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l'Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh
Lettere all'Assemblea Nazionale Italo-Svizzera 1953-1957
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Shoghi Effendi : l'Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh
SHOGHI EFFENDI
L’ORDINE MONDIALE
di
BAHÁ’U’LLÁH
Introduzione di
HORACE HOLLEY
Mano della Causa di Dio
ROMA - 1982

Tradotto e pubblicato per concessione del « Bahá’í Publishing Trust »

Wilmette, Illinois, U.S.A.

Titolo originale : The World Order of Bahá’u’lláh

© Copyright 1938, 1955 by the National Spiritual Assembly

of the Bahá’ís of U.S.A.
In edizione italiana 1982
Copyright, Casa Editrice Bahá’í – Roma, Italy
CASA EDITRICE BAHÁ’Í, S.R.L.

Sede Legale: 00197 ROMA, Via A. Stoppani n. 10 – Tel. (06) 879647

Deposito e Amm.ne: 00162 ROMA, Cir.ne Nomentana n. 484 – Tel. (06) 4270547

L’ORDINE MONDIALE DI BAHÁ’U’LLÁH
L’ORDINE MONDIALE DI BAHÁ’U’LLÁH:
ULTERIORI CONSIDERAZIONI
LA MÈTA DI UN NUOVO ORDINE MONDIALE
L’ETÀ D’ORO DELLA CAUSA DI BAHÁ’U’LLÁH
L’AMERICA E LA PIÙ GRANDE PACE
LA DISPENSAZIONE DI BAHÁ’U’LLÁH
IL SORGERE DELLA CIVILTÀ MONDIALE
Indice
Introduzione v
L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh 1

L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh: ulteriori considerazioni 13

La mèta di un nuovo Ordine Mondiale 27
L’Età d’oro della Causa di Bahá’u’lláh 51
L’America e la Più Grande Pace 71
La Dispensazione di Bahá’u’lláh 99
Bahá’u’lláh 103
Il Báb 126
‘Abdu’l-Bahá 133
L’Ordine Ammnistrativo 143
Il sorgere della civiltà mondiale 159
Indice analitico 213
INTRODUZIONE

Le comunicazioni generali che il Custode della Fede scrisse, fra il

1922 ed il 1929, alla comunità bahá’í americana spiegarono e promos-

sero lo sviluppo delle istituzioni amministrative create da Bahá’u’lláh e

promulgate da ‘Abdu’l-Bahá nel Testamento e Ultime Volontà. Queste

lettere sono state pubblicate in un volume intitolato Bahá’í Administra-

tion, sorgente di informazioni sulle Assemblee Locali e Nazionali, sulla

Convenzione Annuale e sulla natura dei rapporti che organicamente u-

niscono i Bahá’í nelle loro azioni di culto e nelle loro attività.

Le lettere ora raccolte e pubblicate con il titolo L’Ordine Mondiale

di Bahá’u’lláh hanno una diversa finalità ed una ben più vasta portata.

Queste più recenti comunicazioni dischiudono una chiara visione del

nesso che lega la comunità bahá’í all’intero processo di evoluzione so-

ciale che si compie nella Dispensazione di Bahá’u’lláh. Se già era stata

resa manifesta la vitale distinzione fra la comunità bahá’í e le sètte e le

congregazioni delle religioni del passato, il presente volume fissa

l’Ordine Amministrativo Bahá’í come il nucleo ed il modello della ci-

viltà mondiale che sta sorgendo, per divina ispirazione, in questo mo-

mento cruciale della storia umana.

Mentre rappresenta, dunque, la continuazione dello speciale compito

del Custode di guidare i Bahá’í attraverso l’evolversi di una Fede in ra-

pido sviluppo, questo libro dischiude la piena misura con cui il Mes-

saggio di Bahá’u’lláh si applica al mondo dell’umanità e non sempli-

cemente a coloro che sono oggi credenti.

Titolo e sottotitoli non facevano parte del testo originale, ma sono

stati aggiunti per comodità del lettore, con l’approvazione di Shoghi

Effendi.

Nell’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh è possibile percepire il signifi-

cato della nuova dimensione che Bahá’u’lláh ha dato alla religione in

quest’èra; il primato della Legge Divina nella civiltà, che perfeziona

quel primato che nelle passate Dispensazioni la religione esercitava sul-

le anime dei singoli. L’esposizione che Shoghi Effendi fa degli Inse-

gnamenti, la sua eccezionale percezione delle ultime finalità e mete del-

la Rivelazione di Bahá’u’lláh non sono uno statico commento di un te-

sto sacro, ma piuttosto la vera essenza di una politica mondiale evocata

nell’ora delle più urgenti necessità dell’uomo. Non hanno più bisogno, i

Bahá’í, di riferirsi al Testamento scritto da ‘Abdu’l-Bahá per provare

l’esistenza del Custodiato: le sistematiche comunicazioni di Shoghi

Effendi, e soprattutto quelle dedicate all’argomento dell’Ordine Mon-

diale, contengono in sé la più alta dimostrazione che lo Spirito di Ba-

há’u’lláh continua ad assistere la Sua Causa e ne garantisce la vittoria

nella riconciliazione dei popoli della terra e nella loro unione «in una

sola Fede ed in un unico Ordine».

Per coloro che sono inclini a credere che financo la realizzazione del

possente sogno del «ritorno di Cristo» altro non significherebbe che

l’affermazione di una spiritualizzazione personale e di una individuale

rettitudine, l’idea di una religione che dia leggi alle nazioni è la più rivo-

luzionaria concezione che mente umana possa produrre. «Dobbiamo in-

fatti riconoscere che Bahá’u’lláh non Si è limitato ad infondere nel gene-

re umano un nuovo Spirito rigeneratore né ha puramente enunciato alcu-

ni principi universali o proposto una particolare filosofia, per quanto po-

tènti, validi e universali essi possano essere. In aggiunta a ciò, Egli, e do-

po di Lui parimenti ‘Abdu’l-Bahá, ha formulato chiaramente e specifi-

camente, a differenza delle Dispensazioni del passato, un codice di Leg-

gi, fondato istituzioni ben definite e fornito gli elementi essenziali di

un’Economia Divina. Tutto ciò è destinato ad essere modello per la so-

cietà futura, Strumento supremo per l’instaurazione della Più Grande Pa-

ce e unico mezzo per l’unificazione del mondo e la proclamazione del

regno della rettitudine e della giustizia sulla terra»... «Lo stesso operare

delle forze unificatrici in atto in quest’èra non richiede forse che Colui

Che è l’Elargitore del Messaggio Divino per questo giorno non Si limiti

a riaffermare i medesimi elevati modelli di condotta individuale già pre-

dicati dai Profeti prima di Lui, ma, nel Suo appello a tutti i governi e po-

poli del mondo, esprima altresì i tratti fondamentali di quel codice socia-

le e di quella Economia Divina che presiederanno agli sforzi concertati

del genere umano onde instaurare quella federazione universale che se-

gnerà l’avvento del Regno di Dio sulla terra?».

Parole come queste, cariche della forza di una Fede che non si limita

a un libro scritto ma che è in sé lo Spirito energetico capace di trasfor-

mare la vita del mondo intero, fanno dell’Ordine Mondiale di Ba-

há’u’lláh un’eccellente ed importante opera non solo per i Bahá’í ma

per ogni sincero ricercatore.

Alla luce del disordine internazionale oggi imperante, esse dispiega-

no la più significativa Verità di quest’èra, e cioè che l’antico concetto

di religione, che separava la spiritualità dai compiti fondamentali della

civiltà, costringendo l’uomo ad attenersi a principi di fede politica ed

economica in conflitto fra loro, è stato per sempre cancellato. Il coman-

do: «Date a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare» è

stato abrogato dalla legge dell’unità del genere umano promulgata da

Bahá’u’lláh.

«Capi religiosi, esponenti di teorie politiche, dirigenti di istituzioni

umane, oggi perplessi e sgomenti testimoni del fallimento delle loro i-

dee e dello sgretolamento della loro opera, farebbero bene a rivolgere la

loro attenzione alla Rivelazione di Bahá’u’lláh e a riflettere su

quell’Ordine Mondiale che, racchiuso nei Suoi insegnamenti, sta len-

tamente e impercettibilmente sorgendo frammezzo alla confusione e al

disordine dell’odierna civiltà».
HORACE HOLLEY
AI MEMBRI DELL’ASSEMBLEA SPIRITUALE NAZIONALE
DEI BAHÁ’Í DEGLI STATI UNITI E CANADÀ
Amatissimi collaboratori!

Esaminando le vostre più recenti comunicazioni sono venuto a cono-

scenza dei dubbi pubblicamente espressi da una persona che ha del tut-

to travisato i reali precetti della Causa, dubbi concernenti la validità di

istituzioni strettamente legate alla Fede di Bahá’u’lláh. Non si pensi che

io veda, neppure per un attimo, in codesti confusi sospetti un’aperta

sfida alla struttura che incarna la Fede, e neppure che io metta mini-

mamente in dubbio l’incrollabile solidità della fede dei credenti ameri-

cani, se mi avventuro a soffermarmi su alcune osservazioni, che mi

paiono opportune, sullo stadio attuale dell’evoluzione della nostra ama-

ta Causa. Sono anzi propenso ad accogliere queste preoccupazioni così

apertamente espresse, proprio perché esse mi danno l’opportunità di

spiegare ai rappresentanti eletti dei credenti l’origine e il carattere delle

istituzioni che stanno alla base dell’Ordine Mondiale inaugurato da Ba-

há’u’lláh. Dobbiamo essere sinceramente grati a questi futili tentativi di

indebolire la nostra diletta Fede, tentativi che di quando in quando

s’affacciano minacciosi, sembrano per un attimo aprire una breccia nei

ranghi dei fedeli, ma alla fine si perdono nell’oscurità del più completo

oblio e nessuno più li ricorda. Tali vicende dobbiamo considerare come

interventi della Provvidenza destinati a rafforzare la nostra fede, a chia-

rire la nostra visione e ad approfondire la nostra comprensione degli

aspetti essenziali della Sua Rivelazione Divina.
Le fonti dell’Ordine Mondiale Bahá’í.

È tuttavia utile e istruttivo richiamare alla mente alcuni principi basi-

lari contenuti nelle Ultime Volontà e Testamento di ‘Abdu’l-Bahá che,

insieme al Kitáb-i-Aqdas, costituiscono l’opera fondamentale in cui so-

no custoditi quei preziosissimi elementi della Civiltà divina che è mis-

sione preminente della Fede Bahá’í inaugurare nel mondo. Lo studio

delle disposizioni contenute in questi sacri documenti rivela la stretta

relazione esistente fra di essi, nonché la loro identità di scopi e di me-

todi. Lungi dal considerare le loro specifiche disposizioni fra loro in-

compatibili e contraddittorie nello spirito, ogni indagatore equanime

ammetterà prontamente non solo che essi sono complementari ma che

si confermano altresì a vicenda, come parti inseparabili di una completa

unità. Analogamente, il confronto del loro contenuto con gli altri Scritti

sacri bahá’í dimostra che tutto ciò che essi contengono è in conformità

con lo spirito e la lettera degli scritti e dei detti autentici di Bahá’u’lláh

e ‘Abdu’l-Bahá. Chi legga infatti 1’Aqdas con attento impegno scoprirà

facilmente che il Libro Più Santo anticipa in numerosi passi le istitu-

zioni che ‘Abdu’l-Bahá ordinò nel Suo Testamento. Tralasciando di

specificare e regolare alcune questioni nel Suo Libro di Leggi, Ba-

há’u’lláh sembra aver deliberatamente lasciato nello schema generale

della Dispensazione Bahá’í un vuoto che il Maestro ha colmato con le

inequivocabili disposizioni del Suo Testamento. Tentare di separare

l’uno dall’altro, insinuando che gli Insegnamenti di Bahá’u’lláh non

siano stati confermati nella loro interezza e con assoluta integrità da ciò

che ‘Abdu’l-Bahá ha rivelato nel Suo Testamento, è un imperdonabile

affronto all’inconcussa fedeltà che ha caratterizzato la vita e le opere

dell’amato Maestro.

Non farò il minimo tentativo di rivendicare o dimostrare l’autenticità

delle Ultime Volontà e Testamento di ‘Abdu’l-Bahá, perché ciò palese-

rebbe da parte mia un’apprensione riguardo all’unanime fiducia che i cre-

denti nutrono nell’autenticità delle ultime volontà lasciate per iscritto dal

nostro defunto Maestro; limiterò invece le mie osservazioni a quegli ar-

gomenti che possono aiutarli a valutare la fondamentale unità dei principi

spirituali, umanitari e amministrativi enunciati dall’Autore e dall’Interprete

della Fede Bahá’í.

Non so proprio come spiegare quella strana mentalità che, sfidando e

affatto ignorando il testo disponibile di tutti gli scritti di ‘Abdu’l-Bahá

universalmente riconosciuti, propende a sostenere come unico criterio

della verità degli Insegnamenti Bahá’í quella che tutti sanno essere solo

un’oscura traduzione non autenticata di una Sua dichiarazione verbale.

Deploro, invero, i malaugurati equivoci avvenuti nel passato e dovuti

all’incapacità dell’interprete di comprendere il significato delle parole

di ‘Abdu’l-Bahá e di tradurre convenientemente quelle verità come gli

erano state rivelate dalle Sue Dichiarazioni. La confusione che ha offu-

scato la mente dei credenti va per lo più attribuita a questo duplice erro-

re presente nell’inesatta traduzione di una dichiarazione solo in parte

compresa. Non di rado l’interprete non è neppure riuscito a rendere il

senso esatto delle specifiche domande del richiedente e, non avendo

ben compreso né espresso in modo esatto la risposta di ‘Abdu’l-Bahá,

ha dato origine a voci del tutto discordanti con il vero spirito e il vero

scopo della Causa. Ed è principalmente a causa della capziosità dei re-

soconti delle conversazioni private di ‘Abdu’l-Bahá con i pellegrini

Suoi ospiti, che ho insistentemente sollecitato i credenti occidentali a

considerare tali dichiarazioni come semplici impressioni personali sui

detti del Maestro e a citare e considerare come autentiche soltanto le

traduzioni basate sui testi autenticati delle Sue parole scritte nella lin-

gua originale.

Ogni seguace della Causa deve ricordare che il sistema amministrativo

bahá’í non è un’innovazione arbitrariamente imposta ai credenti di tutto il

mondo dopo la dipartita del Maestro, ché, anzi, esso trae la sua autorità

dalle Ultime Volontà e Testamento di ‘Abdu’l-Bahá, e specificatamente

prescritto in innumerevoli Tavole e per alcune delle sue caratteristiche es-

senziali si fonda sulle esplicite disposizioni del Kitáb-i-Aqdas: dunque, u-

nifica e correla i principi separatamente formulati da Bahá’u’lláh e ‘Ab-

du’l-Bahá ed è indissolubilmente legato alle verità essenziali della Fede.

Dissociare i principi amministrativi della Causa dagli insegnamenti pura-

mente spirituali e umanitari equivarrebbe a mutilarne il corpo, e tale sepa-

razione potrebbe solo risolversi nella disintegrazione delle parti che la

compongono e nell’estinzione della stessa Fede.
Case di Giustizia locali e nazionali.

Si tenga bene a mente che le Case di Giustizia locali e quella interna-

zionale sono state espressamente prescritte nel Kitáb-i-Aqdas; che

l’istituzione dell’Assemblea Spirituale Nazionale, quale corpo intermedio

e definito nel Testamento del Maestro come «Casa Secondaria di Giusti-

zia», è stata espressamente sancita da ‘Abdu’l-Bahá, il Quale ha anche

stabilito nello stesso Testamento, come pure in numerose Tavole, il meto-

do da seguire per l’elezione delle Case Internazionale e Nazionali di Giu-

stizia. In quanto all’istituzione del Fondo locale e nazionale, che è ora un

necessario completamento di tutte le Assemblee Spirituali locali e nazio-

nali, ‘Abdu’l-Bahá non solo l’ha creata in Tavole rivelate per i bahá’í o-

rientali, ma ne ha altresì ripetutamente sottolineato, verbalmente e per i-

scritto, l’importanza e la necessità. L’accentramento dell’autorità nelle

mani dei rappresentanti eletti dei credenti, la necessità che ogni seguace

della Fede si sottometta al ponderato giudizio delle Assemblee bahá’í, la

preferenza del Maestro per le decisioni prese all’unanimità,

l’inoppugnabilità del voto maggioritario e persino l’auspicio di una stretta

sorveglianza su tutte le pubblicazioni bahá’í: sono assiduamente inculcati

da ‘Abdu’l-Bahá, come dimostrano le Sue ben note e autentiche Tavole.

Se accettassimo i Suoi Insegnamenti vasti e umanitari ma Ne respingessi-

mo e scartassimo con noncurante indifferenza i precetti più arditi e origi-

nali, compiremmo un atto di manifesta slealtà nei riguardi di ciò ch’Egli ha

maggiormente vagheggiato durante la Sua vita.

‘Abdu’l-Bahá Stesso ha abbondantemente confermato che, col tempo,

le odierne Assemblee Spirituali saranno sostituite dalle Case di Giustizia,

le quali sono effettivamente e a tutti i riguardi istituzioni identiche e non

separate. Infatti, in una Tavola indirizzata ai membri della prima Assem-

blea Spirituale di Chicago, la prima istituzione bahá’í eletta negli Stati

Uniti, Egli li chiamo membri della «Casa di Giustizia» affermando così

con la Sua stessa penna, al di la di ogni dubbio, l’identità fra le attuali

Assemblee Spirituali bahá’í e quelle Case di Giustizia cui fa riferimento

Bahá’u’lláh. Per ragioni facilmente comprensibili, si è ritenuto consiglia-

bile conferire ai rappresentanti eletti delle comunità bahá’í di tutto il

mondo il temporaneo appellativo di Assemblee Spirituali, termine che,

quando la posizione e gli scopi della Fede Bahá’í saranno meglio com-

presi e più profondamente conosciuti, sarà gradualmente sostituito dal

nome più appropriato e permanente di Case di Giustizia. In futuro le at-

tuali Assemblee Spirituali saranno non solo denominate in modo diverso,

ma altresì abilitate ad aggiungere alle loro presenti funzioni quei potèri,

doveri e prerogative che si renderanno necessari nel momento in cui la

Fede di Bahá’u’lláh sarà riconosciuta non semplicemente come uno dei

sistemi religiosi ufficiali del mondo, ma come la Religione di Stato di

una Potenza sovrana indipendente. E allorché la Fede Bahá’í si sarà dif-

fusa tra le masse dei popoli orientali e occidentali e la sua verità sarà ab-

bracciata dalla maggioranza della popolazione di un certo numero di Sta-

ti sovrani del mondo, allora la Casa Universale di Giustizia, giunta alla

pienezza del suo potère, eserciterà, quale organo supremo della Confede-

razione bahá’í, tutti i diritti, i doveri e le responsabilità che competono al

futuro superstato mondiale.

Ma è necessario, a questo proposito, sottolineare che, contrariamente

a quanto è stato fiduciosamente asserito, la formazione della Suprema

Casa di Giustizia non dipende assolutamente dall’adozione della Fede

Bahá’í da parte delle masse dei popoli del mondo, né presuppone la sua

accettazione da parte della maggioranza degli abitanti di qualsiasi Pae-

se; tanto e vero che ‘Abdu’l-Bahá Stesso contemplò, in una delle Sue

prime Tavole, la possibilità di formare la Casa Universale di Giustizia

già ai Suoi tempi, e se non fosse stato per le sfavorevoli circostanze

prevalenti sotto il regime turco avrebbe, con ogni proBábilità, preso i

provvedimenti necessari per la sua fondazione. È dunque evidente che

se si verificheranno alcune circostanze favorevoli grazie alle quali i ba-

há’í di Persia e dei Paesi confinanti sotto il regime sovietico siano in

grado di eleggere i propri rappresentanti nazionali in armonia con i

principi-guida formulati negli scritti di ‘Abdu’l-Bahá, sarà rimosso

l’unico ostacolo rimasto sulla strada della sicura formazione della Casa

Internazionale di Giustizia. Infatti in conformità con le esplicite dispo-

sizioni del Testamento, e sulle Case Nazionali di Giustizia dell’Oriente

e dell’Occidente che ricade il compito di eleggere direttamente i mem-

bri della Casa Internazionale di Giustizia. Finché non rappresenteranno

ampiamente la massa dei credenti dei loro rispettivi Paesi e finché non

avranno acquisito l’importanza e l’esperienza necessarie per funzionare

validamente nell’organica vita della Causa, esse non potranno intra-

prendere il loro sacro compito e offrire la base spirituale per dar vita a

una così augusta istituzione del mondo bahá’í.
L’istituzione del Custode.

È altresì necessario che ogni credente comprenda chiaramente che

l’istituzione del Custode non abroga in nessun caso né può minimamente

diminuire i poteri da Bahá’u’lláh accordati nel Kitáb-i-Aqdas alla Casa

Universale di Giustizia e più volte solennemente confermati da ‘Abdu’l-

Bahá nel Suo Testamento. Non contraddice essa affatto alle Ultime Vo-

lontà e agli Scritti di Bahá’u’lláh, né abroga alcuno dei Suoi ordini rive-

lati; accresce piuttosto il prestigio di quella nobilissima assemblea, ne

stabilizza la posizione suprema, ne salvaguarda l’unità e assicura la con-

tinuità della sua opera, senza minimamente pretendere d’infrangere

l’inviolabilità della sua ben definita sfera di giurisdizione. Troppo vicini,

in realtà, siamo noi a tal fondamentale documento per avere la presun-

zione di cogliere appieno ogni sua implicazione o di riuscire ad afferrare

i molteplici misteri che esso indubbiamente contiene: solo le future gene-

razioni potranno comprendere il valore e il significato di questo Divino

Capolavoro forgiato dalla mano del Grande Artefice del mondo per

l’unificazione e il trionfo della Fede mondiale di Bahá’u’lláh. Soltanto i

posteri saranno in grado di comprendere il valore dell’enorme risalto da-

to alle istituzioni della Casa di Giustizia e del Custode; essi solo potranno

apprezzare il significato delle energiche parole usate da ‘Abdu’l-Bahá

nei confronti della banda di violatori del Patto che a Lui s’opposero nei

Suoi giorni e comprendere altresì quanto le istituzioni fondate dal Mae-

stro siano adatte al carattere di quella società che in futuro emergerà dal

caos e dalla confusione dell’era presente. Non posso fare a meno, a que-

sto riguardo, di sorridere dell’assurda e fantastica idea per cui

Mu?ammad-‘Alí, primo fautore e centro focale di un’implacabile ostilità

contro la persona di ‘Abdu’l-Bahá, si sarebbe liberamente associato con i

membri della Sua famiglia per forgiare un testamento definito, dalla stes-

sa persona che lo ha vergato, una «enumerazione degli intrighi» cui

Mu?ammad-‘Alí si è per trent’anni attivamente dedicato. A questa in-

guaribile vittima di confuse idee ritengo di potèr meglio rispondere con

una genuina espressione mista di compassione e pietà, nonché di speran-

za che essa possa liberarsi da un sì grande inganno. Ed è stato a causa

delle predette considerazioni che, dopo il malaugurato e inevitabile ritar-

do cagionato dalla mia indisposizione e dalla mia assenza dalla Terra

Santa al momento del trapasso del Maestro, ho esitato a diffondere indi-

scriminatamente il Suo Testamento, ben conscio che i suoi diretti desti-

natari erano i credenti riconosciuti e solo indirettamente esso riguardava

la più vasta schiera degli amici e dei simpatizzanti della Causa.

Il fine che anima le istituzioni bahá’í.

E ora, è d’uopo riflettere sul fine che anima queste istituzioni divi-

namente stabilite e sulle loro funzioni primarie, istituzioni la cui sacra-

lità e universale efficacia possono essere dimostrate solo tramite lo spi-

rito che esse diffondono e l’opera che effettivamente realizzano. Non è

necessario che mi soffermi su quel che ho già ripetuto e messo in evi-

denza, che cioè bisogna concepire l’amministrazione della Causa come

uno strumento della Fede di Bahá’u’lláh e non come un suo surrogato,

che bisogna considerarla un canale attraverso cui possano fluire le Sue

promesse benedizioni, e che si deve proteggerla da quella rigidità che

ostruirebbe ed ostacolerebbe le energie liberatrici sprigionate dalla Sua

Rivelazione. E non v’è in questo momento bisogno che insista su quan-

to ho già dichiarato in passato e cioè che le contribuzioni ai Fondi locali

e nazionali sono assolutamente volontarie; che nella Causa non si può

tollerare alcuna coercizione o sollecitazione ai fondi; che i generici ap-

pelli rivolti alle comunità nel loro insieme devono essere l’unico siste-

ma per far fronte alle necessita finanziarie della Fede; che l’aiuto finan-

ziario accordato a pochissimi operatori nei campi dell’insegnamento e

dell’amministrazione è un provvedimento temporaneo; che le restrizio-

ni attualmente imposte alla pubblicazione della letteratura bahá’í saran-

no definitivamente abolite; che l’attività per l’Unità Mondiale è svolta

come un esperimento per saggiare l’efficacia del metodo

d’insegnamento indiretto; che tutto il meccanismo delle assemblee, dei

comitati e delle convenzioni deve considerarsi un mezzo e non già un

fine in se stesso e che tali istituzioni si rafforzeranno o cadranno a se-

conda della loro capacita di promuovere gli interessi, coordinare le atti-

vità, applicare i principi, incarnare gli ideali e realizzare gli scopi della

Fede Bahá’í. Chi mai, mi domando, nel contemplare l’internazionalità

della Causa, le sue estese ramificazioni, la crescente complessità delle

sue attività, la varietà dei suoi seguaci, il disordine che investe da ogni

lato l’infante Fede di Dio, chi può mettere in dubbio anche per un solo

istante la necessità di una qualche forma di meccanismo amministrativo

che, in mezzo alle tempeste e alle tensioni di questa travagliata civiltà,

preservi l’identità di quella Fede e ne protegga gli interessi? Discono-

scere la validità delle assemblee degli amministratori eletti della Causa

di Bahá’u’lláh sarebbe come rigettare le innumerevoli Tavole in cui

Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá hanno esaltato i loro privilegi e doveri,

hanno messo in luce la gloria della loro missione, rivelato l’immensità

del loro compito mettendoli in guardia contro gli attacchi che devono

inevitabilmente attendersi tanto dalla sconsideratezza degli amici quan-

to dal malanimo dei nemici. Spetta sicuramente a coloro nelle cui mani

è stata posta un’eredità così preziosa vigilare, devotamente, affinché lo

strumento non si sostituisca alla stessa Fede, un’indebita preoccupazio-

ne per i dettagli più minuti che sorgono dall’amministrazione della

Causa non offuschi la visione dei suoi promotori e uno spirito di parzia-

lità, ambizione e mondanità non tendano, con l’andar del tempo, ad o-

scurare la radiosità, a macchiare la purezza e a diminuire l’efficacia del-

la Fede di Bahá’u’lláh.
La situazione in Egitto.

Ho già fatto cenno, nelle mie precedenti comunicazioni del 10 gen-

naio 1926 e 12 febbraio 1927, alla difficile ma nel contempo altamente

significativa situazione venutasi a creare in Egitto in seguito alla sen-

tenza finale pronunciata contro i nostri fratelli egiziani dalla corte ec-

clesiastica musulmana di quel Paese, sentenza che li taccia come ereti-

ci, li espelle e rifiuta loro l’applicazione e i benefici della Legge mu-

sulmana. Vi ho anche già informati delle difficoltà che oggi incontrano

e dei piani da loro divisati per ottenere dalle autorità civili egiziane il

riconoscimento dell’indipendenza della loro Fede. È necessario specifi-

care, comunque, che nei Paesi musulmani del Vicino e Medio Oriente,

ad eccezione della Turchia ove sono stati ultimamente aboliti tutti i tri-

bunali ecclesiastici, ciascuna comunità religiosa riconosciuta ha, per le

questioni personali quali matrimonio, divorzio, eredità, un proprio tri-

bunale ecclesiastico del tutto indipendente dalle corti di giustizia civili

e penali, non esistendo per tali evenienze un codice civile promulgato

dal Governo che abbracci le diverse comunità religiose. Considerati fi-

nora come membri di una setta Islamica, i bahá’í egiziani, che essendo

per la maggior parte di origine musulmana non possono in caso di ma-

trimonio o divorzio rivolgersi ai tribunali religiosi riconosciuti di nes-

sun’altra confessione religiosa, si trovano in una posizione delicata e

anomala. Essi hanno deciso, naturalmente, di deferire il loro caso al

Governo Egiziano e hanno preparato a questo scopo una petizione da

presentare al Primo Ministro: in tale documento, esposti i motivi che li

inducono a chiedere il riconoscimento da parte del Governo, hanno di-

chiarato di essere pronti e qualificati a esercitare le funzioni di un tri-

bunale indipendente bahá’í, assicurando la loro assoluta obbedienza e

fedeltà allo Stato e l’astensione da qualsiasi interferenza nella politica

del Paese. Essi hanno altresì deciso di allegare al testo della petizione

una copia della sentenza della Corte, una selezione di scritti bahá’í e il

documento attestante i principi della loro costituzione nazionale che,

eccetto che per qualche eccezione, è identica alla Dichiarazione e allo

Statuto promulgati dalla vostra Assemblea.

Ho insistito perché le disposizioni della loro costituzione fossero, in

tutti i dettagli, conformi al testo della Costituzione e dello Statuto da

voi stilati, cercando in tal modo di preservare l’uniformità che penso sia

essenziale rispettare in tutte le Costituzioni Nazionali bahá’í. A questo

riguardo vorrei perciò chiedervi quanto ho già loro notificato, e cioè di

comunicarmi regolarmente qualsiasi emendamento decidiate di appor-

tare al testo della Costituzione e dello Statuto, così che io possa prende-

re i provvedimenti necessari all’introduzione di analoghi cambiamenti

nel testo di tutte le altre Costituzioni Nazionali bahá’í.

È facile capire che, dati gli speciali privilegi conferiti alle Comunità

religiose riconosciute nei paesi Islamici del Vicino e Medio Oriente, la

richiesta che l’Assemblea Nazionale dei bahá’í dell’Egitto presenterà al

Governo del Paese è molto più sostanziosa e rilevante di quanto non sia

stato già concesso dalle Autorità Federali alla vostra Assemblea. La sua

petizione è infatti soprattutto una formale richiesta rivolta alle più alte

autorità civili in Egitto, perché riconoscano l’Assemblea Spirituale Na-

zionale Egiziana come tribunale bahá’í riconosciuto e indipendente, libe-

ro e capace di far eseguire e applicare in tutte le questioni personali le

leggi e le ordinanze che Bahá’u’lláh ha promulgato nel Kitáb-i-Aqdas.

Ho chiesto a quell’Assemblea di contattare ufficiosamente le autori-

tà competenti e di prendere le più adeguate informazioni come passo

preliminare alla presentazione ufficiale della loro storica petizione.

Qualsiasi assistenza la vostra Assemblea, dopo attenta riflessione, riter-

rà opportuno offrire ai valorosi promotori della Fede in Egitto, sarà al-

tamente apprezzata e servirà a confermare la solidarietà che distingue le

comunità bahá’í dell’Oriente e dell’Occidente. Quale che sia il risultato

di questa importante questione - e nessuno può ignorare le infinite pos-

sibilità implicite nell’attuale situazione - possiamo essere certi che la

Mano maestra che ha sprigionato queste forze continuerà, nella Sua in-

scrutabile saggezza e mercé la Sua onnipotènza, a forgiare e dirigere il

loro corso per la gloria, la finale emancipazione e il completo ricono-

scimento della Sua Fede.

Il nostro carissimo collaboratore di lavoro, Harry Randall.

Desidero infine comunicarvi la triste e immatura scomparsa del no-

stro amatissimo e distintissimo fratello e collaboratore, Harry Randall.

Gli infaticabili sforzi che egli ha compiuto per propagare la Fede,

l’appassionata eloquenza con cui ne ha diffuso gli insegnamenti, il ma-

turo giudizio e la profonda esperienza che ha messo al servizio delle

sue assemblee, la generosità con la quale ha sostenuto le istituzioni nei

giorni della prosperità e soprattutto il suo carattere retto e generoso, so-

no qualità che gli sopravviveranno a lungo e che la separazione fisica

non potrà mai sopprimere. Pregherò con sommo fervore alla Sacra So-

glia, e vi desidero uniti alle mie preghiere, per il progresso spirituale

nei regni superni di codesta anima che ha già raggiunto un così nobile

rango in questo mondo.
Il vostro vero fratello,
SHOGHI
Haifa, Palestina
27 febbraio 1929
AI BENEAMATI DEL SIGNORE E ALLE ANCELLE
DEL MISERICORDIOSO IN TUTTO L’OCCIDENTE
Amatissimi collaboratori!

Da alcuni dei rapporti recentemente pervenuti in Terra Santa, che

per lo più testimoniano il trionfale progresso della Causa, sembra trape-

lare una certa apprensione sulla validità delle istituzioni indissolubil-

mente legate alla Fede di Bahá’u’lláh. Pare che questi espliciti timori

traggano la loro origine da certe insinuazioni provenienti da settori i

quali o sono del tutto mal informati sui principi essenziali della Rivela-

zione Bahá’í, oppure hanno deliberatamente divisato di gettare i semi

della discordia nei cuori dei fedeli.
Una benedizione nascosta.

Alla luce di passate esperienze, l’inevitabile risultato di questi futili

tentativi, per quanto persistenti e malevoli siano, è quello di aiutare sia i

credenti sia i non credenti a riconoscere in modo più ampio e profondo

i caratteri peculiari della Fede proclamata da Bahá’u’lláh.

Queste critiche provocatorie, siano esse dettate da malizia oppure

no, non fanno altro che ravvivare le anime dei suoi ardenti sostenitori e

rafforzarne le schiere dei fedeli promotori. Esse purificheranno la Fede

da quei perniciosi elementi la cui continua presenza in mezzo ai creden-

ti tende a macchiare il nome della Causa e ad offuscare la purezza del

suo spirito. Perciò non solo dobbiamo di buon grado accogliere gli a-

perti attacchi che i suoi dichiarati nemici ostinatamente sferrano contro

di essa, ma anche considerare una benedizione nascosta le maligne

tempeste scatenate di tanto in tanto da coloro che rinnegano la Fede o

se ne proclamano leali sostenitori. Lungi dall’indebolire la Fede, questi

assalti, provengano essi dall’interno o dall’esterno, ne rinforzano le

fondamenta e ne attizzano la fiamma; perseguiti per offuscare la sua ra-

diosità, essi proclamano a tutto il mondo l’elevatezza dei suoi precetti,

l’integrità della sua unità, l’unicità della sua posizione e la capacità di

diffusione della sua influenza.

Non penso neppure per un momento che questo chiasso, attribuibile

per lo più a impotènte rabbia per l’irresistibile progresso della Fede di

Dio, possa mai affliggere i valorosi soldati della Fede, poiché queste

eroiche anime, sia che lottino nella fortezza inespugnabile

dell’America, sia che operino nel cuore dell’Europa, ovvero oltremare

in Australasia, hanno già abbondantemente dimostrato la tenacia della

loro Fede e la saldezza delle loro convinzioni.
Caratteri peculiari dell’Ordine Mondiale Bahá’í.

Ritengo comunque doveroso, per le mie responsabilità di Custode

della Fede, soffermarmi più diffusamente sull’essenza e sulle qualità

peculiari dell’ordine mondiale concepito e proclamato da Bahá’u’lláh.

Allo stadio attuale dell’evoluzione della Rivelazione Bahá’í, mi sento

sollecitato a dichiarare chiaramente e apertamente tutto quanto, a mio

avviso, possa garantire e preservare l’integrità delle nascenti istituzioni

della Fede, mentre avverto l’impellente necessità di spiegare alcuni fatti

che paleseranno immediatamente ad ogni equo osservatore l’unicità di

quella Civiltà Divina le cui fondamenta sono state poste dall’infallibile

mano di Bahá’u’lláh e i cui elementi essenziali sono stati rivelati nelle

Ultime Volontà e Testamento di ‘Abdu’l-Bahá. È mio dovere avvertire

ogni neofita nella Fede che le promesse glorie della Sovranità, prean-

nunciate negli insegnamenti bahá’í, saranno rivelate soltanto nella pie-

nezza dei tempi, e che i profondi significati impliciti dell’Aqdas (il Li-

bro Più Santo) e delle Ultime Volontà e Testamento di ‘Abdu’l-Bahá, i

due depositari gemelli degli elementi costitutivi di quella Sovranità, so-

no di tale portata che questa generazione non può afferrarne e apprez-

zarne appieno il significato. Non posso fare a meno di appellarmi a co-

loro che hanno aderito alla Fede perché si allontanino dalle nozioni

prevalenti e dalle fugaci mode del giorno d’oggi, e si rendano più che

mai consapevoli che le errate teorie e le vacillanti istituzioni della civil-

tà odierna debbono necessariamente apparire in netto contrasto con

quelle divine istituzioni destinate a sorgere sulle loro rovine. Prego che

essi possano riconoscere con tutto il cuore e tutta l’anima l’ineffabile

gloria della loro vocazione, l’irresistibile responsabilità della loro mis-

sione e la sorprendente immensità del loro compito. Sappia ogni alacre

sostenitore della Causa di Bahá’u’lláh che le tempeste cui questa pu-

gnace Causa di Dio, avanzando il progresso di disgregazione della so-

cietà, inevitabilmente andrà incontro, saranno più violente di tutte quel-

le che essa ha già attraversato. Sappia che non appena le potènti e vene-

rande roccaforti dell’ortodossia religiosa, ben decise a mantenere la lo-

ro soffocante presa sul pensiero e sulle coscienze degli uomini, ricono-

sceranno pienamente il formidabile assunto delle Fede di Bahá’u’lláh,

quest’infante Fede dovrà lottare con nemici ancor più potènti e insidiosi

dei più crudeli aguzzini e con ecclesiastici più fanatici di quelli che

l’hanno perseguitata in passato. Durante le convulsioni che assaliranno

questa civiltà agonizzante, chissà quali nemici appariranno a moltipli-

care le iniquità già perpetrate contro la Fede!
L’assalto di tutti i popoli e le razze.

Per comprendere la misura e il carattere delle forze destinate a con-

trastare la sacra Fede di Dio non dobbiamo far altro che ricordare gli

ammonimenti proferiti da ‘Abdu’l-Bahá. Nei momenti più oscuri della

Sua vita, sotto il regime di ‘Abdu’l-?amid, allorché Si aspettava da un

momento all’altro di essere deportato nella più inospitale delle regioni

del Nord-Africa, in un’epoca in cui la fausta luce della Rivelazione Ba-

há’í aveva appena iniziato ad albeggiare in Occidente, Egli nel messag-

gio di commiato che rivolse al cugino del Báb pronuncio queste profe-

tiche, minacciose parole: «Grande, veramente grande è questa Causa!

E furioso sarà l’assalto di tutti i popoli e le razze della terra! Presto si

udranno da lontano e da vicino i clamori delle moltitudini di tutta

l’Africa e di tutta l’America, le grida degli Europei e dei Turchi, i ge-

miti dell’India e della Cina. Essi si solleveranno con tutte le loro forze

per opporsi alla Sua Causa. Allora si ergeranno i cavalieri del Signore

che, assistiti dalla Sua grazia celeste, corroborati dalla fede, aiutati dal

potère della comprensione e rafforzati dalle legioni del Patto, palese-

ranno la verità del versetto: “Guardate la confusione che ha colto le

tribù degli sconfitti!”».

Queste parole, se da un lato presagiscono una lotta straordinaria,

dall’altra attestano la completa vittoria che i sostenitori del Più Grande

Nome sono sicuramente destinati a conseguire. Popoli, nazioni, seguaci

di diverse fedi insorgeranno, congiuntamente e consecutivamente, per

frantumarne l’unità, fiaccarne la forza e degradarne il sacro nome, assa-

lendo non solo lo spirito che la Causa propugna, ma altresì

l’amministrazione che di quello spirito è canale, strumento, incarnazio-

ne. Infatti, quanto più evidente diverrà l’autorità che Bahá’u’lláh ha

conferito alla futura Confederazione Bahá’í, tanto più fiera sarà la sfida

lanciata da ogni parte contro le verità che essa custodisce.

Differenza fra Fede Bahá’í e organizzazioni ecclesiastiche.

È nostro dovere, cari amici, compiere ogni sforzo non soltanto per

conoscere meglio i caratteri essenziali di questa suprema Opera di Ba-

há’u’lláh, ma altresì per afferrare le differenze fondamentali esistenti

fra questo Ordine, mondiale e divino, e le principali organizzazioni ec-

clesiastiche del mondo, appartengano esse alla Chiesa di Cristo o alle

ordinanze della Dispensazione di Mu?ammad. Infatti, coloro che hanno

l’inestimabile privilegio di custodire queste istituzioni bahá’í, di ammi-

nistrarne gli affari e di promuoverne gli interessi, dovranno prima o poi

affrontare questa domanda inquisitrice: «In che cosa e in che modo dif-

ferisce dalle istituzioni fondate nel seno del Cristianesimo e dell’Islám

quest’Ordine stabilito da Bahá’u’lláh e che apparentemente ne è solo

un duplicato? Non sono forse le istituzioni gemelle della Casa di Giu-

stizia e del Custodiato, nonché le istituzioni delle Mani della Causa di

Dio, delle Assemblee nazionali e locali, del Mashriqu’l-Adhkár, solo

nomi diversi per indicare le istituzioni del Papato e del Califfato con

tutte le relative gerarchie ecclesiastiche che i Cristiani e Musulmani so-

stengono e patrocinano? Quale mezzo potrà impedire che queste istitu-

zioni bahá’í, così singolarmente simili, per certi aspetti, a quelle innal-

zate dai Padri della Chiesa e dagli Apostoli di Mu?ammad, conoscano

quella degenerazione, quelle fratture d’unità e quel crollo di ascendente

che sono toccati in sorte a tutte le gerarchie religiose organizzate? Per-

ché mai dovrebbe essere loro risparmiato quello stesso destino che ha

sopraffatto le istituzioni innalzate dai successori di Cristo e

Mu?ammad?».

Dalla risposta a queste polemiche domande dipenderà, in gran parte,

il successo degli sforzi che i credenti stanno ovunque compiendo per

instaurare il regno di Dio sulla terra. Pochi vorranno disconoscere che

lo Spirito infuso da Bahá’u’lláh nel mondo e che si sta manifestando in

vario grado mercé i consapevoli sforzi dei Suoi sostenitori dichiarati e

indirettamente grazie ad alcune organizzazioni umanitarie, mai potrà

permeare il genere umano ed esercitare su di esso un durevole influsso,

a meno che e fintanto che non si concretizzi in un Ordine visibile, che

si fregi del Suo nome, si identifichi pienamente con i Suoi principi e

operi in conformità alle Sue leggi. Che Bahá’u’lláh nel Suo Libro

dell’Aqdas, e più tardi ‘Abdu’l-Bahá nel Suo Testamento – documento

che conferma, completa e coordina le disposizioni dell’Aqdas – abbia-

no esposti tutti gli elementi essenziali alla costituzione della Confede-

razione Mondiale Bahá’í, non può essere negato da coloro che abbiano

letto tali documenti: e secondo questi divini principi amministrativi che

la Dispensazione di Bahá’u’lláh – Arca della salvezza umana – dovrà

modellarsi, e da essi che ogni futuro beneficio è destinato a sgorgare e

ad essi la sua inviolabile autorità dovrà infine essere affidata.

Dobbiamo infatti riconoscere che Bahá’u’lláh non Si è limitato a in-

fondere nel genere umano un nuovo Spirito rigeneratore né ha pura-

mente enunciato alcuni principi universali o proposto una particolare fi-

losofia, per quanto potènti, validi e universali essi possano essere. In

aggiunta a ciò, Egli, e dopo di Lui parimenti ‘Abdu’l-Bahá, ha formula-

to chiaramente e specificamente, a differenza delle Dispensazioni del

passato, un codice di Leggi, fondato istituzioni ben definite e fornito gli

elementi essenziali di un’Economia Divina. Tutto ciò è destinato ad es-

sere modello per la società futura, strumento supremo per

l’instaurazione della Più Grande Pace e unico mezzo per l’unificazione

del mondo e la proclamazione del regno della rettitudine e della giusti-

zia sulla terra. Ne hanno Essi soltanto rivelato tutte le norme necessarie

per la pratica attuazione di quegli ideali che furono prefigurati dai Pro-

feti di Dio e che dai tempi più remoti hanno acceso l’immaginazione

dei veggenti e dei poeti di ogni epoca: hanno altresì, con parole inequi-

vocabili e vigorose, designato le due istituzioni gemelle della Casa di

Giustizia e del Custodiato come loro Successori prescelti, destinati a

mettere in azione i principi, a promulgare le leggi, a proteggere le isti-

tuzioni, ad adattare la Fede, con senso di lealtà e spirito d’intelligenza,

alle esigenze di una società in continuo progresso, e a dare infine com-

pimento all’incorruttibile retaggio che i Fondatori della Fede hanno le-

gato al mondo.

Se guardiamo al passato e indaghiamo nel Vangelo e nel Corano,

possiamo facilmente riconoscere che né la Dispensazione cristiana né

quella Islámica presentano alcunché di simile al sistema di Economia

Divina così compiutamente fondato da Bahá’u’lláh, o alla tutela

ch’Egli ha fornito perché venisse preservato e progredisse. Ecco, ne so-

no profondamente convinto, ecco la risposta alle domande che ho prima

formulato. Nessuno credo metterà in dubbio che il motivo fondamenta-

le per cui l’unità della Chiesa di Cristo è andata irrimediabilmente in-

franta e la sua influenza s’è, nell’andar del tempo, indebolita, consiste

nel fatto che la struttura eretta dai Padri della Chiesa dopo il trapasso

del Suo Primo Apostolo non si basava assolutamente su esplicite istru-

zioni di Cristo: fu piuttosto da alcuni vaghi e frammentari riferimenti

sparsi fra i Suoi detti riportati nel Vangelo che essi, con maggior o mi-

nore giustificazione, ricavarono e indirettamente dedussero l’autorità e

le caratteristiche della loro amministrazione. Non un solo sacramento

della Chiesa, non uno dei riti e delle cerimonie così accuratamente con-

cepiti e tanto pomposamente celebrati da quegli antichi Padri, nessuno

degli elementi di severa disciplina da loro imposti ai primi Cristiani –

nulla di ciò si fonda sulla diretta autorità di Cristo, né scaturisce da Sue

precise affermazioni. Di tutto ciò nulla Cristo concepì e a nessuno Egli

conferì sufficiente autorità per interpretare il Suo Verbo o per aggiun-

gere qualcosa a quanto da Lui non specificamente ordinato.

Per questa ragione si levarono dalle generazioni successive voci di

protesta contro quella sedicente Autorità che s’arrogava privilegi e po-

tèri che, non scaturiti dall’inequivocabile testo del Vangelo di Gesù

Cristo, costituivano un grave allontanamento dallo spirito che quello

stesso Vangelo propugnava. Quelle voci sostenevano con forza e argo-

mentazioni che i canoni promulgati dai Concilii della Chiesa non erano

leggi divinamente ordinate, ma meri espedienti umani che, per giunta,

non si basavano sui detti reali pronunciati da Gesù. Si fondava, la loro

asserzione, sul fatto che le vaghe e non decisive parole rivolte da Cristo

a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» non

avrebbero mai potuto giustificare le estreme misure, le cerimonie com-

plicate, i credi e i vincolanti dogmi con i quali i Suoi successori finiro-

no per gravare e oscurare la Sua Fede. Se, citando specifiche parole di

Cristo sulla futura amministrazione della Sua Chiesa, o sulla natura

dell’autorità dei Suoi Successori, fosse stato possibile ai Padri della

Chiesa, la cui ingiustificata autorità era così aspramente assalita da ogni

parte, confutare il cumulo di denunce scatenate contro di loro, essi sa-

rebbero sicuramente riusciti a spegnere la vampa della polemica e a

preservare l’unità della Cristianità. Ma non offriva il Vangelo, unico

depositario dei detti di Cristo, questa protezione ai bersagliati capi della

Chiesa, che si ritrovarono indifesi davanti allo spietato assalto dei loro

nemici e dovettero alla fine soccombere alla furia dello scisma che ne

invase i ranghi.

Anche la Rivelazione di Mu?ammad, quantunque la Sua Fede, in pa-

ragone a quella cristiana, contenesse, nel campo dell’amministrazione,

disposizioni più complete e specifiche, pure in materia di successione

non lasciò a coloro che avevano la missione di propagare la Sua Causa

alcuna istruzione scritta, vincolante e decisiva. Il testo del Corano, in-

fatti, le cui ordinanze riguardanti la preghiera, il digiuno, il matrimonio,

il divorzio, l’eredità, il pellegrinaggio e simili sono rimaste, trascorsi

mille e trecento anni, intatte ed operanti, non dà istruzioni precise per

quanto riguarda la Legge della Successione, fonte di tutti i dissensi, le

controversie e gli scismi che hanno smembrato e screditato l’Islám.

Non così la Rivelazione di Bahá’u’lláh: diversamente dalla Dispen-

sazione di Cristo, da quella di Mu?ammad, da tutte le Dispensazioni del

passato, gli apostoli di Bahá’u’lláh, in qualunque terra lavorino e fati-

chino, hanno a loro disposizione, in termini chiari e precisi, tutte le leg-

gi, i regolamenti, i principi, le istituzioni, la guida necessari a prosegui-

re e portare a buon fine il loro compito. Nella Dispensazione Bahá’í,

vuoi nelle disposizioni amministrative, vuoi in materia di successione

come è realizzata nelle istituzioni gemelle della Casa di Giustizia e del

Custodiato, i seguaci di Bahá’u’lláh possono invocare in loro aiuto tali

irrefutabili prove della Guida Divina che a nessuno è dato di potèr re-

spingere, sminuire o ignorare. Ecco il tratto distintivo della Rivelazione

Bahá’í, ecco dov’è la forza unificatrice della Fede, ecco la validità di

una Rivelazione che lungi dal presumere di distruggere o menomare le

Rivelazioni del passato, le collega, le unifica e le porta a compimento.

È questa la ragione per cui Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá hanno rivelato e

perfino ripetuto alcuni elementi particolari inerenti a quella Economia

Divina che Essi hanno lasciato in eredità a noi Loro seguaci: ed ecco

perché sono stati posti in particolare rilievo nelle Loro Ultime Volontà

e Testamenti i potèri e le prerogative dei ministri della Loro Fede.

Solo le esplicite istruzioni contenute nei Loro Libri e il linguaggio

eccezionalmente vigoroso di cui hanno ammantato le disposizioni dei

Loro Testamenti potèvano infatti proteggere quella Fede per la quale si

sono Essi così splendidamente prodigati per tutta la vita; solo questo

potèva salvaguardarla dalle eresie e dalle calunnie con cui le varie chie-

se, popoli e governi hanno tentato, e con accresciuto vigore tenteranno

in futuro, d’aggredirla.

È altresì da tenere a mente che il tratto distintivo della Rivelazione

Bahá’í non è solo la completezza e l’indiscutibile validità della Dispen-

sazione fondata dagli insegnamenti di Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá: il

suo grande pregio consiste nel fatto che nell’esplicito testo degli scritti

di Bahá’u’lláh sono stati scrupolosamente eliminati quegli elementi che

nelle passate Dispensazioni erano stati, senza alcuna autorizzazione da

parte dei loro Fondatori, fonte di corruzione e di incalcolabili danni per

la Fede di Dio. Pratiche ingiustificate, quali i sacramenti del battesimo,

della comunione, della confessione dei peccati, l’ascetismo, il potère

ecclesiastico, le elaborate cerimonie, la guerra santa e la poligamia, la

Penna di Bahá’u’lláh le ha tutte quante rigorosamente soppresse, note-

volmente mitigando l’austerità e la severità di alcune osservanze che,

come il digiuno, sono pur necessarie alla vita religiosa dell’individuo.

Un organismo vivo

Dobbiamo anche ricordare che l’organismo della Causa è stato fog-

giato in modo tale che, secondo le disposizioni date da Bahá’u’lláh, vi

si possa incorporare senza alcun pericolo qualunque elemento necessa-

rio per mantenerlo all’avanguardia di tutti i movimenti progressisti.

Questo affermano le parole di Bahá’u’lláh, riportate nell’Ottava Foglia

dell’eccelso Paradiso: «Spetta ai Fiduciari della Casa di Giustizia di

consultarsi riguardo a quelle cose che non sono state apertamente rive-

late nel Libro e di mettere in vigore quel che li aggrada. In verità Dio li

ispirerà in quel che vorrà; in verità Egli è il Provveditore,

l’Onnisciente». Alla Casa di Giustizia non soltanto è stata da Ba-

há’u’lláh concessa l’autorità di legiferare su tutto quanto non sia espli-

citamente ed apertamente formulato nei Suoi Sacri Scritti, ma sono stati

anche conferiti, nelle Ultime Volontà e Testamento di ‘Abdu’l-Bahá, il

diritto e il potère di abrogare, secondo le vicende e le esigenze dei tem-

pi, qualunque disposizione già promulgata e messa in vigore da una

precedente Casa di Giustizia. A questo proposito, nel Suo Testamento il

Maestro ha rivelato quanto segue: «Questa Casa di Giustizia, come ha

il potère di promulgare leggi che non siano espressamente formulate

nel Libro e si riferiscano agli affari di ogni giorno, così ha anche il po-

tère di abrogarle. Per esempio, la Casa di Giustizia promulga oggi una

certa legge e la rende operante, e cento anni dopo, essendo le circo-

stanze profondamente cambiate e alterate le condizioni, un’altra Casa

di Giustizia avrà allora il potère di cambiare quella legge secondo le

esigenze dei tempi. Questo può avvenire in quanto quella legge non fa

parte dell’esplicito testo divino. La Casa di Giustizia è promotrice e

abrogatrice insieme delle sue stessi leggi». Da un lato sta

l’immutabilità della Sua Parola rivelata, dall’altro la flessibilità propria

delle funzioni dei suoi amministratori eletti: la prima preserva l’identità

della Sua Fede e custodisce l’integrità della Sua legge, la seconda le

permette, come vivo organismo, di svilupparsi adattandosi alle esigenze

e alle necessità di una società in continua trasformazione.

Amici carissimi! Per quanto debole possa oggi apparire agli occhi

degli uomini che la considerano un ramo dell’Islám o altezzosamente

l’ignorano come una delle tante oscure sette pullulanti in Occidente,

questo preziosissimo gioiello della Rivelazione Divina, ancora racchiu-

so nel suo stadio embrionale, s’evolverà sotto l’egida della Sua legge, e

progredirà, senza conoscere divisioni o alterazioni, fino a permeare

l’intero genere umano. Soltanto coloro che abbiano già riconosciuto il

supremo rango di Bahá’u’lláh, soltanto coloro i cui cuori siano stati

toccati dal Suo amore e abbiano acquisito dimestichezza con la possan-

za del Suo spirito, possono convenientemente riconoscere il valore di

questa Economia Divina – l’inestimabile Suo dono all’umanità.

Capi religiosi, esponenti di teorie politiche, dirigenti di istituzioni

umane, oggi perplessi e sgomenti testimoni del fallimento delle loro i-

dee e dello sgretolamento della loro opera, farebbero bene a rivolgere lo

sguardo alla Rivelazione di Bahá’u’lláh e a riflettere su quell’Ordine

Mondiale che, racchiuso nei Suoi insegnamenti, sta lentamente e im-

percettibilmente sorgendo frammezzo alla confusione e al disordine

dell’odierna civiltà. Né devono nutrire dubbi o preoccupazioni sulla na-

tura, l’origine e la validità delle istituzioni che i seguaci della Fede

stanno erigendo in tutto il mondo, perché esse sono incluse in quegli

stessi insegnamenti, non adulterate ne oscurate da ingiustificabili inter-

ferenze o da illecite interpretazioni della Sua Parola. Quale pressante e

sacra responsabilità grava ora su chi già conosce questi insegnamenti!

E com’è glorioso il compito di coloro che son chiamati a rivendicarne

la verità e a dimostrarne le pratiche possibilità a questo mondo incredu-

lo! Soltanto un’incrollabile fede nella loro origine divina e nella loro

unità negli annali delle religioni e solamente un fermissimo proposito

di attuarli ed applicarli al meccanismo amministrativo della Causa po-

tranno dimostrare la loro realtà e assicurarne il successo. Quanto è este-

sa la Rivelazione di Bahá’u’lláh! Come copiosa appare l’immensità dei

doni da Lui in questo giorno riversati sul genere umano! E pur come

misera e inadeguata la concezione che abbiamo del loro significato e

gloria! Troppo vicina nel tempo a questa smisurata Rivelazione è la no-

stra generazione per valutare, in tutta la loro portata, le infinite possibi-

lità della Sua Fede, l’incomparabile carattere della Sua Causa e le mi-

steriose dispensazioni della Sua Provvidenza.

Nell’Iqán, Bahá’u’lláh, volendo dar particolare risalto all’eccellenza

di questo nuovo Giorno di Dio, corrobora tale argomento citando il te-

sto di una tradizione corretta e autentica che così affermava: «La sa-

pienza è composta di ventisette lettere. Tutto ciò che i Profeti ne hanno

finora rivelato sono due lettere e nessuno quindi ha saputo finora più

di queste due lettere. Ma quando il Qá’im sorgerà, Egli farà sì che sian

manifestate le rimanenti venticinque lettere». Appresso vengono queste

illuminanti parole di convalida da parte di Bahá’u’lláh: «Considera:

Egli ha dichiarato che la sapienza consiste in ventisette lettere e che

tutti i profeti, da Adamo a Mu?ammad, il ”suggello”, sono stati i rive-

latori di soltanto due lettere. Egli disse ancora che il Qá’im rivelerà

tutte le rimanenti venticinque lettere. Vedi da ciò, quanto grande e su-

blime sia la Sua missione! Il Suo rango sorpassa quello di tutti i profe-

ti, e la Sua Rivelazione trascende la comprensione e l’intelletto di tutti i

loro prescelti, una Rivelazione che dai profeti di Dio, dai Suoi santi e

dai Suoi eletti non fu conosciuta o, comunque, in osservanza alle im-

perscrutabili leggi di Dio, non fu da loro palesata; una Rivelazione tale

che uomini malvagi e depravati hanno cercato di misurare con la loro

mente inadeguata, con la loro insufficiente sapienza e comprensione».

In un altro passo dello stesso Libro, Bahá’u’lláh, parlando della tra-

sformazione che ogni Rivelazione apporta nei modi, nei pensieri e

nell’educazione della gente, rivela queste parole: «Non è lo scopo di

ogni Rivelazione d’effettuare una trasformazione nell’intero carattere

dell’umanità, trasformazione che si manifesterà sia esteriormente sia

interiormente, e che avrà influenza sia nella vita interiore sia nelle

condizioni esterne? Se infatti il carattere del genere umano non venisse

cambiato, diverrebbe evidente l’inutilità della Manifestazione universa-

le di Dio».

E non pronunciò Cristo Stesso tali parole ai Suoi discepoli?: «Molte

cose avrei ancora da dirvi, ma per ora non ne siete capaci. Quando sa-

rà venuto Lui, lo Spirito di verità, vi guiderà verso tutta la verità».

Dal testo di quella tradizione riconosciuta come dalle parole di Cri-

sto riportate nel Vangelo, sarà facile per ogni spassionato osservatore

riconoscere la grandezza della Fede che Bahá’u’lláh ha rivelato e com-

prendere l’immensa portata della missione che Egli rivendicò. Nessuna

meraviglia, dunque, che ‘Abdu’l-Bahá abbia dipinto a così fosche tinte

la violenza dello sconvolgente subbuglio che si scatenerà nei giorni av-

venire attorno alle nascenti istituzioni della Fede: solo fievolmente pos-

siamo noi discernere ora gli inizi di quello sconvolgimento che la cre-

scita e l’influenza della Causa di Dio sono destinate a suscitare nel

mondo.

Il più grande dramma della storia spirituale del mondo.

Nella feroce e insidiosa campagna di crudele repressione che i go-

vernanti della Russia hanno scagliato contro i sostenitori della Fede lo-

ro sudditi; nell’inesorabile ostilità con cui l’Islám sciita sta calpestando

i sacri diritti dei seguaci della Causa sulla dimora di Bahá’u’lláh in Ba-

ghdád; nell’ira impotènte che ha sospinto i capi religiosi della setta

sunnita dell’Islám ad espellere dal loro seno i nostri fratelli egiziani – in

tutto questo possiamo ravvisare i segni dell’implacabile odio che genti,

religioni e governi nutrono per una Fede sì pura, innocente, gloriosa.

A noi di ponderare ciò nel nostro cuore, di sforzarci di allargare i

nostri orizzonti, di approfondire la nostra comprensione di questa Cau-

sa e di levarci a sostenere, risolutamente e senza riserve, la nostra parte,

per quanto piccola possa essere, in quello che è il più grande dramma

della storia spirituale del mondo.
II vostro fratello e collaboratore SHOGHI
Haifa, Palestina
21 marzo 1930
Miei compagni nella Fede di Bahá’u’lláh!

L’inesorabile corso dei recenti avvenimenti ha portato il genere u-

mano così vicino alla meta presagita da Bahá’u’lláh che nessun respon-

sabile seguace della Sua Fede, scorgendo per ogni dove i dolorosi segni

del travaglio del mondo, può restare indifferente al pensiero

dell’approssimarsi del momento della sua liberazione.

Non appare fuor luogo, mentre commemoriamo in tutto il mondo la

fine del primo decennio dalla repentina scomparsa di ‘Abdu’l-Bahá,’ ri-

flettere alla luce degli insegnamenti da Lui lasciati in eredità al mondo,

sugli avvenimenti che hanno contribuito ad accelerare il graduale svi-

luppo dell’Ordine Mondiale anticipato di Bahá’u’lláh.

Dieci anni or sono, proprio un giorno come l’odierno, saettò im-

provvisa in tutto il mondo la notizia del trapasso di Colui Che, solo, in

grazia della nobilitante influenza del Suo amore, della Sua forza e sag-

gezza, avrebbe potuto essergli sostegno e conforto nelle molte afflizioni

che era destinato a soffrire.

Noi, l’esigua schiera dei Suoi dichiarati sostenitori che ci onoriamo

d’aver conosciuto la Luce che rifulse in Lui, ben ricordiamo quante

volte Egli, al tramonto della Sua vita terrena, accennò alle tribolazioni e

al tumulto che avrebbero ancora afflitto questa impenitente umanità.

Con quale intensità vive in alcuni di noi il ricordo delle pregnanti os-

servazioni da Lui fatte in presenza delle folle di pellegrini e visitatori

assiepate alla Sua porta quel mattino di festose celebrazioni che salutò

la fine della Guerra Mondiale – una guerra destinata, per gli orrori che

aveva provocato, i danni che aveva comportato e le complicazioni che

aveva creato, a esercitare un’influenza tanto considerevole sulle sorti

dell’umanità. Con quanta serenità, e pur con quale possanza, mise Egli

in luce il crudele inganno che quel Patto, salutato da popoli e nazioni

quale incarnazione di una giustizia trionfante e infallibile strumento di

durevole pace, riservava all’incorreggibile umanità. Quante volte Lo

udimmo osservare: «Pace, Pace, proclamano senza posa le labbra dei

potènti e dei popoli, mentre la vampa di odi non domi cova tuttora nei

loro cuori». Quanto spesso, mentre l’esultante scoppio di entusiasmo

era al suo vertice e molto prima che s’avvertissero o si esprimessero i

più lievi sospetti, Lo udimmo dichiarare con sicurezza che il Documen-

to celebrato come l’Atto Costitutivo di una riscattata umanità celava in

seno i semi di una tanto amara delusione da favorire ancor più

l’asservimento del mondo. Come numerosi sono ora i segni attestanti la

sagacia del Suo infallibile giudizio!

Dieci anni di incessanti tumulti, tanto colmi di affanni e così densi di

incalcolabili conseguenze per il futuro della civiltà, hanno condotto il

mondo sull’orlo di una calamità che è troppo spaventoso contemplare:

triste è davvero il contrasto fra le manifestazioni di confidente entusia-

smo cui s’erano senza riserve abbandonati i Plenipotènziari di Versail-

les e il grido di manifesto dolore che, in egual misura, vinti e vincitori

levano ora nel momento d’amara delusione.
Un mondo stanco di guerre.

Né le forze che gli artefici e i garanti dei Trattati di Pace avevano

raccolto, né i nobili ideali che avevano originariamente animato

l’autore del Trattato della Lega delle Nazioni, si sono rivelati sufficien-

te baluardo contro le forze di interna disgregazione cui è stata costan-

temente sottoposta una struttura eretta con tanta fatica. Né le clausole

del cosiddetto Accordo che le Potènze vittoriose avevano cercato

d’imporre, né il meccanismo dell’istituzione concepita dall’illustre e

preveggente Presidente degli Stati Uniti, si son dimostrati, in teoria o in

pratica, strumenti adatti a garantire l’integrità dell’Ordine che si erano

sforzati di instaurare. «I mali di cui il mondo soffre ora si moltipliche-

ranno; – scrisse ‘Abdu’l-Bahá nel gennaio 1920 – s’addenseranno le

tenebre che lo avviluppano. I Balcani rimarranno in istato di malcon-

tento e la loro irrequietezza aumenterà. Le Potènze sconfitte continue-

ranno ad agitarsi e ricorreranno ad ogni mezzo per rinfocolare la

fiamma della guerra. Movimenti sorti di recente con sfera d’azione

mondiale impiegheranno tutta la loro forza per il progresso dei loro di-

segni. Grande importanza acquisterà il Movimento della Sinistra, la

cui influenza dilagherà».

Da quando queste parole furono vergate, le difficoltà economiche, la

confusione politica, i tracolli finanziari, l’inquietudine religiosa e le a-

nimosità razziali sembrano aver cospirato per aggravare smisuratamen-

te i pesi sotto cui questo depauperato mondo, stanco di guerre, geme.

L’effetto globale di queste consecutive crisi, susseguentisi l’una

all’altra con sconcertante rapidità, è stata tale da scuotere le fondamenta

della società. A qualsivoglia continente si volga lo sguardo, a qualun-

que remota regione possa giungere la nostra indagine, il mondo è o-

vunque assalito da forze che non può né spiegare né controllare.

L’Europa, fin qua considerata culla di una celebratissima civiltà,

portatrice della fiaccola della libertà e sorgente delle forze

dell’industria e del commercio mondiali, è sconcertata e paralizzata in-

nanzi a questo tremendo sconvolgimento: ideali perseguiti per lungo

tempo tanto in campo politico quanto economico vengono messi a dura

prova dalla pressione di forze reazionarie da una parte e da un insidioso

e persistente radicalismo dall’altra. Dal cuore dell’Asia lontani, sinistri

ed ostinati brontolii annunciano costanti assalti da parte di una dottrina

che, col suo negare Iddio, le Sue Leggi e i Suoi Principî, minaccia di

smembrare le basi dell’umana società. Lo strepito d’un nascente nazio-

nalismo, accoppiato al rincrudirsi dello scetticismo e della miscredenza,

s’aggiunge alle sventure di un continente sino ad ora considerato il

simbolo di una secolare stabilità e imperturbata rassegnazione.

Nell’Africa nera si discernono con crescente intensità i primi moti di

una consapevole e decisa rivolta contro le mire e i metodi

dell’imperialismo politico ed economico, ulteriore contributo alle cre-

scenti vicissitudini di un’era travagliata. Nemmeno l’America, che fino

a tempi recentissimi potèva vantare una tradizionale politica di isola-

mento e un’autarchia economica, nonché l’invulnerabilità delle sue isti-

tuzioni e le testimonianze della sua crescente prosperità e prestigio, è

riuscita a tener testa alle pressanti forze che l’hanno trascinata nel vor-

tice di un uragano economico che minaccia ora di deteriorare le basi

della sua vita industriale ed economica. Persino la remota Australia

che, tanto lontana dall’occhio del ciclone europeo, ci si sarebbe aspetta-

ti rimanesse immune dalle prove e dai tormenti di codesto continente

malato, è stata trascinata in questo turbine di passioni e lotte, impotènte

a districarsi dalle insidie della loro influenza.
Segni di un imminente caos.

Mai si sono verificati sconvolgimenti così diffusi e radicali, vuoi in

campo sociale, vuoi economico e politico, come quelli che si stanno

producendo nelle diverse parti del pianeta; mai si sono congiunte tante

e così svariate fonti di pericolo come quelle che oggi minacciano la

struttura della società. Se ci soffermiamo a riflettere sulle attuali condi-

zioni di questo mondo caotico, assumono particolare significato le se-

guenti parole di Bahá’u’lláh: «Per quanto tempo ancora l’umanità per-

sisterà nella sua ostinazione? Per quanto tempo durerà l’ingiustizia?

Per quanto tempo regneranno il caos e la confusione fra gli uomini?

Per quanto tempo la discordia agiterà la faccia della società? Ahimè! i

venti della disperazione soffiano da ogni direzione e le contese che di-

vidono e affliggono la razza umana aumentano ogni giorno. Si possono

ora percepire i segni di convulsione e caos imminenti, giacché l’ordine

prevalente appare lamentosamente difettoso».

L’inquietante influenza di oltre trenta milioni di esseri umani che vi-

vono come minoranze in tutto il continente europeo; la vasta e crescen-

te schiera di disoccupati con il loro schiacciante fardello e l’influenza

demoralizzatrice su governi e popoli; l’infame, sfrenata corsa agli ar-

mamenti con il suo inghiottire una parte sempre maggiore delle ric-

chezze di nazioni già impoverite; l’enorme sgomento che va sempre più

infiltrandosi nei mercati finanziari internazionali; l’assalto del laicismo

con il suo invadere quelle che sono state finora considerate le inespu-

gnabili fortezze dell’ortodossia cristiana e musulmana – questi gravis-

simi sintomi sono un funesto presagio per la futura stabilita delle strut-

ture della civiltà moderna. Non desta meraviglia se uno dei più eminen-

ti pensatori europei, onorato per la sua saggezza e il suo riserbo, si sia

visto costretto a fare quest’ardita affermazione: «Il mondo sta attraver-

sando la più grave crisi nella storia della civiltà», e che un altro abbia

scritto: «Ci troviamo dinanzi a una catastrofe mondiale o forse agli al-

bori di una più grande era di verità e saggezza», aggiungendo: «È in

tempi come questi che le religioni sono perite e sono nate».

Scrutando l’orizzonte politico, non è forse già possibile intravedere

lo schieramento di quelle forze che, ancora una volta, dividono il conti-

nente europeo in campi di potènziali combattenti, ben decisi a scatenare

un conflitto che potrebbe segnare, a differenza dell’ultima guerra, la fi-

ne di un’epoca, di una lunga epoca nella storia dell’evoluzione umana?

Siamo forse noi, privilegiati custodi di una Fede preziosissima, chiama-

ti ad essere testimoni di un disastroso mutamento, politicamente tanto

fondamentale e spiritualmente così benefico come quello che fece crol-

lare l’Impero Romano d’Occidente? Non potrebbe accadere – potrebbe

ben soffermarsi a riflettere ogni vigile seguace della Fede di Ba-

há’u’lláh – che da questa eruzione mondiale scaturiscano forze spiritua-

li così potènti da ricordare, anzi addirittura eclissare, lo splendore dei

segni e dei prodigi che accompagnarono la nascita e la crescita della

Fede di Gesù Cristo? Non potrebbe sorgere, dalla mortale agonia di

questo pianeta sconvolto, un risveglio religioso di tale vastità e potènza

da superare perfino quelle forze guida del mondo con le quali, a inter-

valli fissi e obbedendo a un’imperscrutabile Saggezza, le religioni del

passato hanno risollevato le sorti di ere e popoli ormai in declino? Non

potrebbe il fallimento di questa tanto decantata civiltà materialista mo-

derna estirpare, esso stesso, le soffocanti erbacce che impediscono ora

lo sviluppo e domani la fioritura di questa Fede di Dio che lotta per

emergere?

Nel nostro destreggiarci in mezzo ai trabocchetti e alle miserie di

quest’era travagliata, sia Bahá’u’lláh Stesso a gettare sulla nostra strada la

luce delle Sue parole. Più di cinquant’anni fa, in un mondo ben lontano dai

mali e dalle tribolazioni che ora ci affliggono, fluirono dalla Sua Penna

questi profetici detti: «Il mondo e in agitazione e la sua inquietudine au-

menta di giorno in giorno. Ha il viso volto verso la perversità e la miscre-

denza. Tale sarà la sua triste sorte che svelarla adesso non sarebbe né

conveniente né opportuno. A lungo durerà la sua malvagità: e all’ora sta-

bilita apparirà d’improvviso ciò che farà tremare le membra dell’umanità.

Allora, e soltanto allora, sarà spiegato lo Stendardo Divino e l’Usignolo

del Paradiso gorgheggerà la sua melodia».
L’impotènza della politica.

Amici amatissimi! Troppo ha l’umanità deviato e troppo è, ahimè,

decaduta, vuoi nella condotta degli individui vuoi nelle relazioni esi-

stenti fra comunità organizzate e nazioni, perché pur i migliori dei suoi

governanti e statisti riconosciuti possano redimerla con i loro soli sforzi

– per quanto disinteressati possano essere i loro motivi, concertata

l’azione, generosi lo zelo e la devozione alla sua causa. Né i progetti

che le previsioni della più alta politica possano divisare, né le dottrine

che i più illustri esponenti dell’economia sperino di suggerire, né i

principî che i più appassionati moralisti si sforzino di propugnare po-

tranno, in ultima analisi, rappresentare basi adeguate su cui ricostruire

il futuro di un tal mondo sconvolto.

Nessun appello alla reciproca tolleranza che gli esperti delle cose del

mondo possano lanciare, per quanto avvincente è insistente, può pla-

carne le passioni o aiutare a ripristinarne il vigore. Né un qualsiasi vago

progetto generale di mera cooperazione internazionale organizzata, in

qualsivoglia campo dell’umana attività, riuscirà, per quanto ingegno-

samente concepito o ampio nella sua portata, a estirpare le radici del

male che ha così bruscamente sconvolto l’equilibrio della odierna so-

cietà. E, oso asserire, neppure il fatto di progettare il meccanismo ne-

cessario per l’unificazione politica ed economica del mondo – principio

sempre più auspicato nei tempi recenti – potrà offrire l’antidoto contro

il veleno che sta inesorabilmente insidiando il vigore dei popoli e delle

nazioni organizzate.

Possiamo invece asserire fiduciosi che soltanto l’incondizionata ac-

cettazione del Programma Divino enunciato da Bahá’u’lláh con tanta

semplice forza, già sessant’anni or sono, programma che incarna nelle

sue parti essenziali il piano da Dio formulato per l’unificazione del ge-

nere umano in quest’èra, congiunta ad un’indomita fiducia

nell’infallibile efficacia di tutte le sue disposizioni, potrà alla fine argi-

nare le forze di disgregazione interna che, ove incontrollate, continue-

ranno a divorare le viscere di questa società disperata. Verso una tal

meta – la meta di un Nuovo Ordine Mondiale, divino per origine, uni-

versale nella portata, equo nei principî, stimolante per le caratteristiche

– questa travagliata umanità deve sforzarsi di dirigersi.

Pretendere di avere colto tutti i reconditi significati del prodigioso

piano divino divisato da Bahá’u’lláh per un’universale solidarietà fra

gli esseri umani, o di averne sondato il valore, sarebbe presuntuoso per-

fino da parte dei sostenitori dichiarati della Sua Fede, come pure sareb-

be prematuro, sia pur in questo stadio avanzato dell’evoluzione

dell’umanità, attentarsi d’immaginarlo in tutte le sue possibilità, di va-

lutarne i futuri benefici, di figurarsene la gloria.

I principî conduttori dell’Ordine Mondiale.

Tutto quello che possiamo ragionevolmente osare è tentare di coglie-

re un barlume dei primi raggi dell’Alba promessa che, nella pienezza

dei tempi, fugherà le tenebre che hanno avviluppato l’umanità. Tutto

ciò che possiamo fare è mettere in rilievo, a grandi linee, quelli che ci

appaiono i principî conduttori su cui si fonda l’Ordine Mondiale di Ba-

há’u’lláh e che ‘Abdu’l-Bahá, il Centro del Suo Patto con tutta

l’umanità e l’eletto Interprete ed Espositore della Sua Parola, ha am-

pliato ed enunciato.

Che l’agitazione e le sofferenze che affliggono l’umanità siano in

non lieve misura la diretta conseguenza della Guerra Mondiale e deb-

bano attribuirsi alla stoltezza e alla miopia degli artefici dei Trattati di

Pace, è realtà che solo menti prevenute potrebbero rifiutarsi

d’ammettere. Che i debiti finanziari contratti durante la guerra e lo

schiacciante peso dei risarcimenti imposto ai vinti siano stati, per larga

parte, la causa principale della maldistribuzione della riserva aurea del

mondo e della sua conseguente deficienza, il che ha, a sua volta, im-

mensamente accelerato la sensibile caduta dei prezzi e accresciuto,

quindi, inesorabilmente i pesi che gravano sulle nazioni impoverite,

nessuna persona imparziale potrebbe metterlo in dubbio. Che i debiti

contratti dai vari governi abbiano imposto alle masse dei popoli europei

uno sforzo severo, sconvolgendo l’equilibrio dei bilanci nazionali, dan-

neggiando le industrie dei vari Paesi e incrementando il numero dei di-

soccupati, appare non meno evidente ad ogni osservatore imparziale.

Che lo spirito di vendetta, di sospetto, di paura e rivalità, che la guerra

ha ingenerato e che le clausole dei Trattati di Pace hanno contribuito a

perpetuare e incrementare, abbia portato a un tal enorme accrescimento

della corsa agli armamenti fra le nazioni da comportare, l’anno scorso,

una spesa aggiuntiva di non meno di mille milioni di sterline accen-

tuando a sua volta gli effetti della recessione mondiale, è verità che an-

che l’osservatore più superficiale sarà pronto ad ammettere. Che un an-

gusto e brutale nazionalismo, rafforzato dalle teorie postbelliche

dell’autodeterminazione, sia stata la principale causa del sistema di ta-

riffe alte e proibitive tanto dannoso a un sano flusso del commercio in-

ternazionale e al meccanismo della finanza mondiale, è un fatto che po-

chi oseranno porre in discussione.

Sarebbe tuttavia sciocco sostenere che la guerra, pur con tutte le

perdite che ha causato, le passioni che ha scatenato e le ingiustizie che

ha seminato, sia l’unica responsabile dell’inaudita confusione nel- la

quale il mondo civile è oggi immerso in quasi tutti i suoi settori. Non è

forse un fatto reale – e questa è l’idea fondamentale che desidero porre

in evidenza – che la principale causa di quest’irrequietezza nel mondo è

da attribuirsi non tanto alle conseguenze di quel che prima o poi sarà

considerato come un transitorio perturbamento degli affari di un mondo

in continuo cambiamento, ma piuttosto al fallimento di coloro alle cui

mani sono stati affidati gli immediati destini di popoli e nazioni, i quali

non sono riusciti ad adattare i loro sistemi di istituzioni economiche e

politiche alle impellenti necessita di quest’èra in rapida evoluzione?

Queste crisi intermittenti che sconvolgono la società odierna non sono

forse da ascriversi soprattutto alla deplorevole incapacità da parte dei

capi riconosciuti della terra di leggere correttamente i segni dei tempi,

di liberarsi una volta per tutte delle loro idee preconcette e delle loro

ingombranti dottrine, e di ristrutturare il meccanismo dei loro rispettivi

governi secondo i modelli impliciti nell’annuncio supremo di Ba-

há’u’lláh, e cioè l’unità della Razza Umana – il tratto primo e più emi-

nente della Fede da Lui proclamata? Tale principio dell’unità del Gene-

re Umano, pietra angolare della sovranità mondiale di Bahá’u’lláh,

comporta infatti né più né meno l’applicazione del Suo piano per

l’unificazione del mondo, piano cui già abbiamo accennato. «In ogni

Dispensazione – scrive ‘Abdu’l-Bahá – la luce della Divina Guida è

stata focalizzata su un tema centrale... In questa mirabile Rivelazione,

in questo secolo glorioso, le fondamenta della Fede di Dio e il tratto

caratteristico della Sua Legge sono la consapevolezza dell’Unità della

Razza Umana».

Come appaiono allora patetici i tentativi di quei capi di istituzioni

umane che, con assoluta noncuranza per lo spirito dei tempi, si sforzano

di adattare sistemi nazionalistici, consoni agli antichi periodi delle na-

zioni chiuse, a un’età destinata a conseguire l’unità del mondo delineata

da Bahá’u’lláh, oppure a perire. In un’ora così cruciale della storia della

civiltà incombe alle guide di tutte le nazioni del mondo, grandi e picco-

le, orientali e occidentali, vittoriose o sconfitte, di prestar ascolto allo

squillante appello di Bahá’u’lláh e, profondamente permeate di un sen-

so di solidarietà mondiale, la condizione sine qua non della lealtà alla

Sua Causa, sorgere arditamente per realizzare nella sua interezza

l’unico rimedio che Egli, il Divino Medico, ha prescritto per questa

umanità sofferente. Si liberino esse, un volta per tutte, da ogni idea pre-

concetta, da tutti i pregiudizi nazionalistici, e diano ascolto al sublime

consiglio offerto da ‘Abdu’l-Bahá, Espositore autorizzato dei Suoi in-

segnamenti. A un alto funzionario del governo federale degli Stati Uniti

d’America che Gli chiedeva quale fosse per lui il modo migliore di

promuovere gli interessi del suo governo e del suo popolo, ‘Abdu’l-

Bahá rispose: «Ella può meglio servire il suo Paese, se si adopererà,

come cittadino del mondo, a far sì che sia alla fine applicato alle rela-

zioni esistenti fra i popoli e le nazioni del mondo quel principio del fe-

deralismo che costituisce il fondamento del governo del suo Paese».

Nell’opera «The Secret of Divine Civilization», eminente contributo

di ‘Abdu’l-Bahá alla futura riorganizzazione del mondo, leggiamo: «La

vera civiltà dispiegherà le sue insegne nel cuore del mondo quando un

certo numero dei suoi sovrani di nobile intelletto e sentimento – fulgidi

esempi di devozione e determinazione – per il bene e la felicità

dell’intero genere umano, si leveranno con ferma risolutezza e chiara

visione a stabilire la Causa della Pace Universale. Essi debbono fare

della Causa della Pace oggetto di una consultazione generale e cerca-

re con ogni mezzo in loro potère di fondare un’Unione delle nazioni del

mondo. Debbono concludere un trattato vincolante e stabilire un patto,

i cui provvedimenti siano efficaci, inviolabili e ben definiti e poi pro-

clamarlo in tutto il mondo e ottenerne la sanzione dall’intera razza

umana. Questa suprema e nobile impresa – vera fonte della pace e del

benessere di tutto il mondo – deve essere considerata sacra da tutti co-

loro che dimorano sulla terra. Tutte le forze dell’umanità devono esse-

re mobilitate per assicurare la stabilità e la permanenza di questo

Sommo Patto. In questo Accordo universale bisogna fissare chiaramen-

te i limiti e le frontiere di ogni nazione, precisare in modo definitivo i

principî regolatori delle relazioni fra i vari governi e determinare tutte

le intese e gli obblighi internazionali. È parimenti necessario porre

stretti limiti alle misure degli armamenti di ogni governo, perché se si

permette un incremento dei preparativi di guerra e delle forze militari

di una nazione, si desteranno i sospetti delle altre. Il principio fonda-

mentale regolatore di un tal solenne Patto deve essere così ben fissato

che se, più tardi, un governo violerà qualcuno di quei provvedimenti,

tutti i governi della terra si muoveranno per ricondurlo a completa sot-

tomissione, anzi la stessa razza umana, come un sol uomo, risolverà

d’abbattere quel governo, con ogni potère a sua disposizione. Se que-

sto massimo tra i rimedi verrà applicato al corpo infermo del mondo,

esso senza dubbio guarirà dai suoi malanni e rimarrà perpetuamente

salvo e sicuro».

Così prosegue il Maestro: «Alcuni, non consapevoli del potère laten-

te negli sforzi dell’uomo, considerano ciò assolutamente impraticabile,

anzi addirittura al di fuori della portata del massimo impegno umano.

Ma non è così. Al contrario, mercé l’infallibile grazia di Dio,

l’amorevole gentilezza dei Suoi favoriti, l’impareggiabile prodigarsi di

anime sagge e capaci e i pensieri e le idee di preziosi governanti di

quest’èra, nulla può considerarsi irraggiungibile. Ciò che è necessario

è l’impegno, un impegno incessante: null’altro che una ferrea determi-

natezza può conseguire questi risultati. Molte Cause che nelle epoche

passate erano state stimate mere visioni, sono oggi divenute facilissime

e possibili. Perché dovremmo considerare impossibile la realizzazione

di questa grandissima ed eccelsa Causa, astro del firmamento della ve-

ra civiltà e motivo di gloria, di progresso, di benessere e successo per

l’intera razza umana? È certo che giungerà il giorno in cui la sua me-

ravigliosa luce diffonderà il suo splendore su tutta l’accolta umana».

Le sette luci dell’unità.

In una delle sue Tavole ‘Abdu’l-Bahá delucida ulteriormente questo

nobile tema:

«Nei cicli passati, per quanta armonia si fosse creata, non si potèva

conseguire l’unità del genere umano, perché mancavano i mezzi. I con-

tinenti rimanevano lontani e divisi, e anzi persino fra i popoli dello

stesso continente i rapporti e lo scambio di pensieri furono quasi im-

possibili: di conseguenza non si potèrono conseguire fra i popoli e le

tribù della terra rapporti, comprensione reciproca e unità. Ma in que-

sto giorno i mezzi per comunicare si sono moltiplicati e i cinque conti-

nenti della terra sono virtualmente divenuti uno... In tal guisa tutti i

membri della famiglia umana, siano essi popoli o governi, città o vil-

laggi, son divenuti sempre più interdipendenti. Nessuno infatti può più

rimanere autosufficiente, dal momento che legami politici uniscono tut-

ti i popoli e le nazioni e ogni giorno si rafforzano i vincoli del commer-

cio e dell’industria, dell’agricoltura e dell’educazione. Ecco che oggi-

giorno può realizzarsi l’unità di tutta l’umanità: questa non è che una

delle mirabilia di questa meravigliosa età, di questo secolo glorioso. Di

ciò ere passate furono prive, giacché questo secolo – il secolo della lu-

ce – è stato dotato di gloria, potèri e illuminazioni straordinari e inau-

diti e senza precedenti. Di qui, il mirabile svelarsi, ogni giorno, di un

nuovo prodigio: e alla fine si vedrà di quale splendore rifulgeranno le

sue luci nell’accolta umana.

«Osservate come il suo fulgore albeggi ora sull’oscuro orizzonte del

mondo. La prima luce è l’unità in campo politico, e i primi bagliori già

li possiamo discernere. La seconda luce è l’unità di pensiero nelle im-

prese del mondo, il cui adempimento sarà ben presto testimoniato. La

terza luce è l’unità nella libertà, che presto si realizzerà. La quarta lu-

ce è l’unità della religione che è la pietra angolare di tutto l’edificio e

che, per il potère di Dio, sarà rivelata in tutto il suo fulgore. La quinta

luce è l’unità delle nazioni – unità che sarà senza dubbio stabilita in

questo secolo, sì che tutti i popoli del mondo si reputeranno come cit-

tadini di una comune patria. La sesta luce è l’unità delle razze, che fa

di tutti coloro che dimorano sulla terra popoli e genti della medesima

razza. La settima luce è l’unità dell’idioma, cioè la scelta di una lingua

universale cui tatti i popoli saranno educati e nella quale converseran-

no. Tutto ciò avverrà inevitabilmente, ché il potère del Regno di Dio

presterà aiuto e soccorso».
Uno Stato Supremo.

Or sono più di sessant’anni, nella Sua Tavola alla regina Vittoria, ri-

volgendoSi «all’accolta dei governanti della terra», Bahá’u’lláh rivelò:

«Unitevi e consultatevi, e che il vostro intento sia soltanto quello di

giovare all’umanità e migliorarne le condizioni... Paragonate il mondo

al corpo umano che, benché sano e perfetto al momento della creazione,

è ora affetto, per cause diverse, da gravi disturbi e malattie. Neppure per

un sol giorno ha trovato requie, anzi sempre più s’è aggravato il suo ma-

lanno, dacché è caduto nelle mani di medici ignoranti, intenti soltanto a

dar libero sfogo ai loro desideri mondani e che hanno commesso gravi

errori. E se alle volte, per la cura di un abile medico, un membro di quel

corpo è stato sanato, il resto è rimasto affetto dal male come prima...

Quel che il Signore ha ordinato quale sovrano rimedio e il più possente

istrumento per la guarigione dell’intero mondo è l’unione di tutti i suoi

popoli in una Causa universale, una Fede comune. Ciò non può ottenersi

che mercé il potère d’un Medico esperto, potèntissimo ed ispirato. Que-

sta e la verità, ed il resto nient’altro che errore».

In un altro passo, Bahá’u’lláh aggiunge queste parole: «Noi vediamo

che aumentate le spese ogni anno e ne fate sopportare il peso ai vostri

sudditi: questa è, invero, un’assoluta e grande ingiustizia. Temete i so-

spiri e le lacrime di quest’Essere Vilipeso e non imponete oneri eccessivi

ai vostri popoli... Riconciliatevi in modo da non aver più bisogno di ar-

mamenti, salvo quelli occorrenti a difendere i vostri territori ed i vostri

domini. Siate uniti, o accolta dei sovrani del mondo! In tal modo si cal-

merà la tempesta della discordia fra voi ed i vostri popoli troveranno ri-

poso. Se uno di voi prendesse le armi contro un altro, insorgete tutti con-

tro di lui, poiché questa non è altro che palese giustizia».

Cos’altro significano queste ponderose parole se non l’inevitabile

limitazione dell’incondizionata sovranità nazionale come presupposto

indispensabile alla costituzione della futura Confederazione di tutte le

nazioni della terra? È necessario che si evolva una forma di Stato Su-

premo, in favore del quale tutte le nazioni del mondo saranno disposte a

cedere ogni diritto di dichiarare guerra, alcuni diritti di tassazione e tutti

i diritti d’armamento, eccetto quelli necessari a mantenere l’ordine inte-

ro entro i rispettivi confini. Questo Stato deve comprendere entro la sua

orbita un Organo Esecutivo Internazionale per migliorare la sua supre-

ma e indiscutibile autorità su qualsiasi membro recalcitrante

dell’unione, un Parlamento Mondiale i cui membri saranno eletti dal

popolo nei rispettivi Paesi e la cui elezione sarà approvata dai relativi

governi, e un Tribunale Supremo i cui verdetti avranno effetto esecuti-

vo anche nel caso in cui le parti interessate non accettassero di propria

volontà di deferire il loro caso al suo giudizio. Una comunità mondiale

in cui tutte le barriere economiche dovranno essere permanentemente

abbattute e l’interdipendenza del Capitale e del Lavoro definitivamente

riconosciuta; una comunità nella quale il vociare del fanatismo e delle

lotte religiose tacerà per sempre; in cui la fiamma dell’ani-mosità raz-

ziale sarà finalmente estinta; in cui un unico codice di leggi internazio-

nali – prodotto del ponderato giudizio delle federazioni dei rappresen-

tanti mondiali – avrà per sanzione l’istantaneo e coercitivo intervento di

tutte le forze congiunte delle unità federali; e, finalmente, una comunità

mondiale in cui la follia di un nazionalismo capriccioso e militaresco si

tramuterà nel sentimento durevole della cittadinanza mondiale – tale

appare, invero, nelle linee generali, l’Ordine concepito da Bahá’u’lláh,

un Ordine che sarà considerato come il frutto più bello di un’èra che sta

lentamente maturando.

«Il Tabernacolo dell’Unità – proclama Bahá’u’lláh nel Suo messag-

gio all’umanità – è stato innalzato; non vi considerate l’un l’altro come

stranieri... Di un sol albero voi siete i frutti, foglie di un solo ramo... Il

mondo non è che un solo paese e l’umanità i suoi cittadini... Non si

vanti l’uomo di amare il proprio paese, si glorii piuttosto di amare i

suoi simili».
Unità nella diversità.

Che non vi siano dubbi riguardo allo scopo animatore della Legge

Mondiale di Bahá’u’lláh! Lungi dal mirare allo sconvolgimento delle

attuali fondamenta della società, essa cerca anzi di ampliarne le basi, di

rimodellarne le istituzioni in maniera consona ai bisogni di questo

mondo in continuo mutamento. La Sua Legge non si pone in conflitto

con alcun tipo di legittima fedeltà, né intende scalzare alcuna sostanzia-

le forma di lealtà; non è suo scopo quello di estinguere nel cuore

dell’uomo la fiamma di un sano e intelligente patriottismo, né di sop-

primere il sistema delle autonomie nazionali così necessario ad evitare i

mali di un eccessivo accentramento. Né essa trascura, o s’attenta di

sopprimere, le differenze di origine etnica, di clima, storia, lingua e tra-

dizioni, pensiero e costumi, che diversifica i vari popoli e nazioni del

mondo: invita piuttosto a una lealtà più ampia, a un’aspirazione più

grandiosa di qualsiasi altra che abbia mai animato la razza umana, insi-

ste sulla subordinazione delle spinte e degli interessi nazionali alle im-

pellenti esigenze dell’unità del mondo, rigetta da un lato l’eccessivo ac-

centramento e ripudia dall’altro tutti i tentativi volti verso l’uniformità.

La sua parola d’ordine è unità nella diversità, come lo Stesso ‘Abdu’l-

Bahá ha ben chiarito:

«Considera i fiori d’un giardino. Sebbene differiscano nella specie,

colore, forma e aspetto, pure, dal momento che sono rinfrescati dalle

acque della medesima sorgente, vivificati dalle brezze dello stesso ven-

to, rinvigoriti dai raggi dell’unico sole, acquistano, in virtù della loro

stessa diversità, ancor più bellezza e fascino. Come sarebbe sgradevole

alla vista se tatti i fiori, le piante, le foglie ed i boccioli, i frutti, i rami e

gli alberi di quel giardino avessero medesima forma e ugual colore! Il

giardino è invece arricchito e abbellito dalla diversità delle tinte, delle

forme e dell’aspetto e l’effetto che ne deriva e più grande. Similmente,

quando sfumature diverse di pensiero, temperamento e carattere sa-

ranno unite sotto il potère e l’influsso d’un elemento principale, saran

rivelate e rese manifeste la bellezza e la gloria dell’umana perfezione.

Null’altro che la celestiale potènza della Parola Divina, la quale regge

e trascende le realtà di tutte le cose, è in grado di armonizzare i pen-

sieri, i sentimenti, le idee e le convinzioni divergenti dei figli degli uo-

mini».

L’appello di Bahá’u’lláh è innanzitutto diretto contro tutte le forme

di provincialismo, contro ogni tipo di mentalità ristretta e di pregiudizi.

Se ideali a lungo perseguiti e istituzioni da gran tempo onorate, se certe

premesse sociali e formule religiose hanno cessato di promuovere il

benessere della maggior parte dell’umanità, se non più rispondono ai

bisogni dell’umanità in perenne evoluzione, e meglio allora spazzarli

via e relegarli nel limbo di antiquate e obliate dottrine. Perché, in un

mondo soggetto all’immutabile legge del cambiamento e del declino,

dovrebbero essi andar esenti dal deterioramento che coglie ogni istitu-

zione umana? Le norme legali, le teorie politiche ed economiche sono

infatti designate unicamente a salvaguardare gli interessi dell’umanità,

e non a metterla in croce allo scopo di preservare l’integrità di partico-

lari leggi o dottrine!
I1 principio dell’unità.

Non cadiamo tuttavia nell’errore di credere che il principio

dell’Unità del Genere Umano, asse intorno al quale ruotano tutti gli in-

segnamenti di Bahá’u’lláh, si limiti ad un mero scoppio di inconsape-

vole emotività e si configuri quale espressione di vaghe e pie speranze.

Non si può identificare il suo appello come un semplice risveglio dello

spirito di fratellanza e di buona volontà fra gli uomini, né esso mira sol-

tanto a promuovere un’armoniosa cooperazione fra individui, popoli e

nazioni. Vanno ben più a fondo le sue implicazioni, e molto più vaste di

quelle che ai Profeti del passato fu concesso di annunciare sono le i-

stanze che esso propone, che il suo messaggio non è applicabile al solo

individuo, ma ha attinenza anzitutto con quelle relazioni fondamentali

che dovranno unire tutti gli Stati e le nazioni quali membri dell’unica

umana famiglia; né costituisce esso la mera formulazione di un ideale,

inseparabilmente legato com’è a un’istituzione atta ad incarnarne la ve-

rità, a dimostrarne la validità, a perpetuarne l’influenza. Quel principio

implica un’organica trasformazione nelle strutture dell’odierna società,

un mutamento quale mai il mondo ha finora sperimentato; costituisce

una vibrante sfida, nello stesso tempo ardita e universale, contro le

screditate dottrine nazionalistiche, dottrine che han fatto il loro tempo e

che son destinate, per ordinario corso di eventi foggiati e dominati dalla

Provvidenza, a cedere il passo a un nuovo vangelo fondamentalmente

distinto da quelli che il mondo ha già concepiti e ad essi infinitamente

superiore; richiede niente meno che la riedificazione e il disarmo

dell’intero mondo civilizzato, un mondo organicamente unificato in tut-

ti gli aspetti essenziali della sua esistenza, nei meccanismi politici, nelle

aspirazioni spirituali, nei commerci e nelle finanze, nella scrittura e ne-

gli idiomi, ma un mondo nel contempo sconfinato per la diversità delle

caratteristiche nazionali delle sue unità confederate.

Questo principio rappresenta il coronamento dell’evoluzione umana,

un’evoluzione che ha visto i suoi primordi nella nascita della famiglia,

ha visto il suo successivo sviluppo nel conseguimento della solidarietà

tribale, ha poi condotto al costituirsi della citta-stato ed è più tardi sfo-

ciato nell’istituzione di nazioni indipendenti e sovrane. Il principio

dell’Unità del Genere Umano proclamato da Bahá’u’lláh implica né più

né meno la solenne asserzione che il conseguimento dello stadio finale

di questa meravigliosa evoluzione non solo è necessario ma ineluttabi-

le, che il suo compimento s’avvicina a grandi passi e null’altro che un

potère che da Dio discende riuscirà a realizzarlo.

Questa meravigliosa concezione ha già trovato le sue prime realizza-

zioni negli sforzi coscienti e nei modesti risultati già conseguiti dai se-

guaci dichiarati della Fede di Bahá’u’lláh, i quali, ben consapevoli della

sublime nobiltà del loro compito e introdotti agli elevati principî della

Sua Amministrazione, stanno procedendo per stabilire il Suo Regno su

questo pianeta. Essa, altresì, si manifesta indiretta- mente con la gra-

duale diffusione dello spirito di solidarietà mondiale che sta spontane-

amente sorgendo frammezzo al tumulto di questa società disordinata.

Sarebbe stimolante seguire la storia della crescita e dell’evoluzione

di questa nobile idea, che attirerà sempre più l’attenzione dei custodi

responsabili dei destini dei popoli e delle nazioni. Agli Stati e ai Princi-

pati che emergevano dal caos dei grandi sconvolgimenti operati da Na-

poleone e la cui preponderante preoccupazione consisteva nel riacqui-

stare i propri diritti all’indipendenza ovvero nel conseguire l’unità na-

zionale, il concetto di solidarietà mondiale sarebbe parso non dico re-

moto ma addirittura inconcepibile. Si incominciò a prendere in conside-

razione la possibilità di un ordine mondiale, superiore alle istituzioni

politiche stabilite dalle nazioni, solo dopo che alle forze del nazionali-

smo era riuscito di sovvertire le fondamenta di quella Santa Alleanza

che aveva tentato di contenerne e dominarne il crescente potère, e non

fu che dopo la Guerra Mondiale che questi esponenti di un nazionali-

smo arrogante cominciarono a considerare tale ordine come oggetto di

un credo pernicioso tendente a scalzare quella basilare lealtà sulla quale

si fondava e dipendeva l’esistenza della loro vita nazionale. Con un vi-

gore che ricordava l’energia impiegata dai membri della Santa Alleanza

per piegare lo spirito del nascente nazionalismo fra i popoli liberati dal

giogo napoleonico, questi campioni delle libere sovranità nazionali

hanno a loro volta operato e stanno tuttora operando per gettar discredi-

to su principî da cui anche la loro salvezza dipende.

Eventi come la fiera opposizione che salutò il fallito piano del Pro-

tocollo di Ginevra, il ridicolo riversato sulla proposta, in seguito avan-

zata, di fondare gli Stati Uniti d’Europa, nonché l’insuccesso del pro-

gramma generale per l’unione economica della medesima Europa, pos-

sono apparire come uno scacco per gli sforzi che un pugno di tenaci

chiaroveggenti sta compiendo per far avanzare questo nobile ideale;

non ci giustifica, tuttavia, a trarre nuovo incoraggiamento l’osservare

come la considerazione di tali proposte sia in se stessa una prova della

loro costante crescita nelle menti e nei cuori umani? Nei tentativi con-

certati fatti per screditare una concezione così elevata non è forse da

scorgere il ripetersi, su più vasta scala, di quelle dure lotte e fiere con-

troversie che precedettero la nascita delle nazioni unificate

dell’Occidente e furono testimoni della loro ricostruzione?

Federazione del genere umano.

Basterà un esempio. Con quale baldanza, alla vigilia

dell’unificazione degli Stati del continente nord-americano, si asseriva

che le barriere che s’innalzavano a impedire la loro finale unione erano

insuperabili! Non si dichiarava forse, chiaramente e con energia, che gli

interessi in conflitto, la reciproca diffidenza, le diversità di governo e di

consuetudini che dividevano quegli Stati erano tali che nessuna forza,

spirituale o temporale, avrebbe potuto sperare di armonizzarli o con-

trollarli? Eppure, quanto erano differenti le condizioni di centocin-

quant’anni fa da quelle che caratterizzano la società odierna! Non è e-

sagerato affermare che la mancanza di quei mezzi che il progresso

scientifico moderno ha messo oggi al servizio dell’umanità rendeva il

compito di saldare gli Stati americani in una sola federazione, per quan-

to già simili essi fossero per alcune comuni tradizioni, infinitamente più

complesso di quello che deve attualmente affrontare questa umanità di-

visa nel suo sforzo di conseguire l’unificazione.

Dovrà l’umanità, perché possa prendere forma un concetto così alto,

subire una sofferenza ancor più intensa, mai provata finora? Cosa altro

avrebbe potuto saldare i territori americani, non solo in un’Unione di

Stati indipendenti ma in una Nazione vera e propria, a dispetto di tutte

le differenze etniche che caratterizzavano le varie parti componenti, se

non il fuoco di una guerra civile con tutta la sua violenza e le sue vicis-

situdini, una guerra che quasi spezzo la grande Repubblica americana?

Che un rivolgimento tanto radicale, implicante così vasti mutamenti

nella struttura della società, possa conseguirsi tramite gli ordinari pro-

cessi della diplomazia e dell’educazione, appare anzi improBábile: non

dobbiamo fare altro che meditare sulle insanguinate vicende

dell’umanità per vedere che solo un’intensa agonia fisica e mentale ha

prodotto quegli storici cambiamenti che costituiscono le massime pietre

miliari nella storia della civiltà umana.
Il fuoco del cimento.

Quegli antichi cambiamenti per quanto grandi e di vasta portata

siano stati, pure, se considerati nella giusta luce, non appaiono altro

che secondari assestamenti, preludio a quella trasformazione di mae-

stà e vastità inaudite attraverso cui l’umanità deve passare in questa

èra. Diventa sempre più evidente che solo la furia di una catastrofe

mondiale potrà affrettare questa nuova fase del pensiero umano; e che

solo il fuoco di una durissima ordalia, mai prima sperimentata con tale

intensità, potrà fondere e saldare le parti discordi che costituiscono gli

elementi dell’odierna civiltà nelle parti integrali della futura Confede-

razione mondiale, è verità che i futuri eventi dimostreranno sempre

più chiaramente.

La profetica voce di Bahá’u’lláh che, nei passi conclusivi delle Pa-

role Celate, ammonisce i popoli del mondo che un’impreveduta cala-

mita li insegue e una dolorosa punizione li attende, getta un fiotto di vi-

vida luce sugli immediati destini di questa dolente umanità; null’altro

che uno spaventoso cimento, dal quale il genere umano uscirà purifica-

to e preparato, sarà in grado di creare quel senso di responsabilità che le

guide di questa neonata era dovranno addossarsi.

Vorrei nuovamente richiamare la vostra attenzione su quelle fatidi-

che parole di Bahá’u’lláh che ho già citato: «E quando l’ora segnata

sarà giunta, apparirà improvvisamente ciò che farà tremare le membra

dell’umanità».

Non ha ‘Abdu’l-Bahá Stesso asserito a chiare lettere che «un’altra

guerra più feroce dell’ultima scoppierà sicuramente?».

Dal coronamento di questa smisurata e indicibilmente gloriosa im-

presa – impresa che, nel passato, frustrò le risorse degli statisti

dell’antica Roma e che eluse i disperati sforzi di Napoleone – dipenderà

la finale realizzazione di quel millennio cui poeti di tutte le ere inneg-

giarono e che i veggenti a lungo sognarono. Da essa dipenderà

l’adempimento delle predizioni degli antichi Profeti secondo cui le spa-

de si sarebbero mutate in vomeri e il leone avrebbe pascolato accanto

all’agnello. Essa sola può dischiudere il Regno del Padre Celeste an-

nunciato dalla Fede di Gesù Cristo, ad essa sola è dato gettare le fon-

damenta del Nuovo Ordine Mondiale previsto da Bahá’u’lláh – Ordine

Mondiale destinato a riflettere sul nostro pianeta, sia pure fievolmente,

l’ineffabile fulgore del Regno di Abhá.

Una parola ancora, a mo’ di conclusione. Non si può in alcun modo

paragonare la proclamazione dell’Unità della Razza Umana – pietra

angolare dell’universale sovranità di Bahá’u’lláh – a quelle pie espres-

sioni di speranza pronunciate nel passato. Non è un semplice appello

quello da Lui lanciato, solo e senza aiuto di sorta, dinanzi

all’implacabile e combinata opposizione di due dei più potènti sovrani

orientali dei Suoi giorni, mentre era prigioniero ed esule nelle loro ma-

ni. Quell’appello è insieme un ammonimento ed una promessa: che so-

lo in esso vi e il rimedio per la salvezza di questo mondo profondamen-

te travagliato e che il suo compimento è ormai prossimo.

Enunciato in un momento in cui la sua possibilità non era ancora sta-

ta seriamente presa in considerazione in alcuna parte del mondo, per

virtù di quella celestiale potènza che lo Spirito di Bahá’u’lláh vi ha ali-

tato, l’appello all’unità del mondo è ormai considerato da un crescente

numero di uomini del pensiero non solo come imminente possibilità,

ma anche come la necessaria conseguenza delle forze operanti oggi nel

mondo.
Il Portavoce di Dio.

È certo che il mondo, trasformato e quasi costretto in un unico orga-

nismo oltremodo complesso ad opera del portentoso progresso raggiun-

to nelle scienze fisiche, nell’espansione del commercio e del-

l’industria a livello mondiale, questo mondo che lotta sotto la pressione

di forze economiche planetarie, frammezzo alle insidie di una civiltà

materialistica, ha un estremo bisogno di quella riesposizione della Veri-

tà già presente in tutte le Rivelazioni del passato, ma che abbia ora un

linguaggio adatto alle sue essenziali esigenze, E quale altra voce, se

non quella di Bahá’u’lláh, Portavoce di Dio per quest’epoca, è in grado

di effettuare una trasformazione della società così radicale quale quella

da Lui già compiuta nei cuori di quegli uomini e donne che, pur così

diversi e tra loro apparentemente inconciliabili, costituiscono l’insieme

dei Suoi seguaci dichiarati sparsi in tutto il mondo?

Pochi possono invero mettere in dubbio che un tal possente concetto

stia facendosi strada nella mente degli uomini e che già si levino voci a

suo sostegno e che i suoi tratti salienti debbano presto concretarsi nella

coscienza di coloro che detengono l’autorità. Solo i cuori di chi è a-

dombrato da pregiudizi possono mancare di avvertire che i suoi mode-

sti esordi hanno già preso forma in quella Amministrazione mondiale

con cui s’identificano i credenti nella Fede di Bahá’u’lláh.

Amatissimi collaboratori! Nostro è l’eccelso compito di proseguire,

con chiara visione ed indomito zelo, l’erezione di quell’Edifizio le cui

fondamenta Bahá’u’lláh ha gettato nei nostri cuori. Traendo speranza e

forza dal corso generale dei recenti avvenimenti, per quanto scuri ne

siano gl’immediati risultati, preghiamo con incessante fervore che Egli

affretti l’approssimarsi di quella Mirabile Visione che costituisce la più

luminosa emanazione della Sua Mente e il frutto più squisito della più

fulgida civiltà che il mondo abbia mai visto.

Non potrebbe il centenario della Dichiarazione della Fede di Ba-

há’u’lláh, segnare l’inaugurazione di un’era così grandiosa nella storia

dell’umanità?
Il vostro vero fratello,
SHOGHI
Haifa, Palestina
28 novembre 193l
AI PREDILETTI DI DIO E ALLE ANCELLE DEL
MISERICORDIOSO NEGLI STATI UNITI
E NEL CANADA
Amici e difensori della Fede di Bahá’u’lláh!

I pur rimarchevoli cambiamenti che nell’attuale fase di transizione

della sua mutevole storia hanno di recente colto l’umanità in rapido ri-

sveglio, non debbono far apparire meno stupefacente, perfino a chi co-

nosca ancora superficialmente gli ostacoli che essi hanno dovuto sor-

montare e le magre risorse su cui potevano contare, il costante consoli-

damento delle istituzioni che gli amministratori della Fede di Ba-

há’u’lláh si stanno affaticando d’erigere in ogni Paese.

Che codesta Fede duramente provata dieci anni or sono dalla im-

provvisa dipartita di un Maestro senza eguali, abbia potuto, a dispetto

di tremendi ostacoli, mantenere la sua unità, resistere ai subdoli attacchi

dei malevoli, mettendo a tacere i calunniatori, ampliando le basi di

un’amministrazione che già s’estende dovunque e innalzando su di esse

istituzioni che sono simbolo dei suoi ideali di culto e di servizio, do-

vrebbe a sufficienza dimostrare quale invincibile potère l’Onnipotènte

S’è degnato conferirle dall’istante della sua nascita.

E che la Causa associata al nome di Bahá’u’lláh si alimenti a tali a-

scose fonti di forza celestiale quali nessuna possanza di umana persona-

lità, pur seducente, può sostituire; che essa dipenda esclusiva- mente da

quella mistica Sorgente affatto paragonabile a mondano vantaggio, sian

ricchezze o rinomanza o cultura; ch’essa si propaghi per misteriose vie

del tutto dissimili da quelle generalmente note all’umanità – tutto ciò,

ancorché non di già a tutti palese, diverrà sempre più manifesto man

mano ch’essa, nel suo lottare per la rinascita spirituale dell’umanità, si

protenda verso novelle conquiste.

E invero come avrebbe potuto una tal Causa, per nulla sorretta dai

consigli e dalle risorse dei saggi, dei ricchi e degli intellettuali della ter-

ra ov’è sorta, non solo riuscire a infrangere quei ceppi che

l’attanagliavano al momento della sua nascita ma anche ad emergere

incolume dalle tempeste che s’agitavano minacciose sulla sua infanzia,

se il suo vivificante soffio non fosse stato animato da quello spirito di-

vino da cui in ultima analisi dipende ogni buona riuscita, ovunque e

comunque la si ottenga?

Non è necessario ch’io qui richiami, neppur per brevi linee generali,

i dolorosi dettagli di quella spaventosa tragedia che segno la sofferta

nascita della nostra amatissima Fede, avvenuta in una terra famigerata

per il suo sfrenato fanatismo, la grossolana ignoranza, l’illimitata cru-

deltà; come non ho d’altra parte bisogno di diffondermi sul valore e

sulla sublime fortezza che sfidarono i biechi torturatori di quella razza,

o di sottolineare il numero, o di mettere l’accento sulla purezza di vita

di coloro che di buon grado morirono perché la loro Causa potèsse vi-

vere e prosperare. Non è d’uopo soffermarsi sullo sdegno che tali atro-

cità suscitarono e sui sentimenti d’illimitata ammirazione che evocaro-

no nei cuori di innumerevoli uomini e donne in terre anche molto di-

stanti dalla scena ove quei crudeli e indescrivibili accadimenti ebbero

luogo. Basti dunque asserire come su quegli eroi della terra natia di Ba-

há’u’lláh si sia posato l’inestimabile privilegio di suggellare con il pro-

prio sangue i primi trionfi della loro amata Fede e di spianarle la via per

l’imminente vittoria: nel sangue di quegli innumerevoli martiri persiani

è racchiuso il seme dell’Amministrazione scaturita dal volere di Dio,

che, trapiantato dal suolo natio e ora, merce le vostre amorose cure, per

germogliare in un nuovo ordine destinato a ricoprir della sua ombra

l’intera umanità.
Il contributo dell’America alla Causa.

Per quanto eminenti le realizzazioni e inobliabili i servigi resi in Per-

sia dai pionieri dell’età eroica della Causa, non meno meritorio in que-

sto intenso periodo della sua storia è il contributo che i credenti ameri-

cani, loro discendenti spirituali e campioni dell’edificazione

dell’organica struttura della Causa, stanno offrendo per realizzare il

Piano che dovrà inaugurare l’età d’oro della Causa. Oso asserire che

pochi, e forse nessuno, di codesti privilegiati artefici e custodi della co-

stituzione della Fede di Bahá’u’lláh sono sia pur vagamente consapevo-

li del preponderante ruolo che il continente nord americano è destinato

ad avere nel futuro orientamento della loro Causa che abbraccia l’intero

mondo, né sembra che molti di loro siano ancora in grado di apprezzare

sufficientemente quale determinante influenza stiano di già esercitando

nella sua guida e nella sua amministrazione.

«Agli occhi dell’unico vero Dio», scrisse ‘Abdu’l-Bahá nel febbraio

del 19l7, «il Continente americano è la terra dove saranno rivelati gli

splendori della Sua luce e palesati i misteri della Sua Fede; dove i giu-

sti dimoreranno e i liberi si raduneranno».

Che i sostenitori della Causa di Bahá’u’lláh, negli Stati Uniti e nel

Canada, stiano vieppiù confermando la veridicità di tale solenne affer-

mazione risulta evidente anche a chi solo casualmente osservi la crona-

ca dei loro molteplici servigi scaturiti sia da qualità individuali sia da

sforzi collettivamente compiuti. Le manifestazioni di spontanea lealtà

che distinsero la loro risposta agli espressi desideri del defunto Mae-

stro; la generosità con cui, in più d’una occasione, hanno essi steso la

mano soccorrevole ai bisognosi e perseguitati tra i loro fratelli persiani;

il vigore con cui hanno affrontato gl’impudenti attacchi lanciati con ac-

cresciuta frequenza da implacabili nemici sia dall’interno che

dall’esterno; l’esempio offerto dalle loro istituzioni nazionali alle con-

sorelle Assemblee nel forgiare gli strumenti essenziali all’effettivo a-

dempimento delle loro mansioni collettive; il riuscito intervento in fa-

vore dei loro perseguitati collaboratori in Russia; il sostegno morale of-

ferto ai condiscepoli egiziani nel momento più cruciale della loro lotta

per l’emancipazione dalle pastoie dell’ortodossia islamica; gli storici

servigi resi da questi intrepidi pionieri che abbandonando, ligi

all’appello di ‘Abdu’l-Bahá, le loro case si recarono ad impiantare lo

stendardo della Sua Fede nei più remoti angoli del globo; e in ultimo,

ma non meno importante, lo splendore della loro abnegazione culmi-

nante nel completamento della sovrastruttura del Mashriqu’l-Adhkár:

ognuno di questi fatti è testimonianza eloquente dell’indomito ardore

della fede che Bahá'u'lláh ha acceso nei loro cuori.

Chi contemplando una sì splendida serie di servigi, può mettere in

dubbio che questi fedeli castaldi della grazia redentrice di Dio abbiano

preservato, intatto e indenne, l’inestimabile retaggio affidato alle loro

cure? Non si saranno essi forse accostati, è lecito pensare, in modi che

solo gli storici futuri saranno in grado di additare, a quegli elevati livelli

che avevano marcato le gesta di imperitura fama compiute da coloro

che li avevano preceduti?

Non è dalle risorse materiali che i membri di quest’infante comuni-

tà siano in grado di raccogliere né dalla forza numerica dei suoi attuali

sostenitori, né da alcun diretto e tangibile vantaggio che i suoi seguaci

possano attualmente offrire alle moltitudini dei bisognosi e desolati

fra i loro concittadini, non da ciò è possibile saggiare le sue potènzia-

lità o stabilirne i pregi. È solo nella purezza dei suoi precetti, nella su-

blimità dei suoi ideali, nell’integrità delle sue leggi, nell’intelligibilità

delle sue asserzioni, nella vasta estensione della sua sfera d’azione,

nell’universalità del suo programma, nella duttilità delle sue istituzio-

ni, nelle vite dei fondatori, nell’eroismo dei martiri e nel potère tra-

sformatore del suo influsso, che gli osservatori imparziali debbono

cercare di scoprire il vero criterio con cui indagare i suoi misteri e va-

lutarne le virtù.
Declino dei domini mortali.

È davvero ingiusto e assurdo azzardare un qualsivoglia confronto tra

il pur lento e graduale consolidarsi della Fede proclamata da Ba-

há’u’lláh e quei movimenti operati dall’uomo, cui è ineluttabilmente

destinato conoscere declino e totale rovina, legate come sono le loro o-

rigini a umane brame e concentrate le loro speranze sui domini mortali!

Scaturiti da menti limitate, generati da umane fantasticherie e frutto,

non di rado, di mal concepite trame, questi movimenti riescono, a ca-

gione della loro novità, coll’appellarsi ai più abietti istinti dell’uomo e

coll’affidarsi alle risorse di questo sordido mondo, ad abbacinare per un

po’ la vista umana, ma solo, alfine, per precipitare dalle cime della loro

meteorica ascesa a tenebre d’oblio, devastati da quelle medesime forze

che avevano contribuito a crearli.

Diversa la sorte della Rivelazione di Bahá’u’lláh! Nata in condizioni

ambientali di spaventoso abbrutimento, germinata in un suolo imbevuto

di secolare depravazione, di odi e pregiudizi, idonea ad inculcare prin-

cipi affatto inconciliabili con le norme del tempo a tutti accette e messa

a confronto, fin dall’inizio, con l’implacabile inimicizia del governo,

della chiesa e del popolo, la nascente Fede di Dio, in virtù del celestiale

potère di cui è stata dotata, è riuscita in meno di novant’anni ad affran-

carsi dai molesti ceppi del dominio islamico, a proclamare

l’indipendenza dei propri ideali e l’autonoma integrità delle sue leggi, a

issare i suoi vessilli in non meno di quaranta Paesi fra i più progrediti

del mondo, a estendere i suoi avamposti in terre disperse al di là dei più

remoti mari, a consacrare i propri templi nel cuore dei continenti asiati-

co e americano, a persuadere due dei più potènti governi occidentali a

ratificare gli strumenti essenziali alle sue attività amministrative, a ot-

tenere da teste coronate convenienti tributi all’eccellenza dei suoi inse-

gnamenti e a imporre, infine, le proprie lagnanze all’attenzione dei rap-

presentanti del massimo Tribunale del mondo civile, assicurandosi da

parte dei suoi membri dichiarazioni scritte equivalenti ad un tacito ri-

conoscimento del suo stato religioso, nonché ad un’esplicita ammissio-

ne della legittimità della sua causa.

Per delimitati che possano apparire i suoi potèri come forza sociale e

per quanto ovvia possa sembrare la presente inefficacia del suo program-

ma mondiale, non possiamo, noi che ci identifichiamo con il suo sacro

nome, che stupire per l’ampiezza dei risultati già conseguiti da questa

Causa, quando li si accosti ai modesti conseguimenti che segnarono la na-

scita delle Dispensazioni del passato. Dove può un’imparziale studioso di

religioni comparate menzionare esempi di titoli si stupefacenti come quelli

avanzati dall’Autore della nostra Fede, di nemici così implacabili come

quelli che Egli affrontò, di dedizione più sublime di quella da Lui accesa,

di un’esistenza tanto ricca di fascinosi eventi quale la Sua, se non nella Ri-

velazione di Bahá’u’lláh? Offersero mai la Cristianità o l’Islám, oppure al-

cuna altra Dispensazione precedente, modelli in cui talmente bene si fon-

dessero ardimento e senso della misura, magnanimità e possanza, ampiez-

za di vedute e lealtà, quali caratterizzarono la condotta degli eroi della Fe-

de di Bahá’u’lláh? Dove trovare testimonianze di una così rapida, comple-

ta e repentina trasformazione quale si effettuò nella vita degli apostoli del

Báb? Sono pochi invero gli esempi registrati negli annali autentici delle re-

ligioni del passato d’una abnegazione così perfetta, di una sì salda costan-

za, d’una tanto sublime grandezza d’animo, d’una lealtà altrettanto ignara

di verun compromesso, quali distinsero l’immortale schiera di coloro che

s’identificarono con questa Rivelazione Divina – quest’irresistibile e re-

centissima manifestazione dell’amore e dell’onnipotènza dell’Altissimo.

Contrasto con le religioni del passato.

Invano ci affanneremmo a cercare nella storia dei primordi delle re-

ligioni riconosciute del passato vicende ricche di così palpitanti episodi

e dalle conseguenze di sì vasta portata come quelli che illuminano le

pagine della storia di questa Fede. Le circostanze pressoché incredibili

legate al martirio di quel giovane Principe di Gloria, le forze di barbara

repressione che questa tragedia successivamente scatenò; il manifestar-

si d’una insorpassata capacità d’eroismo cui diedero origine le esorta-

zioni e gli ammonimenti che fluirono dalla penna del Divino Prigionie-

ro nelle Epistole ai potèntati ecclesiastici e ai monarchi e governanti del

mondo; l’indomita lealtà con cui nei Paesi musulmani i nostri fratelli

ancora lottano con le forze della ortodossia religiosa – ecco le principali

caratteristiche di quello che il mondo additerà, un giorno, come il più

memorabile dramma nella storia spirituale del mondo.

Non ho bisogno di rievocare, in questo contesto, gli infelici episodi

che hanno, com’è noto, alterato enormemente il primo sviluppo sia del

Giudaismo sia dell’Islám; e non occorre nemmeno sottolineare i danno-

si effetti che gli eccessi, le rivalità e le divisioni, gli scoppi di fanatismo

e le azioni d’ingratitudine ebbero sui primissimi sviluppi del popolo

d’Israele e sul combattivo affermarsi degli spietati pionieri della Fede

di Mu?ammad.

Basterà, al mio scopo, richiamare l’attenzione sul gran numero di

coloro che, nei primi due secoli dell’era cristiana, «si procacciarono

una vita disonorevole consegnando le Sacre Scritture nelle mani

degl’infedeli», sulla scandalosa condotta di quei vescovi che furono

perciò bollati come traditori, sulla discordia nata nel seno della Chiesa

Africana, sulla graduale infiltrazione nella dottrina cristiana dei principi

del culto mitraico e della scuola di pensiero alessandrina, nonché dei

precetti delle filosofie zoroastriana e greca, e sull’adozione da parte

delle Chiese di Grecia e d’Asia dell’istituzione di sinodi provinciali da

esse mutuata dalle assemblee rappresentative delle rispettive regioni.

Con quale grande ostinazione i Giudei convertiti nei primi tempi del

Cristianesimo si mantenevano fedeli alle cerimonie dei loro antenati e

come era fervente il loro zelo di volerli imporre ai Gentili! Non è forse

vero che i primi quindici vescovi di Gerusalemme furono tutti Giudei

circoncisi e la congregazione cui erano preposti mescolò le leggi di

Mosè con la dottrina di Cristo? Non è un fatto che, prima della conver-

sione di Costantino non più della ventesima parte dei sudditi

dell’impero romano si erano arruolati sotto le insegne della Fede di Cri-

sto? Non fu la distruzione del Tempio di Gerusalemme e della religione

pubblica degli Ebrei un duro colpo per i cosiddetti Nazareni che per più

di un secolo rimasero fedeli alle pratiche della Legge Mosaica?

Stridente è dunque il contrasto quando alla luce dei fatti or ora men-

zionati, ricordiamo il numero di quei seguaci di Bahá’u’lláh che al

tempo della Sua Ascensione si erano arruolati sia in Persia sia nei Paesi

limitrofi, quali fedeli e convinti sostenitori della Sua Fede! Quanto co-

raggio infonde il contemplare la salda lealtà con cui i Suoi valorosi se-

guaci vegliano sulla purezza e integrità dei Suoi chiari ed espliciti inse-

gnamenti! Come è edificante lo spettacolo di quanti, per affrancarsi dai

ceppi di un credo ormai logorato, combattono contro le forze d’una or-

todossia saldamente trincerata, e come ispira la condotta di quei Mu-

sulmani divenuti seguaci di Bahá’u’lláh i quali guardano al meritato ca-

stigo inflitto dall’Onnipotènte alle due istituzioni del Sultanato e del

Califfato, strumenti di dispotismo e nemici giurati della Causa di Dio,

non con rimpianto o indifferenza ma anzi con sentimenti di manifesta

soddisfazione!
Il principio fondamentale della verità religiosa.

Ma non mi si fraintenda; la Rivelazione di cui Bahá’u’lláh è sorgen-

te e fulcro non abroga alcuna delle religioni che l’hanno preceduta, né

s’attenta d’alterarne, nemmeno nella più lieve misura, i tratti distintivi o

di disprezzarne il pregio. Tale Rivelazione rigetta ogni intenzione di

diminuire i Profeti del passato o di ridurre l’importanza dell’eterna ve-

rità dei loro insegnamenti; non può essa in alcun modo entrare in con-

flitto con lo spirito che anima le loro asserzioni, né cercar di scalzare le

basi della devozione dell’uomo alla loro causa; anzi, all’opposto, il suo

manifesto e primario scopo è quello di aiutare i credenti in queste Fedi

a conseguire una comprensione più completa della religione cui appar-

tengono e una più nitida idea dei suoi fini. Non è essa eclettica nella

presentazione delle sue verità, né arrogante nell’affermare i suoi diritti;

i suoi insegnamenti ruotano attorno al fondamentale principio che la re-

altà religiosa non è assoluta, bensì relativa, che la Rivelazione Divina è

progressiva non definitiva. Proclama senza equivoci, o la pur minima

riserva, che tutte le religioni hanno origini divine, conseguono le mede-

sime finalità, hanno funzioni complementari, ininterrotto è il loro fine e

indispensabile il loro pregio per l’umanità.

«Tutti i Profeti di Dio», asserisce Bahá’u’lláh nel Kitáb-i-Íqán, «di-

morano nel medesimo tabernacolo, Si librano nello stesso cielo, sono

seduti sullo stesso trono, proferiscono la stessa parola e proclamano la

medesima Fede». Dall’«inizio che non ha inizio» questi Esponenti

dell’unità di Dio e Canali dei Suoi incessanti detti hanno diffuso la luce

della loro invisibile Beltà sull’umanità e continueranno, sino «alla fine

che non ha fine» a prodigare nuove rivelazioni della Sua possanza e ul-

teriori prove della Sua inimmaginabile gloria. Sostenere che una parti-

colare religione è in sé certezza conclusiva, che «tutta la Rivelazione è

terminata, che chiusi sono i portali della Divina Misericordia, che nes-

sun sole sorgerà mai più dagli orienti dell’eterna santità, che l’oceano

dell’imperitura munificenza si è esaurito e che i Messaggeri di Dio

hanno cessato di manifestarSi dal Tabernacolo dell’antica gloria» altro

non è che pura blasfemia.

«Essi differiscono», spiega Bahá’u’lláh nella medesima epistola,

«soltanto nell’intensità della loro rivelazione e nella relativa potènza

della loro luce», e ciò non a motivo di intrinseche incapacità da parte di

alcuno di essi a dispiegare in più completa misura la gloria del Messag-

gio a Lui affidato, ma piuttosto a cagione dell’immaturità e

dell’impreparazione della gente della Sua età d’apprendere e assorbire

totalmente le potenzialità latenti nella Sua Fede.

«Sappi con certezza», spiega Bahá’u’lláh, «che in ogni Dispensazione

la Luce della Rivelazione Divina è stata concessa agli uomini in propor-

zione diretta della loro capacità spirituale. Considera il sole; come sono

deboli i suoi raggi al momento del suo apparire all’orizzonte, e come

aumenta gradatamente il suo calore e la sua potènza a mano a mano che

si avvicina allo zenit, dando nel frattempo la possibilità a tutte le cose

create di adattarsi all’aumentata intensità della sua luce. Così pure de-

clina gradatamente sino a raggiungere il punto in cui tramonta. Se im-

provvisamente manifestasse le sue energie latenti, porterebbe, senza

dubbio, danno a tutte le cose create... In egual modo se il Sole della Ve-

rità rivelasse improvvisamente, nei primi stadi della sua manifestazione,

la pienezza delle forze donategli dalla provvidenza dell’Onnipotènte, la

terra della comprensione umana si sgretolerebbe e si annienterebbe per-

ché i cuori degli uomini non sosterrebbero l’intensità della sua rivela-

zione né potrebbero rispecchiare la radiosità della sua luce. Angosciati e

sopraffatti cesserebbero di esistere».

È soltanto per questa ragione che coloro che hanno riconosciuto la

Luce di Dio per quest’èra, non pretendono che la Rivelazione con cui si

identificano sia l’ultima e conclusiva, né attribuiscono alla Fede da loro

abbracciata potèri ed attribuiti intrinsecamente superiori o differenti

nella loro essenza da quelli che hanno qualificato i sistemi religiosi che

l’hanno preceduta.

Non è Bahá’u’lláh Stesso a far riferimento alla progressività della

Rivelazione Divina e alle limitazioni che un’inscrutabile Saggezza ha

voluto imporre a Lui medesimo? Cos’altro suggerisce questo passo del-

le Parole Celate se non che il Suo Rivelatore nega carattere conclusivo

alla Rivelazione che l’Onnipotènte Gli ha affidato? «O Figlio della

Giustizia! Nottetempo la Bellezza dell’Essere Immortale si è rifugiata

dalle alture smeraldine della fedeltà sotto il Sadratu’l-Muntahá, e ha

pianto un pianto tale che le moltitudini dei cieli e gli abitatori dei regni

superni gemettero ai Suoi lamenti. E allora fu chiesto: Perché questi

gemiti e questi pianti? Egli rispose: Come era stato richiesto, Io Mi

soffermai in attesa sul colle della fede, ma non Mi giunse la fragranza

della fedeltà da coloro che dimorano in terra. Allora, richiamato indie-

tro, Io vidi, ohimè, talune colombe di santità crudelmente tormentate

fra le unghie dei cani della terra. E allora la Fanciulla del cielo

s’affrettò ad uscire, splendida e senza veli, dalla sua mistica magione e

chiese ad essi il loro nome e tutti le furono detti tranne uno. Alla sua

insistenza, la prima lettera le fu profferita, al che gli abitatori delle

camere celesti irruppero dalle loro abitazioni di gloria. E mentre la se-

conda lettera era pronunziata, essi caddero giù dal primo all’ultimo

nella polvere. In quell’istante si udì una voce dal più recondito santua-

rio: “Fin qui e non oltre”. In verità Noi diamo testimonianza di quel

che essi hanno compiuto e stanno ora compiendo».

Bahá’u’lláh ha esplicitamente dichiarato: «La Rivelazione di cui so-

no il portatore è adatta alla recettività e capacita spirituali

dell’umanità; per il resto, la Luce che brilla in me non può né aumen-

tare né diminuire. Ciò che io manifesto è né più né meno la misura di

quella Gloria Divina che Dio mi ha ordinato di rivelare».

Se il fulgore della Luce che si sta diffondendo su codesta umanità

sempre più ricettiva promette di offuscare gli splendori dei trionfi con-

seguiti dalle forze religiose del passato; se i segni e gli indizi che hanno

proclamato il suo avvento non hanno avuto, per molti aspetti, alcun

precedente negli annali delle altre Rivelazioni; se i suoi fedeli hanno

mostrato tratti e qualità finora sconosciuti nella storia spirituale

dell’umanità – tutto ciò non è da attribuirsi a meriti superiori di cui la

Fede di Bahá’u’lláh sarebbe dotata, quasi Rivelazione isolata ed estra-

nea ad ogni precedente Dispensazione, ma deve piuttosto essere consi-

derato e spiegato come l’inevitabile risultato delle forze che hanno fatto

di questa nostra età un’epoca infinitamente più avanzata, ricettiva e

maggiormente bramosa di ricevere più ampia misura di Gloria Divina

di quanta non fosse stata concessa finora all’umanità.

Necessita di una nuova rivelazione.

Amatissimi amici! Quando si mediti sull’inconsolabile sconforto, sui

timori e le miserie in cui versa oggi l’umanità, com’è possibile mettere

ancora in dubbio la necessità che Dio nuovamente riveli il potère vivi-

ficante del Suo amore e della Sua guida? Chi, attonito per un lato di

fronte al sorprendente progresso raggiunto nel campo delle cognizioni

dell’uomo, delle sue capacità, della sua perizia ed inventività e testimo-

ne d’altro lato delle inaudite sofferenze e dei pericoli che tormentano la

presente società, può essere così cieco da nutrire dubbi che l’ora sia al-

fine scoccata dell’avvento di una nuova Rivelazione, di un rinnovato

manifestarsi dei Fini Divini e di un conseguente risveglio di quelle e-

nergie spirituali che, ad intervalli stabiliti, hanno restaurato le buone

sorti dell’umana società? Lo stesso operare delle forze unificatrici in at-

to in questa èra non richiede forse che Colui Che è l’Elargitore del

Messaggio Divino per la nostra età non Si limiti a riaffermare i mede-

simi elevati modelli di condotta individuale predicati dai Profeti prima

di Lui, ma, nel Suo appello a tutti i governi e popoli del mondo, espri-

ma altresì i tratti fondamentali di quel codice sociale e di quella divina

Economia che presiederanno agli sforzi concordati del genere umano

onde instaurare quell’universale federazione che segnerà l’avvento del

Regno di Dio sulla terra?

Non pare dunque opportuno, a noi che riconosciamo la necessità che

nuovamente si riveli il potère redentore di Dio, meditare sulla somma

maestà del Sistema dischiuso in quest’era dalla mano di Bahá’u’lláh? E

ancorché pressati dalle quotidiane cure che il sempre più diffuso esten-

dersi delle attività amministrative della Fede implica, non vogliamo so-

stare e volgere la mente a quanto siano sacre le responsabilità che e no-

stro privilegio sostenere?
Il rango del Báb.

Ma, per quanto mirabili siano i Suoi titoli, non soltanto nella pecu-

liarità della rivelazione di Bahá’u’lláh risiede la grandezza di questa

Dispensazione; che tra gli eminenti tratti della Sua Fede torreggia, qua-

le ulteriore pegno della sua straordinaria singolarità, la basilare verità

che nella persona del Báb, Suo Antesignano, ogni seguace di Ba-

há’u’lláh riconosce non meramente un ispirato annunciatore bensì una

diretta Manifestazione di Dio. È saldo convincimento di tutti i bahá’í

che, ancorché di breve durata fosse la Sua Dispensazione e limitato nel

tempo l’operare delle Sue leggi, tal potènza sia stata elargita al Báb

quale mai ad alcuno dei fondatori di passate religioni era stato concesso

possedere secondo i disegni dell’Onnipotènte. Che non Si limitasse ad

essere il precursore della Rivelazione di Bahá’u’lláh, che fosse più di

un personaggio pur divinamente ispirato, che fruisse del supremo rango

di una Manifestazione Divina autonoma e indipendente, Egli Stesso

pienamente lo dimostrò, in termini inequivocabili, l’asserì Bahá’u’lláh

e venne finalmente attestato nelle Ultime Volontà e Testamento da

‘Abdu’l-Bahá.

Nessun altro libro se non il Kitáb-i-Íqán, il gioiello in cui Ba-

há’u’lláh magistralmente enunciò la sola verità unificatrice di tutte le

Rivelazioni del passato, offre una più nitida concezione della potènza

delle energie insite in quella Manifestazione preliminare sì inscindibil-

mente legata alla Sua propria fede. Dissertando sull’insondato pregio

dei segni e delle prove che si sono accompagnati alla Rivelazione pro-

clamata dal Báb, il promesso Qá’im, Bahá’u’lláh ricorda queste profe-

tiche parole: «La sapienza è composta di ventisette lettere. Tutte quelle

che hanno rivelato i Profeti sono soltanto due. Nessuno, finora, ha co-

nosciuto più di queste due lettere. Ma quando il Qá’im Si leverà, farà si

che le rimanenti venticinque lettere siano rivelate. E aggiunge: «Vedi

quanto grande e sublime sia il Suo rango!». E ancora: «Una Rivelazio-

ne che dai Profeti di Dio, dai Suoi santi e dai Suoi eletti non fu neppur

conosciuta, o, comunque, in osservanza alle imperscrutabili leggi di

Dio, non fu da loro palesata».

E tuttavia, per quanto incommensurabilmente eccelso sia il rango del

Báb e straordinari gli eventi che distinsero l’avvento della Sua Causa,

non può una tal mirabile Rivelazione che impallidire dinanzi al brillare

di quell’Orbe d’insorpassato fulgore il Cui sorgere Egli profetizzò e

della Cui superiorità prontamente recò testimonianza. Per valutare il

pregio di quella Quintessenza di Luce della quale Egli, con tutta la ma-

està della Sua possanza, non fu che l’umile ed eletto Precursore, non

abbiamo che da volgerci agli scritti del Báb Stesso.

Ripetutamente riconosce Egli, usando un idioma ad un tempo arden-

te ed esplicito, il carattere preminente della Fede destinata a manifestar-

si dopo di Lui e a prendere il posto della Sua Causa. «Il germe», asseri-

sce nel Bayán persiano – il principale e meglio conservato depositario

delle Sue Leggi – «che contiene in sé le potènzialità della Rivelazione

che sta per venire è dotato di una potènza superiore alle forze combi-

nate di tutti coloro che Mi seguono». «Di tutti i tributi», ripetutamente

proclama il Báb nei Suoi scritti, «che Io ho reso a Colui che verrà dopo

di Me, il più grande è questo, la Mia confessione scritta che nessuna

delle Mie parole può adeguatamente descriverLo, né qualsivoglia rife-

rimento a Lui che si trovi nel Mio Libro, il Bayán, può render giustizia

alla Sua Causa». E queste parole Egli rivolse a Siyyid Ya?yáy-i-

Dárábí, soprannominato Va?íd, il più dotto ed autorevole dei Suoi se-

guaci: «Per la giustizia di Colui il Cui potère fa germogliare il seme e

alita lo spirito di vita in tutte le cose, s’Io avessi la certezza che nel

giorno della Sua manifestazione tu Lo rinnegassi, non esiterei a scon-

fessarti e a ripudiare la tua fede... Ma se, d’altra parte, Mi si dicesse

che un cristiano, il quale non rende omaggio alla Mia Fede, crederà in

Lui, questi lo considererei la pupilla dei Miei occhi».

L’effondersi della Grazia Divina.

«Se tutte le genti del mondo», dichiara Bahá'u'lláh in persona, «fos-

sero investite dei potèri e delle qualità destinate alle Lettere del Viven-

te, quegli eletti discepoli del Báb il cui rango è diecimila volte più glo-

rioso di qualunque altro degli apostoli del passato e se esse, sia pur

per un attimo più fugace di un batter d’occhio, esitassero a riconoscere

la Luce della Mia Rivelazione, a nulla servirebbe la loro fede e sareb-

bero stimate nel numero degli infedeli». E scrive ancora: «Così straor-

dinario è l’effondersi della grazia divina in questa Dispensazione che

se mani mortali potèssero esser tanto veloci da registrarla, nel sol spa-

zio di un giorno e di una notte fluirebbero versetti talmente copiosi da

eguagliare quelli dell’intero Bayán Persiano».

Tale, amatissimi amici, è l’effusione della celestiale grazia elargita

dall’Onnipotènte in quest’età, in questo luminosissimo secolo! E noi

siamo ancora troppo vicini a una Rivelazione così grandiosa per pensa-

re di potèr giungere, in questo primo secolo della sua èra, a stimarne la

torreggiante grandezza, le infinite possibilità, la trascendente beltà. Per

quanto oggi limitato il nostro numero, ristrette le capacita, circoscritta

l’influenza, dobbiamo di continuo e con instancabile vigilanza sforzar-

ci, noi nelle cui mani è stato consegnato un retaggio così puro, tenero e

prezioso, d’evitare ogni pensiero, parola o azione che possano tendere

ad affiocarne lo splendore o pregiudicarne la crescita. Quale tremenda

responsabilità e che delicato e laborioso compito!

Cari amici, chiare e ben definite quali sono le istruzioni che il no-

stro defunto Maestro ha ripetuto nelle innumerevoli Tavole da Lui la-

sciate in eredità ai Suoi seguaci in tutto il mondo, in considerazione

della limitata influenza della Causa in Occidente qualcuna di esse è

stata deliberatamente taciuta all’accolta dei Suoi discepoli occidentali

di questa zona del mondo, discepoli i quali, a dispetto della loro infe-

riorità di numero, stanno ora esercitando una si vasta influenza nella

guida e nell’amministrazione dei suoi affari. Avverto quindi mio in-

combente dovere, ora che il tempo s’è maturato, sottolineare

l’importanza di una di queste istruzioni cui è necessario dare, a questo

stadio dell’evoluzione della nostra Fede, una sempre maggior rilevan-

za, indipendentemente dal fatto che venga applicata in Oriente o in

Occidente: si tratta del principio che afferma che agli aderenti alla Fe-

de di Bahá’u’lláh non è permesso partecipare, sia individualmente sia

collettivamente, in Assemblee nazionali o locali, ad alcuna forma di

attività che possa essere interpretata, e direttamente e indirettamente,

come volontà di interferire negli affari politici di qualsivoglia gover-

no. Sono fermamente convinto che per quanto riguarda le pubblica-

zioni da essi promosse o dirette, come pure nelle loro deliberazioni uf-

ficiali e pubbliche, o nei posti che occupano e nei servigi che rendono,

o ancora nelle comunicazioni che inviano ai propri confratelli, o nei

rapporti con personalità di rango e con le autorità, o infine nella loro

partecipazione a società e organizzazioni affini, sia loro primo e sacro

obbligo astenersi da ogni parola o atto che possano essere reputati una

violazione di quel vitale principio. Ed è loro dovere dimostrare,

d’altra parte, un’assoluta lealtà e obbedienza a qualunque decisione

dei rispettivi governi.
La politica divina.

S’astengano dall’associarsi, nelle parole e nei fatti, alle mire politi-

che delle loro rispettive nazioni, alle politiche dei loro governi e ai pro-

getti e programmi dei partiti e delle fazioni: in simili controversie non

debbono distribuire biasimi o prendere partito, o assecondare piani, o

identificarsi con alcun sistema che pregiudichi i più alti interessi di

quell’universale Fratellanza ch’essi mirano a custodire e favorire.

Stiano bene in guardia a non diventare strumenti di politici senza

scrupoli e a non esser irretiti negli infidi espedienti degli intriganti e dei

malvagi fra i loro concittadini; modellino, piuttosto, le loro esistenze e

regolino la loro condotta in tal guisa che non si possa accusarli, sia pure

a torto, di colpe quale eccessiva segretezza, impostura, corruzione o in-

timidazione; si elevino al di sopra d’ogni particolarismo e partigianeria,

dei vani alterchi, dei calcoli meschini, delle transeunti passioni che tur-

bano l’aspetto di questo mutevole mondo e ne assorbono la sollecitudi-

ne. È doveroso che essi s’ingegnino a distinguere più chiaramente pos-

sibile, e se necessario con l’aiuto dei loro rappresentanti eletti, cariche e

mansioni diplomatiche e politiche da quelle puramente amministrative

e quindi in nessun caso soggette ai cambiamenti e ai casi di necessità

legati alle attività politiche e ai governi partitici delle varie nazioni; e

dichiarino la loro inflessibile risolutezza di voler essere fautori fermi ed

incrollabili della direzione indicata da Bahá’u’lláh, fuggendo insidie e

litigi inseparabili dall’agone politico ed elevandosi a degni strumenti di

quella politica divina in cui s’incarna l’immutabile Finalità di Dio per

tutti gli uomini.

Ma sia nel contempo inequivocabilmente chiaro che un tale conte-

gno non significa affatto indifferenza alla causa e agli interessi delle ri-

spettive nazioni, né presuppone uno spirito d’insubordinazione da parte

dei credenti verso le autorità di governi riconosciuti ed ufficiali; come

pure non indica il ripudio dell’obbligo sacro che essi hanno di promuo-

vere, nei modi più efficaci, i migliori interessi dei loro governi e dei lo-

ro popoli; esprime anzi il desiderio vagheggiato da ogni vero e leale se-

guace di Bahá’u’lláh di seguire in foggie altruistiche, patriottiche e pri-

ve di ostentazioni, i supremi interessi del Paese cui appartiene e in tal

guisa da non scostarsi da quei nobili modelli d’integrità e veracità che

scaturiscono dagli insegnamenti della sua Fede.

Quando s’incrementerà il numero delle comunità bahá’í nelle varie

parti del mondo e il loro potère, come forza sociale, diverrà sempre più

evidente, tali comunità si troveranno senza alcun dubbio oggetto cre-

scente delle pressioni che autorevoli ed influenti politici eserciteranno

nella speranza di assicurarsene aiuto e sostegno per la realizzazione dei

propri progetti; d’altra parte avvertiranno esse un crescente bisogno

della benevolenza e dell’assistenza dei rispettivi governi nei loro sforzi

per ampliare l’ambito d’azione e consolidare le basi delle istituzioni

demandate alle loro cure. Ebbene, stiano attente a non lasciarsi inavver-

titamente andare, nel loro impaziente ardore di promuovere la loro

amata Causa, a mercanteggiare con la loro Fede, ricorrendo a compro-

messi con i suoi principi essenziali, o sacrificando l’integrità dei propri

ideali spirituali in cambio di qualsivoglia vantaggio materiale a favore

delle loro istituzioni. Proclamino queste comunità che in qualunque na-

zione risiedano e per quanto progredite siano le loro istituzioni, o pro-

fondo il desiderio di applicare le leggi e mettere in atto i principi enun-

ciati da Bahá'u'lláh, subordineranno senza esitazione il funzionamento

di tali leggi e l’applicazione di quei principi alle esigenze e alle leggi

dei rispettivi governi. Non è affatto loro intento, nel prodigarsi per diri-

gere e perfezionare gli affari amministrativi della loro Fede, violare in

qualsivoglia circostanza i dettami della costituzione del loro Paese, e

ancor meno consentire al proprio apparato amministrativo di sostituirsi

al governo delle rispettive nazioni.

Deve essere anche tenuto ben presente il fatto che l’estensione delle

attività in cui siamo impegnati e la varietà delle comunità che operano

sotto forme di governo così sostanzialmente diverse fra loro per norme

politiche e metodi, esige da tutti i membri dichiarati di queste comunità

l’assoluta astensione da azioni che, eccitando sospetti o provocando

l’ostilità di un qualsivoglia governo, precipiti i loro confratelli in nuove

persecuzioni o aggravi la natura dei loro compiti. In quale altro modo

una Fede tanto largamente diffusa, una Fede che trascende confini poli-

tici e sociali, che comprende nei propri ranghi una sì ampia varietà di

razze e nazionalità, che dovrà sempre più fare affidamento, man mano

che avanza, sulla benevolenza e sull’appoggio dei variati e discordanti

governi della terra – in quale altro modo, mi chiedo, potrebbe riuscire

una siffatta Fede a preservare la propria unità, salvaguardare i propri in-

teressi e garantire il rapido e pacifico sviluppo delle proprie istituzioni?

Non è tuttavia suggerita, questa posizione, da egoistiche considerazioni

d’opportunismo bensì stimolata, prima e sopra tutto, dal principio gene-

rale secondo cui i seguaci di Bahá’u’lláh non si lasceranno mai, sia co-

me individui sia come istituzioni, coinvolgere in questioni tali da ri-

chiedere la minima deviazione dalle fondamentali verità e dagli ideali

della loro Fede.

Né le accuse dei disinformati e dei malintenzionati ne le blandizie e

promesse di onori e premi, li indurranno mai a rinunziare alle loro re-

sponsabilità o a mutare il loro cammino.

Che le parole proclamino, e attestino le azioni, che coloro che seguo-

no Bahá’u’lláh, in qualsivoglia Paese risiedano, nessuna egoistica ambi-

zione ne sete di potère divora, né turba pensiero di impopolarità, diffi-

denza o critica che la stretta adesione ai loro principi possa suscitare.

Arduo è delicato, quindi, il nostro compito: ma il corroborante potè-

re di Bahá’u’lláh e della Sua guida divina sicuramente ci sosterrà se se-

guiremo con risolutezza la Sua via e se procureremo di preservare

l’integrità delle Sue leggi; la luce della Sua Grazia Redentrice che nes-

sun potère terreno può oscurare, illuminerà il nostro cammino se perse-

vereremo, mentre percorriamo la nostra strada irta delle insidie e dei

tranelli di un’èra travagliata e ci abiliterà a compiere i nostri doveri di

guisa che ridondino a gloria e onore del Suo Nome benedetto.

Il nostro diletto Tempio.

E per terminare, permettetemi, amati fratelli, d’attirare ancora una

volta la vostra attenzione sulle urgenti richieste del Mashriqu’l-Adhkár,

il nostro diletto Tempio. Occorre ch’io vi ricordi l’impellente necessità

di portare felicemente a termine, finché v’è ancora tempo, la grande

impresa in cui, dinanzi agli occhi di un mondo che ci osserva, siamo

impegnati? O debbo sottolineare il grave danno che, anche in queste

critiche e imprevedibili circostanze, verrebbe inflitto al prestigio della

nostra amatissima Causa da nuove dilazioni nella prosecuzione di un

compito divinamente designato? Per quanto mi renda pienamente ben

conto, ve lo assicuro, delle ardue condizioni che dovete affrontare, delle

difficoltà in cui operate, delle cure che v’opprimono e della pressante

urgenza esercitata senza posa sulle vostre esaurite risorse, pur tuttavia

sono ancor più profondamente consapevole di quanto sia eccezionale

l’opportunità che ora vi è dato cogliere e utilizzare; come pure so quali

inestimabili benedizioni siano in serbo per quando verrà terminata que-

sta impresa collettiva che, per la vastità e la qualità dei sacrifici che ha

comportato, merita d’essere annoverata fra i più eminenti esempi di so-

lidarietà bahá’í dai tempi delle luminose gesta d’eroismo che resero

immortale la memoria dei campioni di Nayríz, Zanján e ?abarsí. Vi

chiedo quindi, amici e discepoli di Bahá’u’lláh, sacrifici ancor più co-

piosi, più alti livelli di sforzi comuni e un’ancor più avvincente testi-

monianza della realtà di quella fede che vi avvampa in cuore.

E nel formulare questa fervida richiesta, con la mia voce vibra, anco-

ra una volta, l’appassionata, e fors’ultima, supplica della più Grande

Foglia Santa, il cui spirito, ormai teso al limitare del Grande Al-di-là,

brama di potèr recare nel suo volo al Regno di Abhá, e alla presenza del

divino e onnipotènte Padre Suo, la certezza che s’è beatamente compiu-

ta un’impresa il cui progresso ha tanto ravvivato questi ultimi giorni

della sua vita terrena. E nessuno che conosca la vitalità della loro fede

può mettere in dubbio che i credenti d’America, impavidi pionieri della

Fede di Bahá’u’lláh risponderanno compatti con la medesima sponta-

nea generosità e ugual capacità di sacrificio come ebbero già a fare

quand’ella a loro s’appellò nei tempi passati.

Piaccia a Dio che quando alla fine della primavera del l933 moltitu-

dini provenienti dai più remoti angoli del mondo s’ammasseranno sul

suolo della grande Fiera allestita nei pressi di quel santo monumento,

abbiano esse il privilegio, frutto del vostro grande spirito di sacrificio,

di levare lo sguardo sull’abbagliante splendore della sua cupola la quale

s’ergerà come faro luminoso e simbolo di speranza nell’oscurità di un

mondo in preda alla disperazione.
Il vostro vero fratello,
SHOGHI
Haifa, Palestina
2l marzo l932
AI DILETTI DI DIO E ALLE ANCELLE
DEL MISERICORDIOSO IN TUTTO L’OCCIDENTE
Compagni di lavoro nella Vigna Divina!

Il 23 maggio di questo fausto anno il mondo bahá’í celebrerà il no-

vantesimo anniversario della nascita della Fede di Bahá’u’lláh. A noi

che a quest’ora ci troviamo alla soglia dell’ultimo decennio del primo

secolo dell’era bahá’í, è ben dato sostare e riflettere sulle misteriose di-

spensazioni d’una si augusta e importante Rivelazione. Com’è vasto ed

estasiante il panorama che il succedersi di nove decenni dispiega in-

nanzi ai nostri occhi! Quanto ci sopraffà la sua eccelsa maestà! Il solo

contemplare questo spettacolo unico, il raffigurare, per quanto vaga-

mente, le circostanze inerenti alla nascita e al grande sviluppo di questa

suprema Teofania, il solo richiamare alla mente anche nelle linee più

generali le dolorose lotte che ne proclamarono l’ascesa e ne acceleraro-

no la marcia, basterà a convincere ogni osservatore equanime di quelle

verità eterne da cui trasse vita e che debbono continuare a sospingerla

innanzi fino al compimento della sua predestinata ascesa.

Dominante tutta l’estensione di quest’affascinante scena, si staglia

sovrana la figura incomparabile di Bahá’u’lláh, eccelsa nella Sua mae-

stà, serena, ispirante timore e riverenza, ineguagliabile nella Sua gloria.

Collegato a Lui, sebbene subordinato in rango e investito dell’autorità

di presiedere con Lui ai destini di questa Dispensazione, risplende, in

questo quadro ideale, la giovane gloria del Báb, dall’infinita tenerezza,

irresistibile per fascino, insorpassato nel Suo eroismo, impareggiabile

per gli avvenimenti drammatici della Sua vita brevissima e pur sì ricca

d’eventi. E infine emerge, su un piano tutto Suo e in una categoria inte-

ramente separata da quella delle due Figure che Lo precedettero, la vi-

brante e magnetica personalità di ‘Abdu’l-Bahá, Che riverbera, in un

grado che nessun uomo, per quanto elevato di rango, può sperare

d’uguagliare, la gloria e il potere di cui s’ammantano solo Coloro Che

sono le Manifestazioni di Dio.

Con l’ascensione di ‘Abdu’l-Bahá, e in modo più particolare col tra-

passo dell’amatissima e illustre Sua sorella, la Foglia più Eccelsa –

l’ultima superstite di un’èra eroica e gloriosa – si conclude il primo e

più patetico capitolo della storia bahá’í, che segna la conclusione

dell’Età Primitiva e Apostolica della Fede di Bahá'u'lláh. Fu ‘Abdu’l-

Bahá Che, con la dispensazione del Suo poderoso Testamento, forgiò

l’anello vitale che deve unire per sempre l’età ora spirata con quella in

cui viviamo – il periodo Transitorio e Formativo della Fede – uno sta-

dio destinato nella pienezza dei tempi a fiorire e produrre i suoi frutti

nelle trionfali gesta che annunzieranno l’Età Aurea della Rivelazione di

Bahá’u’lláh.

Amici miei amatissimi! Le forze impetuose tanto miracolosamente

scaturite dall’azione di due indipendenti Manifestazioni rapidamente

succeduteSi, sono ora innanzi ai nostri occhi e, grazie alle premure dei

fiduciari prescelti di codesta Fede ampiamente diffusa, vengono rapi-

damente raccolte e disciplinate. Si vanno esse lentamente cristallizzan-

do in istituzioni che saranno considerate il marchio di purezza e la glo-

ria di un’èra che siamo chiamati a inaugurare e a immortalare con le

nostre azioni; infatti, dagli sforzi che noi oggi compiamo e, soprattutto,

dalla misura dei tentativi impiegati per rimodellare le nostre vite secon-

do il sublime esempio d’eroismo di coloro che ci hanno preceduto, di-

penderà l’efficacia degli strumenti che ora forgiamo: strumenti atti a

verificare la struttura di quella paradisiaca Confederazione che deve ca-

ratterizzare l’Età d’Oro della nostra Fede.

Non è mio proposito, mentre mi rivolgo a guardare questi anni colmi

di gesta eroiche, tentare una rassegna, sia pur breve, dei grandi eventi

che si sono susseguiti dal l844 ad oggi; né è mia intenzione intrapren-

dere un’analisi delle forze che li hanno precipitati, o valutare la loro in-

fluenza sui popoli e sulle istituzioni di quasi ogni continente del globo.

Le autentiche cronistorie delle vite dei primi credenti nel periodo ini-

ziale della nostra Fede, aggiunte alle assidue ricerche che nel futuro

competenti storici bahá’í intraprenderanno, tramanderanno alla posteri-

tà un’esposizione magistrale della storia di quell’età, quali i miei sforzi

non potranno mai sperare di compiere. Il mio scopo principale, in que-

sto stimolante periodo della storia bahá’í, è piuttosto quello di richia-

mare l’attenzione di coloro che sono destinati ad essere i maestri artefi-

ci dell’Ordine Amministrativo di Bahá’u’lláh su alcune fondamentali

verità la cui delucidazione immensamente li assisterà nell’efficace pro-

seguimento della loro possente impresa.

La posizione internazionale che la Religione di Dio ha finora rag-

giunto richiede inoltre imperativamente che i suoi principî basilari sia-

no ora definitivamente chiariti. L’impulso senza precedenti che le azio-

ni illustri dei credenti americani hanno dato alla marcia progressiva del-

la Fede; l’intenso interesse che il primo Mashriqu’l-Adhkár

dell’Occidente va rapidamente destando fra le varie razze e nazioni; il

sorgere e il continuo consolidarsi delle istituzioni bahá’í in non meno di

quaranta fra i Paesi più progrediti del mondo; la diffusione degli scritti

bahá’í in non meno di venticinque fra i più diffusi idiomi; il successo

che ha recentemente coronato gli sforzi dei credenti persiani di tutta la

nazione nell’intraprendere i passi preliminari per stabilire nei dintorni

della capitale della loro terra natia il terzo Mashriqu’l-Adhkár del mon-

do bahá’í; le misure adottate per l’immediata formazione della loro

prima Assemblea Spirituale Nazionale, rappresentante gli interessi del-

la soverchiante maggioranza degli aderenti bahá’í; la progettata erezio-

ne di un’altra colonna della Casa Universale di Giustizia, la prima del

suo genere, nell’emisfero meridionale; le attestazioni verbali e scritte

che codesta Fede contrastata ha ottenuto da sovrani, da istituzioni go-

vernative, da tribunali internazionali e da dignitari ecclesiastici; la pub-

blicità che ha ricevuto dalle accuse che nemici implacabili, nuovi e

vecchi, le hanno sferrato; la formale emancipazione di una parte dei

suoi seguaci dalle pastoie dell’ortodossia musulmana, in una nazione

che si può considerare il più illuminato fra i Paesi islamici: tutto ciò of-

fre ampia prova dell’impeto sempre crescente con cui l’invincibile co-

munità del più Grande Nome marcia verso la vittoria finale.

Amici amatissimi! In virtù degli obblighi e delle responsabilità che

nella mia veste di Custode della Fede di Bahá’u’lláh sono chiamato a

disimpegnare, sento il dovere di dare speciale risalto, ora che il faro

della pubblicità si punta sempre più su noi, ad alcune verità che sono

alla base della nostra Fede e la cui integrità è nostro dovere salvaguar-

dare. Coraggiosamente sostenute e propriamente assimilate, tali verità

rafforzeranno in modo potente, ne sono convinto, il vigore della nostra

vita spirituale e ci assisteranno immensamente a controbattere le mac-

chinazioni d’un vigile e implacabile nemico.

È mia immutabile convinzione che tentare di ottenere una compren-

sione più adeguata del significato della mirabile Rivelazione di Bahá-

'u'lláh deve rimanere il primo obbligo e l’obiettivo degli sforzi costanti

d’ogni suo leale aderente. L’esatta e completa comprensione di un sì

vasto sistema, di una così sublime rivelazione e di un pegno tanto sacro

è, per ovvie ragioni, al di la della portata e della concezione delle nostre

limitate menti: possiamo però, anzi è nostro vincolante dovere farlo,

cercare di trarre nuova ispirazione e migliore sostentamento nel lavoro

per la diffusione della Sua Fede, da una comprensione più chiara delle

verità che essa racchiude e dei principî sui quali si fonda.

In una comunicazione inviata ai credenti d’America, spiegando il

rango del Báb feci un rapido riferimento all’incomparabile grandezza

della Rivelazione della quale Egli Stesso Si considerava l’umile Precur-

sore. Colui Che Bahá’u’lláh ha celebrato nel Kitáb-i-Íqán quale il pro-

messo Qá’im Che ha manifestato non meno di venticinque delle venti-

sette lettere che tutti i Profeti erano destinati a rivelare, un sì grande Ri-

velatore ha Egli Stesso attestato la preminenza di quella sovrana Rive-

lazione che doveva ben presto succedere alla Sua. «Il germe» – asseri-

sce il Báb nel Bayán Persiano – «che contiene in sé le potenzialità della

Rivelazione che sta per venire, è dotato di una potenza superiore alle

forze combinate di tutti coloro che mi seguono». «Di tutti i tributi» –

Egli nuovamente afferma – «che Io ho reso a Colui Che dovrà venire

dopo di Me, ecco il più grande, la Mia confessione scritta: che nessuna

delle Mie parole può adeguatamente descriverLo, né qualsiasi riferi-

mento a Lui contenuto nel Mio Libro, il Bayán, può rendere giustizia

alla Sua Causa». «Il Bayán» – dichiara Egli categoricamente nello

stesso Libro – «e chiunque è in esso gravitano intorno alle parole di

“Colui Che Dio manifesterà” così come l’Alif (il Vangelo) e chiunque

era in esso gravitarono intorno alla parola di Muhammad, l’Apostolo

di Dio». «Leggere mille volte il Bayán» – osserva ancora Egli – «non

può uguagliare la lettura di un singolo versetto che sarà rivelato da

“Colui Che Dio manifesterà”... Oggi il Bayán è nello stadio del seme;

al principio della Manifestazione di “Colui Che Dio manifesterà” se ne

vedrà la perfezione finale... Il Bayán e coloro che in esso credono ane-

lano ardentemente a Lui più di quanto un amante possa anelare

all’amata... Il Bayán attinge tutta la sua gloria da “Colui Che Dio ma-

nifesterà”. Tutte le benedizioni scendano su chi crede in Lui, male in-

colga a chi respinge la Sua verità».

RivolgendoSi a Siyyid Ya?yáy-i-Dárábí, soprannominato Va?íd, il

più dotto, il più eloquente e influente tra i Suoi seguaci, il Báb pronun-

ciò questo ammonimento: «Per la giustizia di Colui il Cui potere fa

germogliare il seme e alita lo spirito di vita in tutte le cose, se avessi la

certezza che nel giorno della Sua manifestazione tu Lo rinnegassi, non

esiterei a sconfessarti e a ripudiare la tua fede... Se, d’altra parte, Mi si

dicesse che un Cristiano, che non sia devoto alla Mia fede, crede in

Lui, lo considererei la pupilla dei Miei Occhi».

In una delle Sue preghiere, Egli così conversa con Bahá’u’lláh: «E-

saltato sii Tu, o Mio Signore l’Onnipotente! Come appaiono insignifi-

canti e sprezzabili la mia parola e tutto ciò che si riferisce a me salvo

che non abbiano relazione con la Tua grande gloria. Concedi che, con

l’aiuto della Tua grazia, tutto ciò che mi appartiene Ti sia accetto».

Nel Qayyúmu’l-Asmá – il commentario del Báb alla Sura di Giuseppe

– definito dall’Autore dell’Íqán come «il primo, il più grande e il più

possente» dei libri rivelati dal Báb, si leggono queste parole che si riferi-

scono a Bahá’u’lláh: «Dall’assoluto nulla, o Tu, grande e onnipotente

Maestro, mi traesti con la celestiale potenza della Tua possanza, e

m’innalzasti a proclamare questa Rivelazione. Nessun altro tranne che

Te ho fatto mio fiduciario; a nessun’altra volontà mi sono avvinghiato

tranne che alla Tua volontà... 0 Tu, Vestigio di Dio! Mi sono completa-

mente sacrificato per Te; ho accettato le maledizioni per amor Tuo, altro

non ho anelato se non il martirio sul sentiero del Tuo amore. Bastevole

testimonianza per me è Dio l’Eccelso, il Protettore, l’Antico dei Giorni».

«E, quando l’ora fissata sarà quindi suonata» – Egli dice, rivolgendoSi a

Bahá’u’lláh nello stesso commentario – «rivela, col consenso di Dio, il

Sapientissimo, dalle vette del più eccelso e mistico Monte, un debole, in-

finitesimale bagliore del Tuo impenetrabile Mistero, sì che coloro i quali

hanno riconosciuto la radiosità dello Splendore del Sinai possano venir

meno e morire mentre carpiscono un fugace baleno dell’abbagliante Lu-

ce cremisi che avviluppa la Tua Rivelazione».

A ulteriore testimonianza della grandezza della Rivelazione che

s’identifica con Bahá’u’lláh, ecco alcuni brani di una Tavola che ‘Ab-

du’l-Bahá indirizzo a un eminente Zoroastriano seguace della Fede:

«Tu hai scritto che nei libri sacri dei seguaci di Zoroastro si afferma

che in tempi da venire, durante tre separate Dispensazioni, il sole do-

vrà necessariamente sostare. Nella prima Dispensazione è predetto che

il sole rimarrà immobile per dieci giorni; nella seconda per un tempo

doppio; nella terza per non meno di un mese intero. L’interpretazione

di questa profezia è la seguente: la prima Dispensazione cui essa si ri-

ferisce è la Dispensazione di Mu?ammad durante la quale il Sole della

Verità restò immobile per dieci giorni. Ogni giorno qui equivale a un

secolo. La Dispensazione di Mu?ammad doveva quindi durare non me-

no di mille anni che è precisamente il periodo che intercorre fra il tra-

monto della Stella dell’Imamato e l’avvento della Dispensazione pro-

clamata dal Báb. La seconda Dispensazione cui allude la profezia è

quella inaugurata dallo stesso Báb, che, cominciata nell’anno l260

dell’Egira, venne portata a compimento nell’anno l280. Per quanto ri-

guarda la terza Dispensazione – la Rivelazione proclamata da Bahá-

'u'lláh – dacché il Sole della Verità, quando raggiunge quella posizio-

ne, risplende nella pienezza del suo splendore meridiano, la sua durata

è stata fissata in un mese intero, che è il tempo massimo di cui abbiso-

gna il sole per passare attraverso un segno dello Zodiaco. Da ciò puoi

immaginare la grandiosità del ciclo bahá’í, un ciclo che deve durare

per un periodo di almeno cinquecentomila anni».

Dal testo di questa esplicita ed autorevole interpretazione di una pro-

fezia tanto antica, appare evidente come sia necessario a ogni devoto

seguace della Fede d’accettare l’origine divina e sostenere lo stato indi-

pendente della Dispensazione di Mu?ammad. È per di più implicita-

mente riconosciuta, in questi stessi passi, la validità dell’Imamato –

quella istituzione divinamente creata dal cui più eminente membro il

Báb Stesso discendeva e che per non meno di duecentosessant’anni fu

il prescelto beneficiario della guida dell’Onnipotente e il depositario di

uno dei più preziosi legati dell’Islám.

Dobbiamo inoltre riconoscere che quella medesima profezia afferma

altresì il carattere d’indipen-denza della Dispensazione Bábí e indiret-

tamente convalida la verità che, secondo il principio della rivelazione

progressiva, ogni Manifestazione di Dio deve concedere alla gente del

Suo giorno una quantità più ampia della guida divina di quanto le età

precedenti, meno ricettive, avrebbero potuto ricevere o apprezzare. Per

questa ragione, e non per un merito superiore connaturato alla Fede

Bahá’í, simile profezia attesta l’impareggiabile potere e la gloria di cui

la Dispensazione di Bahá’u’lláh è stata dotata – una Dispensazione del-

la quale cominciamo appena a discernere le potenzialità e la cui piena

portata non potremo mai determinare.

La Fede di Bahá’u’lláh deve invero essere considerata, se vogliamo

essere ligi alle formidabili implicazioni del suo messaggio, il punto

culminante di un ciclo, la fase finale di una serie di stadi successivi, di

preliminari e progressive rivelazioni, che, cominciando con Adamo e

terminando col Báb, hanno preparato la via, anticipando con enfasi

sempre crescente, l’avvento del Giorno dei Giorni nel quale Egli, il

Promesso di tutte le Età, Si sarebbe manifestato.

Di questa verità fanno abbondantemente fede i detti di Bahá'u'lláh.

Un semplice riferimento ai diritti che, con linguaggio veemente e av-

vincente potere, Egli Stesso ha ripetutamente avanzati, non può che

pienamente manifestare il carattere della Rivelazione di cui Egli fu

l’eletto Latore. Alle parole fluite in abbondanza dalla Sua penna – fonte

di una tal travolgente Rivelazione – ha da rivolgersi quindi la nostra at-

tenzione se vogliamo ottenere una più chiara comprensione della sua

importanza e del suo significato. Tanto nell’asserzione di aver rivendi-

cato titoli mai prima avanzati da alcuno, quanto nelle allusioni alle mi-

steriose forze da Lui sprigionate, sia in quei passi in cui esalta la gloria

del Suo Giorno lungamente atteso, sia dove magnifica gli stadi cui

giungeranno coloro che ne hanno riconosciuto le virtù nascoste, Ba-

há’u’lláh e, pressoché nella stessa misura, il Báb e ‘Abdu’l-Bahá hanno

legato alla posterità miniere di tale inestimabile ricchezza, quale nessu-

no della presente generazione può adeguatamente valutare. Di tale po-

tenza sono permeate le testimonianze che si riferiscono a questo tema e

rivelano una così grande bellezza che solo chi ben conosca gli idiomi

nei quali furono originariamente rivelate può vantarsi di averle suffi-

cientemente apprezzate. Così numerose sono queste testimonianze che

occorrerebbe scrivere un intero volume per riportarne le più illustri.

Tutto quello ch’io posso tentare di fare è di citarvi alcuni dei passi più

significativi spigolati dai voluminosi Suoi scritti.

«Faccio testimonianza innanzi a Dio» – proclama Bahá’u’lláh –

«della grandezza, dell’inconcepibile grandezza di questa Rivelazione.

Ripetutamente, nella maggior parte delle Nostre Tavole, abbiamo reso

testimonianza a questa verità, sì che il genere umano possa essere de-

stato dalla sua incuria». «In questa potentissima Rivelazione» – an-

nuncia Egli in modo inequivocabile – «tutte le Dispensazioni del passa-

to hanno raggiunto la più alta perfezione, la perfezione finale». «Quel

che è stato reso manifesto in questa preminente ed elevatissima Rivela-

zione non trova riscontro negli annali del passato, né le età future ve-

dranno l’uguale». «Egli è Colui» – proclama Bahá’u’lláh, facendo rife-

rimento a Se Stesso – «Che nel Vecchio Testamento è stato chiamato

Jeovah, Che nel Vangelo è stato designato Spirito della Verità e nel

Corano acclamato come il Grande Annuncio». «Non fosse stato per

Lui, nessun Messaggero Divino sarebbe stato investito del manto della

profezia né alcuna delle sacre scritture rivelata. Lo attestano tutte le

cose create». «La parola che l’unico vero Dio pronuncia in questo

giorno, fosse pure la più familiare, la più comune ed usuale, è amman-

tata di una distinzione unica e suprema». «La maggior parte del genere

umano è ancora immatura. Se avesse già acquistato sufficiente maturi-

tà Noi gli avremmo elargito la Nostra sapienza in sì grande misura che

tutti coloro che dimorano sulla terra e nel cielo si sarebbero trovati, in

virtù della grazia fluente dalla Nostra penna, interamente indipendenti

da qualunque altro sapere che non fosse quello di Dio, e sarebbero sta-

ti collocati in sicurezza sul trono della tranquillità duratura». «La

Penna della Santità, Io solennemente affermo innanzi a Dio, ha scritto

sulla Mia nivea fronte, a caratteri di gloria splendente, queste sante

parole olezzanti di muschio: “Mirate voi che vivete sulla terra, e voi

che dimorate nel cielo fate testimonianza che Egli, in verità, è il vostro

Benamato. Egli è Colui di Cui il mondo della creazione non ha visto

l’uguale, la Cui bellezza incantevole ha delizia/o gli occhi di Dio,

l’Ordinatore, l’Onnipotente, l’Incomparabile!».

«Seguaci del Vangelo» – esclama Bahá’u’lláh rivolgendoSi

all’intero mondo cristiano – «Ecco: le porte del cielo si sono spalanca-

te, Colui che v’era asceso è ora venuto. Prestate orecchio alla Sua vo-

ce che si alza forte sulla terra e sul mare, per annunciare a tutto il ge-

nere umano l’avvento di questa Rivelazione, una Rivelazione per mezzo

della quale la Lingua della Grandezza ora proclama: “Ecco, la sacra

promessa è stata mantenuta, poiché Egli, il Promesso, è venuto!”».

«La voce del Figliolo dell’Uomo chiama con tono elevato dalla sacra

valle: “Eccomi, eccomi, o Dio, mio Dio!”... mentre dal Roveto Ardente

erompe il grido: “Ecco, il Desiderio del mondo è reso manifesto nella

Sua gloria trascendente!”. Il Padre è venuto. Ciò che vi era stato pro-

messo nel Regno di Dio s’è adempiuto. Questa è la Parola che il Figlio

celò quando disse a coloro che Gli stavano intorno che allora essi non

l’avrebbero potuta sopportare... Invero, lo Spirito di Verità è venuto

per guidarvi alla verità... Egli è Colui Che glorificò il Figlio ed esaltò

la Sua Causa... ». «Il Consolatore, il Cui avvento tutte le Scritture han-

no promesso, è ora venuto per poter rivelare a voi tutta la sapienza e

tutta la saggezza. CercateLo sull’intera superficie della terra, che pos-

siate forse trovarLo».

«Chiama Sion, o Carmelo» – scrive Bahá’u’lláh – «e annuncia la

gioiosa novella: “Colui ch’era nascosto agli occhi dei mortali, è venu-

to! La Sua sovranità che tutto conquista è manifesta; il Suo splendore

che tutto circonda è rivelato... Affrettatevi ad uscire e a girare intorno

alla Città di Dio che è discesa dal cielo – la Kaaba celeste, intorno alla

quale hanno girato, adorando, gli eletti di Dio, i puri di cuore e la

compagnia degli angeli più eccelsi”». «lo sono Colui» – afferma Egli

in un’altra congiuntura – «Che la lingua di Isaia ha esaltato, Colui il

Cui nome ornò tanto la Torah quanto il Vangelo». «La gloria del Sinai

si è affrettata a muovere attorno all’Aurora della Sua Rivelazione,

mentre, dalle vette del Regno si ode la voce del Figlio di Dio procla-

mare: “Scuotetevi, o voi orgogliosi della terra e affrettatevi verso di

Lui”. Il Carmelo in questi giorni si è affrettato, fervidamente adorando,

a raggiungere la Sua corte, mentre dal cuore di Sion giunge il grido:

“La promessa di tutti i tempi è ora adempiuta. Ciò che e stato annun-

ciato nei sacri scritti di Dio, l’Amato, l’Altissimo, è reso manifesto”».

«L’?ijáz s’agita alla brezza che annuncia la novella del gioioso ricon-

giungimento. “Lode sia a Te”, lo sentiamo esclamare, “o mio Signore,

l’Altissimo. Ero morto perché separato da Te; la brezza, pregna della

fragranza della Tua presenza, m’ha riportato alla vita. Felice è colui

che si volge a Te e male incolga a chi erra”». «Per opera del Dio uno e

vero, Elia si è affrettato alla Mia corte e ha roteato giorno e notte in-

torno al Mio trono di gloria». «Salomone in tutta la sua maestà gira

adorando intorno a Me in questo giorno, pronunciando sublimi parole:

“Ho rivolto il mio viso verso il Tuo sembiante, o Tu Onnipotente Reg-

gitore del mondo! Sono interamente distaccato da tutte le cose che ap-

partengono a me e agogno quello che Tu possiedi!”». «Se Mu?ammad,

l’Apostolo di Dio, fosse giunto a questo giorno» – scrive Bahá’u’lláh in

una Tavola rivelata alla vigilia del Suo esilio alla colonia penale di

‘Akká – «avrebbe esclamato: “Ho veramente riconosciuto Te, o Desi-

derio dei Messaggeri Divini!” Se Abramo fosse arrivato a questo

Giorno, anche Lui, prostrandoSi a terra in grande umiltà innanzi al Si-

gnore tuo Dio, avrebbe esclamato: “Il mio cuore trabocca di pace, o

Signore di tutto ciò che è in cielo e sulla terra! Io attesto che Tu hai

svelato ai Miei occhi tutta la gloria della Tua potenza e la piena mae-

stà della Tua legge!”... Se lo stesso Mosè vi fosse giunto, anch’Egli a-

vrebbe alzato la voce dicendo: “Tutte le lodi siano a Te, Che hai diret-

to su di me la luce del Tuo Sembiante e mi hai incluso tra coloro che

hanno avuto il privilegio di vedere il Tuo viso!”». «Il Nord e il Sud vi-

brano entrambi al richiamo che annuncia l’avvento della nostra Rive-

lazione. Possiamo udire la voce della Mecca che acclama: “Ogni lode

a Te, o Signore, mio Dio, Gloriosissimo, perché hai soffiato su di me

l’alito olezzante della fragranza della Tua presenza!” Similmente Ge-

rusalemme chiama a gran voce: “Lodato e magnificato sii Tu, o Bena-

mato della terra e del cielo, per aver mutato l’agonia della mia separa-

zione da Te nella gioia di un ricongiungimento datore di vita!”».

«Per la giustizia di Dio» – asserisce Bahá’u’lláh, volendo rivelare

l’intera potenza della Sua invincibile forza – «se un uomo, solo, sorge

nel nome di Bahá e indossa l’armatura del Suo amore, l’Onnipotente lo

renderà vittorioso, si schierassero pure contro di lui le forze del cielo e

della terra». «Nel Nome di Dio, all’infuori di Cui non v’è altro Dio/

Dovesse qualcuno levarsi per il trionfo della Nostra Causa, Dio lo ren-

derebbe vittorioso, fossero pure decine di migliaia di nemici uniti in le-

ga contro di lui. E se il suo amore per Me si facesse sempre più forte,

Dio stabilirebbe il suo ascendente sopra tutti i poteri della terra e del

cielo. Così abbiamo alitato lo spirito di potenza in tutte le regioni».

«Questo è il Re dei Giorni» – così Egli esalta l’età che ha testimo-

niato l’avvento della Sua Rivelazione – «Il Giorno che ha veduto la ve-

nuta dell’Altissimo, di Colui Che per tutta l’eternità è stato acclamato

il Desio del mondo». «Il mondo dell’essere brilla in questo Giorno del-

lo splendore di questa Divina Rivelazione. Tutte le cose create esaltano

la sua grazia e cantano le sue lodi. L’universo è avvolto in un’estasi di

gioia e di letizia. Le Scritture delle Dispensazioni passate celebrano il

grande giubileo che deve salutare il più grande Giorno di Dio. Felice

colui che ha vissuto fino a vedere questo Giorno e ne ha riconosciuto il

grado». «Se il genere umano ponesse mente, come dovrebbe, anche a

una sola parola di tale lode, si colmerebbe di tale delizia da esserne

soggiogato e da smarrirsi per lo stupore. Estasiato, esso risplendereb-

be all’orizzonte della vera comprensione».

«Siate equi o popoli del mondo» – così Egli Si rivolge al genere u-

mano – «vi si addice forse ed è per voi conveniente discutere l’autorità

di Colui la Cui presenza “Quei Che conversò con Dio” (Mosè) ha de-

siderato ardentemente, la bellezza del Cui Volto il Benamato di Dio

(Mu?ammad) ha agognato di mirare; di Colui Che, con la forza del

Suo amore, ha fatto ascendere al cielo lo “Spirito di Dio” (Gesù), e per

amore del Quale il “Punto Primo” (il Báb) offri la vita?». «Cogliete

l’occasione» – Egli ammonisce i Suoi seguaci – «poiché un attimo di

questo Giorno primeggia al di sopra dei secoli dell’età trascorsa... Né

il sole né la luna hanno mai visto un giorno come questo... È evidente

che ogni era in cui una Manifestazione di Dio ha vissuto è da Dio pre-

ordinata e può in un certo senso essere caratterizzata come il Giorno

stabilito del Signore. Ma questo Giorno è unico e deve essere distinto

da quelli che lo hanno preceduto. La designazione “Sigillo dei Profeti”

rivela e dimostra interamente il suo eccelso grado».

Illustrando le forze latenti della Sua Rivelazione, Bahá’u’lláh rivela

quanto segue: «Col movimento della Nostra Penna di gloria abbiamo,

al comando dell’Onnipotente Ordinatore, alitato nuova vita in ogni

forma umana e installato in ogni parola un potere nuovo. Tutte le cose

create affermano l’evidenza di quest’universale rigenerazione». «Que-

sta è» – Egli aggiunge – «la novella più grande e più lieta comunicata

al genere umano dalla penna di Questo ingiustamente trattato».

«Quanto è grande» – esclama in un altro passo – «la Causa! Come sba-

lorditivo il peso del suo messaggio! Questo è il giorno del quale e stato

detto: “0 figlio mio! In verità Dio porterà tutto alla luce, si trattasse

pure di un granello di senape nascosto in una roccia, o nei cieli o sulla

terra; perché Dio è perspicace e informato di tutto!”». «Per la giusti-

zia dell’unico vero Dio! Se la particella di una gemma si perdesse e

venisse sepolta sotto un monte di sassi e giacesse nascosta al di là dei

sette mari, la mano dell’Onni-potente sicuramente la scoprirebbe in

questo giorno, pura e libera d’ogni scoria». «Colui che è partecipe del-

le acque della Mia Rivelazione assaggerà tutte le incorruttibili delizie

disposte da Dio dal principio che non ha principio, sino alla fine che

non ha fine». «Ogni singola lettera che emana dalla Nostra bocca ha

un potere così rigenerativo da essere capace di dar vita a una nuova

creazione: una creazione la cui grandezza è inscrutabile a tutti eccetto

che a Dio. In verità Egli ha conoscenza di tutte le cose». «È in Nostro

potere, se lo volessimo, di far sì che un piccolo granello di polvere flut-

tuante generi, in meno d’un batter d’occhio, soli di infinito e inimmagi-

nabile splendore; che una goccia d’acqua si trasformi in oceani vasti e

innumerevoli, e d’infondere in ogni lettera tale forza da renderla capa-

ce di rivelare tutto il sapere delle età passate e delle future. Noi posse-

diamo un tale potere che, messo alla luce, muterebbe i veleni più mor-

tali in panacee di infallibile efficacia».

Valutando il grado del vero credente, Egli osserva: «Per i dolori che

affliggono la bellezza del Gloriosissimo! Tale è il grado disposto per il

vero credente che se la sua gloria fosse rivelata al genere umano anche

in quantità più piccola della cruna d’un ago, chi la potesse vedere si

consumerebbe dal desiderio di giungervi. Per questa ragione è stato

decretato che in questa vita terrena l’intera dimensione della gloria del

proprio grado rimanga nascosta agli occhi di tale credente». «Se il ve-

lo venisse sollevato» – afferma ancora Egli – «e fosse manifestata tutta

la gloria dello stadio di coloro che si sono volti interamente verso Dio

e, nel loro amore per Lui, hanno rinunciato al mondo, l’intera creazio-

ne resterebbe stupefalla».

Ponendo l’accento sul carattere superlativo della Sua Rivelazione in

confronto alle precedenti Dispensazioni, Bahá’u’lláh fa le seguenti af-

fermazioni: «Se tutti i popoli del mondo fossero investiti dei poteri e

degli attributi destinati alle Lettere del Vivente, gli eletti discepoli del

Báb, il cui grado è diecimila volte più glorioso di quello di tutti gli a-

postoli dell’antichità, e se essi, ognuno e tutti, dovessero, per un istante

rapido come un batter d’occhio esitare a riconoscere la luce della Mia

Rivelazione, inutile sarebbe la loro fede, e verrebbero annoverati fra

gl’infedeli». «Così traboccante è la piena della grazia divina in questa

Dispensazione che, se mani mortali potessero essere sufficientemente

celeri da poterne prender nota, nello spazio di un sol giorno e di una

notte sgorgherebbe tale numero di versi da uguagliare l’intero Bayán

Persiano».

«Fate attenzione al mio avvertimento, voi, popolo della Persia», –

dice Egli rivolgendoSi ai Suoi compatrioti – «se dovessi essere ucciso

per mano vostra, Iddio certamente innalzerebbe un altro ad occupare il

posto reso vacante dalla mia morte, giacché questi sono i metodi del

Signore fin dai tempi antichi, e non potete riscontrare alcun mutamento

nel modo d’agire di Dio». «E se tenteranno d’occultare la Sua luce sul

continente, Egli, sicuramente, ergerà la testa fin dal cuore dell’oceano

e, levando la voce, proclamerà: “Io sono il datore di vita al mondo”...

E se Lo gettassero in una fossa oscura, Lo troverebbero assiso sulle

vette più eccelse della terra a proclamare a voce alta al genere umano:

“Ecco, il Desìo del mondo è venuto nella Sua maestà, nella Sua sovra-

nità, nel Suo trascendente dominio!” E se fosse sepolto nelle profondità

della terra, il Suo Spirito, elevandosi al sommo del cielo, farebbe ri-

suonare l’invito: “Ammirate la venuta della Gloria; fate testimonianza

del Regno di Dio, il Santissimo, il Clemente, l’Onnipossente!”». «Nella

gola di questo Giovane» – è un’altra Sua sorprendente affermazione –

«sono imprigionati accenti che, se rivelati al genere umano in quantità

ancor più piccola di una cruna d’ago, basterebbero a far crollare ogni

montagna, a far scolorire le foglie degli alberi e farne cadere i frutti,

costringerebbero tutte le teste a inchinarsi in devozione e ogni viso a

volgersi in adorazione verso quest’Onnipotente Sovrano che, in vari

tempi e in modi diversi, appare in forma di fiamma divoratrice, di oce-

ano muggente, di luce radiosa e di albero che, radicato nel suolo della

santità, alza i suoi rami e protende le sue branche al di la del trono

della gloria imperitura».

In anticipazione del Sistema che l’irresistibile potere della Sua Leg-

ge era destinato a schiudere in una età futura, Egli scrive: «L’equilibrio

del mondo è stato turbato dall’influsso vibrante di questo grandioso e

nuovo Ordine Mondiale. La vita ordinata dell’umanità è stata rivolu-

zionata dall’azione di quest’unico, di questo meraviglioso Sistema di

cui occhio mortale non ha mai visto l’uguale». «La Mano

dell’Onnipotenza ha posto la Rivelazione su durevoli e inattaccabili

fondamenta. Le bufere di lotte umane sono impotenti a scalzarne le ba-

si, né le vane teorie dell’uomo potranno riuscire a danneggiarne la

struttura».

Nella Súratu’l-Haykal, una delle opere più suggestive di Bahá'u'lláh,

troviamo i seguenti versetti, ognuno dei quali attesta l’irresistibile po-

tenza della Rivelazione proclamata dal suo Autore: «Null’altro si vede

nel Mio tempio se non il Tempio di Dio, nella Mia bellezza se non la

Sua Bellezza, nel Mio essere se non il Suo Essere, nella Mia essenza se

non la Sua Essenza, nel Mio gesto se non il Suo Gesto, nella Mia ac-

quiescenza se non la Sua Acquiescenza e nella Mia penna se non la Sua

Penna, Possente, Lodatissima. Nell’anima Mia non ha albergato nulla

tranne che la Verità e in Me nulla si può vedere se non Iddio». «Lo

stesso Spirito Santo è stato generato dall’azione di un’unica lettera ri-

velata da questo Grandissimo Spirito, se siete tra coloro che compren-

dono»... «Nel tesoro della Nostra Saggezza c’è una sapienza non rive-

lata, se ne scegliessimo una sola parola per divulgarla al genere uma-

no, ogni essere riconoscerebbe la Manifestazione di Dio e ammettereb-

be la Sua Onniscienza e renderebbe chiunque capace di scoprire i se-

greti di tutte le scienze e di raggiungere uno stadio tanto elevato da

trovarsi completamente indipendente dal sapere di tutto il passato e di

tutto il futuro. Anche altre conoscenze Noi possediamo, delle quali non

possiamo rivelare nemmeno una singola lettera, né troviamo l’umanità

capace d’ascoltare anche il più semplice riferimento al loro significato.

Così vi abbiamo informati della sapienza di Dio, l’Onnisciente, il Sa-

pientissimo». «Si avvicina il giorno in cui Dio, per un atto della Sua

Volontà, avrà creato una razza d’uomini la cui natura sarà inscrutabile

a tutti eccetto che a Dio, l’Onnipossente, Che Sussiste da Sé». «Tra non

molto Egli trarrà dal Petto della Potenza, le Mani dell’Autorità e del

Potere, Mani che s’ergeranno per conseguire la vittoria di questo Gio-

vane e purificheranno il genere umano dalla contaminazione degli inet-

ti e degli empi. Queste Mani s’ergeranno con possanza a combattere

per la Fede di Dio e nel Mio Nome, l’Indipendente, il Potente, soggio-

gheranno i popoli e le tribù della terra. Esse entreranno nelle città e

riempiranno di timore i cuori di tutti i loro abitanti. Queste sono le

prove della potenza di Dio; com’è temibile, com’è veemente la Sua po-

tenza!».

Quest’è, amici miei benamati, l’affermazione scritta da Bahá'u'lláh

sulla natura della Sua Rivelazione. Delle affermazioni del Báb, ognuna

delle quali rafforza la potenza e conferma la verità di queste straordina-

rie affermazioni, ho già parlato. Ciò che mi resta da considerare a que-

sto riguardo sono quei passi degli Scritti di ‘Abdu’l-Bahá, il designato

Interprete di questi stessi detti, atti a gettare maggior luce e ad ampliare

varie caratteristiche di questo tema tanto ammaliante. Altrettanto forte è

invero il tono del Suo linguaggio e il Suo tributo non meno appassiona-

to di quello di Bahá’u’lláh e del Báb.

«Secoli, anzi età, debbono passare» – Egli afferma in una delle Sue

prime Tavole – «prima che la Stella Mattutina della Verità brilli di

nuovo nel suo splendore di mezz’estate, o appaia ancora una volta nel-

la radiosità della sua gloria primaverile... Quanto dobbiamo esser gra-

ti per essere stati fatti in questo Giorno beneficiari di un favore tanto

stupefacente! 0 potessimo avere diecimila vite da donare come ringra-

ziamento d’un privilegio tanto raro, per una sì alta realizzazione, per

tanta inestimabile munificenza!». «La semplice contemplazione» – ag-

giunge – «della Dispensazione inaugurata dalla Bellezza Benedetta sa-

rebbe stata sufficiente a lasciare attoniti i santi delle età passate, quei

santi che bramarono di partecipare, anche un sol momento, alla sua

grande gloria». «I beati delle età e dei secoli passati hanno tutti ed o-

gnuno agognato, con occhi pieni di lacrime, di vivere, fosse pure per

un solo istante, nel Giorno di Dio. Con i loro desideri insoddisfatti, essi

si rifugiarono nel Grande Al di Là. Quant’è grande, quindi, la genero-

sità della Bellezza di Abhá che, nonostante ne fossimo assolutamente

immeritevoli, ha voluto, con la Sua grazia e la Sua misericordia, infon-

dere in noi, in questo secolo divinamente illuminato, lo spirito di vita,

radunarci sotto lo stendardo del Benamato del mondo e ha deciso di

elargirci quella munificenza che i potenti delle età passate bramarono

invano». «Le anime dei favoriti delle coorti celesti» – Egli afferma an-

cora – «i sacri abitatori del più eccelso Paradiso, ardono in questo

giorno dal desiderio di ritornare in questo mondo, per offrire il massi-

mo servigio possibile alla soglia della Bellezza di Abhá».

«Il fulgore della splendente misericordia di Dio» – Egli dichiara in

un passo che allude all’espansione e al futuro sviluppo della Fede – «ha

avviluppato i popoli e le tribù della terra e l’intero mondo è inondato

della sua gloria risplendente... Presto verrà il giorno in cui la luce del-

la divina unità avrà così permeato l’Oriente e l’Occidente che nessuno

oserà più ignorarla». «Ora, nel mondo dell’esistenza, la Mano della

potenza divina ha posto fermamente le fondamenta di quest’altissima

munificenza e di questo dono meraviglioso. Ogni cosa latente

nell’intimo di questo santo ciclo apparirà gradatamente e sarà resa

manifesta, perché ora essa non è che al principio del suo sviluppo e al-

la primavera della rivelazione dei suoi segni. Prima della fine di questo

secolo e di questa età sarà chiaro ed evidente quanto sia stata meravi-

gliosa questa primavera e quanto celestiale un tal dono!».

A confermare il grado eccelso del vero credente riferitoci da Ba-

há’u’lláh, Egli rivela quanto segue: «Lo stadio cui perverrà colui che

ha veramente riconosciuto questa Rivelazione è quello stesso destinato

u quei profeti della casa di Israele che non sono considerati Manifesta-

zioni “dotate di costanza”».

Per quanto riguarda le Manifestazioni destinate a seguire la Rivela-

zione di Bahá’u’lláh, ‘Abdu’l-Bahá fa questa dichiarazione precisa e

poderosa: «Nei riguardi delle Manifestazioni che discenderanno nel fu-

turo “nelle ombre delle nubi”, sappi, in verità, che per quanto concer-

ne la loro relazione con la sorgente della loro ispirazione esse sono

all’ombra dell’Antica Bellezza. Ma, per quanto riguarda la loro rela-

zione con l’era nella quale appaiono, ognuna di esse “fa tutto ciò che

vuole”».

«0 amico mio!» – così Egli Si rivolge in una delle Sue Tavole a un

uomo di sapere ed elevata condizione – «Il Fuoco imperituro che il Si-

gnore del Regno ha acceso nel centro dell’Albero santo arde violente-

mente nell’intimo cuore del mondo. La conflagrazione che esso provo-

cherà avvilupperà tutta la terra. Le sue fiamme risplendenti illumine-

ranno i suoi popoli e le sue tribù. Tutti i segni sono stati rivelati; ogni

allusione profetica è stata manifestata. Tutto quanto fu celato in tutte le

Scritture del passato è stato palesato. Dubbi o esitazioni non sono più

possibili... Il tempo incalza. Il Divino Corsiero è impaziente e non può

indugiare oltre. È nostro dovere lanciarci avanti e, prima che sia trop-

po tardi, conseguire la vittoria». Ed ecco finalmente il passo emozio-

nante che Egli in uno dei Suoi momenti di esultanza fu mosso, nei pri-

mi tempi del Suo ministero, a rivolgere ad uno dei Suoi più fidi ed emi-

nenti seguaci: «Che potrò dire di più? Che altro potrà narrare la mia

penna? Così forte è il richiamo che echeggia dal Regno di Abhá che le

orecchie mortali sono quasi assordate dalle sue vibrazioni. L’intera

creazione, io credo, si va disfacendo ed esplode sotto l’influenza lace-

rante del richiamo divino emesso dal trono della gloria. Di più non

posso scrivere».

Amici benamati! È stato detto abbastanza, e le citazioni dagli scritti

del Báb, di Bahá'u'lláh e di ‘Abdu’l-Bahá sono sufficientemente nume-

rose e variate per convincere il lettore coscienzioso della sublimità di

questo ciclo, unico nella storia delle religioni del mondo. Sarebbe asso-

lutamente impossibile esagerarne il significato o sopravvalutare

l’influenza che esso ha esercitato, e che aumenterà sempre più via via

che il suo grande sistema si sviluppa frammezzo alle scorie d’una civil-

tà in rovina.

Tuttavia, a coloro che leggeranno queste pagine, mi sembra utile da-

re qualche avvertimento prima di procedere nello sviluppo

dell’argomento che mi sono proposto di trattare. Nessuno fra coloro che

mediti alla luce dei menzionati passi sulla natura della Rivelazione di

Bahá’u’lláh erri nella valutazione del carattere o fraintenda lo scopo del

suo Autore. La divinità attribuita a un Essere così grande e la completa

incarnazione dei nomi e degli attributi di Dio in una Persona così eccel-

sa non deve, in nessun modo e in nessun caso, essere mal concepita o

fraintesa. Il tempio umano fatto veicolo di una Rivelazione così formi-

dabile deve, se siamo fedeli alle dottrine della nostra Fede, essere sem-

pre del tutto distinto dal “più recondito Spirito degli Spiriti” e dalla “e-

terna Essenza delle Essenze” – da quel Dio invisibile eppur razionale

Che, per quanto si lodi la divinità delle Sue Manifestazioni sulla terra,

non può in nessun modo incarnare la Sua infinita, inconoscibile, incor-

ruttibile Realtà che tutto abbraccia, nella forma concreta e limitata di un

essere mortale. Invero, il Dio Che potesse incarnare così la Sua stessa

realtà, alla luce degli insegnamenti di Bahá’u’lláh cesserebbe immedia-

tamente di essere Dio. Una tal primitiva e fantasiosa teoria

dell’incarnazione divina è tanto lontana dal credo bahá’í e così incom-

patibile con esso come lo sono le inammissibili concezioni panteistiche

e antropomorfiche di Dio, che Bahá'u'lláh ripudia energicamente in tutti

i Suoi detti, additandone la fallacia.

Egli, Che in numerosi passi dichiara che i Suoi detti sono la «Voce

della Divinità, l’Appello di Dio Stesso», così solennemente afferma nel

Kitáb-i-Íqán: «A ogni cuore perspicace e illuminato è evidente che Dio,

l’Essenza inconoscibile, l’Essere Divino, è smisuratamente elevato al

di là di ogni attributo umano come l’esistenza corporea, l’ascesa e la

discesa, l’ingresso e l’egresso... Egli è, ed è sempre stato, occultato

nell’antica eternità della Sua Essenza e rimarrà nella Sua Realtà eter-

namente celato alla vista degli uomini... Egli è elevato e al di sopra

della separazione e dell’unione, e di tutta la vicinanza e la lontanan-

za... “Dio era solo; non v’era nessuno al di fuori di Lui”, e la sicura

testimonianza di questa verità».

«Da tempo immemorabile» – spiega Bahá’u’lláh parlando di Dio –

«Egli, l’Essere Divino, è stato occultato nell’ineffabile santità del Suo

eccelso Essere e continuerà eternamente a essere avvolto nel-

l’impenetrabile mistero della Sua Essenza sconosciuta... Diecimila

Profeti, ognuno un Mosè, sono esterrefatti, sul Sinai delle loro ricer-

che, dall’interdicente voce di Dio, “Tu non Mi vedrai mai”; mentre

una miriade di Messaggeri, ciascuno grande quanto Gesù, stanno sbi-

gottiti sul loro trono celeste a causa dell’interdizione: “La Mia Essen-

za, tu non la conoscerai mai!”». «Com’è arduo, per un essere insigni-

ficante quale io sono» – esclama Bahá’u’lláh nella Sua comunione con

Dio – «il tentare di scandagliare le sacre profondità della Tua sapien-

za! Quanto sono futili i miei sforzi per concepire l’elevatezza del potere

dell’opera Tua, la rivelazione della Tua potenza creativa!». «Quando

contemplo, o mio Dio, l’affinità che lega me a Te» – Egli asserisce in

un’altra preghiera rivelata e scritta di Suo pugno – «Io sono mosso a

proclamare a tutto il creato, “in verità, Io sono Dio!”; e quando consi-

dero me stesso, ecco mi trovo più rozzo della creta!».

«Essendo così la porta della sapienza dell’Antico dei Giorni» – ag-

giunge Bahá’u’lláh nel Kitáb-i-Íqán – «serrata sul viso di tutti gli esse-

ri, Egli la Sorgente della grazia infinita... ha fatto apparire quelle

Gemme della Santità dal reame dello spirito, nella nobile forma del

tempio umano, e le ha rese palesi a tutti gli uomini per insegnare al

mondo i misteri dell’immutabile Essere e narrare le sottigliezze della

Sua imperitura Essenza... Tutti i Profeti di Dio, i Suoi favoriti, i Suoi

santi e scelti Messaggeri, sono, senza eccezione, i rappresentanti dei

Suoi nomi e le incarnazioni dei Suoi attributi... Questi Tabernacoli di

Santità, questi primi Specchi che riflettono la Luce della gloria immu-

tabile non sono altro che le espressioni di Colui Che è l’Invisibile degli

Invisibili».

Che Bahá’u’lláh debba, nonostante la travolgente intensità della Sua

Rivelazione, essere considerato essenzialmente una di queste Manife-

stazioni di Dio, da non identificarsi mai con quella invisibile Realtà,

l’Essenza stessa della Divinità, è uno dei credi fondamentali della no-

stra Fede – un credo che non deve mai venir oscurato, e la cui integrità

mai alcuno dei suoi seguaci deve permettere sia intaccata.

Né la Rivelazione Bahá’í, che reclama il diritto d’essere il culmine

di un ciclo profetico e l’adempimento delle promesse di tutti i tempi,

s’attenta, in nessuna circostanza, d’inficiare quei primi ed eterni princi-

pî che animano e formano la base delle religioni che l’hanno preceduta.

Riconosce anzi, l’autorità di cui Dio ha investito ognuna di esse e ne fa

una delle sue più salde e fondamentali basi; le considera esclusivamen-

te come diversi stadi della storia eterna e della costante evoluzione

d’una religione unica, divina e indivisibile, della quale essa stessa for-

ma parte integrante. Non cerca di oscurare la loro origine divina, non

sminuisce la riconosciuta grandiosità dei risultati raggiunti da ognuna,

né può ammettere alcun attacco che miri ad alterarne le caratteristiche o

ad opporsi alle verità da esse inculcate. I suoi insegnamenti non si sco-

stano per lo spessore di un capello dalle verità ch’esse racchiudono, né

l’importanza del suo messaggio diminuisce di un solo iota o d’una par-

ticella l’influenza che esse esercitano e la lealtà che ispirano. Lungi dal

mirare a rovesciare le fondamenta spirituali dei sistemi religiosi del

mondo, il suo fine confessato e inalterabile è di ampliarne le basi, di

reiterare i loro principî fondamentali, di riconciliare le loro finalità, di

rinvigorire la loro vita, di manifestare la loro unicità, di reintegrare la

primitiva purezza dei loro insegnamenti, di coordinare le loro funzioni

e di operare per la realizzazione delle loro aspirazioni più elevate. Que-

ste religioni divinamente rivelate, come ha espresso in maniera incisiva

un attento osservatore, «sono destinate, non già a morire, ma a rinasce-

re... “Non soccombe il fanciullo nell’adolescente, e questi nell’uomo?

Eppure, né il fanciullo, né l’adolescente periscono”».

«Coloro Che sono i Luminari del Vero e gli Specchi che riflettono la

luce della Divina Unità» – spiega Bahá’u’lláh nel Kitáb-i-Íqán – «in

qualsiasi tempo e in qualsiasi ciclo siano inviati dalle loro dimore invi-

sibili di gloria antica, per educare le anime degli uomini e dotare di

grazia le cose create, sono invariabilmente dotati di un potere che tutto

soggioga e investiti di invincibile sovranità ... Questi Specchi santi,

queste Albe d’antica gloria sono, ognuna e tutte, gli esponenti sulla

terra di Colui Che è l’Orbe centrale dell’Universo, la Sua essenza e il

Suo scopo finale. Da Lui scaturiscono la loro sapienza e il loro potere;

da Lui deriva la loro sovranità. La bellezza del loro sembiante non è

che un riflesso della Sua immagine e la loro rivelazione è un segno del-

la Sua gloria immortale... Per mezzo d’essi viene trasmessa una grazia

che e infinita e con essi è rivelata la luce che non s’estingue mai... Mai

lingua umana potrà cantare adeguatamente le loro lodi, né parola

d’uomo rivelare il loro mistero». «Dacché questi Uccelli del Trono ce-

leste» – Egli soggiunge – «sono tutti inviati dal cielo della Volontà di

Dio, e poiché essi sorgono per proclamare la Sua irresistibile Fede,

sono considerati come una sola anima e una stessa persona... Tutti di-

morano nello stesso tabernacolo, si librano nello stesso cielo, siedono

sullo stesso Trono, profferiscono lo stesso discorso e proclamano la

stessa Fede... Essi differiscono tra loro soltanto per l’intensità della lo-

ro rivelazione e per la potenza relativa della loro luce... Se un certo at-

tributo di Dio non è stato esternamente manifestato da queste Essenze

del Distacco ciò non implica affatto che Coloro Che sono le Albe degli

attributi di Dio e i Tesori dei Suoi santi nomi effettivamente non lo pos-

seggano».

Bisogna anche tenere bene in mente che, ancorché grande il potere

manifestato da questa Rivelazione ed ampia la portata della Dispensa-

zione che il suo Autore ha inaugurato, essa respinge energicamente la

pretesa d’esser considerata come la rivelazione finale della volontà e

dei fini di Dio per il genere umano. Nutrire un tal concetto del suo ca-

rattere e delle sue funzioni equivarrebbe a tradire la sua causa e a nega-

re la sua verità e sarebbe in contraddizione col principio fondamentale

che costituisce il caposaldo granitico del credo bahá’í, quel principio

per cui la verità religiosa non è assoluta ma relativa e la Rivelazione

Divina è sistematica, continua e progressiva e non convulsa o definiti-

va. Invero, il rifiuto categorico da parte dei seguaci della Fede di Ba-

há’u’lláh della pretesa definitività avanzata da ogni sistema religioso

inaugurato dai Profeti del passato è si chiaro e deciso quanto il loro ri-

fiuto di propugnare la stessa definitività per la Rivelazione con la quale

essi s’identificano. «Il credere che tutte le rivelazioni siano cessate, che

le porte della grazia divina siano chiuse, che dall’alba dell’eterna san-

tità nessun altro sole possa sorgere, che l’oceano dell’eterna munifi-

cenza sia esaurito per sempre e che dal tabernacolo dell’antica gloria i

Messaggeri di Dio abbiano cessato di manifestarSi» significa agli oc-

chi d’ogni seguace della Fede allontanarsi in modo grave e imperdona-

bile da uno dei suoi più preziosi e fondamentali principi. Un riferimen-

to a qualcuno dei già citati detti di Bahá’u’lláh e di ‘Abdu’l-Bahá sarà

sufficiente a stabilire, in modo da non lasciar alcuna ombra di dubbio,

la verità di questo principio cardinale. Non potrebbe questo passo delle

«Parole Celate» essere interpretato come un’allusione allegorica alla

progressività della Rivelazione Divina, e parimenti un’ammissione da

parte del Suo Autore che il Messaggio che Gli è stato affidato non è af-

fatto l’espressione finale ed ultima della volontà e della guida

dell’Onnipotente?
«O Figlio della Giustizia»!

«Nottetempo la bellezza dell’Essere immortale si è rifugiata dalle

alture smeraldine della fedeltà sotto il Sadratu’l-Muntahá e ha pianto

un pianto tale che le moltitudini dei cieli e gli abitatori dei regni su-

premi gemettero ai Suoi lamenti. Ed allora fu chiesto: Perché questi

gemiti e questi pianti? Egli rispose: Come era stato richiesto, Io Mi

soffermai in attesa sul colle della Fede, ma non Mi giunse la fragranza

della fedeltà da coloro che dimorano in terra. Allora, richiamato indie-

tro, io vidi, ohimè, talune colombe di santità crudelmente tormentate

fra le unghie dei cani della terra. E allora la Fanciulla del cielo

s’affrettò ad uscire, splendida e senza veli, dalla Sua mistica Magione e

chiese a essi i loro nomi e tutti le furon detti tranne uno. Alla Sua insi-

stenza, la prima lettera ne fu profferita, al che gli abitatori delle came-

re celesti irruppero dalle loro abitazioni di gloria. E mentre la seconda

lettera era pronunziata, essi caddero giù, dal primo all’ultimo, nella

polvere. In quell’istante si udì una voce dal più recondito santuario:

Fin qui e non oltre. In verità noi diamo testimonianza di quel che essi

hanno compiuto e stanno ora compiendo».

In modo più esplicito Bahá’u’lláh attesta questa verità in una Tavola

rivelata in Adrianopoli: «Sappiate in verità che il velo che nasconde il

Nostro sembiante non è stato del tutto sollevato. Noi Ci siamo rivelati

in un grado equivalente alla capacita dei popoli della Nostra Età. Se

l’Antica Bellezza dovesse svelarSi nella pienezza della Sua gloria, gli

occhi mortali verrebbero accecati dall’abbagliante intensità della Sua

rivelazione».

Nella Súriy-i-?abr, rivelata fin dal l863, nel primo giorno del Suo ar-

rivo al giardino del Ri?ván, Egli afferma: «Iddio ha fatto discendere i

Suoi Messaggeri per succedere a Mosè e a Gesù e continuerà a far così

fino alla “fine che non ha fine”; perché la Sua grazia possa essere con-

tinuamente elargita all’umanità dal cielo della munificenza divina».

«Io non sono in apprensione per Me Stesso» – dichiara più esplici-

tamente Bahá’u’lláh – «I Miei timori sono per Colui Che verrà dopo di

Me, per Colui Che sarà investito di grande sovranità e di potere su-

premo». E di nuovo Egli scrive nella Súratu’l-Haykal: «Con le parole

che ho rivelato, non intendo parlare di Me, ma di Colui Che verrà dopo

di Me. Ne è testimone Iddio, l’Onnisciente». «Non trattateLo» – Egli

soggiunge – «come avete trattato Me».

In un passo più circostanziato dei Suoi scritti, il Báb sostiene la stes-

sa verità. «È chiaro ed evidente» – Egli scrive nel Bayán Persiano –

«che l’oggetto di tutte le precedenti Dispensazioni è stato quello di

spianare la via all’avvento di Mu?ammad, l’Apostolo di Dio. Queste

Dispensazioni, compresa quella di Mu?ammad, hanno avuto a loro vol-

ta come obiettivo la Rivelazione proclamata dal Qá’im. Lo scopo inti-

mo di questa Rivelazione, come di quelle che la precedettero, è stato

quello d’annunciare l’avvento della Fede di Colui Che Iddio Manife-

sterà. E questa Fede – la Fede di Colui Che Iddio manifesterà – a sua

volta, assieme alle Rivelazioni che la precedettero, ha per obiettivo la

Manifestazione destinata a succederle. E quest’ultima, non meno che

tutte le Rivelazioni precedenti, prepara la via per la Rivelazione che

dovrà seguire. Il corso del sorgere e del tramontare del Sole di Verità

continuerà così indefinitamente; un corso che non ha avuto principio

né avrà fine».

«Sappiate per certo» – spiega a questo proposito Bahá’u’lláh – «che

in ogni Dispensazione la luce della Rivelazione Divina è stata elargita

agli uomini in proporzione diretta della loro capacità spirituale. Con-

siderate il sole. Come sono deboli i suoi raggi al momento in cui esso

appare all’orizzonte; come gradatamente il suo calore e la sua potenza

aumentano via via ch’esso s’approssima allo zenit, rendendo possibile

nel frattempo a tutte le cose create di adattarsi alla crescente intensità

della sua luce: come declina gradatamente fino al punto in cui esso

scompare. Se dovesse manifestare improvvisamente le sue energie la-

tenti, indubbiamente danneggerebbe tutte le cose create... Nello stesso

modo, se il Sole di Verità rivelasse improvvisamente, ai primi stadi del-

la sua manifestazione, l’intera potenza che la provvidenza

dell’Onnipotente gli ha conferito, la terra della comprensione umana si

consumerebbe e sarebbe distrutta in quanto i cuori degli uomini non

potrebbero sostenere l’intensità della sua rivelazione né sarebbero ca-

paci di riflettere lo splendore della sua luce. Terrorizzati e sopraffatti

essi cesserebbero di esistere».

Alla luce di queste chiare e conclusive affermazioni è nostro preci-

puo dovere far sì che chiunque ricerchi la verità non abbia dubbi sul

fatto che dal «principio che non ha principio», i Profeti dell’Unico e in-

conoscibile Iddio, Bahá’u’lláh compreso, sono tutti canali della grazia

di Dio, esponenti della Sua unità, specchi della Sua luce, rivelatori dei

Suoi disegni, giacché hanno ricevuto la missione di svelare all’umanità

una quantità sempre crescente della Sua Verità, della Sua inscrutabile

volontà e della guida divina, e continueranno sino alla «fine che non ha

fine» a elargire rivelazioni sempre più complete e più possenti della

Sua infinita potenza e gloria.

Sarebbe conveniente meditare nei nostri cuori i seguenti passi di una

preghiera rivelata da Bahá’u’lláh, che vividamente affermano e ulte-

riormente attestano la realtà della grande ed essenziale verità racchiusa

nell’intimo del Suo Messaggio al genere umano: «Lode sia a Te, 0 Si-

gnore mio Dio, per le meravigliose rivelazioni del Tuo inscrutabile de-

creto e i molteplici mali e triboli che mi hai destinato. Una volta Tu mi

consegnasti nelle mani di Nimrod; un’altra permettesti alla sferza del

Faraone di perseguitarmi. Tu solo puoi misurare, grazie al Tuo sapere

onnisciente e all’azione della Tua volontà, le incalcolabili afflizioni che

ho sofferto per opera loro. Di nuovo mi gettasti nella cella degli empi

per nessun’altra ragione che l’essere stato mosso a sussurrare alle o-

recchie dei favoriti cittadini del Tuo regno un accenno della visione

che Tu, mercé la Tua sapienza, mi ispirasti rivelandomi il suo significa-

to col potere della Tua possanza. E di nuovo Tu decretasti ch’io fossi

decapitato dalla spada dell’infedele. E ancora io fui crocefisso per a-

ver svelato agli occhi degli uomini le gemme celate della Tua unità

gloriosa, per aver rivelato loro i segni meravigliosi del Tuo sovrano ed

eterno potere. Quante amare umiliazioni mi furono inflitte, in un’epoca

successiva, sul campo di Karbilá! Come mi sentii solo tra il Tuo popo-

lo; a quale stato di impotenza fui ridotto in quella terra! Non soddisfat-

ti di tali vituperi, i miei persecutori mi decapitarono e, portando la mia

testa impalata di terra in terra, l’esibirono allo sguardo della moltitu-

dine miscredente e la deposero sui seggi dei perversi e degli infidi.

Successivamente fui sospeso e il mio petto divenne bersaglio dei dardi

della maligna crudeltà dei miei nemici. Le mie membra furono crivella-

te di proiettili e il mio corpo squartato. E vedi finalmente come, in que-

sto giorno, i miei perfidi nemici si sono uniti in lega contro di me e co-

stantemente complottano per instillare il veleno dell’odio e della mali-

zia nelle anime dei Tuoi servi. Con tutta la loro potenza essi stanno or-

dendo il modo di portare a termine il loro proponimento... Per quanto

crudele sia la mia sorte, o Dio, mio Amatissimo, io rendo grazie a Te, e

il mio spirito Ti è grato per tutto ciò che mi è accaduto sul sentiero del

Tuo compiacimento. Sono pago per tutto ciò che Tu mi hai destinato e

benvenuti siano, ancorché terribili, le pene e i dolori che dovrò ancora

soffrire».
IL BÁB

Amatissimi amici! Che il Báb, Colui Che ha inaugurato la Dispensa-

zione Bábí, abbia pieno diritto al rango di una delle Manifestazioni di

Dio sufficiente a se stessa, sia stato investito di potere e d’autorità so-

vrani e goda di tutti i diritti e le prerogative di Profeta indipendente, è

altresì una verità fondamentale proclamata insistentemente nel Messag-

gio di Bahá’u’lláh e che i Suoi seguaci debbono incondizionatamente

sostenere. Che Egli non debba essere considerato soltanto quale ispirato

Precursore della Rivelazione Bahá’í, che nella Sua persona – come Egli

Stesso attesta nel Bayán Persiano – si sia compiuto lo scopo di tutti i

Profeti a Lui anteriori, è una verità che credo mio dovere dimostrare e

mettere in evidenza. Verremmo sicuramente meno al nostro dovere

verso la Fede che professiamo e violeremmo uno dei suoi sacri principî

basilari se, con le nostre parole e con la nostra condotta, esitassimo a ri-

conoscere ciò che implica questo principio fondamentale del credo ba-

há’í, o rifiutassimo di sostenerne senza riserve l’integrità e di dimo-

strarne la veridicità. Invero, il motivo principale che mi ha spinto ad as-

sumere il compito di tradurre e pubblicare l’immortale Narrazione di

Nabíl, è stato quello di render possibile ad ogni seguace della Fede in

Occidente di capire meglio e afferrare più facilmente le formidabili

conseguenze del Suo rango elevato e di ammirarLo e amarLo più ar-

dentemente.

Non v’è dubbio che la rivendicazione del duplice mandato conferito

al Báb dall’Onnipotente, una rivendicazione da Lui Stesso intrepida-

mente avanzata, da Bahá’u’lláh ripetutamente confermata e alla quale il

Testamento di ‘Abdu’l-Bahá ha infine dato la sua sanzione, costituisce

la caratteristica più distinta della Dispensazione Bahá'í; è una nuova

prova della sua unicità, un formidabile incremento della forza, della

misteriosa potenza e dell’autorità di cui questo santo ciclo è stato inve-

stito. In verità la grandezza del Báb consiste soprattutto non già nel fat-

to che Egli fu il Precursore divinamente designato di una così trascen-

dente Rivelazione, ma piuttosto nell’essere stato Egli Stesso investito

dei poteri inerenti all’iniziatore di una Dispensazione religiosa separata

ed aver levato lo scettro di Profeta indipendente più alto di quanto non

avesse fatto alcuno dei Messaggeri venuti prima di Lui.

La breve durata della Sua Dispensazione, il campo ristretto entro il

quale le Sue leggi e le Sue ordinanze hanno avuto il compito di operare

non forniscono alcun criterio che permetta di giudicare la Sua origine

divina e di misurare la potenza del Suo Messaggio. «Che un tempo così

breve» – spiega Bahá’u’lláh – «abbia separato questa potentissima Ri-

velazione dalla Mia precedente Rivelazione, è un segreto che nessun

uomo può capire, un mistero tale che nessuna mente può scandagliare.

La sua durata è stata preordinata e nessuna creatura umana potrà mai

scoprirne la ragione, a meno che, e fino a che, essa sia edotta del con-

tenuto del Mio Libro Celato». «Osservate» – spiega ancora Bahá’u’lláh

nel Suo Kitáb-i-Badí‘, uno dei Suoi scritti in cui confuta gli argomenti

delle genti del Bayán – «osservate come immediatamente dopo il com-

pimento del nono anno di questa meravigliosa, santa e misericordiosa

Dispensazione, il numero necessario di anime pure, interamente con-

sacrate e santificate, si sia completato nel più grande segreto».

I meravigliosi eventi che hanno annunciato l’avvento del Fondatore

della Dispensazione Bábí, le drammatiche circostanze della Sua vita

colma di avvenimenti, la miracolosa tragedia del Suo Martirio, il carat-

tere magico dell’influenza ch’Egli ha esercitato sui più eminenti e po-

tenti Suoi compatrioti, fatti a ciascuno dei quali ogni capitolo della

commovente Narrazione di Nabíl rende testimonianza, debbono essere

considerati in se stessi come prove sufficienti della validità del Suo di-

ritto a un rango tanto elevato tra i Profeti.

Per quanto smaglianti appaiano gli scritti che l’eminente cronista

della Sua vita ha voluto tramandare ai posteri, una sì luminosa narra-

zione impallidisce di fronte al risplendente tributo reso al Báb dalla

penna di Bahá’u’lláh, tributo vigorosamente sostenuto dallo Stesso Báb

con la chiara asserzione del Suo Titolo, mentre le testimonianze vergate

da ‘Abdu’l-Bahá ne hanno potentemente rafforzato il carattere e delu-

cidato il significato.

Dove mai se non nel Kitáb-i-Íqán, può lo studioso della Dispensa-

zione Bábí trovare quelle affermazioni che attestano senza possibilità di

smentita la forza e lo spirito che nessun uomo, che non sia una Manife-

stazione di Dio, può palesare? «Potrebbero tali cose» – esclama Ba-

há’u’lláh – «essere rese manifeste se non per il potere di una Rivela-

zione Divina e la potenza dell’invincibile Volere di Dio? Per la giusti-

zia di Dio! Se qualcuno potesse racchiudere nel proprio cuore una Ri-

velazione così grande, soltanto il pensiero di una tale dichiarazione lo

confonderebbe! Se i cuori di tutti gli uomini fossero riuniti nel suo cuo-

re, egli esiterebbe tuttavia ad avventurarsi in una così terribile impre-

sa». «Nessun occhio» – afferma Egli altrove – «ha mai mirato una così

grande effusione di munificenza, né alcun orecchio ha udito una Rive-

lazione di tale grazia amorosa... I Profeti “dotati di costanza”,

l’elevatezza e la gloria dei quali risplendono come il sole, furono ono-

rati ciascuno con un Libro che tutti hanno veduto e i cui versi sono sta-

ti debitamente verificati mentre i versi che fluirono da questa Nube di

divina misericordia sono stati così numerosi che nessuno è ancor stato

capace di calcolarne il numero... Come possono essi sminuire questa

Rivelazione? Ha qualche altra era testimoniato avvenimenti tanto si-

gnificativi e importanti?».

Commentando il carattere e l’influenza di quegli eroi e martiri che lo

spirito del Báb aveva così magicamente trasformato, Bahá'u'lláh rivela:

«Se questi compagni non sono i veri campioni di Dio, chi altro potreb-

be essere chiamato con questo nome?... Se questi compagni con tutte le

loro meravigliose testimonianze e opere miracolose sono falsi, chi è

degno allora di rivendicare per sé la verità?... Ha forse il mondo, dai

giorni di Adamo, assistito a un simile tumulto, a una agitazione si vio-

lenta?... Io penso che la pazienza sia stata rivelata soltanto per virtù

della loro saldezza, e la fedeltà generata solo dalle loro azioni».

Desiderando accentuare la sublimità del rango del Báb a paragone di

quello dei Profeti del passato, Bahá’u’lláh, nella stessa epistola, affer-

ma: «Nessuna mente può afferrare la natura della Sua Rivelazione, né

alcuna scienza può concepire l’intera misura della Sua Fede». E a con-

ferma di questo argomento, riporta le seguenti parole profetiche: «La

sapienza è di ventisette lettere. Tutto ciò che i Profeti hanno rivelato,

sono due lettere. Nessuno finora ha conosciuto più di queste due lette-

re; ma quando il Qá’im verrà Egli farà rivelare le altre venticinque let-

tere». «Guardate» – aggiunge – «quanto grande ed elevato è il Suo

rango! Esso eccelle quello di tutti i Profeti e la Sua Rivelazione tra-

scende la comprensione e l’intelligenza di tutti i loro eletti». «Della

Sua Rivelazione» – Egli aggiunge ancora – «i Profeti di Dio, i Suoi

Santi ed i Suoi eletti, o non sono stati edotti, o, in obbedienza

all’inscrutabile decreto di Dio, non lo hanno rivelato».

Di tutti i tributi che la penna infallibile di Bahá’u’lláh ha scelto per

rendere omaggio alla memoria del Báb, il Suo “Benamato”, il più me-

morabile e commovente è questo breve ma eloquentissimo passo, che

accresce enormemente il valore dei passi conclusivi della stessa episto-

la. «In mezzo ad essi» – scrive Egli riferendoSi alle prove dolorose e ai

pericoli che Lo circondavano nella città di Baghdád – «Noi, con la vita

in mano, siamo interamente rassegnati alla Sua Volontà, a che forse,

per amore e grazia di Dio, questa Lettera rivelata e manifesta (Ba-

há’u’lláh) possa donare la Sua propria vita quale olocausto sul sentie-

ro del Punto Primo, il Verbo più eccelso (Il Báb). Per Lui, al Cui co-

mando lo Spirito ha parlato! Se non fosse per questo agognar

dell’anima Nostra, non resteremmo un momento di più in questa città».

Amatissimi amici! Un elogio così risonante, un’asserzione così ardi-

ta sgorgata dalla penna di Bahá’u’lláh in un’opera di tale valore trovano

piena eco nel linguaggio che la Sorgente della Rivelazione Bábí scelse

per ammantare i titoli da Lui Stesso avanzati. «Io sono il Tempio Misti-

co» – in tal modo il Báb dichiara il Suo rango, nel Qayyúmu’l-Asmá’ –

«che la Mano dell’Onnipotenza ha eretto. Io sono la Lampada che il

Dito di Dio ha acceso nella sua nicchia facendola brillare di uno

splendore imperituro. Io sono la Fiamma di quella Luce superna che

brillò sul Sinai nel Sito felice, e giacque in mezzo al Roveto Ardente».

«O Qurratu’l-’Ayn!» – Egli nel riferirSi a Se Stesso esclama nello stes-

so commentario – «Non riconosco in Te altri che il “Grande Annun-

cio”, quell’Annuncio proclamato dalle schiere celesti. Attesto che con

questo nome coloro che circondano il Trono di Gloria Ti hanno sempre

conosciuto». «Con ognuno e con tutti i Profeti, che Noi abbiamo man-

dato sulla terra nel passato» – aggiunge più oltre – «abbiamo stabilito

un Patto separato che riguarda “il Ricordo di Dio” e il Suo Giorno.

Manifesti sono, nel Regno di gloria e grazie al potere della verità, il

“Ricordo di Dio” ed il Suo Giorno, innanzi agli occhi degli angeli che

roteano intorno al Suo Seggio di misericordia». «Se fosse Nostro vole-

re» – afferma Egli di nuovo – «è in Nostro potere costringere, in virtù

di una sola lettera della Nostra Rivelazione, il mondo e tutto quanto è

in esso a riconoscere, in meno di un batter d’occhio, la verità della No-

stra Causa».

«Io sono il Punto Primo» – dice il Báb rivolgendoSi allo Sháh

Mu?ammad, dalla prigione nella fortezza di Máh-kú – «dal Quale fu-

rono generate tutte le cose create... Io sono il Sembiante di Dio, lo

sfolgorio del Quale non potrà mai essere oscurato, la Luce di Dio il

Cui splendore non potrà mai estinguersi... Dio ha scelto di porre nella

Mia mano destra tutte le chiavi del cielo e nella Mia sinistra tutte le

chiavi dell’Inferno... Io sono uno dei pilastri di sostegno del Primo

Verbo di Dio. Chiunque ha riconosciuto Me, ha conosciuto tutto ciò

che è vero e retto e ha conseguito tutto ciò che e buono e piacevole...

La sostanza con cui Dio Mi ha creato, non è la creta con cui gli altri

sono stati formati. Egli Mi ha elargito ciò che i saggi della terra non

potranno mai conoscere, né i fedeli scoprire». «Se una formichetta» –

afferma caratteristicamente il Báb allo scopo di far risaltare l’innata po-

tenzialità latente nella Sua Dispensazione – «desiderasse in questo

giorno possedere il potere che la mettesse in condizione di districare i

passi più astrusi e sconcertanti del Corano, il suo desiderio sarebbe

senza dubbio esaudito, in quanto il mistero della potenza eterna vibra

nel più recondito essere del creato». «Se una creatura fosse incapace»

– è il commento di ‘Abdu’l-Bahá ad una tal sorprendente affermazione

– «può essere dotata di capacità così sottile, quanto più efficace

dev’essere il potere che si sprigiona dalle abbondanti effusioni della

grazia di Bahá’u’lláh»!

A queste autorevoli affermazioni e solenni dichiarazioni fatte da Ba-

há’u’lláh e dal Báb, bisogna aggiungere l’incontrovertibile testimo-

nianza di ‘Abdu’l-Bahá. Egli, l’Interprete designato dei Loro detti, con-

ferma, non con circonlocuzioni, ma con chiaro e netto linguaggio, tanto

nelle Sue Tavole quanto nel Suo Testamento, la verità delle afferma-

zioni cui ho già accennato.

In una Tavola indirizzata a un bahá’í del Mázindarán, in cui spiega il

significato errato di un’affermazione che Gli era stata attribuita circa il

sorgere del Sole della Verità in questo secolo, Egli espone brevemente,

ma in modo conclusivo, quella che deve restare per sempre la vera con-

cezione del rapporto tra le due Manifestazioni inerenti alla Dispensazio-

ne Bahá’í. «Affermando questo» – spiega Egli – «Io non avevo in mente

nessun altro che il Báb e Bahá'u'lláh, il carattere delle Cui Rivelazioni

era stato mio scopo delucidare. La Rivelazione del Báb può essere para-

gonata alla posizione del sole quando si trova al primo segno dello Zo-

diaco – l’Ariete – nel quale il sole entra nell’equinozio di primavera. Il

rango della Rivelazione di Bahá'u'lláh è, d’altra parte, rappresentato dal

segno del Leone, lo stadio culminante del sole d’estate. Con ciò si vuol

significare che questa santa Dispensazione è illuminata dalla luce del

Sole di Verità che risplende dal suo più eccelso stadio e in tutta la pie-

nezza del suo splendore, del suo calore e della sua gloria».

«Il Báb, l’Eccelso» – afferma più specificamente ‘Abdu’l-Bahá, in

un’altra Tavola – «è il Mattino di Verità, lo splendore della Cui Luce

brilla su tutte le regioni. Egli è anche l’Annunziatore della Più Grande

Luce, l’Astro di Abhá. La Bellezza Benedetta è il Promesso dei libri sa-

cri del passato, la rivelazione della Sorgente di luce che rifulse sul Si-

nai, il Cui fuoco brillo entro il Roveto Ardente. Noi, ognuno e tutti,

siamo servi alla loro soglia e stiamo come umili guardiani alla loro

porta». «Ogni prova e ogni profezia» – ammonisce Egli con ancor

maggior forza – «ogni specie di argomenti, siano essi basati sulla ra-

gione o sul testo delle scritture e delle tradizioni, devono essere consi-

derati come centrati nelle persone di Bahá'u'lláh e del Báb. In essi si

trova il loro completo adempimento».

E, finalmente, nelle Sue Ultime Volontà e Testamento, che racchiu-

dono i Suoi ultimi desideri e le Sue finali istruzioni, Egli, nel seguente

passo in cui volle ancora far piena luce sui principî direttivi della Fede

Bahá’í, pone il suggello alla Sua testimonianza sul duplice ed eccelso

rango del Báb: «Il fondamento del credo delle genti di Bahá (possa la

mia vita esser data per esse) è questo: il Santissimo Eccelso (il Báb) è

la Manifestazione dell’unità e dell’unicità di Dio ed e il Precursore

dell’Antica Bellezza (Bahá’u’lláh). La Santissima Bellezza d’Abhá (Ba-

há'u'lláh) (possa la mia vita essere offerta in olocausto per i Suoi amici

fedeli) è la Suprema Manifestazione di Dio, l’Alba della Sua più divina

Essenza». «Tutti gli altri» – Egli aggiunge significativamente – «sono

Suoi servi ed operano per Suo comando».
‘ABDU’L-BAHÁ

Amatissimi amici! Nelle pagine che precedono mi sono avventurato

a tentare una presentazione di quelle verità che credo fermamente esse-

re implicite nelle affermazioni di Colui Che è la Sorgente della Rivela-

zione Bahá’í. Ho altresì cercato di dissipare quei dubbi che possono

sorgere alla mente di chi contempli un così sovrumano manifestarsi

della gloria di Dio. Mi sono sforzato di spiegare il significato della di-

vinità di cui deve essere investito Colui Che è lo strumento di propaga-

zione di un’energia tanto misteriosa. Ho anche cercato di spiegare come

meglio ho potuto che il Messaggio, che un Essere tanto grande ha avuto

per compito da Dio di commettere al genere umano in quest’èra, rico-

nosce l’origine divina e conferma i principî essenziali di tutte le Di-

spensazioni inaugurate dai Profeti del passato, restando indissolubil-

mente legato a ciascuna di esse. Ho anche sentito la necessità di sottoli-

neare il fatto che l’Autore di una tale Fede Che disconosce il diritto alla

definitività sostenuto invece dai capi delle varie denominazioni, l’ha

negata, nonostante la vastità della Sua Rivelazione, anche nei riguardi

di Se Stesso. Che il Báb, nonostante la breve durata della Sua Dispen-

sazione, debba essere tenuto in conto, anzitutto non già di Precursore

designato dalla Fede Bahá’í, ma di Uno investito di quell’in-divisibile

autorità assunta da ognuno dei Profeti indipendenti del passato, mi è

parso uno dei principî basilari che è estremamente desiderabile chiarire

allo stadio attuale d’evoluzione della nostra Causa.

Credo fermamente che sia necessario tentare ora di illuminare le no-

stre menti a proposito del rango occupato da ‘Abdu’l-Bahá e del signi-

ficato della Sua posizione in questa santa Dispensazione. Sarebbe inve-

ro difficile per noi, ancora tanto vicini ad una figura così possente ed

attratti dal misterioso potere di una personalità tanto magnetica, conse-

guire una chiara ed esatta comprensione del ruolo e del carattere di Co-

lui Che adempie ad un’incomparabile funzione, non soltanto nella Di-

spensazione di Bahá’u’lláh, ma nell’intero arco della storia religiosa.

Per quanto agisca in una sfera tutta Sua, che appartiene a un rango as-

solutamente diverso da quello dell’Autore e del Precursore della Rive-

lazione Bahá'í, Egli, in virtù dello stadio destinatoGli da Bahá’u’lláh

nel Suo Patto, forma insieme con Essi (così possiamo definirle) le Tre

Figure Centrali di una Fede che resta senza uguali nella storia spirituale

del mondo. Egli sovrasta, congiunto a Loro, i destini di questa giovane

Fede di Dio da un livello che nessun individuo o corpo costituito, pre-

posti dopo di Lui all’amministrazione delle necessita della Fede, po-

tranno mai sperare di raggiungere in un periodo non inferiore a ben

mille anni. Sminuire questo rango elevatissimo, considerando la Sua

posizione a un dipresso equivalente a quella di coloro sui quali è ora

caduto il manto della Sua autorità, sarebbe atto di empietà tanto grave

quanto il non meno eretico pensiero che tendesse a innalzarLo allo sta-

dio di assoluta uguaglianza sia con la Figura centrale sia con il Precur-

sore della nostra Fede: per quanto ampio sia infatti il divario che separa

‘Abdu’l-Bahá da Colui Che è la Sorgente di una Rivelazione indipen-

dente, essa non potrà mai essere comparato all’immensa distanza che

s’interpone tra Colui Che è il Centro del Patto e i Suoi ministri designa-

ti a proseguire la Sua opera, qualunque siano i loro nomi, i loro ranghi,

le loro funzioni e le opere future ch’essi compiranno. Coloro che hanno

conosciuto ‘Abdu’l-Bahá, e che, grazie al loro contatto con la Sua ma-

gnetica personalità, sono giunti a nutrire per Lui si fervente ammirazio-

ne, meditino alla luce di quest’affermazione sulla grandezza di Quei

Che è tanto più elevato di rango di Lui.

Che ‘Abdu’l-Bahá non sia una Manifestazione di Dio e che, benché

successore di Suo Padre, Egli non occupi una posizione affine alla Sua,

quale nessun altro tranne che il Báb e Bahá’u’lláh potrà mai reclamare

prima che siano trascorsi ben mille anni, sono verità che troviamo radi-

cate nelle parole specifiche del Fondatore della nostra Fede e

dell’Interprete dei Suoi insegnamenti.

«Chiunque rivendichi una Rivelazione diretta di Dio prima dello

spirare di mille anni» – ammonisce Bahá’u’lláh nel Kitáb-i-Aqdas – «è

un mendace impostore. Noi preghiamo Dio d’aiutarlo con la Sua mise-

ricordia a ritrattare e rinnegare tale vanto. Se dovesse egli pentirsi,

Dio lo perdonerebbe certamente. Se dovesse invece persistere

nell’errore, Iddio manderebbe senza dubbio uno che lo tratterebbe sen-

za misericordia. Terribile è davvero Iddio nel punire!». «E chiunque» –

Egli soggiunge con maggior forza – «interpreti questo versetto in modo

diverso dal suo ovvio significato, sarebbe privato dello spirito di Dio e

della Sua Misericordia che abbraccia tutto il creato». «E se apparisse

un uomo» – dice in un’altra affermazione conclusiva – «prima d’un

lasso di tempo non inferiore a mille anni (ogni anno è di dodici mesi

secondo il Corano e di diciannove mesi, ciascuno di diciannove giorni,

secondo il Bayán), e rivelasse ai vostri occhi tutti i segni di Dio, ripu-

diatelo senza esitazione alcuna!».

Le dichiarazioni di ‘Abdu’l-Bahá, nel confermare questo avverti-

mento, non sono meno forti e definite: «Quest’è» – Egli dichiara – «la

mia ferma e la mia incrollabile convinzione, l’essenza della mia cre-

denza esplicita e palese, convinzione e credenza che gli abitatori del

Regno di Abhá condividono interamente: la Bellezza Benedetta è il So-

le di Verità, e la Sua luce è la luce della verità... Il mio grado e quello

di servitù, una servitù completa, pura e reale, saldamente stabilita, du-

revole, evidente, esplicitamente rivelata e soggetta a nessun’altra in-

terpretazione... Io sono l’Interprete della Parola di Dio; tale è la mia

spiegazione».

Non ha ‘Abdu’l-Bahá nel Suo Testamento, con un tono e un lin-

guaggio tali da confondere i più inveterati trasgressori del Patto di Suo

Padre, tolta di mano l’arma principale a coloro che si sono a lungo e

persistentemente adoperati per imputarGli la colpa d’aver tacitamente

voluto rivendicare per Sé il medesimo rango, se pur non uno superiore,

di Bahá’u’lláh? «Il fondamento del credo della gente di Bahá è questo»

– afferma uno dei passi più poderosi di quest’ultimo documento lascia-

to a rammentare in perpetuo le direttive e i consigli di un Maestro

scomparso – «Il Santissimo Eccelso (il Báb) è la Manifestazione

dell’unità e dell’unicità di Dio ed è il Precursore dell’Antica Bellezza.

La Santissima Bellezza di Abhá (Bahá’u’lláh) (possa la mia vita essere

un olocausto per i Suoi amici fedeli) è la suprema Manifestazione di

Dio, l’Alba della Sua più divina Essenza. Tutti gli altri sono Suoi servi

ed operano secondo i Suoi comandi».

Da queste dichiarazioni così chiare ed esplicite – incompatibili come

esse sono con l’asserzione di un diritto al rango di Profeta – non dob-

biamo per nulla intendere che ‘Abdu’l-Bahá è soltanto uno dei servitori

della Bellezza Benedetta, o tutt’al più un personaggio le cui funzioni

siano limitate al compito di interprete autorizzato degli insegnamenti di

Suo Padre. Lungi sia da me l’idea di nutrire un simile pensiero o il de-

siderio di istillare tali sentimenti. ConsiderarLo in questa luce significa

palesemente tradire l’inestimabile retaggio legato da Bahá'u'lláh

all’umanità. Smisuratamente esaltato è il rango che Gli è stato assegna-

to dalla Suprema Penna al disopra e oltre le induzioni che si traggono

dalle Sue dichiarazioni scritte. Sia nel Kitáb-i-Aqdas, la più poderosa e

sacra delle opere di Bahá’u’lláh, sia nel Kitáb-i-‘Ahd, il Libro del Suo

Patto, o nella Súriy-i-Ghu?n (Tavola del Ramo), i riferimenti vergati

dalla penna di Bahá’u’lláh – affermazioni potentemente rafforzate dalle

Tavole di Suo Padre a Lui indirizzate – investono ‘Abdu’l-Bahá di un

potere tale e Lo circondano di una tale aureola di luce che la presente

generazione non potrà mai adeguatamente apprezzare.

Egli è, e deve essere per sempre considerato, prima e soprattutto, il

Centro e il Perno dell’incomparabile e onnicomprensivo Patto di Ba-

há’u’lláh, l’opera Sua più eccelsa, lo Specchio immacolato della Sua

luce, l’Esempio perfetto dei Suoi insegnamenti, l’infallibile Interprete

della Sua Parola, l’incarnazione d’ogni ideale e di ogni virtù bahá'í, il

più Possente Ramo germogliato dall’Antica radice, il Braccio della

Legge di Dio, l’Essere «intorno al Quale gravitano tutti i nomi», la

Molla principale dell’unità del Genere Umano, il Vessillo della più

Grande Pace, la Luna dell’Astro Centrale di questa santissima Dispen-

sazione, titoli e nomi che sono impliciti e trovano la loro più vera, la lo-

ro più alta e migliore espressione nel magico nome di ‘Abdu’l-Bahá.

Egli è, al di sopra e al di là di questi appellativi, il “Mistero di Dio”, de-

signazione che lo Stesso Bahá’u’lláh ha scelto per Lui e che, mentre

non ci giustifica in alcun modo nell’assegnarGli il rango di Profeta, in-

dica come nella persona di ‘Abdu’l-Bahá le caratteristiche incompatibi-

li della natura umana e del sapere e della perfezione sovrumana si siano

fuse e armonizzate in modo perfetto.

«Quando l’oceano della Mia presenza sarà svanito e il Libro della

Mia Rivelazione sarà completato» – proclama Bahá’u’lláh nel Kitáb-i-

Aqdas – «volgete i vostri visi verso Colui Che è destinato da Dio e Che

è germogliato da questa Antica Radice». E ancora: «Quando la Mistica

Colomba avrà spiccato il volo dal suo Santuario di Lode e avrà cercato

la sua lontanissima meta, la sua celata dimora, rivolgetevi, per qua-

lunque cosa non comprendiate del Libro, a Colui Che sbocciò da que-

sto Ceppo possente».

Nel Kitáb-i-‘Ahd, Bahá’u’lláh altresì dichiara esplicitamente e so-

lennemente: «Incombe agli Aghsán, agli Afnán e ai Miei congiunti di

volgere, ciascuno e tutti, il volto verso il Più Possente Ramo. Conside-

rate quello che Noi abbiamo rivelato nel Nostro Libro Più Sacro:

“Quando l’Oceano della Mia presenza sarà svanito ed il Libro della

Mia Rivelazione sarà completato, volgete il volto verso Colui Che fu

destinato da Dio e Che è germogliato da questa Antica Radice”.

L’oggetto di questo sacro versetto non è altro che il Più Possente Ramo

(‘Abdu’l-Bahá). Così Noi vi abbiamo benignamente rivelato la Nostra

Possente Volontà, e Io sono in verità il Misericordioso, l’Onnipotente».

Nella Súriy-i-Ghu?n (Tavola del Ramo), si trovano i seguenti versetti:

«Dal Sadratu’l-Muntahá è germogliato questo Essere sacro e glorioso,

questo Ramo di Santità; beato colui che ha cercato il Suo rifugio e dimo-

ra alla Sua ombra. In verità il Braccio della Legge di Dio è sorto da

questa Radice che Dio ha saldamente piantata nel Suolo della Sua Vo-

lontà, e il Cui Ramo s’è innalzato tanto da abbracciare tutto il creato.

Sia dunque Egli magnificato per quest’Opera sublime, benedetta, pos-

sente, eccelsa!... Una parola fu profferita quale pegno della Nostra gra-

zia, dalla Tavola Più Grande – una Parola che Dio ha adornata con

l’ornamento del Suo Io, facendola sovrana sulla terra e su tutto quanto

essa contiene e segno della Sua grandezza e del Suo potere tra i popoli...

Rendete grazie a Dio, o genti, per la Sua venuta, poiché, in verità, Egli è

il più grande Favore a voi concesso, la più perfetta munificenza a voi e-

largita e per Suo mezzo ogni osso putrescente e vivificato. Chiunque si

volga a Lui, si volge a Dio, chiunque si allontana da Lui, si allontana

dalla Mia Bellezza, ripudia la Mia Prova e Mi ha trasgredito. Egli è Fi-

duciario di Dio fra voi, Colui Che Dio vi ha affidato, la Sua manifesta-

zione fra voi, il Suo sembiante fra i Suoi servi favoriti... Noi Lo abbiamo

inviato in terra nella forma di tempio umano. Benedetto e santificato sia

il Signore Che creò quel ch’Egli vuole per mezzo del Suo inviolabile e

infallibile decreto. Coloro che si privano dell’ombra del Ramo sono

smarriti nel deserto dell’errore, si consumano alla fiamma di desideri

mondani e sono di quelli che sicuramente periranno».

«0 Tu Che sei la pupilla dei Miei occhi» – scrive di Suo pugno Ba-

há’u’lláh, rivolgendoSi ad ‘Abdu’l-Bahá – «la Mia gloria, l’oceano del

Mio infinito amore, il sole della Mia misericordia, il paradiso della

Mia grazia si posino su Te. Noi preghiamo Iddio di illuminare il mondo

con il Tuo sapere e la Tua saggezza e disporre per Te ciò che rallegre-

rà il Tuo cuore e consolerà i Tuoi occhi». «La gloria di Dio scenda su

Te» – scrive Egli in un’altra Tavola – «e su chiunque Ti serve e Ti gra-

vita intorno. Male, grande male si abbatta su chi Ti contrasta e Ti nuo-

ce. Felice colui che Ti giura fedeltà; il fuoco dell’inferno tormenti colui

che Ti è nemico». «Noi abbiamo fatto di Te un rifugio per tutto il gene-

re umano» – ancora in un’altra Tavola Egli afferma – «uno scudo per

tutti coloro che sono in cielo e sulla terra, una fortezza per chiunque

abbia creduto in Dio, l’Incomparabile, l’Onnisciente. Dio conceda di

proteggerli per Tuo mezzo, di arricchirli e di sorreggerli, possa Egli

ispirarTi ciò che sarà fonte di ricchezza per tutte le cose create, oceano

di generosità per tutti gli uomini e alba della misericordia per tutti i

popoli».

«Tu sai, o mio Dio» – supplica Bahá’u’lláh in una preghiera rivelata

in onore di ‘Abdu’l-Bahá – «che Io desidero per Lui niente altro da quel

che Tu desiderasti, e che ho scelto Lui per non altro fine se non quello

che Tu destinasti per Lui. Fa quindi ch’Egli sia vittorioso mercé le Tue

milizie celesti e terrestri... Ti scongiuro, per l’ardore del Mio amore per

Te e del Mio desio di manifestare la Tua Causa, disponi per Lui e per

coloro che Lo amano ciò che Tu destinasti ai Messaggeri e ai Fiduciari

della Tua Rivelazione. In verità, sei l’Onnipotente, il Potentissimo».

In una lettera dettata da Bahá’u’lláh e indirizzata dal Suo amanuense

Mírzá Áqá Ján ad ‘Abdu’l-Bahá, mentre Egli era a Beirut, leggiamo:

«Lode sia a Chi ha onorato la terra di Bá (Beirut) con la presenza di

Colui intorno al Quale gravitano tutti i nomi. Tutti gli atomi della terra

hanno annunciato a tutte le cose create che da dietro la porta della Cit-

tà-prigione è apparso, e sopra il suo orizzonte brilla, l’Astro della bel-

lezza del Grande, del più Possente Ramo di Dio – il Suo Mistero antico

ed immutabile – che Si reca verso un’altra terra. L’afflizione si è ab-

battuta quindi su questa Città-prigione mentre un’altra terra gioisce...

Benedetto, doppiamente benedetto, è il suolo che i Suoi piedi hanno

calcato, l’occhio che è stato rallegrato dalla bellezza del Suo sembian-

te, l’orecchio che è stato onorato d’ascoltare il Suo appello, il cuore

che ha gustato la dolcezza del Suo amore, il petto che si è dilatato al

ricordo di Lui, la penna che ha proclamato la Sua lode, la pergamena

che ha portato testimonianza dei Suoi scritti».

Nel confermare l’autorità che Bahá’u’lláh Gli aveva conferito, ‘Ab-

du’l-Bahá fa la seguente affermazione: «Secondo un esplicito testo del

Kitáb-i-Aqdas, Bahá'u'lláh ha fatto del Centro del Patto l’Interprete

della Sua Parola – un Patto così saldo e così possente che, dal princi-

pio del tempo fino ad oggi, nessuna Dispensazione religiosa ne ha pro-

dotto uno simile».

Per quanto esaltato sia il rango di ‘Abdu’l-Bahá e molteplici le lodi

con cui in questi Libri sacri e in queste Tavole Bahá’u’lláh ha glorifica-

to Suo figlio, questa distinzione così unica non deve far pensare ch’essa

conferisca a Colui Che ne beneficia il diritto a un rango identico o e-

quivalente a quello di Suo Padre – la Manifestazione.

Il dare un’interpretazione simile a qualcuno dei passi citati sarebbe,

per ovvie ragioni, mettersi immediatamente in contrasto con le non me-

no chiare e autentiche asserzioni ed avvertimenti dei quali ho già riferi-

to. In verità, come ho già affermato, coloro che sopravvalutano il grado

di ‘Abdu’l-Bahá sono altrettanto riprovevoli e hanno commesso ugual

male di quelli che lo minimizzano: e ciò perché, insistendo nel trarre

dagli scritti di Bahá’u’lláh inesatte deduzioni, finiscono inavvertita-

mente per giustificare le false accuse del nemico, fornendogli continue

argomentazioni per le sue ingannevoli affermazioni.

Sento quindi la necessità di dichiarare senza equivoci o esitazioni

che né nel Kitáb-i-Aqdas né nel Libro del Patto di Bahá’u’lláh, e nem-

meno nella Tavola del Ramo, o in qualsiasi altra Tavola, sia essa rivela-

ta da Bahá’u’lláh o da ‘Abdu’l-Bahá, si trova la benché minima auto-

rizzazione a sostenere l’opinione della così detta «unità mistica» di Ba-

há’u’lláh e di ‘Abdu’l-Bahá, o a identificare Questi con Suo Padre o

con qualsiasi altra Manifestazione precedente. Tale errata concezione

può in parte essere ascritta all’interpretazione assolutamente bizzarra di

certi termini o di certi passi della Tavola del Ramo, e all’introduzione

nella sua traduzione inglese di alcune parole non esistenti, ingannevoli,

o ambigue nella loro accezione. Essa è, senza dubbio, basata principal-

mente sopra una deduzione del tutto ingiustificabile di alcuni brani ini-

ziali di una Tavola di Bahá’u’lláh, estratti della quale appaiono nelle

«Scritture bahá’í», precedendo immediatamente detta Tavola del Ramo,

ma senza farne parte. Dev’essere reso ben chiaro a chiunque legga que-

gli estratti che l’espressione «la Lingua dell’Antico» non allude ad altri

che a Dio; che il termine «Il più Grande Nome» si riferisce ovviamente

a Bahá’u’lláh e che il «Patto» al quale si accenna, non è già il Patto

specifico di cui Bahá’u’lláh è l’Autore e ‘Abdu’l-Bahá il Centro, ma

quel Patto generale che, secondo gli insegnamenti bahá’í, Iddio Stesso

invariabilmente stabilisce col genere umano ogni qual volta Egli inau-

gura una nuova Dispensazione. «La lingua» che «dà» – com’è afferma-

to in quegli estratti – le «buone novelle» non è altri che la Voce di Dio

nei riguardi di Bahá’u’lláh e non la voce di Bahá'u'lláh nei riguardi di

‘Abdu’l-Bahá.

Il sostenere, inoltre, che l’affermazione «Egli è Me Stesso», invece

di significare la mistica unità di Dio e delle Sue Manifestazioni, com’è

spiegato nel Kitáb-i-Íqán, stabilisca l’identità di Bahá'u'lláh con ‘Ab-

du’l-Bahá, costituirebbe una vera e propria violazione del reiterato

principio dell’unicità delle Manifestazioni di Dio, un principio che

l’Autore di questi stessi estratti sta cercando implicitamente di mettere

in evidenza.

Esso apporterebbe un ritorno a quelle irrazionali e superstiziose cre-

denze che gradatamente si insinuarono nel primo secolo dell’era cri-

stiana negli insegnamenti di Gesù Cristo e che, cristallizzandosi in

dogmi accettati, hanno nociuto all’efficacia e offuscato i fini della Fede

Cristiana.

«Io affermo» – scrive ‘Abdu’l-Bahá nel Suo commento alla Tavola

del Ramo – «che il vero significato, il valore reale, l’intimo segreto di

questi versetti, di queste precise parole, è il mio servigio alla sacra So-

glia della Bellezza di Abhá, il completo annientamento di me stesso, la

mia assoluta inesistenza innanzi a Lui. Questa è la mia risplendente

corona, il mio ornamento più prezioso. Di questo m’inorgoglisco nel

regno della terra e del cielo. Di esso mi glorio nella compagnia dei fa-

voriti»! «Non è permesso ad alcuno» – Egli ammonisce nel passo che

immediatamente segue – «di dare a questi versetti alcun’altra interpre-

tazione». «Io sono» – Egli afferma allo stesso fine – «secondo i testi

espliciti del Kitáb-i-Aqdas e del Kitáb-i-‘Ahd, l’Interprete manifesto

della parola di Dio... Chi devia dalla mia interpretazione, è vittima del-

la sua fantasia».

Ancora, le inevitabili deduzioni dalla credenza che l’identità

dell’Autore della nostra Fede sia la stessa di Colui Che è il Centro del

Suo Patto porrebbe ‘Abdu’l-Bahá in una posizione superiore a quella

del Báb, il che s’oppone al principio fondamentale, benché non ancora

universalmente riconosciuto, di questa Rivelazione. E ciò giustifiche-

rebbe anche l’accusa con la quale, durante l’intero ministero di ‘Ab-

du’l-Bahá, i violatori del Patto hanno tentato di avvelenare le menti e

sovvertire la comprensione dei leali seguaci di Bahá’u’lláh.

Sarebbe più corretto e in armonia coi principî stabiliti da Bahá’u’lláh

e dal Báb, se invece di sostenere questa fittizia identità nei rispetti di

‘Abdu’l-Bahá, considerassimo il Precursore e il Fondatore della nostra

Fede identici nella loro realtà, verità, questa, che il testo della Súratu’l-

Haykal afferma in modo indubbio. «Se il Punto Primo (il Báb) fosse

stato altri che Me, come voi pretendete» – è l’esplicita affermazione di

Bahá’u’lláh – «e fosse giunto alla Mia presenza, in verità Egli non a-

vrebbe mai permesso a Se Stesso di separarSi da Me, ma piuttosto Noi

Ci saremmo deliziati a vicenda nei Miei Giorni». «Colui Che ora pro-

nuncia la Parola di Dio» – afferma di nuovo Bahá’u’lláh – «non è altri

che il Punto Primo Che di nuovo è stato manifestato». «Egli è» – così

Si riferisce a Se Stesso in una Tavola indirizzata a una delle Lettere del

Vivente – «lo Stesso Che apparve nell’anno sessanta (l260 dell’Egira).

Questo, in verità, è uno dei Suoi possenti segni». «Chi» – Egli implora

nella Súriy-i-Damm – «si leverà ad assicurare il trionfo della Bellezza

Prima (il Báb) rivelata nel Sembiante della Sua Manifestazione succes-

siva?». RiferendoSi alla Rivelazione proclamata dal Báb, Egli la carat-

terizza come «la Mia propria Manifestazione antecedente».

Che ‘Abdu’l-Bahá non è una Manifestazione di Dio; ch’Egli riceve

la Sua Luce, la Sua ispirazione e il Suo sostentamento direttamente dal-

la Sorgente della Rivelazione Bahá'í; che riflette, sia pur come Spec-

chio terso e perfetto, i raggi della gloria di Bahá'u'lláh e che non pos-

siede innata l’indefinibile realtà che tutto pervade, il cui esclusivo ap-

pannaggio è il marchio del Profeta; che le Sue Parole non sono uguali

in rango, pur possedendo una validità uguale ai detti di Bahá'u'lláh;

ch’Egli non dev’essere acclamato quale il ritorno di Gesù Cristo, il Fi-

glio Che verrà «nella Gloria del Padre»: sono verità che trovano mag-

giore giustificazione e vengono vieppiù rafforzate dalle seguenti dichia-

razioni che ‘Abdu’l-Bahá rivolse ad alcuni seguaci d’America e con le

quali posso ben concludere questo capitolo: «Voi avete scritto che è

sorta una divergenza tra i credenti nei riguardi della “Seconda Venuta

di Cristo”. Dio Mio! Tante volte tale questione è sorta, e la risposta

data con irrefutabile chiarezza dalla penna di ‘Abdu’l-Bahá spiega che

coloro che si vogliono significare nelle profezie con il Signore delle

Schiere e il Cristo Promesso sono la Perfezione Benedetta (Ba-

há’u’lláh) e il Santissimo Eccelso (il Báb)». «Il mio nome è ‘Abdu’l-

Bahá. La mia qualifica è ‘Abdu’l-Bahá. La mia realtà è ‘Abdu’l-Bahá.

La mia lode è ‘Abdu’l-Bahá. La mia schiavitù alla Perfezione Benedet-

ta è il mio fulgido e glorioso diadema e il servire l’intera razza umana,

la mia religione perpetua... Nessun nome, nessun titolo, nessun onore,

nessun elogio ho né vorrò avere mai, tranne che ‘Abdu’l-Bahá. Questo

è il mio desio. Questa è la mia più grande brama. Questa è la mia vita

eterna. Questa è la mia gloria imperitura».
L’ORDINE AMMINISTRATIVO

Amatissimi fratelli in ‘Abdu’l-Bahá! Con l’ascensione di Bahá'u'l-

láh, la Stella mattutina della Guida Divina che, come era stato predetto

da Shaykh A?mad e da Siyyid Ká?im, era sorta a Shíráz e, proseguendo

il suo corso verso l’Occidente, era giunta al suo zenit ad Adrianopoli,

tramontava finalmente dietro l’orizzonte di ‘Akká, per non risorgere

prima di un completo ciclo di mille anni. Il tramonto di un Astro così

fulgido portava definitivamente a termine il periodo della Divina Rive-

lazione, la fase iniziale più vivificatrice dell’èra bahá’í. Inaugurato dal

Báb e culminato in Bahá'u'lláh, predetto e celebrato dall’intera Compa-

gnia dei Profeti di questo grande ciclo profetico, tale periodo è stato ca-

ratterizzato, ad eccezione del breve intervallo che corre tra il martirio

del Báb e le terribili esperienze di Bahá’u’lláh nel Síyáh-Chál di

?ihrán, da circa cinquant’anni di Rivelazione continua e progressiva:

un lasso di tempo che, per la sua durata e per la sua fecondità, deve es-

sere considerato senza uguali nell’intero arco della storia spirituale del

mondo.

Il trapasso di ‘Abdu’l-Bahá segna d’altro canto il chiudersi dell’Età

Apostolica ed Eroica della stessa Dispensazione, quel periodo iniziale

della nostra Fede il cui splendore non sarà mai uguagliato ne tanto me-

no eclissato dalla magnificenza che pur onorerà le future vittorie della

Rivelazione di Bahá’u’lláh. Né le opere compiute dai maestri costrutto-

ri delle presenti istituzioni bahá’í, infatti, né gli strepitosi trionfi che gli

eroi della sua Età Aurea conseguiranno nei giorni da venire, potranno

mai essere paragonati o inclusi nella stessa categoria delle opere mera-

vigliose legate ai nomi di coloro che le hanno dato vita e ne posero le

pristine fondamenta. La prima fase dell’èra bahá'í, quella creativa, in

forza della propria natura, deve stare al di sopra e occupare un posto

speciale rispetto al periodo formativo nel quale siamo entrati e all’età

aurea che è destinata a succederle.

Di ‘Abdu’l-Bahá, Che incarna un’istituzione che non ha parallelo in

alcun sistema religioso riconosciuto nel mondo, può dirsi che abbia

chiuso l’Èra alla quale Egli Stesso appartenne e aperto quella nella qua-

le noi ora operiamo. Le Sue Ultime Volontà e Testamento devono per-

ciò essere considerati come il perpetuo e indissolubile legame che la

mente di Colui Che è il Mistero di Dio ha concepito per assicurare la

continuità delle tre ère che costituiscono le parti componenti la Dispen-

sazione Bahá’í. Il periodo in cui il seme della Fede ha lentamente ger-

mogliato si trova così intrecciato tanto con l’era destinata a testimo-

niarne la fioritura, quanto con quella successiva in cui il medesimo se-

me produrrà il suo frutto d’oro.

Le energie creative generate dalla Legge di Bahá'u'lláh, permeando

la mente di ‘Abdu’l-Bahá e in essa evolvendosi, hanno prodotto per lo-

ro stesso impulso e mutua azione uno Strumento che può esser conside-

rato come la Carta del Nuovo Ordine Mondiale, ad un tempo gloria e

promessa di questa grandiosa Dispensazione. Possiamo ben acclamare

un tal Testamento come l’inevitabile progenie risultante dalla mistica

unione che intercorse tra Colui Che impartì l’influsso generatore del

Suo divino scopo e Colui Che ne fu veicolo ed eletto depositario. Es-

sendo Figlio del Patto – Erede sia dell’Iniziatore sia dell’Interprete del-

la Legge di Dio – il Testamento di ‘Abdu’l-Bahá non potrà mai essere

separato né da Colui Che gli diede l’impulso originario e causante, né

da Colui Che definitivamente lo concepì. L’imperscrutabile intenzione

di Bahá'u'lláh – dobbiamo sempre tenerlo presente – è stata così com-

pletamente trasfusa nella condotta di ‘Abdu’l-Bahá, e i loro movimenti

sono stati così intimamente amalgamati, che il solo tentativo di scindere

gl’insegnamenti del Primo da un qualsiasi sistema che l’Esempio ideale

di quegli stessi insegnamenti avesse stabilito, equivarrebbe a ripudiare

una delle più sacre e basilari verità della Fede.

L’Ordine Amministrativo, che fin dall’Ascensione di ‘Abdu’l-Bahá,

si è evoluto e va prendendo forma sotto i nostri stessi occhi in non me-

no di quaranta Paesi del mondo, può essere considerato come la cornice

del Testamento stesso, l’inviolabile fortezza in cui questo nuovo essere

è nutrito e si sviluppa. Man mano che si espande e si consolida, tale

Ordine Amministrativo manifesterà senza dubbio le energie latenti e ri-

velerà appieno tutte le implicite conseguenze di questo importantissimo

Documento, la straordinaria espressione della Volontà di Una delle più

notevoli Figure della Dispensazione di Bahá’u’lláh. Esso – allorché le

sue parti costituenti, le sue organiche istituzioni cominceranno a fun-

zionare con efficacia e vigore – affermerà i suoi pregi e dimostrerà la

sua capacita d’essere considerato non solo il nucleo, ma altresì il vero e

proprio modello del Nuovo Ordine Mondiale, destinato ad abbracciare,

nella pienezza dei tempi, l’intera umanità.

È bene a questo proposito notare come quest’Ordine Amministrativo

sia fondamentalmente diverso da ogni altra cosa stabilita nel passato da

qualsiasi altro Profeta, in quanto Bahá’u’lláh Stesso ne ha rivelato i

principi, fondato le istituzioni, nominato la persona per interpretare la

Sua Parola e conferito la necessaria autorità al corpo designato a inte-

grare e applicare le Sue ordinanze legislative. In ciò sta il segreto del

suo potere, la sua distinzione fondamentale e la garanzia contro ogni

disintegrazione e scisma. In nessuna delle scritture di qualsiasi sistema

religioso del mondo, nemmeno negli scritti dell’Iniziatore della Dispen-

sazione Bábí, troviamo disposizioni che stabiliscano un patto o forni-

scano un ordine amministrativo paragonabili in portata e autorità a

quelle che stanno alla base della Dispensazione Bahá’í. Prendendo ad

esempio in esame due fra le più diffuse e preminenti fra le religioni

mondiali, possono il Cristianesimo e l’Islám offrire qualcosa che ugua-

gli o possa considerarsi equivalente al Patto di Bahá’u’lláh e al Testa-

mento di ‘Abdu’l-Bahá? Conferiscono forse i testi del Vangelo o del

Corano sufficiente autorità a quei capi o a quei consigli che si arrogano

il diritto e assumono la funzione d’interpreti delle loro sacre scritture, e

amministrano gli affari delle loro rispettive comunità? Potrebbero Pie-

tro, capo riconosciuto degli Apostoli, o l’Imám ‘Alí, cugino e legittimo

successore del Profeta, produrre, in appoggio del primato del quale era-

no stati investiti, affermazioni scritte ed esplicite da parte rispettiva-

mente di Cristo e di Mu?ammad tali da tacitare chi, sia fra i loro con-

temporanei sia fra i posteri, hanno ripudiato la loro autorità e precipita-

to con le loro azioni gli scismi, che tutt’oggi permangono? Dove, pos-

siamo ben chiedere, si può trovare fra i detti di Gesù Cristo a proposito

della successione o d’un insieme di leggi specifiche e di ben definiti

ordinamenti amministrativi, distinti dai principî puramente spirituali,

qualcosa che rassomigli alle dettagliate ingiunzioni, leggi e ammoni-

menti che abbondano nei detti autentici sia di Bahá’u’lláh sia di ‘Ab-

du’l-Bahá? Può un qualsiasi passo del Corano, che per quanto riguarda

il suo codice legale e gli ordinamenti amministrativi e devozionali se-

gna già un notevole progresso rispetto alle anteriori e alterate Rivela-

zioni, essere interpretato come lo strumento che ponga su una base inat-

taccabile l’indubitabile autorità di cui Mu?ammad, verbalmente e in pa-

recchie occasioni, aveva investito il Suo successore? Si può dire

dell’Autore della Dispensazione Bábí – per quanto possa Egli essere

riuscito con le disposizioni del Bayán Persiano a prevenire uno scisma

così permanente e catastrofico come quelli che afflissero il Cristianesi-

mo e l’Islám – ch’Egli abbia, per salvaguardare la Sua Fede, prodotto

strumenti così definiti ed efficaci come quelli che preserveranno per

sempre l’unita dei seguaci organizzati della Fede di Bahá’u’lláh?

Di tutte le Rivelazioni anteriori, questa Fede è la sola che, grazie alle

esplicite direttive, ai reiterati ammonimenti, alle autentiche salvaguar-

die incorporate ed elaborate nei suoi insegnamenti, sia riuscita a creare

una struttura tale che gli attoniti seguaci di credi caduchi e fallimentari

farebbero bene ad avvicinarla ed esaminarla con ponderata accuratezza,

cercando, prima che sia troppo tardi, l’invulnerabile sicurezza del suo

universale rifugio.

Nessuna meraviglia quindi che Colui Che, per opera della Sua Vo-

lontà ha inaugurato un Ordine così vasto e unico e Che è il Centro di un

Patto tanto possente, possa aver scritto queste parole: «Così saldo e

possente è questo Patto che, dal principio dei tempi fino a oggi, nessu-

na Dispensazione religiosa ne ha prodotto uno simile». «Tutto ciò che

è latente nel più profondo di questo santo ciclo» – scrisse Egli durante i

giorni più tenebrosi e pericolosi del Suo ministero – «apparirà grada-

tamente e sarà reso manifesto, perché ora è soltanto al principio del

suo sviluppo e all’alba della Rivelazione dei suoi segni». «Non temete»

– sono le Sue rassicuranti parole, foriere del sorgere dell’Ordine Am-

ministrativo stabilito nel Suo Testamento – «non temete se questo Ra-

mo sarà separato da questo mondo della materia e se le sue foglie ca-

dranno; anzi le sue foglie fioriranno, perché questo Ramo crescerà do-

po che sarà tagliato da questo mondo terreno, raggiungerà i più eccel-

si pinnacoli della gloria e produrrà tali frutti da profumare il mondo

con la loro fragranza».

A che cosa, se non al potere e alla maestà che quest’Ordine Ammi-

nistrativo – l’abbozzo della futura Confederazione mondiale bahá’í – è

destinato a manifestare, possono alludere questi detti di Bahá’u’lláh?:

«L’equilibrio del mondo è stato sconvolto dall’influenza vibrante di

questo massimo, nuovo, Ordine Mondiale. L’ordinata vita dell’umanità

è stata rivoluzionata dall’azione di quest’unico meraviglioso Sistema,

del quale occhi mortali non hanno mai visto l’uguale».

Lo stesso Báb, nel riferirSi a «Colui Che Dio manifesterà», prean-

nuncia il Sistema e glorifica l’Ordine Mondiale che la Rivelazione di

Bahá’u’lláh è destinata a svolgere. «Beato Colui» – è la Sua grandiosa

affermazione contenuta nel terzo capitolo del Bayán Persiano – «che

fissa lo sguardo sull’Ordine di Bahá’u’lláh e rende grazie al suo Si-

gnore! Egli sarà infatti sicuramente manifestato. Iddio ha invero così

preordinato nel Bayán».

Nelle Tavole di Bahá'u'lláh, dove l’istituzione della Casa di Giustizia

Internazionale e di quelle locali è specificamente designata e formal-

mente stabilita; nell’istituzione delle Mani della Causa di Dio cui dette-

ro vita prima Bahá’u’lláh e poi ‘Abdu’l-Bahá; nell’istituzione delle As-

semblee locali e nazionali che nel loro stato embrionale funzionavano

già prima della dipartita di ‘Abdu’l-Bahá; nell’autorità che l’Autore

della nostra Fede e il Centro del Suo Patto nelle loro Tavole hanno ad

esse conferito; nell’istituzione del Fondo Locale che funziona secondo

le specifiche disposizioni date da ‘Abdu’l-Bahá ad alcune Assemblee

della Persia; nei versetti del Kitáb-i-Aqdas le cui allusioni chiaramente

anticipano l’istituzione del Custode della Causa; nella spiegazione data

da ‘Abdu’l-Bahá in una delle Sue Tavole e nell’accento da Lui posto

sul principio ereditario e sulla legge della primogenitura quale fu soste-

nuta dai Profeti del passato: in tutto ciò e possibile discernere i primi

bagliori dell’Ordinamento Amministrativo che il Testamento di ‘Ab-

du’l-Bahá doveva più tardi proclamare e formalmente stabilire.

A questo punto, sento che è necessario tentare di spiegare il carattere

e le funzioni delle due colonne gemelle che sorreggono questa possente

Struttura Amministrativa: l’Istituzione del Custode della Causa e la Ca-

sa Universale di Giustizia. Descrivere nella loro interezza i diversi ele-

menti che funzionano in congiungimento con queste istituzioni sorpas-

sa la natura e lo scopo di questa esposizione generale delle verità fon-

damentali della Fede. Definire accuratamente e minutamente le caratte-

ristiche e analizzare esaurientemente la natura delle relazioni che da

una parte legano fra loro questi due organi fondamentali del Testamen-

to di ‘Abdu’l-Bahá e dall’altra connettono ciascuna di esse direttamente

con l’Autore della Fede e col Centro del Suo Patto è un compito che le

generazioni future adempiranno senza dubbio adeguatamente. La mia

intenzione attuale è d’illustrare alcune caratteristiche salienti di questo

progetto che, per quanto vicini noi siamo alla sua struttura colossale,

sono già così chiaramente definite da rendere imperdonabile formarce-

ne un’idea errata o addirittura ignorarle.

È necessario affermare fin dall’inizio, in chiaro e inequivocabile lin-

guaggio, che queste istituzioni gemelle dell’Ordine Amministrativo di

Bahá’u’lláh devono essere considerate d’origine divina, essenziali nelle

loro funzioni e complementari nella loro natura e scopo. Il loro fonda-

mentale e comune obiettivo è quello di assicurare la continuità

dell’autorità divinamente stabilita che fluisce dalla Sorgente della no-

stra Fede, di salvaguardare l’unità dei suoi seguaci e mantenere

l’integrità e la flessibilità dei suoi insegnamenti. Operando di concerto,

queste due inseparabili istituzioni ne amministrano gli affari, ne coor-

dinano le attività, ne promuovono gl’interessi, ne applicano le leggi e

ne difendono le istituzioni sussidiarie. Separatamente ciascuna di esse

opera in una sfera giurisdizionale ben definita; ciascuna ha le proprie i-

stituzioni sussidiarie (strumenti designati all’effettivo disimpegno dei

loro specifici doveri e responsabilità), ciascuna esercita, nei limiti asse-

gnati, i propri poteri, autorità, diritti e prerogative. Né si contraddicono,

né minimamente s’attentano a sminuire il reciproco rango. Lungi da es-

sere incompatibili e reciprocamente deleterie, esse mutualmente raffor-

zano le loro funzioni e la loro autorità, rimanendo permanentemente e

fondamentalmente unite nelle loro finalità.

Separato dall’istituzione del Custode, l’Ordine Amministrativo

Mondiale di Bahá’u’lláh verrebbe ad essere mutilato e permanentemen-

te privato di quel principio di ereditarietà che, come ha scritto ‘Abdu’l-

Bahá, è stato invariabilmente propugnato dalla Legge di Dio. «In tutte

le Dispensazioni Divine» – Egli afferma in una Tavola diretta a un se-

guace della Fede in Persia – «al figlio maggiore sono state accordate

prerogative straordinarie. Anche lo stadio di profeta è stato il suo dirit-

to di nascita». Priva di una tale istituzione, l’integrità della Fede sareb-

be in pericolo e la stabilità dell’intero edificio gravemente minacciata.

Ne soffrirebbe il suo prestigio; verrebbero del tutto a mancare i mezzi

necessari a permetterle di avere una lunga ininterrotta prospettiva su

una serie di generazioni; e sarebbe totalmente rimossa la guida necessa-

ria a definire la sfera d’azione legislativa dei suoi rappresentanti eletti.

Separato dall’istituzione non meno essenziale della Casa Universale

di Giustizia, il Sistema stesso del Testamento di ‘Abdu’l-Bahá si trove-

rebbe ad essere paralizzato nella sua azione e quindi impotente a col-

mare i vuoti che l’Autore del Kitáb-i-Aqdas ha deliberatamente lasciato

nell’insieme dei Suoi ordinamenti legislativi e amministrativi.

«Egli è l’Interprete della Parola di Dio» – asserisce ‘Abdu’l-Bahá

riferendoSi alle funzioni del Custode della Fede, usando nel Suo Te-

stamento l’identico termine che Egli Stesso aveva scelto per confutare

l’argomento dei violatori del Patto che avevano contestato il Suo diritto

d’interpretare le parole di Bahá’u’lláh. «A lui» – soggiunge – «succede-

rà il primo nato della sua discendenza diretta». Egli spiega ancora: «La

possente fortezza rimarrà inespugnabile e sicura per mezzo

dell’obbedienza a colui che e il Custode della Causa di Dio». «Spetta

ai membri della Casa di Giustizia, a tutti gli Aghsán, alle Mani della

Causa di Dio, dimostrare la loro obbedienza, la loro sottomissione e

subordinazione al Custode della Causa di Dio».

«Incombe il dovere ai membri della Casa di Giustizia» – dichiara

d’altra parte Bahá’u’lláh nell’Ottava Foglia dell’Eccelso Paradiso – «di

consigliarsi tra loro nei riguardi di quelle cose che non sono state a-

pertamente rivelate nel Libro e di dare vigore a ciò che loro aggrada.

Dio, in verità, li ispirerà secondo il Suo volere, Egli è invero il Provvi-

do, l’Onnisciente». «Tutti dovranno fare riferimento al Libro più Sacro

(il Kitáb-i-Aqdas)» – afferma ‘Abdu’l-Bahá nel Suo Testamento – «e

tutto ciò che non è specificatamente annotato in esso deve essere riferi-

to alla Casa Universale di Giustizia. Tutto ciò che questo corpo deci-

derà, sia all’unanimità, sia a maggioranza, sarà in realtà la verità e il

fine di Dio. Chiunque devia da esso appartiene invero a coloro che

amano la discordia, danno prova di malizia e volgono le spalle al Si-

gnore del Patto».

E ‘Abdu’l-Bahá non soltanto conferma nel Suo Testamento le af-

fermazioni di Bahá’u’lláh ora citate, ma conferisce a questo organismo

il diritto e il potere di abrogare, a seconda delle esigenze dei tempi, le

proprie decisioni come quelle delle precedenti Case di Giustizia.

«Giacché questa Casa di Giustizia» – è esplicitamente detto nel Suo

Testamento – «ha il potere di promulgare leggi che non siano espres-

samente formulate nel Libro e si riferiscano agli affari di ogni giorno,

essa ha anche il potere di abrogarle... Questo essa può fare perché

queste leggi non fanno parte dell’esplicito testo divino».

Nei riguardi del Custode e della Casa Universale di Giustizia, leg-

giamo queste vigorose parole: «Il sacro e giovane Ramo, il Custode

della Causa di Dio e la Casa Universale di Giustizia, che sarà stabilita

ed eletta universalmente, sono entrambi sotto la tutela e la protezione

della Bellezza di Abhá, al riparo e sotto la guida infallibile

dell’Eccelso (il Báb) (possa la mia vita essere offerta in olocausto per

entrambi). Quel che essi decidono, emana da Dio».

Da tutte queste asserzioni risulta indubitabilmente chiaro ed evidente

che il Custode della Fede è stato fatto l’Interprete della Parola e che alla

Casa Universale di Giustizia è stato conferito il potere di legiferare in

qualsiasi materia che non sia espressamente rivelata negli insegnamen-

ti. L’interpretazione del Custode, operante nella sua sfera d’azione, ha

la stessa autorità ed e altrettanto vincolante quanto le decisioni della

Casa Universale di Giustizia, la quale ha il diritto esclusivo e la prero-

gativa di esprimere i giudizi e promulgare le decisioni finali su quelle

leggi e ordinamenti che Bahá'u'lláh non abbia espressamente rivelati.

Nessuna delle due istituzioni potrà ne vorrà mai violare il sacro domi-

nio assegnato all’altra, né cercherà di sminuire la specifica e indubbia

autorità di cui entrambe sono state divinamente dotate.

Il Custode, benché sia stato creato capo permanente di quell’augusto

corpo, non potrà mai, nemmeno temporaneamente, assumersi il diritto

esclusivo di legiferare. Egli non può cassare le decisioni della maggio-

ranza degli altri membri, ma è tenuto a insistere per far riconsiderare lo-

ro quelle decisioni che coscienziosamente egli crede siano in contrasto

con l’intendimento o divergano dallo spirito dei detti rivelati da Ba-

há’u’lláh. Egli interpreta ciò che è stato specificamente rivelato e non

può legiferare che nella capacità di membro della Casa Universale di

Giustizia. Gli è impedito di formulare indipendentemente la costituzio-

ne che deve governare le attività organizzate dei suoi colleghi e di eser-

citare la propria influenza in modo tale da limitare la libertà di coloro il

cui sacro diritto è di eleggere il corpo dei suoi collaboratori.

È importante rammentare che l’istituzione del Custode era già stata

anticipata da ‘Abdu’l-Bahá in un cenno contenuto in una Tavola indi-

rizzata, molti anni prima della Sua ascensione, a tre Suoi amici in Per-

sia. Alla loro domanda se ci sarebbe stata una persona cui tutti i bahá’í

sarebbero obbligati a rivolgersi dopo la Sua ascensione, Egli diede la

seguente risposta: «Circa la domanda che mi avete posto, sappiate, in

verità, che questo è un segreto ben custodito, come una gemma chiusa

nella sua conchiglia. Che esso sarà rivelato e predestinato. Verrà il

momento in cui la sua luce apparirà, le sue prove saranno rese manife-

ste e i suoi segreti svelati».

Amici benamati! Ancorché eminente la posizione e vitale la funzio-

ne dell’Istituzione del Custode nell’Ordine Amministrativo di Ba-

há’u’lláh e per quanto schiacciante il peso delle responsabilità che essa

comporta, la sua importanza non deve essere in alcun modo accentuata,

qualunque sia il linguaggio del Testamento. Il Custode della Fede non

deve in nessuna circostanza, quali siano i suoi meriti e le sue opere, es-

sere elevato al rango che lo farebbe partecipe con ‘Abdu’l-Bahá della

qualità unica di Centro del Patto e tanto meno dello stadio esclusiva-

mente riservato alla Manifestazione di Dio. Un sì grave allontanamento

dai principî della nostra Fede equivarrebbe a una patente bestemmia.

Come ho già affermato nel corso dei miei riferimenti al rango di ‘Ab-

du’l-Bahá, per quanto profondo sia l’abisso che Lo separa dall’Autore

di una Rivelazione Divina, mai potrebbe esso paragonarsi all’abisso tra

Colui Che è il Centro del Patto di Bahá’u’lláh e i Custodi che sono suoi

scelti ministri. V’è una ben maggiore distanza fra il Custode e il Centro

del Patto, che tra il Centro del Patto e il suo Autore.

Io sento mio solenne dovere precisare che nessun Custode della Fe-

de potrà mai pretendere di essere il perfetto esempio degli insegnamenti

di Bahá’u’lláh o lo specchio terso che riflette la Sua luce. Sebbene al

riparo della protezione incessante e infallibile di Bahá'u'lláh e del Báb,

e per quanto egli possa partecipare con ‘Abdu’l-Bahá al diritto e

all’obbligo d’interpretare gli insegnamenti bahá’í, egli resta sempre es-

senzialmente umano e non può, se vuol rimanere fedele alla fiducia in

lui riposta, arrogarsi sotto qualsiasi pretesto i diritti, i privilegi e le pre-

rogative che Bahá’u’lláh decise di conferire a Suo Figlio. Alla luce di

questa verità, pregare il Custode della Fede, chiamarlo signore e mae-

stro, designarlo col titolo di «sua santità», invocare la sua benedizione,

celebrare il suo compleanno, o commemorare qualsiasi avvenimento

della sua vita, equivarrebbe a trasgredire quelle verità che la nostra a-

mata Fede gelosamente custodisce. Il fatto che il Custode è stato speci-

ficamente dotato del potere necessario a rivelare il significato o a svela-

re il fine dei detti di Bahá’u’lláh e di ‘Abdu’l-Bahá, non gli conferisce

necessariamente un rango simile a quello di Coloro la Cui parola egli è

stato chiamato a interpretare. Egli può esercitare quel diritto e adempie-

re ai suoi obblighi e rimanere nel contempo infinitamente inferiore per

rango ad entrambi e da Essi diverso nella natura.

Dell’integrità di questo principio cardinale della nostra Fede, le pa-

role e gli atti del Custode attuale e dei Custodi futuri debbono fare am-

pia testimonianza. Con la loro condotta e col loro esempio essi debbono

porre la sua verità su una base inattaccabile e trasmettere alle genera-

zioni future incontrovertibili prove della sua realtà.

Da parte mia l’esitare a riconoscere questa verità tanto vitale o il va-

cillare a proclamare questa convinzione così salda costituirebbe un im-

pudente tradimento della fiducia in me riposta da ‘Abdu’l-Bahá e

un’imperdonabile usurpazione dell’autorità di cui Egli Stesso era stato

investito.

Vorrei ora dire qualcosa nei riguardi della teoria sulla quale è basato

quest’Ordine Amministrativo e del principio che deve governare il fun-

zionamento delle sue principali istituzioni. Sarebbe estremamente erro-

neo tentare il confronto tra questo Ordine straordinario e divinamente

concepito e uno dei qualsiasi diversi sistemi elaborati dalle menti degli

uomini, nei vari periodi della loro storia, per governare le istituzioni

umane. Un simile tentativo tradirebbe in se stesso un’assoluta mancan-

za d’apprezzamento dell’eccellente opera del suo grande Autore. Come

potrebbe essere altrimenti se ci rammentiamo che quest’Ordine costi-

tuisce il fedele modello di quella divina civiltà che l’onnipossente Leg-

ge di Bahá'u'lláh è destinata ad instaurare sulla terra? I vari e sempre

vacillanti sistemi della politica umana, passati e presenti, originati sia

nell’Est sia nell’Ovest, non offrono un criterio adeguato che ci permetta

di stimare la potenza delle sue virtù nascoste o di valutare la solidità

delle sue fondamenta.

La Confederazione bahá’í del futuro, di cui questo vasto Ordine

Amministrativo è la sola struttura, non soltanto è, in teoria e in pratica,

unica in tutta la storia delle istituzioni politiche, ma non trova altresì

parallelo negli annali di qualsiasi sistema religioso mondiale ricono-

sciuto. Nessuna forma di governo democratico; nessun sistema di auto-

crazia o dittatura sia monarchica sia repubblicana; nessun sistema in-

termedio di ordine puramente aristocratico; e nemmeno alcun tipo di

teocrazia riconosciuta quali lo Stato ebraico, le varie organizzazioni ec-

clesiastiche cristiane, o l’Imamato o il Califfato islamico – nessuno di

questi sistemi può dirsi identico o simile all’Ordine Amministrativo che

la mano maestra del suo perfetto Architetto ha foggiato.

Quest’Ordine Amministrativo appena nato incorpora nella sua strut-

tura alcuni elementi che si possono ritrovare in ognuna delle tre ricono-

sciute forme di governo secolare, senza essere comunque una mera re-

plica di alcuna delle tre e senza introdurre nel suo meccanismo nessuna

delle sgradevoli caratteristiche proprie di ognuna di quelle. Esso fonde

e armonizza, come nessun governo foggiato da mani mortali è ancora

riuscito a fare, le verità salutari che indubbiamente si trovano in ciascu-

no dei suddetti sistemi, senza violare l’integrità di quelle verità donate

da Dio e sulle quali esso in definitiva si basa.

L’Ordine Amministrativo della Fede di Bahá’u’lláh non deve asso-

lutamente essere considerato di carattere puramente democratico perché

in questa Dispensazione manca il presupposto basilare che esige che

tutte le democrazie dipendano fondamentalmente da un mandato dato

loro dal popolo. Nella condotta degli affari amministrativi della Fede,

nell’emanazione della legislazione necessaria a integrare le leggi conte-

nute nel Kitáb-i-Aqdas, i membri della Casa Universale di Giustizia,

deve tenersi in mente, non sono responsabili, com’è chiaramente impli-

cito nei detti di Bahá’u’lláh, verso coloro ch’essi rappresentano, né e

loro permesso di lasciarsi governare dai sentimenti, dall’opinione gene-

rale e financo dalle convinzioni della massa dei fedeli o di coloro che

personalmente li eleggono. Essi debbono seguire in atteggiamento reve-

rente ciò che detta e suggerisce la loro coscienza; possono, anzi debbo-

no, tenersi informati delle condizioni prevalenti nella comunità e va-

gliare spassionatamente nelle loro menti i meriti di ciascun caso sotto-

posto alla loro considerazione, ma sempre riservandosi il diritto di libe-

ra decisione. «In verità, Dio li ispirerà secondo il Suo volere», assicura

in modo incontrovertibile Bahá’u’lláh. Essi, e non già il corpo degli e-

lettori diretti o indiretti, sono stati designati quali depositari della guida

divina, che è nello stesso tempo linfa vitale e salvaguardia finale di

questa Rivelazione. Inoltre, colui che simboleggia il principio di eredi-

tarietà di questa Dispensazione, è anche l’interprete designato delle pa-

role dell’Autore di essa, cessando quindi, per virtù dell’autorità effetti-

va a lui conferita, di essere il capo figurativo invariabilmente presente

nei sistemi prevalenti di monarchia costituzionale.

Né è lecito ripudiare l’Ordine Amministrativo Bahá’í quasi fosse un

rigido, inflessibile sistema autocratico o una vacua imitazione di qual-

siasi forma di governo ecclesiastico assoluto, sia esso il Papato,

l’Imamato o altre simili istituzioni, per l’ovvia ragione che ai rappre-

sentanti internazionali eletti dai seguaci di Bahá’u’lláh è stato conferito

il diritto esclusivo di legiferare su argomenti non esplicitamente rivelati

negli scritti bahá’í. Né il Custode della Fede né qualsiasi altra istituzio-

ne che non sia la Casa Internazionale di Giustizia potranno mai arrogar-

si questo potere vitale ed essenziale, o usurpare tale sacro diritto.

L’abolizione del clero professionale con il suo seguito di sacramenti

come il battesimo, la comunione e la confessione dei peccati; le leggi

che impongono l’elezione per suffragio universale di tutte le Case di

Giustizia locali, nazionali e internazionali; l’assenza totale di

un’autorità episcopale con tutto il suo corredo di privilegi, corruzioni e

tendenze burocratiche, sono ulteriori riprove del carattere non autocra-

tico dell’Ordine Amministrativo Bahá’í e della sua propensione verso

metodi democratici nell’amministrazione dei suoi affari.

Né quest’Ordine che si identifica con il nome di Bahá’u’lláh può in

alcun modo essere confuso con altri sistemi di governo puramente ari-

stocratici poiché esso da un lato mantiene il principio di ereditarietà af-

fidando al Custode della Fede l’obbligo dell’interpretazione dei suoi in-

segnamenti e provvede dall’altro alla libera e diretta elezione frammez-

zo alla massa dei fedeli dell’istituzione che costituisce il suo supremo

organo legislativo.

Quest’Ordine Amministrativo che non può dirsi sia stato modellato

alla stregua di uno qualsiasi dei sistemi di governo conosciuti, non di

meno incorpora, riconcilia e assimila entro la sua struttura tutti quei sa-

ni elementi che si possono trovare in ognuno di questi. L’autorità eredi-

taria che il Custode è chiamato a esercitare, le funzioni vitali che la Ca-

sa Internazionale di Giustizia esercita, le specifiche disposizioni ineren-

ti la sua democratica elezione da parte dei rappresentanti dei fedeli: tut-

to ciò dimostra in armonica combinazione che quest’Ordine divinamen-

te rivelato non può essere assimilato a nessuno dei tipi normativi di go-

verno citati da Aristotele nelle sue opere, sebbene incorpori e fonda,

con le verità spirituali su cui si basa, elementi benefici che si trovano in

ognuno di essi. I ben noti mali presenti in ciascuno di questi sistemi so-

no drasticamente e permanentemente esclusi, e quest’Ordine straordi-

nario, per quanto possano essere lunga la sua durata ed estese le sue

ramificazioni, non potrà mai degenerare in alcuna di quelle forme di di-

spotismo, oligarchia o demagogia che, presto o tardi, finiscono inevita-

bilmente per corrompere il meccanismo di tutte le istituzioni politiche

create dall’uomo ed essenzialmente imperfette.

Amatissimi amici! Per quanto significative siano le origini di questa

possente struttura amministrativa ed eccezionali le sue caratteristiche,

non meno notevoli sono gli avvenimenti che si può dire ne abbiano an-

nunciato la nascita e distinguano la fase iniziale della sua evoluzione.

Quant’è sorprendente ed edificante il contrasto tra il processo del lento

e costante consolidamento che caratterizza la crescita della sua forza

nascente e la violenza devastatrice delle forze disintegratrici che assal-

gono le cadenti istituzioni religiose e secolari della società d’oggi!

La vitalità che le istituzioni organiche di questo grande e sempre

crescente Ordine così fortemente addimostrano; gli ostacoli che il gran-

de coraggio, l’intrepida risolutezza dei suoi amministratori hanno già

sormontato; la fiamma d’un inestinguibile entusiasmo ch’arde con co-

stante fervore nei cuori dei suoi insegnanti viaggianti; le vette

d’abnegazione raggiunte ora dai suoi eroici costruttori; la vastità della

visione, la confidente speranza, la gioia creativa, l’intima pace,

l’inflessibile integrità, l’esemplare disciplina, l’unione e la solidarietà

immutabili manifestate dai suoi valenti difensori; la misura in cui il suo

Spirito animatore si è dimostrato capace di assimilare gli svariati ele-

menti entro la sua orbita – purificandoli da tutte le forme di pregiudizio

e amalgamandoli entro la sua struttura – sono altrettante prove di un

potere che una società delusa e penosamente sconvolta non può assolu-

tamente permettersi d’ignorare.

Paragoniamo queste splendide manifestazioni dello spirito che ani-

mano il corpo vibrante della Fede di Bahá’u’lláh agli urli e all’agonia,

alle follie e alle vanità, all’amarezza e ai pregiudizi, alle malvagità e al-

le divisioni di questo mondo sofferente e caotico. Osservate la paura

che tormenta i suoi dirigenti e paralizza l’azione dei suoi ciechi e diso-

rientati uomini di stato. Quanto sono fieri gli odi, false le ambizioni,

meschine le finalità, profondamente radicati i sospetti dei suoi popoli!

E com’è inquietante l’inosservanza delle leggi, la corruzione, la mi-

scredenza che stanno intaccando gli organi di questa vacillante civiltà!

Non potrebbe questo processo di continuo deterioramento che sta in-

sidiosamente invadendo tanti settori dell’attività e del pensiero umani

essere considerato un corollario necessario al levarsi del possente Brac-

cio di Bahá’u’lláh? Non potremmo considerare i gravi avvenimenti che

nel corso degli ultimi venti anni hanno tanto profondamente agitato tut-

ti i continenti della terra come un presagio che preannuncia simultane-

amente l’agonia di una civiltà che si disgrega e le doglie della nascita

dell’Ordine Mondiale – l’Arca della salvezza umana – che dovrà neces-

sariamente sorgere sulle sue rovine?

Le catastrofiche cadute di possenti monarchie e imperi nel continen-

te europeo, per alcune delle quali troviamo allusioni nelle profezie di

Bahá’u’lláh; il declinare già in atto e continuo delle fortune della gerar-

chia sciita nella sua terra natia; la caduta della dinastia Qájár, tradizio-

nale nemica della Sua Fede; il rovesciamento del Sultanato e del Calif-

fato – le due colonne che reggevano l’Islám sunnita – cui fa riscontro la

distruzione di Gerusalemme verso la fine del primo secolo dell’era cri-

stiana; l’ondata di secolarizzazione che sta sommergendo le istituzioni

ecclesiastiche maomettane in Egitto e va minando la stessa fedeltà dei

suoi più saldi sostenitori; gli umilianti colpi che sono stati inferti ad al-

cune delle più potenti Chiese del Cristianesimo in Russia, nell’Europa

Occidentale e nell’America Centrale; il dilagare di quelle dottrine sov-

versive che stanno minando le fondamenta e distruggendo la struttura

di fortezze apparentemente inespugnabili nelle sfere sociali e politiche

dell’attività umana; i segni di un’imminente catastrofe che stranamente

evoca la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, una catastrofe che

minaccia di sommergere l’intera struttura della civiltà odierna – tutto

attesta lo sconvolgimento che la nascita di questo possente Organo del-

la Religione di Bahá’u’lláh ha gettato nel mondo, un tumulto che au-

menterà d’importanza e d’intensità via via che il significato di questo

Piano in costante evoluzione sarà meglio compreso e le sue ramifica-

zioni saranno più ampiamente estese a tutta la superficie del globo.

Ancora una parola per concludere. Il sorgere e l’affermarsi di questo

Ordine Amministrativo – conchiglia che custodisce e protegge una sì

preziosa gemma – custodisce il marchio di purezza di questa seconda e

formativa età dell’era bahá’í. Via via che recede al nostro sguardo, esso

sarà considerato lo strumento principale, dotato del potere d’introdurre

la fase finale, la realizzazione di questa gloriosa Dispensazione.

Che nessuno, mentre questo sistema è ancora nella sua infanzia, ne

interpreti falsamente il carattere, ne menomi il significato o ne additi

inesatte le finalità. La base granitica su cui quest’Ordine Amministrati-

vo è fondato è l’immutabile disegno di Dio per l’umanità d’oggi. La

Sorgente dalla quale deriva la sua ispirazione non è altri che Ba-

há’u’lláh Stesso. Suo scudo e difensori sono le schierate milizie del

Regno di Abhá. Il suo seme è il sangue di non meno di ventimila marti-

ri che hanno offerto la loro vita acciocché esso potesse nascere e fiorire.

L’asse intorno al quale gravitano le sue istituzioni sono le autentiche

disposizioni della Volontà e del Testamento di ‘Abdu’l-Bahá. I suoi

principî direttivi sono le verità che Colui Che e l’Infallibile Interprete

degli insegnamenti della nostra Fede ha tanto chiaramente enunciato

nei Suoi discorsi pubblici in tutto l’Occidente. Le Leggi che ne gover-

nano l’azione e ne limitano le funzioni, sono quelle che sono state e-

spressamente decretate nel Kitáb-i-Aqdas. La sede attorno alla quale si

estrinsecheranno le sue attività spirituali, umanitarie e amministrative

sono il Mashriqu’l-Adhkár e le sue Dipendenze. Le colonne che ne sor-

reggono l’autorità e ne rafforzano la struttura sono le due istituzioni

gemelle del Custode della Causa e della Casa Universale di Giustizia.

Lo scopo centrale e intimo che lo anima è l’instaurazione del Nuovo

Ordine Mondiale quale fu delineato da Bahá’u’lláh. I metodi ch’esso

impiega, i principî che inculca non lo fanno tendere né verso l’Oriente

né verso l’Occidente, né verso i Gentili né verso gli Ebrei, né verso i

ricchi né verso i poveri, né verso i bianchi né verso gli uomini di colo-

re. La sua parola d’ordine è l’unificazione della razza umana; il suo

stendardo «La più Grande Pace»; il suo fine ultimo l’avvento del mil-

lennio d’oro – il Giorno in cui i regni di questo mondo saranno divenuti

il Regno di Dio Stesso, il Regno di Bahá'u'lláh.
SHOGHI
Haifa, Palestina
8 febbraio l934
AGLI AMATI DI DIO
E ALLE ANCELLE DEL MISERICORDIOSO
IN TUTTO L’OCCIDENTE
Amici e coeredi della grazia di Bahá’u’lláh!

Compartecipe al vostro fianco nell’edificazione del Nuovo Ordine

Mondiale di cui la mente di Bahá’u’lláh ebbe la visione e i cui tratti di-

stintivi la penna del suo perfetto Architetto, ‘Abdu’l-Bahá, ha tracciato,

mi soffermo a contemplare insieme a voi la scena che il volgersi di questi

quindici anni trascorsi dal Suo trapasso dispiega innanzi ai nostri occhi.

Il contrasto fra le numerosissime testimonianze di continuo consoli-

damento che s’accompagnano al sorgere dell’Ordine Amministrativo

della Fede di Dio da un lato, e le forze disgregatrici che s’abbattono

sull’edificio di questa società in travaglio dall’altro, è ad un tempo evi-

dente e impressionante. Giorno dopo giorno vanno crescendo e molti-

plicandosi, tanto all’interno quanto all’esterno del mondo bahá’í, i se-

gni e le prove annunzianti in modo arcano la nascita di quell’Ordine

Mondiale la cui instaurazione è destinata a segnare l’avvento dell’Età

Aurea della Causa di Dio: nessun osservatore equanime può continuare

a ignorarlo, né può lasciarsi trarre in inganno se penosa è la lentezza

con cui si va schiudendo quella civiltà che i seguaci di Bahá’u’lláh

s’affaticano d’instaurare. E nemmeno deve illudersi che effimere mani-

festazioni di intermittenti successi possano arrestare l’influsso disgre-

gante dei cronici malanni che angustiano le istituzioni di codesto evo

decadente; troppo numerosi e convincenti si presentano i segni dei

tempi per permettergli di fraintenderne la natura o di sminuirne il signi-

ficato. Se sarà equo nel suo giudizio, nella catena di eventi che da un

lato proclamano l’irresistibile avanzata delle istituzioni direttamente as-

sociate alla Rivelazione di Bahá’u’lláh e presagiscono dall’altro la ro-

vina di quelle potenze e principati che l’hanno ignorata o combattuta,

potrà riconoscere le prove dell’operare del Volere di Dio che tutto per-

vade e il delinearsi del Suo Piano perfettamente ordinato ed esteso

all’intero pianeta.

«Presto», Bahá’u’lláh Stesso proclama, «il presente Ordine sarà

chiuso e uno nuovo sarà aperto in sua vece. Invero, il tuo Signore dice

la verità ed è il Conoscitore delle cose invisibili». «Per Me Stesso», as-

serisce solennemente, «s’avvicina il giorno in cui Noi abrogheremo il

mondo e tutto ciò che esso contiene e dispiegheremo un nuovo Ordine

in sua vece. Egli ha, invero, potere sovra tutte le cose». «L’equilibrio

del mondo», Egli spiega, «è stato, sconvolto dalla vibrante influenza di

questo grandioso, di questo nuovo Ordine Mondiale. La vita ordinata

dell’umanità è stata rivoluzionata dall’azione di questo Sistema unico e

meraviglioso di cui occhio non ha mai visto l’eguale». «Si possono già

scorgere», così ammonisce i popoli del mondo, «i segni di agitazioni

imminenti e di caos, dacché l’Ordine prevalente appare deplorevol-

mente difettoso».

Amici amatissimi! Questo Nuovo Ordine Mondiale, la cui promessa

è custodita nella Rivelazione di Bahá’u’lláh e i cui principî essenziali

sono stati formulati negli scritti del Centro del Suo Patto, implica né più

né meno la perfetta unificazione dell’intera razza umana; tale unifica-

zione dovrà accordarsi con quei principî che sono in completa armonia

con lo spirito che anima e le leggi che governano l’operare di quelle i-

stituzioni che di già costituiscono la base strutturale dell’Ordine Am-

ministrativo della Sua Fede.

Mai meccanismo che non corrisponda al modello creato dalla Rive-

lazione Bahá’í o sia in disaccordo con il sublime disegno ordinato nei

Suoi insegnamenti, meccanismo pur divisato dagli sforzi collettivi

dell’umanità, potrà pretendere di conseguire qualcosa di più di quella

«Pace Minore» cui ha fatto allusione nei Suoi scritti l’Autore Stesso

della nostra Fede. «Ora che avete rifiutato la Più Grande Pace», così

ha Egli scritto nelle Sue ammonizioni ai re e governanti della terra, «te-

netevi saldamente a questa, la Pace Minore, sì che possiate forse, al-

meno in una certa misura, migliorare la vostra condizione e quella dei

vostri sudditi». SoffermandoSi su questa Pace Minore, Egli così apo-

strofa nella stessa Tavola i governanti della terra: «Riconciliatevi in

modo da non aver più bisogno di armamenti, salvo quelli occorrenti a

difendere i vostri territori e i vostri domini... Siate uniti, o Re della ter-

ra! in tal modo si calmerà la tempesta della discordia fra voi, ed i vo-

stri popoli troveranno riposo, se siete di coloro che comprendono. Se

uno di voi prendesse le armi contro un altro, insorgete tutti contro di

lui, poiché questa non è altro che palese giustizia».

D’altro lato, la Più Grande Pace, come fu concepita da Bahá’u’lláh –

e cioè quella pace che deve scaturire, quale pratica conseguenza, dalla

spiritualizzazione del mondo e dall’amalgamarsi di tutte le sue razze,

credi, classi e nazioni – non può riposare su altre basi né esser preserva-

ta per altro mezzo se non mercé quelle ordinanze divinamente designate

che sono implicite nell’Ordine Mondiale associato al Suo Santo Nome.

Nella Tavola rivelata quasi settant’anni or sono alla Regina Vittoria,

Bahá’u’lláh alludendo a questa più Grande Pace ha dichiarato: «ciò che

il Signore ha ordinato quale sovrano rimedio e come il più possente i-

strumento per la guarigione dell’intera umanità è l’unione di tutti i

suoi popoli in una Causa universale, una Fede comune. Ciò può otte-

nersi solo per mezzo di un Medico abile, e potentissimo e ispirato...

Considera questi giorni in cui l’Antica Beltà, Colui Che è il più Grande

Nome, è stato inviato per rigenerare ed unificare l’umanità. Osserva

come Gli si rizzarono contro con sguainati brandi e commisero ciò che

fece fremere lo Spirito Fedele. E quando dicemmo loro: “Ecco, è giun-

to il Riformatore del mondo”, replicarono: “Invero Egli è un agitatore

di discordie”». «Si confà a tutti gli uomini in questo giorno», asserisce

Egli in un’altra Tavola, «di tenersi saldamente avvinti al Più Grande

Nome e di stabilire l’unità del genere umano. Non v’è luogo ove fuggi-

re, né rifugio da cercare, se non Lui».
L’umanità diventa adulta.

La Rivelazione di Bahá’u’lláh, la cui suprema missione altro non è

che il conseguimento di quest’organica e spirituale unità dell’intero

corpo delle nazioni, deve, tramite il proprio avvento, essere considerata,

se vogliamo restare fedeli alle sue implicazioni, come l’annuncio del

momento in cui l’intera umanità diventa adulta. Non deve essere consi-

derata meramente come un’ulteriore rinascita spirituale nelle mutevoli

fortune dell’umanità, né solo come un altro stadio nella successione

delle Rivelazioni progressive, e nemmeno come l’apogeo di una delle

tante serie di ricorrenti cicli profetici, bensì come il contrassegno

dell’ultimo e più alto stadio nella stupenda evoluzione della vita collet-

tiva dell’uomo su questo pianeta. L’emergere di una comunità mondia-

le, la coscienza della cittadinanza mondiale, la fondazione di una cultu-

ra e di una civiltà mondiali – cose che devono tutte coincidere con gli

stadi iniziali nello sviluppo dell’Aureo Evo dell’Era Bahá’í – devono

essere considerati, per quanto riguarda la vita su questo pianeta, gli e-

stremi limiti dell’organizzazione della società umana, ancorché l’uomo,

quale individuo, continuerà, anzi dovrà continuare, a progredire e a svi-

lupparsi indefinitamente in virtù di tale adempimento.

Quel mistico mutamento globale, eppur così indefinibile, da noi as-

sociato allo stadio della maturità, inevitabile così nella vita

dell’individuo come nella maturazione del frutto, deve, se ben com-

prendiamo le parole di Bahá’u’lláh, avere un equivalente

nell’evoluzione della società umana. Dovrà un simile stadio, prima o

poi, conseguirsi nella vita collettiva dell’umanità, cagionando nelle re-

lazioni mondiali un fenomeno ancor più sorprendente e dotando l’intera

razza umana di tali potenzialità di benessere da fornire, in età successi-

ve, l’impulso principale necessario al finale compimento del suo alto

destino. Questo stadio di maturità nel processo dell’umana amministra-

zione coinciderà per sempre (se fedelmente riconosciamo le straordina-

rie affermazioni avanzate da Bahá’u’lláh) con la Rivelazione da Lui

portata al mondo.

In uno dei passi più caratteristici che abbia mai rivelato, in tal guisa

Egli attesta, in chiarissimo linguaggio, la verità di questo peculiare

principio del credo bahá’í: «È stato da Noi decretato che la Parola di

Dio e tutte le potenzialità in essa contenute saranno manifestate agli

uomini in stretta conformità alle condizioni preordinate da Colai Che è

l’Onnisciente, il Saggio... Se fosse concesso alla Parola di liberare le

energie che sono in essa latenti, nessun uomo potrebbe sostenere il pe-

so di una sì possente rivelazione... Considera ciò che è stato inviato a

Mu?ammad, l’Apostolo di Dio. La misura della Rivelazione della quale

Egli era il Latore era stata chiaramente preordinata da Colui Che è

l’Onnipotente, il Potentissimo. Coloro che Lo ascoltarono poterono

tuttavia comprendere le Sue finalità solo secondo la portata del pro-

prio rango e della loro capacità spirituale. Ed Egli, similmente, palesò

il Viso della Saggezza in proporzione della loro abilità di sostenere il

peso del Suo Messaggio. Non appena l’umanità raggiunse lo stadio

della maturità, la Parola rivelò agli occhi degli uomini le energie la-

tenti di cui era stata dotata – energie che si manifestarono nella pie-

nezza della loro gloria quando nell’anno ‘60 apparve l’Antica Beltà

nella persona di ‘Alí-Mu?ammad, il Báb».

Nell’illustrare questa fondamentale verità, ‘Abdu’l-Bahá ha scritto:

«Tutte le cose create hanno il loro grado o stadio di maturità. Il perio-

do della maturità di un albero è quello della sua fruttificazione...

L’animale raggiunge uno stadio di piena crescita e completezza, e nel

regno umano l’uomo consegue la maturità quando la luce del suo intel-

letto giunge al massimo potere e sviluppo... Vi sono similmente dei pe-

riodi e stadi nella vita collettiva dell’umanità. Una volta essa ha passa-

to lo stadio dell’infanzia, un’altra il periodo della giovinezza, ma ora è

entrata nella fase da lungo profetizzata della maturità, e le prove di ciò

sono ovunque evidenti... Quel che era adatto ai bisogni umani durante

la storia primitiva della razza non può incontrare né soddisfare le esi-

genze di oggi, di questo periodo di novità e adempimento. L’umanità è

emersa dal suo precedente stato di limitatezza e di educazione primiti-

va. L’uomo deve ora rivestirsi di nuove virtù e poteri, di nuovi modelli

morali, di nuove capacità. Nuove grazie e perfette munificenze sono

come in attesa, anzi già discendono su di Lui. I doni e le benedizioni

del periodo della giovinezza, ancorché adatti e sufficienti durante

l’adolescenza dell’umanità, non possono più rispondere ai bisogni del-

la sua maturità».
Il processo integrativo.

Una svolta di tale eccezionale importanza nella vita organizzata

dell’umanità può altresì essere paragonata allo stadio culminante

dell’evoluzione politica della grande Repubblica Americana, stadio che

segnò l’emergere di una comunità unificata di Stati confederati. Può

ben dirsi che l’avvento della maturità del popolo americano sia stata

proclamata dall’agitarsi di una nuova consapevolezza nazionale e dalla

nascita di un nuovo tipo di civiltà infinitamente più ricca e nobile di

qualunque altra le sue varie parti potessero mai sperare di conseguire

rimanendo separate. All’interno dei limiti territoriali di questa nazione,

una tale realizzazione può essere considerata l’apice del sistema gover-

nativo dell’uomo; gli elementi differenziati e imperfettamente connessi

di una comunità divisa furono annessi, unificati e incorporati in un uni-

co sistema ricco di coesione. Per quanto possa una tale entità continua-

re ad acquistare potere coesivo, e l’unita di già acquisita venga ulte-

riormente rafforzata e trovi maggior espansione e prosperità quella ci-

viltà che solo dall’unificazione poteva trarne origine, pure può ben dirsi

che nella sua struttura essenziale il meccanismo necessario a tale svi-

luppo sia ormai stato creato, e fondamentalmente trasmesso l’impulso

atto a dirigerlo e sostenerlo. Né ci si può figurare, entro i confini geo-

grafici di questa nazione, uno stadio superiore che vada al di la della

realizzazione di una tale unita nazionale, ancorché i più elevati destini

del suo popolo considerato quale elemento costitutivo nell’ancor più

vasta entità che includerà l’intero genere umano rimangano tuttora in-

compiuti: quando tuttavia lo si guardi come un’unita isolata, si deve

concludere che questo processo d’integrazione ha raggiunto il suo più

alto e definitivo adempimento.

Di tal fatta è lo stadio cui si sta collettivamente approssimando

l’umanità nella sua evoluzione è perciò la Rivelazione affidata

dall’Onnipotente Ordinatore a Bahá’u’lláh, i Suoi seguaci fermamente

credono sia stata arricchita di potenzialità adeguate alla maturità della

razza umana, lo stadio finale e più importante nell’evoluzione da essa

compiuta dall’infanzia alla maggiore età.

Tutti i successivi Fondatori delle Religioni del passato, i quali se-

condo i vari stadi del progredire del genere umano verso la maturità

hanno dai tempi più remoti effuso con sempre maggior intensità lo

splendore di una comune Rivelazione, possono or dunque essere consi-

derati, in un certo senso, come Manifestazioni preliminari Che hanno

preannunziato e preparato la via all’avvento di quel Giorno dei Giorni

in cui l’intera terra avrebbe dato i suoi prodotti e l’albero dell’umanità

si sarebbe ammantato del suo frutto prestabilito.

Irrefutabile com’è questa verità, non deve tuttavia la sua sfida oscu-

rare le finalità o travisare i principî che sono alla base delle affermazio-

ni di Bahá’u’lláh, che fissano per sempre l’assoluta unicità di tutti i

Profeti, sia del passato sia del futuro, Lui Stesso incluso. Se la missione

dei Profeti che precedettero Bahá’u’lláh può essere considerata in quel-

la luce, se in virtù di questo processo evolutivo la misura di Rivelazione

Divina affidata ad ognuno necessariamente differisce, non devono tut-

tavia essere mai fraintese o negate la loro comune origine, l’essenziale

unità e l’identità delle loro finalità. La verità che tutti i Messaggeri di

Dio «dimorino nel medesimo Tabernacolo, Si librino nel medesimo

Cielo, siano assisi sul medesimo Trono, esprimano la medesima Favel-

la e proclamino la medesima Fede» deve rimanere l’inalterabile fon-

damento e credo centrale della Fede Bahá’í, per quanto alta si celebri la

misura di Rivelazione Divina effusa sull’umanità in questo stadio cul-

minante della sua evoluzione. La varietà di splendore che ognuna di

queste Manifestazioni della Luce di Dio ha diffuso sul mondo deve es-

sere attribuita non a un’eventuale intrinseca superiorità legata al carat-

tere essenziale di una di Loro, bensì al fatto che il genere umano ha in-

variabilmente manifestato, nel suo evolversi verso la maturità, una pro-

gressiva capacità e una crescente recettività spirituale.

Il coronamento finale.

Solo a coloro che sono disposti ad associare la Rivelazione procla-

mata da Bahá’u’lláh all’adempimento di una così portentosa evoluzione

nella vita collettiva dell’intera razza umana è concesso cogliere il signi-

ficato delle parole che Egli alludendo alla gloria di questo Giorno pro-

messo e alla durata dell’Era Bahá’í, ha ritenuto conveniente pronuncia-

re: «Questo e il Re dei Giorni, il Giorno che ha visto l’avvento

dell’Amatissimo, Colui Che per tutta l’eternità è stato acclamato come

il Desiderio del mondo». Asserisce Egli ancora: «Le Scritture delle

passate Dispensazioni celebrano la grande festività che deve accoglie-

re questo grandissimo Giorno di Dio. Benedetto colui che è vissuto fino

a vedere questo Giorno e ne ha riconosciuto il Rango». «È evidente»,

spiega in un altro passo, «che ogni età in cui è vissuta una Manifesta-

zione di Dio è decretata da Dio e può, in un certo senso, caratterizzarsi

come il Giorno da Lui designato. Questo Giorno e tuttavia unico e deve

distinguersi da quelli che l’hanno preceduto. La designazione “Sigillo

di Dio” ne appalesa pienamente il rango. Il Ciclo profetico è davvero

concluso. L’eterna verità è ora giunta. Egli ha innalzato le insegne del

potere e diffonde sul mondo il pieno fulgore della Sua Rivelazione». E

dichiara ancora con linguaggio inequivocabile: «In questa potentissima

Rivelazione, tutte le Dispensazioni del passato hanno raggiunto la loro

massima e finale consumazione. Quel che è stato reso manifesto in

questa preminente ed elevatissima Rivelazione non ha paralleli negli

annali del passato né il futuro ne vedrà l’eguale».

Richiamiamo alla mente anche le autentiche asserzioni di ‘Abdu’l-

Bahá che confermano con non minor enfasi l’inaudita vastità della Di-

spensazione Bahá’í: «Secoli», afferma Egli in una delle Sue Tavole,

«anzi innumerevoli ere devono trascorrere prima che il Sole della Veri-

tà rifulga di nuovo nel suo meridiano splendore o si mostri ancora nel-

la radiosità della sua primaverile munificenza... Il mero contemplare la

Dispensazione inaugurata dalla Beltà Benedetta sarebbe stato suffi-

ciente per sopraffare i santi delle età passate che bramarono di parte-

cipare, sia pur per un momento, alla sua grande gloria». «Riguardo al-

le Manifestazioni che in futuro scenderanno “nelle nuvole del cielo”»,

ha anche affermato in un linguaggio ancor più preciso, «sappi in verità

che, per ciò che concerne la loro relazione con la Sorgente della loro

ispirazione, saranno all’ombra dell’Antica Bellezza. In rapporto all’età

in cui appariranno, tuttavia, ognuna d’esse, “fa ciò che vuole”». Allu-

dendo alla Rivelazione di Bahá’u’lláh, il Maestro spiega: «Questa san-

ta Dispensazione è illuminata dalla luce del Sole della Verità che riful-

ge dal suo più eccelso rango e nella pienezza del suo splendore, calore

e gloria».
Gli spasimi della morte e della rinascita.

Amici amatissimi! La Rivelazione di Bahá’u’lláh e stata disvelata,

ma l’Ordine Mondiale che essa è destinata a generare non è ancora na-

to. Ancorché l’Età Eroica della Sua Fede sia trascorsa, le forze creative

sprigionate da tale Età non si sono ancora concretate in quella società

mondiale in cui, nella pienezza dei tempi, si rifletterà il fulgore della

Sua gloria. L’intelaiatura del Suo Ordine Amministrativo è bensì stata

eretta ed è iniziato il Periodo Formativo dell’Era Bahá’í, ma quel Re-

gno promesso in cui deve venire a maturazione il seme delle Sue istitu-

zioni resta da inaugurare, e sebbene Egli abbia levato la Sua voce e i

vessilli della Sua Fede sventolino alti in non meno di 40 Paesi in Orien-

te e in Occidente, misconosciuta è ancora l’interezza della razza umana,

non proclamata la sua unità, non issato lo stendardo della sua più Gran-

de Pace.

È Bahá’u’lláh Stesso a testimoniarlo: «Le altezze cui uomo morta-

le può in questo Giorno pervenire, mercé il graziosissimo favore di

Dio, non sono ancora state svelate alla sua vista. Il mondo

dell’essere non ha mai avuto, né ancora possiede, la capacità di ri-

cevere una tale Rivelazione. S’approssima tuttavia il giorno in cui,

per virtù del Suo comando, saranno manifestate all’uomo le poten-

zialità di tanta benevolenza».

Alla rivelazione di sì grande favore sembra indispensabile un perio-

do d’intensa agitazione e di universali sofferenze; pur risplendente l’età

che ha visto gli inizi della Missione affidata a Bahá’u’lláh, diviene

sempre più palese che l’intervallo che deve trascorrere, prima che tale

Età produca il suo frutto più squisito, sarà offuscato da tali tenebre mo-

rali e sociali che, sole, potranno preparare codesta impenitente umanità

al premio che e suo destino ereditare.

È verso questo periodo che ci stiamo costantemente e irresistibil-

mente incamminando. Frammezzo alle ombre che sempre più si adden-

sano intorno a noi, ci è dato intravedere i deboli baluginii della sovrani-

tà di Bahá’u’lláh, che compaiono e scompaiono all’orizzonte della sto-

ria. A noi, la «generazione della mezza luce» che viviamo in un tempo

che può ben definirsi il periodo dell’incubazione della Confederazione

Mondiale presagita da Bahá’u’lláh, è stata assegnata una mansione di

cui mai abbastanza apprezzeremo i privilegi e le cui difficoltà possiamo

solo vagamente ravvisare. Chiamati a sperimentare l’azione delle oscu-

re forze destinate a scatenare un profluvio d’angosciosi tormenti, ab-

biamo ragione di credere che l’ora più oscura che precederà l’alba

dell’Età Aurea non sia ancora scoccata, e che per quanto dense siano le

tenebre che già avviluppano il mondo non solo sian la da venire i tor-

mentosi cimenti che esso ha da patire ma che restino perfino inimmagi-

nabili le loro fosche prospettive. Noi ci troviamo, in effetti, alla soglia

di un’epoca le cui convulsioni proclamano in egual misura gli spasimi

mortali del vecchio ordine e le doglie per la nascita del nuovo. Questo

Nuovo Ordine Mondiale, in virtù dell’impulso generatore impartito dal-

la Fede di Bahá’u’lláh può ben dirsi ormai concepito e noi possiamo,

nell’attuale momento, sperimentarne l’agitarsi nel grembo di un’età

piena di travagli, un’età che attende l’ora stabilita in cui potrà partorire

il suo carico e dare alla luce il suo frutto squisito.

«Tutta la terra», scrive Bahá’u’lláh, «è ora pregna. S’avvicina il

giorno in cui produrrà i suoi più nobili frutti, in cui da essa nasceranno

gli alberi più alti, i fiori più incantevoli e i più squisiti doni del cielo.

Immensamente esaltata è la brezza che spira dalla veste del tuo Signo-

re, il Glorificato. Ecco, essa ha alitato la sua fragranza e rinnovato tut-

te le cose! Felice colui che comprende». «Gl’impetuosi venti della gra-

zia divina», proclama Egli nella Súratu’l-Haykal, «hanno trascorso su

tutte le cose. Ogni creatura è stata dotata di tutte le potenzialità che

questa grazia porta. Eppure le genti del mondo ancora la negano! O-

gni albero è stato ammantato dei fratti più scelti, ogni oceano arricchi-

to delle più fulgide gemme. L’uomo stesso è stato dotato dei doni della

comprensione e del sapere. L’intera creazione è divenuta ricettacolo

della rivelazione del Misericordiosissimo, e la terra destinataria di co-

se a tutti inscrutabili fuor che a Dio, il Vero, il Conoscitore

dell’invisibile. Si approssima il tempo in cui ogni cosa creata deposite-

rà il suo fardello. Glorificato Dio Che ha elargito questa grazia che

avviluppa tutte le cose, visibili e invisibili!».

«L’appello di Dio, quando fu innalzato», ha scritto ‘Abdu’l-Bahá ,

«alitò una nuova vita nel corpo dell’umanità e infuse un nuovo spirito

nell’intera creazione. Ecco la ragione per cui il mondo è stato spinto

negli abissi e i cuori e le coscienze degli uomini sono stati vivificati. Da

qui a breve saranno rivelate le prove di questa rigenerazione e

gl’indifferenti saranno risvegliati».
Universale fermento.

La visione del mondo intorno a noi ci impone di considerare le mol-

teplici testimonianze di quell’universale fermento che in ogni continen-

te del globo e in tutti i campi dell’umano vivere, religioso, sociale, eco-

nomico e politico, sta purificando e rifoggiando l’umanità in prepara-

zione del Giorno in cui, riconosciutosi il genere umano come un

tutt’uno, ne verrà stabilita l’unità. È possibile tuttavia individuare un

duplice processo, tendente ognuno, in modi diversi e con accelerato

impulso, a portare al punto culminante le forze che stanno trasformando

la faccia del pianeta. Il primo è essenzialmente un processo integrativo,

il secondo fondamentalmente distruttivo: mentre l’uno, nel suo conti-

nuo evolversi, dischiude un Sistema che può ben servire come modello

per quel tipo di politica mondiale verso cui incessantemente avanza co-

desto mondo in preda a grave disordine, tende l’altro, aumentando il

suo flusso disgregatore, a demolire con crescente violenza le desuete

barriere che s’ergono ad intralciare il progresso dell’umanità verso la

sua meta fatale. Il processo costruttivo, collegato alla nascente Fede di

Bahá’u’lláh, è foriero di quel Nuovo Ordine Mondiale che essa dovrà

presto istituire, le forze distruttrici che caratterizzano l’altro coincidono

invece con una civiltà che, avendo ricusato di soddisfare le attese di una

nuova epoca, sta perciò precipitando nel caos della decadenza. Come

risultato di queste opposte tendenze, una titanica lotta spirituale, senza

precedenti per la sua grandezza e pur indescrivibilmente gloriosa per i

risultati che produrrà, è in corso in quest’età di transizione attraverso

cui deve passare l’organica comunità dei seguaci di Bahá’u’lláh, come

pure l’intera umanità.

Lo Spirito incarnatosi nelle istituzioni di questa Fede nascente s’è

imbattuto, nel suo cammino verso la redenzione del mondo, e ha ingag-

giato battaglia con forze che ne rappresentano, nella maggioranza dei

casi, la negazione e la cui continuata esistenza gli impedisce di conse-

guire le sue finalità. È da considerare che le vacue e logore istituzioni,

le obsolete dottrine e credenze, le sterili e screditate tradizioni che tali

forze rappresentano sono state scardinate in virtù della loro stessa seni-

lità, della perdita del loro potere di coesione e del loro intrinseco cor-

rompimento. Alcune le hanno travolte le impetuose forze che la Fede

Bahá’í ha così misteriosamente sprigionato al suo nascere, altre sono

appassite e cadute in totale discredito come diretto risultato della vana e

tenue resistenza da loro opposta agli stadi iniziali del suo progresso, al-

tre infine, impaurite dal dilagante ascendente delle istituzioni in cui, in

uno stadio successivo, quel medesimo Spirito s’è incarnato, hanno mo-

bilitato energie e lanciato attacchi destinati a loro volta, dopo un breve

e illusorio successo, ad avvilente disfatta.
Età di transizione.

Non è mio proposito ricordare qui (né tanto meno tentarne una det-

tagliata analisi) le lotte spirituali che si sono succedute, o mettere in ri-

lievo le vittorie che sono ridondate a gloria della Fede di Bahá’u’lláh

sin dal giorno della sua nascita. Il mio interesse in questo momento non

è rivolto agli accadimenti che hanno distinto il primo periodo della Di-

spensazione Bahá’í, quello Apostolico, ma piuttosto a quei segnalati

eventi che si stanno manifestando e alle tendenze che caratterizzano

l’era formativa del suo sviluppo, questa nostra Età di Transizione, cioè,

i cui triboli precorrono quell’Era di beatissima felicità che personifiche-

rà lo scopo finale di Dio per l’intero genere umano.

Ho già brevemente accennato, in un precedente messaggio, alla disa-

strosa caduta di regni e imperi possenti avvenuta alla vigilia di quel tra-

passo di ‘Abdu’l-Bahá che si può ben dire abbia inaugurato la fase ini-

ziale dell’Età di Transizione in cui attualmente viviamo. La guerra, il

cui scoppio ha messo in evidenza l’avvio di quel periodo di frustrazione

destinato a precedere l’instaurazione dell’Ordine Mondiale di Ba-

há’u’lláh, ha affrettato sia il disfacimento dell’Impero Tedesco, con

l’umiliante disfatta inflitta al sovrano che era successore e diretto di-

scendente di quel re ed imperatore prussiano cui Bahá’u’lláh aveva in-

dirizzato il Suo solenne e storico monito, sia il crollo della monarchia

austro-ungarica, ultimo vestigio di quello che era stato un tempo il glo-

rioso Sacro Romano Impero. Entrambi questi importanti eventi possono

essere considerati come i primi di quella turbolenta Età nei confini della

cui fase più oscura stiamo iniziando a penetrare.

Al vincitore di Napoleone III, l’Autore della nostra Fede aveva ri-

volto, all’indomani della sua vittoria, questo chiaro e minaccioso avver-

timento nel Suo Libro più Santo: «O Re di Berlino!... Fa’ attenzione

che l’orgoglio non t’impedisca di riconoscere la Sorgente Mattutina

della Divina Rivelazione e che i desideri terreni non ti separino, come

un velo, dal Signore del trono in alto e della terra quaggiù. Così ti con-

siglia la Penna dell’Altissimo. Egli, in verità, è il Graziosissimo, il Mu-

nifico. Ricordi tu colui il cui potere trascendeva il tuo potere (Napole-

one III), e il cui rango superava il tuo rango? Dove è Egli? Dove sono

andate le cose che possedeva? Accogli l’avvertimento, e non essere di

quelli che sono profondamente addormentati. Fu lui che gettò la Tavo-

la di Dio dietro di sé, quando gli facemmo sapere quel che le schiere

della tirannia Ci avevano fatto soffrire. Al che, disgrazie lo assalirono

da ogni parte, ed egli cadde nella polvere in grave perdita. Medita pro-

fondamente, o Re, su Lui, e su coloro che, come te, hanno conquistato

città e governato uomini. Il Misericordiosissimo li trasse giù dai loro

palazzi, alle loro tombe. Sii avvertito, sii di coloro che riflettono».

«O rive del Reno!», profetizza Bahá’u’lláh in un altro passo di quel

Libro. «Vi abbiamo viste coperte di grumi di sangue, poiché le spade

del castigo sono state sguainate contro di voi; e voi ne avrete ancora

per una volta. E udiamo i lamenti di Berlino, sebbene essa sia oggi in

evidente gloria».
Il crollo dell’Islám.

Il crollo del potere della gerarchia sciita, in una terra che era stata per

secoli inespugnabile maniero di fanatismo islamico, fu la conseguenza

inevitabile di quell’ondata di secolarismo che si sarebbe, più tardi, abbat-

tuta su alcune delle più potenti e conservatrici istituzioni ecclesiastiche

d’Europa e d’America. Ancorché non diretto risultato dell’ultimo conflit-

to, pure il fremito che ha colto la colonna finora saldissima

dell’ortodossia islamica ha accentuato i problemi e resa più acuta

l’agitazione di cui è afflitto questo mondo stanco di guerre. Come diretta

conseguenza dell’implacabile ostilità nei riguardi della Sua Fede, l’Islám

sciita ha perso nella terra natale di Bahá’u’lláh il suo potere combattivo,

è stato privato dei suoi diritti e privilegi, ha subito una degradante demo-

ralizzazione ed è stato condannato a disperato oblio e a finale estinzione.

Non meno di ventimila martiri dovettero tuttavia sacrificare la vita prima

che la Causa per la quale avevano vissuto, e ora morivano, potesse regi-

strare questa iniziale vittoria su coloro che per primi ne avevano ripudia-

to i titoli e falciato i valorosi campioni. «Abiezione e miseria eran im-

presse su loro, ed essi ritornarono con ira da Dio».

Commentando il declino di quella gente decaduta, Bahá’u’lláh così

Si espresse: «Osservate come i detti e le azioni dell’Islám sciita abbia-

no appannato la gioia e il fervore dei primi tempi ed offuscato lo

splendore della sua luce. Nei suoi antichi giorni, quando gli Sciiti si

mantenevano ancora fedeli ai precetti associati al nome del loro Profe-

ta, il Signore dell’umanità, il loro cammino fu segnato da

un’ininterrotta catena di vittorie e trionfi. Come gradualmente devia-

rono dal sentiero della loro Guida Perfetta e Maestro, come voltarono

le terga alla luce corrompendo il principio della Sua divina unità, e

sempre più polarizzarono la loro attenzione su coloro che altro non e-

rano che i rivelatori della potenza della Sua Parola, il loro potere si

mutò in debolezza, in obbrobrio la gloria, in paura l’ardimento. Tu sei

testimone del punto in cui sono giunti».

La rovinosa caduta della dinastia Qájár, dichiarata sostenitrice e vo-

lontario strumento di quel clero decadente, coincise pressoché con il

grave avvilimento che colpì i capi ecclesiastici sciiti. Da parte di

Mu?ammad Sháh, fino all’ultimo debole monarca di quella dinastia,

non solo vennero ricusati alla Fede di Bahá’u’lláh l’esame imparziale e

il disinteressato ed equo trattamento che la sua causa a ragione esigeva,

ma fu essa anzi spietatamente perseguitata, costantemente ingannata e

posta sotto accusa. Il martirio del Báb; il bando di Bahá’u’lláh; la con-

fisca dei Suoi possedimenti terreni; la Sua incarcerazione nel Mázinda-

rán; l’ondata di terrore che Lo confinò nella più pestilenziale delle pri-

gioni; le macchinazioni, le proteste e le calunnie che per tre volte Gli

causarono successivi esili sino a condurLo al finale confinamento nella

più desolata delle città; le infami condanne inflitte – conniventi le auto-

rità giudiziarie ed ecclesiastiche – alle persone, alle proprietà e alla re-

putazione dei Suoi innocenti seguaci: ecco alcune delle azioni più per-

fide di cui i posteri riterranno responsabile questa dinastia dalle mani

grondanti di sangue. Ma un’altra barriera che aveva tentato di ostruire

la vittoriosa marcia della Fede era ora rimossa.

Ancorché Bahá’u’lláh fosse stato bandito dalla Sua terra natale, non

per questo rifluì la marea delle avversità che s’erano abbattute con tale

furore su Lui e sui seguaci del Báb; sotto l’autorità del sultano turco,

nemico giurato della Sua Causa, s’era aperto un nuovo capitolo nella

storia delle Sue non mai sopite tribolazioni. Non è possibile considerare

il rovesciamento del Sultanato e del Califfato, colonne gemelle

dell’Islám sunnita, altro che come l’inevitabile conseguenza della spie-

tata, irriducibile e calcolata persecuzione che i monarchi della traballan-

te dinastia di ‘Uthmán, riconosciuti successori del Profeta Mu?ammad,

le avevano scagliato contro. Da Costantinopoli, tradizionale seggio del

Sultanato e del Califfato, i governanti turchi s’erano con infaticabile ze-

lo ingegnati, per un arco di tempo disteso per quasi tre quarti di secolo,

d’arginare il flusso d’una Fede da loro temuta e detestata. Dal momento

in cui Bahá’u’lláh pose piede sul suolo della Turchia divenendo vir-

tualmente prigioniero del più potente sovrano islamico, fino all’anno

della liberazione della Terra Santa dal giogo ottomano, i successivi Ca-

liffi, e in modo particolare i Sultani ‘Abdu’l-’Azíz e ‘Abdu’l-?amíd,

nel pieno adempimento dell’autorità spirituale e temporale che il loro

altissimo ufficio conferiva loro, avevano inflitto al Fon- datore della

nostra Fede e al Centro del Suo Patto tali tormenti e dolori che nessuna

mente può figurarsi né penna o lingua tentare di descrivere. Essi solo

potevano misurarli o sostenerli.

Di questi affliggenti triboli ha ripetutamente testimoniato Ba-

há’u’lláh: «Per la giustizia dell’Onnipotente! Dovessi narrarti la storia

di ciò che Mi è accaduto, le anime e le menti umane sarebbero incapa-

ci di sostenerne il peso. Dio Stesso Mi è testimone». E indirizzandoSi ai

re della Cristianità, così ha scritto: «Vent’anni sono passati, durante i

quali Noi abbiamo assaporato ogni giorno l’agonia di una nuova tribo-

lazione. Nessuno di coloro che Ci hanno preceduto ha sopportato ciò

che Noi abbiamo sopportato. Se poteste capirlo! Essi si sono legati

contro di Noi e Ci hanno messo a morte, sparso il Nostro sangue, de-

predato le Nostre proprietà e violato il Nostro onore». E ancora in un

altro passo: «Richiama alla tua mente i Miei dolori, le Mie preoccupa-

zioni e le Mie ansie, le Mie avversità e le Mie prove, il Mio stato di pri-

gionia, le lacrime che ho versato, l’amarezza della Mia angoscia ed

ora la Mia reclusione in questa terra lontana... Se ti raccontassi cos’è

accaduto all’Antica Beltà fuggiresti nel deserto a piangervi tutte le tue

lacrime... Ogni mattina alzandoMi dal letto trovavo innumerevoli affli-

zioni ammassate dietro la porta, e ogni sera, quando Mi coricavo, ec-

co, il cuore si spezzava d’angoscia per la crudeltà infernale che aveva

patito per mano dei suoi nemici».

Gli ordini che questi nemici emisero, le condanne all’esilio che de-

cretarono, le infamie che inflissero, i piani che divisarono, le indagini

che eseguirono, le efferatezze che erano preparati a compiere, i meschi-

ni maneggi cui essi, i loro ministri, i governatori e i capi militari

s’abbassarono, costituiscono un primato che difficilmente può trovare

l’eguale nella storia di qualsiasi religione rivelata: il mero racconto dei

tratti più salienti di un tale sinistro argomento basterebbe a riempire un

volume. Ben sapevano essi che il Centro spirituale e amministrativo

della Causa, che s’erano tanto sforzati di estirpare, s’era trasferito sotto

il loro dominio, che i suoi uomini più rappresentativi erano cittadini

turchi e che qualunque mezzo o risorsa potessero controllare si trovava

alla loro mercé; tuttavia che per un periodo di quasi settant’anni, pur

essendo al culmine di un’indiscussa autorità, appoggiandosi alle infinite

macchinazioni ordite dalle autorità civili ed ecclesiastiche di una nazio-

ne confinante e contando sull’aiuto di quei familiari di Bahá’u’lláh che

Gli si erano rivoltati, non sia riuscito a questi tiranni d’estirpare un me-

ro pugno di sudditi imprigionati, rimane per ogni incredulo osservatore

uno degli eventi più strabilianti e misteriosi della storia contemporanea.

La Causa di cui Bahá’u’lláh era ancora il capo visibile, a dispetto dei

calcoli di quel nemico imprevidente e miope, aveva indubbiamente

trionfato e nessuna mente imparziale, andando al di la delle superficiali

condizioni di vita che circondavano il Prigioniero di ‘Akká, avrebbe

potuto più a lungo fraintenderlo o negarlo. E ancorché la tensione, or-

mai rilassata, s’intensificasse per un certo periodo di tempo dopo il tra-

passo di Bahá’u’lláh e riprendessero vita i perigli d’una ancora disordi-

nata situazione, diventava ognor più evidente che le capziose forze del

decadimento che da molti anni erano all’opera per corrodere le parti vi-

tali di quella nazione malata, stavano raggiungendo il loro apice. S’era

ormai scatenata una serie di convulsioni interne, ciascuna più rovinosa

della precedente, destinate a trascinare nel loro vortice uno degli eventi

più catastrofici dei tempi moderni. L’assassinio di quell’arrogante de-

spota nel l876; il conflitto russo-turco che presto lo seguì; le guerre di

liberazione che vennero a seguito; la nascita del movimento dei Giova-

ni Turchi; la rivoluzione turca del l909 che affrettò la caduta di ‘Ab-

du’l-?amíd; le guerre balcaniche con le loro disastrose conseguenze; il

riscatto della Palestina che custodiva nel suo seno le città di ‘Akká e

Haifa, e cioè il centro mondiale di codesta Fede emancipata; l’ulteriore

smembramento deciso dal Trattato di Versailles; l’abolizione del Sulta-

nato e il rovesciamento della dinastia di ‘Uthmán; la fine del Califfato;

l’abolizione della religione di Stato; l’abrogazione della Legge Sharí‘ah

e la promulgazione di un Codice Civile generale; la soppressione delle

diverse ordinanze, credenze, tradizioni e rituali che si credevano ine-

stricabilmente intrecciati alla struttura della Fede Musulmana – questi

eventi si susseguirono l’uno all’altro con tale rapida facilità che nessu-

no avrebbe mai osato prevedere. In questi colpi mortali, inferti in egual

misura da amici e avversari, da nazioni cristiane come da Musulmani

dichiarati, ogni seguace della perseguitata Fede di Bahá’u’lláh ha rico-

nosciuto le manifestazioni e la guida della Mano del dipartito Fondato-

re della Sua Fede, il Quale, dall’invisibile Reame, stava defluendo su

una religione e una nazione ribelli una marea di ben meritate calamità.

Mettete a confronto le prove dell’afflizione divina che si precipitò

sui persecutori di Gesù Cristo con le storiche punizioni che, nell’ultimo

scorcio del primo secolo dell’era bahá’í, hanno gettato nella polvere il

principale avversario della religione di Bahá’u’lláh! Non accadde nella

seconda metà del primo secolo dell’era cristiana che l’imperatore ro-

mano, dopo un tormentoso assedio di Gerusalemme, saccheggiasse la

città santa, distruggesse il Tempio, dissacrasse e depredasse dei suoi te-

sori il Santo dei Santi trasferendoli di poi a Roma, costruisse una colo-

nia pagana sul monte Sion, massacrasse i Giudei e i sopravvissuti pro-

scrivesse e spargesse pel mondo?

Paragonate, altresì, le parole rivolte, com’è testimoniato nel Vange-

lo, dal Cristo perseguitato a Gerusalemme, con l’apostrofe di Ba-

há’u’lláh a Costantinopoli, da Lui rivelata mentre giaceva nella remota

Prigione e registrata nel Libro più Santo: «Gerusalemme, Gerusalem-

me, tu che uccidi i Profeti e lapidi coloro che ti sono inviati, quanto

spesso ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raduna i suoi

pulcini sotto le sue ali!». E di nuovo, piangendo Egli sulla città: «Se

avessi conosciuto, almeno in questo giorno, ciò che giova alla tua pa-

ce. Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. Ti raggiungeranno giorni nei quali

i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringe-

ranno da ogni parte, atterreranno te e i tuoi figli in te e non lasceranno

in te pietra su pietra, perché non conoscesti il tempo in cui sei stata vi-

sitata».

«O luogo situato sulle sponde dei due mari!», così Bahá’u’lláh apo-

strofò la città di Costantinopoli. «Il trono della tirannia è stato invero

stabilito su te e la fiamma dell’odio si è accesa nel tuo petto, in tal mo-

do che le Schiere Superne e coloro che circolano attorno al Trono E-

saltato hanno fatto doglianza e gran lamenti. Noi vediamo che in te gli

stolti governano sui saggi e che le tenebre si ergono, vantandosi, con-

tro la luce. Tu invero straripi di manifesto orgoglio. Ti ha il tuo appa-

rente splendore resa vanagloriosa? Per Colui Che è il Signore

dell’umanità! Esso presto perirà e le tue figlie e vedove e tutte le tribù

che dimorano in te si lamenteranno. Così ti informa Colui Che Tutto

conosce, il Saggio».

Ad ‘Abdu’l-’Azíz, il monarca che inflisse a Bahá’u’lláh tre esilii, il

Fondatore della nostra Fede, mentre era Suo prigioniero nella capitale

del Sultano, indirizzò queste parole: «Ascolta, o re, le parole di Colui

Che dice la verità, Colui Che non ti chiede di ricompensarLo con le co-

se che Dio ha voluto concederti, Colui Che percorre senza errare il ret-

to Sentiero... Richiama alla tua visione l’infallibile Bilancia di Dio e

come se fossi in Sua Presenza pesa su quella Bilancia le tue azioni

giornaliere, ogni momento della tua vita. Fai un esame di coscienza

prima che tu sia chiamato alla resa dei conti, il Giorno in cui nessuno

avrà la forza di resistere per timore di Dio, il Giorno in cui i cuori de-

gli ignavi tremeranno». Ai Ministri dell’impero turco Egli, nella mede-

sima Tavola, rivelò quanto segue: «Spetta a voi, o Ministri di stato, di

attenervi ai precetti di Dio e di dimenticare le vostre leggi e le vostre

norme e di essere, così, fra coloro che sono rettamente guidati... Fra

poco scoprirete le conseguenze di ciò che avete fatto in questa effimera

vita e ne sarete ripagati... Com’è vasto il numero di coloro che, nelle

ère passate, hanno commesso ciò che voi avete commesso e che, ben-

ché di rango superiore al vostro, alla fine son ritornati polvere e sono

stati abbandonati alla loro inevitabile sorte!... Voi seguirete le loro

orme e sarete costretti a entrare in un luogo in cui non troverete nessu-

no che vi sarà amico o vi aiuterà... I giorni della vostra vita trascorre-

ranno, e tutte le cose nelle quali siete ora occupati e di cui vi vantate

periranno e voi sarete chiamati con certezza da una schiera dei Suoi

angeli a comparire nel luogo in cui le membra dell’intera creazione sa-

ranno fatte tremare e le carni d’ogni oppressore rabbrividiranno...

Questo è il giorno che inevitabilmente vi raggiungerà, l’ora che nessu-

no può differire».

Agli abitanti di Costantinopoli, mentre conduceva in mezzo ad essi

una vita da esule, Bahá’u’lláh, nella stessa Tavola, così Si rivolse:

«Temete Iddio, abitanti della città, e non gettate semi di discordia fra

gli uomini... I vostri giorni passeranno come sono passati quelli di co-

loro che vi hanno preceduto. Polvere tornerete ad essere, come polvere

ritornarono i vostri padri dell’antichità». E osserva inoltre: «Al Nostro

arrivo nella città trovammo i suoi Governatori e i suoi anziani riuniti a

trastullarsi come bambini con la creta... Il Nostro occhio interiore

pianse amaramente su di loro, sulle loro mancanze e sulla completa

trascuratezza delle cose per cui erano stati creati... Si avvicina il gior-

no in cui Dio farà sorgere un popolo che richiamerà alla memoria i

Nostri giorni, che narrerà la storia dei Nostri patimenti, che chiederà

la restituzione dei Nostri diritti a coloro che, senza ombra di prova, Ci

hanno trattato con manifesta ingiustizia. Dio ha certamente il dominio

sulle vite di coloro che Ci hanno fatto del male ed è bene a conoscenza

delle loro azioni. Egli senza dubbio li raggiungerà pei loro peccati: in

verità, è il più severo dei giustizieri». Egli benignamente così li esorta:

«Porgete dunque orecchio alle Mie parole e ritornate a Dio e pentitevi,

così che Egli, per mezzo della Sua grazia, abbia pietà di voi, possa pu-

rificarvi dai vostri peccati e perdonare i vostri falli. La grandezza della

Sua misericordia sorpassa la furia della Sua collera e la Sua grazia

abbraccia tutti coloro che sono stati chiamati all’esistenza e sono stati

rivestiti del manto della vita, siano essi del passato o dell’avvenire».

E, infine, nella Law?-i-Ra’ís troviamo queste profetiche parole:

«Porgi ascolto, o Capo... alla Voce di Dio, il Sovrano, l’Aiuto nel Peri-

colo, Colui Che esiste da Sé... Tu hai commesso, o Capo, ciò che ha

fatto gemere, nel più Esaltato Paradiso, Mu?ammad, l’Apostolo di Dio.

Il mondo ti ha reso così orgoglioso che hai voltato le spalle al Viso dal

Cui splendore le Schiere Superne sono state illuminate. Presto ti co-

glierà tangibile rovina... S’avvicina il giorno in cui la Terra del Miste-

ro (Adrianopoli) e ciò che le sorge d’intorno si muteranno e sfuggiran-

no dalle mani del Re, e appariranno trambusti, e si leveranno voci di

lamento, e da ogni parte si paleseranno segni di discordia, e si diffon-

derà il disordine a causa di ciò che è accaduto a questi prigionieri per

mano delle schiere dell’oppressione. Il corso delle cose verrà alterato e

le condizioni diverranno sì tristi da far gemere i granelli di sabbia sulle

desolate colline e piangere gli alberi sulle montagne, e tutte le cose

verseranno sangue. Allora vedrai la gente in preda a estrema afflizio-

ne».

Dovevano trascorrere milletrecento anni dalla morte del Profeta

Mu?ammad prima che potesse pienamente e pubblicamente dimostrarsi

l’illegalità dell’istituzione del Califfato, i cui fondatori avevano usurpa-

to l’autorità dei legittimi successori dell’Apostolo di Dio.

Un’istituzione che ai suoi esordi aveva conculcato un sì sacro diritto e

scatenato le forze di uno scisma tanto penoso, e che, negli ultimi tempi,

aveva inflitto un così grave colpo ad una Fede il Cui Araldo discendeva

da quegli Imám la cui autorità quella stessa istituzione aveva ripudiato,

meritava pienamente la punizione che ne ha suggellato il fato.

A corroborare l’argomento e a illuminare il tema che ho tentato di

esporre valga il testo di alcune tradizioni attribuite a Mu?ammad, la cui

autenticità viene riconosciuta dagli stessi Musulmani e che sono state

ampiamente citate da eminenti studiosi ed autori bahá’í orientali: «Ne-

gli ultimi giorni, una dolorosa calamità s’abbatterà sul Mio popolo per

mano dei loro governanti, tale quale nessuno ha mai udito; sarà così

violenta che non si potrà trovare un rifugio per sfuggirla. Dio invierà

allora Uno dei Miei discendenti, scaturito dalla Mia famiglia, Che

colmerà la terra di equità e giustizia, così come sarà stata riempita di

ingiustizia e tirannide». E ancora: «Il Mio popolo vedrà un giorno in

cui non rimarrà dell’Islám se non un nome e del Corano solo una mera

apparenza. I dottori di quell’età saranno i più malvagi che il mondo

abbia mai visto. Da loro procederà la malizia, e su essi ricadrà». E di

nuovo: «A quell’ora la Sua maledizione scenderà su di voi e la sventu-

ra v’affliggerà e la vostra religione rimarrà parola vuota sulle vostre

labbra. E quando questi segni saranno apparsi in mezzo a voi, attende-

tevi il giorno in cui soffieranno su voi senti roventi, o il giorno in cui

sarete deturpati, o quando pietre pioveranno su di voi».

«O gente del Corano», afferma significativamente Bahá’u’lláh, indi-

rizzandoSi alle forze combinate dell’Islám sciita e sunnita, «invero il

Profeta di Dio, Mu?ammad, versa lacrime alla vista della vostra cru-

deltà. Voi avete sicuramente seguito i vostri malvagi e corrotti desideri

e sviato il viso dalla luce della guida. Presto vedrete il risultato delle

vostre azioni, ché il Signore Mio Dio è in agguato e vigila sulla vostra

condotta... O accolta di teologi musulmani! Per i vostri atti, l’esaltato

rango della gente è stato degradato, rovesciato lo stendardo dell’Islám

e precipitato il suo possente trono».
II deteriorarsi delle istituzioni cristiane.

Tanto basti per l’Islám e per i paralizzanti colpi che i suoi capi e le

sue istituzioni hanno ricevuto, e ancora potranno riceverne in questo

primo secolo dell’Era Bahá’í. Se mi sono a lungo soffermato su questo

tema, se a sostegno del mio argomento ho citato così oltremisura i sacri

scritti, lo si deve solo alla mia ferma convinzione che le punitive cala-

mità che son piovute addosso al più ragguardevole oppressore della Fe-

de di Bahá’u’lláh debbano classificarsi non solo fra i più toccanti eventi

di quest’Età di Transizione, ma anche come i più sorprendenti e signifi-

cativi momenti della storia contemporanea.

Le convulsioni che si sono impadronite dell’Islám sunnita e di quel-

lo sciita hanno contribuito ad affrettare quel processo distruttivo cui ho

fatto riferimento, un processo per sua stessa natura destinato a prepara-

re la strada per quella completa riorganizzazione e unificazione cui il

mondo deve pervenire in ogni aspetto della sua vita. E che dire della

Cristianità e delle varie denominazioni con cui essa si identifica? Si può

negare che questo processo di deterioramento che ha assalito l’edifico

della Religione di Mu?ammad abbia a sua volta esercitato il suo perni-

cioso influsso sulle istituzioni legate alla Fede di Gesù Cristo? E se

queste istituzioni hanno già sperimentato l’urto di tali forze minacciose,

hanno fondamenta così salde e vitalità così grande da potervi resistere?

Diffondendosi e aumentando lo scompiglio di un mondo in disordine,

cadranno esse a loro volta preda di una tal violenza? E non sono le più

ortodosse fra loro già insorte, o non insorgeranno in futuro, per respin-

gere l’impetuosa avanzata di una Causa che, abbattute le barriere

dell’ortodossia musulmana, sta ora penetrando nel cuore della Cristiani-

tà, sia in Europa sia in America? E non spargerà una tal resistenza i se-

mi di ulteriori dissidi e novella confusione, servendo perciò indiretta-

mente ad affrettare l’avvento del Giorno promesso?

A tali interrogativi a noi non è dato porre che risposte parziali: sol-

tanto il tempo paleserà il ruolo che le istituzioni associate con la Fede

Cristiana sono destinate ad assumere nel periodo formativo dell’Era

Bahá’í, questa cupa età di transizione che l’umanità sta ora attraversan-

do. Tuttavia, la natura di alcuni eventi indica già in quale direzione si

stiano muovendo queste istituzioni ed è quindi possibile valutare il pro-

babile effetto che esercitano su esse le forze operanti sia all’interno del-

la Fede Bahá’í sia all’esterno.

Che le forze dell’ateismo, di una filosofia esclusivamente materiali-

sta, di un aperto paganesimo siano state scatenate, si stiano diffondendo

e consolidando e incomincino a invadere alcune tra le più potenti istitu-

zioni cristiane del mondo occidentale, nessun osservatore obiettivo può

negarlo. Che queste istituzioni stiano diventando sempre più caparbie,

che alcune di esse siano già vagamente consapevoli dell’influenza dila-

gante della Causa di Bahá’u’lláh, che esse, col deteriorarsi della loro

forza interiore e col rilassarsi della loro disciplina, osserveranno con

crescente sgomento lo sviluppo del Suo Nuovo Ordine Mondiale, fin-

ché risolveranno, gradualmente, di assalirla, e che proprio questa oppo-

sizione affretterà a sua volta il loro declino, pochi, forse nessuno, fra

coloro che attualmente seguono i progressi della Sua Fede, potranno

metterlo in dubbio. «La vitalità della fede degli uomini in Dio», ha te-

stimoniato Bahá’u’lláh, «va spegnendosi in ogni paese; null’altro che

la Sua salutare medicina può ristabilirla. La corrosione dell’empietà

sta distruggendo gli organi vitali della società umana; che cosa, tranne

l’Elisir della Sua potente Rivelazione, può purificarla o rinnovarla?».

E ancora: «Il mondo è in agitazione e la sua inquietudine aumenta di

giorno in giorno. Il suo viso è volto verso la perversità e la miscreden-

za. Tale sarà la sua triste sorte che svelarla adesso non sarebbe né

conveniente ne opportuno».

Una tal minaccia di secolarismo che ha assalito l’Islám e ne sta mi-

nando le superstiti istituzioni, che ha dilagato per la Persia, e penetrato

in India e ha levato trionfante la testa anche in Turchia, ha fatto ora la

sua apparizione in Europa e in America, dove sta sfidando a vari livelli,

e al riparo di diverse forme e denominazioni, le basi di ogni religione

stabilita e in modo particolare le istituzioni e le comunità che si identi-

ficano con la Fede di Gesù Cristo. Non suona ormai più esagerazione

asserire che stiamo entrando in un periodo che gli storici futuri valute-

ranno come uno dei più cruciali nella storia della Cristianità.

Già qualcuno dei protagonisti della religione cristiana riconosce la

gravità della situazione che li attende. «Un’ondata di materialismo sta

percorrendo il mondo», così suona la testimonianza di alcuni missionari

riportata nel testo dei loro rapporti ufficiali, «l’attacco e la pressione del

moderno industrialismo, che sta penetrando perfino nelle foreste

dell’Africa Centrale e nelle pianure dell’Asia Centrale, rende ovunque

l’uomo dipendente ed occupato nei beni materiali. In patria la Chiesa

ha parlato forse troppo disinvoltamente, da pulpiti o tribune, delle mi-

nacce del secolarismo, anche se nella stessa Inghilterra possiamo co-

gliere non più che un barlume del suo significato. Ma per la Chiesa

d’oltremare queste sono sinistre realtà, nemici con cui essa sta lottan-

do... La Chiesa ha ora un nuovo pericolo da affrontare, in ogni terra, un

attacco determinato e ostile. Dalla Russia sovietica un comunismo chia-

ramente antireligioso sta premendo a occidente verso l’Europa e

l’America, a oriente verso la Persia, l’India, la Cina e il Giappone. Si

tratta di una teoria economica, sfruttata per favorire la miscredenza. È

una religione irreligiosa... con un appassionato senso di missione impe-

gnata in una campagna contro Dio proprio qui alla base della Chiesa, in

patria, e che sta lanciando la sua offensiva anche in seno alle nazioni

non cristiane. Un attacco così consapevole, aperto e organizzato contro

la religione in generale e la cristianità in particolare, è del tutto nuovo

nella storia. Ugualmente calcolata, in alcune nazioni, nella sua definita

ostilità al Cristianesimo è un’altra forma di fede sociale e politica, ossia

il nazionalismo. Ma l’attacco nazionalistico, a differenza di quello del

comunismo, è spesso legato a qualche forma di religione nazionale –

l’Islám in Persia e in Egitto, il Buddismo a Ceylon, mentre la lotta per

ottenere i diritti pubblici in India si allea con una reviviscenza sia

dell’Induismo sia dell’Islám».

Non è necessario ch’io tenti, a questo proposito, un’esposizione

dell’origine e del carattere di quelle teorie economiche e filosofie poli-

tiche del periodo postbellico che hanno direttamente e indirettamente

esercitato una dannosa influenza su istituzioni e credenze associate a

uno dei sistemi religiosi più diffusi e meglio organizzati del mondo. Più

della loro origine, e la loro influenza che mi interessa. L’eccessiva cre-

scita dell’industrialismo e dei mali a esso connesso (come la menziona-

ta citazione registrava), e cioè la politica d’aggressione iniziata dagli

ispiratori e organizzatori del movimento comunista e i loro persistenti

sforzi; l’intensificarsi di un nazionalismo militante, legato in alcuni Pa-

esi a una sistematica opera di diffamazione contro tutte le forme di in-

fluenza ecclesiastica, hanno senza alcun dubbio contribuito a decristia-

nizzare le masse e sono responsabili del notevole declino dell’autorità,

del prestigio e del potere della Chiesa. «L’intero concetto di Dio», han-

no insistentemente proclamato i persecutori del Cristianesimo, «deriva

dall’antico dispotismo orientale. Esso è indegno di uomini liberi». «La

religione», ha asserito uno dei loro ispiratori, «è l’oppio dei popoli». E

così si esprime il testo di una loro pubblicazione ufficiale: «La religione

è l’abbrutimento del popolo. Bisogna far si che l’educazione cancelli

dalla mente della gente questa forma d’umiliante idiozia».

La filosofia hegeliana che, in altri Paesi, assunta la forma di un in-

transigente e bellicoso nazionalismo, ha sostenuto la deificazione dello

Stato, inculcato uno spirito guerresco e incitato all’animosità razziale,

ha del pari condotto ad un marcato indebolimento della Chiesa e ad una

pesante riduzione della sua influenza spirituale. A differenza della spa-

valda offensiva che un movimento dichiarata- mente ateo ha scelto di

scagliarle contro all’interno dell’Unione Sovietica come pure al di la

dei suoi confini, questa filosofia nazionalistica, sostenuta da sovrani e

governi cristiani, è un attacco diretto contro la Chiesa da parte di coloro

che una volta si professavano suoi seguaci, e cioè un tradimento della

sua causa perpetrato nel suo stesso seno. Essa è stata quindi pugnalata

da un ateismo estraneo e militante all’esterno, nonché dai predicatori di

una dottrina eretica all’interno; ed entrambe queste forze, operanti o-

gnuna nella sua propria sfera con sue armi e metodi, ha offerto grande

aiuto e incoraggiamento, col suo risalto a una filosofia puramente mate-

rialistica, a uno spirito modernistico ovunque prevalente, che, diffon-

dendosi, tende sempre più a estraniare la religione dalla vita quotidiana

dell’uomo.

È ben naturale che l’effetto congiunto di queste teorie nuove e cor-

rotte, di queste filosofie pericolose e infide, sia stato duramente avverti-

to da coloro le cui dottrine predicavano uno spirito e principî del tutto

incompatibili, epperciò nefaste sono state le conseguenze del dissidio

inevitabilmente scoppiato tra questi contrastanti interessi e irrimediabi-

le il danno provocato. Il collasso e lo smembramento della Chiesa gre-

co-ortodossa in Russia, seguita al colpo che la Chiesa di Roma subì per

la caduta della monarchia austro-ungarica, il trambusto che più tardi

s’abbatte sulla Chiesa cattolica in Spagna culminando con la sua sepa-

razione dallo Stato; la persecuzione sofferta dalla stessa Chiesa in Mes-

sico; le persecuzioni, gli arresti, le intimidazioni e il terrore cui sono

sottoposti tanto i Cattolici quanto i Luterani nel cuore dell’Europa; lo

scompiglio causato dalle conseguenze delle campagne militari in Africa

su un ramo della Chiesa; il declinare delle fortune delle Missioni cri-

stiane, sia anglicane sia presbiteriane, in Persia, Turchia e in Estremo

Oriente; i minacciosi segni che preannunziano serie complicazioni nelle

già equivoche e precarie relazioni ora esistenti fra la Santa Sede e alcu-

ne nazioni europee, queste le caratteristiche più singolari di

quell’inversione di marcia cui, in quasi tutte le parti del mondo, sono

sottoposti i membri e i capi delle istituzioni ecclesiastiche cristiane.

Che l’armonia fra alcune di queste istituzioni si sia irrimediabilmen-

te frantumata è fatto così evidente che nessun osservatore perspicace

vorrà metterlo in dubbio o negarlo. Le divergenze fra conservatori e

progressisti sorte fra i suoi membri si allargano ininterrottamente. I loro

credi e dogmi sono stati annacquati e in alcuni casi addirittura ignorati

e abbandonati; la loro presa sulla condotta degli uomini s’è allentata, il

numero e l’influenza dei membri del clero vanno scemando. Sono sma-

scherati, in molti casi, i timori e la falsità dei loro predicatori. In alcuni

Paesi sono scomparsi i loro possedimenti e s’è indebolita la forza della

loro istruzione religiosa. I templi sono stati in parte abbandonati e di-

strutti, e la dimenticanza di Dio, dei Suoi insegnamenti e delle Sue Fi-

nalità, li ha infiacchiti accumulando su essi umiliazioni su umiliazioni.

Non finirà questa tendenza disgregatrice, di cui hanno già notevol-

mente sofferto l’Islám sunnita e quello sciita, per scatenare, quando

raggiungerà il suo apice, nuove sventure sulle varie denominazioni del-

la Chiesa cristiana? In quali modi e con quale rapidità si svilupperà

questo processo, che è già ormai iniziato, solo il futuro potrà rivelare,

né è possibile al presente valutare fino a qual punto gli attacchi che un

ancor potente clero potrà scagliare contro l’inespugnabile roccaforte

della Fede di Bahá’u’lláh in Occidente contribuiranno ad accelerare

questo declino e ad ampliare la portata di inevitabili disastri.

Se la Cristianità desidera e pensa di servire il mondo nelle crisi che

lo attanagliano (ha scritto un ministro della Chiesa presbiteriana in

America), deve «ritornare dalla Cristianità a Cristo, dalla religione anti-

ca di secoli che tratta di Gesù all’originale religione di Gesù». Altri-

menti, aggiunge significativamente, «lo spirito di Cristo continuerà a

vivere in istituzioni che non sono le nostre».

Un così notevole indebolimento di forze e di coesione degli elementi

che costituiscono la comunità cristiana ha prodotto a sua volta, come

possiamo ben costatare, il fiorire di un numero sempre maggiore di o-

scure sette, di strani e nuovi culti, di filosofie vane, le cui sofisticate

dottrine hanno accresciuto la confusione di un’età inquieta. Si può ben

dire che con i loro dogmi e obiettivi esse riflettano e testimonino la ri-

volta, l’insoddisfazione e le confuse aspirazioni delle masse che, disin-

gannate, hanno abbandonato la causa delle Chiese cristiane disertando-

ne i ranghi.

Si può quasi tracciare un perfetto parallelo fra questi confusi e disor-

dinati sistemi di pensiero che sono il diretto prodotto del disperato di-

sordine che affligge la Fede Cristiana, e la grande varietà di culti popo-

lari, di filosofie alla moda e di evasione che fiorirono nei primi secoli

dell’Era Cristiana e che tentarono d’assorbire e alterare la religione di

Stato del popolo romano. I cultori del paganesimo che costituivano al-

lora il grosso della popolazione dell’Impero Romano d’Occidente, si

trovarono circondati, e in alcuni casi addirittura minacciati, dalla nutrita

setta dei Neoplatonici, dai seguaci delle religioni naturalistiche, dai fi-

losofi gnostici, dal Filonismo, dal Mitraismo, dagli adepti del culto a-

lessandrino, insomma da una moltitudine di sette e credenze imparenta-

te fra loro; alla stessa guisa oggi, nel primo secolo dell’Era Bahá’í, i di-

fensori della Fede Cristiana, religione predominante nel mondo occi-

dentale, cominciano a rendersi conto come la loro autorità e il loro a-

scendente siano scalzati da un profluvio di contrastanti credi, pratiche e

tendenze che il loro stesso fallimento ha contribuito a creare. Eppure fu

questa medesima religione cristiana, che sta oggi precipitando in una tal

condizione d’impotenza, a dimostrarsi, alla fine, capace di travolgere le

istituzioni pagane e di abolire i culti che avevano allora goduto di una

tal fioritura.

Man mano che l’embrionale Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh assume

forma rivelando le proprie potenzialità, è fatale che le istituzioni che si

sono allontanate dallo spirito e dagli insegnamenti di Gesù Cristo rece-

dano per far posto al progredire di quelle istituzioni divinamente ordi-

nate che sono inestricabilmente connesse agli insegnamenti del Fonda-

tore della Fede Bahá’í. L’intimo spirito divino che nell’Età Apostolica

della Chiesa animò i suoi membri e tenne viva la pristina purezza dei

suoi insegnamenti e il primiero splendore della sua luce, riprenderà

senza dubbio vita come inevitabile risultato di una tal reviviscenza del-

le sue verità essenziali e delucidazione delle sue originali finalità.

Ché infatti, la Fede di Bahá’u’lláh, quando noi la valutiamo nella

giusta luce, non può mai, in nessun aspetto dei propri insegnamenti,

trovarsi in disaccordo, e meno che meno in conflitto, con lo scopo che

anima la Fede di Gesù Cristo o l’autorità ad essa conferita: suoni suffi-

ciente testimone alla verità di questo principio fondamentale del credo

bahá’í l’ardente tributo che Bahá’u’lláh Stesso Si sentì mosso ad offrire

all’Autore della religione cristiana: «Sappi che quando il Figlio

dell’Uomo rese la Sua anima a Dio l’intera creazione pianse tutte le

sue lacrime; ma nel sacrificarSi infuse a tutte le cose create una nuova

forza. Le Sue prove, così come è attestato da tutti i popoli della terra,

sono ora palesi innanzi a te. La più profonda saggezza che i saggi ab-

biano espresso, la più alta dottrina che l’intelletto abbia mai spiegato,

le arti che le mani più abili abbiano prodotto, l’influenza esercitata dai

più potenti sovrani, non sono che manifestazioni del potere vivificatore

emanate dal Suo Spirito, trascendente, penetrante e radioso. Noi atte-

stiamo che quando Egli venne al mondo, diffuse lo splendore della Sua

gloria su tutte le cose create. Per Lui il lebbroso guarì dalla lebbra

della perversità e dell’ignoranza. Per Lui impuri e malvagi furono ri-

sanati; per il Suo potere, generato da Dio Onnipotente, gli occhi del

cieco furono aperti e fu santificata l’anima del peccatore... Fu Lui a

purificare il mondo. Benedetto l’uomo che si volge a Lui col volto rag-

giante di luce».
Segni di decadenza morale.

Non credo sia necessario dilungarsi oltre sul declino delle istituzioni

religiose, la cui disintegrazione costituisce un aspetto tanto importante

del Periodo Formativo dell’Era Bahá’í. A causa della marea crescente

di secolarismo e in diretta conseguenza della sua dichiarata e persisten-

te ostilità contro la Fede di Bahá’u’lláh, l’Islám è sprofondato in tale

abisso di decadenza quale raramente ha raggiunto nel corso della storia.

Dal canto suo la Cristianità, per motivi non molto dissimili da quelli

operanti nel caso della Fede sua consorella, si è molto indebolita e sta

sempre più contribuendo a quel processo di generale disintegrazione

che deve necessariamente precedere la totale riedificazione dell’umana

società.

A parte le testimonianze dello sfacelo delle istituzioni religiose, non

meno visibili e significativi appaiono i segni della decadenza morale; il

declino che si è prodotto nelle fortune delle istituzioni Islamiche e cri-

stiane ha un esatto equivalente nella vita e nella condotta di coloro che

ne fanno parte. In qualsivoglia direzione ci volgiamo, per quanto super-

ficiale sia la nostra analisi delle azioni e dei discorsi dell’attuale gene-

razione, non possiamo che rimanere colpiti dai segni della decadenza

morale di cui dan prova intorno a noi uomini e donne, nella loro vita

personale non meno che in quella collettiva.

Non v’è dubbio che alla base di questo male, così grave e manifesto,

stia soprattutto il declino della religione come forza sociale, di cui il de-

teriorarsi delle istituzioni religiose non è che un fenomeno esteriore.

«La religione», ha scritto Bahá’u’lláh, «è il più grande mezzo per

l’instaurazione dell’ordine nel mondo e per un pacifico appagamento

di coloro che vi dimorano. L’indebolimento delle colonne della religio-

ne ha rafforzato le mani degli ignoranti rendendoli audaci ed arrogan-

ti. In verità Io affermo che tutto ciò che ha diminuito l’alto rango della

religione ha accresciuto la riottosità dei malvagi, e il risultato altro

non può essere che anarchia». E in un’altra Tavola ha asserito: «La Re-

ligione è una luce radiosa e una roccaforte inespugnabile per la prote-

zione e la prosperità dei popoli del mondo, giacché il timor di Dio

spinge l’uomo a tenersi stretto a ciò che è buono e ad evitare ogni ma-

le. Se la lampada della Religione si oscurasse, ne deriverebbero confu-

sione e disordine e la luce dell’equità, della giustizia, della tranquillità

e della pace cesserebbero di brillare». «Sappi», ha Egli scritto in

un’altra occasione, «che i veri saggi hanno paragonato il mondo al

tempio umano. Come il corpo dell’uomo necessita di una veste che lo

ricopra, così il corpo dell’umanità ha bisogno d’esser adornato dal

manto della giustizia e della saggezza. La sua veste è la Rivelazione

accordatagli da Dio».

Nessuna meraviglia, or dunque, se quando, a causa dell’ostinazione

degli uomini, s’estingue nei cuori la luce della religione e la veste divi-

namente designata ad adornare il tempio umano viene deliberatamente

abbandonata, ne consegua un immediato doloroso declino nelle fortune

dell’umanità, fautore a sua volta di tutti quei mali che ogni anima riot-

tosa è capace di palesare. La perversione della natura umana, la degra-

dazione del comportamento, la corruzione e il disfacimento delle istitu-

zioni si rivelano, in queste circostanze, nei loro aspetti peggiori e ripu-

gnanti. Si degrada il carattere dell’uomo, il suo senso di sicurezza viene

scosso, rilassata la vigoria della disciplina, messa a tacere la voce della

coscienza, oscurata la capacita di decenza e pudore, distorti i concetti di

dovere, solidarietà, reciprocità e lealtà, e grado a grado s’estingue per-

fino il senso della pace, della gioia e della fiduciosa speranza.

Possiamo ben dire che è proprio questa la situazione cui si stanno

ormai approssimando individui e istituzioni. Così ha scritto Ba-

há’u’lláh, deplorando lo stato dell’umanità traviata: «Può dirsi che non

si trovino due uomini esteriormente e interiormente uniti. I segni della

discordia e della malizia appaiono dappertutto, benché tutti gli uomini

siano stati creati per l’armonia e l’unione». «Per quanto tempo anco-

ra», esclama Egli nella medesima Tavola, «si ostinerà l’umanità nel

suo traviamento? Per quanto tempo ancora continuerà l’ingiustizia?

Per quanto tempo ancora regneranno il caos e la confusione fra gli

uomini? Per quanto tempo ancora la discordia sconvolgerà il volto

della società? Ahimè! I venti della disperazione soffiano da ogni parte

ed aumenta quotidianamente la lotta che divide ed affligge la razza

umana».

La recrudescenza dell’intolleranza religiosa, dell’animosità razziale

e dell’arroganza patriottica; le crescenti testimonianze di egoismo, dif-

fidenza, timore e impostura; il diffondersi del terrorismo, dell’illegalità,

dell’alcoolismo e della criminalità; l’inestinguibile sete e il febbrile

perseguimento di ricchezze, piaceri e di ogni terrena vanità;

l’indebolirsi dei legami familiari, il cedimento della patria autorità;

l’indulgenza alla lussuria, l’irresponsabile atteggiamento verso il ma-

trimonio con la crescente marea di divorzi che ne consegue; la degene-

razione dell’arte e della musica, l’inquinarsi della letteratura e la corru-

zione della stampa; il dilagar dell’influenza di quei «profeti di decaden-

za» che invocano il concubinaggio, predicano la filosofia del nudismo,

chiamano il pudore una finzione della mente, che si rifiutano di consi-

derare la procreazione dei figli il sacro e principale scopo del matrimo-

nio, che accusano la religione di essere l’oppio dei popoli e che, lasciati

liberi, farebbero ricadere l’umanità nella barbarie e nel disordine, sino

alla totale distruzione – ecco i caratteri salienti di questa decadente so-

cietà, una società che dovrà rigenerarsi o perire.

Il collasso delle strutture politiche ed economiche.

Un analogo declino politico e segni altrettanto visibili di disintegra-

zione e confusione possono rintracciarsi nell’età in cui viviamo –

un’età che gli storici futuri ravviseranno come il preludio di quella

Grande Era i cui dorati giorni non possiamo oggi che fievolmente raffi-

gurarci.

I travolgenti e furiosi eventi che in anni recenti hanno condotto le

strutture politiche ed economiche della società a un collasso pressoché

totale sono troppo numerosi e complessi per tentare, nei limiti di questa

nostra indagine, d’operare un’adeguata valutazione della loro natura.

Né appaiono tali tribolazioni, per quanto dolorose, aver ancora raggiun-

to l’apice o espressa tutta la violenza del loro potere distruttivo. In

qualsiasi prospettiva, e comunque noi lo consideriamo, l’intero mondo

offre il malinconico e miserevole spettacolo di un immenso, debole e

agonizzante organismo, politicamente al tramonto ed economicamente

pressato da forze ch’esso ha cessato di controllare o di comprendere.

Eventi come la Grande Depressione, frutto dei più ardui cimenti che

l’umanità abbia mai sperimentato; il disfacimento della struttura creata

a Versailles; le recrudescenze del militarismo nei suoi aspetti più mi-

nacciosi; il fallimento di grandi esperimenti e di nuove istituzioni nel

tentativo di tutelare la pace e la sicurezza dei vari popoli, classi e na-

zioni, hanno amaramente disingannato l’umanità e frustrato le sue e-

nergie. Infrante giacciono, per lo più, le sue speranze, declinante la sua

vitalità, la sua esistenza insolitamente in preda a disordine, gravemente

messa a repentaglio la sua unità.

In Europa caparbie ostilità e antagonismi crescenti stanno ancora

una volta delineando per i suoi sventurati popoli e nazioni alleanze de-

stinate a farli precipitare nei più orrendi e implacabili patimenti che

l’umanità abbia sofferto nel corso della sua lunga storia di martirii. Nel

continente nordamericano, le difficoltà economiche, la disorganizza-

zione nel campo industriale, il diffuso malcontento innanzi agli abortiti

esperimenti ideati per riassestare una economia senza equilibrio, l’ansia

e le paure che sorgono dal pensiero di un possibile coinvolgimento po-

litico tanto in Europa quanto in Asia, presagiscono l’approssimarsi di

quella che può a ragione definirsi una delle fasi più critiche nella storia

della Repubblica Americana. Ancora per gran tratto serrata in una delle

maggiori afflizioni mai sperimentate nella sua recente storia, l’Asia si

trova minacciata ai suoi confini orientali dal pericolo d’un assalto di

forze che preannunciano l’intensificarsi di contese generate da un tipo

di nazionalismo e industrializzazione sempre più forte. Divampa nel

cuore dell’Africa l’incendio d’una guerra efferata e cruenta che, qua-

lunque ne sia l’esito, è destinata a esercitare un deprecabile influsso,

tramite le sue ripercussioni a livello mondiale, sulle razze e popoli di

colore del pianeta.

Con non meno di dieci milioni di uomini sotto le armi, addestrati ed

esercitati all’uso delle più esecrande macchine di distruzione che la

scienza abbia mai escogitato; con un numero tre volte tanto di persone

che si logorano sotto il dominio di razze e governi stranieri; con una

moltitudine altrettanto numerosa di esacerbati cittadini impotenti a pro-

curarsi quei beni e quelle necessità materiali che altri stanno delibera-

tamente distruggendo; con una massa ancor maggiore di esseri umani

che gemono sotto il peso di armamenti sempre più massicci e impoveri-

ti dal virtuale collasso dei traffici internazionali – con siffatti malanni

l’umanità sembra ormai definitivamente affacciarsi alla fase più tor-

mentosa della sua esistenza.

Non ci meravigli, ordunque, leggere in una dichiarazione di recente

proferita da uno dei più ragguardevoli Ministri europei un tale chiaro

monito: «Se dovesse di nuovo scoppiare in Europa una guerra su scala

maggiore, essa condurrà al crollo della civiltà. Per citare le parole del

defunto Lord Bryce, “Se voi non ponete fine alla guerra, la guerra porrà

fine a voi!”». Ed ecco la testimonianza di una delle figure più rappre-

sentative delle odierne dittature: «Povera Europa! Essa è in preda alla

nevrosi... Ha perso le proprie facoltà di recupero, le forze vitali di coe-

sione e di sintesi. Un’altra guerra ci distruggerebbe». E incalza uno dei

più eminenti e dotti dignitari del clero cristiano: «È probabile che si

renda necessaria un’altra più tremenda guerra in Europa per stabilire

un’autorità internazionale. Tale conflitto sarà il più orribile di tutti e

forse la presente generazione sarà chiamata a sacrificare centinaia di

migliaia di vite».

Il disastroso fallimento delle Conferenze sul Disarmo e

sull’Economia; gli ostacoli sorti nel corso del negoziato per la limita-

zione degli armamenti navali; l’abbandono delle attività e il ritiro

dell’appartenenza alla Lega delle Nazioni da parte di due delle nazioni

più potenti e più armate del mondo; l’inettitudine del sistema politico

parlamentare quale emerge da alcuni recenti sviluppi in Europa e in

America; l’incapacità dei capi e degli esponenti del movimento comu-

nista ad affermare il pur vantato principio della dittatura del proletaria-

to; i pericoli e i sacrifici che i governi di regimi totalitari hanno impo-

sto, negli ultimi anni, ai loro sudditi – tutto ciò dimostra al di la d’ogni

dubbio l’impotenza delle odierne istituzioni ad evitare quei disastri che

sempre più incombono sull’umana società. La nostra confusa genera-

zione può ben chiedersi cos’altro resti ad arginare il pericolo rappresen-

tato da quella profonda voragine che sempre più s’allarga e che può, ad

ogni istante, inghiottirla!

Bersagliati da ogni parte da nuove testimonianze di disintegrazione,

tumulti e fallimenti, uomini e donne pensosi, appartenenti a quasi tutte

le classi sociali, cominciano a dubitare che la società com’è organizzata

oggi possa, tramite i suoi soli sforzi, liberarsi dal pantano in cui sta

vieppiù affondando. Sono stati tentati tutti i sistemi, eccetto quello

dell’unificazione della razza umana, tentati anche ripetutamente, ma si

sono rivelati fallimentari; guerre su guerre si sono combattute, e convo-

cate conferenze senza fine per prendere vane deliberazioni; trattati, patti

ed accordi sono stati diligentemente intavolati, conclusi e poi modifica-

ti. Sono stati pazientemente messi alla prova nuovi sistemi di governo,

e continuamente rimodellati o sostituiti; si sono accuratamente concepi-

ti e meticolosamente messi in pratica piani economici per la ricostru-

zione. E nonostante tutto, a una crisi ne è succeduta un’altra ed è corri-

spondentemente aumentata la rapidità di declino di un mondo pericolo-

samente instabile; un abisso senza fondo minaccia di far crollare in un

medesimo comune disastro nazioni soddisfatte ed insoddisfatte, demo-

crazie e dittature, capitalisti e salariati, europei ed asiatici, ebrei e genti-

li, bianchi e neri. Qualche cinico può giungere a pensare che un’irata

Provvidenza abbia abbandonato il nostro sventurato pianeta al suo fato

e fissato senza speranza d’appello la sua sorte. L’umanità, messa a dura

prova e disillusa, che ha senza dubbio perso l’orientamento e, sembre-

rebbe, anche la fede e la speranza, ondeggia paurosamente, priva di

guida e di visione, sull’orlo di un precipizio. L’ha invasa, pare, una

sensazione di fatalità; tenebre sempre più oscure s’abbattono sulle sue

fortune man mano ch’essa lascia progressivamente le frange esterne

della buia zona della sua agitata esistenza per avviarsi verso l’abisso

della perdizione.

Ma mentre ombre sempre più fitte s’addensano, si può forse negare

che un barlume di speranza, guizzando a tratti sull’orizzonte interna-

zionale, appaia per spezzare la tenebra che avvolge l’umanità? È forse

falso asserire che in un mondo di instabile fede e di allarmanti dottrine,

in cui predominano il costante proliferare degli armamenti, le avversio-

ni e gli antagonismi, non si possa tuttavia già discernere il progresso,

ancorché discontinuo, di forze che operano in armonia con lo spirito dei

tempi? Per quanto ogni giorno sempre più rumoroso e insistente si fac-

cia il frastuono che si leva dal nazionalismo postbellico, sebbene la Le-

ga delle Nazioni si trovi ancora nel suo stadio embrionale e le tempe-

stose nubi che si stanno ammassando possano per un certo tempo offu-

scarne i poteri e annullarne i meccanismi, e pur tuttavia rilevantissimo

l’indirizzo in cui essa sta operando. Le voci che si levarono fin dai suoi

esordi, gli sforzi esercitati e il lavoro già compiuto presagiscono quel

trionfo che la presente istituzione, o un’altra che possa succederle, è de-

stinata a raggiungere.

Il principio di Bahá’u’lláh della sicurezza collettiva.

Un Patto generale sulla sicurezza è stato lo scopo verso cui questi

sforzi sono confluiti da quando è sorta la Lega delle Nazioni. Il Trattato

delle Garanzie che i suoi membri presero in considerazione e discusse-

ro negli stadi iniziali del suo sviluppo, il dibattito sul Protocollo di Gi-

nevra che, più tardi, sollevò fiere controversie internazionali, sia

all’interno sia all’esterno della Lega; la successiva proposta per la crea-

zione degli Stati Uniti d’Europa e l’unificazione economica del conti-

nente e, infine ma non meno importante, la politica delle sanzioni av-

viata dai suoi membri, possono essere considerate le tappe più signifi-

cative della sua travagliata storia. Che non meno di cinquanta nazioni

del mondo, tutte affiliate alla Lega delle Nazioni, abbiano, previa matu-

ra deliberazione, riconosciuto e pronunciato il loro verdetto contro un

atto d’aggressione che a loro giudizio era stato deliberatamente com-

messo da un’altra nazione parimenti membro della Lega, anzi una delle

Potenze più ragguardevoli in Europa e che, in maggioranza, si siano ac-

cordate d’imporre sanzioni collettive all’aggressore condannato, riu-

scendo a mettere in pratica in grande misura la loro decisione, è senza

dubbio un evento che non ha riscontri nella storia umana. Per la prima

volta negli annali dell’umanità il sistema della sicurezza collettiva, pre-

visto da Bahá’u’lláh e delucidato da ‘Abdu’l-Bahá, è stato seriamente

preso in considerazione, discusso e posto alla prova. Per la prima volta

nella storia è stato ufficialmente riconosciuto e pubblicamente ammes-

so che perché tale sistema di sicurezza collettiva venga efficacemente

stabilito sono necessarie tanto la fermezza quanto la flessibilità – l’una

che preveda l’uso di una forza adeguata ad assicurare l’efficienza del

sistema proposto, l’altra che permetta a un tal meccanismo di soddisfa-

re alle legittime esigenze e aspirazioni di quei suoi fautori che abbian

subito dei torti. Per la prima volta nella storia umana le nazioni del

mondo si sono sforzate e hanno provato ad assumersi delle responsabi-

lità collettive e ad integrare i loro impegni verbali col prepararsi effetti-

vamente all’azione collettiva. E infine, per la prima volta nella storia, si

è manifestato un movimento di opinione pubblica a sostegno del ver-

detto pronunciato dai capi e dai rappresentanti delle nazioni e in favore

di un’azione collettiva che assicuri l’adempimento di tale decisione.

Alla luce dei recenti sviluppi internazionali, come risuonano chiare e

profetiche le parole pronunciate da Bahá’u’lláh: «Siate uniti, o re della

Terra! in tal modo si calmerà la tempesta della discordia fra voi, ed i vo-

stri popoli troveranno riposo, se siete di coloro che comprendono. Se

uno di voi prendesse le armi contro un altro, insorgete tutti contro di lui,

poiché questa non è altro che palese giustizia». «Verrà il tempo», ha E-

gli scritto, presagendo i tentativi e gli sforzi che vengono adesso compiu-

ti, «in cui sarà universalmente riconosciuta l’impellente necessità di sta-

bilire una vasta e universale assemblea di uomini. Vi dovranno presen-

ziare i governanti e i re della terra i quali, partecipando alle sue delibe-

razioni, dovranno esaminare mezzi e vie per gettare le fondamenta della

Grande Pace mondiale fra gli uomini... Se un re prendesse le armi con-

tro un altro, tutti devono insorgere uniti e impedirglielo».

Elaborando questo tema, ‘Abdu’l-Bahá scrive: «I sovrani del mondo

devono concludere un trattato vincolante e stabilire un patto, le cui di-

sposizioni siano ben fondate, inviolabili ed esatte. Devono proclamarlo

al mondo ed ottenergli le sanzioni di tutta la razza umana... Bisogna

che tutte le forze dell’umanità siano impegnate ad assicurare la stabili-

tà e continuità di questo Massimo Patto... Il fondamentale principio

implicito in questo solenne Patto deve essere fissato in modo tale che

se, più tardi, un governo violi una delle sue disposizioni, tutti i governi

della terra insorgano per ridurlo a completa sottomissione, anzi deve

l’intera razza umana, in quanto tale, decidere, con ogni potere a sua

disposizione, di neutralizzare quel governo».

Non v’è alcun dubbio che ciò che è stato conseguito, per quanto ri-

levante e senza precedenti nella storia del genere umano, è ancora privo

di quei requisiti essenziali del sistema che tali parole profetizzano. La

Lega delle Nazioni (possono ben obiettare i suoi oppositori) manca an-

cora di quell’univer-salità che è il presupposto perché abbian duraturo

ed efficace successo le composizioni di controversie internazionali. Gli

Stati Uniti d’America, che ne furono gli ideatori, l’hanno ripudiata e se

ne tengono lontani, mentre la Germania e il Giappone, che si erano

schierati fra i suoi più potenti sostenitori, ne hanno abbandonato la cau-

sa e addirittura non ne fanno più parte. Alcuni potranno forse asserire

che le decisioni che vengono prese nel suo seno e i passi intrapresi altro

non sono che bei gesti e non la conclusiva testimonianza di una solida-

rietà fra le nazioni del mondo. Altri contesteranno il fatto che, per

quanto sia stato pronunciato quel verdetto e sia stato dato un tal pegno,

alla fine possa aver successo l’azione collettiva e cogliere il suo preci-

puo scopo, affermando che la Lega delle Nazioni s’estinguerà soccom-

bendo alla marea di tribolazioni destinate a sommergere l’intera razza

umana. Fosse pure così, non si può ignorare il significato dei passi già

intrapresi; quale sia l’attuale condizione della Lega o il risultato del suo

storico verdetto, qualunque le prove o i rovesci che essa dovrà

nell’immediato futuro affrontare e sostenere, bisogna pure riconoscere

che una decisione così importante rappresenta una delle tappe più carat-

teristiche nella lunga e impervia strada che conduce alla meta finale, lo

stadio in cui l’unicità dell’intero corpo delle nazioni diverrà il princi-

pio-guida della vita internazionale.

Non è tuttavia questo storico passo altro che un fievole baluginare

nelle tenebre che avviluppano questa turbata umanità, nient’altro forse

che semplice sprazzo, fugace barlume nel bel mezzo di un oscuro e

sempre più fitto disordine. Inesorabile proseguirà il processo di disinte-

grazione, il cui flusso corrosivo penetrerà sempre più a fondo fino a

raggiungere il cuore stesso di quest’età ormai in frantumi. Molte soffe-

renze sono ancora indispensabili prima che le varie nazioni, i credi, le

classi e le razze dell’umanità in lotta fra loro, fondendosi insieme nel

crogiolo di un universale tormento, vengano dall’incendio di fiero ci-

mento forgiati in una sola organica confederazione, un vasto, unificato

sistema che funzioni in perfetta concordia. Calamità inimmaginabili e

orrende, crisi e sconvolgimenti impensabili, guerre, carestie e pestilen-

ze potranno ben accumularsi per imprimere nell’anima di codesta disat-

tenta umanità le verità e i principî ch’essa ha disdegnato di riconoscere

e seguire. Una paralisi più dolorosa di quelle finora sperimentate

s’insinuerà e vieppiù tormenterà la struttura di questa frantumata socie-

tà prima ch’essa possa riedificarsi e rigenerarsi.

Ha scritto Bahá’u’lláh: «La civiltà così spesso esaltata dai dotti e-

sponenti delle arti e delle scienze, porterà, se le si permetterà di oltre-

passare i limiti della moderazione, grandi mali all’umanità...

L’incivilimento, se spinto all’eccesso, si risolverà in una feconda sor-

gente di male, come lo sarebbe stata di bene, se contenuta nell’ambito

della moderazione. Meditate su ciò, o genti, e non siate fra coloro che

vagano smarriti nel deserto dell’errore. Si avvicina il giorno in cui la

fiamma divorerà le città, in cui la Lingua della grandezza proclamerà:

“Il Regno è di Dio, l’Onnipotente, il Lodatissimo!”». «Dal momento

della rivelazione della Súriy-i-Ra’ís (Tavola a Ra’ís)», Egli spiega an-

cora, «sino al giorno d’oggi il mondo non si è tranquillizzato, né i cuori

dei suoi popoli si sono pacificati... Il suo male s’avvicina alla fase

dell’inguaribilità assoluta, perché al vero Medico si impedisce di som-

ministrare il rimedio, mentre ai ciarlatani e fatta benevola accoglienza

e accordata piena libertà di azione. La polvere della sedizione ha otte-

nebrato il cuore degli uomini e ne ha accecato gli occhi. Ben presto si

accorgeranno delle conseguenze di ciò che le loro mani hanno operato

nel Giorno di Dio». E ha anche scritto: «Questo è il Giorno in cui la

terra narrerà le sue novelle. Gli artefici di iniquità sono i suoi fardel-

li... Il banditore ha gridato e gli uomini sono stati strappati via. Tale è

stato il furore della Sua collera. Il popolo della sinistra sospira e si la-

menta. Quello della destra dimora in nobili magioni e liba il Vino che è

vera vita dalle mani del Misericordioso, ed è in verità beato».

La comunità del più Grande Nome.

Chi può essere in istato di beatitudine se non la comunità del più

Grande Nome, le cui attività, diffuse ormai nell’intero orbe in sempre

crescente consolidamento, costituiscono l’unico processo integrativo in

un mondo le cui istituzioni, secolari e religiose si stanno per la maggior

parte dissolvendo? I membri di tale comunità sono davvero «il popolo

della destra» la cui «nobile magione» s’erge ben ferma sulle fondamenta

dell’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh – l’Arca dell’imperitura salvezza in

questo Giorno d’immenso dolore. Di tutti gli abitanti della terra solo ad

essi è dato riconoscere, frammezzo al tumultuare d’una burrascosa età, la

Mano del Divino Redentore che ne va tracciando il percorso e guidando

le sorti. Essi solo sono consci del silente sviluppo di quel sistema mon-

diale così ordinato la cui struttura essi stessi stanno tessendo.

Consapevoli della loro nobile chiamata, fiduciosi nel potere che la

loro Fede ha di riedificare la società, essi affrettano, imperturbati e in-

trepidi, i loro sforzi per foggiare e affinare gli strumenti entro cui possa

maturare e progredire l’embrionico Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh. È

un tal processo d’edificazione, lento e discreto, cui l’esistenza della

comunità mondiale bahá’í è totalmente consacrata che costituisce la so-

la speranza d’una società ferita, dacché questo processo è azionato

dall’immutabile Intendimento di Dio e si evolve entro l’intelaiatura

dell’Ordine Amministrativo della Sua Fede.

In un mondo la struttura delle cui istituzioni politiche e sociali è de-

teriorata, un mondo la cui visione è offuscata, la coscienza in preda a

sconcerto, i sistemi religiosi privi di vitalità e pregio, questo salutare

Strumento, questo lievitante Potere e rafforzante Vigore, ardentemente

vivo e capace di permeare di sé il mondo intero, ha preso ormai forma,

si sta concretando in istituzioni, mobilizza le sue energie e si sta ap-

prontando alla conquista spirituale e al totale riscatto dell’umanità. Per

quanto ancora esiguo il gruppo di persone che incarnano i suoi ideali, e

irrilevanti i suoi diretti e tangibili benefici, pure inestimabili sono le

virtualità di cui esso è stato dotato e con cui è destinato a ricreare gli

individui e a ricostruire il mondo in frantumi.

Per quasi un secolo esso è riuscito, frammezzo al frastuono di un’età

distratta e a dispetto delle incessanti persecuzioni subite dai suoi capi,

dalle sue istituzioni e dai suoi seguaci, a preservare la propria identità, a

rafforzare la propria solidità e vigore, a mantenere la propria organica

unità, a preservare l’integrità delle proprie leggi e principi, a innalzare

le sue difese e a stendere e consolidare le proprie istituzioni. Molteplici

e possenti le forze che, sia dall’interno sia dall’esterno, hanno macchi-

nato, da lontano o da vicino, d’estinguerne la luce e distruggerne il san-

to nome: chi s’è reso apostata dei suoi principî e ha tradito con ignomi-

nia la sua causa, chi gli ha scagliato contro i più fieri anatemi che esa-

cerbati capi di istituzioni ecclesiastiche fossero in grado di pronunciare,

chi ancora è venuto ammassando sul suo capo quelle afflizioni e umi-

liazioni che solo l’autorità sovrana può, nella pienezza del proprio pote-

re, infliggere.

Ma se il massimo che i suoi nemici dichiarati od occulti abbiano

sperato di conseguire è stato di ritardarne la crescita e di offuscarne

momentaneamente le finalità, ciò che in effetti realizzarono fu

d’epurare e purificare la sua vita, rendendola ancor più intensa, di gal-

vanizzarne l’anima, di sfrondarne le istituzioni e cementarne l’unità:

uno scisma, una permanente spaccatura nel vasto corpo dei suoi aderen-

ti, non sono mai riusciti a crearlo.

Coloro che tradirono la sua causa e i suoi tiepidi e pusillanimi fauto-

ri avvizzirono tutti e caddero come foglie morte, impotenti ad oscurarne

lo splendore e a porne a repentaglio le strutture. I suoi implacabili av-

versari, coloro cioè che l’assalirono dell’esterno, precipitarono dai loro

seggi di potere e s’avviarono al loro destino nelle maniere più incredi-

bili. La Persia era stata la prima nazione ad avviare la repressione e

l’opposizione: caddero miseramente i suoi monarchi e la loro dinastia

crollò in rovina, il loro stesso nome divenendo oggetto d’esecrazione e

nel più completo discredito precipitando la gerarchia che n’era stata

fautrice e che ne aveva puntellato il declinante potere. La Turchia, che

aveva per tre volte ordinato il bando del suo Fondatore infliggendoGli

una crudele prigionia a vita, conobbe una delle prove più ardue e delle

rivoluzioni di più vasta portata che sia dato registrare alla sua storia, ri-

ducendosi da potentissimo impero a minuscola repubblica asiatica, con

il suo Sultanato annullato, la sua dinastia rovesciata, il suo Califfato, la

più possente istituzione dell’Islám, abolito.

E mentre ciò accadeva, la Fede che era stata oggetto di tali atroci

tradimenti e bersaglio di quei dolorosi assalti, veniva sempre più raffor-

zandosi compiendo rapidi progressi, senza che i colpi ricevuti le inflig-

gessero danni o divisioni. In mezzo alle tribolazioni, essa aveva ispirato

ai suoi leali seguaci uno spirito di determinazione che nessun ostacolo,

ancorché terribile, poté insidiare, acceso nei loro cuori una fede che

nessuna disavventura per quanto desolante ebbe il potere d’estinguere,

e infuso nei loro petti una speranza che nessuna forza sia pure risoluta

riuscì ad infrangere.
Una religione mondiale.

Cessando di designarsi come un movimento, un’associazione e simi-

li – definizioni che infliggevano un grave torto al suo sistema in conti-

nua evoluzione – dissociandosi da appellativi come setta bahá’í, culto

asiatico e diramazione dell’Islám sciita con i quali gli ignoranti e i ma-

ligni erano usi descriverla, rifiutandosi di essere sommariamente quali-

ficata come una mera filosofia di vita o un eclettico codice di condotta

etica o perfino come una nuova religione, la Fede di Bahá’u’lláh sta ora

palesemente riuscendo a dimostrare i propri diritti e titoli ad essere con-

siderata come una Religione Mondiale il cui destino è conseguire, nella

pienezza dei tempi, la posizione di una Confederazione che abbracci

l’intero pianeta che sarà nel contempo strumento e tutrice della più

Grande Pace annunciata dal suo Autore. Lungi dal desiderare di som-

marsi al numero dei sistemi religiosi, il conflitto delle cui rispettive fe-

deltà ha turbato per tante generazioni la pace dell’umanità, questa Fede

suscita in ogni suo aderente un rinnovato amore per le varie religioni

che sono rappresentate nella sua orbita e una stima sincera per l’unità in

esse implicita.

Così una Regina rese testimonianza ai diritti e alla posizione di una

tal Fede: «È come un universale abbraccio che unisce tutti coloro che

erano alla ricerca di parole di speranza. Essa riconosce tutti i grandi

Profeti del passato, non distrugge nessun credo e lascia aperta ogni por-

ta». E scrisse ancora: «L’insegnamento bahá’í reca pace all’anima e

speranza al cuore. Per coloro che hanno bisogno di certezze, le parole

del Padre sono come una fontana dopo lungo vagare nel deserto». «I

Loro scritti», ha anche affermato in un’altra dichiarazione relativa a

Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá «sono un grande appello alla pace che tra-

valica ogni frontiera e s’innalza al di sopra di tutte le discordie origina-

te da riti e dogmi... È un mirabile messaggio quello datoci da Ba-

há’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá; Essi non l’hanno levato in modo aggressivo,

ben sapendo che il seme d’eterna verità celato nel suo intimo non potrà

che radicarsi e diffondersi». «Se mai i nomi di Bahá’u’lláh o ‘Abdu’l-

Bahá», questo è il suo appello finale «venissero alla vostra attenzione,

non respingete i Loro scritti. EsaminateNe i Libri, e lasciate che scen-

dano nel vostro cuore, come sono scese nel mio, le Loro gloriose parole

e lezioni che arrecano pace e ricreano l’amore».

La Fede di Bahá’u’lláh, a virtù delle sue energie creative, normati-

ve ed elevanti, ha assimilato le varie razze, nazionalità, credi e classi

sociali che siano entrati sotto la sua ombra e abbiano promesso co-

stante fedeltà alla sua causa; ha mutato i cuori dei suoi aderenti, eli-

minati i loro pregiudizi, quietate le loro passioni, innalzate le loro ide-

e, nobilitati i loro movimenti, resi coordinati i loro sforzi e trasformate

le loro visioni. Pur preservando il loro patriottismo e garantendo i loro

doveri di lealtà minori, li ha resi amanti dell’umanità e risoluti soste-

nitori dei suoi migliori e più veraci interessi. Se da un lato ha mante-

nuto intatta la loro fede nell’origine divina delle loro rispettive reli-

gioni, li ha altresì messi in grado di vedere le finalità in essa implicite,

di scoprirne i meriti, di riconoscerne la varia sequenza,

l’interdipendenza, l’interezza ed unità e di accettarne il vincolo che a

sé avvince. Un tale universale e trascendente amore che i seguaci del-

la Fede Bahá’í nutrono per i loro simili, a qualsiasi razza, credo, clas-

se, nazione appartengano, non ha nulla di misteriosamente inesplica-

bile né viene prodotto con artifici, è anzi spontaneo e genuino. Coloro

i cui cuori sono accesi dalla stimolante influenza dell’amore creativo

di Dio, hanno care le Sue creature per amor Suo, ravvisando riverbe-

rato in ogni viso umano un segno della Sua gloria.

Di uomini e donne di tal fatta si può ben a ragione affermare che «o-

gni landa straniera è una patria, ed ogni patria una landa straniera»,

giacché essi sono – è bene rammentarlo – cittadini del Regno di Ba-

há’u’lláh. Sì, per quanto disposti a partecipare in sommo grado dei be-

nefici temporali e a godere delle fugaci gioie che questa esistenza terre-

na può offrire, e pur desiderosi di partecipare a qualsiasi attività che

conduca alla ricchezza, alla felicità e alla serenità di questa vita, mai

nemmeno per un istante possono dimenticare ch’essa altro non è che

una brevissima tappa caduca del loro vivere e che coloro che sono sulla

terra, pellegrini e viandanti, hanno come meta la Città Celestiale e co-

me dimora il Paese della gioia e dello splendore imperituri.

Ancorché leali verso i rispettivi governi, profondamente interessati a

tutto ciò che riguardi la loro salvaguardia e prosperità, ansiosi di colla-

borare in ciò che promuova i loro migliori interessi, i seguaci di Ba-

há’u’lláh credono fermamente che la Fede con cui s’identificano Dio

l’ha elevata al di sopra delle tormente, delle divisioni e delle dispute

proprie dell’arena politica; essi la concepiscono come essenzialmente

non politica, di carattere sovranazionale, rigorosamente avulsa dalla fa-

ziosità e del tutto dissociata da ambizioni, attività e finalità nazionali-

stiche. Una siffatta Fede ignora divisioni di classi o di partiti, giacché

senza esitazioni o ambiguità subordina ogni interesse particolaristico,

vuoi personale, regionale o nazionale, ai supremi interessi dell’umanità,

nella salda convinzione che in un mondo di popoli e nazioni interdi-

pendenti si può meglio conseguire il bene di una parte con il bene del

tutto e che le varie parti non possono ricevere alcun vantaggio durevole

qualora vengano ignorati o trascurati i generali interessi dell’universale.

Nessuna meraviglia, dunque, che dalla Penna di Bahá’u’lláh siano

scaturite queste importanti parole, scritte in previsione dell’attuale con-

dizione dell’umanità: «Non ci si deve vantare di amare il proprio Pae-

se, ma di amare tutto il mondo. La terra è un solo Paese e l’umanità i

suoi cittadini». E ancora: «Oggi è un uomo colui che si dedica al servi-

zio dell’intera razza umana». «Mercé il potere sprigionato da queste

esaltate parole», spiega poi, «ha Egli offerto un fresco impulso e impo-

sto una nuova direzione agli uccelli dei cuori umani, cancellando dal

Santo Libro di Dio ogni traccia di restrizioni e limitazioni».

I bahá’í credono fermamente essere altresì la loro Fede non confes-

sionale, non settaria e completamente separata da sistemi ecclesiastici,

qualunque ne sia la forma, l’origine o le attività. Nessuna organizzazio-

ne ecclesiastica, con le sue dottrine, tradizioni, limitazioni e prospettive

d’esclusività (e lo stesso può dirsi di tutte le esistenti fazioni, partiti, si-

stemi e programmi politici) può in ogni suo aspetto accordarsi con i

fondamentali principî della Fede Bahá’í. Alcune delle teorie e degli i-

deali che animano le istituzioni politiche ed ecclesiastiche possono es-

sere senza dubbio sottoscritti da ogni coscienzioso seguace della Fede

di Bahá’u’lláh, il quale tuttavia non può riconoscersi pienamente in

nessuna di esse, come pure sostenere senza riserve le dottrine, i principî

ed i programmi su cui si basano.

E bisogna altresì tenere a mente che è impossibile ad una Fede che

ha le sue istituzioni divinamente ordinate entro la giurisdizione di non

meno di quaranta differenti Paesi, le politiche e gli interessi dei cui go-

verni cozzano senza posa e si fanno ogni giorno più complessi e confu-

si che mai, è impossibile a questa Fede permettere che i suoi aderenti,

sia individualmente sia in organizzate assemblee, partecipino ad attività

politiche e preservare nel contempo l’integrità dei propri insegnamenti

e salvaguardare l’unita dei credenti! Come potrebbe altrimenti assicura-

re alle sue istituzioni in espansione un vigoroso, ininterrotto e pacifico

sviluppo? Qualora permettesse ai suoi aderenti di sottoscrivere osser-

vanze e dottrine obsolete, sarebbe forse possibile ad una Fede, le cui

ramificazioni l’hanno portata a contatto con sistemi religiosi fra loro

inconciliabili, pretendere l’incondizionata e leale devozione di coloro

che essa s’adopera d’assimilare nel suo sistema divinamente designato?

Come potrebbe evitare i continui attriti, i dissapori e le controversie che

inevitabilmente scaturirebbero da una loro formale affiliazione, sia pur

distinta da un’effettiva associazione, a quei sistemi?

Man mano che il loro Ordine Amministrativo s’estende e si consoli-

da, i sostenitori della Causa di Bahá’u’lláh si sentono impegnati a far

valere e ad applicare in modo attento questi chiari e normativi principî

del credo bahá’í, dacché le necessità di una Fede che va lentamente

concretandosi impone loro doveri che non si possono eludere, respon-

sabilità cui non e possibile sfuggire.

Né sono essi immemori dell’impellente necessità di sostenere e met-

tere in esecuzione le leggi che, distinte dai principi, Bahá’u’lláh ha or-

dinato: principî e leggi che costituiscono insieme la trama e l’ordito

delle istituzioni su cui dovrà infine posare l’edificazione del Suo Ordi-

ne Mondiale. A provarne l’utilità, ad attuarle e applicarle, a salvaguar-

darne l’integrità, a coglierne le varie implicazioni e a favorirne la diffu-

sione, dispiegano ogni loro sforzo le comunità bahá’í d’Oriente, e ora

anche d’Occidente, risolute, se necessario, a compiere qualsiasi sacrifi-

cio richiesto. Potrebbe non essere lontano il giorno in cui, in alcuni Pa-

esi orientali ove le comunità religiose hanno esercizio giurisdizionale in

materia pertinente lo status personale, le Assemblee bahá’í siano chia-

mate ad assumersi quelle mansioni e responsabilità destinate ad evol-

versi in tribunali bahá’í ufficialmente insediati, i quali avranno potere,

in questioni come matrimoni, divorzi ed eredità, di rendere esecutive e

applicare, all’interno delle rispettive giurisdizioni e con la sanzione del-

le autorità civili, le leggi ed ordinanze esplicitamente prescritte nel loro

Libro Santissimo.

Oltre a questa tendenza ed attività, rese ora visibili dal suo evolversi,

la Fede di Bahá’u’lláh ha altresì dimostrato, in altri ambiti e ovunque sia

penetrato il fulgore della sua luce, la potenza della sua forza di coesione,

del suo potere d’integrazione e del suo invincibile spirito.

Nell’edificazione e consacrazione della sua Casa di Adorazione nel cuore

del continente americano; nella diffusa costruzione dei Centri ammini-

strativi nella terra della sua nascita e nei Paesi vicini; nel modellare que-

gli strumenti legali designati a salvaguardare e regolare la vita ammini-

strativa della vita collettiva delle sue istituzioni; nell’accumulare, in ogni

continente del globo, adeguate risorse, materiali e culturali; nelle proprie-

tà che è venuta acquistando nelle immediate vicinanze dei suoi Santuari

al centro mondiale; negli sforzi che si stanno esercitando per raccogliere,

accertare l’autenticità e sistemare gli scritti dei suoi Fondatori; nei prov-

vedimenti in atto per assicurare il possesso degli storici siti associati alle

vite terrene del suo Precursore e del suo Autore, nonché dei suoi eroi e

martiri; nelle fondamenta che si vengono ponendo per la graduale forma-

zione e costituzione delle sue istituzioni educative, culturali ed umanita-

rie; nei vigorosi sforzi che si vanno compiendo per tutelare la natura,

stimolare le iniziative e coordinare le attività a livello mondiale dei suoi

giovani; nella straordinaria vitalità con cui i suoi valorosi difensori, i suoi

rappresentanti eletti, i suoi insegnanti viaggianti e amministratori pionieri

sono impegnati a patrocinare la sua causa, ad estenderne i confini, ad ar-

ricchirne la letteratura e a rafforzare le basi delle sue spirituali conquiste

e trionfi; nel riconoscimento che in alcuni casi le autorità civili sono state

persuase ad accordare alle sue istituzioni elettive, locali e nazionali, met-

tendole così in grado di incorporare le loro assemblee, stabilire dei comi-

tati ausiliari e salvaguardare le loro proprietà; nelle agevolazioni che

queste medesime autorità hanno consentito d’accordare ai suoi santuari,

ai suoi edifizi sacri e alle sue istituzioni educative; nell’entusiastica de-

terminazione con cui alcune comunità duramente provate e perseguitate

stanno ora riprendendo le loro attività; nei tributi spontaneamente resi da

teste coronate, principi, statisti e illustri studiosi alla sublime elevatezza

della sua causa e al rango dei suoi Fondatori – in tutto ciò, e in altro an-

cora, va la Fede di Bahá’u’lláh palesando al di la d’ogni dubbio l’energia

e la capacita di rendere vani gli influssi disgregatori cui sono soggetti i

sistemi religiosi, le norme morali e le istituzioni politiche e sociali.

Dall’Islanda alla Tasmania, da Vancouver al Mare di Cina, vanno

diffondendosi i fulgori ed estendendosi le ramificazioni di questo uni-

versale Sistema, di questa multicolore e saldissima Fraternità, che in-

fonde, in ogni uomo e in ogni donna conquistati alla sua causa, una fe-

de, una capacità di speranza ed una gagliardia che una riottosa genera-

zione ha da lungo tempo perso ed è impotente a ritrovare. Coloro che

presiedono agli immediati destini di questo travagliato mondo e che so-

no responsabili del suo caotico stato, dei suoi timori, dubbi, miserie,

vorranno pure, al colmo del loro smarrimento, fissare lo sguardo e pon-

derare nel cuore sulle testimonianze di questa salvifica grazia

dell’Onnipotente che è alla loro portata – grazie cui solo è dato allevia-

re i loro pesi, risolverne le perplessità e infondere luce al loro cammino.

Punizione divina.

L’intero genere umano geme e muore dal desiderio d’essere guidato

all’unità e di por fine al suo plurisecolare martirio, e pur caparbiamente

si rifiuta d’accettare la luce e di riconoscere la sovrana autorità

dell’Unico Potere che possa districarne i viluppi e stornare il doloroso

flagello che minaccia di abbattersi sul suo capo.

Minacciosa è invero la voce di Bahá’u’lláh che risuona tramite que-

ste profetiche parole: «O popoli del mondo! Sappiate, invero, che vi so-

vrasta una calamità imprevista e che vi attende una dolorosa punizio-

ne. Non crediate che le azioni che avete commesso siano state occultate

alla Mia Vista». E ancora: «Noi abbiamo fissato per voi, o popoli, un

tempo determinato. Se all’ora stabilita mancherete di volgervi a Dio,

Egli, invero, Si impossesserà violentemente di voi e vi farà assalire da

ogni parte da gravi afflizioni. Severo sarà allora, invero, il castigo col

quale il vostro Signore vi punirà».

Dovrà l’umanità, tormentata qual è già, essere afflitta da ancora più

severe tribolazioni prima che la loro purificatrice influenza possa pre-

pararla a entrare nel Regno celestiale destinato ad essere stabilito sulla

terra? Dovrà l’inizio di una così vasta, straordinaria e radiosa era essere

inaugurato da una catastrofe così imponente nella storia umana da ri-

chiamare, anzi financo sorpassare, il tremendo crollo della civiltà ro-

mana occorso nei primi secoli dell’Età cristiana? Dovrà una serie di

profonde convulsioni agitare e sconquassare la razza umana prima che

Bahá’u’lláh venga insediato nei cuori e nelle coscienze delle masse, il

Suo indiscusso dominio universalmente riconosciuto, ed innalzato e

stabilito il nobile edificio del Suo Ordine Mondiale?

Le lunghe età dell’infanzia e della fanciullezza, che l’umanità ha do-

vuto passare, sono ormai finite, ed essa sta ora sperimentando i trambu-

sti invariabilmente legati allo stadio più turbinoso della sua evoluzione,

quella dell’adolescenza in cui toccano il loro apice l’irruenza e l’ardore

giovanile, per venir poi gradualmente sostituiti dalla tranquillità, dalla

saggezza e maturità che caratterizzano lo stadio dell’età virile. Allora la

razza umana perverrà a quella compiuta statura tramite cui acquisirà

tutti i poteri e le capacità da cui dipende il suo definitivo progresso.

La mèta dell’unità mondiale.

L’unificazione dell’intera umanità è il contrassegno dello stadio che

la società umana sta ora per raggiungere. L’unità familiare, l’unità della

tribù, della citta-stato e della nazione sono state l’una dopo l’altra tenta-

te e pienamente conseguite. l’unità del mondo è la meta per la quale

questa umanità afflitta sta lottando. Il periodo della fondazione delle

nazioni è ormai terminato e sta giungendo al suo culmine l’anarchia i-

nerente alle sovranità nazionali. Questo mondo in crescita verso la ma-

turità deve abbandonare un tale feticcio, riconoscere l’unicità e

l’organicità delle relazioni umane e instaurare una volta per sempre il

meccanismo che meglio potrà incarnare tale fondamentale principio

della sua vita.

Proclama Bahá’u’lláh: «Una nuova vita si agita, in questa età,

nell’intimo di tutte le genti della terra eppure nessuno ne ha ancora

scoperto la causa o percepito il movente». «O voi figli degli uomini!»,

così Egli Si rivolge alla Sua generazione «Lo scopo fondamentale che

anima la Fede di Dio e la sua Religione è quello di salvaguardare gli

interessi della razza umana e di svilupparne l’unità... Questo è il retto

sentiero; queste sono le fondamenta solide e incrollabili. Qualsiasi co-

sa sarà edificata su queste fondamenta, i cambiamenti e gli avvenimen-

ti del mondo non potranno mai intaccarne la resistenza, né potrà mi-

narne la struttura il corso di innumerevoli secoli». Dichiara Egli: «Il

benessere dell’umanità, la sua pace e sicurezza non possono conse-

guirsi a meno che e finché non ne sia stata fermamente stabilita

l’unità». E ha anche scritto: «Così possente è la luce dell’unità da il-

luminare l’intera terra. L’unico vero Dio, Colui Che tutto conosce, è

Egli Stesso testimone della verità di queste parole... questa meta eccel-

le tutte le altre, e una tale aspirazione è sovrana fra tutte le aspirazio-

ni». «Colui Che è il vostro Signore, il Misericordiosissimo», ha ulte-

riormente scritto, «accarezza in cuor Suo il desiderio di vedere l’intera

razza umana come una sola anima e un sol corpo. Affrettatevi a conse-

guire la vostra parte del favore e della misericordia di Dio in questo

Giorno che eclissa la creazione di tutti gli altri giorni».

L’unità della razza umana, così com’è stata prevista da Bahá’u’lláh,

implica la creazione di una Confederazione mondiale entro la quale tut-

te le nazioni, le razze, i credi e le classi siano uniti intimamente e per-

manentemente e nel quale l’autonomia degli stati confederati e la liber-

tà personale e l’iniziativa degli individui che li compongono siano defi-

nitivamente e completamente garantite. Questa Confederazione, per

quel che si può concepire, consiste in un corpo legislativo mondiale i

cui membri, quali fiduciari dell’umanità intera, dovranno controllare

tutte le risorse delle nazioni componenti, e promulgare le leggi necessa-

rie per regolare la vita e le relazioni e soddisfare i bisogni di tutte le

razze e di tutti i popoli. Un organo esecutivo mondiale, spalleggiato da

un’armata internazionale, porterà a compimento le decisioni e appliche-

rà le leggi promulgate da detta assemblea legislativa mondiale, garan-

tendo l’unità organica dell’intera Confederazione. Un tribunale mon-

diale giudicherà e pronuncerà i suoi verdetti finali e vincolanti per tutte

le dispute che possano sorgere fra i vari elementi costituenti tale siste-

ma universale. Sarà creato un meccanismo per regolare le comunica-

zioni internazionali dell’intero pianeta, senza limitazioni o restrizioni

nazionali, e funzionante con rapidità sorprendente e regolarità perfetta.

Una metropoli mondiale agirà da centro nervoso della civiltà del mon-

do, da fulcro verso cui convergeranno le forze unificatrici della vita e

da cui irradierà un’influenza energizzante. Una lingua mondiale, creata

o scelta fra gl’idiomi esistenti, sarà insegnata in tutte le scuole delle na-

zioni confederate, quale ausiliaria della lingua madre. Una scrittura

mondiale, una letteratura mondiale, un sistema uniforme ed universale

di valuta, di pesi e di misure semplificheranno e faciliteranno gli scam-

bi e i traffici tra le nazioni e le razze umane. In una tale società mondia-

le la scienza e la religione, le due forze più potenti della vita umana, sa-

ranno riconciliate e, cooperando, si svilupperanno armoniosamente.

Con questo sistema, la stampa, nel dare completa espressione alle diffe-

renti vedute e convinzioni dell’umanità, cesserà di essere loscamente

manipolata da interessi speciali, siano essi privati o pubblici, e sarà li-

berata dall’influenza dei governi e dei popoli contendenti. Le risorse

economiche del mondo saranno organizzate e le fonti di materie prime

saranno sfruttate e pienamente utilizzate; i mercati saranno coordinati e

sviluppati, e la distribuzione dei prodotti regolata con equità e giustizia.

Cesseranno le rivalità nazionali, gli odi e gl’intrighi; le animosità

razziali ed i pregiudizi saranno sostituiti dall’amicizia, dalla compren-

sione e dalla cooperazione tra le razze. Le cause delle lotte religiose sa-

ranno rimosse permanentemente, le barriere e le restrizioni economiche

saranno completamente abolite e le disordinate differenze di classe an-

nullate. L’indigenza da una parte e l’enorme accumulo di beni dall’altra

scompariranno. Le immense energie, siano esse economiche o politiche

che si sono sperperate e sprecate nelle guerre, saranno consacrate a

scopi utili quali: l’incremento delle invenzioni e degli sviluppi tecnici;

l’aumento della produttività dell’uomo; l’eliminazione delle malattie;

l’ampliamento delle ricerche scientifiche; il miglioramento delle condi-

zioni generali della salute; l’aguzzamento e l’affinamento della mente

umana; lo sfruttamento delle risorse del pianeta in disuso o ignorate; il

prolungamento della vita umana e la promozione di qualsiasi altro

mezzo o ente possa stimolare la vita intellettuale, morale e spirituale

dell’intera razza umana.

Un sistema federale mondiale che governi tutta la terra, esercitando

una autorità incontestabile sulle sue inconcepibilmente vaste risorse,

fondendo e incorporando gli ideali dell’Oriente e dell’Occidente, libe-

rati dalla piaga e dalla sofferenza della guerra e tesi allo sfruttamento di

tutte le fonti di energia esistenti sulla superficie del pianeta; un sistema

nel quale la Forza si faccia serva della Giustizia, la cui esistenza sia so-

stenuta dal riconoscimento universale di un solo Dio e dalla sua sotto-

missione a una Rivelazione unica e comune: questa è la meta verso la

quale l’umanità s’avanza, sotto l’impulso della forza unificatrice della

vita.

«Uno dei grandi eventi che deve compiersi nel Giorno della manife-

stazione di quell’incomparabile Ramo è l’issarsi dello Stendardo di

Dio in mezzo alle nazioni, e cioè che tutte le nazioni e le razze saranno

raccolte all’ombra di questo divino Vessillo che altro non è che il Ra-

mo stesso del Signore e diverranno un solo popolo. Gli antagonismi re-

ligiosi e settari, l’ostilità fra razze e popoli e le divergenze fra le nazio-

ni verranno eliminati. Tutti gli uomini aderiranno ad una fede comune,

si fonderanno in una sola razza e diverranno un unico popolo. Dimore-

ranno tutti in una patria comune e cioè il pianeta stesso». Ha Egli an-

che affermato: «Ora, nel mondo dell’essere la Mano del potere divino

ha fermamente stabilito le fondamenta di questa sublime munificenza,

di questo mirabile dono. Tutto ciò che è latente nell’intimo di questo

santo Ciclo apparirà e verrà reso manifesto gradualmente; infatti ora

non siamo che all’inizio del suo sviluppo e all’alba della rivelazione

dei suoi segni. Prima della fine di questo secolo e di questa età, si ap-

paleseranno chiare ed evidenti le meraviglie di questa primavera e la

celestialità di tal dono».

Né meno fascinosa è la visione del più grande dei profeti ebrei, I-

saia, che dall’alto di venticinque secoli predice il destino che

l’umanità realizzerà nello stadio della sua maturità: «Ed Egli (il Si-

gnore) giudicherà fra le nazioni e rimprovererà molte genti: ed esse

trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in roncole;

nessuna nazione leverà spada su un’altra, né apprenderanno più

guerra... Un rampollo spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto ger-

moglierà dalle sue radici... Al violento darà addosso con la verga del-

la sua bocca, col fiato della sua bocca darà morte al malvagio; la

giustizia sarà la fascia dei suoi lombi, la fedeltà la cintura dei suoi

fianchi. Il lupo dimorerà insieme all’agnello, il leopardo si sdraierà

vicino al capretto, vitello e leoncello pascoleranno insieme... Il lattan-

te giocherà presso la buca dell’aspide, nel covo della vipera un bim-

betto metterà la sua mano. Non faranno più male né guasto alcuno in

tutto il suo santo monte, perché della conoscenza del Signore sarà

colma la terra, come le acque che coprono il mare».

In simil guisa ha testimoniato lo scrittore dell’Apocalisse, prefigu-

rando la millenaria gloria di cui sarà testimone una umanità redenta e

giubilante: «E io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo

cielo e la prima terra erano passati e il mare non esisteva più. E io,

Giovanni, vidi la città santa, la Gerusalemme nuova, mentre discende-

va dal cielo da presso Dio, preparata come una sposa che si è abbellita

per il suo sposo. E udii una voce potente che parlava dal trono: “Ecco

la tenda di Dio fra gli uomini, egli porrà le sue tende con loro, essi sa-

ranno il suo popolo e Dio stesso sarà con loro e asciugherà ogni la-

crima dai loro occhi e la morte non esisterà più, né lutto, né grida, ne

sofferenza esisteranno più, perché le cose di prima sono scomparse”».

Può alcuno dubitare che una tale mèta – l’inizio della maturità della

razza umana – inaugurerà a sua volta una civiltà mondiale quale mai

occhio ha visto o mente concepito? E chi è in grado di figurarsi quale

elevato livello è destinata a raggiungere questa civiltà, una volta che si

sia appalesata? Chi può misurare le altezze cui, liberate dalle sue pa-

stoie, si librerà l’intelligenza umana? Chi può raffigurarsi i regni che lo

spirito dell’uomo scoprirà, una volta rianimato dall’effusione di luce di

Bahá’u’lláh e splendente nella pienezza della sua gloria?

E finalmente, quale conclusione più degna di questo argomento che

le parole che Bahá’u’lláh vergò in anticipazione dell’età aurea della Sua

Fede – l’età in cui la faccia della terra, da un polo all’altro, rispecchierà

gl’ineffabili splendori del Paradiso di Abhá? «Questo è il Giorno in cui

nulla può vedersi eccetto il fulgore della Luce che risplende dal volto

del tuo Signore, l’Amabile, il Generosissimo. In verità, Noi abbiamo

fatto spirare ogni anima in virtù della Nostra sovranità irresistibile,

che tutto soggioga, ed abbiamo, poi, chiamato all’esistenza una nuova

creazione quale segno della Nostra grazia verso gli uomini. Io sono,

invero, il Generosissimo, l’Antico dei Giorni. Questo è il Giorno in cui

il mondo invisibile esclama: Grande, o terra, è la tua benedizione poi-

ché sei stata fatta piedistallo del tuo Dio e sei stata scelta a sede del

Suo possente trono. Il regno della gloria esclama: “Possa la mia vita

esserti sacrificata, poiché Colui Che è il Benamato del Misericordio-

sissimo ha stabilito su di te la Sua sovranità pel potere del Suo Nome

che è stato promesso a tutte le cose, tanto del passato quanto

dell’avvenire”».
SHOGHI
Haifa, Palestina
11 marzo l936
22
Shoghi Effendi
23
L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh
28
Shoghi Effendi
29

L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh: ulteriori considerazioni

56
Shoghi Effendi
55
La mèta di un nuovo Ordine Mondiale
74
Shoghi Effendi
73
L’Età d’oro della Causa di Bahá’u’lláh
132
Shoghi Effendi
131
La Dispensazione di Bahá’u’lláh
182
Shoghi Effendi
183
Il sorgere della civiltà mondiale

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