ordine dovranno sempre esistere nel mondo dell’umanità. Il cielo ha Così decretato alla creazione dell’uomo.

“Alcuni uomini sono colmi di talento, altri ne possiedono una misura normale, mentre altri ancora sono privi d’intelletto. Com’è possibile considerare la saggezza identica alla stoltezza? Vumanità è come un esercito; abbisogna di generaf, di capitani, di sottufficiali di vario rango e di soldati, ognuno con le sue maniioni ban atuibuite. I gradi sono necessari per assicurare un’annninistrazione ordinata. Un esercito non può essere costituito soltanto di generaf, di capitani o di semplici soldati, senza l’autorità di qualcuno. Il risultato sicuro di un tale piano sarebbe rl disordine e la demoralizzazione che simpossesserebbero dell’intero esercito”. (‘Abdu’1-Bahá, “La Saggezza di Abdu’1-Bahà”, pagg. 187-188).

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L’unità è quindi la direzione positiva che Bahá’u’lláh ha indicato al mondo, e fwa. zionerà solo se applicheremo i principi della diversità (unità nella diversità), della interdipendenza (unità nelfinterdipendenza), della decentralizzazione (unità neIla decentralizzazione) e della metafisica (unità fra scienza e religiosità).

Ridefinendo su basi radicalmente nuove il rapporto dell’umanità con il resto della creazione possiamo citare la frase di Bahá’u’lláh: “La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini”99.

L’accettazione fòrmale di quests verità non sarà sufficiente senza un nostro impegno continuo e costante per la sua applicazione nella vita individuale, nella società e nelle istituzioni.

È una individuale e collettiva responsabilità. La responsabilità, e sua volta, è lo stadio preliminare verso la consapevolezza e verso una coscienza generale di illuminazione spirituale.

Dobbiamo renderci conto che se si esalta il ritmo materiale della vita, si degrada lo sviluppo spirituale.

Si deve riconoscere che nel processo evolutivo dell’umanità lo sviluppo sociale e quello spirituale hanno seguito percorsi opposti.

Questi percorsi potranno cominciare e convergere solo quando l’uomo abbandonerà il suo desiderio personale e collettivo di dominio e prenderà consapevolezza che soltanto l’accettazione incondizionata dal principio dell’unità dal genera umano porterà l’armonia.

È necessario quindi ribadire che nel campo della storia, fipotesi di una direzionalità sottostante allo sviluppo storico dall’età della pietra alla società moderna, dai microsistemi ai macrosistemi, dal passaggio di società nomadi alle città stato, principati, monarchie, stati-nazioni colonizzatori, stati-nazioni specializzati, stati-nazioni dipendenti, nazioni libere, nazioni sovrane, attraverso epoche cruciali, indica chiaramente che il futuro sarà organizzato con macrosistemi sempre più complessi 110.

In termini spirituali questa interpretazione dell’evoluzione storica dell’umanità può essere chiamata il grande piano di Dio per feducazione dell’umanità.

È quindi chiaro che non è attraverso la ricostituzione di forma politiche precedenti o sistemi economici già usati, che il mondo riuscirà e passare fattuale strozzatura, ma solo attraverso l’adozione di nuove dottrine sociali e spirituali adeguate al divenire.

È quindi da una prospettiva spirituale che nasce il concetto di un nuovo ordine mondiale. Non è certo con l’imposizione di nuove leggi economiche, sociali, o negoziazioni politiche fra stati o presidenti di repubbliche, o accordi fra monarchi e parlamenti di stati

99. “Non ci si deve gloriate di amare la propria patria ma piuttosto di amare il mondo intero. La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini”. (Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 150).

100. “Questo principio rappresenta il coronamento dell’evoluzione umana, un’evoluzione che ha visto i suoi primordi nella nascita delli famiglia, ha avuto il suo successivo sviluppo nel conseguimento delli solidarietà ttilBk, ha poi condotto al costituirsi delli città-stato ed è più tarsi sfociato nella istituzione di nazioni indipeadesCi:e sovrane”.(Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”, pag. 39).

ECONOMIA PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE

potenti o non, che elimineremo i pregiudizi e le barriere di razza, di fede, di storia, di cultura, di potere. Beni1 attraverso un nuovo processo che richiede l’accettazione volontaria ed incondizionata del principio spirituale dell’unità del genere umano: esiste una sola specie umana, l’umanità, benché infinitamente diversificata negli aspetti secondari della vita.

A1 volgere del ventesimo secolo, non è più possibile credere ancora che le concezioni dello sviluppo sociale ed economico alle quali la visione materialistica della vita ha dato origine siano in grado di rispondere ai bisogni dell’umanità. Le ottimistiche previsioni sui cambiamenti che esse avrebbero dovuto produrre sono sfumate nel crescente abisso che separa il livello di vita di un’esigua minoranza, che va relativamente restringendosi, dalla povertà che affligge la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Questa crisi economica senza precedenti, assieme al dissesto sociale che ha contribuito e generare, rispecchia un grave errore concettuale della natura umana. Infatti il livello della risposta suscitata negli esseri umani dagli incentivi dell’ordine prevalente non solo non sono sufficienti, ma sembrano iniignificanti di fronte agli eventi mondiali. Questo dimostra che, se lo sviluppo della società non troverà uno scopo che trascenda il puro e semplice miglioramento delle condizioni materiali, non si riuscirà e raggiungere neppure queste mete. Quello scopo deve essere ricercato in dimensioni e motivazioni spirituali della vita che trascendono un panorama economico in continua trasformazionel0t.

Le leggi e i principi di Bahá’u’lláh, danno una risposta ai problemi fondamentali che ogni cultura nel corso della storia ha dovuto affrontare, vista alla luce dell’equilibrio e della moderazione che rappresentano un elemento essenziale dell’esistenzal02.

Gli scritti Bahá’í invitano l’uomo ad una visione globale e spirituale della vita, intendendo per spiritualità l’impegno sociale e morale atto e creare giustizia, armonia e unità fra i popoli.

È possibile per l’uomo ottenere l’equilibrio fra aspetti materiali e spirituali, mediante lo sforzo costante di trasformare in realtà quotidiana le virtù.

11 riassetto dell’economia sociale potrà conseguirsi mediante misure che non solo tengono conto dei purl e semplici aspetti tecnici del problema, ma si integrino in una

101. “Al volgere del ventesimo secolo, non è più possibile credere ancora che le concezioni dello sviluppo sociale ed economico alle quali la visione materialistica della vita ha dato origine siano in grado di rispondere ai bisogni dell’umanità. Le ottimistiche previsioni sui cambiamenti che esse avrebbero dovuto produrre sono sfumate nel crescente abisso che separa il livello di vita di un esigua minoranza, che va relativamente restringendosi, dalla povertà che affligge la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Questa crisi economica senza procedenti, assieme al dissesto sociale che ha contribuito e generare, rispecchia un grave errore concettuale sulla natura umana. Infatti il livello della risposta suscitata negli esseri umani dagli incentivi dell’ordine prevalente non solo non sono sufficienti, ma sembrano iniignificanti di fronte agli eventi mondiali. Questo dimostra che, se lo sviluppo della società non troverà uno scopo che trascenda il puro e semplice miglioramento delle condizioni materiali, non si riuscirà e raggiungere neppure queste mete. Quello scopo deve essere ricercato in dimensioni e motivazioni spirituali della vita che trascendono un panorama economico in continua trasformazione”.(Casa Universale di Giustizia - Office of Puòlic Information - Bahá’í International Community, “La prosperità del genere umano “).

102. “In tutte le faccende occorre moderazione; qualsiasi cosa, portata agli accessi, si dimostra fonte di malanni. Pensa alla civiltà dell’occidente, come ha scosso e allarmato i popoli del mondo”.(Bahà’u’lMh, “Tavole di Bahá’u’lláh”, pag. 64).

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visione ben precisa della vita interiore dell’individuo, della vita sociale e politica delle comunità locali e nazionali: la meta sarà la prosperità del genere umano.

È infatti dall’applicazione di molts insegnamenti riguardanti l’intera realtà dell’uomo che potrà scaturire un nuovo ordine mondiale nel quale anche i problemi economics troveranno soluzione. Alla base di questo riassetto c’è quindi un nuovo concetto di educazione, che ai fini del conseguimento di una ideale maturità economica, indispensabile alla risoluzione degli attuali problemi, deve comprendere finsegnamento legale e spirituale dell’amore e altruismo, dell’onestà, della fidatezza, della lealtà, del distacco, della moderazione, della saggezza, della generosità, della parsimonia, dell’indipendenza, della giustizia, non come derivata di uno spirito punitivo, beni1 come unico mezzo per conseguire l’unità ed il benessere della maggioranza dell’umanità103.

Nella creazione vi sono leggi che è indispensabile conoscere ed applicare. Fra queste eccelle quella dell’amore. L’amore non è antropico.

È un atto di affidamento supremo al processo del divenire; questo è il motivo per cui la forma più elevata di amore è il sacrificio di se stessi, la disponibilità alla rinuncia, anche alla rinuncia della propria vita, se necessario, per proteggere la vita stessa.

L’amore è un forza dolce e delicata che trasmette una seniazione di totale consapevolezza ed integrazione con il ritmo universale che è il processo del divenire.

Esso riconosce fesistenza di un disegno superiore anche se rimane ascosa la realtà che esso nasconde.

È al contempo una dichiarazione di fede consapevole ed un atto di dedizione al fluire ritmico dell’evoluzione.

L’amore, allora, diviene un’esperienza che dà senso e piacere alla vita, e la nostra presenza individuale deve essere coerente col processo del divenirell4.

Conservare nel modo migliore possibile la dotazione di risorse che ci è stata lasciata, rispettare nel modo migliore ed accettare il ritmo naturale che governa Vevo

103. “Che non vi siano dubbi riguardo allo scopo animatore della Legge mondiale di Bahá’u’lláh. Lungi dal mirare allo sconvolgimento delle attuali fondamenta della società, essa cerca anzi di ampliarne le bass, di rimodellarne le istituzioni in maniera coniona ai bisogni di questo mondo in continuo mutamento. La Sua Legge non si pone in conflitto con alcun tipo di legittima fedeltà, né intende scalzare alcuna sostanziale forma di lealtà; non 8 suo scopo quello di estinguere nel cuore dell’uomo la fianuna di un intelligente patriottismo, né di sopprimere il sistema delle autonomie nazionali così necessario ad evitare i mall di un eccessivo accentramento. Né esa trascura, o s’attenta di sopprimere le differenze di origine etica, di clima, storia, lingua e tradizioni, di pensiero e costumi, che diversificano i vari popoli e nazioni del mondo; invita piuttosto e una lealtà più ampia, e un aspirazione pitl grandiosa di qualsiasi altra che abbia mai animato la razza umana; iniiste sulla subordinazione delle spinte e degli interessi nazionali alle impellenti esigenze dell’unità del mondo; rigetta da un lato l’eccessivo accentramento e ripudia dall’altro tutti i tentativi volti verso funiformità. La sua payola d’ordine 8 unità nella diversità”. (Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni “, pag. 37).

104. “O amico! Nel giardino del tuo cuore non piantare altro che la rosa dell’amore...’(Bahá’u’lláh, “Le Parole Celate”, dal persiano, n. 3).

ECONOMIA PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE

luzionelo5, mettere i nostri talenti e servizio degli altri, educare se stessi alla visione di un nuovo ordine mondiale, basato sulla giustizia primal06 e sull’economia poi, significa esprimere il nostro amore per ogni forma di vita che ci ha preceduti e per ogni forma di vita che seguirà.

Essere consapevoli di questa duplice responsabilità costituisce il primo stadio verso la trasformazione da un “sistema di colonizzazione” ad un “sistema di collaborazione” 107.

1 protagonisti, ai quali questa sfida responsabile è rivolta, sono tutti gli abitanti del pianeta: il genere umano nel suo complesso, i membri delle istituzioni di governo e tutti i livelli, coloro che operano negli organismi di coordinamento internazionale, gli scienziati ed i pensatori social, tutte le persone dotate di talento artistico, tutti coloro che hanno accesso ai mezzi di comunicazione, i leaders degli organismi non governativi e soprattutto la gente della strada, di tutte le strade del mondo, di quelle strade popolate da miriadi di genti diverse che sono la maggioranza dell’umanità. e tutti loro, ed e voi che leggete, questa sfida responsabile è rivolta.

Noi siamo i custodi del mondo.

“La terra è un pugno di polvere, fate che vi regni l’armonia”.

105. “Sceghere questa rotta non significa negare il passato dell’umanità: significa comprenderlo. La Fede Bahà considera l’attuale confusione un atto nel mondo e le disastrose condizioni delle faccende umane come una fase naturale di un processo organico irresistibilmente diretto alla finale unificazione dell’umanità in un unico ordine sociale i cui confini saranno quelli stessi del pianeta. La razza umana, che come unità distinta e organica è trascorsa attraverso stadi di evoluzione analoghi e quelli dell’infanzia e della fanciullezza nella vita degliindividui, si trova ora nel periodo culminante della sua turbolenta adolescenza e s’avvicina e quel periodo, Così e lungo atteso, che coincide con la maggiore età.

“Riconoscere francamente che i pregiudizi, le guerre e lo sfruttamento sono stati l’espressione di stadi immaturi in un ampio processo storico e che oggi la razza umana sta sperimentando l’inevitabile tumulto legato al suo pervenire collettivo alla maggior età, non offre ragioni per disperarsi anzi è motivo indispensabile per intraprendere la mirabile impresa ed edificare un mondo pacifico. La realizzabilità di tale impresa, l’esistenza delle necessarie energie costruttive e la possibilità di erigere structure social unificatrici sono i term che vi sollecitiamo e prendere in esame”. (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”. pag. 6).

106. “La preparazione delle basi di una civiltà globale richiede la creazione di leggi e istituzioni che abbiano carattere e autorità universale. L’impresa potrà avere inizio solo quando il concettto dell’unità del genere umano sia stato integralmente accettato.

La giustizia è l’unica forza che possa trasformare la consapevolezza dell’albeggiante unità dei genere umano in una volontà collettiva grazie alla quale le necessarie structure della vita di una comunità globale possano essere fiduciosamente erette. Un’era che vede i popoli del mondo ottenere sempre più facilmente accesso aogni genere diinformazione e e una grande varietà di idee vedr3 anche la giustizia affermarsi come principio dominance di una proficua organizzazione sociale. Sempre più spesso, le proposte intese allo sviluppo de] pianeta dovranno sottoporsi alla schietta luce degli standard che la giustizia esige”. (Casa Universale di Giustizia, Office of Puòlic Information, “La prosperità del genere umano”).

107. “Da un lato, uomini di tutte le nazioni proclamano non solo la loro disposizione, ma anche la loro brama di pace e armonia e di porre fine alle strazianti inquietudini che aflliggono l’esistenza quotidiana D’altro lato tuttavia, si sanziona in modo acritico l’asserzione secondo cui l’essere umano, inguaribilmente egoista e aggressivo, è incapace di edificare un sistema sociale ad un tempo progressivo e pacifico, dinarnico e armonioso un sistema che pur favorendo la creatività e lo spirito di iniziativa dell’individuo, si fondi sulla cooperazione e sulla reciprocità”. (Casa Universale di Giustizia, Messaggio del 24 ottobre 1985).

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BiograBa dell’autore

Giuseppe Robiati nasce all’Asmara in Africa nel 1947. Trascorre la sua gioventù in Etiopia trasferendosi poi in Italia per proseguire gli studi laureandosi al Politecnico di Milano in Ingegneria. Passa molti anni della sua vita professionale in America del Sud, Stati Uniti, Africa, Asia, Australia, dove ha modo di osservare il mondo particolarmente nel campo economico. Attualmente vive e Milano e ricopre cariche manageriali in diverse società industriali. È membro attivo della Comunità Internazionale Bahà’f affiliata alle Nazioni Unite, membro fondatore dell’EBBF - European Bahà’f Business L’Orum.

L’analisi acuta della Storia e dell’Economia del mondo dimostra, alla luce dei principi scientifici, che un nuovo ordine mondiale è non solo possibile ma è inevitabile, per il futuro del pianeta.

Storia, economia, energia, entropia, fede sono le tappe che fautore fa percorrere al lettore per portarlo al concetto dell’Unità Mondiale.

Bibliografia

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J.M.S. KEYNES, La teoria generale dell’occupazione interesse e moneta, 1936.

Indice
Prefazione
pag. 9
Introduzione pag.ll
Cap. I “I1 punto” pag. 13
Cap. II “Storia ed evoluzione” pag. 17
Cap. I1I “Il vecchio ordine mondiale” pag. 25
Cap. IV “Economia, energia, entropia” pag. 35
Cap. V “ Ueconomia per una nuova era” pag. 41
Cap. VI “Un nuovo ordine mondiale” pag. 53
Biografia dell’autore pag. 87
Bibliografia pag. 89

1 (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”, pag. 1).

2 Bahá’u’lláh: Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 150.
3 Ivi, pag. 147.

4 Ha scritto Bahá’u’lláh più di un secolo fa: “il benessere dell’umanità, la sua pace e sicurezza sono irraggiungibili a meno che e fino a quando non sia fermamente stabilita la sua unità”. Nell’osservare che l’intero genere umano geme e muore dal desiderio d’essere guidato all’unità e di por fine al suo plurisecolare martirio”, Shoghi Effendi prosegue commentando che: “L’unificazione dell’intera umanità è il contrassegno dello stadio che la società umana sta ora per raggiungere. L’unità familiare, l’unità delle tribù, delle città-stato e della nazione sono state l’una dopo l’altra tentate e pienamente conseguite. L’unità del mondo è la meta per la quale quest’afflitta umanità sta lottando. II periodo della fondazione delle nazioni è ormai terminato e sta giungendo al suo culmine l’anarchia inerente alle sovranità nazionali. Questo mondo in crescita verso la maturità deve abbandonare un tale feticcio, riconoscere l’unicità e l’organicità delle relazioni umane e instaurare una volta per sempre il meccanismo che meglio potrà incarnare tale fondamentale principio della sua vita”. (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”, pagg. 27-28).

5 Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale” pagg. 14-15.

6 Shoghi Effendi: “L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh’, pag. 207.

7 “L’uomo è il talismano supremo. La mancanza di un’adeguata educazione l’ha però privato di ciò che inerentemente possiede... Considera l’uomo come una numera ricca di gemme di inestimabile valore, soltanto l’educazione può rivelarne i tesori e permettere all’umanità di goderne”. (Bahá’u’lláh, “Tavole di Bahá’u’lláh”, pagg. 145-146).

8 ‘Abdu’1-Bahá, “ The Promulgation of Universal Peace”, pag. 217

9 ‘Abdu’1-Bahá “Tavole a un credente - 4.10.1912”, Star of che West, Vol. 19, n. 11, pag. 346.

10 Casa Universale di Giustizia, “ La promessa della Pace Mondiale”, pag. 3

11 Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”, pag. 6

12 Ivi, pag. 21.
13 Ivi, pag. 28.

14 “Presto il presente Ordine sarà chiuso e uno nuovo sarà aperto in sua vece. Invero, il tuo Signore dice la verità ed è il Conoscitore delle cose invisibili”. “Per Me Stesso”, asserisce solennemente, “s’avvicina il giorno in cui Noi abrogheremo l’Ordine del mondo e tutto ciò che esso contiene dispiegando un nuovo Ordine in sua vece. Egli ha, invero, potere sopra tutte le cose”. “L’equilibrio del mondo” Egli spiega, “è stato sconvolto dalla vibrante influenza di questo grandioso, di questo nuovo Ordine Mondiale. La vita ordinata dell’umanità è stata rivoluzionata dall’azione di questo sistema unico e meraviglioso di cui occhio morale non ha mai visto l’eguale”. “Si possono già scorgere”, così ammonisce i popoli del mondo, “i segni di imminenti agitazioni e di caos, dacché l’Ordine prevalente appare deplorevolmente difettoso”. (Bahá’u’lláh, citato in “Appello alle Nazioni” di Shoghi Effendi, pag. 52).

15 “È giunto il momento in cui i predicatori dei dogmi del materialismo sia in Occidente che in Oriente, sia del mondo capitalista che di quello socialista, rendano conto della guida morale che hanno preteso di esercitare. Dove è il `nuovo mondo’ promesso da queste ideologie? Dove la pace internazionale ai cui ideali esse hanno proclamato di dedicarsi? E l’accesso alle conquiste culturali procacciate dall’esaltazione di questa razza o di quella nazione o di quella particolare classe sociale? Perché la vasta maggioranza dei popoli del mondo affondano sempre più cupamente negli abissi della fame e della sventura mentre smisurate ricchezze, quali né i Faraoni né i Cesari e nemmeno le potenze imperialistiche del secolo scorso poterono mai sognare, sono a disposizione degli odierni arbitri delle faccende umane?” (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”, pag. 12).

16 “O figlio dello Spirito! Ti ho creato nobile, eppure ti sei degradato. Assurgi dunque e ciò per cui fosti creato”. “O figlio dell’uomo! Sull’albero della fulgida gloria ho appeso per te i frutti più scelti; perché dunque ti sei allontanato, pago di ciò che è meno buono? Ritorna a ciò che è meglio per lo nell’eccelso reame.” (Bahá’u’lláh,’Le Parole Celate”, dall’arabo n. 22, 21).

17 Il punto principale sta nell’impedire, per mezzo di leggi e di regolamenti, la formazione di eccessive ricchezze dei singoli, e nel tutelare i bisogni essenziali delle masse. (`Abdu’1-Bahá, “Le Lezioni di San Giovanni d’Acri”, pag. 336).

Il coraggio, la determinazione, la purezza delle motivazioni, l’altruistico reciproco amore dei popoli: tutte le qualità spirituali e morali necessarie a compiere questo rilevante passo in direzione della pace sono concentrate sulla volontà di agire. E perché si desti questa volontà bisogna prestare la più sena attenzione alla realtà dell’uomo, ossia al suo pensiero. (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale” pag. 24).

18 Ha scritto Bahá'u'lláh più di un secolo fa: “Il benessere dell’umanità, la sua pace e sicurezza sono irraggiungibili a meno che fino a quando non sia fermamente stabilita la sua unità”. Nell’osservare che l’intero genere umano geme e muore dal desiderio d’essere guidato all’unità e di por fine al suo plurisecolare martirio”, Shoghi Effendi prosegue commentando che: “L’unificazione dell’intera umanità è il contrassegno dello stadio che la società umana sta per raggiungere. L’unità familiare, l’unità delle tribù, delle città-stato e della nazione sono state l’una dopo l’altra tentate e pienamente conseguite. L’unità del mondo è la meta per la quale quest’afflitta umanità sta lottando. Il periodo della fondazione delle nazioni è ormai terminato e sta giungendo al suo culmine l’anarchia inerente alle sovranità nazionali. Questo mondo in crescita verso la maturità deve abbandonare un tale feticcio, riconoscere l’unicità e l’organicità delle relazioni umane e instaurare una volta per sempre il meccanismo che meglio potrà incarnare tale fondamentale principio della sua vita” (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale” pagg. 27-28).

19 “È giunto il momento in cui i predicatori dei dogmi del materialismo, sia in Occidente che in Oriente, sia del mondo capitalista che di quello socialista, rendano conto della guida morale che hanno preteso di esercitare. Dov’è il “nuovo mondo” promesso da queste ideologie? Dove la pace internazionale ai cui ideali esse hanno proclamato di dedicarsi? E l’accesso alle conquiste culturali procacciate dall’esaltazione di questa razza o di quella nazione o di quella particolare classe sociale? Perché la vasta maggioranza dei popoli del mondo affondano sempre più cupamente negli abissi della fame e della sventura mentre smisurate ricchezze, quali né i Faraoni né i Cesari e nemmeno le potenze imperialistiche del secolo poterono mai sognare, sono e disposizione degli odierni arbitri delle faccende umane?” (Casa Universale di Giustizia “La promessa della Pace Mondiale” pagg. 14-15).

20 “O figlioli degli uomini. Non sapete voi perché vi creammo tutti dalla stessa polvere? Affinché nessuno esaltasse se stesso sull’altro. Ponderate costantemente nei vostri cuori in qual modo foste creati. Poiché vi abbiamo creati tutti da una stessa sostanza v’incombe d’essere appunto come un’anima sola, di camminare con gli stessi piedi, di mangiare con la stessa bocca e di dimorare sulla stessa terra, affinché dal vostro intimo essere, mercé il vostro operato e le vostre azioni, possano manifestarsi i segni dell’unicità e l’essenza della rinunzia. Tale è il Mio consiglio per voi, o moltitudine di luce! Date ascolto e questo consiglio affinché possiate raccogliere il frutto della santità dall’albero della meravigliosa gloria.” (Bahá'u'lláh, “Le Parole Celate”, dall’arabo n. 68).

21 (Tavole di Bahá'u'lláh, pag. 154.)

22 “Per l’eccessiva disparità fra ricchi e poveri, causa di intense sofferenze, il mondo si trova in uno stato di instabilità virtualmente sull’orlo della guerra. Poche delle nostre società affrontano con efficacia questa situazione. La soluzione richiede una combinata applicazione di vari elementi, spirituali, morali e pratici”. (Casa Universale di Giustizia, La promessa della Pace Mondiale”, pag. 16).

23 “In tutte le faccende occorre moderazione; qualsiasi cosa portata agli eccessi, si dimostra fonte di malanni”. (Bahá’u’lláh, “Tavole di Bahá’u’lláh”, pag. 64).

24 “O figlio dell’uomo! Amai creati e perciò ti creai. Amami dunque Così che Io possa proclamare il tuo nome e colmare 1’anima tua con lo spirito della vita” (Bahá’u’lláh, “Le Parole Celate”, dall’arabo n. 4).

25 “Norme e leggi dovrebbero venire stabilite per regolare le eccessive ricchezze di alcuni privati e limitare la miseria di milioni di poveri che formano la massa: si otterrebbe così un moderato equilibrio”. (`Abdu’1-Bahá, “Le Lezioni di San Giovanni d’Acri”, pag. 335).

26 Bahá’u’lláh, “Le Parole Celate”.

27 “Nel concetto contemporaneo, il concetto di lavoro è stato per lo più ridotto e quello di una occupazione redditizia che serve ad acquisire i mezzi per il consumo di beni disponibili. Il sistema è circolare : l’acquisizione ed il consumo permettono il mantenimento e l’espansione della produzione di beni e, di conseguenza, il sovvenzionamento dell’occupazione pagata. Prese singolarmente, tutte queste attività sono essenziali per il benessere della società. Ma l’inadeguatezza del concetto globale può essere letta nell’apatia che i commentatori social riscontrano in tutti i paesi fra le masse di coloro che hanno un’occupazione e la demoralizzazione delle crescenti schiere di coloro che non l’hanno. Non è dunque una sorpresa che vi sia un crescente riconoscimento del fatto che il mondo ha urgente bisogno di una nuova etica del lavoro. Anche qui solo intuizioni generate dall’interazione creativa fra i due sistemi di sapere, scientifico e religioso, potranno produrre un così fondamentale riorientamento delle abitudini e degli atteggiamenti. A differenza degli animali che traggono sostentamento da qualunque cosa l’ambiente facilmente fornisca, gli esseri umani sono costretti a esprimere le loro immense capacità latenti in un lavoro produttivo designato a soddisfare i loro bisogni e quelli altrui. Agendo in questo modo essi diventano partecipi, sia pur ad un modesto livello, dei processi del progresso della civiltà e conseguono scopi che li uniscono agli altri. Nella misura in cui viene consapevolmente svolto nello spirito del servizio all’umanità, il lavoro diviene una forma di preghiera. Ogni individuo ha la capacità di vedersi in questa luce ed è a questa inalienabile capacità dell’io che la strategia per lo sviluppo deve fare appello, qualunque sia la natura dei piani perseguiti, qualunque sia la ricompensa promessa. Nessuna prospettiva ristretta evocherà mai nei popoli del mondo, dall’operaio al manager, l’enorme sforzo e l’immensa dedizione che le future imprese economiche richiederanno”. (Casa Universale di Giustizia - Office of public information- Bahá’í International Community, “La prosperità del genere umano,” Casa Editrice Bahá’í, Roma 1995).

28 Bahá’u’lláh, “Le Parole Celate”, dal persiano n. 82

29 S’ingiunge a ciascuno di voi di dedicarsi a una forma di occupazione, come mestieri, commercio e simili. Ci siamo degnati d’innalzare il vostro impiego nel lavoro al rango dell’adorazione e Dio, l’Unico Vero. Riflettete in cuor vostro sulla grazia e sui doni di Dio e ringraziateLo all’alba e all’imbrunire. Non sciupate tempo nell’ozio e nell’indolenza, ma occupatevi di ciò che possa recare profitto a voi e agli altri. Così è stato decretato in questa Tavola dal cui orizzonte l’astro della saggezza e della parola risplende luminoso.

Agli occhi di Dio, il più spregevole fra gli uomini è colui che sta pigramente seduto e mendica. Aggrappatevi alla corda de mezzi materiali, con piena fiducia in Dio, di tutti i mezzi Provvidente. Quando l’uomo si dedica e un mestiere o a un commercio, al cospetto di Dio questa sua occupazione è in sé considerata un atto di preghiera; e ciò altro non è che un pegno del Suo onnicomprensivo, infinito favore. (Bahá’u’lláh, “Tavole di Bahá’u’lláh”, pag. 24).

30 “Ogni fabbrica che abbia diecimila azioni ne darà duemila ai dipendenti intestandole a loro nome, si che le possano tenere: il resto rimarrà ai capitalisti. Poi alla fine del mese o dell’anno tutto il guadagno, dopo averne detratto le spese e i salari, sarà diviso fra tutti secondo il numero delle azioni”. (‘Abdu’1-Bahá, “Foundations of World Unity”, pag. 43; “Star of che West”, pag. 231, Vol. 8; “Le Lezioni di San Giovanni d’Acri”, pagg. 334-340).

31 “Dovranno controllare tutte le risorse delle nazioni componenti, e promulgare le leggi necessarie per regolare la vita e le relazioni e soddisfare i bisogni di tutte le razze e di tutti i popoli”. (Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”, pag. 57).

32 . Casa Universale di Giustizia - Office of Public Information - Bahá'í International Community, “La Prosperità del genere umano”.

33 “L’emancipazione delle donne e il conseguimento della piena parità fra i sessi, è uno dei requisiti più importanti della pace, ancorché meno riconosciuto. Negare un tale diritto di parità equivale a perpetrare un’ingiustizia nei riguardi di metà della popolazione mondiale e a incoraggiare negli uomini atteggiamenti e abitudini negative che si estendono dalla famiglia al lavoro alla vita politica, fino ai rapporti internazionali. La negazione di quel diritto non la giustifica alcun motivo, né morale, né pratico, né biologico. Soltanto quando le donne saranno ben accette in una totale partecipazione in tutti i campi dell’operare umano, si creerà quel clima morale e psicologico in cui potrà emergere la pace internazionale.” (Casa Universale di Giustizia “La promessa della Pace Mondiale”, pag. 18)

34 (`Abdu’1-Bahá, “Appello alle Nazioni”, di Shoghi Effendi, pag. 37).

35 Presto il presente ordine sarà chiuso e uno nuovo sarà dispiegato in sua vece. Invero il tuo Signore dice la verità ed è il Conoscitore dell’invisibile.

“Per Me Stesso” asserisce solennemente, “s’avvicina il giorno in cui Noi abrogheremo l’ordine del mondo e tutto ciò che in esso contiene dispiegando un nuovo Ordine in sua vece. Egli ha, invero, potere sovra tutte le cose”. “L'equilibrio del mondo”, Egli spiega, “è stato, sconvolto dalla vibrante influenza di questo grandioso, di questo nuovo Ordine Mondiale. La vita ordinata dell'umanità è stata rivoluzionata dall'azione di questo Sistema unico e meraviglioso di cui occhio non ha mai visto l'eguale”. “Si possono già scorgere”, così ammonisce i popoli del mondo, “i segni di imminenti agitazioni e caos, dato che la situazione generale appare lamentevolmente difettosa”. (Bahá'u'lláh, “Appello alle Nazioni”, pag. 52).

36 “Verrà il tempo in cui sarà universalmente sentita l'impellente necessità di costituire una vasta assemblea che rappresenti tutti gli uomini. I potenti e i re della terra dovranno intervenirvi e, partecipando alle sue deliberazioni, prendere in considerazione le vie e i mezzi su cui si baseranno le fondamenta della Grande Pace mondiale fra gli uomini”. .(Casa Universale di Giustizia “La promessa della Pace Mondiale”).

37 a) "Il Tabernacolo dell'Unità è stato innalzato; non vi considerate l'un l'altro come stranieri... Di un sol albero voi siete i frutti, foglie di un solo ramo... Il mondo non è che un solo paese e l'umanità i suoi cittadini... Non si vanti l'uomo di amare il proprio paese, si glorii piuttosto di amare i suoi simili". (Bahá'u'lláh, “Appello alle Nazioni”, pag. 37).

b) Lo sfrenato nazionalismo, che è cosa ben diversa da un sano e legittimo patriottismo, deve cedere il passo a un tipo di lealtà più ampia, l'amore per l'intera umanità. Afferma Bahá'u'lláh: "La terra è un solo paese e l'umanità i suoi cittadini". Questo concetto della cittadinanza mondiale è il diretto risultato della contrazione del mondo, per così dire, in un unico quartiere, in virtù dei progressi scientifici e dell'incontestabile interdipendenza delle nazioni. L'amore per tutti i popoli della terra non esclude naturalmente l'amore per il proprio paese. Il vantaggio della parte in una società mondiale è servita al meglio promuovendo il vantaggio del tutto. È necessario perciò dare incremento alle attività internazionali già esistenti nei vari settori, che alimentano la mutua amicizia e un senso di solidarietà fra i popoli. (Casa Universale di Giustizia “La Promessa della Pace Mondiale”, pag. 17).

c) Ha scritto Bahá'u'lláh più di un secolo fa: "Il benessere dell'umanità, la sua pace e sicurezza sono irraggiungibili a meno che e fino a quando non sia fermamente stabilita la sua unità". (Casa Universale di Giustizia “La Promessa della Pace Mondiale”, pag. 27-28).

d) “L'unificazione dell'intera umanità è il contrassegno dello stadio che la società umana sta ora per raggiungere. L'unità familiare, l'unità della tribù, della citta-stato e della nazione sono state l'una dopo l'altra tentate e pienamente conseguite. l'unità del mondo è la meta per la quale questa umanità afflitta sta lottando. Il periodo della fondazione delle nazioni è ormai terminato e sta giungendo al suo culmine l'anarchia inerente alle sovranità nazionali. Questo mondo in crescita verso la maturità deve abbandonare un tale feticcio, riconoscere l'unicità e l'organicità delle relazioni umane e instaurare una volta per sempre il meccanismo che meglio potrà incarnare tale fondamentale principio della sua vita”. (Shoghi Effendi, “L'Ordine Mondiale di Bahá'u'lláh” pag. 207).

e) “Il primo e fondamentale requisito per riorganizzare e amministrare il mondo come un solo paese, la dimora dell’umanità, è l’accettazione dell’unità del genere umano. E giacché il consenso universale su tale spirituale principio è indispensabile per il successo di qualsivoglia tentativo volto a edificare la pace nel mondo, esso deve essere proclamato al mondo intero, insegnato nelle scuole e costantemente sostenuto in ogni nazione quale preparazione di quell’organico mutamento delle strutture sociali che esso comporta.

L’ordine mondiale può fondarsi soltanto su un’incrollabile consapevolezza dell’unità del genere umano, verità spirituale confermata da tutte le scienze umane: l’antropologia, la fisiologia, la psicologia riconoscono infatti l’esistenza di un’unica specie umana, benché infinitamente diversificata negli aspetti secondari della esistenza. Riconoscere questa verità esige l’abbandono dei pregiudizi, di qualunque tipo di pregiudizio: di razza, classe, colore, credo, nazionalità, sesso, o grado di civiltà materiale, qualunque cosa insomma che induca esseri umani a considerarsi superiori agli altri”. (Casa Universale di Giustizia “La Promessa della Pace Mondiale”, pag. 21).

f) “La disunione è un pericolo che le nazioni e i popoli della terra non possono più a lungo tollerare: terrificanti sarebbero le conseguenze, troppo ovvie per chiedere una dimostrazione”. (Casa Universale di Giustizia “La Promessa della Pace Mondiale”, pag. 28).

38 “la base fondamentale della comunità è l’agricoltura”. (‘Abdu’1-Bahà, “The Promulgation of Universal Peace”, pag. 217).

“la classe contadina e agricola supera le altre per l’importanza del suo servizio”. (‘Abdu’1-Bahà, “Tavola e un credente” 4-10-1919, Star of che West, Vol. 19, n’11, pag. 346).

39 . “Cioè la capacità di produzione e i bisogni saranno parificati e riconciliati per mezzo delle tassazioni”. (`Abdu’l-Bahá “ The Promulgation of Universal Peace”, Wilmette, Bahá'í Publ., Trust 1982, pag. 217).

40 “In futuro non rimarranno trust, saranno spazzati via completamente” (‘Abdu’1-Bahá “Foundations of World Unity”, Bahá'í Publishing Trust 195, pag. 43, Wilmette, “Star of che West”, pag. 231, Vol. 8).

41 a) “Nel pensiero contemporaneo, il concetto di lavoro è stato perlopiù ridotto a quello di un'occupazione redditizia che serve ad acquisire i mezzi per il consumo di beni disponibili. Il sistema è circolare: l'acquisizione e il consumo permettono il mantenimento e l'espansione della produzione di beni e, di conseguenza, il sovvenzionamento dell'occupazione pagata. Prese singolarmente, tutte queste attività sono essenziali per il benessere della società. Ma l'inadeguatezza del concetto globale può essere letta nell'apatia che i commentatori sociali riscontrano in tutti i paesi fra le masse di coloro che hanno un'occupazione e la demoralizzazione delle crescenti schiere di coloro che non l'hanno.

Non è una sorpresa dunque che vi sia un crescente riconoscimento del fatto che il mondo ha urgente bisogno di una nuova «etica del lavoro». Anche qui solo intuizioni generate dall'interazione creativa fra i due sistemi di sapere, scientifico e religioso, potranno produrre un così fondamentale riorientamento delle abitudini e degli atteggiamenti. A differenza dagli animali che traggono sostentamento da qualunque cosa l'ambiente facilmente fornisca, gli esseri umani sono costretti a esprimere le loro immense capacità latenti in un lavoro produttivo designato a soddisfare i loro bisogni e quelli altrui. Agendo in questo modo essi diventano partecipi, sia pur a un modesto livello, dei processi del progresso della civiltà. Conseguono scopi che li uniscono agli altri. Nella misura in cui viene consapevolmente svolto nello spirito del servizio all'umanità, dice Bahá'u'lláh, il lavoro è una forma di preghiera, un mezzo per adorare Iddio. Ogni individuo ha la capacità di vedersi in questa luce ed è a questa inalienabile capacità dell’io che la strategia per lo sviluppo deve fare appello, qualunque sia la natura dei piani perseguiti, qualunque sia la ricompensa promessa. Nessuna prospettiva più ristretta evocherà mai dai popoli del mondo l'enorme sforzo e l'immensa dedizione che le future imprese economiche richiederanno.” (Casa Universale di Giustizia - Office of Public Information - Bahá'í International Community - “La prosperità del genere umano”).

b) “I migliori degli uomini sono quelli che si guadagnano da vivere col proprio lavoro e spendono i loro proventi a beneficio proprio e del loro prossimo per amor di Dio, il Signore di tutti i mondi”. (Bahá’u’lláh, “Le Parole Celate”, dal persiano n. 82).

c) S'ingiunge a ciascuno di voi di dedicarsi a una forma di occupazione, come mestieri, commerci e simili. Ci siamo degnati d'innalzare il vostro impiego nel lavoro al rango dell'adorazione a Dio, l'Unico Vero. Riflettete in cuor vostro sulla grazia e sui doni di Dio e ringraziateLo all'alba e all'imbrunire. Non sciupate il tempo nell'ozio e nell'indolenza, ma occupatevi di ciò che possa recare profitto a voi e agli altri. Così è stato decretato in questa Tavola dal cui orizzonte l'astro della saggezza e della parola risplende luminoso.

Agli occhi di Dio, il più spregevole fra gli uomini è colui che sta pigramente seduto e mendica. Aggrappatevi alla corda dei mezzi materiali, con piena fiducia in Dio, di tutti i mezzi Provvidente. Quando l'uomo si dedica a un mestiere o a un commercio, al cospetto di Dio questa sua occupazione è in sé considerata un atto di preghiera; e ciò altro non è che un pegno del Suo onnicomprensivo, infinito favore. (Bahá’u’lláh, “Tavole di Bahá’u’lláh , pag. 24).

42 “Una delle più gravi barriere erette contro la pace è il razzismo, situabile fra i più perniciosi e persistenti mali dell’umanità. Il praticarlo perpetra una violazione tanto oltraggiosa della dignità degli esseri umani da non poter essere tollerato sotto alcun pretesto. Il razzismo rallenta lo sviluppo delle sconfinate potenzialità delle sue vittime, degrada chi lo pratica, avvelena il progresso dell’uomo. È necessario che il riconoscimento dell’unità del genere umano, attuato mediante adeguate misure legali, sia universalmente propugnato, se si vuole superare questo problema”. (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale” pag. 16).

43 “In tale società mondiale la scienza e la religione, le due forze più potenti della vita umana, saranno riconciliate e, cooperando, si svilupperanno armoniosamente: (Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”, pag. 57).

44 “La disunione è un pericolo che le nazioni e i popoli della terra non possono più a lungo tollerare: terrificanti sarebbero le conseguenze, troppo ovvie per chiedere una dimostrazione.

Che la pace debba essere conseguita soltanto dopo inimmaginabili orrori causati dal caparbio avvinghiarsi dell’umanità a vecchi modelli di comportamento o sia invece accettata ora per un atto di volontà consultativa:ecco la scelta che si offre a tutti coloro che abitano la terra. In questa critica congiuntura, in cui i complessi problemi delle nazioni si fondono in un’unica comune preoccupazione per l’intero mondo, non riuscire ad arrestare l’ondata di conflitti e di disordini equivarrebbe a un irragionevole atto di irresponsabilità.” (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”).

45 “L’ordine mondiale può fondarsi soltanto su un’incrollabile consapevolezza dell’unità del genere umano, verità spirituale confermata da tutte le scienze umane: l’antropologia, la fisiologia, la psicologia riconoscono infatti l’esistenza di un’unica specie umana, benché infinitamente diversificata negli aspetti secondari della esistenza. Riconoscere questa verità esige l’abbandono dei pregiudizi, di qualunque tipo di pregiudizio: di razza, classe, colore, credo, nazionalità, sesso, o grado di civiltà materiale, qualunque cosa insomma che induca esseri umani a considerarsi superiori agli altri.” (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale” pag. 21).

46 Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”, pag. 22.

47 Lettera di ‘Abdu’1-Bahá A Mrs. Whyte a Edimburgo.

48 ‘Abdu’1-Bahá, “Antologia” pag. 39.

49 L’unità della razza umana, così com’è stata prevista da Bahá'u'lláh, implica la creazione di una Confederazione mondiale entro la quale tutte le nazioni, le razze, i credi e le classi siano uniti intimamente e permanentemente e nel quale l’autonomia degli stati confederati e la libertà personale e l’iniziativa degli individui che li compongono siano definitivamente e completamente garantite. Questa Confederazione, per quel che si può concepire, consiste in un corpo legislativo mondiale i cui membri, quali fiduciari dell’umanità intera, dovranno controllare tutte le risorse delle nazioni componenti, e promulgare le leggi necessarie per regolare la vita e le relazioni e soddisfare i bisogni di tutte le razze e di tutti i popoli. Un organo esecutivo mondiale, spalleggiato da un’armata internazionale, porterà a compimento le decisioni e applicherà le leggi promulgate da detta assemblea legislativa mondiale, garantendo l’unità organica dell’intera Confederazione. Un tribunale mondiale giudicherà e pronuncerà i suoi verdetti finali e vincolanti per tutte le dispute che possano sorgere fra i vari elementi costituenti tale sistema universale. Sarà creato un meccanismo per regolare le comunicazioni internazionali dell’intero pianeta, senza limitazioni o restrizioni nazionali, e funzionante con rapidità sorprendente e regolarità perfetta. Una metropoli mondiale agirà da centro nervoso della civiltà del mondo, da fulcro verso cui convergeranno le forze unificatrici della vita e da cui irradierà un’influenza energizzante. Una lingua mondiale, creata o scelta fra gl’idiomi esistenti, sarà insegnata in tutte le scuole delle nazioni confederate, quale ausiliaria della lingua madre. Una scrittura mondiale, una letteratura mondiale, un sistema uniforme ed universale di valuta, di pesi e di misure semplificheranno e faciliteranno gli scambi e i traffici tra le nazioni e le razze umane. In una tale società mondiale la scienza e la religione, le due forze più potenti della vita umana, saranno riconciliate e, cooperando, si svilupperanno armoniosamente. Con questo sistema, la stampa, nel dare completa espressione alle differenti vedute e convinzioni dell’umanità, cesserà di essere loscamente manipolata da interessi speciali, siano essi privati o pubblici, e sarà liberata dall’influenza dei governi e dei popoli contendenti. Le risorse economiche del mondo saranno organizzate e le fonti di materie prime saranno sfruttate e pienamente utilizzate; i mercati saranno coordinati e sviluppati, e la distribuzione dei prodotti regolata con equità e giustizia.

Cesseranno le rivalità nazionali, gli odi e gl’intrighi; le animosità razziali ed i pregiudizi saranno sostituiti dall’amicizia, dalla comprensione e dalla cooperazione tra le razze. Le cause delle lotte religiose saranno rimosse permanentemente, le barriere e le restrizioni economiche saranno completamente abolite e le disordinate differenze di classe annullate. L’indigenza da una parte e l’enorme accumulo di beni dall’altra scompariranno. Le immense energie, siano esse economiche o politiche che si sono sperperate e sprecate nelle guerre, saranno consacrate a scopi utili quali: l’incremento delle invenzioni e degli sviluppi tecnici; l’aumento della produttività dell’uomo; l’eliminazione delle malattie; l’ampliamento delle ricerche scientifiche; il miglioramento delle condizioni generali della salute; l’aguzzamento e l’affinamento della mente umana; lo sfruttamento delle risorse del pianeta in disuso o ignorate; il prolungamento della vita umana e la promozione di qualsiasi altro mezzo o ente possa stimolare la vita intellettuale, morale e spirituale dell’intera razza umana.

Un sistema federale mondiale che governi tutta la terra, esercitando una autorità incontestabile sulle sue inconcepibilmente vaste risorse, fondendo e incorporando gli ideali dell’Oriente e dell’Occidente, liberati dalla piaga e dalla sofferenza della guerra e tesi allo sfruttamento di tutte le fonti di energia esistenti sulla superficie del pianeta; un sistema nel quale la Forza si faccia serva della Giustizia, la cui esistenza sia sostenuta dal riconoscimento universale di un solo Dio e dalla sua sottomissione a una Rivelazione unica e comune: questa è la meta verso la quale l’umanità s’avanza, sotto l’impulso della forza unificatrice della vita. (Shoghi Effendi, “L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh”, pagg. 208-210).

50 a) Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”, pagg. 56-57.

b) “Con questo sistema, la stampa, nel dare completa espressione alle differenti vedute e convinzioni dell’umanità cesserà di essere loscamente manipolata da interessi speciali, siano essi privati o pubblici, e sarà liberata dal1influenza dei governi e dei popoli contendenti”. (Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”, pagg. 56-57).

c) “In questo giorno i misteri della terra sono messi a nudo sotto gli occhi degli uomini. Le pagine dei giornali che rapidamente si susseguono sono invero lo specchio del mondo. Esse riflettono fatti e occupazioni dei vari popoli e tribù, e non solo, ma li divulgano quali specchi dotati di udito, vista e loquela. È questo un fenomeno possente e meraviglioso. È necessario, però, che coloro che vi scrivono siano purificati da suggerimenti di insane passioni e turpi desideri e si ammantino con veste di giustizia ed equità; devono essi fare tutte le indagini possibili e accertare i fatti, e poi metterli per iscritto”. (Bahá’u’lláh, Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 35).

51 “È necessario che si evolva una forma di stato-supremo, in favore del quale tutte le nazioni del mondo saranno disposte e cedere ogni diritto di dichiarare guerra, alcuni diritti di tassazione e tutti i diritti d’armamento, eccetto quelli necessari a mantenere l’ordine interno entro i rispettivi confini. Questo stato deve comprendere entro la sua orbita un Organo Esecutivo Internazionale per imporre la sua suprema e indiscutibile autorità su qualsiasi membro recalcitrante dell’unione; un Parlamento Mondiale i cui membri saranno eletti dal popolo nei rispettiva paesi e la cui elezione sarà approvata dai relativi governi; e un Tribunale Supremo i cui verdetti avranno effetto esecutivo anche nel caso in cui le parti interessate non accettassero di propria volontà di deferire il loro caso al suo giudizio. Una comunità mondiale in cui tutte le barriere economiche dovranno essere permanentemente abbattute e l’interdipendenza del Capitale e del Lavoro definitivamente riconosciuta; una comunità nella quale il vociare del fanatismo e delle lotte religiose tacerà per sempre; in cui la fiamma dell’odio razziale sarà per sempre spenta; in cui un unico codice di leggi internazionali - prodotto dal ponderato giudizio delle federazioni dei rappresentanti mondiali - avrà per sanzione l’istantaneo e coercitivo intervento di tutte le forze congiunte delle unità federali; e finalmente, una comunità mondiale in cui la follia di un nazionalismo capriccioso e militaresco si tramuterà nel sentimento durevole della cittadinanza mondiale - tale appare, invero, nelle linee generali, l’Ordine concepito da Bahá’u’lláh, un Ordine che sarà considerato come il frutto più bello di un’era che va lentamente maturando”. (Shoghi Effendi, “L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh” pag. 41).

52 a) “in cui un unico codice di leggi internazionali - prodotto dal ponderato giudizio delle federazioni dei rappresentanti mondiali - avrà per sanzione l’istantaneo e coercitivo intervento di tutte le forze congiunte delle unità federali.” (Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”, pag. 36).

b) “Se ciò accadrà le nazioni del mondo non avranno bisogno di alcun altro armamento oltre e quello necessario per conservare la sicurezza dei loro regni e mantenere l’ordine interno nei loro territori. Così si garantirà la pace e la serenità di tutti i popoli, i governi e le nazioni.” (Bahá’u’lláh, Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 149).

53 “Questa Confederazione, per quel che si può concepire, consiste in un corpo legislativo mondiale i cui membri, quali fiduciari della umanità intera, dovranno controllare tutte le risorse delle nazioni componenti, e promulgare le leggi necessarie per regolare la vita e le relazioni e soddisfare i bisogni di tutte le razze e di tutti i popoli”. (Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”, pag. 57).

“In tutti questi problemi bisogna evidenziare due aspetti. Il primo è che l’abolizione della guerra non è una mera faccenda di firme di trattati e protocolli: è piuttosto un compito complesso che esige nuovi livelli nell’impegno di risolvere questioni che di solito non vengono associate alla ricerca della pace. Basata solo su accordi politici, l’idea della sicurezza collettiva rimarrà una chimera.

Il secondo aspetto è che la principale difficoltà per trattare problemi inerenti la pace consiste nell’innalzare la situazione a livello dei principi, prescindendo dal puro pragmatismo. Infatti, la pace fiorisce da uno stato interiore sostenuto da una visione spirituale o morale, ed è soprattutto nel suscitare tale atteggiamento che si può rintracciare la possibilità di durature soluzioni.” (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”, pag. 19).

54 Azioni come il mettere al bando gli ordigni nucleari, proibire l’uso di gas venefici o interdire la guerra batteriologica non elimineranno alle radici le cause della guerra. Queste misure pratiche, pur essendo ovviamente elementi importanti nel cammino della pace, sono tuttavia in sé ancora troppo superficiali per esercitare un’influenza durevole. Gli uomini sono sufficientemente ingegnosi per inventare altre forme di conflitto, e quindi usare il cibo, le materie prime, la finanza, il potere industriale, l’ideologia e il terrorismo per combattersi a vicenda in un’interminabile caccia alla supremazia e al dominio. Né è possibile che il colossale sconvolgimento nelle faccende dell’umanità sia ricomposto con la risoluzione di specifici conflitti e disaccordi fra singole nazioni. Bisognerà adottare una struttura autenticamente universale. (Ivi pag. 14).

55 “Si tenga bene e mente che le Case di Giustizia locali e quella internazionale sono state espressamente prescritte nel Kitáb-i-Aqdas; che l’istituzione dell’Assemblea Spirituale Nazionale, quale corpo intermedio è definito nel Testamento del Maestro come “Casa Secondaria di Giustizia”, è stata espressamente sancita da ‘Abdu’1Bahà, il quale ha anche stabilito nello stesso Testamento, come pure in numerose Tavole, il metodo da seguire per l’elezione delle Case Internazionali e Nazionali di Giustizia”. (Shoghi Effendi, “L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh” pagg. 5-6).

56 Fondamentale ai fini dell'opera di riformulazione del sistema delle relazioni umane è il processo che Bahá'u'lláh chiama consultazione. «È necessario consultarsi su ogni cosa» è il Suo consiglio, «la maturità del dono della comprensione si manifesta mediante la consultazione».

Il tipo di ricerca della verità che questo processo richiede è molto diverso dai modelli del negoziato e del compromesso che tendono a caratterizzare l'attuale discussione delle faccende umane. Non può essere conseguito con la cultura della protesta, un'altra caratteristica largamente diffusa della società contemporanea, anzi ne è gravemente compromesso. Il dibattito, la propaganda, il metodo antagonistico, l'intero apparato delle parti che sono stati per lungo tempo caratteristiche tanto familiari dell'azione collettiva sono tutti fondamentalmente nocivi al loro stesso scopo: ossia, pervenire a un consenso sulla verità di una data situazione e alla decisione più saggia fra le opzioni possibili in un determinato momento.

Quello che Bahá'u'lláh auspica è un processo consultativo nel quale i singoli partecipanti cerchino di superare i rispettivi punti di vista, per funzionare come membri di un organismo con mete e interessi propri. In questa atmosfera, caratterizzata da schiettezza e cortesia, le idee non appartengono all'individuo cui sono venute in mente nel corso della discussione ma al gruppo nel suo insieme, che può prenderle, scartarle o rivederle nel modo che sembra meglio servire allo scopo perseguito. La consultazione ha successo nei limiti in cui tutti i partecipanti sostengono la decisione presa, prescindendo dalle opinioni personali con cui erano entrati nella discussione. In tal modo una decisione precedente può essere prontamente riconsiderata se l'esperienza ne mette in luce una manchevolezza.

Vista sotto questa luce, la consultazione è l'espressione operativa della giustizia nelle faccende umane. (Casa Universale di Giustizia - Office of Public Information - Bahá'í International Community - “La prosperità del genere umano”).

57 a) “È necessario che si evolva una forma di stato-supremo, in favore del quale tutte la nazioni del mondo saranno disposte e cedere ogni diritto di dichiarare guerra, alcuni diritti di tassazione e tutti i diritti d’armamento, eccetto quelli necessari e mantenere l’Ordine interno entro i rispettivi confini”. (Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”, pag. 36).

b) “Un sistema federale mondiale che governi tutta la terra, esercitando un’autorità indiscutibile sulle sue inconcepibilmente vaste risorse, fondendo e incorporando gli ideali dell’Oriente e dell’Occidente liberati dalla piaga e dalle sofferenze delle guerre e teso allo sfruttamento di tutte le fonti di energia esistenti sulla superficie del pianeta”. (Ivi, pag. 59).

58 Franco Fornari, “Psicoanalisi della situazione atomica”.

59 a) “Una scrittura mondiale, una lettura mondiale, un sistema uniforme e universale di valuta, di pesi e di misure semplificheranno e faciliteranno gli scambi e i traffici tra le nazioni e le razze umane”. (Shoghi Effendi, “L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh”, pagg. 208-210).

b) “Vi sono stati vietati il gioco d’azzardo”. (Bahá’u’lláh, Kitáb-i-Aqdas, pagg. 66,230).

60 . “In futuro non rimarranno Trusts, saranno spazzati via completamente”. (`Abdu’1-Bahà, “Foundation of World Unity”, “Star of che West” pag. 231 vol. 8).

61 “In ogni arte e mestiere, Dio ama la massima perfezione”. (Bahá’u’lláh, “Educazione Bahá'í”, Compilazione, pag. 16).

62 Bahá'u'lláh “Le Tavole di Bahá'u'lláh”, pag. 64.

63 ‘Abdu’1-Bahá, “Il Maestro”, pag. 171.

64 “Sarà creato un meccanismo per regolare le comunicazioni internazionali dell’intero pianeta, senza limitazioni o restrizioni nazionali, funzionante con rapidità sorprendente e regolarità perfetta”. (Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”„ pag. 58).

65 “Con questo sistema, la stampa, nel dare completa espressione alle differenti vedute e convinzioni dell’umanità, cesserà di essere loscamente manipolata da interessi speciali, siano essi privati o pubblici, e sarà liberata dall’influenza dei governi e dei popoli contendenti”. (Ibidem).

66 “In questo giorno i ministeri della terra sono messi a nudo sotto gli occhi degli uomini. Le pagine dei giornali che rapidamente si susseguono sono invero lo specchio del mondo. Esse riflettono fatti e occupazioni dei vari popoli e tribù e non solo, ma li divulgano quali specchi dotati di udito, vista e loquela. È questo un fenomeno possente e meraviglioso. È necessario, però, che coloro che vi scrivono siano purificati da suggerimenti di insane passioni e turpi desideri e si ammantino con veste di giustizia ed equità; devono essi fare tutte le indagini possibili e accertare i fatti, e poi metterli per iscritto”. (“Tavole di Bahá’u’lláh” pag. 35).

67 a) “Per restare al passo con le esigenze del nostro tempo, sarà bene insegnare a ogni fanciullo il concetto di cittadinanza mondiale come parte della sua educazione di base”. (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”, pag. 19).

b) “Ad ogni padre è stato ordinato di educare i figli nell’arte del leggere e dello scrivere ed in tutto quello che è stato disposto nella Santa Tavola. In quanto a colui che trascura ciò che gli è stato comandato, se è ricco, i Fiduciari devono prendergli ciò che è necessario per la loro istruzione, e se non lo è, tale compito ricade sulla Casa di Giustizia”. (Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 116).

68 a) “Fra le cose che condurranno all’unità e alla concordia, sì che il mondo intero venga stimato un solo paese, v è questa: che le diverse lingue siano ridotte a una sola lingua e similmente che le scritture usate nel mondo siano limitate a un’unica scrittura. Incombe e tutte le nazioni di nominare un gruppo di uomini intelligenti ed eruditi i quali indicano una riunione e, dopo essersi consultati, scelgano uno fra i vari idiomi esistenti, o ne creino uno nuovo, da insegnare ai bambini in tutte le scuole del mondo.

Si avvicina il giorno in cui tutti i popoli della terra adotteranno una lingua universale e un’unica scrittura. Quando ci si sarà giunti, in qualsiasi città arrivino, ai viaggiatori sembrerà di entrare a casa propria. Tutto ciò è obbligatorio e assolutamente essenziale”. (Ivi, pag. 149).

b) “Una fondamentale mancanza di comunicazione tra gli esseri umani indebolisce gravemente gli sforzi tesi alla pace mondiale. L’adozione di una lingua ausiliare internazionale, che accelererebbe la soluzione di tale problema, richiede la più urgente attenzione”. (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”, pag. 19).

c) “Una lingua mondiale, creata o scelta fra gli idiomi esistenti, sarà insegnata in tutte le scuole delle nazioni confederate quale ausiliaria della lingua madre. Una scrittura mondiale, una letteratura mondiale, un sistema uniforme e universale di valuta, di pesi e di misure semplificheranno e faciliteranno gli scambi e i traffici tra le nazioni e le razze umane”. (Shoghi Effendi, “Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh”, pag. 208).

69 “Per l’eccessiva disparità fra ricchi e poveri, causa di intense sofferenze, il mondo si trova in uno stato di instabilità, virtualmente sull’orlo della guerra. Poche delle nostre società hanno affrontato con efficacia questa situazione. La soluzione richiede una combinata applicazione di vari elementi, spirituali, morali e pratici”. (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”, pag. 16).

70 “L’uomo è il talismano supremo. La mancanza di un’adeguata educazione l’ha però privato di ciò che inerentemente possiede...

Considera l’uomo come una miniera ricca di gemme di inestimabile valore. Soltanto l’educazione può rivelarne i tesori e permettere all’umanità di goderne”. (Tavole di Bahá’u’lláh, pagg. 145-146).

71 “La causa dell’educazione universale, che ha già arruolato al suo servizio un esercito di persone devote provenienti da ogni fede e nazione, merita da parte dei governi il massimo sostegno. È l’ignoranza, infatti, il principale motivo del declino e della caduta dei popoli, nonché del perpetuarsi dei pregiudizi. Nessuna nazione può avere successo se non assicura l’istruzione a tutti i suoi cittadini. (Casa Universale di Giustizia, “La promessa della Pace Mondiale”, pag. 18).

72 Fratello mio, quando un vero ricercatore si accinga a iniziare la ricerca sul sentiero che conduce alla sapienza dell’antico dei Giorni, deve prima di tutto mondarsi e purificarsi il cuore, che è la sede della rivelazione dei profondi misteri di Dio, dalla polvere ottenebrante di tutta la sapienza acquisita e dalle allusioni delle personificazioni di fantasie sataniche. Deve nettarsi il petto, santuario dell’eterno amore del Beneamato, da ogni lordura, purificarsi l’anima da tutto ciò che appartenga all’acqua e al fango e da ogni attaccamento basso ed effimero. Deve tanto mondarsi il cuore che nessuna traccia d’amore o di odio vi si attardi, perché l’amore non lo conduca ciecamente in errore e l’odio non lo respinga lungi dalla verità. (Le Spigolature di Bahá’u’lláh, pag. 289).

73 “Le immense energie siano esse economiche o politiche, che sono sperperate e sprecate nelle guerre, saranno consacrate a scopi utili quali: l’incremento delle invenzioni e degli sviluppi tecnici; l’aumento della produttività dell’uomo; l’elimmazione delle malattie; l’ampliamento delle ricerche scientifiche; il miglioramento delle condizioni generali della salute; l’aguzzamento e l’affinamento della mente umana; lo sfruttamento delle risorse del pianeta in disuso o ignorate; il prolungamento della vita umana e la promozione di qualsiasi altro mezzo o ente possa stimolare la vita intellettuale, morale e spirituale dell’intera razza umana”. (Shoghi Effendi, “Appello alle Nazioni”, pagg. 58-59).

74 “Le risorse economiche del mondo saranno organizzate e le fonte di materie prime saranno sfruttate e pienamente utilizzate; i mercati saranno coordinati e sviluppati, e la distribuzione dei prodotti regolata con equità e giustizia”. (Shoghi Effendi: “Appello alle Nazioni”, pag. 58).

75 “La preparazione delle basi di una civiltà globale richiede la creazione di leggi e istituzioni che abbiano carattere e autorità universali. L’impresa potrà avere inizio solo quando il concetto dell’unità del genere umano sia stato integralmente accettato”. (Casa Universale di Giustizia - Office of Public Information - Bahá’í International Community.”La prosperità del genere umano”).

76 La giustizia è l'unica forza che possa trasformare la consapevolezza dell'albeggiante unità del genere umano in una volontà collettiva grazie alla quale le necessarie strutture della vita di una comunità globale possano essere fiduciosamente erette. Un'èra che vede i popoli del mondo ottenere sempre più facilmente accesso a ogni genere di informazione e a una grande varietà di idee vedrà anche la giustizia affermarsi come principio dominante di una proficua organizzazione sociale. Sempre più spesso, le proposte intese allo sviluppo del pianeta dovranno sottoporsi alla schietta luce degli standard che la giustizia esige.

A livello dell'individuo, la giustizia è quella facoltà dell'anima umana che consente a ogni persona di distinguere il vero dal falso. Agli occhi di Dio, Bahá'u'lláh dichiara, la giustizia è «la più diletta di tutte le cose» perché permette a ognuno di vedere con i propri occhi invece che con quelli degli altri, di conoscere per cognizione propria piuttosto che con quella del vicino o del gruppo. Essa richiede imparzialità di giudizio, equità nel trattare gli altri ed è perciò una costante, seppur esigente, compagna nelle occasioni quotidiane della vita.

A livello del gruppo, il rispetto della giustizia è l'indispensabile bussola nel processo decisionale collettivo, perché essa è l'unico mezzo per conseguire l'unità di pensiero e di azione. Lungi dall'incoraggiare quello spirito punitivo che spesso in ere passate si è mascherato sotto il suo nome, la giustizia è l'espressione pratica della consapevolezza del fatto che, nel perseguimento del progresso umano, gli interessi dell'individuo e della società sono inestricabilmente legati. Nella misura in cui la giustizia diviene la considerazione fondamentale dell'interazione umana, viene incoraggiato un clima consultativo che consente che le opzioni siano esaminate spassionatamente e che si possano scegliere idonee linee di condotta. In un siffatto clima le probabilità che le perenni tendenze alla manipolazione e allo spirito di parte possano sviare il processo decisionale sono molto minori.

Le implicazioni ai fini dello sviluppo sociale ed economico sono profonde. Il rispetto della giustizia protegge il compito di definire il progresso dalla tentazione di sacrificare il benessere della maggioranza dell'umanità e del pianeta ai vantaggi che le conquiste tecnologiche possono mettere a disposizione di minoranze privilegiate. Nella progettazione e nella pianificazione, assicura che risorse già di per sé limitate non siano dirottate verso il perseguimento di progetti estranei alle essenziali priorità sociali o economiche della comunità. Soprattutto, solo programmi di sviluppo che siano considerati adatti ai bisogni delle masse dell'umanità e giusti ed equi negli obiettivi possono sperare di ottenere l'impegno di quelle stesse masse, dalle quali la loro applicazione dipende. (Casa Universale di Giustizia - Office of Puòlic Information - Bahá’í International Community, “La prosperità del genere umano”).

77 a) “Norme e leggi dovrebbero venire stabilite per regolare le eccessive ricchezze di alcuni privati e limitare la miseria di milioni di poveri che formano la massa: si otterrebbe così un moderato equilibrio”. (Abdu’1-Bahà, “Le Lezioni di San Giovanni d’Acri”, pag. 335).

b) “Tutti devono produrre. Ogni persona della comunità i cui bisogni siano pari alla sua capacità di produzione sarà esonerata dal pagare le tasse. Ma se l’introito eccede i bisogni, quella persona deve pagare una tassa finché non si ottenga un adeguamento. Cioè, la capacità di produzione e i bisogni saranno parificati e riconciliati per mezzo delle tassazioni. Se la produzione è eccedente, si pagano le tasse; se le necessità eccedono la produzione, si riceve una somma sufficiente a equilibrare la situazione. Perciò la tassazione sarà proporzionata alle capacità e alla produzione, e nella comunità non esisteranno più poveri”. (‘Abdu’1-Bahá, “The Promulgation of Universal Peace” pag. 217).

78 “Le tasse devono essere pagati in proporzione solo su ciò che gliene rimane dopo aver soddisfatto i suoi bisogni.

Se un uomo ha un reddito di 2.000 dollari, e le spese per mantenersi sono pari a 2.000 dollari, egli non pagherà tasse, ma se egli ha un reddito di 10.000 dollari e spese per mantenersi pari a 5.000 dollari, egli dovrà essere tassato solo sull’ammontare rimastogli dopo le spese. Se un uomo spende 2.000 dollari l’anno e il suo reddito è invece inferiore, egli è autorizzato a prelevare la differenza dai fondi comuni, fino a quando non tornerà in una situazione di surplus”. (‘Abdu’1-Bahá, “Star of West”, Vol. 5, pag. 12, 21 marzo 1917).

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