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Varie : Corso Farzan Arbab sulla crescita intensiva
PROGRAMMI DI CRESCITA INTENSIVA

Appunti da una conferenza tenuta dal Dr.Farzam Arbab il 28 aprile 2001, facente parte di un

seminario di due giorni sul Piano dei Cinque Anni, promossa dal Comitato per le Attività dei

Giovani al Centro Mondiale Bahà'ì.

Il tema originario su cui il Comitato Giovani mi ha chiesto di parlare in questo seminario era

"l'insegnamento". Ho suggerito di modificarlo in "Programmi di crescita intensiva", al fine di avere

un contesto specifico in cui poter trattare l'argomento. Nelle molte settimane trascorse, un numero

di eventi, riguardanti il Piano dei Cinque Anni, ha avuto luogo al Centro Mondiale Bahà'ì, e l'ultima

sera avete ascoltato un discorso ispiratore sul recente Messaggio di Ridvan, facente parte del

seminario a cui adesso state partecipando. Posso affermare con certezza, dunque, che adesso avete

assunto familiarità con il contenuto dei vari documenti riferentesi al Piano, in particolare con il

Messaggio di Ridvan e il Messaggio del 9 gennaio della Casa Universale di Giustizia alla

Conferenza dei Consiglieri del Consiglio Continentale.Quello che mi piacerebbe fare oggi è aiutarvi

ad esplorare le implicazioni di alcune delle indicazioni contenute in questi documenti per la vita di

ogni singolo Bahà'ì. Spero di conseguire ciò, chiedendovi di immaginare voi stessi in una comunità

nazionale in una parte del mondo che è stata testimone di una moderata crescita in passato e di

riflettere sulle tematiche che vi presenterò in quel contesto. La domanda principale che vi si pone è

che cosa si dovrebbe fare per rispondere alle richieste che il Piano dei Cinque Anni fa ad ogni

singolo credente.

Il contributo di ciascuno al progresso del Piano può, naturalmente, assumere molte forme.

Insegnamento, amministrazione, informazione pubblica, sviluppo economico e sociale, questi sono

tutti campi di servizio che richiedono diligente attenzione. Ma dato che l'insegnamento era nelle

intenzioni dei membri del Comitato Giovani, quando mi hanno chiesto di parlare per questa

occasione, mi concentrerò su quest'aspetto della vostra attività, nel quale sarete indubbiamente

impegnati, a prescindere da quali altri progetti possiate intraprendere.

Il Piano dei Cinque anni ha un'unica finalità, quella di far progredire il processo di entrata in truppe.

Infatti questo dovrà essere il fine di una serie di Piani, che porteranno la Comunità mondiale Bahá'í

alla fine del primo secolo dell'Età Formativa nel 2021. L'auspicata accelerazione del processo di

entrata in truppe deve essere conseguita attraverso un'attività sistematica da parte dei tre

partecipanti del Piano: l'individuo, le istituzioni e la comunità. La domanda che vi chiedo di

prendere in considerazione, allora, è come contribuire a questo scopo attraverso quell'area della

vostra attività che demarchereste come insegnamento.

Definiamo il contesto delle vostre attività un po' più in dettaglio. Supponiamo che la Comunità

Nazionale a cui appartenete, abbia già tenuto un incontro istituzionale altamente fruttuoso. A questa

riunione hanno partecipato uno o due Consiglieri, i membri del Consiglio Ausiliario assegnati alle

varie ragioni del paese, i membri della Assemblea Spirituale Nazionale, i Consigli Regionali e i

Comitati Nazionali ed anche i membri del Consiglio di Istituto Nazionale e i suoi coordinatori

regionali. Avendo studiato e approfondito a pieno il messaggio del 9 Gennaio, gli amici in questa

sede hanno aiutato l'Assemblea Nazionale a dividere ciascuna delle regioni sotto la giurisdizione dei

Consigli in un numero di aree. Le grandi città da sole costituiscono le "aree", mentre ognuno degli

altri raggruppamenti consiste in poche città e villaggi, e in alcuni casi in città di media ampiezza, le

vite giornaliere dei cui abitanti sono naturalmente connesse. Queste aree sono state poste nelle

categorie menzionate nel messaggio del 9 gennaio: quelle che non sono ancora aperte alla Fede,

quelle che hanno poche località e gruppi isolati, quelle con comunità insediate che stanno

guadagnando forza tramite un vigoroso processo di istituto; e quelle con comunità forti di credenti

approfonditi, che si trovano nella posizione di affrontare le sfide di una espansione e

consolidamento sistematici e accelerati.

Il piano nazionale che l'Assemblea Nazionale ha annunciato alla Comunità richiede di far avanzare

parecchie aree, selezionate da ciascuna categoria, fino al loro stadio successivo di sviluppo. Con

sorpresa di tutti, nessuna area sembra essere pronta ancora per un programma di crescita intensiva,

ma alcune hanno forza sufficiente per poter raggiungere presto le condizioni necessarie, se vi fosse

dedicata un'attenzione adeguata. Agli occhi dei Consiglieri e dell'Assemblea Nazionale preparare

queste aree per programmi intensivi ha la priorità sulla maggior parte delle altre richieste del piano

nazionale.

Avendo acquisito familiarità con le disposizioni del piano in un incontro tenuto per consultarvi nella

vostra regione, voi riflettete in spirito di preghiera sugli svariati modi in cui potete servire e vi

consultate con amici esperti. Diciamo, per amore di questa indagine, che alla fine decidete di

iniziare il vostro servizio in questa quinta epoca dell'Età Formativa come pionieri sul vostro

territorio. Vi si pongono poche scelte. Potete andare in un'area che non è stata aperta e insegnare

fino a che almeno una comunità non vi si sia stabilita. Potete fare del pionierismo in un'area dove

esiste una coppia di comunità piuttosto deboli e dedicare i vostri sforzi all'espansione ed al

consolidamento della Fede in quelle località. O potete andare in una delle poche aree designate

come priorità e partecipare in uno sforzo concentrato a prepararla per un programma di crescita

intensiva. Data l'enfasi che l'Assemblea Nazionale ha posto sul rafforzamento di queste aree,

decidete di fissare la residenza in una di queste.

Dato che il pionierismo è per voi qualcosa da fare e non qualcosa su cui parlare incessantemente,

dato che avete preso la vostra decisione con fermezza e non con poca convinzione, e poichè vi siete

rivolti a Bahà'ullàh e avete riposto tutti i vo-stri affari nelle Sue mani, le porte si aprono

immediatamente per voi. Forse potete iscrivervi in una università con sede nell'area per continuare i

vostri studi. O potreste trovare un'opportunità di lavoro durante un viaggio di esplorazione che

farete nell'area, o vi verrà mostrata un'altra delle miriadi di possibilità , con cui Bahá'u'lláh assiste

coloro che desiderano ardentemente servirLo. Traslocate rapidamente, organizzate i vostri affari nel

nuovo posto di residenza, ricevete il caldo benvenuto dei Bahá'í dell'area, e siete pronti per servire.

Che cosa farete?

Per favore vorrei comprendeste che col descrivervi una possibile sequenza di azioni, non intendo

offrirvi una formula per il servizio. Tale formula non esiste ed ogni credente dovrà fare ogni tipo di

scelta ad ogni passo del cammino quando percorre il sentiero del servizio. Ma pensare a noi stessi in

una situazione specifica, tipica benchè immaginaria, aiuta a formarci una visione del campo di

servizio in cui si può desiderare di entrare.

Non è possibile, naturalmente, dare una risposta, non importa quanto generica, alla questione del

"fare" senza dire qualco-sa riguardo all"essere", parlare di azione senza considerare il pensiero.

Permettetemi dunque di dire poche parole su alcuni degli attributi che devo presumere vi

caratterizzino, affinchè la storia che sto cercando di sviluppare abbia validità. Per la verità non

credo che le mie supposizioni siano errate, perché conosco molti credenti con queste caratteristiche.

Se ritenete che sto esagerando le vostre qualità degne di lodi, sarà soltanto a causa del vostro

personale senso di modestia.

Fatemi cominciare dicendo che siete dei Bahá'í maturi. Questa maturità ha diverse dimensioni. Più

fondamentalmente, si riflette nel vostro senso di identità. E' naturale, certo, che i vari aspetti del

nostro ambiente nazionale, sociale, etnico, culturale, educativo, professionale e cosi via, debbano

influenzare i nostri modelli di pensiero e comportamento. Ma un Bahá'í maturo ha imparato a

mettere questi fattori nella giusta prospettiva senza perdere mai di vista la verità che la realtà della

sua esistenza è la sua anima che sta attraversando questo mondo per acquisire gli attributi che le

necessitano per l'eterno e glorioso viaggio verso Dio.

Voi siete pienamente consapevoli dunque del fatto che la vera origine della vostra identità sia

l'asservimento a Bahá'u'lláh. Quando vi viene chiesto "Chi siete?", la prima risposta che sorge

nella vostra mente non è "uomo", "donna", "bianco", "nero", "Latino", "Persiano", "Americano",

"dottore", "ingegnere", "professore", "artista". La vostra più alta aspirazione è quella di poter

rispondere alla domanda, almeno dentro di voi, con frasi del calibro di "Colui che ama

Bahá'u'lláh", "Colui che obbedisce ai comandamenti di Bahá'u'lláh", "Colui che serve

Bahá'u'lláh". E, avendo l'esempio di 'Abdu'l-Bahá sempre dinanzi a voi, vi rendete conto che

questa servitù deve tradursi in servizio per gli amati di Dio.

Un altro aspetto della nostra identità emerge dalle nostre radici nella storia Bahà'ì. Un'intima

connessione con un passato denso di eventi, con gli eroi tramite il cui sacrificio la Causa ha

progredito, e una profonda consapevolezza dei processi dei cicli di crisi e vittoria – tutti questi

fattori aiutano a formare la nostra vera identità. A differenza di così tante anime la cui connessione

con la storia è spezzata e che cercano eroi e modelli di protagonisti in figure che sono esse stesse

vittime di una società disintegrantesi, non avete dubbi sul fatto che state partecipando al più grande

dramma nella storia dell'umani-tà: la creazione di una nuova razza di uomini.

Un forte senso di identità Bahàì a sua volta porta ad un forte senso dello scopo. Fa sorgere un

sentimento di urgenza per il quale noi tutti avvertiamo il bisogno di occuparci della nostra personale

crescita spirituale. Non possiamo essere osserva-tori passivi delle nostre vite, vittime infelici della

società, plasmata da propagande politiche e commerciali. Le nostre vite su questo piano terreno

sono troppo brevi, e le munificenze di un cuore puro capace di riflettere gli attributi divini sono

troppe, perché noi ci facciamo distrarre dalle attrazioni effimere di un mondo perso in oziose

fantasie. Per questa ragione voi rivolgete intenzionalmente le vostre energie all'acquisizione di

perfezioni ed al raffinamento della vostra vita interiore.

Ma questo non è tutto. La maturità implica che si sia consapevoli delle trappole dovute all'essere

concentrati su se stessi. Non si possono sviluppare virtù umane in isolamento. Una concentrazione

troppo grande su noi stessi, sulle nostre poten-zialità, sui nostri talenti, travisa le mete molto

lodevoli della crescita personale. L'arena in cui tale crescita si verifica è il servizio per l'umanità .

L'idolatria del miglioramento personale, dell'auto-espressione e del proprio appagamento può

facilmente creare sia sensi di colpa che il sentimento di credersi nel giusto. Perciò il vostro senso

dello scopo è indirizzato verso la crescita personale e allo stesso tempo verso il servizio per la

Causa e l'umanità. Contribuire alla trasformazione della società e al progresso di una civiltà che

deve essere edificata secondo gli insegnamenti di Bahá'u'lláh è il lavoro della vostra vita.

Le forze che vi spronano nei vostri sforzi sono principalmente il vostro amore per la Bellezza

Benedetta, il vostro desiderio ardente di vera comprensione, la vostra spinta interiore verso

l'eccellenza, e la vostra profonda preoccupazione per il be-nessere dell'umanità. Eppure esiste

anche un elemento di timore che entra in gioco e che assicura la vigilanza. Mentre guardate verso

l'alto e in avanti, vi guardate dai suggerimenti della natura inferiore. Temete di cadere nella

condizione che Bahá'u'lláh ha descritto in questi termini:

Voi siete anche come l'uccello che si libra in volo, con l'intera forza delle sue potenti ali e

con completa e gioiosa fiducia, attraverso l'immensità dei cieli, fino a che, costretto a sod-

disfare la fame, si volge con bramosia verso l'acqua e la creta della terra sottostante, e,

rimanendo intrappolato nelle maglie del suo desiderio, si ritrova impotente a riprendere il

volo verso i regni da cui è venuto. Incapace di scuoter via il fardello che grava sulle sue

ali insozzate, quell'uccello, finora un abitante dei cieli, è adesso costretto a cercare una

dimora nella polvere. Perciò, o Miei servi, non contaminate le vostre ali con l'argilla dell'

ostinazione e dei vani desideri, e non tollerate di essere sporcati dalla polvere dell'invidia

e dell'odio, cosicchè non possiate mai essere intralciati nel prendere il volo nei cieli della

Mia divina conoscenza.

Mentre cerchiamo di raggiungere la nostra duplice meta, i momenti più prediletti sono quelli

trascorsi in comunione con Dio, perché la preghiera nutre la nostra anima, e senza il vigore che essa

soltanto può generare, è impossibile perseverare nei nostri alti sforzi. Analogamente, lo studio degli

Scritti è una delle nostre primarie occupazioni. Non si tratta di una mera lettura di pochi versetti.

Comporta invece un'ampia meditazione sul significato e le implicazioni di ciascun brano nonché un

impegno assiduo a mettere in pratica gli insegnamenti per ottenere una crescita personale, per

contribuire allo sviluppo della comunità, e in ultima analisi per il processo di edificazione della

civiltà.

Questi sono dunque i modi in cui determiniamo la nostra identità, il nostro scopo e la nostra

occupazione, quando ci leviamo per diventare pionieri.

Un altro aspetto della maturità, che prendiamo in considerazione qui, è la natura delle aspettative

che abbiamo, quando percorriamo un cammino di servizio. Per essere più precisi, non avrete deciso

di diventare pionieri sul vostro territorio soltanto sull'onda dell'emozione. Questo non vuol dire che

non siate entusiasti e che non traiate contentezza dal servizio che state rendendo. Ma i vostri

momenti di felicità come anche quelli di intenso dolore non determinano la direzione della vostre

azioni. Ciò che soggiace a tutti i vostri sentimenti è una gioia interiore che non è il risultato di

circostanze transitorie ma la qualità della vostra anima. E' una condizione fondamentale del vostro

cuore, non un'emozione derivante da influenze esterne. Essere maturi, allora, implica che quelli che

vi galvanizzano non sono i risultati immediati delle vostre attività, perché voi sapete che talvolta

questi saranno incoraggianti e altre volte no. Voi non siete eccessivamente influenzati dalle critiche

degli altri, né vivete per le lodi. Non cercate il riconoscimento per ciò che fate, e non gravate le

istituzioni con il continuo appello: " Eccomi , eccomi. Perché non utilizzate il mio grande talento?"

. Voi siete un umile nonché effettivo partecipante dello sforzo collettivo.

La gioia che sentite proviene dall'aver riconosciuto Bahá'u'lláh e dalla consapevolezza che siete

circondati dalla Sua misericordia. Traete soddisfazione dall'atto in sè di condividere il messaggio di

Bahá'u'lláh con gli altri, dall'essere impegnati nell'approfondimento e nella riflessione sulla Parola

di Dio, dal partecipare al premio di guidare le anime alle rive dell'oceano della Sua Rivelazione.

Come 'Abdu'l-Bahá ha affermato:

Se tu sapessi quale alto stadio sia destinato alle anime distaccate dal mondo, possentemente

attratte verso la Fede, che insegnano sotto l'ombra protettrice di Bahá'u'lláh! Ti rallegreresti

e, con esultanza ed estasi, spiegheresti le ali spiccando il volo verso il cielo – perché sei

seguace di questa via e viandante verso quel Regno.

(Antologia di 'Abdu'l-Bahá, pag. 101)
E ancora:

….. dovete , per questa questione , che è il servizio per l'umanità sacrificare le vostre stesse

vite e, quando abbandonate voi stessi, gioire.

E' da notare qui che non si gioisce per noi stessi ma perchè abbandoniamo noi stessi. Infatti la più

grande fonte di gioia nel campo del servizio non consiste nelle nostre realizzazioni personali, ma

nell'essere testimoni dei risultati dei nostri amici credenti. Una delle affermazioni contenute nel

messaggio del 9 Gennaio che ha catturato l'immaginazione di molti amici parla della necessità

dell'incoraggiamento. "Approfondirsi da soli", recita il brano, " non necessariamente si traduce in

una improvvisa attività di insegnamento. Su ogni via del servizio, gli amici necessitano un

sostenuto incorag-giamento": Allora ecco la domanda che si pone: "Come si incoraggiano gli

altri?". La lode sembra la risposta più in voga. Ma la lode può avere l'effetto contrario quando è

vuota, quando segue una serie di rituali secondo qualche formula. Qui, come in ogni altro aspetto

della vita , il "fare" e l' "essere" non si possono facilmente separare.

Per padroneggiare l'arte dell'incoraggiamento, mi pare, che dobbiamo lottare proprio con noi stessi.

La sensazione di aver talento è una cosa buona, e noi tutti ne abbiamo bisogno di tanto in tanto. Ma

è soltanto quando ci rallegriamo per le doti degli altri, per i successi nei quali non necessariamente

abbiamo avuto qualche ruolo, che tutto quello che diciamo e fac-ciamo diventa per loro una fonte di

incoraggiamento.

E ancora, un altro segno del vostro essere dei Bahá'í maturi è la comprensione del mistero del

sacrificio. Ciò significa che né voi schivate il concetto, né adoperate così spesso la parola da

renderla insignificante. Certo che si può usare questo termine nella vita di ogni giorno: " Ho

sacrificato due ore di sonno per prepararmi all'esame". "Ho sacrificato la partita questa settimana

per stare accanto al mio amico ammalato". E, naturalmente, il servizio per la Fede comprende il

sacrifi-cio in questa accezione. Quando partecipiamo ad un'attività Bahà'ì, non potremmo fare altro

che possa essere più piace-vole per noi. Ma come possiamo chiamarlo questo un sacrificio, quando

l'attività Bahá'í in questione è in realtà una fonte di gioia? Come potremmo dire che

l'insegnamento è la più grande gioia della nostra vita e allo stesso tempo credere, ad esempio, che

sia un sacrificio non vedere uno spettacolo televisivo per essere presenti ad un fireside?

La realtà del sacrificio, naturalmente, è quella di rinunciare a ciò che è inferiore per ciò che è

superiore. Questo si applica non soltanto alle cose materiali, ma anche a pensieri, abitudini e

sentimenti. In una vita di servizio, si è più precisamente impegnati a disfarsi di ciò che vale meno

per ricevere ciò che è più prezioso. Eppure siamo attaccati a tutto ciò che posse-diamo. E' doloroso

lasciare andare le cose, perfino quando ci viene garantito che quello che si riceverà sarà di gran

lunga migliore. Ma questo dolore è portatore di gioia e non di dispiacere. Questo sacrificio viene

fatto con gratitudine verso Dio per aver conferito a noi l'opportunità di servire. A questo riguardo,

'Abdu'l-Bahá ci dice che fino a che un

essere non abbia posto piede nella pianura del sacrificio, è privato d'ogni grazia e favore;

e la pianura del sacrificio è il reame dove si muore all'io, sì che possa brillare la radiosità

del Dio vivente.
(Antologia di 'Abdu'l-Bahá, pag. 79)
Ed Egli dice anche:

…..la vicinanza a Dio necessita di sacrificio di sè, distacco e rinuncia a tutto per Lui.

Vicinanza è somiglianza.

Un altro aspetto della maturità, che avete raggiunto, è la vostra comprensione della natura

dell'insegnamento e la vostra condotta al riguardo. Nel messaggio del 9 gennaio la Casa Universale

di Giustizia afferma:

Quando la preparazione e l'incoraggiamento sono efficaci, si alimenta una cultura di crescita nella

quale i credenti vedono il dovere di insegnare cone una naturale conseguenza dell'aver accettato

Bahá'u'lláh. Costoro

innalzeranno la sacra torcia della fede, come era desiderio di 'Abdu'l-Bahá,

lavoreranno incessantemente, giorno e notte, e consacreranno ogni fuggevole attimo

della loro vita alla diffusione delle fragranza divina e all'esaltazione della santa Parola

di Dio.
(Antologia di 'Abdu'l-Bahá, n. 204, pag. 237)

Così infiammati dal fuoco dell'amore di Dio divengono i loro cuori, che chiunque si avvicina loro,

ne sente il calore. Si impegnano strenuamente per essere canali dello spirito, puri di cuore, altruisti

ed umili, possedendo la certezza e il coraggio che scaturiscono dall'affidamento a Dio. In tale

cultura, l'insegnamento è la passione dominante della vita dei credenti. La paura dell'insuccesso

non trova spazio. Mutuo sostegno, impegno nell'apprendimento e apprezzamento della diversità di

azione sono le norme prevalenti.

Considererete dunque l'insegnamento come essenzialmente spirituale per natura ed eviterete di

rimanere intrappolati nella semplice tecnica. L'insegnamento non implica soltanto le azioni che

effettuiamo, ma anche uno stato dell'essere a cui ciascuno di noi deve pervenire. Dare è una

necessità della nostra esistenza spirituale. Dobbiamo condividere con gli altri qualcosa di ciò che

possediamo. Il nostro bene più prezioso, naturalmente, è il nostro riconoscimento di Bahá'u'lláh,

per cui sarebbe innaturale se non desiderassimo condividere con gli altri la sapienza che riceviamo

dalla Sua Rivelazione e l'amore e la gioia con la quale questa Rivelazione riempie le nostre anime.

L'essere infiammati di cui parla La Casa di Giustizia in questo brano che ho citato, implica che il

fuoco dell'amore per Bahá'u'lláh nel vostro cuore avvampi con sempre maggiore intensità ogni

giorno, e mentre aumenta sprigioni sempre più calore e luce. Questo calore attrae gli altri cuori ed

aiuta a creare le condizioni necessarie in cui può scoccare in loro la scintilla della fede.

In questo stato dell'essere infiammati, consideriamo ogni opportunità di insegnamento come un

premio proveniente da Dio. Certo non ci passerebbe mai per la testa che stiamo facendo un favore a

Lui, obbedendo al Suo comandamento di insegnare. Al contrario, ci accostiamo all'insegnamento

con gratitudine e reverenza, come a un atto sacro, in cui "sacro"si riferisce a ciò che appartiene a

Dio.

Quando insegniamo abbiamo a che fare con due cose davvero sante. Una è il cuore dell'uomo che

essenzialmente appar-tiene a Dio. Infatti, si può anche definire l'insegnamento come quell'atto

spirituale, che ha come conseguenza l'apertura della cittadella del cuore umano a Lui. L'altra cosa

sacra che riguarda l'insegnamento è la Rivelazione di Bahá'u'lláh. Noi insegniamo allo scopo di

connettere il cuore alla Sua Rivelazione, il Suo più grande dono all'umanità. Avete senz'altro

familiarità con queste parole di Bahá'u'lláh:

Ciò che Egli ha riservato per Se Stesso sono le cittadelle dei cuori degli uomini;

e tra questi, gli amati di Colui che è la Verità Suprema , in questo Giorno,

ne sono le chiavi. Piaccia a Dio che essi, nessuno escluso, possano essere messi in

grado di disserrare, tramite il potere del Più Grande Nome, i portali di queste città.

In un altro brano Egli afferma:

Le cose che Egli ha riservato a Sè sono le cittadelle dei cuori degli uomini, affinchè

Egli possa purificarle da ogni contaminazione terrena, e metterle in grado di avvici-

narsi al Sito consacrato, che le mani degli infedeli non potranno mai profanare.

Schiudete, o genti, la città del cuore umano con la chiave della vostra loquela.

In questo modo Noi, secondo una misura preordinata, vi abbiamo prescritto il vostro

dovere.
E per quanto riguarda la Sua Rivelazione:

Dite: Questa è la mistica e sigillata Pergamena, il ricettacolo dell'immutabile Decreto di

Dio,

che porta le parole che il Dito della Santità ha tracciato, che giacciono avvolte entro il velo

di

impenetrabile mistero, e che ora sono state inviate quale pegno della grazia di Colui che è

l'Onnipotente, l'Antico dei Giorni. In essa Noi abbiamo decretato i destini di tutti coloro

che

dimorano sulla terra e degli abitatori del cielo, e scritto la sapienza di tutte le cose dalla

prima
all'ultima.

Il fatto che vi accostiate all'insegnamento come a un atto spirituale tocca un'altra dimensione della

sacralità. Nell'inse-gnamento, l'agente che causa la trasformazione è la Parola di Dio. Bahà'ullàh

usa l'immagine dell' "elisir", del quale si è creduto nei secoli che avesse il potere di tramutare il

rame in oro, per aiutarci a capire il potere della Parola di Dio:

La vitalità della fede degli uomini in Dio va spegnendosi in ogni paese; null'altro che la Sua

salutare medicina può ristabilirla. La corrosione dell'empietà sta distruggendo gli organi

vitali

della società umana; che cosa, tranne l'Elisir della Sua potente Rivelazione, può purificarla e

rinnovarla? E' nei limiti del potere umano, o Hakim, di effettuare negli elementi costituenti

di

una qualsiasi piccola e indivisibile particella di materia una trasformazione così completa da

tramutarli nell'oro più puro? Per quanto imbarazzante e difficile ciò possa apparire, pure Ci

è stato dato il potere di effettuare l'ancor più ardua impresa di convertire la forza satanica in

potenza celeste. La forza, capace di una tale trasformazione, trascende la potenza dello

stesso

Elisir. Il Verbo di Dio soltanto può vantare la distinzione di essere dotato della capacità

neces-
saria per un sì grande e vasto cambiamento.
(Spigolature, XCIX, pag, 219)

Questo è uno dei concetti spirituali che stanno alla base della dichiarazione della Casa Universale di

Giustizia, ovvero che "la paura dell'insuccesso non trova spazio" nella cultura di crescita che

dovrebbe caratterizzare la comunità bahà'ì. Perché si dovrebbe temere l'insuccesso, quando siamo

fiduciosi nel fatto che la Parola di Dio sia dotata del potere di trasformare i cuori? E' il divino

"Elisir", e noi non siamo altro che il canale attraverso il quale può fluire. Che noi siamo

semplicemen-te un mezzo, certo non è un'idea che esprimiamo ripetutamente, perché l'abbiamo

sentita ormai così tante volte. Per noi possiede un significato autentico. Ogni volta che insegniamo

la Causa e adorniamo la nostra esposizione con le Parole di Bahá'u'lláh, siamo testimoni del loro

effetto sul cuore dell'uomo e riusciamo ad intravedere che cosa significhi essere un "canale dello

spirito".

Prima di concludere queste osservazioni sulla maturità, fatemi richiamare la vostra attenzione su un

altro punto molto importante che con essa ha attinenza. Voglio supporre che il vostro studio

approfondito delle direttive della Casa Univer-sale di Giustizia nell'arco dei pochi anni trascorsi, vi

abbia aiutato a procedere oltre le estreme affermazioni e le dualità che vi si percepiscono, che

talvolta paralizzano le comunità Bahá'í e ne ristagnano la crescita. Voi non siete rimasti in balia, ad

esempio, di asserzioni del tipo "Nell'insegnamento è sufficiente l'amore" o "L'unica cosa che

importi nell'inse-gnamento è il proprio esempio", o " Se siamo spirituali, allora le cose giusto

accadranno; si parla troppo di piani sistema-tici" o "Bahá'u'lláh ci dice che dovremmo prima

insegnare a noi stessi, dunque ci dovremmo concentrare sul nostro perfe-zionamento personale;

l'insegnamento agli altri verrà poi", o "L'unico modo per insegnare è tramite i fireside, l'insegna-

mento alle masse in gruppi non è dignitoso", oppure " Questo è il periodo dell'insegnamento alle

masse; il tempo per l'insegnamento individuale è passato".

Una visione equilibrata dell'insegnamento poggia sulla convinzione che "essere" e "fare" siano

intimamente connessi. Quindi, per esempio, ancorchè sia necessario impegnarsi per accrescere il

nostro amore per Dio e per i nostri consimili esseri umani, l'amore da solo non è sufficiente per

l'insegnamento. La conoscenza è necessaria. Il potere della parola è necessario. Sono necessarie

spiegazioni convincenti che possano portare il ricercatore ad una adeguata conoscenza e

comprensione. Pur essendo essenziale essere infiammati, anche l'azione è necessaria. Non si

possono conseguire risultati senza sforzo. L'insegnamento comporta una notevole mole di attività,

al fine di trovare anime recettive, per conquistarne la fiducia, per aiutarle a comprendere gli

insegnamenti fondamentali della Fede, e per accompagnarle nelle fasi iniziali del loro viaggio

spirituale. Essere sistematici non va contro la spiritualità.

D'altro canto, l'insegnamento implica di più che soltanto dire e fare le cose giuste. Senza amore, si

può realizzare poco. Senza che si sia infiammati, è estremamente difficile accendere la scintilla

della fede. Ed è vero che, nel nome della progettazione e dell'addestramento, possiamo divenire

così preoccupati della tecnica che lo spirito viene dimenticato. Il messaggio del 9 gennaio della

Casa Universale di Giustizia ai Consiglieri si riferisce alla progettazione in questi termini:

La natura del processo di pianificazione con la quale procederete aiutando gli amici, è per molti

rispetti unica. In sostanza è un processo spirituale nel quale le comunità e le istituzioni si sforzano

di allineare le proprie attività con la Volontà di Dio. Il Piano Maggiore di Dio è al lavoro e le forze

che esso genera spingono l'umanità verso il suo destino. Nei loro specifici piani d'azione, le

istituzioni della Fede devono cercare di avere una profonda intuizione del modo di operare di queste

grandi forze, di esplorare le potenzialità degli individui cui sono al servizio, misurare le risorse e le

forze delle loro comunità, e prendere dei provvedimenti effettivi per ottenere la incondizionata

partecipazione dei credenti. L'accrescimento di questo processo è la sacra missione a voi affidata.

Questa interconnessione tra "essere" e " fare" implica inoltre che non possiamo aspettare di essere

perfetti prima di insegnare. C'è un lungo cammino davanti a noi da affrontare sul sentiero che porta

alla perfezione, ma dobbiamo essere convinti che Bahá'u'lláh assisterà ogni anima che si leva a

servirLo, non importa quali che siano le sue manchevolezze. Tutto quello che ci viene richiesto di

fare è di sforzarci al massimo per adempiere il nostro dovere di insegnare. E non dovremmo farci

trarre in inganno pensando che possiamo insegnare soltanto con l'esempio. E' la chiave della parola

che secondo Bahá'u'lláh alla fine disserrerà i cuori. Questo non vale a dire che il nostro

comportamento non conta. Una potente forza di attrazione è generata dalle buone azioni e da un

carattere retto. E' necessario seguire il modello di 'Abdu'l-Bahá, che visse una vita costellata di tali

gesti esemplari, eppure usò il potere della Sua favella e parlò della Fede ogni qualvolta se ne

presentava l'occasione appropriata.

L'equilibrio, che è un segno di maturità, appartiene anche ai comportamenti che noi adottiamo

quando effettuiamo il nostro dovere di insegnare. Ricorderete le parole dell'Amato Custode che non

dovremmo essere né troppo "provocatori", né troppo "acquiescenti", né "fanatici né eccessivamente

liberali" nella nostra esposizione dei "tratti fondamentali e distintivi" della Fede. Capiteranno casi

in cui dovremo essere "audaci" ed altri in cui dovremo procedere con cautela. Talvolta dobbiamo

"agire rapidamente" e in altre occasioni dovremmo "segnare il passo". Vi sono situazioni in cui il

metodo diretto è appropriato, e quelle in cui il metodo indiretto funzionerà meglio.

Riguardo alla domanda dell'individuo rispetto all'azione collettiva, un insegnante maturo apprezza

il fatto che la "diversità di azione" sia necessaria, se una comunità deve crescere. La proclamazione

è un'attività preziosa, ma non può diventare il mezzo esclusivo per portare il messaggio di

Bahá'u'lláh alla gente del mondo. Insegnare implica molto di più che semplicemente informare la

gente della Fede. Aiutare gli altri a riconoscere Bahá'u'lláh, approfondirli con sistemati-cità,

incanalare le loro energie in una o un'altra delle moltre strade del servizio, sono questioni a cui ci si

deve dedicare entrambi sia a livello individuale che a livello della comunità e delle sue istituzioni.

Con questi suggerimenti in mente, la maggior parte riguardanti lo "stato dell'essere", ritorniamo

adesso alla questione del "fare" ed esploriamo la natura delle vostre attività, nel contesto del piano

di azione per la nuova area in cui risiedete. E ancora permettetemi di ricordarvi che vi sto

proponendo soltanto una storia ipotetica, che non dovrebbe essere presa come ricetta da seguire in

ogni campo.

Rammentate che, nella nostra storia, avete intrapreso il pionierismo in un area che veniva preparata

per un programma intensivo di crescita. Nel descrivere un'area pronta per tale programma, la Casa

di Giustizia ha menzionato i seguenti criteri:

…..una certa esperienza di base da parte di alcune comunità del gruppo, nel tenere classi

per l'educazione spirituale dei fanciulli, incontri devozionali, e la Festa del 19° giorno;

l'esistenza di un ragionevole grado di capacità amministrativa in almeno alcune Assem-

blee Spirituali Locali; l'attivo coinvolgimento di parecchi assistenti dei membri del Corpo

Ausiliario nel promuovere la vita di comunità; un pronunciato spirito di collaborazione tra

le varie istituzioni che lavorano nell'area; e soprattutto la solida presenza di un istituto di

addestramento con un piano di coordinamento che sostenga la sistematica moltiplicazione

dei circoli di studio.

Se si deve dar inizio al programma con il piede giusto, è altresì necessario avere, secondo la Casa di

Giustizia, "un alto livello di entusiasmo in un gruppo piuttosto grande di devoti e capaci credenti,

che comprendano i requisiti essenziali ad una crescita sostenibile e che possano far proprio il

programma". Daremo per scontato che l'area in cui siete andati pionie-ri goda di molte di queste

condizioni, ma che il funzionamento dell'istituto richieda un ulteriore rafforzamento e che il nucleo

di base dei credenti attivi abbia bisogno di raggiungere più alti livelli di unità di pensiero per

arrivare ad una visio-ne comune del programma, che essi sperano di lanciare. Questo, tutti sono

concordi, può ottenersi in un'arco di pochi mesi di preparazione sistematica.

Data la centralità dell'istituto per un programma di crescita di un'area, una delle principali mete

fissate per questa fase preparatoria è l'addestramento di un apprezzabile numero di insegnanti,

diciamo cinquanta, dei primi limitati corsi della sequenza principale offerta dall'instituto.

L'aspettativa è che almeno venti di loro saranno capaci di fondare circoli di studio nelle varie

località del gruppo. Altre attività richieste sono un sondaggio iniziale delle comunità nell'area,

incontri mensili di consultazione tra credenti pronti a far proprie le sfide di una espansione

accelerata, il consolidamento di classi di circa venti bambini, e l'avvio di alcuni circoli di studio

speciali per i giovanissimi, uno sforzo mai finora intrapreso in questa specifica area.

Entro questo contesto adesso, poniamo ancora una volta la domanda cruciale: "Cosa intendete fare

per contribuire a questo piano di azione?". Abbiamo già accennato che le iniziative di insegnamento

personale e gli sforzi collettivi per assicurare l'espansione e il consolidamento della Fede sono

complementari, e che entrambi sono necessari per una crescita sostenuta. Perciò possiamo

tranquillamente supporre che uno dei primi passi che intraprenderete sarà quello di stilare il vostro

piano personale di insegnamento individuale. A partire dalla vostra università o dal luogo di lavoro,

diventate parte integrante della vita della società intorno a voi. Ricercate con sistematicità persone

affini ed entrate in discorsi seri con loro su tema-tiche spirituali e su gli ideali di un nuovo ordine

mondiale. Non appena scorgete ricettività, offrite loro le verità racchiuse negli insegnamenti, le

attraete alla Fede, le aiutate a raggiungere lo stadio dell'accettazione, le approfondite e le accompa-

gnate nei loro iniziali atti di servizio fino a che non sono pronte a procedere per conto proprio e ad

insegnare agli altri.

L'esperienza in tutto il mondo sta ora dimostrando che i circoli di studio possono essere strumenti

tanto di espansione quanto di consolidamento. Molte persone, che a volte sanno pochissimo della

Fede, sembrano più che disposte a parte-cipare a determinati corsi di istituto, specialmente quelli

che trattano di argomenti spirituali, e spesso alla fine del primo corso diventano Bahà'ì. Possiamo

presumere, dunque, che l'uso di tale metodo sia parte del vostro piano individuale di insegnamento.

Per quanto attiene alla vostra partecipazione agli sforzi collettivi, diciamo che, benchè abbiate

ricevuto una certa istruzione per diventare insegnanti di alcuni corsi del vostro istituto, vi rendete

conto che avete molto da imparare prima di diventa-re veramente effettivi. Così, accettate

prontamente di frequentare le periodiche sessioni di addestramento per insegnanti offerte dal

coordinatore dell'area per l'instituto. Non appena il vostro addestramento di insegnante progredisce,

incomin-ciate a visitare un villaggio vicino una volta alla settimana dove formate due gruppi di

studio: uno per i giovani e i giova-ni adulti, e un altro per i giovanissimi.

A questo punto fatemi fare una breve digressione per dire alcune parole sulla natura della

popolazione Bahá'í del tipo di gruppo, dove, nella mia storia, siete andati pionieri. Durante le

decadi degli anni sessanta, settanta e ottanta, le comunità Bahá'í intorno al mondo sono cresciute

enormemente.

Sfortunatamente il consolidamento non ha retto il passo con l'espansione ed il processo si è

arrestato. Come risultato, le istituzioni della Fede hanno perso i contatti con molti, molti Bahà'ì.

Possiamo essere del tutto fiduciosi, allora, che la località che avete scelto di visitare si troverà in

una condizione peculiare: ci dovrebbe essere un numero abbastanza grande di persone che

accettarono la Fede anni fa e un considerevole numero di giovani individui che nella loro

fanciullezza fre-quentarono classi occasionali di bambini Bahà'ì; tutti questi hanno sentimenti

cordiali nei confronti della Fede, ma difettano dell'entusiasmo di quegli anni di espansione su larga

scala. L'esperienza degli anni recenti ha mostrato che, mentre il tentativo di rianimare l'intera

comunità può rivelarsi difficile, la proposta di costituire un circolo di studio con dieci o quindici

giovani adulti di solito incontra grande successo. Il lavoro delle decadi precedenti non è stato

invano. E' stata creata una condizione che si presta bene all'azione sistematica. Ciò che si è

verificato durante queste tre decadi è di-ventato noto come insegnamento alle masse, ed un analisi

penetrante di quel periodo di tempo viene presentata nel recente documento dal titolo Il Secolo della

Luce. Così importante è questa analisi per una comprensione del Piano dei Cinque Anni e dei

programmi di crescita intensiva, per i quali invoca a gran voce, che mi piacerebbe leggere alcuni

paragrafi del documento per voi:

Quando i credenti dei centri urbani partirono per delle campagne prolungate, al fine di

raggiungere le moltitudini della gente del mondo che viveva nei villaggi e nelle aree rurali,

incontrarono una ricettività al messaggio di Bahá'u'lláh, che andava ben oltre ciò che avessero

immaginato possibile. Anche se la risposta di solito assumeva forme diverse da quelle a cui gli

insegnanti erano abituati, i nuovi dichiarati venivano accolti con piacere e in modo

appassionato….

Alla base del progresso, come è avvenuto sin dall'inizio nella vita della Causa, c'è stato

l'impegno messovi da ogni singolo credente. Già durante il ministero di Shoghi Effendi persone

lungimiranti avevano preso l'iniziativa di rag-giungere le popolazioni indigene in paesi quali

l'Uganda, la Bolivia e l'Indonesia. Durante il piano dei Nove Anni, un numero ancora maggiore

di siffatti insegnanti venne attratto nell'impresa, particolarmente in India, in parecchi paesi

dell'Africa, e nella maggior parte delle regioni dell'America Latina, ed anche nelle isole del

Pacifico, in Alaska e tra la gente nativa del Canada e la popolazione rurale nera degli Stati Uniti

del Sud..…

Persino così, divenne presto evidente che l'iniziativa individuale da sola, per quanto ispirata ed

energica, non poteva rispondere adeguatamente alle opportunità che si andavano aprendo. Il

risultato fu quello di lanciare le comunità Bahá'í in un'ampia gamma di progetti di

insegnamento e proclamazione collettivi, rievocanti gli eroici giorni degli araldi dell'aurora.

Gruppi di insegnanti pieni di ardore scoprirono che adesso era possibile presentare il messaggio

della Fede non soltanto ad una serie di persone che chiedeva informazioni, ma anche ad interi

gruppi e finanche ad intere comunità. Le decine di migliaia divennero centinaia di migliaia. La

crescita della Fede comportò che i membri delle Assembleee Spirituali, la cui esperienza era

limitata al rafforzamento della comprensione della Fede di ricerca-tori singoli, cresciuti nelle

culture del dubbio o nel fanatismo religioso, dovettero adattarsi alle espressioni di fede da parte

di interi gruppi di persone per le quali la consapevolezza religiosa e la risposta erano normali

aspetti della vita di ogni giorno.

Nessun segmento della comunità dette un contributo più energico o eloquente a questo

sensazionale processo di crescita della gioventù bahà'ì. Nelle loro imprese durante queste

decadi cruciali, come, in realtà, attraverso l'intera storia dei passati cento cinquant'anni, vien

fatto di ricordare più volte che la grande maggioranza della compagnia di eroi che lanciarono la

Causa nella sua direzione nella metà del diciannovesimo secolo erano tutti persone giovani…

Il documento continua a raccontare come l'escalation nell'arruolamento portò con sé

ugualmente grandi problemi: l'approfondimento sostenuto dei nuovi credenti si rivelò un

compito arduo e l'adattamento alle diverse culture e a nuovi modi di pensare palesò sfide senza

precedenti.

All'inizio, tali problemi si rivelarono stimolanti, poiché entrambi, le istituzioni Bahá'í e i singoli

credenti, lottarono per trovare nuovi modi di approccio alle situazioni – modi nuovi, in realtà, di

comprendere brani importanti degli stessi Scritti Bahà'ì. Furono fatti sforzi risoluti per

rispondere alle direttive del Centro Mondiale che indicava che l'espansione e il consolidamento

sono due processi gemelli che devono andare di pari passo. Laddove, però, le speranze di

risultati non si materializzarono prontamente, cominciò abitualmente a serpeggiare una qual

dose di scoraggiamento. L'iniziale rapida crescita nel ritmo di arruolamento rallentò

sensibilmente in molti paesi, inducendo alcune istituzioni e comunità Bahá'í a ritornare a ad

attività più note e a persone più raggiungibili.

" L'effetto principale di queste contrarietà, tuttavia, fu che si insinuò nelle comunità il

convincimento che le alte aspettative dei primi anni fossero per qualche aspetto del tutto non

realistiche. Benchè i facili successi delle iniziali attività di insegnamento fossero incoraggianti,

non bastarono, da soli, a costruire una vita di comunità Bahá'í che potesse venire incontro ai

bisogni dei suoi nuovi membri ed autogenerarsi.

Anzi, pionieri e nuovi credenti allo stesso modo furono posti di fronte a problematiche per le

quali l'esperienza Bahá'í nelle terre dell'Occidente o persino in Iran – offriva poche risposte.

Come dovevano essere costituite le Assemblee Spirituali Locali, e una volta formate come

avrebbero dovuto funziona-re in aree dove un'ampio numero di nuovi credenti si era unito alla

Causa improvvisamente dal giorno alla notte, sem-plicemente sulla base della loro

comprensione spirituale della verità della Fede? Come poteva essere accordata alle donne egual

voce, in società dominate dall'uomo sin dall'alba dei tempi? Come avrebbe dovuto essere

applicata con sistematicità l'educazione di un vasto numero di bambini in un panorama culturale

in cui erano predominanti povertà e analfabetismo? Quali priorità avrebbero dovuto guidare

l'insegnamento morale Bahà'ì, e come potevano questi obiettivi essere meglio messi in

relazione con le consuetudini indigene prevalenti? Come avrebbe potuto una vibrante vita di

comunità venir coltivata in modo tale da stimolare la crescita spirituale dei suoi membri? Quali

priorità,inoltre, dovevano essere poste con riguardo alla produzione della letteratura Bahà'ì,

specialmente dato il repentino incremen-to verificatosi nel numero degli idiomi rappresentati

nella comunità? Come avrebbe potuto essere preservata l'integri-tà dell'Istituzione Bahá'í della

Festa del 19°, mentre questa vitale attività si apriva all'influenza arricchente di culture diverse?

E, in tutte le aree in questione, come dovevano essere reclutate, investite e coordinate le risorse

necessarie?

La pressione di queste urgenti e interdipendenti sfide lanciò il mondo bahà'ì in un processo di

apprendimento, che si è rivelato essere tanto importante quanto l'espansione stessa. Si può

affermare con sicurezza che durante questi anni non c'era in pratica nessun tipo di attività di

insegnamento, nessuna combinazione di espansione, consolidamento e proclamazione, nessuna

scelta amministrativa, nessuno sforzo per un adattamento culturale che non venisse energica-

mente sperimentato in qualche parte del mondo Bahà'ì. Il risultato netto dell'esperienza fu

un'intenso ammaestra-mento di una grande parte della Comunità Bahá'í nelle implicazioni del

lavoro di insegnamento alle masse, un'educa-zione che non si sarebbe potuta verificare in altro

modo. Per sua propria natura, il processo fu in gran misura locale e regionale come centro di

interesse, qualitativo piuttosto che quantitativo nelle sue acquisizioni e valutabile nel pro-gresso

raggiunto più in base all'incremento che per la vasta scala . Se non fosse stato per il lavoro di

consolidamento coscienzioso, sempre difficile e spesso frustrante continuato durante questi

anni, d'altronde, la successiva strategia di sistematicità della promozione dell'entrata in truppe

avrebbe avuto un numero ridottissimo con cui funzionare.

Come il documento spiega , le tre decadi di prove ed errori e di apprendimento costituirono un

periodo significativo nella storia Bahà'ì:

L'importanza di queste tre decadi di sforzo, apprendimento e sacrificio divenne evidente,

quando arrivò il momento di ideare un Piano globale, che avrebbe tratto profitto dalla capacità

di penetrazione ottenuta e dalle risorse che erano state sviluppate. La Comunità Bahá'í che si è

attivata sul Piano dei Quattro Anni nel 1996 era assai diversa da quell' appassionato, ma recente

e ancora inesperto corpo di credenti, che nel 1964, si era avventurato fuori per la prima di

siffatte inprese, che non venivano più sorrette dalla mano guida di Shoghi Effendi. Dal 1996 era

diventato possibile vedere tutti i i distinti fili dell'impresa come parti integrali di un unico

coerente tutto.

Traendo profitto dalla capacità di penetrazione acquisita nelle precedenti decadi, come ci svela

il documento, il Piano dei Quattro Anni fece focalizzare il mondo Bahá'í sulla sistematizzazione

dell'espansione e del consolidamento attra-verso l'opera dell'istituto di addestramento. L'intero

periodo viene allora messo in prospettiva storica:

Attraverso tutta la storia, le masse dell'umanità sono state, nel migliore dei casi,

spettatrici

nell'avanzata della civilizzazione. Il loro ruolo è stato quello di servire le mire di

qualsiasi

èlitè avesse temporaneamente assunto il controllo del processo. Persino le successive

Rive-

lazioni del Divino, il cui obiettivo era la liberazione dello spirito umano, furono, dopo un

certo periodo, fatte prigioniere del"pressante interesse personale", furono congelate in

do-

gmi creati dall'uomo, in rituali, in privilegi clericali e diatribe settarie, e giunsero al

termine

della loro dispensazione con il loro intendimento fondamentale vanificato.

Bahá'u'lláh è venuto a liberare l'umanità da questa lunga schiavitù. E nelle decadi che hanno

concluso il ventesimo secolo la comunità dei Suoi seguaci si è dedicata ad una creativa

sperimentazione, con quei mezzi con i quali il Suo proposito può essere realizzato. L'esecuzione

del Piano Divino comporta niente di meno che il coinvolgimento dell' intero corpo dell'umanità

nel lavoro del suo stesso sviluppo spirituale, sociale e intellettuale. Le tribolazioni incontrate

dalla comunità Bahá'í nelle decadi dal 1963 sono state eventi necessari ad affinare gli sforzi e a

purificare la motiva-zione, in modo tale da rendere coloro che ne avrebbero preso parte

meritevoli di una così grande fiducia. Tali test sono la più sicura prova di quel processo di

maturazione che 'Abdu'l- Bahà ha così fiduciosamente descritto:

Alcuni movimenti appaiono, si manifestano per un breve periodo di attività, poi

cessano.

Altri esibiscono una capacità maggiore di crescita e vigore, ma prima di raggiungere

una

matura evoluzione, si indeboliscono, si disintegrano e cadono nell'oblio… Vi è

ancora un

altro tipo di movimento o causa che da un piccolissimo, isignificante inizio procede

con un

avanzamento stabile e sicuro, allargandosi e ampliandosi gradualmente fino a che

non abbia

assunto dimensioni universali. Il movimento Bahá'í è di questa natura.

La ragione per cui ho letto così tanti estratti del documento il Secolo della Luce è duplice. Uno è

sottolineare per voi che il Piano dei Cinque Anni ha la generalità dell'umanità in mente. Nel

messaggio del 9 Gennaio, la Casa Univer-sale di Giustizia dichiara:

Gli amici che parteciperanno a questi programmi intensivi di crescita dovrebbero

tenere

a mente, che il fine è quello di assicurare che la Rivelazione di Bahá'u'lláh

raggiunga le

masse dell'umanità e le metta in grado di conseguire il progresso spirituale e

materiale

tramite l'applicazione degli Insegnamenti. Un esteso numero tra le genti del mondo è

pronto, anzi si strugge, per i munifici doni che Bahá'u'lláh soltanto può accordare

loro,

non appena si siano impegnati a edificare la nuova società che Egli ha contemplato.

Nel corso dell'apprendimento per rendere sistematica la propria opera di

insegnamento

su vasta scala, le comunità Bahá'í sono divenute meglio equipaggiate per rispondere

a

questa ardente brama. Esse non possono risparmiarsi qualunque sforzo, qualsiasi

sacri-
ficio a cui possano venir chiamate.

La seconda ragione è che le idee esposte in questi brani che ho citato, devono necessariamente

formare parte di una struttura entro la quale si può raggiungere l'unità di pensiero sulla crescita

sostenuta. Ritornando alla nostra storia, abbiamo detto che, insieme al rafforzamento del

processo di istituto, raggiungere questa unità di pensiero tra coloro che inizieranno il

programma intensivo nella vostra area, è l'obiettivo primario di questa fase preparatoria.

Partecipa-re ad incontri regolari organizzati dal Comitato di Insegnamento dell'Area,

dall'Istituto e dai Membri del Consiglio Ausiliario per questo scopo sarà una delle più alte

priorità.

Il concetto di unità di pensiero richiede qualche commento. Si fonda su due altri gradi di unità

che possiamo presume-re esistano tra i partecipanti agli incontri, che noi frequentiamo. Il primo

è l'unità nell'amore e nell'amicizia, o me-glio ancora, unità dei cuori. Questo è il grado più

basilare di unità. Senza il quale, ogni altro grado di unità è, nel migliore dei casi, tenue, se non

impossibile. Si verifica quando ognuno di noi si impegna assiduamente per condurre la sua vita

in armonia con il principio dell'unicità dell'umanità, non soltanto in termini di conoscenza e

comporta-mento ma anche a livello di dinamiche spirituali.

Un ambiente volto a cementare i cuori è fondamentalmente plasmato dall'interazione delle

nostre qualità spirituali. Una qualità di straordinaria importanza a questo riguardo è l'umiltà,

un'umiltà che si deve accompagnare a un forte senso di determinazione e di perseveranza.

Abbiamo bisogno di guardare a noi stessi umilmente e di accettare che siamo lontani dal

possedere le perfezioni che alla fine adorneranno le nostre anime e dunque calcare il sentiero

della perfezione con costanza.

L'umiltà a cui ci stiamo riferendo deriva dall'umiltà dinanzi a Dio. Si accompagna al timore di Dio

e ci mette in grado di comprendere che ognuno di noi è davvero insignificante quando è paragonato

alla maestà e alla gloria della creazione di Dio. E' decisamente tramite le benedizioni e le

confermazioni divine che diventiamo meritevoli di qualche menzione. E' il potere di Dio che

trasforma un moscerino in aquila. Il cielo non voglia che noi si possa pensare che la nostra forza

pro-venga da noi. In un istante l'aquila ritornerà al suo stato originale.

La ragione per cui sto enfatizzando questa qualità, nel contesto degli incontri che avranno luogo

nella vostra area è che, senza umiltà, l'unità dei cuori, questo che è il livello più basilare di unità, è

quasi impossibile da raggiungere. L'umiltà ci impedisce di diventare giudicanti, di perdere di vista

le nostre manchevolezze, e di concentrarci sui difetti degli altri. Sen-za di essa finiamo solo per

predicare principi elevati agli altri. "Dovremmo far questo", o "Questo è il modo in cui le cose

dovrebbero essere fatte", anziché impegnarci per raggiungere un'unità di pensiero. Questa umiltà è

un requisito, dunque, tipico della condizione dell'apprendimento, che è necessario che ciascun

partecipante ad un programma di crescita inten-siva faccia proprio.

Voi, naturalmente, sapete bene che l'amore che caratterizza questo grado fondamentale di unità è un

riflesso del nostro amore per Bahá'u'lláh. La base su cui si fonda tale unità è il Patto che noi

abbiamo fatto con Bahá'u'lláh, del quale Egli parla in questo modo nel Suo Libro del Patto:

Lo scopo di questo Vilipeso nel sopportare afflizioni e tribolazioni, nel rivelare questi

Santi Versi nel manifestare le prove, non è nient'altro che quello di estinguere la fiam-

ma dell'odio e dell'inimicizia, cosicchè l'orizzonte dei cuori degli uomini possa essere

illuminato con la luce della concordia e ottenere una pace e tranquillità autentiche.

Con i nostri occhi fissi su 'Abdu'l-Bahá, il Centro del Patto di Bahá'u'lláh, noi rimaniamo saldi nei

nostri sforzi per vivere secondo i Suoi Insegnamenti e per creare la civiltà che Egli ha concepito.

Noi siamo più che mai consapevoli della Pro-messa che abbiamo fatto a Bahá'u'lláh di amarci l'un

l'altro, perché in 'Abdu'l-Bahá vediamo l'esempio perfetto di colui che ama. Riflettendo sulla Sua

vita, impariamo cosa voglia dire sostenere la giustizia ed essere generosi e perdonatori. So-prattutto

restiamo consapevoli del nostro patto con Bahá'u'lláh , per cui non permetteremo che l'unità dei

Suoi seguaci venga spezzata e lavoreremo insieme come una comunità mondiale unita per

l'instaurazione dell'unità della razza umana.

Il grado successivo di unità, fondato sull'amore e l'amicizia, è l'unità nello scopo. Gli incontri di

consultazione, che voi state frequentando nell'area, serviranno a rafforzare il senso dello scopo del

gruppo, che si prepara ad un programma intensivo di crescita. Dovremmo sempre ricordare che la

nostra è una associazione con finalità. Non ci siamo riuniti insie-me semplicemente per

esistere,vivere felici in un ambiente di unità ed armonia, per quanto questo importante possa essere.

Noi siamo lavoratori che lottano in una comune impresa: costruire un nuovo ordine mondiale,

fondare una civiltà fiorente sia dal punto di vista spirituale che materiale. La nostra meta, tuttavia,

non può considerarsi esaurita a livello di generali-tà. Nel caso specifico del piano di azione, a cui

state prendendo parte, lo scopo è quello di preparare l'area per un pro-gramma intensivo di crescita.

Riguardo al programma stesso, il suo scopo non sarà quello di creare piccole comunità costituite da

perfetti Bahà'ì, o di far beneficenza alle masse dell'umanità, o di offrire persone per qualcosa di

affine al ser-vizio chiesastico. Sarà quello di incoraggiare la crescita e a tutti quelli che ne

sentiranno l'esigenza di identificarsi con questo fine.

L'unità di pensiero che il gruppo nella vostra area necessita di raggiungere, dunque, riguarda la

natura di questa crescita e il modo in cui si potrà determinare. Essa implica avere una comprensione

comune del ruolo dei vari componenti dell'azio-ne, di come integrare i diversi sforzi, dell'equilibrio

che deve essere mantenuto tra l'azione collettiva e l'iniziativa indivi-duale, dello stile di

amministrazione che porterà coesione ad un'ampia gamma di attività, ma che non le controllerà in

ogni dettaglio.

In questo processo volto a raggiungere l'unità di pensiero, una comune intesa riguardo alle

caratteristiche di un programma intensivo di crescita, menzionate dalla Casa Universale di

Giustizia, si otterrà:

Si "mirerà ad incoraggiare una crescita sostenibile, producendo le capacità necessarie a livello

individuale, di istituzione e di comunità". Ciò non richiederà "piani grandiosi ed elaborati". "Ci si

concentrerà su pochi progetti che hanno dato prova nel corso degli anni di essere indispensabili per

l'espansione e il consolidamento su larga scala". Il suo "successo dipende-rà dalla maniera in cui le

linee di azione si integreranno e dalla condotta che verrà adottata per l'apprendimento". La sua

realizzazione "richiederà la stretta collaborazione dell'Istituto, dei membri e degli assistenti del

Consiglio Ausiliario e del Comitato dell'Area di Insegnamento". Al suo nucleo "si troverà un valido

e costante processo di espansione, affiancato da un processo di sviluppo delle risorse umane

ugualmente solido". Si garantirà che "non appena sale il numero dei credenti nell'area, una

significativa percentuale" riceverà l'addestramento dall'istituto e le loro capacità saranno "dirette

allo svi-luppo delle comunità locali".

Al di là della natura del programma di crescita, l'unità di pensiero, che deve essere raggiunta, si

estenderà alle varie linee di azione, che devono essere perseguite dal programma: l'ordine in cui

esse verranno attuate nell'area, la maniera in cui verranno dirette, come si integreranno.

Naturalmente voi avete confidenza con molte di queste linee di azione, che inclu-dono:

1. La moltiplicazione dei circoli di studio e l'attuazione di campagne per generare e mantenere

l'entusiasmo per i corsi di istituto.

2. La realizzazione di campagne di insegnamento per aumentare il numero dei credenti.

3. L'approfondimento della maggioranza degli amici da parte di coloro che stanno

beneficiando del programma di istituto.

4. L'educazione dei bambini, a iniziare dalle classi per bambini Bahá'í , per poi gradualmente

occuparsi della fon-dazione di scuole dove necessario.

5. La promozione e l'istituzione della Festa del 19° Giorno.

6. Il rafforzamento delle Assemblee spirituali Locali nell'area.

7. La costituzione di Fondi Locali e l'educazione degli amici sulla sulla loro importanza.

8. La proclamazione a funzionari e leader di pensiero nell'area, ecc., ecc.

Il dispiegamento di queste linee di azione sarà strettamente connesso con l'apprendimento che avrà

luogo tra la popolazio-ne dell'area. Quando i credenti ultimeranno la sequenza dei corsi offerti

dall'istituto, avranno appreso come realizzare atti di servizio volti ad accrescere la complessità,

avranno acquisito un crescente senso di responsabilità per il progresso della loro area, e avranno

assunto un ruolo sempre maggiore nel determinare la direzione verso cui le comunità si

muoveranno. Come potete immaginare, quindi, l'unità di pensiero non è qualcosa che si raggiunge

una volta per tutte. E' parte di un processo continuo e più ampio di azione, di riflessione sull'azione,

e di studio degli Scritti affinchè gettino luce sulle que-stioni che sorgeranno. La Casa di Giustizia ci

dice:

Compiendo il massimo sforzo, saranno necessari incontri periodici di consultazione nell'area per

riflettere sui problemi, considerare adattamenti e mantenere entusiasmo e unità di pensiero. Il

migliore approccio sarà quello di formulare piani per pochi mesi alla volta, a partire da una o due

linee di azione sino a crescere gradualmente in complessità.

Coloro che saranno attivamente coinvolti nella realizzazione dei piani, che siano membri di

istituzioni o no, dovrebbero essere incoraggiati a partecipare a pieno alle consultazioni. Saranno

necessarie anche altre riunioni comprendenti un'area più ampia. Alcune di queste forniranno

l'opportunità per condividere le esperienze e per un ulteriore addestramento. Altre si

concentreranno sull'uso delle arti e sull'arricchimento della cultura. Insieme, tali incontri

sosterranno un intenso pro-cesso di azione, consultazione e apprendimento.

Perciò, gli incontri a cui parteciperete, non si esauriranno una volta che il programma è stato

lanciato. Continueranno per tutto il suo svolgimento e aiuteranno coloro che vi prendono parte a

raggiungere livelli sempre più alti di unità di pensiero.

Fatemi dire alcune parole, adesso, riguardo al più potente strumento per creare unità di pensiero: la

consultazione Bahà'ì.

Il fine della consultazione Bahá'í non è per noi quello di esprimere le nostre opinioni con la

speranza di persuadere gli altri ad essere dalla nostra parte. Né è quello di negoziare la verità. Anzi,

il suo scopo è la più seria indagine della realtà. La realtà è molto complessa e ciascuno di noi ne

vede qualche aspetto. Ci troviamo insieme per consultarci, precisamente per vedere aspetti della

realtà dalla prospettiva delle altre persone. Così facendo, portiamo alla luce un quadro più comple-

to di quella sfaccettatura di realtà che stiamo esaminando e agiamo di conseguenza. Non

pretendiamo nemmeno che la nostra decisione dopo la consultazione sia giusta. Facciamo

semplicemente il meglio che possiamo e siamo disposti ad imparare. 'Abd'ul-Bahà ha descritto la

consultazione in questo modo:

Desidero con ciò far rilevare che la consultazione deve avere come scopo la ricerca della

verità.

Colui che esprime un'opinione, non deve presentarla come corretta e giusta, ma offrirla

quale

contributo all'unanime consenso di opinioni; perché la luce della verità si manifesta quando

due opinioni coincidono. Allorchè acciarino e pietra focaia s'incontrano, si sprigiona una

scin-

tilla. L'individuo deve soppesare le proprie opinioni con la massima serenità, calma e

compo-

stezza. Prima di esprimere le proprie idee, egli deve attentamente vagliare quelle già esposte

da

altri. Se si accorge che un'opinione già espressa è più vera e più valida, deve accettarla

tempesti-

vamente e non insistere ostinatamente sulla propria. Con questo metodo eccellente egli si

sforza

di raggiungere l'unità e la verità. Opposizioni e divergenze sono deplorevoli. E' meglio,

allora,

chiedere il parere di un uomo saggio e avveduto; altrimenti, dato il modo contraddittorio e

litigio-

so con cui le varie idee vengono esposte, occorrerà che un collegio arbitrale prenda una

decisione

in merito. Anche una decisione di maggioranza o unanime può essere scorretta. Mille

persone

possono convenire su un'unica opinione ed essere in errore, mentre un saggio può essere

nel vero.

Ecco perché la consultazione è un colloquio spirituale in atteggiamento e atmosfera

d'amore.

I membri devono amarsi reciprocamente in spirito d'amicizia, perché possano scaturirne

buoni
risultati. Amore e amicizia sono le fondamenta.
(Compilazione, Consultazione…, pag. 17)

"L'esempio più memorabile di consultazione spirituale fu la riunione dei discepoli di Cristo

sul monte, dopo la Sua ascensione. Essi dissero: "Gesù è stato crocifisso e non c'è più alcun

legame e rapporto fra noi e Lui nella Sua realtà fisica; perciò dobbiamo esserGli fedeli e

leali, dobbiamo esserGli grati e stimarLo, perché ci ha fatti risorgere dalla morte, ci ha resi

saggi e ci ha dato la vita eterna. Che cosa dobbiamo fare per esserGli fedeli". E così tennero

consiglio. Uno di loro affermò: "Dobbiamo liberarci dalle catene e dai ceppi del mondo,

altri-

menti non potremo esserGli fedeli!". Gli altri risposero: "E' vero". Un altro aggiunse: "Dob-

biamo o sposarci e essere fedeli alle nostre mogli e ai nostri figli o servire nostro Signore

liberi da questi legami. Non possiamo avere impegni familiari e nel contempo annunciare il

Regno nel 'deserto'. Pertanto i celibi rimangano tali e coloro che si sono sposati

provvedano

mezzi di sussistenza e agio per le loro famiglie e poi vadano a diffondere il messaggio del

vangelo". Non vi furono voci dissenzienti, tutti concordarono dicendo: "E' giusto".

(Compilazione, Consultazione…, pag. 17)

Un terzo discepolo osservò: "Per fare azioni degne nel Regno dobbiamo sacrificarci di più.

Da ora in poi dovremo rinunciare a benessere e agio personale, accettare ogni difficoltà,

dimenticare noi stessi e insegnare la Causa di Dio". Ciò incontrò il consenso e l'approva-

zione di tutti. Infine un quarto discepolo soggiunse: "Vi è un altro aspetto della fede e dell'

unità. Per amore di Gesù saremo battuti, imprigionati e esiliati. Forse ci uccideranno. Impa-

riamo ora la lezione. Dobbiamo saperlo e decidere che, pur picchiati, banditi, maledetti,

disprezzati e condotti alla morte, accetteremo tutto con gioia, amando coloro che ci odieran-

no e feriranno". Tutti i discepoli risposero: "Lo faremo sicuramente; d'accordo, è giusto".

Quindi discesero dal monte e ciascuno andò verso diversa direzione per svolgere la propria

missione divina.

"Questa fu vera consultazione; fu consultazione spirituale e non il vano vociare di opinioni

personali in un dibattito parlamentare".
(Compilazione, Consultazione…, pag. 17)

Non mi resta molto di più da dire riguardo al programma di crescita nell'area in cui siete diventati

pionieri. Ci dovrà esse-re il frutto del processo di consultazione. Così terminerò qui la nostra storia.

Concedemi soltanto un breve commento finale. Mi scuso per il fatto che possa essere preso per un

ammonimento:

Esiste una cosa nota come "la bella vita", costruita intorno al concetto di benessere. Ogni stile di

vita scelto da un Bahà'ì, naturalmente includerà comportamenti, che siano in accordo con gli

insegnamenti. Ma anche così, quando il benessere diventa la forza motivante, il nostro stile di vita

incomincia a mostrare gravi carenze che portano all'inattività. Quando la vita difetta di fermi

propositi, quando è troppo centrata sull'idea di spasso e divertimento, quando dà troppo valore al

piacere, diventa improduttiva. Un programma intensivo di crescita in un'area non è possibile se

coloro che vi prendono parte non si impegnano con zelo nel servizio. Tutti abbiamo familiarità con

queste parole di 'Abdu'l-Bahá:

….Guardate Me, seguite Me, siate come Io sono; nessun pensiero per voi stessi e per le

vostre vite,

sia che mangiate sia che dormiate, sia che siate soddisfatti, sia che siate in salute o malati,

sia che

siate con amici o nemici, sia che riceviate lode o biasimo; perché di tutte queste cose non ve

ne

dovete curare affatto. Guardate Me e siate come Io sono; dovete morire a voi stessi e al

mondo, così

rinascerete ed entrerete nel regno del cielo. Osservate la candela, come dà luce. Essa stilla

la sua vita

goccia dopo goccia al fine di emettere la sua vampa di luce.

E nelle Tavole del Piano Divino, Egli ci invita:

….Non riposate, non ricercate la tranquillità, non rimanete attratti dai lussi di questo

effimero mondo,

liberatevi da ogni attaccamento, e lottate con il cuore e l'anima per insediarvi pienamente

nel Regno di

Dio. Guadagnatevi i tesori celestiali. Giorno dopo giorno divenite più illuminati.

Avvicinatevi sempre
più alla soglia dell'unità….

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