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Shoghi Effendi : Il giorno promesso
SHOGHI EFFENDI
IL GIORNO
PROMESSO
Prefazione di
FIRUZ KAZEMZADEH
Professore di Storia all'Università di Yale
ROMA - 1978

Tradotto e pubblicato su concessione del "Bahá'í Publishing Trust",

Wilmette, Illinois, U.S.A.
Titolo originale: The Promised Day Is Come.

© Copyright 1941, 1961 by the National Spiritual Assembly of the Bahá’ís of the U.S.A.

la edizione italiana 1978

© Copyright 1978 dell'Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá'í d'Italia

CASA EDITRICE BAHÁ’Í S.R.L.

Sede legale: 00197 Roma, Via A. Stoppani, 10 - Tel. 879647

Deposito e amm.ne: 00162 Roma, Circ.ne Nomentana, 484 Tel. 4270547

LINOTIPIA VERONESE DI ALFIO FIORINI - VERONA - ITALIA

INDICE
Prefazione 5
IL GIORNO PROMESSO
Il Giorno Promesso 11
Questo giudizio divino 12
Quale risposta ebbe il Suo appello? 15
I fatti salienti di questo commovente dramma 20
Il mondo si allontanò da Lui 24
I destinatari del Messaggio 26
Tavole ai Re 28
La Legge Suprema è rivelata 33
…rivelò al papa… 38
Che gli oppressori desistano 46
Il Vicario di Dio sulla terra 51
Umiliazione immediata e completa 56
La nascita del Bolscevismo 62
La fine del Sacro Romano Impero 66
Che cosa successe in Turchia e in Persia? 66
La rovina dell'Impero Turco 68
La punizione divina della dinastia Qájár 71
Il declino delle fortune delle monarchie 76
Apprezzamento della monarchia 77
Il crollo dell'ortodossia religiosa 80
Parole rivolte al clero musulmano 90
Il declino dell'Islám sciita 96
La caduta del Califfato 101
Un monito a tutte le nazioni 104
I Suoi messaggi ai prelati cristiani 105
Nazioni cristiane contro nazioni cristiane 110
La continuità della Rivelazione 113
I tre falsi dei 118
Le colonne indebolite della religione 119
Il disegno divino 121
La Grande Età avvenire 122
La religione e l'evoluzione sociale 124
Una lealtà più vasta e comprensiva 126
Un commonwealth mondiale 128
PREFAZIONE

Shoghi Effendi, pronipote di Bahá’u’lláh ( Fondatore detta Fede Mondiale Bahá’í ) e autore di quest'opera, Il Giorno Promesso, fu il capo spirituale della Comunità Mondiale Bahá’í dal 1921 fino alta sua morte nel 1957. Il seguente commento sull'origine e sugli scopi della Fede Bahá’í è tratto da una relazione da lui preparata per il Comitato Speciale delle Nazioni Unite per la Palestina:

Il principio fondamentale enunciato da Bahá'u'lláh è che la ve-rità religiosa non è assoluta ma relativa; che la Rivelazione Divina è un processo continuo e progressivo; che tutte le grandi religioni del mondo hanno origine divina; che i loro principi basilari sono in perfetta armonia; che le loro mire e i loro propositi sono identici; che le loro dottrine non sono che sfaccettature di una sola verità; che le loro funzioni sono complementari; che esse differiscono soltanto negli aspetti non essenziali e che le loro missioni rappresentano tappe successive nell'evoluzione spirituale della società umana.

La sua missione è quella di proclamare che le età della puerizia e dell'infanzia della razza umana sono passate, che le agitazioni associate alla sua attuale fase adolescenziale la preparano lentamente e dolorosamente a raggiungere la fase della maturità e annunziano l'avvicinarsi di quell'Età delle Età in cui le spade saranno trasformate in vomeri, in cui sarà fondato il Regno promesso da Gesù Cristo e sarà assicurata definitivamente e permanentemente la pace del pianeta. Bahá'u'lláh non afferma che la Sua Rivelazione è l'ultima, ma stabilisce piuttosto che la verità che l'Onnipotente L'ha incaricato di portare all'umanità - in un momento così critico delle sue sorti - dovrà essere svelata in maggior misura nelle fasi successive della costante e illimitata evoluzione dell'umanità stessa.

La Fede Bahá’í sostiene l'unità di Dio, riconosce l'unità dei Suoi Profeti e predica il principio dell'uguaglianza di tutta la razza uma-na. Proclama la necessità e l’inevitabilità dell'unificazione del-

l'umanità, asserisce che ciò si sta a poco a poco avvicinando e sostiene che solo lo spirito trasformatore di Dio - operante attraverso il Portavoce da Lui scelto - riuscirà alla fine a conseguirla. Essa inoltre raccomanda ai suoi seguaci il dovere fondamentale della libera ricerca della verità, condanna ogni atteggiamento di pregiudizio e superstizione, dichiara che scopo della religione è promuovere l'amicizia e la concordia, proclama l'essenziale armonia tra scienza e religione e considera questa il principale mezzo per la pacificazione e per l'ordinato progresso della società umana.

Mírzá Husayn-'Alí, soprannominato Bahá'u'lláh ( la Gloria di Dio ), nato nel Mázindarán, il Cui avvento il Báb [ Suo Araldo e Precursore ] aveva predetto, fu imprigionato a Tihrán nel 1852, fu esiliato dalla Sua terra natale a Baghdád, quindi a Costantinopoli e ad Adrianopoli e infine nella città-prigione di 'Akká, dove rimase prigioniero per non meno di ventiquattro anni e nelle cui vicinanze morì nel 1892. Durante il Suo esilio, e specialmente ad Adrianopoli e 'Akká, Egli formulò le leggi e le ordinanze della Sua Dispensazione, spiegò, in oltre cento volumi, i principi della Sua Fede, proclamò il Suo Messaggio ai Re e Governatori, d'Oriente e d'Occidente, cristiani e musulmani, Si rivolse al Papa, al Califfo dell'Islám, ai Principali Magistrati delle repubbliche del continente americano, all'intero ordine sacerdotale cristiano, ai capi dell'Islám sciita e sunnita e ai sommi sacerdoti della religione di Zoroastro. In questi scritti Egli proclamò la Sua Rivelazione; intimò a coloro ai quali Si era rivolto di dare ascolto al Suo appello e di abbracciare la Sua Fede, li avverti delle conseguenze del loro rifiuto e, in alcuni casi, denunciò la loro arroganza e la loro tirannide.

La Fede che quest'Ordine serve, difende e promuove è essenzialmente soprannaturale, universale, completamente apolitica, antisettaria e diametralmente opposta a ogni sistema o scuola di pensiero che cerchi di esaltare una particolare razza, classe o nazione. È libera da ogni forma di clericalismo, non ha sacerdozio né riti ed è sostenuta esclusivamente dai contributi volontari dei Suoi aderenti dichiarati.

I seguaci della Fede Bahá’í, sebbene fedeli ai loro rispettivi governi, imbevuti dell'amore per il loro paese e ansiosi di promuoverne gl'interessi migliori, cionondimeno considerano l'umanità come un'entità unica e, profondamente attaccati ai suoi interessi vitali, non esitano a subordinare ogni particolare interesse - sia esso personale, regionale o nazionale - al superiore interesse della maggior parte dell'umanità, ben sapendo che in un mondo di popoli e

nazioni interdipendenti il vantaggio della parte si può meglio raggiungere attraverso il vantaggio del tutto e che nessun risultato duraturo può essere ottenuto da una delle parti componenti se gli interessi generali sono trascurati.

Dire che viviamo in un 'era di crisi è un luogo comune. Centinaia di libri, migliaia di articoli, discorsi, sermoni e conferenze trattano con infinite variazioni questo tema allarmante. Il facile ottimismo di H. G. Wells, la fede irrazionale in un automatico miglioramento della vita umana, la fiduciosa attesa di un trionfo universale della pace e della democrazia, hanno ceduto il posto all'ansietà, alla paura e alla disperazione. È sorprendente come tutti sono d'accordo sul fatto che il mondo è ammalato, che « qualcosa è andata male » per la civiltà occidentale nello stesso momento in cui stava per diventare una civiltà mondiale; che le utopie di ieri si sono dimostrate crudelmente deludenti; che il futuro dell'uomo è minacciato dai suoi stessi impulsi distruttivi, i quali sono molto più forti di quanto egli avesse sospettato e che sembra incapace di dominare. Però si è poco d'accordo sulle cause della crisi e non lo si è affatto sul rimedio necessario. Smarrito in un labirinto di ideologie contrastanti, accecato da brillanti teorie che lo stordiscono per un breve istante, privo di un importante sistema di valori, l'uomo moderno, quasi suo malgrado, continua a percorrere una strada che lo porta verso la catastrofe e l'autodistruzione totale.

Quest'uomo moderno, avendo volontariamente rinunciato alla propria natura spirituale ed essendosi proclamato nient'altro che un animale di specie più elevata, non è ancora riuscito a capire la semplice verità che la sua felicità e la sua stessa sopravvivenza dipendono dall'accordo tra la sua volontà e la Volontà dell'Artefice dell'Universo. La causa della tragedia umana sta nel rifiuto dei principi che costituiscono l'unico fondamento dell'esistenza umana, principi che sono leggi tanto reali quanto le leggi materiali, ma che sono percepite mediante la ragione e la fede più che mediante la ragione e i sensi.

Vent'anni fa, durante la Seconda Guerra Mondiale, Shoghi Effendi indirizzò ai Bahá’í dell'Occidente una lunga lettera che di-venne poi un libro. In essa egli spiegò, con parole chiare ed efficaci, come i Bahá’í intendono la crisi della nostra epoca. « Nessuno può comprendere i possenti effetti di questo sconvolgimento tita-nico », proclamò chiaramente Shoghi Effendi, « tranne coloro che

hanno accettato le affermazioni di Bahá'u'lláh e del Báb. I Loro seguaci sanno bene da dove proviene e a che cosa, alla fine, por-terà ». La certezza espressa in queste righe deriva dalla fede che Bahá'u'lláh sia un Messaggero Divino Che ha inaugurato una nuova Era nella storia dell'umanità.

Mentre negli ultimi cent'anni la maggior parte dei pensatori ha cercato d'interpretare la storia in se stessa, il che è un lavoro impossibile, o di interpretare tutto l'insieme dell'umana attività attraverso qualche suo aspetto, come l'economia o la politica, il che è ugualmente impossibile, Shoghi Effendi guarda la storia alla luce della sua essenza: il rapporto tra uomo temporale e Dio eterno. Considerata da questo punto di vista, la storia assume un significato e un disegno che non erano percepibili prima. Le azioni dell'uomo acquistano un particolare significato quando si dimostra che proprio la sua ostinazione, il suo rifiuto della volontà di Dio lo hanno condotto allo scompiglio, agli sconvolgimenti nei quali si è così irrimediabilmente impelagato. In un certo senso, gli orrori di questo secolo possono essere considerati la vendetta di Dio sugli uomini per aver essi spezzato il legame che li univa al loro Creatore. In un altro senso, il tormento dell'uomo è il risultato della sua ostinata riluttanza a riconoscere la propria natura spirituale e la natura delle leggi spirituali che la governano.

Shoghi Effendi espone con eloquenza e vigore gli aspetti salienti della Missione di Bahá'u'lláh e della risposta che essa provocò. In numerosi messaggi a “imperatori, re e principi, a cancellieri e ministri, al Papa stesso, a sacerdoti, frati e filosofi, a esponenti della cultura, a parlamentari e deputati, ai ricchi della terra, ai seguaci di ogni religione”, Bahá'u'lláh proclamò il Suo Messaggio e rivelò agli occhi ciechi dei governanti del mondo il Piano Divino destinato a sollevare l'umanità a un più alto livello di sviluppo e a creare una nuova civiltà, spiritualmente più profonda.

La disgregazione delle fondamenta tradizionali della società civile, il rovesciamento delle sue antiche istituzioni e valori, hanno creato un vuoto che deve assolutamente essere colmato. Quando voltò le spalle a Bahá'u'lláh, rifiutandosi di accettare il Suo Messaggio, l'umanità apri la porta a dottrine false e immorali che hanno rapidamente conquistato la sua mente e il suo cuore. Oggi, come Shoghi Effendi fa notare:

« I principali idoli nel profanato tempio dell'umanità non sono altro che i tre dèi del Nazionalismo, del Razzismo e del Comu-nismo, davanti ai cui altari governi e popoli, democratici o tota-litari, in pace o in guerra, d'oriente o d'occidente, cristiani o musulmani, in vari modi e in diversa misura, stanno ora pregando. I loro sommi sacerdoti sono i politici e gli esperti delle cose del mondo, i così detti saggi del secolo; il loro sacrificio, la carne e il sangue delle moltitudini massacrate; i loro incantesimi, dottrine antiquate e consunte, formule insidiose e irriverenti; il loro incenso, il fumo del dolore che si leva dai cuori dilaniati dei familiari dei defunti, dei mutilati e dei senza tetto ».

Il presente, per quanto oscuro, contiene in sé la promessa di un futuro luminoso. Il vecchio ordine decadente ha già generato il nuovo. Al processo di disintegrazione si è affiancato un processo di sviluppo, finora quasi invisibile. La stessa sofferenza che l'umanità ha inflitto a se stessa sta creando lentamente, ma sicuramente, le condizioni necessarie per l'unificazione dell'umanità. Shoghi Effendi sottolinea più volte il fatto che misteriosamente e “inevitabilmente Dio realizza il Suo disegno, sebbene la visione che si presenta oggi ai nostri occhi sia lo spettacolo di un mondo irrimediabilmente impigliato nelle proprie reti” e incurante del proprio alto destino.

Il Giorno Promesso non è una storia del secolo scorso e neppure una filosofia della storia nel senso più tecnico della parola. Tuttavia, in meno di centocinquanta pagine, esso offre un quadro delle disastrose vicende accadute in Europa e in Asia dalla metà del XIX secolo, più accurato di quello dato da intere biblioteche di volumi poderosi. L'analisi di Shoghi Effendi coglie l'essenza di eventi e personaggi. Le sue brevi descrizioni di Napoleone III, di papa Pio IX, di Násiri’d-Dín Sháh, di Guglielmo II, sono brillanti esempi di una sintesi chiara e precisa, in cui poche frasi sono sufficienti a rivelare le più importanti caratteristiche di questi uomini. La stessa geniale capacità di concisione è rivelata nella trattazione di eventi complessi come la caduta delle istituzioni monarchiche, il crollo del Califfato, il crollo dell'ortodossia religiosa o la nascita del Bolscevismo. Egli sceglie con precisione le caratteristiche essenziali di ciascuno; l'evento, l'istituzione o il movimento prendono vita e rivelano il loro significato al lettore stupito.

Lo stile, preciso e accurato, è del tutto originale. All'inizio alcuni lettori lo trovano difficile, ma ben presto scoprono che esso corrisponde esattamente allo scopo che l'Autore si è proposto e che si adatta perfettamente al soggetto. Le frasi sono lunghe e il vocabolario è ricco, ma non c'è niente di superfluo. Ogni sostantivo, ogni verbo, ogni aggettivo ubbidisce all'intenzione dell'Autore e contri-buisce a creare il maestoso effetto che il libro produce invariabilmente sul lettore attento.

Sebbene scritto durante la Seconda Guerra Mondiale e diret-tamente ispirato da eventi che sono già impalliditi nella memo-ria dell'umanità, Il Giorno Promesso non ha perduto, né per-derà mai pertinenza e significato. AI contrario, il suo messaggio sembrerà ancor più urgente alla generazione che vive all'ombra minacciosa della bomba atomica. Meglio di chiunque altro, essa dovrebbe essere in grado di comprendere tutto il significato di que-ste parole di Bahá'u'lláh tradotte e citate da Shoghi Effendi; « e quando scoccherà l'ora stabilita apparirà all'improvviso ciò che farà tremare le membra dell'umanità ».

Questo libro straordinario, indirizzato ai Bahá’í dell’Occidente è un incitamento per tutti. Rapidamente e drammaticamente racconta la storia degli ultimi Messaggeri di Dio che parlarono all'umanità intera, ma furono ascoltati solo da pochi. Mostra le spaventose conseguenze di questa ostinata opposizione: la caduta del vecchio ordine e l'oscura nascita del Nuovo. Mostra anche la profonda oscurità del presente e predice una nuova aurora a un'umanità che risponderà all'appello divino. Ma soprattutto ricorda vigorosamente all'uomo moderno che egli non è solo nell'universo, che la sua esistenza non è senza senso, che il suo destino è importante e che la strada verso Dio è ancora una volta aperta.

FIRUZ KAZEMZADEH
New Haven, Connecticut, giugno 1961.
IL GIORNO PROMESSO

Una tempesta senza precedenti per la sua violenza, imprevedibile per il corso che seguirà, catastrofica nei suoi effetti immediati, inimmaginabilmente gloriosa per le estreme conseguenze che produrrà, sta spazzando in questo momento la faccia della terra. Le dimensioni e l'impeto della sua forza d'urto stanno inesorabilmente crescendo. La sua azione purificatrice, anche se nessuno ancora l'ha scoperta, aumenta ogni giorno che passa. L'umanità, stretta negli artigli della sua forza devastatrice, è colpita dai segni della sua furia irresistibile. Essa non sa né comprenderne l'origine, né indagarne il significato, né prevederne i risultati. Smarrita, tormentata e inerme, guarda questo grande e possente vento divino che invade le regioni più remote e più belle della terra, scuote le sue fondamenta, rompe il suo equilibrio, dilania le sue nazioni, distrugge i focolari delle sue genti, devasta le sue città, caccia in esilio i suoi re, abbatte i suoi baluardi, sradica le sue istituzioni, oscura la sua luce e strazia l'anima dei suoi abitanti.

La penna profetica di Bahá’u’lláh ha proclamato: « È arrivato il momento della distruzione del mondo e delle sue genti ». « S’av-vicina l’ora », Egli afferma specificamente, « in cui apparirà il più grande sconvolgimento ». « È arrivato il giorno promesso, il giorno in cui strazianti tribolazioni si agiteranno sulle vostre teste e sotto i vostri piedi, e diranno: “ Gustate quello che avete fatto con le vostre mani !” ». « Presto vi raggiungeranno i colpi del Suo castigo e vi avvolgerà la polvere dell'inferno ». E ancora: « E quando scoccherà l’ora stabilita apparirà all’improvviso ciò che farà tremare le membra dell’umanità ». « S’avvicina il giorno in cui la sua fiamma ( della civiltà ) divorerà le città, in cui la Lingua della Magnificenza proclamerà : “ Il Regno è di Dio, l’Onnipotente, il Più Lodato! ” » . « Verrà presto il giorno », Egli ha scritto, parlando degli stolti della terra, « in cui chiederanno a gran voce aiuto e non riceveranno risposta ». « S’avvicina il giorno », ha

inoltre profetizzato, « in cui l'indignata collera dell'Onnipotente li colpirà. In verità, Egli è l'Onnipossente, Colui Che tutto soggioga, il Più Potente. Egli purificherà la terra dal contagio della loro corruzione e la darà in retaggio a coloro tra i Suoi servi che Gli sono vicini ».

« In quanto ai negatori di Quei Che è la Sublime Porta di Dio », ha affermato il Báb nel Qayyúmu'l-Asmá', « per costoro abbiamo preparato, conforme al giusto decreto di Dio, un cocente tormento. Ed Egli, Dio, è il Possente, il Saggio ». E inoltre: « O popoli della terra! Giuro sul vostro Signore! Agirete come hanno agito le generazioni passate. Ma guardatevi dalla terribile, atroce vendetta di Dio. Poiché, in verità, Dio è sopra tutte le cose potente ». E ancora: « Per la Mia gloria! Con le mani della Mia potenza, farò gustare agl'infedeli castighi sconosciuti da altri che Me, e farò spirare sui fedeli le brezze muschiate che ho nutrito nell'intimo cuore del Mio trono ».

Cari amici! Nessuno può comprendere i possenti effetti di questo sconvolgimento titanico, tranne coloro che hanno accettato le affermazioni di Bahá'u'lláh e del Báb. I Loro seguaci sanno bene da dove esso proviene e a che cosa alla fine porterà. Anche se non sanno fino a qual punto arriverà, tuttavia sanno bene qual è la sua origine, conoscono la sua direzione, attestano la sua necessità, osservano con fiducia i suoi sviluppi misteriosi, pregano ardentemente che la sua durezza sia mitigata, lavorano con intelligenza per attenuare la sua furia e prevedono chiaramente la conclusione dei timori e delle speranze che esso produrrà.

Questo giudizio divino.

Questo giudizio divino, come lo vedono coloro che hanno riconosciuto in Bahá'u'lláh il Portavoce e il massimo Messaggero di Dio sulla terra, è contemporaneamente una calamità punitiva e un atto di santa e suprema disciplina. È ad un tempo un castigo divino e un processo di purificazione per tutta l'umanità. Il suo fuoco punisce la razza umana per la sua perversità e ne, fonde le parti componenti in una comunità mondiale unica, organica e indivisibile. In questi anni fatidici, che segnano la fine del primo secolo dell'Era Bahá'í e ne proclamano ad un tempo l'apertura di uno nuovo, l'umanità, per ordine di Colui Che è suo Giudice e Redentore

insieme, è chiamata a render conto delle sue passate azioni e contemporaneamente è purificata e preparata per la sua missione futura. Non può né sfuggire le responsabilità del passato, né evitare quelle del futuro. Iddio, il Vigile, il Giusto, l'Amoroso, il Più Saggio Ordinatore, non può, in questa suprema Dispensazione, né permettere che i peccati, di omissione o di commissione, di codesta umanità impenitente rimangano impuniti, né voler abbandonare i Suoi figli al loro destino e rifiutargli quel felice stadio culminante della loro lunga, lenta e dolorosa evoluzione nei tempi, che è insieme loro diritto inalienabile e legittimo destino.

« Scuotetevi, o genti », risuona da una parte l'avvertimento minaccioso di Bahá'u'lláh Stesso, « in previsione dei giorni della Giustizia Divina, perché l'ora promessa è arrivata ». « Abbandonate ciò che possedete e afferrate ciò che ha portato Iddio, Che piega la testa degli uomini. Siate certi che, se non vi allontanerete da ciò che avete commesso, duri castighi vi sorprenderanno da ogni parte e vedrete cose più dolorose di quelle che avete visto in passato ». E ancora: « Vi abbiamo fissato una data, o genti! Se all'ora stabilita non vi rivolgerete verso Dio, in verità, Egli S'impadronirà di voi con la violenza e farà sì che tremende afflizioni vi assalgano da tutte le parti. Come sarà severa la punizione con cui allora il vostro Signore vi castigherà!» E ancora: « Iddio domina certamente la vita di coloro che Ci hanno maltrattato e ben conosce le loro opere. Senza dubbio S'impadronirà di loro per i loro peccati. In verità, Egli è il più fiero tra i Vendicatori ». E infine: « O voi, popoli del mondo! Sappiate in verità che una impreveduta calamità scende su voi e una dolorosa punizione v'attende. Non crediate che tutte le azioni che avete commesso siano state occultate alla Mia vista. Per la Mia Bellezza! Tutte le vostre azioni sono state incise dalla Mia penna, a chiari caratteri, su tavole di crisòlite ».

« Tutta la terra », asserisce d'altra parte con vigore Bahá'u'lláh, pronosticando il luminoso futuro che attende codesto mondo ora immerso nell'oscurità, « è ora pregna. S’avvicina il giorno in cui produrrà i suoi più nobili frutti, in cui da essa nasceranno gli alberi più alti, i fiori più incantevoli, i più squisiti doni del cielo ».

« S'avvicina il momento in cui ogni cosa creata deporrà il pro-prio fardello. Sia glorificato Iddio Che ha concesso questa grazia che pervade tutte le cose, visibili e invisibili! ». « Queste grandi Oppressioni », ha scritto inoltre, predicendo l'età aurea dell'uma-nità, « la preparano all'avvento della Suprema Giustizia ». Que-sta Suprema Giustizia è in verità la Giustizia su cui potrà e

dovrà fondarsi la Più Grande Pace, mentre la Più Grande Pace inaugurerà a sua volta quella Suprema Civiltà Mondiale che rimarrà per sempre unita a Colui Che porta il Più Grande Nome.

Amici diletti! Sono trascorsi quasi cent'anni dal momento in cui la Rivelazione di Bahá'u'lláh albeggiò sul mondo, una Rivelazione la cui natura, come ha affermato Egli Stesso, « nessuna tra le Manifestazioni del passato ha mai compreso appieno, se non in una misura prescritta ». Per un secolo intero Iddio ha dato tregua all'umanità, perché potesse riconoscere il Fondatore di questa Rivelazione, abbracciare la Sua Causa, proclamare la Sua grandezza e instaurare il Suo Ordine. In cento volumi, depositari di preziosissimi precetti, possenti leggi, eccezionali principi, appassionate esortazioni, ripetuti moniti, stupefacenti profezie, sublimi invocazioni e poderosi commenti, il Portatore di questo Messaggio ha proclamato, come nessun Profeta prima di Lui ha mai fatto, la Missione che Iddio Gli aveva affidato. A imperatori, re, principi e potenti, a governanti, governi, cleri e popoli, sia in Oriente sia in Occidente, a cristiani, ebrei, musulmani e zoroastriani, Egli indirizzò, per quasi cinquant'anni, e nelle circostanze più tragiche, queste preziosissime perle di sapienza e di saggezza, che giacevano celate nell'oceano del Suo impareggiabile verbo. Rinunziando alla fama e alla fortuna, accettando la prigionia e l'esilio, incurante dell'ostracismo e delle ingiurie, assoggettandoSi a oltraggi fisici e a privazioni crudeli, Egli, il Vicegerente di Dio sulla terra, sopportò d'essere esiliato da un luogo all'altro e da un paese all'altro, finché alla fine, nella Più Grande Prigione, offrì in olocausto il figlio martirizzato, per la redenzione e l'unificazione di tutta l'umanità. « In verità », Egli ha attestato, « non siamo venuti meno al Nostro dovere d'esortare gli uomini e di dare loro ciò che Iddio, l'Onnipotente, il Più Lodato, Mi ordinò. Se Mi avessero dato ascolto, avrebbero visto nella terra un'altra terra ». E ancora: « C'è qualcuno che abbia una scusa in questa Rivelazione? No, in nome di Dio, il Signore del Trono Possente! I Miei segni hanno pervaso tutta la terra e la Mia potenza ha avviluppato tutta l'umanità, eppure la gente è ancora immersa in uno strano sonno! ».

Quale risposta ebbe il Suo appello?

Ci chiediamo: il mondo, l'oggetto di questa sollecitudine Di-vina, come ripagò Colui Che tutto sacrificò per amor suo? Come L'accolse e quale risposta dette al Suo appello? Un clamore, unico nella storia dell'Islám sciita, salutò la luce nascente della Fede, nella sua patria, in mezzo a un popolo noto per l'ignoranza crassa, il fanatismo feroce, la barbara crudeltà, i pregiudizi inve-terati e il dominio assoluto esercitato sulle masse da una gerarchia ecclesiastica solidamente arroccata. Una persecuzione che, secondo quanto afferma un'autorità eminente come il defunto Lord Curzon di Kedleston, stimolò un coraggio ancor più grande di quello provocato dai fuochi di Smithfield, mieté con tragica rapidità quasi ventimila dei suoi eroici seguaci, che si rifiutarono di barattare la loro fede neonata con gli onori e la sicurezza fuggevoli d’una vita mortale.

Alle sofferenze fisiche inflitte a questi perseguitati si aggiunsero le accuse immeritate di nichilismo, occultismo, anarchia, eclettismo, immoralità, settarismo, eresia, partigianeria politica - tutte chiaramente smentite dai principi della Fede e dalla condotta dei suoi seguaci; crebbe così il numero di coloro che, involontariamente o intenzionalmente, stavano nuocendo alla sua causa.

La totale indifferenza da parte di uomini eminenti e d'alto rango; l'odio implacabile mostrato dai dignitari ecclesiastici della Fede da cui era sorta; lo sprezzante dileggio del popolo in seno al quale era nata; l'assoluto dispregio che molti dei re e governanti ai quali il suo Autore Si era rivolto mostrarono verso di essa; le condanne pronunziate, le minacce lanciate e gli esili sanciti da coloro sotto il cui dominio essa era sorta e aveva incominciato a diffondersi; la distorsione alla quale i suoi principi e le sue leggi furono sottoposti da parte degl'invidiosi e dei malevoli, in terre e tra popoli molto lontani dal suo paese d'origine: tutte queste cose sono prove del trattamento accordatole da una generazione immersa nell'auto-compiacimento, incurante del suo Dio e dimentica dei presagi, delle profezie, degli avvertimenti e dei moniti rivelati dai Suoi Messaggeri.

Ma questi duri colpi assestati ai seguaci di codesta Fede tanto preziosa, gloriosa, possente, non riuscirono a placare l'animosità che infiammava i suoi persecutori. Né i travisamenti intenzionali e maligni dei suoi insegnamenti fondamentali, dei suoi scopi e propo-siti, delle sue speranze e aspirazioni, delle sue istituzioni e attività bastarono a fermare la mano degli oppressori e dei calunniatori, che con ogni mezzo di cui disponevano cercavano di cancellare il suo nome e di sradicare il suo sistema. La mano che aveva abbattuto un numero cosi grande di suoi innocenti e umili amanti e servi si alzò per vibrare ai suoi Fondatori i colpi più duri e crudeli.

Il Báb - « il Punto » secondo le parole di Bahá'u'lláh, « attorno al quale si rivolgono le realtà dei Profeti e dei Messaggeri » - fu travolto per Primo nel gorgo che inghiotti i Suoi sostenitori. L'improvviso arresto e confino fin dal primo anno della Sua breve e strabiliante carriera; il pubblico oltraggio deliberatamente infertoGli davanti ai dignitari ecclesiastici di Shíráz; la rigorosa e lunga prigionia nelle tetre fortezze dei monti azerbaigiani; la sprezzante indifferenza ostentata dal Primo Magistrato del regno e la vile gelosia del più eminente ministro del suo governo; il farsesco e accuratamente inscenato interrogatorio, che sostenne davanti all'ere-de al trono e agl'illustri teologi di Tabríz; la vergognosa fustigazione che lo Shaykhu'l-Islám della città Gl'inflisse con le sue stesse mani nell'oratorio; la Sua sospensione su corde nella piazza d'armi di Tabríz e la scarica di oltre settecento colpi contro il Suo giovane petto sotto gli occhi di una moltitudine incallita di quasi diecimila persone, e infine l'ignominiosa esposizione dei Suoi resti straziati sull'orlo del fossato fuori dalle porte della città : queste furono le fasi successive del tumultuoso e tragico ministero di Uno la Cui èra inaugurò il coronamento di tutte le ère e la Cui Rivelazione adempi la promessa di tutte le Rivelazioni.

« Giuro su Dio! » ha scritto il Báb, nella Sua Tavola a Muhammad Sháh, « Se tu sapessi cosa M'è successo nello spazio di questi quattr'anni per mano del tuo popolo e del tuo esercito, tratterresti il respiro per timor di Dio... Ahimè! Ahimè! che cosa M'è toccato! Giuro sul Signore Supremo! Se ti dicessero in che luogo dimoro, saresti tu il primo ad aver pietà di Me. Nel cuore di un monte c’è una fortezza (Mákú)... che alberga solamente due guardie e quattro cani. Immagina, quindi, il Mio triste stato... Su questo monte sono rimasto solo e sono giunto al punto che tra coloro che M'hanno preceduto nessuno ha sofferto quel che ho sofferto Io e nessun trasgressore ha sopportato quel che ho sopportato Io! ».

« Quanto siete cieche, o Mie creature », Egli ha rivelato nel Bayán, parlando con la voce di Dio, « ... che, senz'alcun diritto, L'avete confinato su una montagna, dei cui abitanti neppur uno è degno d'esser menzionato... Con Lui, cioè con Me, non v'è nessuno

tranne quei che è una delle Lettere del Vivente del Mio Libro. In Sua presenza, che è la Mia presenza, la notte non c'è neppur un lume acceso! Eppure in luoghi (di culto) che in vari gradi fino a Lui s'estendono miriadi di lumi risplendono! Tutto ciò che è sulla terra fu per Lui creato e tutti si giovan con delizia dei Suoi favori, eppure tali sono i veli che da Lui li separano che Gli negano perfino un lume! ».

E cos'è accaduto a Bahá'u'lláh, il germe della Cui Rivelazione, come il Báb ha attestato, è dotato di una potenza superiore a tutte le forze della Dispensazione Bábí messe insieme? Egli - Colui per Il Quale il Báb aveva sofferto ed era morto in circostanze tragiche e miracolose - fu, per quasi mezzo secolo e sotto il dominio dei due più potenti sovrani orientali, bersaglio di una congiura sistematica e concertata che, per le sue conseguenze e la sua durata, ha ben pochi precedenti negli annali delle religioni passate.

« Le crudeltà che i Miei oppressori Mi hanno inflitto », Egli ha esclamato in un momento di angoscia, « M'hanno spezzato e fatto incanutire. Se ti presentassi davanti al Mio trono, non riusciresti a riconoscere l'Antica Bellezza, poiché la freschezza del Suo sembiante s’è alterata e il Suo splendore è offuscato a causa dell’oppressione degl'infedeli. Giuro su Dio! Il Suo cuore, la Sua anima e le Sue viscere si sono inteneriti ». « Se tu sentissi con le Mie orecchie », dichiara anche, « sentiresti che 'Alí (il Báb) Si lamenta per Me al cospetto del Compagno Glorioso, e Muhammad Mi com-piange nel Sublime Orizzonte, e lo Spirito (Gesù) Si percuote il capo nel firmamento del Mio decreto, a causa di ciò che è accaduto a Questo perseguitato per mano d'ogni empio peccatore ». « Davanti a Me », ha scritto altrove, « s'erge il serpente dell'ira con le mascelle spalancate per inghiottirMi, e dietro di Me s'avvicina furtivo il leone della rabbia deciso a sbranarMi, e sopra di Me, o Mio Diletto, ci sono le nuvole del Tuo decreto, che riversano su Me una pioggia di tribolazioni, mentre sotto di Me sono infisse le lance della sventura, pronte a ferirMi le membra e il corpo ». « Se ti dicessero », afferma inoltre, « cos'è accaduto all'Antica Bellezza, fuggiresti nel deserto e piangeresti tutte le tue lacrime. Sopraffatto dal dolore ti batteresti il capo e urleresti come uno che sia stato morso da un aspide... Per la giustizia di Dio! Ogni mattina quando Mi alzo dal letto scopro schiere d'innumerevoli afflizioni ammassate dietro la Mia porta, e ogni notte quando Mi corico, ecco!, il Mio cuore è straziato dal dolore per ciò che ha subito a causa della diabolica crudeltà dei suoi nemici. Ad ogni pezzo di pane che l'Antica Bellezza

rompe è unito l'assalto di una nuova afflizione, e ad ogni goccia che beve è mescolata l'amarezza delle più dolorose tribolazioni. Ogni volta che muove un passo, Lo precede un esercito di calamità impreviste, mentre dietro di Lui procedono legioni di dolorosi tor-menti ».

Quando aveva solo ventisette anni, Egli Si levò spontaneamente per difendere la nascente Causa del Báb, da semplice discepolo. Quindi, presa la guida effettiva di quella setta proscritta e vessata, espose Se Stesso e i Suoi Familiari, i Suoi beni, il Suo rango e la Sua reputazione a gravi pericoli, a sanguinosi assalti, al saccheggio generale e alle furibonde diffamazioni del governo e del popolo. In seguito Egli il Portatore di una Rivelazione, il cui Giorno « ogni Profeta ha annunziato », che « l'anima d'ogni Messaggero Divino ha agognato » e in cui « Iddio ha provato il cuore di tutti i Suoi Messaggeri e Profeti » - per istigazione del clero sciita e per ordine dello Scià in persona, fu costretto a respirare, per quasi quattro mesi, nella più assoluta oscurità, in compagnia dei criminali più abietti e carico di moleste catene, l'aria pestilenziale della prigione sotterranea di Tihrán infestata di parassiti - luogo che, come Egli Stesso in seguito dichiarò, fu trasformato misteriosamente nel teatro dell'annunciazione divina del Suo rango di Profeta.

« Fummo relegati per quattro mesi », scrisse nella Sua "Epistola al Figlio del Lupo", « in un luogo incredibilmente sporco. In quanto alla prigione in cui questo Perseguitato e altri ugualmente perseguitati furono confinati, un pozzo oscuro e angusto sarebbe stato preferibile... La prigione era avvolta in una fitta oscurità e i Nostri compagni di prigionia ammontavano all'incirca a centocinquanta anime: ladri, assassini, banditi da strada. Sebbene affollata non aveva altra uscita oltre il passaggio attraverso il quale noi entrammo. Nessuna penna può descrivere quel luogo e nessuna lingua può parlare del suo nauseante odore; la maggior parte di quegli uomini non avevano né vestiti né un giaciglio su cui riposare. Dio solo sa quello che Ci accadde in quel luogo triste e maleodorante! ». « 'Abdu’l-Bahá », scrive il dottor J. E. Esslemont, « narra come un giorno gli fosse stato permesso d'entrare nel cortile della prigione per vedere il Suo amato Genitore quando usciva a pren-dere aria. Bahá’u’lláh era terribilmente mutato e talmente malan-dato che non poteva camminare. I Suoi capelli e la barba erano incolti, il Suo collo piagato e gonfio per la pressione di un pesante collare d'acciaio, il Suo corpo curvo sotto il peso delle catene ». « Per tre giorni e tre notti », ha ricordato Nabíl nella sua cronaca,

non fu dato a Bahá’u’lláh nessun genere di cibo e di bevanda. Non Gli fu possibile riposare né dormire. Il luogo era infestato di vermi e l'odore nauseabondo di quella tetra dimora era sufficiente a piegare lo spirito di coloro che erano condannati a subirne gli or-rori ». « Tale fu l'intensità della Sua sofferenza che i segni di quella crudeltà rimasero impressi nel Suo corpo per tutta la vita ».

E cosa dire delle altre tribolazioni che Lo colpirono prima di questo terribile episodio e subito dopo? del Suo confino nella casa di uno dei Kad-Khudá di Tihrán? della selvaggia violenza con cui fu preso a pietrate dalla popolazione infuriata nei pressi di Níyálá? del Suo arresto da parte degli emissari dell'esercito imperiale nel Mázindarán? e della Sua fustigazione per ordine e alla presenza dei siyyid e mujtahid riuniti, nelle cui mani era stato consegnato dalle autorità civili di Ámul? delle grida di scherno e degli insulti con cui una folla di ribaldi poi Lo insegui? delle mostruose accuse lanciate contro di Lui dalla Casa Imperiale, dalla corte e dal popolo, quando fu perpetrato l'attentato contro la vita di Násiri'd-Dín Sháh? degl'infami oltraggi, del dileggio e del ridicolo di cui Lo coprirono quando fu arrestato dai funzionari governativi responsabili e condotto « a piedi e in catene, a capo scoperto e scalzo », sotto i raggi dardeggianti del sole estivo, da Níyávarán fino al síyáh-chál di Tihrán? dell'avidità con cui ufficiali corrotti saccheggiarono la Sua casa e portarono via tutti i Suoi beni e s'impadronirono delle Sue ricchezze? del crudele editto che Lo strappò all'esigua schiera dei seguaci del Báb, confusi, perseguitati, senza guida, che Lo separò dai Suoi familiari e amici e Lo esiliò in 'Iráq, nel cuore dell'inverno, spogliato dei Suoi beni e calunniato?

Queste tribolazioni, che si susseguirono con straordinaria rapidità a causa degli attacchi premeditati e delle macchinazioni sistematiche della corte, del clero, del governo e del popolo, furono dure, ma furono solo il preludio della prigionia lunga e straziante che quell'editto aveva formalmente aperto. Questo lungo esilio, durato più di quarant'anni, Lo condusse successivamente in 'Iráq, a Sulaymá-níyyih, a Costantinopoli, Adrianopoli e infine nella colonia penale di 'Akká e si concluse con la Sua morte, all'età di oltre settant'anni; ebbe fine cosi una cattività che, per la sua portata, la sua durata e la molteplicità e la durezza delle afflizioni che comportò, non ha precedenti nella storia delle Dispensazioni passate.

Non occorre dilungarsi sui particolari episodi che gettano una luce sinistra sulle commoventi cronache di quegli anni. Non occorre soffermarsi sul carattere e sulle azioni dei popoli, dei sovrani e dei

teologi che parteciparono a questo dramma, il più grande nella storia spirituale del mondo, e che contribuirono ad accentuarne la violenza.

I fatti salienti di questo commovente dramma.

Basta elencare solo alcuni tra i fatti salienti di questo commovente dramma, per evocare, in chi legga queste pagine e già conosca la storia della Fede, il ricordo delle peripezie che essa ha attraversato e che il mondo ha fino ad ora guardato con si fredda indifferenza. Il forzato e improvviso ritiro di Bahá'u'lláh sulle montagne di Sulaymáníyyih e le dolorose conseguenze che derivarono dal Suo biennale completo isolamento; gl'incessanti intrighi degli esponenti dell'Islám sciita a Najaf e Karbilá, che agivano strettamente e continuamente uniti con i loro alleati persiani; l'intensificazione delle misure repressive decretata dal sultano 'Abdu’l-Azíz, che portò alla defezione di alcuni eminenti membri della comunità esiliata; l'imposizione di un altro esilio per ordine del medesimo Sultano, questa volta in una città remota e desolata, che suscitò una disperazione tale da spingere due degli esiliati a un tentativo di suicidio; la continua sorveglianza alla quale furono sottoposti al loro arrivo ad 'Akká da parte di ufficiali ostili e l'intollerabile biennale prigionia nella caserma cittadina; l'interrogatorio al quale il pascià turco sottopose il suo Prigioniero nel quartier generale del governo; il Suo confino per non meno di otto anni in un'umile dimora immersa nell'aria inquinata della città, mentre il Suo unico diversivo era quello di passeggiare nell'angusto spazio della Sua stanza - queste e altre tribolazioni da una parte rivelano la natura delle prove e degli oltraggi che subì e dall'altra puntano un dito accusatore contro quei potenti della terra che o Lo maltrattarono cosi duramente o Gli negarono deliberatamente il loro aiuto.

Non c'è da meravigliarsi se la Penna di Colui Che sopportò questi tormenti con sublime pazienza ha rivelato queste parole: « Colui Che è il Signore del visibile e dell'invisibile è ora palese a tutti gli uomini. La Sua Persona benedetta è stata colpita da tali offese che, se tutti i mari, visibili e invisibili, fossero trasformati in inchiostro, ed in penne tutti coloro che dimorano nel mondo, e tutti coloro che sono nei cieli e sulla terra in scribi, essi non riuscirebbero certamente a descriverle ». E ancora: « Per la maggior parte dei

Miei giorni sono stato come uno schiavo che sta seduto sotto una spada, appesa a un filo, e non sa se essa prima o poi Gli cadrà addosso ». « L'unica cosa che questa generazione », afferma, « Ci offrì, furono le ferite dei suoi dardi, e la sola coppa che porse alle Nostre labbra fu la coppa del suo veleno. Portiamo ancora sul collo le cicatrici delle catene e sul Nostro corpo sono impressi i segni di una crudeltà implacabile ».

« Venti anni sono passati, o re », Egli ha scritto, rivolgendoSi ai re della Cristianità, all'apice della Sua missione, « durante i quali Noi abbiamo assaporato ogni giorno l'agonia di una nuova tribolazione. Nessuno di coloro che Ci hanno preceduto ha sopportato ciò che Noi abbiamo sopportato. Se poteste capirlo! Essi si sono levati contro di Noi e Ci hanno messo a morte, sparso il Nostro sangue, depredato le Nostre proprietà e violato il Nostro onore. Benché foste a conoscenza della maggior parte delle Nostre pene, pure siete stati incapaci di fermare la mano dell'aggressore. Non è, forse, vostro primo dovere di frenare la tirannia dell'oppressore e di trattare con equità i vostri sudditi perché sia pienamente dimostrato a tutta l'umanità il vostro alto senso di giustizia? ».

Quale governante, potremmo chiederci con sicurezza, in Oriente o in Occidente, in un momento qualsiasi dall'inizio di codesta Rivelazione trascendente, ha avvertito il bisogno di alzare la voce per lodarla o per biasimare coloro che la perseguitavano? Quale popolo, durante la Sua lunga cattività, si e sentito spinto a muoversi per arginare quella marea di tribolazioni? Quale sovrano, tranne una sola donna, risplendente nella sua gloria solitaria, ha provato il benché minimo impulso di rispondere al vibrante appello di Bahá'u'lláh? Chi, tra i grandi della terra, si è sentito incline a offrire il beneficio del proprio riconoscimento o del proprio appoggio a questa infante Fede di Dio? Quale tra i molti credi, sette, razze, partiti e classi sociali o tra le svariate scuole di pensiero umano ha ritenuto necessario rivolgere la propria attenzione verso la luce nascente della Fede, meditare sul suo sorgente sistema, ponderare sui suoi recon-diti processi, valutare il suo importante messaggio, attestare la sua forza rigeneratrice, abbracciare il suo vangelo salutare, o procla-mare le sue verità eterne? Dopo quasi un secolo, chi tra gli esperti delle cose del mondo o tra i così detti uomini dotati d'intuito e di saggezza può a buon diritto affermare d'aver considerato con imparzialità le sue affermazioni, di essersi dato la pena di studiare a fondo la sua letteratura, di essersi assiduamente sforzato di separare i fatti dalle fantasie o di aver accordato alla sua Causa il trattamento

che essa merita? Ad eccezione di pochi casi isolati, dove sono gl'illustri esponenti delle arti o delle scienze, che hanno alzato un dito o detto una parola d'encomio per difendere o lodare codesta Fede che ha conferito al mondo un beneficio così inestimabile, che ha sofferto così a lungo e così dolorosamente e che racchiude nel suo seno una promessa tanto affascinante per un mondo così dolorosamente colpito, così chiaramente fallito?

Alla marea crescente di tribolazioni che abbatterono il Báb, al lungo periodo di calamità che Bahá’u’lláh attraversò, agli ammonimenti proferiti dall'Araldo e dall'Autore della Rivelazione Bahá'í, si devono aggiungere le sofferenze che 'Abdu'l-Bahá sopportò per quasi settant'anni e così pure le suppliche e le implorazioni che Egli pronunziò al tramonto della Sua vita, a proposito dei pericoli che sempre più minacciavano l'intero genere umano. Nato lo stesso anno che vide l'inizio della Rivelazione Bábí; battezzato dai primi fuochi delle persecuzioni che divamparono attorno a quella Causa nascente; testimone oculare, all'età di dodici anni, dei violenti sconvolgimenti che scossero la Fede abbracciata da Suo Padre; vittima con Lui dell'ignominia, dei pericoli e dei rigori conseguenti ai successivi esili dalla Sua patria in paesi molto lontani dai suoi confini; arrestato e costretto a subire, in una cella oscura, l'affronto della prigione sùbito dopo il Suo arrivo ad 'Akká; oggetto di ripetute indagini e bersaglio di continui assalti e insulti sotto il governo dispotico del sultano 'Abdu'l-Hamíd e più tardi sotto la spietata dittatura militare del sospettoso e crudele Jamál Pashá - anche Lui, Centro e Perno dell'impareggiabile Patto di Bahá'u'lláh ed Esempio perfetto dei Suoi insegnamenti, dovette assaporare, per opera di monarchi, preti, governi e popoli, la coppa di tribolazioni che il Báb e Bahá’u’lláh e tanti Loro seguaci avevano vuotato.

Coloro che lavorano per diffondere la Fede di Suo Padre nel mondo occidentale conoscono bene gli ammonimenti che la Sua penna e la Sua voce hanno espresso in innumerevoli Tavole e discorsi, durante la Sua vita trascorsa quasi tutta in prigione e nel corso dei Suoi lunghi viaggi in Europa e in America. Quante volte e con quanta passione Egli chiese alle autorità e alle masse di esaminare spassionatamente i precetti enunciati da Suo Padre! Con quanta precisione ed efficacia spiegò il sistema della Fede che stava esponendo, ne delucidò le verità fondamentali, ne mise in evidenza li aspetti salienti e proclamò il carattere redentivo dei suoi principi!

Con quanta insistenza profetizzò il caos incombente, gl’imminenti sconvolgimenti, la conflagrazione universale che, negli ultimi anni

della Sua vita, aveva appena incominciato a rivelare la misura della sua forza e il significato del suo impatto con la società umana?

Dopo aver condiviso le dolorose tribolazioni e le momentanee frustrazioni che colpirono il Báb e Bahá’u’lláh, senza aver potuto raccogliere in vita un frutto adeguato agli sforzi sublimi, incessanti e strenui da Lui compiuti; provati i turbamenti iniziali della catastrofe mondiale che colpi quell'umanità miscredente; carico d'anni, gli occhi offuscati dall'addensarsi della tempesta che l'accoglienza, accordata da quella scettica generazione alla Causa di Suo Padre stava scatenando, il cuore sanguinante per gl'immediati destini dei caparbi figli di Dio - crollò alla fine sotto il peso delle tribolazioni per le quali coloro che le avevano imposte a Lui e a Chi Lo aveva preceduto dovevano presto essere chiamati a un tremendo rendiconto.

« Affretta, o Mio Dio!», Egli esclamò in un momento in cui le avversità L'avevano crudelmente assalito, « il giorno in cui ascenderò a Te, e verrò davanti a Te, ed entrerò alla Tua presenza, affinché Io possa essere liberato dalle tenebre delle crudeltà che Mi hanno inflitto ed entrare nella luminosa atmosfera della Tua vicinanza, o Mio Signore, il Più Glorioso, e riposare all'ombra della Tua somma Misericordia ».« Yá-Bahá'u'l-Abhá (o Tu, Gloria delle Glorie)!», scrisse in una Tavola rivelata nell'ultima settimana di vita, « ho rinunciato al mondo e alle sue genti, ho il cuore infranto e sono dolorosamente afflitto a causa degl'infedeli. Nella gabbia di questo mondo mi agito come un uccello spaventato, anelo ogni giorno di prendere il volo verso il Tuo Regno. Yá-Bahá’u’l-Abhá! Fammi bere la coppa del sacrificio e liberami. Liberami da queste sventure e tribolazioni, da queste afflizioni e pene ».

Cari amici! Ahimé! mille volte ahimé! che una Rivelazione così incomparabilmente grande, così infinitamente preziosa, così estremamente possente, così chiaramente innocente, abbia ricevuto, per mano di quella generazione cieca e perversa, un trattamento così infame! « O Miei servi!», attesta Bahá’u’lláh, « L'unico vero Dio Mi è testimone! Quest'immenso, quest'insondabile, questo fluttuante Oceano è vicino, sorprendentemente a voi vicino. Guardate, vi è più vicino della vena del vostro collo. In un batter d'occhio, se desiderate, potete raggiungerlo e partecipare di questo favore imperituro, di questa grazia concessa da Dio, di questo dono incorruttibile, di questa possente e indicibilmente gloriosa munificenza».

Il mondo si allontanò da Lui.

Dopo quasi cent'anni di rivoluzione, se esaminiamo il quadro internazionale e risaliamo fino ai primi inizi della Rivelazione Bahá'í, su che cosa cade il nostro sguardo? Su un mondo sconvolto da lotte disperate di sistemi, razze e nazioni contendenti, impi-gliato nella rete delle falsità che ha accumulato, che si allontana sempre più da Colui Che è il solo Artefice dei suoi destini, e che sprofonda sempre più in una carneficina suicida scatenata dal-l'aver trascurato e perseguitato Colui Che è il Suo Redentore. Su una Fede ancora proscritta, che tuttavia sta erompendo dalla crisalide ed emergendo dall'oscurità di un secolo di repressioni, faccia a faccia con i segni terribili della furente collera divina e destinata a sorgere sulle rovine di una civiltà sconfitta. Su un mondo privo di vita spirituale, fallito sul piano morale, diviso in campo politico, sconvolto nella sua struttura sociale, paralizzato nel settore economico, che si dimena e sanguina e si sfascia sotto la sferza della vendetta divina. Su una Fede il cui appello rimase inascoltato, le cui affermazioni furono respinte, i cui avvertimenti furono dimenticati, i cui seguaci furono falcidiati, i cui intenti e scopi furono diffamati, i cui mòniti ai governanti della terra furono ignorati, il cui Araldo vuotò la coppa del martirio, sul capo del cui Autore si riversò un mare di tribolazioni inaudite e il cui Esempio crollò sotto il peso di una vita di dolori e di terribili sventure. Su un mondo che ha perso la bussola, in cui la luminosa fiamma della religione sta rapidamente spegnendosi, in cui le forze del nazionalismo e del razzismo più sfacciati hanno usurpato i diritti e le prerogative di Dio Stesso, in cui un flagrante laicismo diretta conseguenza dell'irreligiosità - ha sollevato il capo trionfante e sta mostrando le sue sgradevoli fattezze, in cui « la maestà della corona » è stata umiliata e coloro che ne portavano gli emblemi sono stati, per lo più, deposti dai loro troni, in cui le gerarchie ecclesiastiche dell'islam e, in misura minore, del Cristianesimo una volta onnipotenti sono state screditate e in cui il veleno del pregiudizio e della corruzione sta intaccando il cuore di una società già gravemente turbata. Su una Fede le cui istituzioni - modello e gloria coronatrice dell'èra che deve venire - sono state ignorate e in alcuni casi calpestate ed estirpate, il cui sistema germogliante è stato deriso e parzialmente soppresso e mutilato, il cui Ordine nascente - l'unico rifugio per una civiltà stretta nell'abbraccio della morte - è stato respinto e

sfidato, il cui Tempio Madre è stato sequestrato ed espropriato, la cui « Casa » - « stella polare di un mondo in adorazione » - è stata, per un grossolano errore giudiziario, consegnata nelle mani dei suoi nemici implacabili, che l'hanno violata.

Nell’epoca in cui viviamo, se la giudichiamo in modo corretto, possiamo ravvisare un duplice fenomeno. Il primo segna l'agonia di un ordine esausto e senza Dio, che, nonostante i segni e i portenti di codesta Rivelazione centennale, si è ostinatamente rifiutato di sintonizzare i propri metodi con i precetti e gl'ideali che quella Fede mandata dal cielo gli offrì. Il secondo annuncia le doglie di un Ordine, divino e redentore, che inevitabilmente soppianterà il primo ed entro la cui struttura amministrativa sta impercettibilmente maturando una civiltà embrionale, impareggiabile, mondiale.

Il primo sta per essere abrogato e sta crollando tra oppressioni, massacri e rovine. I1 secondo schiude nuove prospettive di giustizia, unità, pace e cultura, quali nessuna età ha mai visto. Il primo ha consumato tutte le sue forze, ha dimostrato la sua falsità e vacuità, ha irrimediabilmente perduto la sua buona occasione e sta andando verso la rovina. Il secondo, forte e invincibile, sta strappando le catene e sta giustificando la sua pretesa di essere l'unico rifugio entro il quale potranno compiersi i destini di un'umanità, dolorosamente provata, purificata dalle sue scorie.

« Presto », ha profetizzato Bahá’u’lláh, « il presente ordine sarà chiuso ed uno nuovo sarà aperto in sua vece ». E ancora: « Per Me Stesso! Si avvicina il giorno in cui Noi abrogheremo l'ordine del mondo e ciò che esso contiene, dispiegando un nuovo ordine in sua vece ». « S'avvicina il giorno in cui Iddio farà apparire un popolo che ricorderà i Nostri giorni, che racconterà la storia delle Nostre tribolazioni, che chiederà la restituzione dei Nostri diritti a coloro che, senza la minima prova, Ci trattarono con palese ingiustizia ».

Cari Amici! Per le tribolazioni che hanno afflitto la Fede di Bahá'u'lláh una responsabilità spaventosa e inevitabile ricade su coloro che avevano in mano le redini del potere civile e religioso. I re della terra e i capi religiosi del mondo dovettero sostenere per primi l'urto di questa tremenda responsabilità. « Tutti sanno », attesta Bahá’u’lláh, « che tutti i re Gli hanno voltato le spalle e tutte le religioni Gli si sono opposte ». « Da tempo immemorabile », dichiara, « coloro ai quali è stato apparentemente conferito il potere hanno impedito agli uomini di rivolgersi a Dio. Essi non hanno gradito che gli uomini si riunissero attorno al Sommo Oceano, in quanto hanno considerato, e tuttora considerano, una tale riunione

causa e movente della distruzione della loro sovranità ». « I re », ha scritto inoltre, « come i ministri e i teologi hanno ritenuto che non fosse nel loro interesse riconoscerMi, nonostante il Mio scopo sia stato rivelato in modo molto esplicito nei Libri e nelle Tavole Divine e l'Unico Vero abbia proclamato a gran voce che questa Somma Rivelazione è apparsa per il miglioramento del mondo e per l'incremento delle nazioni ». « Buon Dio! », scrive il Báb nel Dalá’il-i-Sab’ih (Sette Prove) a proposito dei « sette possenti sovrani che reggevano il mondo », ai Suoi tempi, « nessuno di loro ha avuto notizia della Sua (del Báb) Manifestazione, e se l'ha avuta, nessuno ha creduto in Lui. Chissà! lasceranno il mondo quaggiù pieni di desiderio e senz'aver compreso che quel che aspettavano s'è già compiuto. È quel che capitò ai monarchi che si tennero stretti al Vangelo. Attendevano la venuta del Profeta di Dio, e quand'Egli apparve, non seppero riconoscerLo. Guarda che ingenti somme spendono questi sovrani senz'affatto darsi pensiero di nominare un funzionario incaricato d'informarli nei loro reami sulla Manifestazione di Dio! Avrebbero in tal modo raggiunto lo scopo per cui furono creati. Tutti i loro desideri sono stati e sono ancora rivolti all'intento di lasciar dopo di sé vestigia dei loro nomi ». Nello stesso trattato, deprecando il fatto che i teologi cristiani non abbiano accettato la verità della missione di Muhammad, il Báb fa anche questa illuminante affermazione: « Il biasimo ricade sui dottori, perché se essi avessero creduto, la maggior parte dei loro concittadini li avrebbero seguiti. Guarda, poi, cos'è successo! I dotti del Cristianesimo son reputati dotti perché tutelarono l'insegnamento di Cristo, eppure pensa che proprio per causa loro molti non accettarono la Fede e non pervennero alla salvezza! ».

I destinatari del Messaggio.

Non dobbiamo dimenticare che i diretti destinatari del Messag-gio proclamato dal Báb e da Bahá'u'lláh furono, al di sopra di tutte le categorie di uomini, i re della terra e i capi religiosi del mondo. A loro Egli parlò volutamente in numerose storiche Tavole; loro invitò a rispondere all'Appello Divino, a loro furono rivolti, in termini chiari e convincenti, gli appelli, gli avvertimenti e i moniti dei Suoi Messaggeri perseguitati. Quando la Fede nacque e quando, in seguito, fu proclamata la sua missione, la maggior parte di loro

detenevano ancora il potere assoluto, civile e religioso, sui loro sudditi e seguaci. Pavoneggiandosi nella pompa e nello sfarzo d'una maestà ancora ben poco contenuta da limitazioni costituzionali, o trincerati nella cittadella di un potere religioso apparentemente inviolabile, essi si presero la responsabilità finale delle ingiustizie commesse da coloro i cui destini immediati essi controllavano. Non sarebbe esagerato dire che nella maggior parte dei paesi dei continenti europeo e asiatico, l'assolutismo da un lato, e il completo asservimento alle gerarchie ecclesiastiche, dall'altro, erano ancora gli aspetti più importanti della vita politica e religiosa delle masse. Queste, dominate e incatenate, erano state spogliate della libertà necessaria per capire le affermazioni e il valore del messaggio che veniva loro offerto o per accettare incondizionatamente la sua verità.

Non c'è da meravigliarsi, dunque, se l'Autore della fede Bahá'í e, in misura minore il suo Araldo, indirizzarono verso i supremi governanti e i capi religiosi del mondo tutta la forza dei Loro Messaggi, e fecero di costoro i destinatari di alcune delle Loro Tavole più sublimi, e li invitarono, con linguaggio chiaro e insistente ad un tempo, ad ascoltare il Loro appello. Non c'è da meravigliarsi se misero in evidenza quanto preziosa fosse l'occasione di cui questi capi e governanti potevano valersi e se li avvertirono in tono minaccioso delle gravi responsabilità che il respingere il Messaggio Divino comportava, e se predissero, quando furono sdegnosamente respinti e negati, le terribili conseguenze che quel rifiuto implicava. Non c'è da meravigliarsi se Colui Che è il Re dei Re e il Vicegerente di Dio Stesso, quando fu abbandonato, disprezzato e perseguitato, pronunziò questa grave profezia epigrammatica: « A due categorie di uomini il potere è stato tolto: ai re e al clero ».

In quanto ai re e agl'imperatori i quali non solo simboleggiavano nella loro persona la maestà del dominio terreno, ma che, per la maggior parte, realmente esercitavano un potere incontestabile sulla gran massa dei loro sudditi, i loro rapporti con la Fede di Bahá’u’lláh costituiscono uno degli episodi più illuminanti nella storia dell'Età Eroica e dell'Età Formativa della Fede. L'appello Divino che coinvolse un numero così vasto di teste coronate d'Europa e d'Asia; il tema e il linguaggio dei Messaggi che misero questi sovrani direttamente in contatto con la Fonte della Rivelazione Divina; la natura della loro reazione a un impatto così straordinario; le conseguenze che ne derivarono e che si possono vedere tuttora sono i temi salienti di un argomento che io posso esporre

solo in modo inadeguato e che sarà trattato in una forma completa e conveniente da parte dei futuri storici Bahá’í.

L'imperatore di Francia, a quel tempo il sovrano più potente del continente europeo, Napoleone III; il papa Pio IX, capo supremo della massima chiesa della Cristianità, detentore dello scettro del potere temporale e spirituale; l'onnipotente Zar del vasto Impero Russo, Alessandro II; la famosa regina Vittoria, la cui sovranità si estendeva sulla più grande alleanza politica che il mondo avesse mai visto; Guglielmo II, il vincitore di Napoleone III, re di Prussia, acclamato da poco tempo sovrano della Germania unificata; Francesco Giuseppe, l'autocratico re-imperatore della Monarchia Austroungarica, erede del famoso Sacro Romano Impero; il tirannico 'Abdu’l-Azíz, che concentrava nella propria persona il potere del Sultanato e del Califfato; il famigerato Násiri’d-Din Sháh, il dispotico sovrano della Persia, il più potente monarca dell'Islám sciita - insomma la maggior parte dei rappresentanti del potere e della sovranità ai Suoi tempi divennero, uno per uno, oggetto della particolare attenzione di Bahá'u'lláh e dovettero sopportare, in varia misura, il peso della forza impartita dai Suoi appelli e mòniti.

Ma dobbiamo ricordarci che Bahá'u'lláh non Si limitò a inviare il Suo Messaggio a pochi singoli sovrani, per quanto potenti fossero gli scettri che reggevano e per quanto vasti fossero i domini su cui governavano. La Sua Penna Si rivolse a tutti i re della terra collettivamente, Si appellò loro e li ammoni, in un momento in cui la stella della Sua Rivelazione stava salendo allo zenit, e mentre languiva prigioniero nelle mani, e vicino alla corte, del Suo regale nemico. In una memorabile Tavola intitolata Súriy-i-Mulúk (Sura dei Re) in cui apostrofa e ammonisce il Sultano, i suoi ministri, i re della Cristianità, gli ambasciatori di Francia e di Persia accreditati presso la Sublime Porta, i capi religiosi musulmani di Costantinopoli, i suoi saggi e i suoi abitanti, il popolo di Persia e i filosofi del mondo, Egli rivolge all'intera schiera dei monarchi dell'oriente e dell'occidente queste parole:

Tavole ai Re.

« O Re della terra! Porgete orecchio alla Voce di Dio, che chiama da questo sublime Albero carico di frutti, che è germogliato dalla Collina Cremisi, sulla sacra Pianura, intonando le parole: «Non vi è altro Dio che Lui, il Possente, il Potentissimo, il Saggio ».

…Temete Dio, o accolta di re, e non private voi stessi di questa sublime grazia. Gettate via dunque le cose che possedete, e aggrappatevi fortemente alla Salda Impugnatura di Dio, l'Eccelso, il Grande. Volgete i vostri cuori verso il volto di Dio, e abbandonate ciò che i vostri desideri vi hanno imposto di seguire, e non siate di coloro che periscono. Racconta ad essi, o Servo, la storia di 'Alí, (il Báb), quando Egli venne ad essi con verità, portando il Suo glorioso e ponderoso libro, e tenendo nelle Sue mani una testimonianza e una prova provenienti da Dio, e santi e benedetti pegni da Lui. Voi, comunque, o re, avete mancato di prestare attenzione al Ricordo di Dio nei Suoi giorni e di essere guidati dalle luci che si levarono e risplendettero alte al di sopra dell'orizzonte di un fulgente Paradiso. Voi non avete esaminata la Sua Causa quando il farlo sarebbe stato meglio per voi che possedere tutto ciò su cui brilla il sole, se soltanto lo comprendeste! Voi rimaneste incuranti fino a che i teologi di Persia - quei crudeli - pronunziarono sentenze contro di Lui e ingiustamente Lo colpirono. Il Suo spirito ascese a Dio, e gli occhi degli abitanti del Paradiso e gli angeli che sono a Lui vicino piansero amaramente a causa di queste crudeltà. Attenti a non essere incuranti d'ora innanzi come lo siete stati in passato. Ritornate dunque a Dio, il vostro Artefice, e non siate fra coloro che sono disattenti... Il Mio volto è uscito dai veli, e ha riversato il suo splendore su tutto ciò che vi è in cielo e in terra; eppure, voi non vi siete vòlti verso di Lui, sebbene siate stati creati per Lui, o accolta di re! Seguite perciò quello che vi dico, e ascoltatelo con i vostri cuori, e non siate di coloro che se ne sono allontanati. Poiché la vostra gloria non consiste nella vostra sovranità, ma piuttosto nella vostra vicinanza a Dio e nella vostra osservanza al Suo comandamento così come è stato inviato nelle Sue sacre e custodite Tavole. Se uno di voi governasse sull'intera terra, e su tutto ciò che sta in essa e su di essa, sui suoi mari sulle sue terre, le sue montagne e le sue pianure, e pur non fosse rammentato da Dio, tutte queste cose non gli sarebbero di alcun profitto, se soltanto lo sapeste... Levatevi, dunque, e rendete saldi i vostri piedi, fate ammenda per quello che vi è sfuggito, e volgetevi dunque verso la Sua santa Corte, sulle sponde del Suo possente Oceano, così che le perle della sapienza e della saggezza che Dio ha tenuto in serbo nella conchiglia del Suo radioso cuore, possano essere rivelate a voi... Attenti a non impedire che la brezza Divina aliti sopra i vostri cuori, la brezza per la quale i cuori di coloro che si sono vòlti a Lui possono essere vivificati... ».

« Non vi allontanate dal timor di Dio, o re della terra », ha rive-lato nella stessa Tavola, « e state attenti a non oltrepassare i limiti fissati dall'Onnipotente. Osservate i comandamenti del Suo Libro e fate bene attenzione a non sorpassarne i limiti. Siate vigili per non essere ingiusti verso nessuno, anche nella misura di un granello di senape. Calcate il sentiero della giustizia poiché invero esso è il retto sentiero. Componete le vostre vertenze e riducete gli armamenti perché sia alleviato il peso delle vostre spese e i vostri spiriti ed i vostri cuori siano pacificati. Componete i dissensi che vi dividono e non avrete così più bisogno di armamenti, tranne che per la protezione delle vostre città e delle vostre terre. Temete Iddio e state attenti a non oltrepassare i limiti della moderazione e a non farvi annoverare fra coloro che sperperano. Abbiamo appreso che aumentate le vostre spese ogni anno e ne fate sopportare il peso ai vostri sudditi. Questo è, invero, superiore a quello che essi possono sopportare ed è una penosa ingiustizia. Decidete equamente fra gli uomini e siate l'emblema della giustizia fra di loro. Questo, se volete giudicare equamente, è il dovere che vi incombe e che si addice al vostro stato.

« Attenti a non trattare ingiustamente chi si appella a voi e si ripara alla vostra ombra. Procedete nel timor di Dio e siate di coloro che conducono vita pia. Non fate assegnamento sul vostro potere, sui vostri eserciti e sui vostri tesori. Riponete tutta la vostra fiducia e la vostra sicurezza in Dio, Che vi ha creati, e chiedete il Suo aiuto in tutti i vostri affari. L'aiuto viene soltanto da Lui. Egli soccorre chi vuole con le schiere dei cieli e della terra.

« Sappiate che i poveri sono il pegno di Dio fra voi. Vegliate a non tradire la Sua fiducia, a non comportarvi ingiustamente verso di loro e a non seguire il cammino dei perfidi. Voi sarete sicuramente chiamati a rispondere del Suo pegno il giorno in cui la Bilancia della Giustizia entrerà in azione, il giorno in cui ad ognuno sarà dato ciò che gli spetta e saranno pesate le azioni degli uomini, siano essi ricchi o poveri.

« Se non prenderete in considerazione i consigli che vi abbiamo rivelati in questa Tavola in un linguaggio impareggiabile ed inequi-vocabile, il castigo Divino vi assalirà da ogni parte e sarà pronunziata contro di voi la sentenza della Sua giustizia. Quel giorno non avrete nessun potere per resisterGli e riconoscerete la Vostra impotenza. Abbiate pietà di voi stessi e di coloro che sono sotto di voi. Giudicateli secondo i precetti prescritti da Dio nella Sua santis-sima ed eccelsa Tavola, una Tavola in cui Egli ha assegnato ad ogni

singola cosa ed a tutte, la misura stabilita, in cui ha dato con precisione la spiegazione di tutte le cose e che è in se stessa un monito per coloro che credono in Lui.

« Esaminate la Nostra Causa, chiedete ciò che Ci è accaduto e decidete secondo giustizia fra Noi ed i Nostri nemici e siate di coloro che agiscono equamente verso il loro vicino. Se non trattenete la mano dell'oppressore, se mancate di salvaguardare i diritti degli oppressi, che diritto avete mai di vantarvi fra gli uomini? Di che cosa potete giustamente gloriarvi? Siete orgogliosi di ciò che mangiate e bevete, delle ricchezze che ammassate nei vostri forzieri, della varietà e del costo degli ornamenti di cui vi adornate? Se la vera gloria consistesse nel possesso di cose così periture, allora la terra che calpestate dovrebbe esercitare un potere su di voi perché è proprio essa a fornirvi e a concedervi queste cose essenziali per decreto dell'Onnipotente. Essa contiene nelle sue viscere tutto ciò che voi possedete secondo quello che Dio ha ordinato. Da essa, quale segno della Sua misericordia, traete le vostre ricchezze. Contemplate dunque il vostro stato, del quale vi gloriate! Poteste soltanto comprenderlo! No! Per Colui Che tiene in pugno il regno dell'intera creazione! La vostra gloria vera e duratura risiede soltanto nella vostra salda adesione ai precetti di Dio, nella osservanza di tutto cuore delle Sue leggi, nella sincera decisione di vigilare perché esse non restino inapplicate e nel seguire costantemente la retta via...

E ancora nella stessa Tavola: « Venti anni sono passati, o Re, durante i quali Noi abbiamo assaporato ogni giorno l'agonia di una nuova tribolazione. Nessuno di coloro che Ci hanno preceduto ha sopportato ciò che Noi abbiamo sopportato. Se poteste capirlo! Essi si sono levati contro di Noi e ci hanno messo a morte, sparso il nostro sangue, depredato le nostre proprietà e violato il nostro onore. Benché foste a conoscenza della maggior parte delle nostre pene, pure siete stati incapaci di fermare la mano dell'aggressore. Non è, forse, vostro primo dovere di frenare la tirannia dell'oppressore e di trattar con equità i vostri sudditi perché sia pienamente dimostrato a tutta l'umanità il vostro alto senso di giustizia?

« Dio ha posto nelle vostre mani le redini del governo dei popoli perché possiate governare con giustizia su di loro, salvaguardare i diritti degli oppressi e punire i violenti. Se trascurate i doveri che Dio vi ha assegnato nel Suo Libro i vostri nomi saranno annoverati fra quelli degli ingiusti ai Suoi occhi. Grande sarà davvero il vostro errore. Vi attenete a ciò che ha architettato la vostra fantasia e vi

gettate dietro le spalle i comandamenti di Dio, l'Eccelso, l'Inaccessibile, l'Irresistibile, l'Onnipotente? Gettate via ciò che possedete e afferratevi a ciò che Dio vi ha comandato di osservare! Cercate la Sua grazia poiché chi la cercherà percorrerà il Suo retto Sentiero!

« Considerate lo stato in cui Ci troviamo ed osservate i mali e le angustie da cui siamo stati colpiti. Non vi disinteressate di Noi, magari per un sol momento, e giudicate con probità fra Noi e i Nostri nemici. Ciò sarà per voi, certamente, di sicuro vantaggio. In tal guisa vi raccontiamo la Nostra storia e vi narriamo ciò che Ci è accaduto perché possiate liberarCi dai Nostri mali e alleggerire il Nostro fardello. Chi vuole, consoli le Nostre angustie e per chi non vuole, ebbene, il Mio Signore è sicuramente il Migliore dei soccorsi.

« Ammonisci e informa la gente, o Servo, di ciò che Ti abbiamo inviato e che nessun timore Ti turbi e non esser di coloro che esitano. Si avvicina il giorno in cui Dio esalterà la Sua Causa ed esalterà la Sua testimonianza agli occhi di tutti coloro che sono nei cieli e di tutti coloro che sono in terra. Poni, in ogni occasione, tutta la Tua fiducia nel Tuo Signore, fissa lo sguardo su di Lui ed allontanaTi da tutti coloro che ripudiano la Sua verità. Che Dio, il Tuo Signore, sia il Tuo solo soccorritore ed aiuto. Noi Ci siamo impegnati ad assicurarTi il trionfo sulla terra e ad esaltare la Nostra Causa al di sopra di tutti gli uomini - benché non si trovi alcun re che voglia volgere il suo viso verso di Te...

Nel Kitáb-i-Aqdas (il Libro Più Santo), l'inestimabile tesoro che racchiude per sempre le più fulgide emanazioni della mente di Bahá’u’lláh, la Carta del Suo Ordine Mondiale, il principale ricettacolo delle Sue Leggi, il precursore del Suo Patto, l'Opera Fondamentale contenente alcune delle Sue più nobili esortazioni, delle Sue più importanti dichiarazioni e portentose profezie, e rivelato durante il periodo peggiore delle Sue tribolazioni, in un momento in cui i governanti della terra Lo avevano definitivamente abbandonato - in questo Libro leggiamo ciò che segue:

« O re della terra! Colui Che è il Signore sovrano di tutto è giunto. Il Regno è di Dio, il Protettore onnipotente, Colui che esiste da Sé. Non adorate altri che Dio, e con cuori radiosi innalzate i volti al vostro Signore, il Signore di tutti i nomi. Questa è una Rivelazione da non paragonarsi in nessun modo ad alcuna cosa che possiate mai possedere, poteste soltanto comprenderlo. Vi vediamo rallegrarvi di ciò che avete accumulato per gli altri e precludervi l'accesso ai mondi che nulla può enumerare eccetto che la Mia Tavola Custodita. I tesori ammassati vi hanno portati molto lontano

dalla vostra meta finale e ciò mal vi si addice poteste soltanto capirlo. Purificate i vostri cuori da ogni contaminazione terrena e affrettatevi ad entrare nel Regno del vostro Signore, il Creatore della terra e del Cielo, Che fece tremare il mondo e gemere tutti i suoi popoli, eccetto quelli che hanno rinunziato a tutto e si sono attenuti a ciò che ordinò la Tavola Celata...».

La Legge Suprema è rivelata.

E inoltre: « O re della terra! La Più Grande Legge è stata rivelata in questo Luogo di splendore trascendente. Ogni cosa celata è stata portata alla luce per virtù dell'Ordinatore Supremo, Colui Che ha introdotto l'Ultima Ora per Cui la Luna si è spaccata e ogni irrevocabile decreto è stato divulgato.

« Non siete che dei vassalli o re della terra! Colui Che è il Re dei re è apparso rivestito della Sua più meravigliosa gloria e vi chiama a Lui, l'Aiuto nel pericolo, Colui che Esiste da Sé. Attenti che l'orgoglio non vi impedisca di riconoscere la Sorgente della Rivelazio-ne; che le cose di questo mondo non vi separino come un velo da Colui Che è il Creatore del cielo. Levatevi, e servite Colui Che è il Desiderio di tutte le nazioni, Colui Che con una parola vi ha creati e vi ha ordinato di essere per sempre gli emblemi della Sua sovranità.

« Per la giustizia di Dio! Non è Nostro desiderio di mettere le mani sui vostri regni. La Nostra missione è quella di prendere e possedere i cuori degli uomini. Su di essi sono fissi gli occhi di Bahá. Ne fa testimonianza il Regno dei Nomi, oh, se poteste soltanto capirlo. Chiunque seguirà il suo Signore, rinunzierà al mondo e a tutto ciò che contiene; quanto più grande, dunque, deve essere la rinunzia di Colui Che riveste un grado così augusto! Abbandonate i vostri palazzi e affrettatevi ad ottenere accesso al Suo Regno. Ciò vi gioverà invero, tanto in questo mondo quanto in quello a venire. Questo attesta il Signore del reame supremo; oh, se soltanto lo sapeste.

« Quale grande benedizione attenderà il re che si leverà a servi-re la Mia Causa nel Mio Regno, che si allontanerà da tutto fuorché da Me! Un tale re sarà annoverato fra i compagni dell'Arca Purpurea - l'Arca preparata da Dio per la gente di Bahá. Tutti dovran-no glorificare il suo nome, riverire il suo stadio e aiutarlo ad aprire le città con le chiavi del Mio Nome, il Protettore onnipotente di

tutto ciò che risiede nei regni del visibile e dell'invisibile. Un simile re è l'occhio stesso dell'umanità, il diadema risplendente sulla fronte della creazione, una sorgente di benedizioni pel mondo intero. Offrite, o genti di Bahá, le vostre sostanze, anzi, le vostre stesse vite per aiutarlo ».

E inoltre, nello stesso Libro c'è questa chiara accusa: « Noi non vi abbiamo chiesto nulla. Per l'amore di Dio, Noi, in verità vi esortiamo, e saremo pazienti come siamo stati pazienti in tutto ciò che Ci è accaduto per opera delle vostre mani, o accolta di re! »

Inoltre, nella Sua Tavola alla regina Vittoria, Bahá'u'lláh così Si rivolge a tutti i re della terra, invitandoli ad aderire alla Pace minore, distinta da quella Pace Suprema che solo coloro i quali sono pienamente consci del potere della Sua Rivelazione e professano apertamente i principi della Sua Fede potranno proclamare e dovranno alla fine instaurare:

« O re della terra! Noi vediamo che aumentate le spese ogni anno e ne fate sopportare il peso ai vostri sudditi. Questa è, invero, un'assoluta e grande ingiustizia. Temete i sospiri e le lacrime di quest'Essere Vilipeso e non imponete oneri eccessivi ai vostri popoli. Non li derubate per edificarvi dei palazzi; anzi scegliete per loro ciò che scegliereste per voi stessi. In tal guisa Noi vi esponiamo ciò che vi gioverà, oh, se soltanto lo capiste! I vostri popoli sono i vostri tesori. State attenti che il vostro dominio non violi i comandamenti di Dio e non consegnate in mano dei ladri coloro che avete in custodia. È grazie ai vostri popoli che governate, per loro mezzo che esistete, con il loro aiuto che conquistate. Eppure con quale disprezzo li guardate. Come è strano, come è veramente strano!

« Ora che avete rifiutato la Più Grande Pace, tenetevi saldamente a questa, alla Pace Minore, sì che possiate, almeno in una certa misura, migliorare le vostre stesse condizioni e quelle dei vostri sudditi.

« O Governanti della terra! Riconciliatevi in modo da non aver più bisogno d'armamenti, salvo quelli occorrenti a difendere i vostri territori ed i vostri domini. Attenti a non trascurare il consiglio dell'Onnipotente, del Fedele.

« Siate uniti, o re della terra! in tal modo si calmerà la tempesta della discordia fra voi, ed i vostri popoli troveranno riposo, se siete di coloro che comprendono. Se uno di voi prendesse le armi contro un altro, insorgete tutti contro di lui, poiché questa non è altro che palese giustizia ».

Bahá'u'lláh, inoltre, rivolge le Sue parole di biasimo ai re cri-

stiani in particolare e, con linguaggio inequivocabile, spiega loro la vera natura della Sua Rivelazione:

« O re della Cristianità! Non avete udito le parole di Gesù, lo Spirito di Dio: «Me ne vado, ma ritornerò tra voi»?Perché dunque quando ritornò a voi tra le nuvole del cielo, non vi avvicinaste a Lui, per vedere il Suo volto ed essere tra coloro che giunsero alla Sua Presenza? In un altro passo dice: « Ma quando colui sarà venuto, lo Spirito di Verità, Egli vi guiderà in ogni verità". Eppure, guardate, quando portò la verità, vi rifiutaste di seguirLo e continuaste a trastullarvi con i vostri passatempi e fantasie. Non Gli deste il benvenuto e non cercaste la Sua presenza, per sentire i versetti di Dio proprio dalla Sua bocca e per gustare la saggezza multiforme dell'Onnipotente, il Più Glorioso, l'Onnisciente. Con la vostra incapacità, impediste che il soffio divino venisse alitato su di voi e sottraeste alle vostre anime la dolcezza della sua fragranza. Continuate a vagare deliziati nella valle dei vostri desideri corrotti. Voi e tutto ciò che possedete passerete. Senza dubbio, ritornerete a Dio e sarete invitati a rendere conto delle vostre azioni al cospetto di Colui Che chiamerà a raccolta l'intera creazione...

Inoltre nel Qayyúmu'l-Asmá, il Suo famoso commento della Sura di Giuseppe, rivelato nel primo anno della Sua Missione e definito da Bahá’u’lláh « il primo, il massimo, il più possente fra tutti i libri » della Dispensazione Bábí, il Báb ha lanciato questo toccante appello ai re e ai principi della terra:

« O consesso di re e di figli di re! Abbandonate tutti il vostro potere che appartiene a Dio... In verità, vano è il vostro potere, perché Iddio ha serbato i beni terreni per coloro che l'hanno smentito... O consesso di re! Divulgate secondo verità e in gran fretta i versetti che inviammo ai popoli di Turchia e d'India e inoltre, con forza e verità, ai paesi d'Oriente e d'Occidente... In nome di Dio! Se agirete bene, a vostro vantaggio agirete bene; e se smentirete Iddio e i Suoi segni, in verità, Noi, avendo Iddio, possiamo fare a meno di tutte le creature e di tutto il potere della terra ».

E ancora: « Temete Iddio, o consesso di re, si che non restiate lontani da Quei Che è il Suo Ricordo (il Báb), dopo che, proferita tramite la bocca meravigliosa di Colui Che è il Suo Ricordo, la Verità è venuta tra voi con un Libro e con segni da parte di Dio. Chiedete la grazia divina, perché Iddio ha disposto per voi, dopo che avrete creduto in Lui, un giardino immenso quant'è immenso il Paradiso intero ».

Fino a questo punto abbiamo parlato degli storici consigli e avvertimenti rivolti dal Báb e da Bahá’u’lláh a tutti i sovrani del mondo. Ma non renderei giustizia al mio tema, se ignorassi, oppure se trattassi brevemente quelle audaci, fatidiche apostrofi rivolte ai singoli sovrani, re o imperatori, i quali, o considerarono con gelida indifferenza le tribolazioni dei due Fondatori della nostra Fede, o ne respinsero con disprezzo gli avvertimenti. Non posso riportare tutte le citazioni che vorrei dai duemila e più versetti che sono sgorgati dalla penna di Bahá’u’lláh e, in misura minore, da quella del Báb, indirizzati personalmente a sovrani d'Europa e d'Asia, né intendo soffermarmi sulle circostanze che queste straordinarie parole hanno creato o sulle conseguenze che ne sono scaturite. Gli storici del futuro, i quali esamineranno in modo più approfondito e con una visuale più completa gl'importanti avvenimenti dell'Età Apostolica e dell'Età Formativa della Fede di Bahá’u’lláh, saranno senza dubbio capaci di valutare in modo preciso e di descrivere in modo circo-stanziato le cause, le implicazioni e gli effetti di questi Messaggi Divini, che, data la loro vastità e la loro efficacia, non hanno certamente paralleli negli annali religiosi del genere umano.

All'imperatore francese, Napoleone III, Bahá’u’lláh rivolse queste parole: « O Re di Parigi! Di ai sacerdoti di non suonare più le campane. Nel nome di Dio, l'Unico Vero! La più Potente Campana è apparsa nella forma di Colui che è il Più Grande Nome e le dita del volere del Signore, l'Eccelso, l'Altissimo la fanno suonare nel cielo dell'Immortalità, nel Suo Nome il Gloriosissimo. Così i potenti versi del Tuo Signore sono nuovamente stati mandati a te così che tu possa levarti a ricordare Dio, il Creatore della terra e del cielo, in questi giorni in cui tutte le tribù della terra hanno fatto lutto, e le fondamenta delle città hanno tremato, e la polvere dell'irreligiosità ha avviluppato tutti gli uomini, eccetto quelli che Dio, l'Onnisciente, il Saggio, si è compiaciuto di risparmiare... Presta orecchio, o Re, alla Voce che chiama dal Fuoco che brucia in questo Albero verdeggiante, su questo Sinai che è stato innalzato al di sopra del Luogo Sacro, bianco come la neve oltre la Imperitura Città: «In verità non v'è altro Dio che Me, Colui Che sempre perdona, il Misericordiosissimo»! Noi in verità abbiamo inviato Colui Che abbiamo aiutato con lo Spirito Santo (Gesù Cristo) sì che Egli potesse annunciarvi questa Luce che è brillata dall'orizzonte del volere del vostro Signore, l'Eccelso, il Gloriosissimo, e i cui segni sono stati rivelati in Occidente. Volgete i visi verso di Lui (Bahá’u’lláh) in questo giorno che Dio ha esaltato al di sopra di tutti gli altri giorni e in cui il Misericordiosissimo ha riversato lo splendore della Sua gloria fulgente su tutti coloro che sono in cielo e tutti coloro che sono in terra. E tu levati a servire Dio e ad aiutare la Sua Causa. Egli, in verità, ti assisterà con le schiere del visibile e dell'invisibile, e ti farà re sopra tutto ciò su cui si leva il sole. Il tuo Signore, in verità, è il Potentissimo, l'Onnipotente... Adorna le tue tempie con l'ornamento del Mio Nome, e la tua lingua col ricordo di Me, e il tuo cuore coll'amore per Me, l'Onnipotente, l'Altissimo. Noi abbiamo desiderato per te null'altro che ciò che sarà meglio per te di tutto quello che possiedi e di tutti i tesori della terra. Il tuo Signore, in verità, è il sapiente, informato di tutto...

« O Re! Noi udimmo le parole che tu pronunciasti in risposta allo Zar di Russia, riguardo alla decisione presa sulla guerra (guerra di Crimea). Il Tuo Signore, in verità, sa, ed è informato di tutto. Tu dicesti: "Giacevo addormentato nel mio letto, quando il grido degli oppressi, che venivano affogati nel Mar Nero, mi svegliò". Questo è ciò che ti udimmo dire e, in verità, il tuo Signore è testimone di quello che dico. Noi facciamo testimonianza che ciò che ti svegliò non era il loro grido, bensì la sollecitazione delle tue stesse passio-ni, perché Noi ti abbiamo provato e ti abbiamo trovato manchevole. Comprendi il significato delle Mie parole e sii di coloro che valuta-no giustamente... Se tu fossi stato sincero nelle tue parole, non avre-sti gettato dietro di te il Libro di Dio, quando ti è stato inviato da Colui Che è l'Onnipotente, il Saggio. Noi ti abbiamo provato con esso, e ti abbiamo trovato diverso da quello che professi di essere. Levati, e fa ammenda per quello che ti è sfuggito. Fra non molto il mondo e tutto quello che possiedi perirà, e il regno rimarrà a Dio, il tuo Signore e il Signore dei tuoi antichi padri. Ti si addice di non condurre i tuoi affari secondo i dettami dei tuoi desideri. Temi i sos-piri di questo Oppresso, e riparalo dai dardi di coloro che agiscono ingiustamente. Per quello che tu hai fatto, il tuo regno sarà gettato nel disordine, e il tuo impero ti sfuggirà dalle mani, come punizione per quello che hai operato. Allora tu saprai come hai chiaramente errato. Sommosse sconvolgeranno il popolo tutto in quella terra, a meno che tu non ti levi ad aiutare questa Causa, e non segua Colui Che è lo Spirito di Dio (Gesù) in questo Retto Sen-tiero. La tua pompa ti ha reso orgoglioso? Per la Mia Vita! Essa non durerà; anzi presto passerà, a meno che tu non ti tenga saldamente a questa salda Corda. Vediamo l'umiliazione inseguirti mentre sei incurante.. Abbandona i tuoi palazzi ai popoli dei sepolcri, e il tuo impero a chi lo desideri, e poi rivolgiti verso il Regno. Questo è, in verità, ciò che Iddio ha destinato per te, se tu fossi tra coloro che a Lui si rivolgono... E se desideri portare il peso del tuo potere, portalo per aiutare la Causa del tuo Signore. Glorificato sia quel rango: chi vi perviene è pervenuto a tutto il bene che procede da Colui Che è l'Onnisapiente, l'Onnisciente... Esulti tu dei tesori che possiedi, sapendo che essi periranno? Ti rallegri di governare un palmo di terra, quando l'intero mondo, nella considerazione della gente di Bahá, vale quanto il nero dell'occhio di una formica morta? Abbandonalo a coloro che han posto i loro affetti in esso, e volgiti a Colui Che è il Desiderio del mondo. Dove sono andati gli orgogliosi e i loro palazzi? Guarda nelle loro tombe, si che tu possa approfittare di questo esempio, poiché Noi ne abbiamo fatto una lezione per ognuno che contempli. Se le brezze della Rivelazione ti afferras-sero, tu fuggiresti il mondo, e ti volgeresti al Regno, e spenderesti tutto quello che possiedi per poterti avvicinare a questa sublime Visione ».

… rivelò al Papa ...

Al papa Pio IX, Bahá’u’lláh rivelò ciò che segue: « O Papa! Lacera i veli. Colui Che è il Signore dei Signori è venuto ombreggiato di nubi, e il decreto è stato adempiuto da Dio, l'Onnipotente, l'Incoercibile... Egli, in verità, è sceso nuovamente dal cielo proprio come ne venne la prima volta. Guardati dal disputare con Lui così come i Farisei disputarono con Lui (Gesù) senza una chiara prova o un segno. Dalla Sua mano destra fluiscono le acque vive della grazia, e dalla Sua sinistra il Vino scelto della giustizia, mentre dinanzi a Lui marciano gli angeli del Paradiso, recando le bandiere dei Suoi segni. Attento che un qualsiasi nome non ti escluda da Dio, il Creatore della terra e del cielo. Lascia il mondo dietro di te, e volgiti al Tuo Signore, per il Quale l'intera terra è stata illuminata...

« Dimori tu in palazzi mentre Colui Che è il Re della Rivelazione vive nella più desolata delle dimore? Lasciali a coloro che li desiderano, e volgi il tuo viso con gioia e delizia verso il Regno... Levati nel nome del tuo Signore, il Dio di Misericordia, fra i popoli della terra, e afferra la Coppa di Vita con mani fiduciose, e bevine dapprima, e poi offrine a coloro che si volgono ad essa fra i popoli di tutte le fedi...

« Ricordati di Colui Che era lo Spirito (Gesù); quando Egli venne, i più sapienti della Sua éra pronunziarono sentenza contro di

Lui nel Suo paese, mentre colui che non era che un pescatore credette in Lui. Fate attenzione, dunque, o uomini dal cuore comprensivo! Tu, in verità, sei uno dei soli del cielo dei Suoi nomi. Guardati, che l'oscurità non stenda i suoi veli, e ti chiuda fuori dalla Sua luce... Considera coloro che si opposero al Figlio (Gesù), quando venne ad essi con sovranità e potere. Quanti Farisei erano in attesa di contemplarLo e si lamentavano per la loro separazione da Lui! Tuttavia, quando la fragranza della Sua venuta fu alitata su di loro, e la Sua bellezza fu svelata, essi stornarono il volto e disputarono con Lui... Nessuno, salvo pochissimi, che erano destituiti d'ogni potere fra gli uomini, si volsero verso il Suo sembiante. Eppure, oggi, ogni uomo dotato di potere e investito di sovranità si gloria nel Suo Nome! Similmente considera quanto numerosi, in questi giorni, sono i monaci che, nel Mio nome, si sono segregati nelle loro chiese, e che, quando il tempo stabilito fu adempiuto, e Noi svelammo la nostra beltà, non Ci riconobbero, sebbene essi Mi invocassero al tramonto e all'alba...

« Il Verbo che il Figlio celò è ora fatto manifesto. È stato mandato in forma di tempio umano in questo giorno. Benedetto sia il Signore che è il Padre! Egli, in verità, è venuto alle nazioni nella Sua più grande maestà. Volgete i vostri visi verso di Lui, o accolta di giusti!... Questo è il giorno in cui la Roccia (Pietro) proclama e ad alta voce celebra la lode del suo Signore, Colui Che tutto possiede, l'Altissimo, dicendo: «Ecco! Il Padre è venuto e ciò che vi era stato promesso nel Regno è adempiuto!... Il Mio corpo anela alla croce, e il mio capo attende la trafittura della lancia sul sentiero del Misericordiosissimo, sì che il mondo sia purificato dalle sue trasgressioni...

« O Supremo Pontefice! Porgi l'orecchio a ciò che il Plasmatore delle ossa dissolte ti consiglia, per bocca di Colui Che è il Suo Più Grande Nome. Vendi tutti i ricchi ornamenti che possiedi, e spendili sul sentiero di Dio, Che fa sì che la notte segua il giorno e il giorno la notte. Abbandona il tuo regno ai re, ed esci dalla tua dimora col viso rivolto verso il Regno, e, distaccato dal mondo, proclama allora dovunque le lodi del tuo Signore fra la terra e il cielo. Così ti ha comandato Colui Che è il Possessore dei Nomi, da parte del tuo Signore, l'Onnipotente, l'Onnisciente, Esorta i re e dì: «Trattate equamente con gli uomini. Badate a non oltrepassare i limiti fissati nel Libro» .Questo è invero ciò che ti si addice. Bada a non appropriarti delle cose del mondo e delle sue ricchezze. Lasciale a coloro che le desiderano, e afferrati a ciò che ti è stato comandato da Colui Che è il Signore della creazione. Se qualcuno ti offrisse tutti i tesori della terra, rifiuta perfino di guardarli. Sii come è stato il tuo Signore. Così la Lingua della Rivelazione ha detto ciò di cui Dio ha fatto l'ornamento del libro della creazione... Se dovesse coglierti l'ebbrezza del vino dei miei versi, e tu decidessi di presentarti al trono del tuo Signore, il Creatore della terra e del cielo, fa' allora del Mio amore la tua veste, e della menzione di Me il tuo scudo, e sia tuo viatico la fiducia in Dio, il Rivelatore di ogni potenza... Invero, il giorno del raccolto è giunto, e tutte le cose sono state separate l'una dall'altra. Egli ha riposto quel che ha scelto nei recipienti della giustizia, e ha gettato nel fuoco ciò che al fuoco si addice. Così è stato decretato dal vostro signore, l'Onnipotente, l'Amoroso in questo Giorno promesso. Egli, in verità, ordina ciò che Gli piace. Non vi è altro Dio all'infuori di Lui, l'Onnipotente, il Soggiogatore ».

Nella Tavola indirizzata allo Zar di Russia, Alessandro II, leggiamo: « O Zar di Russia! Porgi orecchio alla voce di Dio, il Re, il Santo e volgiti al Paradiso, il Luogo in cui dimora Colui Che fra le Schiere Celesti reca i più eccellenti titoli, e Che, nel regno della creazione, è chiamato col nome di Dio, il Radioso, il Gloriosissimo. Attento a che le tue passioni non ti impediscano dal volgerti verso il Sembiante del tuo Signore, il Compassionevole, il Misericordiosissimo. Noi, in verità, abbiamo udito le cose per le quali hai supplicato il tuo Signore, mentre segretamente comunicavi con Lui. Perciò le brezze della Mia amorosa benevolenza hanno alitato, e il mare della Mia misericordia si è gonfiato e Noi ti abbiamo risposto, in verità. Il tuo Signore, invero, è Colui che Tutto Conosce, il Saggio. Mentre giacevo incatenato e in ceppi in prigione, uno dei tuoi ministri Mi ha porto il suo aiuto. Per questo, Dio ha ordinato per te un rango che la sapienza di nessuno può comprendere, tranne la Sua sapienza. Attento a non barattare con altri questo sublime rango...

« Attento a che la tua sovranità non ti trattenga da Colui Che è il Supremo Sovrano. Egli in verità, è venuto con il Suo Regno e tutti gli atomi gridano forte: «Ecco! Il Signore è venuto nella Sua grande maestà!» Colui Che è il Padre è venuto, e il Figlio (Gesù), nella santa valle chiama: «Eccomi, eccomi, O Signore, Mio Dio! » mentre il Sinai circola intorno alla Casa, e il Roveto Ardente chiama forte: «Il Munifico è giunto sopra le nuvole! Benedetto è colui che si avvicina a Lui, e male incolga a coloro che restan lontani».

« Levati, fra gli uomini, nel nome di questa Causa soggiogatrice

e invita le nazioni a Dio, l'Eccelso, il Grande. Non essere di coloro che chiamarono Dio con uno dei Suoi nomi, ma che, quando Colui Che è l'Oggetto di tutti i nomi apparve, Lo negarono e si allontanarono da Lui e, alla fine, pronunziarono sentenza contro di Lui con manifesta ingiustizia. Considera e richiama alla mente i giorni in cui lo Spirito di Dio (Gesù) apparve, ed Erode pronunziò giudizio contro di Lui. Dio, comunque, Lo aiutò con le schiere invisibili e Lo protesse con verità, e Lo inviò in un'altra terra, secondo la Sua promessa. Egli, in verità, ordina quel che Gli piace. Il Tuo Signore veramente preserva chiunque Egli vuole, sia egli in mezzo ai mari o nelle spire del serpente, o sotto la spada dell'oppressore...

« Io dico ancora: Ascolta la Mia Voce che chiama dalla Mia prigione così che possa renderti edotto delle cose che sono accadute alla Mia Bellezza, per mano di coloro che sono le manifestazioni della Mia gloria, e sì che tu possa comprendere quanto grande è stata la mia pazienza, malgrado la Mia potenza, e quanto immensa la Mia tolleranza, malgrado il Mio potere. Per la Mia Vita! Se tu potessi soltanto conoscere le cose rivelate dalla Mia Penna, e scoprire i tesori della Mia Causa, e le perle dei Miei Misteri che giacciono celate nei mari dei Miei nomi e nei calici delle Mie parole, tu, nel tuo amore per il Mio nome, e nel desiderio per il Mio glorioso e sublime Regno, offriresti la vita sul Mio sentiero. Sappi che sebbene il Mio corpo sia sotto le spade dei Miei avversari, e le Mie membra siano oppresse da incalcolabili afflizioni, pure il Mio spirito è ricolmo di una felicità con la quale tutte le gioie della terra non potranno mai paragonarsi.

« Volgi il tuo cuore verso Colui Che è il Punto di adorazione del mondo e dì: O popoli della terra! Avete voi negato Colui sul Cui sentiero soffrì il martirio Quello Che venne con la verità, recando l'annuncio del vostro Signore, l'Eccelso, il Grande? Dite: Questo è un Annunzio del quale i cuori dei Profeti e dei Messaggeri hanno gioito. Questi è Colui Che il cuore del mondo ricorda e Che è promesso nei Libri di Dio, il Potente, il Saggio. Le mani dei Messaggeri erano, nel loro desiderio di incontrarmi, levate in alto verso Dio, l'Onnipotente, il Glorificato... Alcuni si sono lamentati nella loro separazione da Me, altri soffrirono avversità sul Mio sentiero, e altri ancora offrirono le loro vite per amore della Mia Bellezza, se soltanto poteste saperlo. Dite: Io, in verità, non ho cercato di esaltare la Mia persona, ma piuttosto Dio Stesso, se siete di coloro che giudicano rettamente. Null'altro può essere visto in Me tranne Dio e la Sua Causa, se poteste soltanto comprenderlo. Io sono Colui che

la lingua di Isaia ha celebrato, Colui del Cui nome sia la Torah che il Vangelo furono adornati... Benedetto sia il re la cui sovranità non lo ha trattenuto dal suo Sovrano, e che si è volto a Dio col suo cuore. Egli, in verità, è annoverato fra coloro che sono giunti a ciò che Dio, l'Onnipotente, il Saggio, ha voluto. Fra non molto un tale re sarà annoverato fra i monarchi dei reami del Regno. Il tuo Signore è, in verità, potente sopra tutte le cose. Egli dà ciò che vuole a chiunque Egli voglia, e trattiene quello che Gli piace da chiunque Gli piaccia. Egli, in verità, è il Potentissimo, l'Onnipotente ».

Alla regina Vittoria Bahá’u’lláh ha scritto: « O Regina di Londra! Porgi il tuo orecchio alla voce del tuo Signore, il Signore di tutta l'umanità, che chiama dal Divino Albero di Loto: In verità non vi è altro Dio che Me, l'Onnipotente, il Saggio! Getta via tutto ciò che vi è sulla terra, e adorna la testa del tuo reame con la corona del ricordo del tuo Signore, il Gloriosissimo. Egli, in verità, è venuto al mondo nella Sua più grande gloria, e tutto ciò che è stato menzionato nel Vangelo è stato adempiuto. La terra di Siria è stata onorata dalle orme del suo Signore, il Signore di tutti gli uomini, e Nord e Sud sono entrambi inebriati del vino della Sua presenza. Benedetto è l'uomo che ha aspirato la fragranza del Misericordiosissimo, e si è volto verso il Luogo dell'Alba della Sua Bellezza, in questa risplendente Aurora. La Moschea di Aqsá vibra per le brezze del suo Signore, il Gloriosissimo, mentre Bathá (La Mecca) trema alla voce di Dio, l'Eccelso, l'Altissimo. Al che ogni singola pietra di esse celebra la lode del Signore, per mezzo di questo Grande Nome.

« Metti da parte le tue passioni, e volgi il tuo cuore verso il tuo Signore, l'Antico dei Giorni. Noi facciamo menzione di te per l'amore di Dio, e desideriamo che il tuo nome sia esaltato, per la tua rimembranza di Dio, il Creatore della terra e del cielo. Egli, in verità, è testimone di quello che dico. Noi siamo stati informati che tu hai proibito la tratta degli schiavi, sia uomini che donne. Questo, in verità, è ciò che Dio ha comandato in questa meravigliosa Rivelazione. Dio ha, in verità, destinato per te una ricompensa, per questo. Egli in verità, pagherà a chi opera il bene la sua giusta ricompensa, se tu segui quello che è stato mandato a te da Colui Che è l'Onnisciente, Colui che di Tutto è Informato. In quanto a colui che si è vòlto altrove, che si è gonfiato d'orgoglio, dopo che i chiari segni sono venuti a lui, dal Rivelatore dei segni, Dio annullerà le sue opere. Egli, in verità, ha potere su tutte le cose. Le azioni degli uomini sono accettabili solo dopo il loro riconoscimento (della

Manifestazione). Colui che si è allontanato dall'Unico Vero è invero la più velata fra le Sue creature. Così è stato decretato da Colui Che è l'Onnipotente, il Potentissimo.

« Noi abbiamo anche sentito che tu hai affidato le redini del consiglio nelle mani dei rappresentanti del popolo. Tu, invero, hai fatto bene, perché con questo le fondamenta dell'edificio dei tuoi affari saranno rafforzate, e i cuori di tutti coloro che sono sotto la tua ombra, sia alti sia umili, saranno tranquillizzati. Si addice loro, comunque, di essere sinceri fra i Suoi servi e di considerare se stessi come i rappresentanti di tutti coloro che dimorano sulla terra. Questo è ciò che consiglia loro, in questa Tavola, Colui Che è il Sovrano, il Saggio... Benedetto sia colui che entra nell'assemblea per amore di Dio, e giudica fra gli uomini con giustizia pura. Egli, invero, è fra i fortunati...

« Volgiti a Dio e di: O mio Sovrano Signore! Non sono che un Tuo vassallo, e Tu sei, invero, il Re dei Re. Ho levato le mie supplici mani al cielo della Tua grazia e delle Tue munificenze. Manda dunque, su di me, dalle nubi della Tua generosità, ciò che mi libererà da tutto salvo che da Te, e mi avvicinerà a Te. Io T'imploro, o mio Signore, per il Tuo nome, di cui Tu hai fatto il re dei nomi, e la manifestazione di Te Stesso per tutti coloro che sono in cielo e in terra, di strappare i veli che si sono frapposti fra me e il mio riconoscimento dell'Alba dei Tuoi segni e della Sorgente Mattutina della Tua Rivelazione. Tu sei, in verità, l'Onnipotente, il Potentissimo, il Munifico. Non mi privare, o mio Signore, delle fragranze del Manto della Tua misericordia nei Tuoi giorni, e scrivi per me quello che Tu hai scritto per le Tue ancelle che hanno creduto in Te e nei Tuoi segni, ed hanno riconosciuto Te, e hanno volto i loro cuori verso l'orizzonte della Tua Causa. Tu sei in verità il Signore dei mondi, e, di coloro che mostrano misericordia, sei il Più Misericordioso. Assistimi, dunque, o Dio, a ricordarTi fra le Tue ancelle, e ad aiutare la Tua Causa nelle Tue terre. Accetta, dunque, ciò che mi è sfuggito quando irraggiò la luce del Tuo sembiante. Tu, invero, hai potere su tutte le cose. Gloria sia a Te, o Tu nelle Cui mani è il regno dei cieli e della terra ».

Nel Kitáb-i-Aqdas, il Suo Libro Più Santo, Bahá’u’lláh così Si rivolge all'imperatore tedesco Guglielmo I: « O Re di Berlino! Porgi orecchio alla Voce che chiama da questo Tempio palese; in verità, non vi è altro Dio che Me, l'Imperituro, l'Impareggiabile, l'Antico dei Giorni. Fa attenzione che l'orgoglio non ti impedisca di riconoscere la Sorgente Mattutina della Divina Rivelazione; che i desideri terreni non ti separino, come con un velo, dal Signore del Trono in alto e della terra quaggiù. Così ti consiglia la Penna dell'Altissimo. Egli, in verità, è il Graziosissimo, il Munifico. Ricordi tu colui il cui potere trascendeva il tuo potere (Napoleone III), e il cui rango superava il tuo rango? Dove è egli? Dove sono andate le cose che possedeva? Accogli l'avvertimento, e non essere di quelli che sono profondamente addormentati. Fu lui che gettò la Tavola di Dio dietro di sé, quando gli facemmo sapere ciò che le schiere della tirannia Ci avevano fatto soffrire. Al che, disgrazie lo assalirono da ogni parte, ed egli cadde nella polvere in grande perdita. Medita profondamente, o Re, su di lui, e su coloro che, come te, hanno conquistato città e governato uomini. Il Misericordiosissimo li trasse giù dai loro palazzi, alle loro tombe. Sii avvertito, sii di coloro che riflettono... ».

E inoltre, nello stesso Libro, c'è questa importante profezia: « O rive del Reno! Vi abbiamo viste coperte di grumi di sangue, poiché le spade del castigo sono state sguainate contro di voi; e voi ne avrete per ancora una volta. E udiamo i lamenti di Berlino, sebbene essa sia oggi in evidente gloria ».

Ancora nel Kitáb-i-Aqdas sono scritte queste parole, rivolte all'imperatore Francesco Giuseppe: « O Imperatore d'Austria! Colui che è la Sorgente Mattutina della Luce di Dio, dimorava nella prigione di 'Akká, al tempo in cui tu ti recasti a visitare la Moschea Aqsá (Gerusalemme). Tu Gli passasti vicino, e non indagasti su di Lui, Lui per il Quale ogni cosa è esaltata e ogni eccelso portale è disserrato. Noi, invero, abbiamo fatto di essa (Gerusalemme) un luogo verso cui il mondo deve volgersi, così che essi possano ricordarMi, eppure tu hai respinto Colui che è l'Oggetto di questo ricordo, quando è apparso con il Regno di Dio, il tuo Signore, e Signore dei mondi. Noi siamo stati con te in ogni momento, e ti abbiamo trovato aggrappato al Ramo e incurante della Radice. Il Tuo Signore, in verità, è testimone di quanto dico. Noi Ci addolorammo nel vederti circolare venerabondo intorno al Nostro Nome, mentre eri inconscio di Noi, sebbene Noi fossimo dinnanzi al tuo viso. Apri gli occhi, sì che tu possa contemplare questa gloriosa Visione, e riconoscere Colui che tu invochi di giorno e di notte, e rimirare la Luce che risplende al di sopra di questo luminoso Orizzonte ».

Nella Súriy-i-Mulúk Egli rivolge al sultano 'Abdu’l-Azíz le seguenti parole: « Ascolta, o Re, le parole di Colui che dice la verità, Colui che non ti chiede di ricompensarlo con le cose che Dio

ha voluto concederti, Colui Che percorre senza errare il retto Sen-tiero. È Lui Che ti chiama a Dio, il tuo Signore, Che ti mostra la via giusta, il cammino che mena alla vera felicità, acciocché tu possa essere di quelli che saranno beati. Chi si dona completamente a Dio, Dio sarà sicuramente con lui; e colui che pone la sua intera fiducia in Dio, avrà Dio che lo proteggerà, invero, da ogni male e lo preserverà dalla malvagità di ogni cattivo sobillatore.

« Se tu porgessi orecchio alle Mie parole e osservassi il Mio consiglio, Dio ti innalzerebbe a una posizione così eminente che nessuna macchinazione umana su tutta la terra, potrebbe toccarti o nuocerti. Osserva o Re, dall'intimo del tuo cuore e con tutto il tuo essere i precetti di Dio e non calcare le vie dell'oppressore. Afferra e tieni saldamente nella stretta del tuo potere le redini degli affari del tuo popolo ed esamina personalmente tutto ciò che lo concerne. Che nulla ti sfugga, poiché in ciò risiede il bene migliore.

« Rendi grazie a Dio per averti prescelto fra tutti, di averti fatto re di coloro che professano la tua fede. Ben ti si addice di apprezzare i doni meravigliosi di cui Dio ti ha favorito e di magnificare continuamente il Suo nome. Potrai lodarLo nel miglior modo se amerai i Suoi diletti e salvaguarderai e proteggerai i Suoi servi dalla malvagità dei perfidi, in modo che nessuno più li opprima. Dovresti ancora levarti a sancire fra loro la legge di Dio, per far parte del numero di coloro che aderiscono saldamente alla Sua legge.

« Se tu facessi fluire le acque dei fiumi di giustizia fra i tuoi sudditi, Dio ti assisterebbe sicuramente con le schiere dell'invisibile e del visibile e ti sosterrebbe nei tuoi affari. Non v'è altro Dio che Lui. La creazione intera ed il suo impero sono Suoi. A Lui ritornano le opere dei fedeli.

« Non fare assegnamento sui tuoi tesori. Poni tutta la tua fiducia nella grazia di Dio, il tuo Signore. Che Egli sia il tuo confidente in tutto ciò che fai e tu sii di coloro che si sottomettono alla Sua volontà. Che Egli sia il tuo aiuto e ti arricchisca dei Suoi tesori, poiché Suoi sono i tesori del cielo e della terra. Egli li dona a chi vuole e a chi vuole li rifiuta. Non v'è altro Dio che Lui, il Possessore di tutto, il Lodatissimo. Tutti sono poveri alla porta della Sua misericordia; tutti sono impotenti innanzi alla rivelazione della Sua sovranità ed implorano i Suoi favori.

« Non oltrepassare i limiti della moderazione e tratta giustamente coloro che ti servono. Concedi loro ciò che richiedono le loro necessità e non in misura da permettere loro di accumulare ricchezze per se stessi di abbigliarsi con fasto, di abbellire le loro case, di acquistare ciò che non sarà loro di giovamento e li potrà far annoverare fra i prodighi. Agisci con rigorosa giustizia in modo che nessuno di loro soffra per bisogno o sia saziato sontuosamente. Questa è evidente giustizia.

« Non permettere all'abietto di governare e dominare coloro che sono nobili e degni d'onore e non lasciare che i magnanimi siano alla mercé di individui spregevoli ed insignificanti, poiché questo è ciò che Noi abbiamo notato al Nostro arrivo nella Città (Costantinopoli) e di ciò facciamo testimonianza.

« Richiama alla tua visione l'infallibile Bilancia di Dio e come se fossi in Sua Presenza pesa su quella Bilancia le tue azioni giornaliere, ogni momento della tua vita. Fai un esame di coscienza prima che tu sia chiamato alla resa dei conti, nel Giorno in cui nessuno avrà la forza di resistere per timore di Dio, il Giorno in cui i cuori degli ignavi tremeranno.

« Tu sei l'ombra di Dio sulla terra. Sforzati, perciò, di comportarti nel modo che si conviene ad un rango così eminente ed augusto. Se ti allontani dal seguire ciò che Noi abbiamo fatto discendere su di te e ti abbiamo insegnato, ti priverai di quel grande ed inestimabile onore. Ritorna dunque a Dio e avvinghiati interamente a Lui, purifica il cuore dal mondo e dalle sue vanità e non permettere che l'amore per altri estranei vi entri e vi dimori. Finché non ti sarai purificato il cuore da ogni traccia di un simile amore lo splendore della luce di Dio non potrà diffondere su di esso il suo fulgore, poiché Dio non ha dato a nessuno più di un cuore. Così, invero, è stato decretato e scritto nel Suo Libro antico. E poiché il cuore umano, così com'è stato forgiato da Dio, è uno e indivisibile, ti conviene di vigilare che il suo affetto sia pure uno ed indivisibile. Attaccati, perciò, con tutto l'affetto del tuo cuore, all'amore per Lui e distaccalo dall'amore per qualsiasi altro che non sia Lui, perché Egli possa aiutarti ad immergerti nell'oceano della Sua unità e divenire un verace sostenitore della Sua unicità ».

Che gli oppressori desistano.

« Il tuo orecchio accolga, o Re, le parole che ti abbiamo indirizzato. Che gli oppressori desistano dalla loro tirannia e gli artefici dell'ingiustizia siano separati da coloro che professano la tua fede. Per la giustizia di Dio! Sono tali le tribolazioni che abbiamo sof-

ferto che nessuna penna, nel descriverle, può a meno di essere sopraffatta dall'angoscia. Nessuno di coloro che veramente credono e sostengono l'unità di Dio può sopportarne il racconto. Così grandi sono state le Nostre sofferenze che financo gli occhi dei Nostri nemici hanno versato lacrime per Noi, e, oltre a loro, quelli di ogni persona dotata di discernimento. E siamo stati soggetti a tutte que-ste prove ad onta del Nostro intento di avvicinarCi a te e di avere invitata la gente a schierarsi sotto la tua ombra perché tu divenissi una fortezza per coloro che credono e sostengono l'unità di Dio.

« Ti ho mai disobbedito, o Re? Ho mai trasgredito ad alcuna delle tue leggi? Forse che alcuno dei tuoi ministri che ti rappresen-tavano in 'Iráq può dimostrare la Mia slealtà verso di te? No: in nome di Colui Che è il Signore di tutti i mondi! Neppure per un breve attimo Ci siamo ribellati a te od a qualcuno dei tuoi ministri. Mai, a Dio piacendo, Ci ribelleremo a te, anche se sottoposti a pro- ve molto più dure di quelle sofferte in passato. Giorno e notte, sera e mattina, Noi preghiamo Dio per te, perché ti aiuti benevolmente ad ubbidirGli e ad osservare la Sua legge, perché ti protegga dalle schiere dei malvagi. Fa' perciò come ti aggrada e trattaCi come si addice al tuo grado e si confà alla tua sovranità. Non dimenticare la legge di Dio in ogni cosa che desideri ottenere, adesso e nei giorni a venire. Dì: Lode a Dio il Signore di tutti i mondi! ».

Inoltre, nel Kitáb-i-Aqdas, c'è questa veemente apostrofe a Costantinopoli: « O Luogo che sei situato sulle rive dei due mari! Il trono della tirannia, in verità, è stato stabilito su di te, e la fiamma dell'odio è stata accesa nel tuo seno, in modo tale che l'Accolta Celeste e coloro che ruotano attorno al Trono Esaltato hanno pianto e si sono lamentati. Noi vediamo in te lo stolto dominare sul saggio, e l'oscurità vantarsi contro la luce. Tu sei in verità pieno d'orgoglio manifesto. Il tuo splendore esteriore ti ha reso vanaglorioso? Per Colui Che è il Signore dell'umanità! Quello splendore presto perirà e le tue figlie e le tue vedove e tutte le genti che dimorano in te si lamenteranno. Così ti informa l'Onnisciente, il Più Saggio ».

In quanto a Násiri'd-Dín Sháh, la Lawh-i-Sultán, che gli fu spedita da 'Akká, la più lunga Epistola scritta da Bahá’u’lláh a un singolo sovrano, proclama: « O Re! Io non ero che un uomo come gli altri addormentato sul Mio giaciglio, quando ecco, le brezze del Gloriosissimo furono alitate su di Me, e Mi insegnarono la sapienza di tutto ciò che è stato. Questo non procede da Me, ma da Colui Che è l'Onnipotente e il Saggio. Ed Egli M'ingiunse di levare la

Mia voce fra la terra e il cielo, e a causa di ciò Mi accaddero cose che fecero scorrere lacrime ad ogni uomo di discernimento. Io non ho studiato le discipline correnti fra gli uomini; non sono entrato nelle loro scuole. Chiedi, nella città in cui ho dimorato, acciocché tu possa ben assicurarti che Io non sono di coloro che mentiscono. Questa non è che una foglia mossa dai venti della volontà del tuo Signore, l'Onnipotente, il Lodatissimo. Può essa star ferma quando soffiano i venti tempestosi? No, per Colui Che è il Signore dei Nomi e degli Attributi! Essi la muovono a loro piacimento. Ciò che è perituro è un nulla, al cospetto del Sempiterno. I Suoi appelli soggiogatori Mi hanno raggiunto inducendoMi a far le Sue lodi fra tutte le genti. Io ero, infatti, come un morto quando il Suo comando fu pronunziato. La mano della volontà del tuo Signore, il Compassionevole, il Clemente, Mi ha trasformato. Potrebbe qualcuno esprimere a suo nome cose per cui tutti gli uomini, siano essi umili o potenti, lo perseguiteranno? No, per Colui Che insegnò alla Penna gli eterni misteri; nessuno può farlo eccetto colui che è stato fortificato dalla grazia dell'Onnipotente, del Forte. La Penna dell'Altissimo si rivolge a Me dicendo: Non temere. Narra a Sua Maestà lo Sháh quello che Ti è accaduto. Il suo cuore, in verità, è fra le mani del Tuo Signore, il Dio di Misericordia, sì che per avventura il sole della giustizia e della munificenza possa brillare al di sopra dell'orizzonte del suo cuore. Così il decreto è stato irrevocabilmente fissato da Colui Che è l'Onnisciente.

« Guarda questo Giovane, o Re, con occhi di giustizia; giudica tu dunque, con verità, riguardo a ciò che Gli è accaduto. Per la verità, Dio ha fatto di te la Sua ombra fra gli uomini, e il segno del Suo potere per tutti quelli che dimorano in terra. Giudica tu fra Noi e quelli che Ci hanno fatto torto senza prova e senza un Libro chiari-ficatore. Quelli che ti circondano, ti amano per amore di loro stessi, mentre questo Giovane ti ama per te stesso e non ha altro desiderio eccetto quello di attrarti vicino al seggio della grazia, e di volgerti verso la mano destra della giustizia. Il Tuo Signore reca testimonianza di quello che io dichiaro.

« O Re! Se dovessi porgere orecchio allo scricchiolio della Penna della Gloria, e al tubare della Colomba dell'Eternità che, sui rami dell'Albero di Loto oltre il quale non si passa, pronuncia le lodi di Dio, l'Artefice di tutti i nomi e Creatore della terra e del cielo, tu giungeresti ad un rango dal quale contempleresti nel mondo dell'essere, null'altro che il fulgore dell'Adorato, e considereresti la sovranità come la più disprezzabile delle tue proprietà, abbandonandola a chiunque possa desiderarla, e volgendo il viso verso l'Orizzonte incandescente della luce del Suo sembiante. Né saresti tu mai desideroso di portare il peso del dominio salvo che allo scopo di aiutare il tuo Signore, l'Eccelso, l'Altissimo. Allora le Schiere Celesti ti benedirebbero. Oh, quanto eccellente è questo sublime rango, se tu potessi ascendervi per mezzo del potere di una sovranità riconosciuta derivante dal Nome di Dio!

« O Re del secolo! Gli occhi di questi rifugiati sono fissati e rivolti verso la misericordia del Misericordiosissimo. Non vi è dubbio alcuno che queste tribolazioni saranno seguite dall'effusione di una suprema misericordia, e a queste terribili avversità succederà una prosperità traboccante. Noi nutriamo speranza, comunque, che Sua Maestà lo Sháh esaminerà personalmente queste cose e recherà speranza ai cuori. Ciò che abbiamo sottoposto alla tua Maestà è invero per il tuo più grande bene. E Dio, in verità, Mi è sufficiente testimone...

« Oh, se tu volessi permettere a Me, o Sháh, di mandarti ciò che rallegra gli occhi e tranquillizza le anime, e convince ogni persona equa che in Lui vi è la conoscenza del Libro... Se non fosse stato per il ripudio degli sciocchi e la connivenza dei teologi io avrei pronunziato un discorso che avrebbe scosso e rapito i cuori fino ad un reame nel mormorio delle cui brezze possono udirsi queste parole: «Non vi è altro Dio che Lui!»...

« Io ho visto, o Sháh, sul sentiero di Dio ciò che occhio mai ha visto né orecchio mai udito... Quanto numerose le tribolazioni che sono piovute, e ancora presto pioveranno, su di Me! Io avanzo con il viso rivolto verso Colui Che è l'Onnipotente, il Generosissimo, mentre dietro di Me striscia il serpente. I Miei occhi hanno pianto lacrime fino al punto che il mio giaciglio ne è imbevuto. Io non Mi addoloro per Me Stesso, comunque. Nel nome di Dio! Il Mio capo anela ad essere trafitto dalle lance nell'amore per il suo Signore. Non sono mai passato accanto ad un albero senza che il Mio cuore gli si rivolgesse dicendo: «Oh potessi tu essere tagliato in Mio nome, e il Mio corpo potesse essere crocifisso su di te, sul sentiero del Mio Signore!"

« Nel nome di Dio! Sebbene la stanchezza Mi renda debole, e la fame Mi consumi e la nuda roccia sia il mio letto, e Miei compagni siano le fiere dei campi, Io non Mi lamenterò, ma sopporterò pazientemente, come coloro dotati di costanza e fermezza hanno sopportato pazientemente, per mezzo del potere di Dio, il Re Eterno e Creatore delle nazioni e renderò grazie in tutte le condizioni.

Noi preghiamo che con la Sua munificenza - glorificato Egli sia - Egli possa liberare, per mezzo di questa prigionia, il collo degli uomini dalle catene e dai ceppi, e far sì che essi si volgano, con volti sinceri verso il Suo Sembiante che è il Possente, il Generosissimo. Ché Egli è pronto a rispondere a chiunque Lo chiami, ed è vicino a coloro che sono in comunione con Lui ».

Nel Qayyúmu'l-Asmá' il Báb rivolse queste parole a Muham-mad Sháh: « O Re dell'Islám! Dopo aver aiutato il Libro, aiuta, con la verità, Quei Che è il Nostro più grande Ricordo, perché in verità Iddio ha destinato a te e a coloro che ti attorniano, per il Dì del Giudizio, una posizione di responsabilità sul suo Sentiero. Giuro su Dio, o Scià! Se ti mostri ostile a Quei Che è il Suo Ricordo, Iddio, il Dì della Resurrezione, davanti ai re, ti condannerà alle fiamme dell'Inferno, e quel giorno, in verità, nessun patrono troverai, fuorché Dio, il Magnifico. O Scià! Purifica la Sacra Terra (Tihran) da coloro che hanno repugnato al Libro, prima del giorno in cui, terribile e improvviso, verrà il Ricordo di Dio, portando la Sua Causa possente, col permesso di Dio, il Sommo. In verità, Iddio t'ha prescritto di sottometterti a Quei Che è il Suo Ricordo e alla Sua Causa e di soggiogare i paesi, mediante la verità e col Suo permesso, poiché in questo mondo sei stato misericordiosamente investito della sovranità e nel mondo aldilà dimorerai presso al Seggio della Santità con gli abitatori del Paradiso del Suo compiacimento. Non lasciar che la tua sovranità t'inganni, o Scià, perché «ogni anima gusterà la morte», e in verità questo è stato scritto conforme al decreto di Dio ».

Nella sua Tavola a Muhammad Sháh, il Báb ha, inoltre, rivelato: « Io sono il Punto Primo da cui tutte le cose sono state generate. Sono il Sembiante di Dio, la Luce di Dio, il Cui splendore mai potrà essere oscurato, la cui radiosità mai potrà svanire... Tutte le chiavi del cielo, Iddio ha voluto porre nella Mia mano destra e tutte le chiavi dell'inferno, nella mia sinistra... Sono una delle colonne portanti della Parola Primigenia di Dio. Chi ha riconosciuto Me, ha conosciuto tutto ciò che è vero e giusto ed è pervenuto a tutto ciò che è buono e decoroso... La sostanza con cui Iddio M'ha creato non è le creta con cui sono stati plasmati gli altri. Ei M'ha conferito cose che mai i saggi del mondo potran comprendere o i fedeli scoprire...

« Per la Mia vita! Se non fosse stato per l'obbligo d'annunziare la Causa di Quei Che è il Testimone di Dio... mai t'avrei detto que-ste cose... Nello stesso anno (l'anno 60) t'ho inviato un messaggero e un libro, perché tu potessi agire verso la Causa di Quei Che è la Testimonianza di Dio come s'addice al rango della tua sovranità...

« Giuro sulla verità di Dio! Se sapesse Chi è Quei Che ha così trattato, in verità mai per tutta la vita potrebbe più esser felice chi M'ha voluto trattare in questo modo. Anzi, in verità ti dico il vero sui fatti - è come se avesse imprigionato tutti i Profeti e tutti gli uomini sinceri e tutti gli eletti... Male incolga a colui dalle cui mani proviene il male e benedetto l'uomo dalle cui mani proviene il bene...

« Giuro su Dio ! Non voglio da te alcun bene terreno, neppur un granello di senape... Giuro sulla verità di Dio! Se tu sapessi quel che so Io, rinunzieresti alla sovranità di questo mondo e del mondo aldilà, per poterMi compiacere, con la tua obbedienza all'Unico Vero... Se rifiuterai, il Signore del mondo farà sorgere uno che esalterà la Sua Causa e, in verità, il Comando di Dio sarà eseguito ».

Cari amici! Che vasto panorama aprono davanti ai nostri occhi questi gioielli, queste toccanti dichiarazioni ispirate da Dio!

Il Vicario di Dio sulla terra.

Quali ricordi risvegliano! Che princìpi sublimi inculcano! Che speranze suscitano! Che apprensione ingenerano! E tuttavia, per quanto siano adatte agli scopi immediati del mio tema, come appaiono frammentarie queste parole citate, in confronto alla torrenziale maestà che solo la lettura del testo completo può svelare! Colui Che era il Vicario di Dio sulla terra, rivolgendoSi nel momento più critico, quando la Sua Rivelazione stava raggiungendo lo zenit, a coloro che concentravano nella propria persona lo splendore, la sovranità e la forza del potere terreno, non poté certamente togliere nemmeno un capello al peso e alla forza che la presentazione di codesto storico Messaggio richiedeva. Né i pericoli che Lo stavano rapidamente attorniando, né il temibile potere di cui la dottrina della sovranità assoluta investiva a quei tempi gl'imperatori occidentali e i monarchi orientali poterono impedire che l'Esiliato, il Prigioniero di Adrianopoli facesse conoscere tutto il flagello del Suo Messaggio ai Suoi due persecutori imperiali e al resto dei sovrani.

La grandezza e la varietà del tema, la forza dell'argomentazione, la sublimità e l'audacia del linguaggio avvincono l'attenzione e

stupiscono la mente. Imperatori, re e principi, cancellieri e ministri, il Papa in persona, preti, monaci e filosofi, esponenti della cultura, parlamentari e deputati, i ricchi della terra, i seguaci di tutte le religioni e il popolo di Bahá - di tutti Si occupa l'Autore di questi Messaggi e tutti ricevono, ciascuno secondo i propri meriti, i consigli e gli ammonimenti opportuni. Non meno sorprendente è la diversità dei soggetti toccati in queste Tavole. Egli esalta la trascendente maestà e unità di un Dio inconoscibile e inavvicinabile e proclama ed evidenzia l'unità dei Suoi Messaggeri. Sottolinea l'uni-cità, l'universalità e le potenzialità della Fede Bahá’í e spiega lo scopo e il carattere della Rivelazione Bábí. Rivela il significato delle Sue sofferenze ed esili, riconosce e depreca le tribolazioni che colpirono il Suo Araldo e Omonimo. Esprime il Suo desiderio della corona del martirio, che Essi vinsero Entrambi così misteriosamente, e profetizza le glorie e le meraviglie ineffabili riservate alla Sua Dispensazione. Racconta episodi, toccanti e meravigliosi ad un tempo, avvenuti nei vari momenti del Suo ministerio, e più volte sostiene categoricamente la transitorietà della pompa, della fama, delle ricchezze e della sovranità terrena. Si appella con forza e insistenza perché nei rapporti personali e internazionali vengano applicati i più nobili principi e ordina che certe abitudini e convenzioni indegne, dannose alla felicità, alla crescita, alla prosperità e all'unità della razza umana, vengano abbandonate.

Critica re, accusa dignitari ecclesiastici, condanna ministri e plenipotenziari, ammette inequivocabilmente e annuncia ripetutamente l'identità tra il Suo avvento e la venuta del Padre in Persona. Profetizza la caduta violenta di alcuni di questi re e imperatori, sfida apertamente due di loro, ne ammonisce molti, a tutti rivolge appelli ed esortazioni.

Nella Lawh-i-Sultán (Tavola allo Scià di Persia) Bahá’u’lláh dichiara: « Oh! se la volontà di Sua Maestà, ornamento per il mondo, decretasse che questo Servo sia messo a confronto con i teologi del secolo e produca prove e testimonianze alla presenza di Sua Maestà lo Scià! Questo Servo è pronto, e spera in Dio che una simile riunione venga convocata, sì che la verità sull'argomento possa essere chiarita e palesata davanti a Sua Maestà lo Scià. Sta a te, dunque, comandare ed Io sono pronto innanzi al trono della tua sovranità. Decidi, dunque, o per Me o contro di Me ».

E inoltre, nella Lawh-i-Ra'ís, Bahá’u’lláh, rievocando la Sua conversazione con il funzionario turco a cui fu affidato il compito di far eseguire la sentenza di esilio nella città fortificata di 'Akká,

ha scritto: « C'è una questione che, se ti sarà possibile, ti chiedo di sottoporre all'attenzione di Sua maestà il Sultano: sia concesso a questo Giovane d'incontrarlo per dieci minuti, perché Sua maestà possa chiedere quello che vuole e che considera una testimonianza sufficiente e una prova della veracità di Colui Che è la Verità. Se Dio Gli permetterà di produrla, che liberi questi poveri perseguitati e li abbandoni a se stessi ». « Egli promise », aggiunge Bahá’u’lláh nella Tavola « di trasmettere il messaggio e di portarCi la sua risposta. Ma non abbiamo più avuto notizie di lui. Anche se non s'addice a Colui Che è la Verità presentarSi davanti a una persona, chiunque essa sia, in quanto tutti sono stati creati per obbedirGli, tuttavia, date le condizioni di questi figlioletti e del gran numero di donne tanto lontane dai loro amici e paesi, Ci rassegnammo a questo. Ma ciononostante il risultato è stato nullo. 'Umar è vivo e lo si può incontrare. Informati da lui, perché tu possa conoscere la verità ».

A proposito di queste Tavole indirizzate ai sovrani della terra, che 'Abdu’l-Bahá ha acclamato come un « miracolo », Bahá'u'lláh ha scritto: « Ciascuna di esse è stata designata con un nome speciale. La prima è stata chiamata “la Rumoreggiante”, la seconda “il Colpo”, la terza “l’Inevitabile”, la quarta “il Piano” la quinta “la Catastrofe” e le altre: “lo Stordente Squillo di Tromba”, “il Vicino Evento”, “il Grande Terrore”, “la Tromba”, “il Corno” e simili, così che tutti i popoli del mondo sappiano con certezza e siano testimoni, con gli occhi esteriori e quelli interiori, che Colui Che è il Signore dei Nomi ha prevalso e continuerà a prevalere, in ogni condizione, su tutti gli uomini... Mai, sin dall'inizio del mondo, il Messaggio è stato proclamato così apertamente... Glorificata sia questa Forza che risplendette e pervase i mondi! Questo atto della Causa delle Cause, quando fu rivelato, produsse due risultati. Affilò subito le spade degl'infedeli e insieme sciolse la lingua a coloro che si erano rivolti verso di Lui, ricordandoLo e lodandoLo. Questo è l'effetto dei venti fecondatori che sono stati menzionati tempo addietro nella Lawh-i-Haykal. Tutta la terra è ora pregna. S'avvicina il giorno in cui produrrà i suoi più nobili frutti, in cui da essa sorgeranno gli alberi più alti, i fiori più incantevoli, i più squisiti doni del cielo. Oltremodo magnifica è la brezza che spira dalla veste del tuo Signore, il Glorificato! Perché, ecco, essa ha esalato la sua fragranza e rinnovato tutte le cose! Benedetti coloro che comprendono. È indubbiamente chiaro ed evidente che in queste cose Colui Che è il Signore della Rivelazione non ha cercato nulla per Se Stesso. Pur sapendo che esse avrebbero prodotto tribolazioni

e causato guai e prove dolorose, Egli, unicamente in segno di benignità e di favore e allo scopo di vivificare i morti e di redimere tutti coloro che sono sulla terra, chiuse gli occhi al Proprio benessere e sopportò ciò che nessun'altra persona ha sopportato o sopporterà mai ».

Bahá'u'lláh ordinò che le più importanti tra le Sue Tavole, indirizzate personalmente ai sovrani, fossero scritte in forma di stella a cinque punte, il simbolo del tempio umano e, come conclusione, aggiunse le seguenti parole che rivelano l'importanza da Lui attribuita a quei Messaggi e indicano il loro diretto legame con le profezie dell'Antico Testamento: « Abbiamo in tal modo costruito il Tempio con le mani del potere e della potenza, se lo sapeste. Ecco il Tempio che vi è stato promesso nel Libro. Avvicinatevi ad esso. Ecco ciò che vi giova, se poteste capirlo. Siate giusti, o popoli della terra! Qual'è preferibile, questo o un tempio costruito con la creta? Rivolgete il viso verso di esso. Così vi ha comandato Iddio, l'Aiuto nel Pericolo, Colui Che esiste da Sé. Seguite il Suo ordine e lodate Iddio, Vostro Signore, per ciò che vi ha concesso. Egli, in verità, è la Verità. Non c'è altro Dio all'infuori di Lui. Egli rivela ciò che Gli piace, con le Sue parole: “Sia ed è” ».

Sul medesimo argomento, in una delle Sue Tavole, Egli dice ai seguaci di Gesù Cristo: « O accolta di seguaci del Figlio! In verità, il Tempio è stato costruito con le mani del volere del vostro Signore, l'Onnipotente, il Più Munifico. Sii, dunque, testimone, o popolo, di ciò che dico: Cos'è preferibile, ciò che è fatto di creta o ciò che hanno costruito le mani del vostro Signore, il Rivelatore dei Versetti? Ecco il Tempio che vi è stato promesso nelle Tavole. Esso proclama a gran voce: “O seguaci delle religioni! Affrettatevi a raggiungere Colui Che è la Fonte di tutte le cause e non seguite ogni persona infedele e dubbiosa” ».

Non dobbiamo dimenticare che, oltre a queste Tavole specifiche in cui Si rivolge separatamente e collettivamente ai re della terra, Bahá'u'lláh rivelò altre Tavole - la Lawh-i-Ra'ís ne è un illustre esempio - e disseminò la massa dei Suoi voluminosi scritti d'innumerevoli passi, in cui sono contenuti discorsi rivolti direttamente a ministri, governi e loro rappresentanti accreditati, o allusioni ad essi. Ma questi discorsi e allusioni, che, per quanto essenziali, non si può pensare rivestano la particolare importanza che hanno i messaggi, diretti e specifici, stilati dalla Manifestazione di Dio e indirizzati ai Primi Magistrati del mondo dell'epoca, non m'interessano ora.

Cari amici! Ho detto abbastanza per descrivere le tribolazioni che, così a lungo, oppressero i Fondatori di una Rivelazione tanto eminente e che il mondo ha ignorato con conseguenze così disastrose. Ho considerato con sufficiente attenzione i messaggi indirizzati a quei sovrani che hanno deliberatamente provocato queste sofferenze, esercitando il loro potere assoluto, o avrebbero potuto mitigarne l'effetto o modificarne il tragico corso, essendo all'apice del loro potere. Consideriamo le conseguenze che ne sono derivate. La reazione di questi monarchi fu, come abbiamo già detto, varia e inequivocabile e, man mano che gli avvenimenti seguirono il loro corso, produsse conseguenze disastrose. Uno dei più eminenti tra questi sovrani mancò grossolanamente di rispetto verso l'Invito Divino, liberandosene con una risposta secca e insolente, scritta da uno dei suoi ministri. Un altro catturò brutalmente il latore del Messaggio, lo torturò, lo marchiò a fuoco e lo fece uccidere in modo crudele. Altri preferirono osservare un silenzio pieno di disprezzo. Nessuno fece il proprio dovere, porgendoGli aiuto. Due di loro in particolare, spinti da un duplice sentimento di timore e di collera, rafforzarono la presa sulla Causa che avevano congiuntamente deciso di estirpare. L'uno condannò il suo Divino Prigioniero a un ulteriore esilio nella « città che tra tutte aveva l'aspetto più sgradevole, il clima più detestabile e l'acqua più sporca », mentre l'altro, non potendo mettere le mani sul Primo Motore di codesta Fede odiata, sottopose i suoi seguaci che vivevano sotto il suo dominio a crudeltà abominevoli e selvagge. Il racconto delle sofferenze di Bahá’u’lláh, contenuto in quei Messaggi, non riuscì a muovere a compassione il loro cuore. I Suoi appelli, di cui né gli annali del Cristianesimo né quelli dell'Islám contengono l'uguale, furono sdegnosamente respinti. I Suoi tristi ammonimenti furono altezzosamente disprezzati. Le Sue audaci sfide furono ignorate. I castighi che predisse furono scherniti e ignorati.

Che cosa è successo - potremmo chiederci - davanti a una ripulsa così completa e ignominiosa, e che cosa sta succedendo nel corso, e in particolare negli ultimi anni, di questo primo secolo Bahá'í, secolo denso di tumultuose sofferenze e violenti oltraggi per la perseguitata Fede di Bahá'u'lláh? Imperi caduti nella polvere, regni sovvertiti, dinastie estinte, famiglie reali infangate, re assassinati, avvelenati, cacciati in esilio, imprigionati entro i loro stessi reami, mentre i pochi troni che restano vacillano per le ripercussioni della caduta degli altri troni.

Si può dire che questo processo così gigantesco e catastrofico

ebbe inizio quella notte memorabile in cui, in un angolo oscuro di Shiráz, il Báb, alla presenza della prima Lettera che credette in Lui, rivelò il primo capitolo del Suo celebre commentario della Súra di Giuseppe (il Qayyúmu'l-Asmá') nel quale fece squillare il Suo appello ai sovrani e ai principi della terra. Passò dallo stadio d'incubazione a quello di manifestazione visibile, allorché si avverarono le profezie di Bahá’u’lláh contenute nella Súriy-i-Haykal e pronunziate prima della drammatica caduta di Napoleone III e della prigionia che Pio IX si autoimpose nel Vaticano. Acquistò slancio ai tempi di 'Abdu’l-Bahá, allorché la Grande Guerra estinse le dinastie dei Romanov, degli Hohenzollern e degli Asburgo e trasformò potenti e venerande monarchie in repubbliche. Acquistò ancor più velocità, subito dopo il trapasso di 'Abdu’l-Bahá, con l'allontanamento dalla Persia della dinastia Qájár e con il sorprendente crollo del Sultanato e del Califfato. Si sta ancora svolgendo sotto i nostri occhi, come si può vedere dal destino che, durante questo conflitto colossale e devastante, sta colpendo l'una dopo l'altra le teste coronate del Continente Europeo. Senza dubbio nessuno, esaminando spassionatamente le manifestazioni di questo inesorabile processo rivoluzionario, verificatosi in un tempo così relativamente breve, potrà negare che gli ultimi cent'anni si possono considerare, per ciò che riguarda le sorti delle dinastie regnanti, uno dei periodi più catastrofici negli annali del genere umano.

Umiliazione immediata e completa.

Al tempo in cui Bahá'u'lláh rivelò ad Adrianopoli la Súriy-iMulúk, proclamando ai monarchi della terra i Suoi Messaggi, i sovrani più augusti e influenti del mondo erano l'Imperatore Francese e il Sommo Pontefice. Essi occupavano il primo posto l'uno in campo politico e l'altro in campo religioso, e l'umiliazione che entrambi subirono fu immediata e completa.

Napoleone III, figlio di Luigi Bonaparte ( fratello di Napo-leone I) era ai suoi tempi, pochi storici sosterrebbero il contrario, il più illustre monarca in Occidente. « L'imperatore », si diceva di lui, « è lo stato ». La capitale francese era la più attraente capitale d'Europa, la corte francese « la più brillante e lussuosa del XIX secolo ». Tutto preso da un'ambizione fissa e indistruttibile, egli aspirava ad emulare l'esempio di suo zio, l'Imperatore, e a comple-tarne l'opera interrotta. Sognatore, cospiratore, ambiguo, ipocrita e

temerario, egli, erede del trono napoleonico, approfittando della politica che cercava di alimentare il rinato interesse per la carriera del suo grande modello, aveva tentato di rovesciare la monarchia. Il suo tentativo fallì; fu quindi deportato in America; catturato poi durante un tentativo d'invadere la Francia, fu condannato all'ergastolo, ma fuggì a Londra, finché nel 1848 la Rivoluzione gli permise di ritornare e di rovesciare la costituzione, dopo di che fu proclamato imperatore. Seppe iniziare movimenti di vasta portata, ma non ebbe né la sagacia né il coraggio necessari per controllarli.

A quest'uomo, l'ultimo imperatore dei Francesi, che aveva cercato di accattivare la simpatia del popolo alla sua dinastia per mezzo di conquiste, che giunse ad accarezzare l'idea di fare della Francia il centro di un rinato Impero Romano a quest'uomo, l'Esule di 'Akká, già esiliato tre volte dal sultano 'Abdu’l-Azíz, aveva inviato da dietro i muri della fortezza in cui era imprigionato, un'Epistola che conteneva quest'accusa indubbiamente chiara e questa funesta profezia: « Noi facciamo testimonianza che ciò che ti svegliò non era il loro grido (dei Turchi annegati nel Mar Nero) bensì la sollecitazione delle tue stesse passioni, perché Noi ti abbiamo provato e ti abbiamo trovato manchevole... Se tu fossi stato sincero nelle tue parole, non avresti gettato dietro di te il Libro di Dio, quando ti è stato inviato da Colui Che è l'Onnipotente, il Saggio... Per quello che tu hai fatto, il tuo regno sarà gettato nel disordine e il tuo impero ti sfuggirà dalle mani, come punizione per quello che hai operato ».

Il precedente messaggio di Bahá’u’lláh, inoltrato all'imperatore tramite uno dei ministri francesi, aveva ricevuto l'accoglienza che possiamo immaginare dalle parole scritte nell'« Epistola al Figlio del Lupo »: « Ma a questa (la prima Tavola) non rispose. Dopo il Nostro arrivo nella Più Grande Prigione Ci pervenne una lettera del suo inviato, la prima parte scritta in persiano mentre l'ultima era di suo pugno. Egli era cordiale e scriveva ciò che segue: "Ho consegnato la vostra lettera, come mi avete chiesto, ma fino ad ora non ho ricevuto risposta. Abbiamo tuttavia fatto al nostro ministro a Costantinopoli e ai nostri consoli in quelle regioni le raccomandazioni necessarie. Se c'è qualcosa che desiderate venga fatta, informateci, e lo faremo". Dalle sue parole era evidente che aveva creduto che questo Servo intendesse chiedere aiuto materiale »

Nella Sua prima Tavola Bahá'u'lláh, per metter alla prova la sincerità delle intenzioni dell'Imperatore e assumendo di proposito un atteggiamento umile e non provocatorio, dopo aver a lungo parlato delle sofferenze che aveva sopportato, gli aveva rivolto le seguenti parole: « Sono giunte alle orecchie di questi perseguitati due affermazioni che il re del secolo ha benignamente fatto. Queste dichiarazioni sono in verità le regine di tutte le dichiarazioni, e non se n’è mai sentita una uguale da nessun sovrano. La prima fu la risposta data al Governo Russo quand'esso chiese perché eri sceso in guerra contro di lui (Guerra di Crimea).Tu rispondesti: "Il grido degli oppressi che, senza colpa e responsabilità, annegavano nel Mar Nero mi risvegliò all'alba. Per questo ho impugnato le armi contro di voi". Ma questi oppressi hanno subito un torto più grave e sono cir-condati da miserie peggiori. Mentre le tribolazioni inflitte a quella gente durarono un solo giorno, le tribolazioni sopportate da questi servi durano da venticinque anni, durante i quali ogni attimo ebbe in serbo per noi una dolorosa afflizione. L'altra importante affermazione, che era in verità una meravigliosa affermazione palesata al mondo, fu questa: "Nostra è la responsabilità di vendicare gli oppressi e di soccorrere gl'indifesi". La fama della giustizia e dell’equi-tà dell'imperatore ha dato speranza a moltissime persone. Conviene che il re del secolo s'informi sulle condizioni di coloro che sono stati trattati ingiustamente ed è giusto che egli estenda la sua protezione ai deboli. In verità mai vi fu, né v'è ora sulla terra, uno oppresso come noi, o indifeso come queste anime raminghe ».

È stato riferito che, quando ricevette questo primo messaggio, quel sovrano superficiale, infido e borioso gettò a terra la Tavola dicendo: « Se quest'uomo è Dio, io sono due volte Dio! ». Il latore della seconda tavola, secondo una fonte attendibile, per sfuggire alla stretta sorveglianza delle guardie, la nascose nel cappello e riuscì a consegnarla all'agente francese, che abitava ad 'Akká; quest'ultimo, secondo quanto afferma Nabíl nella sua Narrazione, la tradusse in francese e la spedì all'Imperatore: divenne poi credente quando vide che quella straordinaria profezia si era avverata.

Il significato delle fosche e importanti parole dette da Bahá’u’lláh nella Sua seconda Tavola fu presto rivelato. Colui che era stato spinto a scatenare la Guerra di Crimea dai suoi desideri egoistici, che era stato mosso da un rancore personale contro l'Imperatore Russo, che era impaziente di rompere il Trattato del 1815 allo scopo di vendicare il disastro di Mosca, e che aspirava a coprire il proprio trono di gloria militare fu presto inghiottito anche lui da una catastrofe che lo gettò nella polvere e fece cadere la Francia dalla posizione egemonica tra le nazioni a quella di quarta potenza in Europa.

La battaglia di Sedan nel 1870 decise le sorti dell'Imperatore Francese. Il suo esercito fu sbaragliato e s'arrese nella più grande capitolazione della storia moderna. Fu pretesa un'indennità vessatoria. Egli fu fatto prigioniero. Il suo unico figlio, il Principe Imperiale, fu ucciso pochi anni dopo nella Guerra Zulù. L'impero crollò, il suo programma rimase incompiuto. Fu proclamata la Repubblica. Parigi fu poi assediata e capitolò. Seguì « l'anno terribile » caratterizzato dalla guerra civile, che fu ancora più feroce della Guerra Franco-Prussiana. Guglielmo I, re di Prussia, fu proclamato imperatore di Germania proprio in quel palazzo che era « un imponente monumento e un simbolo della potenza e dell'orgoglio di Luigi XIV, potenza conseguita entro certi limiti con l'umiliazione della Germania ». Deposto da un disastro « così spaventoso da far scalpore in tutto il mondo », questo sovrano falso e vanaglorioso subì fino alla morte il medesimo esilio che, nel caso di Bahá’u’lláh, egli aveva così spietatamente ignorato.

Un'umiliazione meno spettacolare, e tuttavia più significativa da un punto di vista storico, toccò al papa Pio IX. A lui, che si considerava Vicario di Cristo, Bahá’u’lláh scrisse: « Il Verbo che il Figlio (Gesù) celò è ora fatto manifesto », ed « è stato mandato in forma di Tempio umano »; scrisse che il Verbo era Lui, e Lui era il Padre. A lui, il Promesso di tutte le ère, dicendoSi « servo dei servi di Dio », svelò il Proprio rango in tutto il suo significato e annunciò: « Colui Che è il Signore dei Signori è venuto ombreggiato di nubi ». A lui, che affermava di essere il successore di San Pietro, Bahá’u’lláh ricordò: « Questo è il giorno in cui la Roccia (Pietro) proclama... ad alta voce... dicendo “Ecco, il Padre è venuto e ciò che vi era stato promesso nel Regno è adempiuto”». A lui, che portava il triregno e in seguito divenne il primo papa prigioniero in Vaticano, il Prigioniero di 'Akká ordinò: « Lascia i tuoi palazzi a coloro che li desiderano », e « vendi tutti i ricchi ornamenti che possiedi » e « spendili sul sentiero di Dio »; e « abbandona d tuo regno ai re », e « esci dalla tua dimora col viso rivolto verso il Regno ».

Il conte Mastai-Ferretti, Vescovo di Imola, 254° papa dall'inizio del primato di San Pietro, elevato al soglio apostolico due anni dopo la Dichiarazione del Báb, la durata del cui pontificato sorpassò quella di tutti i suoi predecessori, sarà per sempre ricordato come l'autore della Bolla che enunciò l'Immacolata Concezione della Beata Vergine (1854), che nel Kitáb-i-Iqán è detta essere una dottrina della Chiesa, e come il promulgatore del nuovo dogma dell'Infallibilità Papale (1870). Autoritario per natura, mediocre

statista, poco incline alla conciliazione, deciso a preservare tutta la sua autorità, mentre riuscì, assumendo un atteggiamento altezzoso, a precisare ulteriormente la propria posizione e a rafforzare la propria autorità, non seppe alla fine mantenere quel potere temporale che, per tanti secoli, era stato esercitato dai capi della Chiesa Cattolica.

Questo potere temporale, col passar del tempo, si era ridotto, assumendo dimensioni insignificanti. I decenni che precedettero la sua estinzione furono pieni delle più gravi vicissitudini. Mentre il sole della Rivelazione di Bahá’u’lláh ascendeva verso il suo pieno splendore meridiano, le ombre che ricoprivano il declinante patrimonio di San Pietro andavano addensandosi. La Tavola che Bahá'u'lláh indirizzò a Pio IX ne affrettò la fine. Daremo solo un rapido sguardo al corso delle sue declinanti fortune in quei decenni. Napoleone I, aveva cacciato il Papa dai suoi Stati. Il Congresso di Vienna l'aveva rimesso a capo dei suoi possedimenti e ne aveva affidata l'amministrazione ai preti. La corruzione, la disorganizzazione, l'incapacità di garantire la sicurezza interna, la restaurazione dell'inquisizione indussero uno storico ad asserire: « Nessuna terra in Italia, forse in Europa, tranne la Turchia, è governata come questo stato ecclesiastico ». Roma era « una città di rovine, materiali e morali ». Le insurrezioni portarono all'intervento austriaco. Cinque grandi potenze chiesero l'attuazione di riforme radicali, che il Papa promise ma non realizzò. L'Austria si fece ancora avanti, ma le si oppose la Francia. Esse si sorvegliarono a vicenda negli Stati Pontifici fino al 1838, quando al loro ritiro, fu restaurato l'assolutismo. Il potere temporale del Papa venne allora denunciato da alcuni dei suoi sudditi, un preannunzio della sua fine nel 1870. Le complicazioni interne costrinsero il Pontefice a fuggire da Roma, nel cuor della notte, travestito da umile prete; fu proclamata la repubblica. I Francesi ristabilirono poi lo « status quo ante ». La creazione del Regno d'Italia, l'ambigua politica di Napoleone III, la disfatta di Sedan, le malefatte del governo papale denunciate da Claredon al Congresso di Parigi, che concluse la Guerra di Crimea, come « un disonore per l'Europa », decisero la sorte di quello stato vacillante.

Nel 1870, dopo che Bahá’u’lláh ebbe rivelato la Sua Epistola a Pio IX, il re Vittorio Emanuele II scese in guerra contro gli Stati Pontifici e le sue truppe entrarono a Roma e l'espugnarono. Alla vigilia della presa di Roma, il Papa si rifugiò in Laterano e, nonostante la sua età, con il viso rigato di lagrime, salì in ginocchio la Scala Santa. La mattina dopo, quando incominciarono le cannonate,

ordinò di issare la bandiera bianca sulla cupola di San Pietro. Deposto, si rifiutò di riconoscere questa « creatura rivoluzionaria », scomunicò gl'invasori dei suoi Stati, accusò Vittorio Emanuele di essere « un re ladro » e di aver « dimenticato ogni principio religioso, disprezzato ogni diritto, calpestato ogni legge ». Roma, « la Città Eterna, sulla quale pesano venticinque secoli di gloria » e che i Papi avevano governato senza contestazioni per dieci secoli, divenne alla fine la capitale di un nuovo regno e fu teatro di quell'umiliazione che Bahá'u'lláh aveva profetizzato e che il Prigioniero del Vaticano si era imposto.

« Gli ultimi anni del vecchio Papa », scrive un commentatore della sua vita, « furono pieni di amarezze. Alle sue infermità fisiche si aggiunse il dolore di vedere, anche troppo spesso, la Fede oltraggiata proprio nel cuore di Roma, gli ordini religiosi spogliati e perseguitati, i Vescovi e i preti impediti nell'esecuzione delle loro funzioni ».

Tutti gli sforzi per rimediare alla situazione creatasi nel 1870 si dimostrarono infruttuosi. L'Arcivescovo di Posen andò a Versailles per sollecitare l'intervento di Bismarck a favore del Papato, ma venne ricevuto con freddezza. In seguito fu organizzato in Germania un partito cattolico per fare pressione sul Cancelliere Tedesco, ma fu tutto inutile. L'imponente processo che abbiamo già menzionato doveva seguire inesorabilmente il suo corso. Anche ora, dopo quasi mezzo secolo, la così detta restaurazione della sovranità temporale è servita solo a mettere ancor più in rilievo la debolezza di questo Principe un tempo potente, al cui nome tremarono molti re, alla cui duplice sovranità essi si sottomisero prontamente. Questa sovranità temporale, limitata in pratica alla minuscola Città del Vaticano, lasciò Roma possedimento indiscusso di una monarchia secolare e fu ottenuta al prezzo di concedere al Regno d’Italia quel riconoscimento incondizionato, che fino ad allora gli era stato negato. Con i Patti Lateranensi si pretese di aver risolto una volta per tutte la Questione Romana, ma invece si concesse a una potenza laica una libertà d'azione nei confronti della Città-stato, piena d'incertezze e di pericoli. « Le due anime della Città Eterna », ha osservato uno scrittore cattolico, « sono state separate l'una dall'altra, solo per cozzare ancora più gravemente di prima ».

Il Sommo Pontefice avrebbe giustamente potuto ricordare il regno del più potente tra i suoi predecessori, Innocenzo III, il quale, durante i diciott'anni del suo pontificato, innalzò al trono e depose re e imperatori, il cui interdetto privò intere nazioni dell'esercizio

del culto cristiano, ai piedi del cui rappresentante il Re d'Inghilterra depose la propria corona, al cui appello furono lanciate la quarta e la quinta crociata.

Non è escluso che il processo, di cui abbiamo già parlato, possa comportare, durante il suo svolgimento negli anni tumultuosi che attendono l'umanità e in questo stesso territorio, una perturbazione ancor più disastrosa di quelle che ha finora prodotto.

Il drammatico contemporaneo crollo del Terzo Impero e della dinastia Napoleonica, l'effettiva estinzione della sovranità temporale del Sommo Pontefice, ai tempi di Bahá’u’lláh, furono solo segni precursori delle catastrofi ancora più grandi che si può dire abbiano caratterizzato il ministero di 'Abdu’l-Bahá. Le forze sprigionate da un conflitto, il cui completo significato rimane tuttora misterioso e che può essere visto come il preludio di questa guerra, la più devastatrice di tutte, possono essere considerate la causa di queste spaventose catastrofi. La Grande Guerra detronizzò la Casa Romanov; la sua fine fece cadere le dinastie Asburgo e Hohenzollern.

La nascita del Bolscevismo.

La nascita del Bolscevismo, sorto tra i fuochi di quell'inutile conflitto, dette uno scossone al trono degli Zar e lo rovesciò.

Nicolaevich Alessandro II, al quale Bahá’u’lláh nella Sua Tavola aveva ordinato « Levati... e invita le nazioni a Dio », e che aveva tre volte così ammonito « Attento a che le tue passioni non t'impediscano dal volgerti verso il Sembiante del tuo Signore », « Attento a non barattare con altri questo sublime rango », « Attento che la tua sovranità non ti trattenga da colui che è il Supremo Sovrano », non fu l'ultimo zar a governare il paese, ma inaugurò una politica retriva che alla fine risultò fatale a lui e alla sua dinastia.

Negli ultimi anni del suo regno dette inizio a una politica reazionaria che, provocando un diffuso malcontento, dette origine al Nichilismo, e quest'ultimo diffondendosi inaugurò un periodo di terrorismo di violenza inaudita, che portò a molti attentati contro la vita dello Zar e si concluse con il suo assassinio. Una dura repressione improntò la politica del suo successore Alessandro III, il quale « assunse un atteggiamento di spavalda ostilità verso gl'innovatori e i liberali ». La tradizione di assolutismo incondizionato, di estrema ortodossia religiosa fu mantenuta dall'ancor più severo

Nicola II , l'ultimo degli zar, il quale, guidato da un uomo che era « la personificazione di un dispotismo gretto e caparbio », aiutato da una burocrazia corrotta e umiliato dalle conseguenze disastrose di una guerra offensiva, accrebbe lo scontento generale delle masse intellettuali e contadine. Questo scontento per un certo periodo di tempo rimase contenuto entro canali sotterranei, ma poi, intensificato dai rovesci militari, esplose alla fine durante la Grande Guerra, assumendo la forma di una Rivoluzione che, per i principi che contestò, le istituzioni che sovvertì e la rovina che provocò, non ha paralleli nella storia moderna.

Un grande sconquasso scrollò e fece vibrare le fondamenta del paese. La luce della religione fu oscurata. Le istituzioni ecclesiastiche di tutte le denominazioni furono spazzate via. La religione di stato fu spodestata, perseguitata e abolita. Un vasto impero fu smembrato. Il proletariato militante e trionfante esiliò gl'intellettuali e depredò e massacrò la nobiltà. La guerra civile e le malattie decimarono la popolazione già in preda all'angoscia e alla disperazione. E infine il Primo Magistrato di quel potente stato, con la moglie, la famiglia e la dinastia, fu travolto nel vortice di questo grande sconvolgimento e perì.

La stessa ordalia che portò sventure così terribili all'impero degli zar, determinò nelle sue fasi conclusive la caduta dell'onnipotente Kaiser tedesco e dell'erede del Sacro Romano Impero, che un tempo era stato famoso. Distrusse completamente la struttura della Germania Imperiale, sorta dal disastro che travolse la dinastia napoleonica e assestò alle due monarchie un colpo fatale.

Quasi mezzo secolo prima, Bahá’u’lláh, che aveva predetto con parole chiare e clamorose la vergognosa caduta del successore del grande Napoleone, nel Kitáb-i-Aqdas aveva rivolto al kaiser Guglielmo I, da poco acclamato vincitore, un avvertimento non meno significativo e, nella Sua apostrofe alle rive del Reno, aveva profetizzato con parole ugualmente esplicite il lutto che avrebbe colpito la capitale dell'impero da poco confederato.

« Ricordi tu », così gli dice Bahá’u’lláh, « colui, il cui potere trascendeva il tuo potere (Napoleone) e il cui rango superava il tuo rango?... Medita profondamente, o Re, su di lui e su coloro che, come te, hanno conquistato città e governato uomini ». E ancora: « O rive del Reno! Vi abbiamo viste coperte di grumi di sangue, poiché le spade del castigo sono state sguainate contro di voi; e voi ne avrete per ancora una volta. E udiamo i lamenti di Berlino, sebbene essa sia oggi in evidente gloria ».

Su di lui, che subì in vecchiaia due attentati da parte dei sostenitori del socialismo in rapida ascesa; sul figlio Federico III, il cui regno che durò appena tre mesi fu oscurato da un morbo mortale; e infine sul nipote Guglielmo II, il caparbio e arrogante monarca che distrusse il proprio impero - su costoro ricadde in varia misura tutto il peso delle responsabilità conseguenti a quelle tremende dichiarazioni.

Guglielmo I, primo imperatore di Germania e settimo re di Prussia, il quale, prima di salire al trono aveva trascorso tutta la vita nell'esercito, era un sovrano militarista, autocratico, imbevuto di idee antiquate; con l'aiuto di uno statista, giustamente considerato « uno dei geni del secolo », avviò una politica che si può dire abbia inaugurato una nuova èra non solo per la Prussia, ma per tutto il mondo. Questa politica fu perseguita con perfezione tipica e fu attuata per mezzo delle misure repressive che furono prese per difenderla e mantenerla, per mezzo delle guerre che furono combattute per realizzarla e delle alleanze politiche che furono successivamente strette per intensificarla e consolidarla, alleanze che comportarono conseguenze tanto terribili per il continente europeo.

Guglielmo II, dittatore per temperamento, privo di esperienza politica, aggressivo da un punto di vista militare, insincero nella sua religiosità, si atteggiava ad apostolo della pace europea, ma in prati-ca sosteneva il « pugno di ferro » e la « corazza risplendente ». Irresponsabile, indiscreto, disordinatamente ambizioso, il suo primo atto fu il licenziamento del sagace statista, il vero fondatore del suo impero, la cui sagacia Bahá'u'lláh aveva elogiato, e la stoltezza del cui ingrato signore 'Abdu'l-Bahá aveva attestato. La guerra divenne la religione del suo paese; allargando il raggio delle sue molteplici attività, preparò la strada a quella catastrofe finale che doveva detronizzare lui e la sua dinastia. E quando scoppiò la guerra e parve che la potenza dei suoi eserciti avesse sopraffatto i suoi nemici, e la notizia dei suoi trionfi si sparse, risuonando fino in Persia, si alzarono alcune voci per dileggiare quei passi del Kitáb-i-Aqdas che profetizzavano con tanta chiarezza le sventure che dovevano colpire la sua capitale. Ma all'improvviso egli fu sopraffatto da rapidi e imprevedibili rovesci. Scoppiò la rivoluzione. Guglielmo II abbandonò i suoi eserciti e fuggì vergognosamente in Olanda, seguito dal Principe Ereditario. I principi degli Stati Tedeschi abdicarono. Seguì un periodo di caos. La bandiera comunista fu issata nella capitale, che divenne un calderone di confusione e di guerra civile. Il Kaiser firmò l'atto di abdicazione. La Costituzione di

Weimar fondò la Repubblica, facendo crollare l'enorme struttura, così accuratamente innalzata per mezzo di una politica ferrea e sanguinaria. Tutti gli assidui sforzi volti a quel fine, fatti per mezzo di legislazioni all'interno e di guerre all'estero, sin da quando Guglielmo I era salito al trono di Prussia, finirono in nulla. Berlino, torturata dai termini di un trattato mostruoso per la sua severità, risuonò di « lamenti » contrastanti con le ilari grida di vittoria che squillarono mezzo secolo prima nella Sala degli Specchi del Palazzo di Versailles.

Contemporaneamente cadde dal trono il monarca asburgico, erede di secoli di storia gloriosa. Nel Kitáb-i-Aqdas Bahá'u'lláh aveva rimproverato Francesco Giuseppe per essere venuto meno al suo dovere di investigare la Sua Causa, per non parlare poi di quello di cercare d'incontrarLo, durante la sua visita in Terra Santa, quand'era così facilmente accessibile. « Tu Gli passasti vicino », così Egli biasima l'Imperatore pellegrino, « e non indagasti su di Lui... Noi siamo stati con te in ogni momento e ti abbiamo trovato aggrappato al Ramo e incurante della Radice... Apri gli occhi, sì che tu possa contemplare questa Gloriosa Visione, e riconoscere Colui che tu invochi di giorno e di notte, e rimirare la Luce che risplende al di sopra di questo luminoso Orizzonte ».

Dal momento in cui quelle parole vennero pronunziate, la casa d'Asburgo, che in pratica aveva ereditato il titolo imperiale per quasi cinque secoli, fu sempre più minacciata dalle forze di quella disgregazione interna, e incominciò a gettare i semi di quel conflitto, ai quali alla fine soccombette. Francesco Giuseppe, Imperatore d'Austria, Re d'Ungheria, sovrano reazionario, ripristinò vecchi abusi, ignorò i diritti delle nazioni e restaurò quell'accentramento burocratico che si dimostrò alla fine così dannoso per il suo impero. Ripetute tragedie oscurarono il suo regno. Il fratello Massimiliano venne fucilato nel Messico. Il principe ereditario Rodolfo perì in un affare vergognoso. L'Imperatrice fu assassinata a Ginevra. L'arciduca Francesco Ferdinando e la moglie furono assassinati a Serajevo, scatenando una guerra durante la quale l'Imperatore morì, alla fine di un regno che portò alla nazione tanti disastri quanti nessun altro regno aveva mai portati.

La fine del Sacro Romano Impero.

Sforzi tardivi erano stati fatti per rafforzare il suo trono traballante. Ma « l'impero sgangherato », un miscuglio di stati, razze e lingue, stava inesorabilmente e rapidamente disgregandosi. La situazione politica ed economica era disastrosa. La sconfitta dell'Austria e dell'Ungheria in quella guerra segnò la sua fine e portò al suo smembramento. L'Ungheria troncò i suoi rapporti. Il regno confederato si suddivise e del Sacro Romano Impero, un tempo formidabile, rimase una repubblica striminzita che condusse una misera esistenza, finché, in tempi più recenti, a differenza della nazione sua consorella, fu completamente annientata e cancellata dalla carta politica d'Europa.

Questo fu il destino degl'imperi di Napoleone, dei Romanov, degli Hohenzollern e degli Asburgo, ai cui monarchi, insieme al sovrano che sedeva sul trono pontificio, la Penna dell'Eccelso Si rivolse individualmente e che furono rispettivamente castigati, preavvertiti, condannati, rimproverati e ammoniti. E quale fu la sorte di quei sovrani che esercitavano una giurisdizione politica diretta sulla Fede, sui suoi Fondatori e seguaci, ed entro il raggio dei cui domini la Fede nacque e incominciò a diffondersi e che furono quindi liberi di crocifiggere il suo Araldo, di esiliare il suo Fondatore e falcidiare i suoi seguaci?

Che cosa successe in Turchia e in Persia?

Già ai tempi di Bahá’u’lláh e in seguito durante il ministero di 'Abdu’l-Bahá, i primi colpi di una punizione lenta ma costante e inesorabile caddero sui governanti della Casa Turca di 'Uthmán e della dinastia Qájár in Persia - gli arcinemici della neonata Fede di Dio. Il sultano 'Abdu’l-Azíz perse il potere e fu assassinato poco dopo l'esilio di Bahá'u'lláh da Adrianopoli, mentre Násiri’d-Dín Sháh finì sotto la pistola di un assassino durante l'incarcerazione di 'Abdu'l-Bahá nella città fortificata di 'Akká. Ma toccò al Periodo Formativo della Fede di Dio - l'età della nascita e crescita del suo Ordine Amministrativo - che, come abbiamo affermato in una comunicazione precedente, sta gettando tanta confusione nel mondo con il suo sviluppo, vedere non solo la fine di entrambe queste dinastie, ma anche l'abolizione delle due istituzioni del Sultanato e del Califfato.

Tra i due despoti 'Abdu’l-Azíz era il più potente, occupava il rango più elevato, la sua colpa era maggiore, era il più implicato nelle tribolazioni e disavventure del Fondatore della nostra Fede. Proprio lui, con i suoi farmán, aveva per tre volte esiliato Bahá’u’lláh ed entro i suoi domini la Manifestazione di Dio trascorse quasi tutti i Suoi quarant'anni di prigionia. Durante il suo regno e il regno del suo successore, il nipote 'Abdu'l-Hamíd II, il Centro del Patto di Dio dovette sopportare, per quasi quarant'anni, nella città-fortezza di 'Akká, un'incarcerazione costellata di tanti pericoli, affronti e privazioni.

« Ascolta, o re!», dice l'appello lanciato al sultano 'Abdu'l-Azíz da Bahá’u’lláh, « le parole di Colui che dice la verità, di Colui Che non ti chiede di ricompensarLo con le cose che Dio ha voluto concederti, Colui Che percorre senza errare il retto Sentiero... Osserva, o Re, dall'intimo del tuo cuore e con tutto il tuo essere i precetti di Dio e non calcare le vie dell'oppressore... Non fare assegnamento sui tuoi tesori. Poni tutta la tua fiducia nella grazia di Dio, il tuo Signore... Non oltrepassare i limiti della moderazione e tratta giustamente coloro che ti servono... Richiama alla tua visione l'infallibile Bilancia di Dio e, come se fossi in Sua presenza, pesa su quella Bilancia le tue azioni giornaliere, ogni momento della tua vita. Fai un esame di coscienza prima che tu sia chiamato alla resa dei conti, nel Giorno in cui nessuno avrà la forza di resistere per timore di Dio, il Giorno in cui i cuori degli ignavi tremeranno ».

« S'avvicina il giorno », così profetizza Bahá'u'lláh nella Lawh-iRa'ís, « in cui la Terra del Mistero (Adrianopoli) e ciò che le è vicino cambieranno, e sfuggiranno dalle mani del re, e verranno agitazioni, e risuoneranno voci lamentose, e appariranno in ogni luogo segni di discordia, e sorgerà una grande confusione a causa di ciò che è accaduto a questi prigionieri per mano degli eserciti dell'oppressione. L'andamento delle cose cambierà, e la situazione diverrà così penosa, che perfino le sabbie sulle alture desolate gemeranno, e gli alberi sui monti piangeranno, e tutte le cose verseranno sangue. Allora vedrai il popolo dolorosamente afflitto ».

« Presto », scrisse inoltre, « furente di collera, Egli S'impadronirà di te, scoppierà la ribellione in mezzo a voi e i tuoi domini saranno smembrati... Più volte le calamità ti hanno sopraffatto, eppure non hai voluto prestare alcuna attenzione. Una di queste fu l'incendio che divorò gran parte della Città (Costantinopoli) con le fiamme della giustizia, e per la quale furono scritti molti poemi, che dicevano che mai s'era visto un fuoco come quello. Eppure sei

divenuto ancora più incurante... È anche scoppiata una pestilenza, e ancora non hai voluto dare ascolto! Ma sta in guardia, perché la collera divina è pronta a sorprenderti. Tra non molto vedrai che cosa ti è stato inviato dalla Penna del Mio comando ».

« Le tue azioni », in un'altra Tavola, in cui predice la caduta del Sultanato e del Califfato, Bahá’u’lláh rimprovera le forze alleate dell'Islám sunnita e sciita, « hanno degradato l'alto rango del popolo, rovesciato lo stendardo dell'Islám e abbattuto il suo trono possente ».

E infine, nel Kitáb-i-Aqdas, rivelato subito dopo il Suo esilio ad 'Akká, Bahá’u’lláh così apostrofa la sede del potere imperiale turco:

« O Luogo che sei situato sulle rive dei due mari! Il trono della tirannia, in verità, è stato impiantato su di te, e la fiamma dell'odio è stata accesa nel tuo seno... Tu sei in verità pieno d'orgoglio manifesto. Il tuo splendore esteriore ti ha reso vanaglorioso? Per Colui Che è il Signore dell'umanità! Quello splendore presto perirà e le tue figlie e le tue vedove e tutte le genti che dimorano in te si lamenteranno. Così ti informa l'Onnisciente, il Più Saggio »

Inoltre in un passo molto interessante della Lawh-i-Fu'ád, in cui accenna alla morte di Fu'ád Páshá, Ministro degli Esteri turco, Egli profetizza in modo inequivocabile la caduta del Sultanato:

« Presto licenzieremo colui che era simile a lui, e ci impadroniremo del loro Capo che governa il paese, e in verità Io sono l'Onnipotente, l'Irresistibile ».

La reazione del Sultano a queste parole, riguardanti la sua persona, il suo impero, il suo trono, la sua capitale e i suoi ministri, può essere dedotta dal racconto delle sofferenze che inflisse a Bahá'u'lláh, di cui abbiamo già parlato all'inizio di queste pagine. La fine dello « splendore esteriore » che circondava quella superba sede di un potere imperiale è il tema che mi accingo ora ad esporre.

La rovina dell'Impero Turco.

Nel momento in cui Bahá'u'lláh, prigioniero a Costantinopoli, consegnò la Sua Tavola indirizzata al sultano 'Abdu'l-Azíz e ai suoi ministri, a un funzionario turco, perché la consegnasse ad 'Alí Páshá, il Gran Visir, si mise in moto un processo catastrofico tra i più straordinari della storia moderna. Questa Tavola, come quel funzionario attestò e Nabíl affermò nella sua cronaca, colpì il Gran Visir così profondamente che leggendola egli impallidì. Questo

processo ricevette un nuovo impulso dopo che fu rivelata la Lawh-i-Ra'ís l'indomani del definitivo esilio del suo Autore da Adrianopoli ad 'Akká. Inesorabile, rovinoso e con impeto sempre crescente, si svolse minacciosamente compromettendo il prestigio dell'impero, smembrando il suo territorio, detronizzando i suoi sultani, spazzando via la sua dinastia, degradando e deponendo il suo califfo, spodestando la sua religione e spegnendo la sua gloria. Il « gran malato » d'Europa, le cui condizioni di salute erano state diagnosticate con esattezza dal Medico Divino e la cui rovina fu dichiarata inevitabile, cadde preda, durante il regno di cinque sultani successivi, tutti degenerati, tutti despoti, di una serie di sconvolgimenti che, alla fine, risultarono fatali alla sua esistenza. L'Impero Turco, che sotto 'Abdu'l-Majíd era stato ammesso al Concerto Europeo ed era emerso vittorioso dalla Guerra di Crimea, entrò, sotto il suo successore, 'Abdu'l-Azíz, in un periodo di rapido declino che culminò, subito dopo il trapasso di 'Abdu’l-Bahá, nella rovina che il verdetto di Dio aveva decretato per esso.

Insurrezioni a Creta e nei Balcani caratterizzarono il regno di questo Sultano, il trentaduesimo della dinastia, un despota, la cui mente era vacua, la cui avventatezza era immensa, la cui strava-ganza non conosceva limiti. La Questione Orientale entrò in una fase acuta. Il suo evidente malgoverno dette origine a movimenti che dovevano avere importanti ripercussioni sul suo regno, mentre gli enormi prestiti che continuamente chiedeva portarono a una condizione di semi-fallimento e quindi introdusse il principio del controllo straniero sulle finanze del suo impero. Una cospirazione, che sfociò in una rivolta di palazzo, finalmente lo depose. Una fatva del muftí denunciò pubblicamente la sua incapacità e la sua stravaganza. Quattro giorni dopo fu assassinato; gli successe il nipote, Murád V, la cui mente era stata annientata dall'intem-peranza e da un lungo isolamento nel serraglio. Dichiarato deficiente, fu deposto dopo tre mesi di regno e gli successe l'acuto, ingegnoso, sospettoso, tirannico 'Abdu'l-Hamíd II, che « dimostrò di essere il più meschino, astuto, infido e crudele intrigante della lunga dinastia di 'Uthmán ». « Nessuno sapeva », fu scritto di lui, « da un giorno all'altro, chi sarebbe stata la persona per il cui consiglio il Sultano avrebbe rovinato i suoi pretesi ministri, se una favorita del suo harem, o un eunuco, o un fanatico derviscio, o un astrologo, o una spia ». Le atrocità di Bulgaria che riempirono d'orrore l'Europa e furono descritte da Gladstone come « gli oltraggi più bassi e orribili che si ricordino in quel secolo (XIX) », aprirono

il regno di questo « Grande Assassino ». La guerra del 1877-78 accelerò il processo di smembramento dell'impero. Quasi undici milioni di persone furono liberate dal giogo turco. Le truppe russe occuparono Adrianopoli. La Serbia, il Montenegro e la Romania proclamarono l'indipendenza. La Bulgaria divenne uno stato sovrano, tributario del Sultano. Cipro e l'Egitto furono occupati. I Francesi si assunsero il protettorato su Tunisi. La Rumelia Occidentale fu ceduta alla Bulgaria. I massacri degli Armeni, che coinvolsero direttamente o indirettamente centomila persone, furono solo un saggio dei bagni di sangue ancora più grandi che sarebbero avvenuti in seguito. La Bosnia e l'Erzegovina furono cedute all'Austria. La Bulgaria ottenne l'indipendenza. Il disprezzo e l'odio universale contro un sovrano infame, condiviso dai sudditi cristiani e musulmani, culminò infine in una rivoluzione rapida e radicale. Il Comitato dei Giovani Turchi ottenne dallo Shaykhu’l-Islám la condanna del Sultano. Abbandonato da tutti, senza amici, esecrato dai sudditi e disprezzato dagli altri sovrani, fu costretto ad abdicare e divenne prigioniero di stato: terminò così un regno « più disastroso per le perdite immediate di territorio e per la certezza di altre avvenire, e più importante per il peggioramento delle condizioni dei sudditi, di quello di tutti i suoi ventitré degenerati predecessori dopo la morte di Solimano il Magnifico ».

La fine di quel regno così vergognoso fu solo l'inizio di una nuova èra che, anche se iniziatasi sotto buoni auspici, era destinata a vedere il crollo dello Stato ottomano sconquassato e bacato. Muhammad V, fratello di 'Abdu'l-Hamíd II, una nullità assoluta, non riuscì a migliorare le condizioni di vita dei suoi sudditi. Le follie del suo governo finirono per segnare la sorte dell'impero. La guerra del 1914-18 ne fornì il pretesto. I rovesci militari fecero maturare le forze che stavano distruggendone le fondamenta. Mentre si combatteva ancora, la defezione dello Sceriffo della Mecca e la rivolta delle province arabe preannunciarono lo sconvolgimento che doveva colpire il trono turco. La fuga precipitosa e la completa distruzione dell'esercito di Jamál Páshá, comandante supremo in Siria - colui che aveva giurato di radere al suolo la tomba di Bahá’u’lláh dopo il suo ritorno trionfale dall'Egitto e di crocifiggere il Centro del Suo Patto in una pubblica piazza di Costantinopoli - dettero il via alla nemesi che doveva sopraffare quell'impero in difficoltà. Nove decimi dei vasti eserciti turchi scomparvero. Un quarto dell'intera popolazione era perita per la guerra, le malattie, la carestia e i massacri.

Un nuovo governante, Muhammad VI, l'ultimo di una serie di venticinque sultani degenerati, era nel frattempo succeduto al malvagio fratello. L'edificio dell'impero stava ora avviandosi vacillante e traballante verso la caduta. Mustafá Kamál gli assestò i colpi decisivi. La Turchia, che si era già ridotta a un piccolo stato asiatico, divenne una repubblica. Il Sultano fu deposto, il Sultanato Ottomano terminò, un dominio rimasto ininterrotto per sei secoli e mezzo si estinse. Un impero che una volta si estendeva dal centro dell'Ungheria fino al Golfo Persico e al Sudan, e dal Mar Caspio a Orano in Africa, si era ridotto a una piccola repubblica asiatica. Costantinopoli, che dopo la caduta di Bisanzio, era stata onorata come la splendida metropoli dell'Impero Romano ed era divenuta la capitale dell'Impero Ottomano, fu abbandonata dai suoi conquistatori e spogliata della sua pompa e della sua gloria - muto ricordo dell'ignobile tirannia che aveva per tanto tempo macchiato il suo trono.

Queste, in grandi linee, furono le terribili manifestazioni di quella giustizia punitiva che colpì così tragicamente 'Abdu’l-Azíz, i suoi successori, il suo trono e la sua dinastia. E cosa accadde a Násiri’d-Dín Sháh, l'altro complice in quella cospirazione di imperatori che cercò di estirpare, radici e rami, la sbocciante Fede di Dio? La sua reazione al Messaggio Divino, portatogli dall'intrepido Badí', « l'Or-goglio dei Martiri », che si era spontaneamente offerto per questo compito, fu una prova di quell'odio implacabile che, per tutto il suo regno, gli arse violento nel petto.

La punizione divina della dinastia Qájár.

L'imperatore Francese, è stato riferito, aveva gettato via la Tavola di Bahá’u’lláh e, come Bahá'u'lláh Stesso afferma, aveva ordinato al suo Ministro di rivolgere al Suo Autore una risposta irriverente. Il Gran Visir di 'Abdu’l-Azíz, riferisce una fonte attendibile, quando lesse la comunicazione indirizzata al suo padrone imperiale e ai suoi ministri, impallidì ed espresse il seguente commento: « come se il re dei re stesse dando ordini al più umile tra i suoi vassalli e stesse regolando la sua condotta ». La regina Vittoria, si dice, quando lesse la Tavola rivelata per lei, osservò: « Se ciò viene da Dio, durerà; in caso contrario, non può far male ». Ma toccò a Násiri'd-Dín Sháh, per istigazione dei teologi, vendicarsi

di Uno Che non poteva più punire personalmente, arrestando il Suo messaggero, un giovane di circa diciassette anni, caricandolo di catene, torturandolo sulla ruota e infine uccidendolo.

A questo dispotico sovrano Bahá’u’lláh, il Quale l'accusò di essere il « Principe degli Oppressori », e uno che sarebbe divenuto presto « un esempio pratico per il mondo », aveva scritto: « Guarda questo Giovane, o Re, con occhi di giustizia; giudica tu dunque, con verità, riguardo a ciò che Gli è accaduto. Per la verità, Dio ha fatto di te la Sua ombra fra gli uomini, e il segno del Suo potere per tutti quelli che dimorano in terra ». E ancora: « O Re! Se dovessi porgere orecchio allo scricchiolio della Penna della Gloria e al tubare della Colomba dell'Eternità... tu giungeresti ad un rango dal quale contempleresti, nel mondo dell'essere, null'altro che il fulgore dell'Adorato, e considereresti la sovranità come la più disprezzabile delle tue proprietà, abbandonandola a chiunque possa desiderarla, e volgendo il viso verso l'Orizzonte incandescente del Suo sem-biante ». E ancora: « Noi nutriamo speranza comunque, che Sua Maestà lo Sháh esaminerà personalmente queste cose e recherà speranza ai cuori. Ciò che abbiamo sottoposto alla tua Maestà è invero per il tuo più grande bene ».

Ma questa speranza doveva rimanere inadempiuta. Fu distrutta da un regno che era stato inaugurato dall'esecuzione del Báb e dall'imprigionamento di Bahá’u’lláh nel Síyáh-Chál di Tihrán, da un sovrano che aveva ripetutamente istigato i successivi esili di Bahá’u’lláh e da una dinastia che si era macchiata dell'uccisione di quasi ventimila dei Suoi seguaci. Il drammatico assassinio dello Scià, l'ignobile governo degli ultimi sovrani della Casa Qájár e l'estinzione della dinastia furono cospicui esempi della punizione divina che queste orribili atrocità avevano provocato.

I Qájár, membri della tribù straniera dei Turcomanni, avevano in realtà usurpato il trono persiano. Áqá Muhammad Khán, lo Scià eunuco, fondatore della dinastia, era un tiranno così feroce, avido e sanguinario, che il ricordo di nessun persiano è tanto detestato ed esecrato da tutti quanto il suo ricordo. La storia del suo regno e del regno dei suoi immediati successori è una storia di vandalismo, di guerre intestine, di capi tribù recalcitranti e ribelli, di brigantaggio e di oppressione medievale, mentre gli annali del regno degli ultimi Qájár sono caratterizzati dal ristagno della nazione, dall'analfabetismo del popolo, dalla corruzione e dall'incompetenza del governo, dagli scandalosi intrighi di corte, dalla decadenza dei principi, dall'irresponsabilità e dalla dissipatezza del sovrano e

dal suo abietto servilismo verso un clero notoriamente degenere.

Il successore di Áqá Muhammad Khán, Fath-'Alí Sháh, succube della moglie, estremamente prolifico, il così detto « Dario del Seco-lo », fu un avaro fatuo, arrogante e senza scrupoli, famigerato per l'enorme numero di mogli e concubine che ammontavano a oltre un migliaio, per l'incalcolabile quantità di figli e per i disastri che il suo governo procurò al paese. Egli ordinò che il suo visir, al quale doveva il trono, fosse gettato, in una caldaia piena d'olio bollente. In quanto al suo successore, il bigotto Muhammad Sháh, uno dei suoi primi atti, decisamente condannato dalla penna di Bahá'u'lláh, fu l'ordine di strangolare il primo ministro, l'illustre Qá'im-Maqám, immortalato da quella stessa Penna come « Principe della Città dell'Arte del Governo e dell'Abilità Letteraria » e di averlo sostituito con quel volgare perfetto furfante di Hájí Mírzá Áqásí, che portò il paese sull'orlo della rovina e della rivoluzione. Questo stesso Scià si rifiutò di avere un colloquio con il Báb e Lo imprigionò nell'Azerbaigian e, a quarant'anni, fu colpito da una serie di malattie alle quali soccombette; si compì così quel tragico destino profetizzato con queste parole nel Qayyúmu'l-Asmá: « Giuro su Dio, o Scià! Se ti mostri nemico di Colui Che è il Suo Ricordo, il Giorno del Giudizio Iddio ti condannerà al fuoco dell'inferno davanti ai re e, in verità, quel giorno non troverai nessuno che ti aiuti, tranne Dio, l'Esaltato ».

Gli successe al trono Násiri'd-Dín Sháh, monarca egoista, capriccioso e arrogante, che era destinato a rimanere per mezzo secolo l'unico arbitro delle fortune del suo sventurato paese. Un disastroso oscurantismo, un'amministrazione caotica nelle province, la disorganizzazione delle finanze del regno, gl'intrighi, la natura vendicativa e la dissolutezza dei cortigiani viziosi e avidi, che ronzavano e brulicavano attorno al trono, il suo dispotismo che, se non fosse stato per il freno del timore dell'opinione pubblica europea e per il desiderio di essere stimato nelle capitali occidentali, sarebbe stato più crudele e selvaggio, furono i caratteri salienti del sanguinoso regno di quel sovrano che si dava l'appellativo di « Sentiero del Cielo » e « Rifugio dell'Universo ». La triplice oscurità del caos, del fallimento e dell'oppressione avviluppò il paese. Il suo assassinio fu il primo avvertimento della rivoluzione che doveva limitare i privilegi del figlio che gli successe, deporre gli ultimi due monarchi della casa Qájár ed estinguere la dinastia. La vigilia del suo giubileo, che doveva inaugurare una nuova èra, e la cui celebrazione era stata minuziosamente preparata, egli cadde vittima della pistola di un

assassino nella tomba di Sháh 'Abdu'l-Azím; il suo cadavere fu riportato a palazzo sul cocchio reale appoggiato davanti al Gran Visir, per ritardare la diffusione della notizia del suo assassinio. « Si sussurrava », scrive un testimone oculare della cerimonia e dell'assassinio, « che il giorno dei festeggiamenti dello Scià sarebbe stato il più grande giorno della storia persiana... I detenuti sarebbero stati liberati senza riserve: sarebbe stata proclamata un'amnistia generale: ai contadini era stata promessa un 'esenzione dalle tasse per almeno due anni... i poveri avrebbero ricevuto cibo per mesi. Ministri e ufficiali stavano già intrigando per ottenere onori e pensioni dallo Scià. Santuari e luoghi sacri avrebbero aperto le porte a tutti i viandanti e pellegrini e i siyyid e i mullá prendevano medicine per schiarirsi la gola, sì da poter cantare e declamare le lodi dello Scià da tutti i pulpiti. Le moschee erano state spazzate e preparate per le riunioni generali e le preghiere pubbliche in onore del Sovrano... Le fonti sacre erano state allargate perché potessero contenere una maggiore quantità di acqua santa e i competenti avevano previsto che sarebbero avvenuti molti miracoli, il giorno del giubileo, con l'aiuto di queste fonti... Lo Scià aveva dichiarato... che avrebbe rinunciato alle prerogative di despota e si sarebbe proclamato "Maestoso Padre di tutti i Persiani". Le autorità cittadine avrebbero rallentato la loro vigile sorveglianza. Non sarebbero stati registrati gli stranieri che sarebbero affluiti ai caravanserragli e la popolazione sarebbe stata libera di girare per le strade tutta la notte ». Perfino i grandi mujtahid, secondo quanto ha riferito lo stesso testimone oculare, « avevano deciso di smettere, per il momento, di perseguitare i Bábí e altri infedeli ».

Così cadde colui il cui regno rimarrà per sempre unito al più odioso crimine della storia il martirio di Colui Che la Suprema Manifestazione di Dio proclamò essere il « Punto attorno al quale ruotano le Realtà dei Profeti e dei Messaggeri ». In una Tavola in cui la Penna di Bahá’u’lláh lo condannò, leggiamo: « Tra loro (i re della terra) c'è il Re della Persia che sospese in aria Colui Che è il Tempio della Causa (il Báb) e Lo mise a morte con tale crudeltà che tutte le cose create, e gli abitanti del Paradiso, e l'Accolta Celeste piansero per Lui. Uccise inoltre alcuni dei Nostri parenti, e saccheggiò le Nostre proprietà, e dette la Nostra famiglia prigioniera nelle mani degli oppressori. Più d'una volta Mi imprigionò. In nome di Dio, l'Unico Vero! Nessuno può enumerare le cose che Mi toccarono in prigione, tranne Dio, Colui Che tiene conto delle cose, l'Onnisciente, l'Onnipotente. In seguito egli Mi esiliò con la Mia

famiglia dalla Mia patria, per cui arrivammo in 'Iráq palesemente addolorati. Ci fermammo là fino al momento in cui il Re di Rúm (il Sultano di Turchia) si levò contro di Noi e Ci convocò alla sede della sua sovranità. Quando arrivammo, fummo sommersi da cose di cui il Re di Persia si rallegrò. Più tardi entrammo in questa Prigione, in cui le mani dei Nostri amati furono strappate dall'orlo del Nostro manto. In questo modo Ci trattò! ».

I giorni della dinastia Qájár erano ora contati. Il torpore della coscienza nazionale era svanito. Il regno del successore di Násiri'dDín Sháh, Muzafarri'd-Dín Sháh, creatura debole e timida, dissipata e prodiga verso i cortigiani, trascinò il paese diritto alla rovina. Il movimento a favore di una costituzione che limitasse i privilegi del sovrano prese forza e culminò nella firma della costituzione da parte dello Scià, il quale spirò pochi giorni dopo. Gli successe al trono Muhammad-'Alí Sháh, despota della peggior risma, uomo avido e senza principi. Ostile alla costituzione, egli, con il suo procedimento sommario, che implicò il bombardamento del Baháristán, dove si riuniva l'Assemblea, scatenò una rivoluzione che portò alla sua deposizione da parte dei nazionalisti. Accettando, dopo molte contrattazioni, un lauto appannaggio, si rifugiò ignominiosamente in Russia. Ahmad Sháh, il re-bambino che gli succedette, era una nullità e non si curava dei suoi doveri. Gli urgenti bisogni del paese continuarono ad essere ignorati. L'anarchia crescente e l'impotenza del governo centrale, le condizioni delle finanze nazionali, il deterioramento progressivo delle condizioni generali del paese, praticamente abbandonato dal sovrano il quale, al compimento delle dure e urgenti responsabilità che il triste stato della nazione comportava, preferiva i divertimenti e le frivolezze della vita di società nelle capitali europee, segnò la fine di una dinastia che, secondo l'opinione generale, si era giocata la corona. Mentre era all'estero, per una delle sue visite periodiche, il Parlamento lo depose e proclamò estinta la sua dinastia, che aveva tenuto il trono di Persia per centotrent'anni, i cui governanti avevano orgogliosamente proclamato di discendere nientemeno che da Jafet, figlio di Noè, e i cui successivi monarchi, con una sola eccezione, furono assassinati o deposti o abbattuti da un morbo fatale.

La loro miriade di figli, un vero « alveare di principotti », una « genia di fuchi regali », erano una sciagura e una minaccia per i loro concittadini. Ma ora questi sventurati discendenti di una casa decaduta, spogliati d'ogni potere e alcuni ridotti perfino a mendi-care, attestano nella loro sventura, le conseguenze delle azioni

abominevoli che i loro progenitori hanno perpetrato. Ingrossando le file degli sventurati rampolli della Casa di "Uthmán e dei gover-nanti delle dinastie Romanov, Hohenzollern, Asburgo e Napoleonica, essi vagano per il mondo, senza conoscere la natura delle forze che hanno prodotto un cambiamento così tragico nella loro vita e che hanno così potentemente contribuito alla loro attuale sventura.

Nipoti di Násiri'd-Dín Sháh e del sultano 'Abdu’l-Azíz, poveri e deboli, si sono già rivolti al Centro Mondiale della Fede di Bahá’u’lláh e hanno chiesto aiuto politico e assistenza economica. Nel primo caso la richiesta è stata prontamente e fermamente respinta, mentre nel secondo caso è stata accolta senza esitazioni.

Il declino delle fortune delle monarchie.

Se diamo uno sguardo in altri campi al declino delle fortune delle monarchie, sia negli anni immediatamente precedenti la Grande Guerra, sia dopo, e consideriamo la sorte che è toccata all'Impero Cinese, alle monarchie portoghese e spagnola e, più recentemente, le sventure che hanno colpito e stanno ancora colpendo i sovrani di Norvegia, Danimarca e Olanda e osserviamo l'impotenza degli altri re e notiamo la paura e il tremito che si sono impadroniti dei loro troni, non possiamo non collegare il loro triste stato con i passi iniziali della Súriy-i-Mulúk che, a causa del loro grave significato, mi sento obbligato a citare per la seconda volta:

« Temete Dio, o accolta di re, e non private voi stessi di questa sublime grazia... Volgete i vostri cuori verso il Volto di Dio, e abbandonate ciò che i vostri desideri vi hanno imposto di seguire, e non siate di coloro che periscono... Voi non avete esaminata la Sua (del Báb) Causa quando il farlo sarebbe stato meglio per voi che possedere tutto ciò su cui brilla il sole, se soltanto lo comprendeste!... Attenti a non essere incuranti d'ora innanzi come lo siete stati in passato... Il Mio Volto è uscito dai veli e ha riversato il Suo splendore su tutto ciò che vi è in cielo e in terra; eppure, voi non vi siete volti verso di Lui... Levatevi dunque... e fate ammenda per quello che vi è sfuggito... Se non prenderete in considerazione i consigli che vi abbiamo rivelato in questa Tavola in un linguaggio impareggiabile ed inequivocabile, il Castigo Divino vi assalirà da ogni parte e sarà pronunziata contro di voi la sentenza della Sua

giustizia... Venti anni sono passati, o Re, durante i quali Noi abbiamo assaporato ogni giorno l'agonia di una nuova tribolazione... Benché foste a conoscenza della maggior parte delle Nostre pene, pure siete stati incapaci di fermare la mano dell'aggressore. Non è, forse, vostro primo dovere di frenare la tirannia dell'oppressore e di trattare con equità i vostri sudditi perché sia pienamente dimostrato a tutta l'umanità il vostro alto senso di giustizia? »

Non dobbiamo meravigliarci se Bahá’u’lláh, dato il modo in cui Lo trattarono i sovrani della terra, ha scritto queste parole che abbiamo già citato: « A due categorie d'uomini il potere è stato tolto: ai re e al clero ». Ma Egli va anche oltre, e nella Sua Tavola indirizzata a Shaykh Salmán afferma: « Uno dei segni della maturità del mondo è che nessuno accetterà il peso della corona. La corona rimarrà senza che vi sia nessuno disposto a portarne da solo il peso. Quel giorno sarà il giorno in cui la saggezza sarà palesata in mezzo agli uomini. Solo per proclamare la Causa di Dio e per diffondere la Sua Fede qualcuno sarà disposto a sopportare questo peso gravoso. Benedetto colui che si esporrà a questo grande pericolo e accetterà questa fatica e questa pena per amor di Dio e allo scopo di proclamare la Sua Fede ».

Apprezzamento della monarchia.

Ma nessuno deve fraintendere o involontariamente travisare l'intenzione di Bahá’u’lláh. Per quanto dura sia stata la condanna pronunziata contro quei sovrani che Lo perseguitarono, e per quanto severo il biasimo che espresse contro tutti coloro che mancarono al preciso dovere di indagare sulla verità della Sua Fede e di fermare la mano dei malfattori, i Suoi insegnamenti non contengono alcun principio che possa essere, in qualsiasi modo, interpretato come un ripudio o una denigrazione, anche solo velata, dell'istituzione della monarchia. La caduta catastrofica e l'estinzione delle dinastie e degl'imperi di quei monarchi la cui disastrosa fine Egli profetizzò dettagliatamente, e il tramonto dei sovrani della Sua generazione che in genere biasimò - fatti che costituiscono una fase di transizione nell'evoluzione della Fede - non vanno in alcun modo confusi con la futura posizione di codesta istituzione. Anzi, se studiamo a fondo gli scritti dell'Autore della Fede Bahá'í, scopri-remo certamente innumerevoli passi in cui, con parole che nessuno può travisare, Egli elogia il principio della monarchia, magnifica il

rango e la condotta dei re giusti ed equanimi, predice l'avvento di monarchi che governeranno con giustizia e perfino che professeranno la Sua Fede, e propugna il solenne dovere di adoperarsi per assicurare il trionfo dei sovrani Bahá'í. Concludere dalle parole sopra citate che Bahá’u’lláh rivolse ai monarchi della terra, dedurre dal racconto delle funeste sciagure che colpirono tanti di loro, che i Suoi seguaci invochino o prevedano la definitiva estinzione dell'istituzione della monarchia, equivarrebbe a una distorsione dei Suoi insegnamenti.

Non posso fare meglio che citare alcune delle testimonianze di Bahá’u’lláh, lasciando che i lettori stessi si facciano un'idea sulla erroneità di una simile deduzione. Nella Sua « Epistola al Figlio del Lupo » Egli indica la vera fonte dell'autorità dei re: « Il rispetto per il rango dei sovrani è ordinato da Dio, come attestano chiaramente le parole dei Profeti di Dio e dei Suoi Eletti. A Colui Che è lo Spirito (Gesù) - la pace sia con Lui - fu chiesto: «O Spirito di Dio! è lecito pagare il tributo a Cesare o no? » Ed Egli rispose: «Sì, date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». Non lo proibì. Questi due detti sono, a giudizio degli uomini intuitivi, la stessa cosa, poiché se ciò che appartiene a Cesare non venisse da Dio, Egli l'avrebbe proibito. E ugualmente nel sacro versetto: «Obbedite Iddio e obbedite l'Apostolo, e quelli tra voi che sono investiti del potere». «Quelli che sono investiti del potere» significa in primo luogo e in modo più speciale gli Imám, la benedizione di Dio scenda su di loro. Essi sono in verità le manifestazioni della potenza di Dio, e le fonti della Sua autorità, e i depositari della Sua conoscenza, e le albe dei Suoi comandi. In secondo luogo queste parole si riferiscono ai re e ai governanti, coloro grazie al fulgore della cui giustizia gli orizzonti del mondo sono risplendenti e luminosi ». E ancora: « Nella lettera ai Romani, San Paolo ha scritto: «Ogni anima sia soggetta ai poteri più alti. Poiché non c'è forza che non sia di Dio; le forze che ci sono, sono state disposte da Dio. Perciò chiunque resiste al potere, resiste all'ordine di Dio». E poi: «Poiché egli è il ministro di Dio, il vendicatore, che scatena la collera su colui che fa male». Egli dice che l'apparizione dei re, la loro maestà e il loro potere provengono da Dio ».

E ancora: « Un re giusto può avvicinarsi a Dio più di chiunque al-tro. Questo attesta Colui Che parla nella Sua Più Grande Prigione »

Così nelle Bishárát (Liete Novelle), Bahá'u'lláh afferma che « la maestà della monarchia è uno dei segni di Dio ». « Non desi-deriamo », aggiunge, « che i paesi del mondo ne siano privati ».

Nel Kitáb-i-Aqdas espone la Sua intenzione ed elogia il re che professerà la Sua Fede: « Per la giustizia di Dio! Non è Nostro desiderio di mettere le mani sui vostri regni. La Nostra missione è quella di prendere e possedere i cuori degli uomini. Su di essi sono fissi gli occhi di Bahá. Ne fa testimonianza il Regno dei Nomi, oh se poteste soltanto capirlo! Quanto più grande, dunque, deve essere la rinunzia di Colui Che riveste un grado così augusto! ». « Quale grande benedizione attenderà il re che si leverà a servire la Mia Causa nel Mio Regno, che si allontanerà da tutto fuorché da Me! Un tale re sarà annoverato fra i compagni dell'Arca Purpurea - l'Arca preparata da Dio per la gente di Babà. Tutti dovranno glorificare il suo nome, riverire il suo stadio ed aiutarlo ad aprire le città con le chiavi del Mio Nome, l'Onnipotente Protettore di tutto ciò che risiede nei regni del visibile e dell'invisibile. Un simile re è l'occhio stesso dell'umanità, il diadema risplendente sulla fronte della creazione, una sorgente di benedizioni per il mondo intero. Offrite, o genti di Bahá, le vostre sostanze, anzi le vostre vite stesse per aiutarlo ».

Nella Lawh-i-Sultán, Bahá’u’lláh inoltre rivela il significato della monarchia: « Un re giusto è l'ombra di Dio sulla terra. Tutti dovrebbero cercare rifugio all'ombra della sua giustizia e riposare al riparo del suo favore. Questo non è un argomento specifico o limitato nella sua portata, che possa essere ristretto a una persona o a un'altra, perché l'ombra parla di Colui Che la proietta. Dio, glorificato sia il Suo ricordo, ha chiamato Se Stesso il Signore dei mondi, poiché ha nutrito e nutre ancora tutti. Siano glorificate, dunque, la Sua grazia che ha preceduto tutte le cose create e la Sua misericordia che ha sorpassato i mondi ».

In una delle Sue Tavole, Bahá’u’lláh ha anche scritto: « L'unico vero Dio, esaltata sia la Sua gloria, ha conferito il governo della terra ai re. A nessuno è concesso il diritto di agire in modo contrario alle opinioni meditate di coloro che detengono il potere. Ciò che Egli ha riservato per Sé sono le cittadelle dei cuori umani; e di queste gli Amati di Colui Che è la Verità Sovrana sono, oggi, le chiavi ».

Nel passo seguente Egli esprime questo desiderio: « Accarezziamo la speranza che uno dei re della terra si levi, per amor di Dio, per far trionfare questo popolo perseguitato e oppresso. Questo re sarà esaltato e glorificato in eterno. Dio ha prescritto a questo popolo il dovere di aiutare chiunque lo aiuterà, di servire i suoi interessi e di dimostrargli la sua eterna lealtà ».

Nella Lawh-i-Ra’ís, Egli profetizza in modo reale e categorico la venuta di un tale re: « Tra non molto Iddio farà sorgere tra i re uno che aiuterà i Suoi amati. Egli, in verità, racchiude tutte le cose. Istillerà nei cuori l'amore per i Suoi amati. Questo, in verità, è il decreto irrevocabile di Uno Che è l'Onnipotente, il Benefattore ». Nel Ridvánu'l-'Adl, in cui si esalta la virtù della giustizia, fa una predizione analoga: « Tra non molto Iddio farà apparire sulla terra re che riposeranno sul giaciglio della giustizia e governeranno tra gli uomini come governano se stessi. Essi sono, in verità, tra le Mie creature più elette in tutta la creazione ».

Nel Kitáb-i-Aqdas Egli descrive con queste parole la salita al trono della Sua città natale - « la Madre del Mondo » e « l'Alba della Luce » - di un re che sarà adorno dei due ornamenti della giustizia e della devozione alla Sua Fede: « Che nulla ti rattristi, o Terra di Tá, poiché Dio ti ha scelta quale sorgente di gioia per l'umanità intera. Se sarà Sua volontà, benedirà il tuo trono ponendovi uno che governerà con giustizia e che riunirà il gregge di Dio che i lupi hanno disperso. Un tale sovrano si volgerà con gioia e allegrezza verso la gente di Bahá e le estenderà i suoi favori. Agli occhi di Dio sarà invero ritenuto una gemma fra gli uomini. Su di lui discenda sempre la gloria di Dio e la gloria di tutti coloro che dimorano nel regno della Sua Rivelazione ».

Il crollo dell'ortodossia religiosa.

Cari amici! Il declino delle fortune dei reggitori coronati del potere temporale è stato accompagnato da un non meno sorprendente deterioramento dell'influenza esercitata dai capi religiosi del mondo. Gli eventi colossali che hanno preannunziato la dissoluzione di tanti regni e imperi, sono quasi coincisi con il crollo delle roccaforti dell'ortodossia religiosa, apparentemente inviolabile. Quello stesso processo che portò, rapidamente e tragicamente, alla rovina re e imperatori ed estinse le loro dinastie, ha agito anche sui capi ecclesiastici cristiani e musulmani danneggiando il loro prestigio e in alcuni casi rovesciando le loro somme istituzioni. In verità, « il potere è stato tolto ai re e al clero ». La gloria dei primi è stata eclissata, il potere dei secondi è andato irrimediabilmente perduto.

Bahá’u’lláh Si è appellato anche a quei capi che guidavano e controllavano le gerarchie ecclesiastiche delle proprie rispettive religioni, li ha ammoniti e biasimati in termini non meno precisi di quelli con cui Si rivolse ai sovrani che presiedevano ai destini dei propri sudditi. Anche loro, e in modo particolare i capi ecclesiastici musulmani insieme con despoti e monarchi, hanno lanciato i loro assalti e scagliato i loro anatemi contro i Fondatori della Fede di Dio, i suoi seguaci, i suoi principi e le sue istituzioni. Non hanno forse per primi i teologi di Persia alzato lo stendardo della rivolta, infiammato contro la Fede le masse ignoranti e servili e istigato le autorità civili, con le loro proteste, le loro minacce, le loro bugie, le loro calunnie e denuncie, a decretare gli esili, a promulgare le leggi, a lanciare le campagne punitive e a compiere le esecuzioni e i massacri che riempiono le pagine della sua storia? Così abominevole e selvaggia fu la strage compiuta in un solo giorno, per istigazione di questi teologi, e così tipica di una « brutale insensibilità e ingegnosità diabolica » che Renan, nel suo « Les Apôtres » definì quel giorno « forse senza precedenti nella storia del mondo ».

Questi teologi, con questi stessi atti, gettarono i semi della disintegrazione delle loro istituzioni, istituzioni che erano così potenti e famose e sembravano assolutamente invulnerabili quando nacque la Fede. Costoro, assumendosi con tanta leggerezza e stolidità una responsabilità tanto terribile, furono i primi responsabili della liberazione di quelle influenze violente e distruttrici che hanno scatenato disastri tanto catastrofici quanto quelli che travolsero re e imperi e che costituiscono le pietre miliari del primo secolo dell'èra Bahá'í.

Questo processo di deterioramento, per quanto sorprendente nelle sue manifestazioni iniziali, sta ancora svolgendosi con forza immutata e acquisterà velocità e rivelerà segni ancor più straordinari della sua forza devastatrice, man mano che l'opposizione alla Fede di Dio, da varie fonti e in zone distanti, si rafforzerà. Date le dimensioni che questa comunicazione ha già assunto, non posso, trattare a lungo come vorrei gli aspetti di questo ponderoso tema che, con la reazione dei sovrani della terra al Messaggio di Bahá'u'l-láh, è uno degli episodi più affascinanti e edificanti nella storia drammatica della Sua Fede. Considererò solo le ripercussioni - sulle loro rispettive istituzioni - dei violenti assalti sferrati dai capi ecclesiastici dell'Islám e, in misura minore, da certi esponenti dell'ortodossia cristiana. Premetterò a queste osservazioni alcuni passi raccolti dalle numerose Tavole di Bahá’u’lláh che contengono riferimenti diretti o indiretti ai teologi musulmani e cristiani e che

gettano una luce così potente sui terribili disastri che hanno colpito e stanno ancora colpendo le gerarchie ecclesiastiche delle due religioni con le quali la Fede ha avuto rapporti immediati.

Ma non si deve dedurre che Bahá’u’lláh diresse le Sue storiche allocuzioni esclusivamente ai capi dell'Islám e del Cristianesimo, e che l'impatto di codesta Fede che tutto pervade sulle roccaforti dell'ortodossia religiosa debba essere limitata alle istituzioni di questi due sistemi religiosi. « L'ora preordinata ai popoli e alle tribù della terra è giunta », afferma Bahá’u’lláh, « Le promesse di Dio inserite nelle Sacre Scritture, si sono tutte compiute. ... Questo è il Giorno che la Penna dell'Altissimo ha glorificato in tutte le Sacre Scritture. Non vi è alcun versetto che non celebri la gloria del Suo santo Nome e nessun Libro che non attesti la sublimità di questo tema esaltatissimo ». « Se dovessimo », aggiunge « rammentare tutto quello che è stato rivelato in questi santi Libri e nelle Sacre Scritture riguardo a questa Rivelazione, questa Tavola assumerebbe proporzioni smisurate ». Giacché nelle Scritture di tutte le Religioni del passato è racchiusa la promessa della Fede di Bahá’u’lláh, l'Autore di questa Fede Si rivolge ai loro seguaci e in particolare ai loro capi responsabili che si sono interposti tra Lui e le loro rispettive congregazioni. « In un tempo », scrive Bahá’u’lláh, « Noi ci rivolgiamo al popolo della Torah e lo invitiamo a Colui Che è il Rivelatore dei versi Colui Che proviene da Chi abbassa la cervice superba degli uomini... In un altro tempo, Noi ci indirizziamo al popolo del Vangelo e diciamo: «Il Gloriosissimo è giunto in questo Nome pel quale la Brezza di Dio ha alitato su tutte le regioni»... Ancora in un altro tempo Ci rivolgiamo al popolo del Corano dicendo: «Temete il Misericordiosissimo, e non cavillate con Colui per opera del Quale tutte le religioni furono fondate»... Sappi, inoltre, che Noi abbiamo indirizzato anche ai Magi le Nostre Tavole, e le abbiamo adornate con la Nostra Legge... Noi abbiamo rivelato in esse l'essenza di tutti i cenni e le allusioni contenute nei loro Libri. Il Signore, invero, è l'Onnipotente, l'Onnisciente ».

Rivolgendosi al popolo ebreo Bahá'u'lláh ha scritto: « La Più Grande Legge è venuta, e l'Antica Bellezza governa sul trono di Davide. Così la Mia Penna ha detto ciò che le storie di ère passate hanno raccontato. In questo tempo, comunque, Davide leva la voce e dice: «O mio amoroso Signore! Annoverami fra coloro che sono stati saldi nella Tua Causa, o Tu per Il Quale s'illuminarono i visi e scivolarono i piedi! ». E ancora: « Il Respiro è stato alitato e la Brezza ha soffiato, e da Sion è apparso ciò che era celato, e da

Gerusalemme si è udita la Voce di Dio, l'Unico, l'Incomparabile, l'Onnisciente ». Inoltre nella Sua « Epistola al Figlio del Lupo » Bahá'u'lláh ha rivelato: « Dà ascolto al canto di Davide. Egli dice: «Chi mi porterà nella Città Forte?» La Città Forte è 'Akká, che è stata chiamata la Più Grande Prigione e che possiede una fortezza e possenti bastioni. O Shaykh! Leggi ciò che Isaia ha detto nel Suo Libro: “Sali sull'alto monte, o Sion, che porti le buone novelle; alza la voce, con forza, o Gerusalemme, che porti buone novelle. Alzala, non avere timore; dì alle città di Giuda: ‘Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Iddio verrà con mano forte e il Suo braccio governerà per Lui’. Oggi sono apparsi tutti i segni. Una grande Città è discesa dal cielo e Sion trema ed esulta di gioia davanti alla Rivelazione di Dio, poiché ha udito la Voce di Dio da tutte le parti” ».

Alla casta clericale, che detiene la supremazia sacerdotale sui seguaci della Fede di Zoroastro, quella stessa voce, identificandosi con la voce del promesso Sháh-Bahrám, ha dichiarato: « O sommi sacerdoti! Le orecchie vi sono state date perché ascoltino il mistero di Colui Che è autosufficiente, e gli occhi perché possano contemplarLo. Dove fuggite voi? L'Incomparabile Amico è manifesto. Egli ha pronunciato ciò che porta in sé la salvezza. Se voi, o altri sacerdoti, scopriste il profumo del roseto dell'intendimento, non cerchereste nessun altro che Lui e riconoscereste, nel Suo nuovo abito, il Saggio, l'Impareggiabile, e stornereste gli occhi dal mondo e da tutti coloro che lo cercano e vi levereste ad aiutarLo ». «Qualsiasi cosa sia stata annunciata nei Libri», ha scritto Bahá’u’l-láh, in risposta a uno Zoroastriano che s'informava sul promesso Sháh-Bahrám, « è ora rivelata e resa chiara. I segni sono stati fatti manifesti da ogni direzione; l'Onnipotente chiama, in questo Giorno, e annuncia l'apparizione del Paradiso Supremo ». « Questo non è il giorno », dichiara in un'altra Tavola, « in cui i sommi sacerdoti possono comandare ed esercitare la loro autorità. Nel vostro Libro è detto che i sommi sacerdoti, in quel giorno, condurranno gli uomini fuori strada, ed impediranno loro di avvicinarsi a Lui. È veramente un sommo sacerdote colui che ha visto la luce e si è affrettato sulla via che conduce verso il Beneamato ». « Dì: o sommi sacerdoti », a loro ancora Egli Si rivolge, « La Mano dell'Onnipotente è protesa da dietro le nuvole; guardatela con nuovi occhi. I segni della Sua maestà e della Sua grandezza sono svelati; contemplateli con occhi puri... Dì: o sommi sacerdoti! Voi siete presi di riverenza per il Mio Nome, eppure fuggite via da Me,

Voi siete i sommi sacerdoti del Tempio. Se voi foste stati i sommi sacerdoti dell'Onnipotente, sareste stati uniti con Lui, e Lo avreste riconosciuto... Dì: o sommi sacerdoti! Nessun atto d'uomo sarà accettabile in questo Giorno, a meno che questi non rinunci all'umanità e a tutto ciò che gli uomini posseggono, e non volga il viso verso l'Onnipotente ».

Ma queste due Fedi non c'interessano molto. Il mio tema ri-guarda direttamente l'Islám e, in misura minore, la Cristianità. L'Islám, da cui la Fede di Bahá’u’lláh è sorta, come il Cristianesimo sorse dal Giudaismo, è la religione entro i cui confini la Fede inizialmente emerse e si sviluppò, dai cui ranghi è stata reclutata la gran massa dei seguaci Bahá'í e dai cui capi essi sono stati, e sono in realtà tuttora, perseguitati. D'altra parte, il Cristianesimo è la religione alla quale appartiene la grande maggioranza dei Bahá’í di estrazione non islamica, entro il cui ambito spirituale l'Ordine Amministrativo della Fede di Dio sta rapidamente avanzando, e dai cui esponenti ecclesiastici quest'Ordine riceve attacchi sempre crescenti. A differenza dell'induismo, del Buddismo, del Giudaismo e perfino dello Zoroastrianesimo, che per lo più sono ancora ignari delle potenzialità della Causa di Dio, e la cui risposta al Suo Messaggio è ancora trascurabile, la fede maomettana e quella cristiana possono essere considerate come i due sistemi religiosi, che stanno sostenendo, in questo stadio formativo della sua evoluzione, tutto l'im-patto di codesta straordinaria Rivelazione.

Vediamo dunque che cosa hanno detto i Fondatori della Fede Bahá'í ai capi ufficiali dell'Islám e del Cristianesimo o che cosa hanno scritto su di essi. Abbiamo già considerato i passi che si riferiscono ai re dell'Islám, i Califfi regnanti a Costantinopoli, gli Scià di Persia che reggevano il regno in qualità di temporanei fiduciari dell'Imám atteso. Abbiamo anche parlato della Tavola che Bahá'u'-lláh rivelò specificamente per il Romano Pontefice e del messaggio più generico contenuto nella Súriy-i-Mulúk e diretto ai re della Cristianità. Non meno provocatoria e minacciosa è la Voce che ha avvertito e chiamato alla resa dei conti i teologi musulmani e il clero cristiano.

« In ogni età », dice la critica chiara e universale espressa da Bahá’u’lláh nel Kitáb-i-Íqán, « hanno impedito alla loro gente di raggiungere la riva dell'eterna salvezza, dato che tenevano nel loro possente pugno le redini della autorità. Alcuni per brama di primeggiare e altri per mancanza di conoscenza e di comprensione sono stati la causa della depravazione delle genti. Con la sanzione della

loro autorità, ogni Profeta di Dio ha bevuto al calice del sacrificio ed ha preso il volo verso le altezze della gloria. Quali indicibili crudeltà hanno inflitto coloro che occupavano i seggi dell'autorità e della dottrina ai veri monarchi del mondo, a quelle gemme di divina virtù! Soddisfatti di un dominio transitorio si sono privati di una sovranità eterna ». E ancora nello stesso Libro: « Fra questi “veli della gloria”, sono i teologi ed i dottori del tempo della Manifestazione di Dio che, per mancanza di discernimento e per amore e avidità di comando, non si sono sottomessi alla Causa di Dio, anzi, si sono persino rifiutati di tendere l'orecchio alla Melodia Divina. «Essi si sono messi le dita negli orecchi». Ed anche gli uomini, ignorando completamente Dio e prendendoli a maestri, si son posti senza riserva sotto l'autorità di questi tronfi ed ipocriti capi, non possedendo personalmente né vista, né udito, né cuore per distinguere il vero dal falso. Nonostante gli ammonimenti divinamente ispirati, di tutti i Profeti, dei Santi e degli Eletti di Dio, che ingiungono agli uomini di vedere coi propri occhi e di udire coi propri orecchi, essi hanno rifiutato sdegnosamente i loro consigli ed hanno seguito ciecamente, e continueranno a seguire, i capi della loro religione. Se una persona povera ed oscura, priva del sapere dei dotti, si rivolgesse loro dicendo: «Seguite, o uomini, i Messaggeri di Dio», molto sorpresi da questo invito, risponderebbero: «Come! Vuoi dire che tutti questi teologi, tutti questi interpreti della dottrina, con tutta la loro autorità, la loro pompa, il loro fasto, hanno errato e non hanno saputo distinguere il vero dal falso? Tu e le persone come te pretendete di aver compreso ciò che essi non hanno capito?». Se il numero e la magnificenza delle vesti fossero ritenuti indici di sapienza e di verità, i teologi di un'altra età, mai sorpassati da quelli d'oggigiorno per numero, magnificenza e potenza, dovrebbero essere considerati superiori e più degni ». Inoltre: « Non un Profeta di Dio Si è manifestato senza essere vittima dell'odio implacabile, delle accuse, della ripulsa e dell'esecrazione del clero del Suo Tempo. Guai a loro per le iniquità che le loro mani hanno già operato! Guai a loro per quello che fanno adesso! Quali veli di gloria più gravosi di questa incarnazione dell'errore! Per la giustizia di Dio! Penetrare questi veli è la più potente di tutte le azioni; strapparli la più meritoria! ». « Sulle loro labbra », ha scritto inoltre, « la menzione di Dio è divenuta un nome vuoto; in mezzo a loro la Sua santa Parola è lettera morta. Tale è la spinta dei loro desideri, che il lume della coscienza e della ragione è stato smorzato nei loro cuori... Non se ne trovano due

che siano d'accordo sulla stessa legge, poiché non cercano Iddio ma il loro proprio desiderio e non percorrono altro sentiero se non quello dell'errore. Nel primato essi hanno riconosciuto l'ultimo oggetto dei loro sforzi e considerano l'orgoglio e l'alterigia il più alto obiettivo del desiderio dei loro cuori. Hanno posto le loro sordide macchinazioni al di sopra del decreto Divino, hanno rinunciato alla rassegnazione alla volontà di Dio, si sono occupati di calcoli egoistici e hanno camminato sulla strada degli ipocriti. Con tutto il loro potere e la loro forza essi cercano di mettersi al sicuro nelle loro meschine occupazioni, timorosi che il minimo discredito possa minare la loro autorità o macchiare lo sfoggio della loro magnificenza ».

« I teologi sono stati », ha affermato Bahá’u’lláh in un'altra Tavola, « la fonte e l'origine della tirannide. Per mezzo delle sentenze pronunziate da queste anime altezzose e caparbie i governanti della terra hanno commesso ciò che avete sentito... Le redini delle masse negligenti sono state e sono nelle mani degli esponenti di vuote fantasie e vane immaginazioni. Essi decretano ciò che loro piace. Dio in verità è libero da loro, e anche Noi siamo liberi da loro, come lo sono coloro che hanno attestato ciò che la Penna del Sommo ha detto in questo Rango glorioso ».

« Le guide degli uomini », ha anche asserito, « da tempo immemorabile hanno impedito alla gente di rivolgersi verso il Più Grande Oceano. L'Amico di Dio (Abramo) fu gettato nel fuoco a causa della sentenza pronunziata dai teologi dell'epoca, e menzogne e calunnie furono imputate a Colui Che parlò con Dio (Mosè). Riflettete su Colui Che fu lo Spirito di Dio (Gesù). Benché desse prova della massima comprensione e tenerezza, tuttavia essi insorsero contro quell'Essenza dell'Essere, Signore del Visibile e dell'Invisibile, in tal modo che non potè trovare un rifugio in cui riposare. Ogni giorno Se ne andava in un luogo nuovo e cercava un nuovo riparo. Considera il Sigillo dei Profeti (Muhammad) - possano esserGli sacrificate tutte le anime tranne la Sua! - Quante cose dolorose colpirono quel Signore di tutti gli esseri per mano dei preti dell'idolatria e dei dottori ebrei, dopo ch'Egli ebbe pronunziate le parole benedette proclamanti l'unità di Dio! Per la Mia vita! La Mia penna geme e tutte le cose create piangono a causa delle cose che L'hanno colpito per mano di coloro che hanno infranto il Patto di Dio e il Suo testamento, e negato la Sua testimonianza, e contraddetto i Suoi Segni ».

« Gli stolti teologi », dichiara in un'altra Tavola, « hanno messo

da parte il Libro di Dio e si sono occupati di ciò che essi stessi hanno creato. L'Oceano della Conoscenza è rivelato e la Penna del Sommo stride, eppure essi, come vermi della terra, sono afflitti dall’argilla delle loro fantasie e immaginazioni. Essi sono magnificati a causa della loro relazione con l'unico vero Dio, e tuttavia si sono allontanati da Lui! A causa Sua sono divenuti famosi, e tuttavia sono separati da Lui come da un velo! ».

« I preti pagani », è scritto in un'altra Tavola, « e i teologi ebrei e cristiani hanno commesso le stesse cose che hanno commesso e stanno commettendo, in questa Dispensazione, i teologi del secolo. Anzi, costoro hanno dato prova di una crudeltà più atroce e di una malizia più crudele. Ogni atomo attesta ciò che dico ».

A questi capi, i quali « considerano se stessi le migliori tra tutte le creature e sono stati considerati le più vili da Colui Che è la verità », i quali « occupano i seggi della dottrina e del sapere, che hanno chiamato sapienza l'ignoranza, e giustizia l'oppressione », i quali « non adorano altro Dio tranne i loro desideri, non nutrono lealtà verso alcuna cosa tranne l'oro, che sono avvolti negli spessi veli del sapere e che, avviluppati dalle sue oscurità, si sono perduti nei deserti dell'errore » a costoro Bahá’u’lláh ha voluto rivolgere queste parole: « O, accolta di teologi! D'ora innanzi non dovete più ritenervi depositari di alcun potere, poiché Noi, quel potere, ve l'abbiamo tolto e l'abbiamo destinato a quelli che hanno creduto in Dio, l'Unico, il Potentissimo, l'Onnipotente, l’Incoercibile ».

Nel Kitáb-i-Aqdas, leggiamo ciò che segue: « Dì: O capi della Religione! Non giudicate il Libro di Dio con le misure e le scienze comuni fra voi, poiché il Libro stesso è la bilancia infallibile istituita fra gli uomini. Tutto ciò che posseggono i popoli e le tribù della terra dovrà essere pesato su questa bilancia perfettissima, mentre la misura del suo peso dovrebbe essere saggiata a seconda della sua propria qualità, se soltanto lo capiste. L'occhio della Mia amorosa premura piange amaramente per voi che non siete riusciti a riconoscere Colui Che avete invocato durante il giorno e la notte, al mattino e alla sera... O voi capi della religione! Chi di voi può competere con Me in visione o chiaroveggenza? Dove può trovarsi colui che Mi uguagli nei detti o nella saggezza? No, per il Mio Signore, il Misericordiosissimo! Tutto quello che è sulla terra svanirà; e questo è il volto del vostro Signore, l'Onnipotente, il Beneamato... Dì: questo è, invero, il Cielo in cui è custodito il Libro Primigenio: oh, poteste soltanto comprenderlo. È lui che ha fatto gridare la Roccia e levare la voce al Roveto Ardente sul Monte

che s'innalza in Terra Santa per proclamare: “Il Regno è di Dio, il Signore sovrano di tutto, l'Onnipotente, l'Amoroso!”. Noi non abbiamo frequentata alcuna scuola né letta alcuna delle vostre dissertazioni. Porgete orecchio alle parole di Questo illetterato con le quali vi chiama a Dio, l'Eterno. Questo vi gioverebbe più di tutti i tesori della terra, se poteste capirlo ».

« O accolta di teologi!», ha scritto inoltre, « Quando i Miei versi furono inviati, e le Mie chiare prove furono rivelate, Noi vi trovammo dietro i veli. Questa, in verità, è una strana cosa... Noi abbiamo lacerato i veli. Attenti a non sbarrare la via agli uomini con un altro velo ancora. Spezzate le catene delle vane immaginazioni, nel nome del Signore di tutti gli uomini, e non siate di coloro che ingannano. Se vi volgete a Dio, e abbracciate la Sua Causa, non diffondete in essa disordine, e non misurate il Libro di Dio con i vostri desideri egoistici. Questo è, in verità, il consiglio di Dio in passato e in futuro... Se voi aveste creduto in Dio quando Egli Si rivelò, gli uomini non si sarebbero allontanati da Lui, né Ci sarebbero accadute le cose di cui siete testimoni oggi. Temete Dio, e non siate ignavi... Questa è la Causa che ha fatto tremare tutte le vostre superstizioni, i vostri idoli... O accolta di teologi! Attenti a non essere ora causa di lotte sulla terra, così come foste causa del ripudio della Fede nei suoi primi giorni. Raccogliete la gente attorno a questa Parola che ha fatto gridare ai sassi: «Il Regno è di Dio, l'Alba di tutti i segni!»... Strappate i veli in tal modo che coloro che dimorano nel Regno li sentano strappare. Questo è il comandamento di Dio, nei giorni passati e in quelli da venire. Benedetto l'uomo che osserva ciò che gli è stato comandato, e male incolga ai negligenti ».

E ancora: « Per quanto tempo ancora voi, o accolta di teologi, punterete le lance dell'odio in viso a Bahá? Fermate le vostre penne! Ecco, la Più Sublime Penna parla fra la terra e il cielo. Temete Iddio, e non seguite i vostri desideri che hanno alterato la faccia della creazione. Purificate le vostre orecchie così che possano affrettarsi verso la voce di Dio. Nel nome di Dio! È proprio come il fuoco che arde i veli, e l'acqua che lava le anime di tutti coloro che sono nell'universo ».

« Dì: o accolta di teologi! » dice loro inoltre, « Può alcuno di voi gareggiare con il Divino Giovane nell'arena della saggezza e della parola, o librarsi con Lui nel paradiso dei significati e delle spiegazioni celate? No, per il Mio Signore, il Dio di misericordia! Tutti sono andati in deliquio in questo Giorno per la Parola del

tuo Signore. Essi sono proprio come morti e privi di vita eccetto colui che il tuo Signore, l'Onnipotente, l'Incoercibile, ha voluto esentare. Questi è invero di coloro che sono dotati di conoscenza agli occhi di Colui che è l'Onnisciente. Gli abitanti del Paradiso, e coloro che dimorano nei sacri Ovili, lo benedicono al tramonto e all'alba. Può uno che ha le gambe di legno resistere a colui al quale Dio le ha fatte d'acciaio? No, per Colui Che illumina l'intera creazione! ».

« Quando Noi osservammo attentamente », Egli dice significativamente, « scoprimmo che i nostri nemici sono, per la maggior parte, i teologi ». « Fra la gente vi fu chi disse: "Egli ha ripudiato i teologi". Dì: “Sì, per il Mio Signore! Io, per certa verità, fui Colui Che abolì gli idoli” ». « Noi, invero, abbiamo suonato la Tromba, che è la Nostra Più Sublime Penna, ed ecco, i teologi e i dottori e i governanti, caddero in deliquio, tranne coloro che Iddio preservò, come pegno della Sua grazia, ed Egli, in verità, è il Generosissimo, l'Antico dei Giorni ».

« O accolta di teologi! Gettate via le vane fantasie e le immaginazioni, e volgetevi verso l'orizzonte della Certezza. Io giuro nel nome di Dio! Tutto quello che possedete non vi sarà di profitto, né tutti i tesori della terra, né il rango di governanti che avete usurpato. Temete Iddio, e non siate di coloro che sono perduti ». « Dì:

O accolta di teologi! Mettete da parte tutti i vostri veli e i vostri rivestimenti. Prestate orecchio a ciò a cui vi chiama la Più Sublime Penna, in questo mirabile Giorno... Il mondo è carico di polvere, a causa delle vostre vane immaginazioni, e i cuori di coloro che godono della vicinanza a Dio sono turbati a causa della vostra crudeltà. Temete Iddio, e siate di coloro che giudicano equamente ».

« O voi albe di conoscenza! » così li esorta, « Attenti a non per-mettervi di cambiare, perché come cambiate voi, la maggior parte degli uomini, similmente, cambierà. Questa è, in verità, un'ingiustizia verso voi stessi e verso gli altri... Voi siete come una sorgente. Se essa cambierà, così pure cambieranno i fiumi che hanno origine da essa. Temete Iddio, e siate annoverati fra i pii. Similmente, se il cuore dell'uomo è corrotto, le sue membra saranno anche corrotte. E similmente, se la radice di un albero è corrotta, i suoi rami, i suoi virgulti, le sue foglie e i suoi frutti, saranno corrotti ».

« Dì: o accolta di teologi!», così Si rivolge loro, « Siate giusti, vi scongiuro nel nome di Dio, e non annullate la Verità con le cose che possedete. Leggete attentamente ciò che vi abbiamo mandato con verità. Ciò, invero, vi aiuterà e vi trarrà vicino a Dio, l’Onnipotente, il Grande. Considerate e richiamate alla mente come, quando Muhammad, l'Apostolo di Dio, apparve, gli uomini Lo rinnegarono. Essi attribuirono a Lui ciò che fece lamentare lo Spirito (Gesù) nella Sua Più Sublime Dimora e fece piangere lo Spirito Fedele. Considerate, inoltre, le cose che accaddero agli Apostoli e Messaggeri di Dio prima di Lui, a causa di ciò che le mani degli ingiusti hanno operato. Facciamo menzione di voi per amor di Dio, e vi rammentiamo i Suoi segni, e vi annunziamo le cose destinate a coloro che sono vicini a Lui nel più sublime Paradiso e nell'eccelso Cielo, e Io, in verità, sono l'Annunziatore, l'Onnisciente. Egli è venuto per la vostra salvezza, e ha sofferto tribolazioni, perché voi possiate ascendere, per la scala della Parola, al sommo della comprensione... Leggete attentamente, con equità e giustizia, ciò che è stato mandato; in verità, vi esalterà con la verità, e vi farà contemplare le cose dalle quali siete stati trattenuti, e vi metterà in grado di libare il Suo spumeggiante Vino ».

Parole rivolte al clero musulmano.

Consideriamo ora in modo più particolare i riferimenti specifici e le parole rivolte direttamente al clero musulmano dal Báb e da Bahá’u’lláh. Il Báb, come attesta il Kitáb-i-Íqán ha « specificatamente rivelato un'Epistola ai teologi di ogni città, in cui ha spiegato appieno la natura del diniego e del ripudio di ciascuno di loro ». Mentre era a Isfáhán, veneranda roccaforte del clero musulmano, per mezzo del governatore, Manúchihr Khán, invitò per iscritto i teologi della città ad aprire un dibattito con Lui, allo scopo, come Egli Si espresse, di « provare la verità e dissipare l'errore ». Non uno fra i molti teologi che affollavano quel grande centro di cultura ebbe il coraggio di raccogliere la sfida. Bahá’u’lláh da parte Sua, mentre era in Adrianopoli, come attesta la Sua Tavola allo Scià di Persia, espresse il desiderio di essere « messo a confronto con i teologi del secolo e di produrre prove e testimonianze alla presenza di Sua Maestà lo Scià ». I teologi di Tihrán dissero che questa offerta era « una grande presunzione e un'audacia sorprendente » e, spaventati, consigliarono il sovrano di punire all'istante il latore della Tavola. In precedenza, mentre era a Baghdád, Bahá’u’lláh aveva detto che avrebbe prontamente compiuto qualsiasi miracolo, purché i teologi di Najaf e Karbilá - le due città più sante agli occhi degli

Sciiti, dopo la Mecca e Medina - si fossero riuniti e accordati su quale miracolo desideravano Egli compisse e avessero firmato e suggellato una dichiarazione attestante che, avendo Lui compiuto quel miracolo, essi avrebbero riconosciuto la verità della Sua Missione. A questa sfida, come dice 'Abdu’l-Bahá nelle Sue « Lezioni di San Giovanni d'Acri », essi non seppero rispondere altro che questo: « Quest'uomo è un mago; forse farà un incantesimo e allora non potremo più dire nulla ». « Per dodici anni », ha attestato Bahá’u’lláh, « rimanemmo a Baghdád. Nonostante il Nostro grande desiderio che venisse convocata una vasta riunione di teologi e di uomini equanime così che si potesse distinguere il vero dal falso e dimostrare appieno la verità, non fu preso nessun provvedimento ». E ancora: « E anche mentre eravamo in ‘Iráq desiderammo incontrarCi con i teologi persiani. Non appena lo seppero, essi fuggirono e dissero: « In verità, è chiaro che è un mago! » Questa è la parola che uscì in altri tempi dalla bocca di altri che erano come loro. Essi (i teologi) protestarono contro ciò che costoro dissero, eppure oggi ripetono anche loro ciò che fu detto prima di loro, e non capiscono. Per la Mia vita! Sono come cenere agli occhi del tuo Signore. S'Egli volesse, su di loro soffierebbero venti tempestosi e li trasformerebbero in polvere. Il tuo Signore, in verità, fa ciò che Gli piace ».

A questo clero sciita falso, crudele e codardo, che, come dichiarò Bahá’u’lláh, se non si fosse intromesso, la Persia sarebbe stata soggiogata dal potere di Dio in poco più di due anni, sono rivolte queste parole nel Qayyúmu'l-Asmá: « O accolta di teologi! Da oggi in avanti temete Iddio nelle opinioni che esprimete, poiché in verità Quei Che è il Nostro Ricordo in mezzo a voi e Che da Noi proviene, è Giudice e Testimone. Scostatevi da ciò a cui v 'aggrappate e che il Libro di Dio, l'Unico Vero, non ha sancito, perché in verità il Dì della Resurrezione, sul Ponte, sarete tenuti a rispondere della posizione che assumeste ».

Nel medesimo Libro il Báb così parla agli Sciiti e a tutto il consesso dei seguaci del Profeta: « O accolta di Sciiti! Temete Iddio e la Nostra Causa riguardante Colui Che è il Più Grande Ricordo di Dio. Poiché grande è il suo fuoco, conforme al decreto del Libro Primigenio ». « O popolo del Corano! A meno che non vi sottomettiate al Ricordo di Dio e a questo Libro, sarete come un nulla. Se seguirete la Causa di Dio vi perdoneremo i vostri peccati, e se vi scosterete dal Nostro comando, in verità, nel Nostro Libro, condanneremo le vostre anime al Più Grande Fuoco. In verità non

facciamo torto a nessuno, neppure per una scalfittura d'osso di dattero ».

E infine nello stesso Commento, è riportata questa allarmante profezia: « In verità, tra non molto tormenteremo coloro che mossero guerra contro Husayn (l'Imám Husayn), nella Terra dell'Eufrate, col tormento più cocente e col castigo più tremendo ed esem-plare ». « Tra non molto, al tempo del Nostro ritorno », ha anche scritto nello stesso Libro, riferendoSi alle stesse persone, « su di loro Iddio compirà la Sua vendetta e, in verità, nel mondo aldilà, Egli ha preparato loro un duro tormento ».

In quanto a Bahá’u’lláh, i passi che cito in queste pagine sono solo una piccola parte dei riferimenti ai teologi musulmani di cui i Suoi scritti abbondano. « L'Albero di Loto oltre il quale non si passa », esclama, « grida, a causa della crudeltà dei teologi. Urla a gran voce e Si lamenta ». « Dall'inizio di questa setta (sciita) », ha scritto nella Sua « Epistola al Figlio del Lupo », « fino ad oggi, quanti teologi sono comparsi, ma nessuno di loro seppe riconoscere la natura di questa Rivelazione. Quale potrebbe essere stata la causa di questa caparbietà? Se ne facessimo menzione, le loro membra si spaccherebbero in due. È necessario che meditino, sì, che meditino per migliaia di anni, perché forse possano ottenere una gocciolina dell'oceano della conoscenza e scoprire le cose di cui sono dimentichi oggi. Camminavo nella Terra di Tá (Tihrán) - l'alba dei segni del tuo Signore - quand'ecco sentii il lamento dei pulpiti e la voce della loro supplica a Dio, sia benedetto e glorificato! Essi gridavano e dicevano: “O Dio del mondo e Signore delle Nazioni! Tu vedi il nostro stato e che cosa ci è accaduto a causa della crudeltà dei Tuoi servi. Ci hai creati e rivelati per Tua lode e glorificazione. Ora senti ciò che i caparbi proclamano su di Noi nei Tuoi giorni. Per la Tua possanza! Le nostre anime sono commosse, le nostre membra tremanti. Ahimè! ahimè! Non fossimo mai stati da Te creati e rivelati! I cuori di coloro che possono avvicinarsi a Dio sono consumati da queste parole e da essi si levano le grida di coloro che Gli sono devoti” ».

« Queste spesse nuvole », ha affermato nella stessa Epistola, « sono gli esponenti delle vane fantasie e delle vuote immaginazioni, che non sono altro che i teologi di Persia ». « Per «teologi», nel passo sopra citato », Egli spiega in quella stessa occasione, « s'intendono quegli uomini che in apparenza si abbigliano con la veste della conoscenza, ma in realtà ne sono privi. A questo proposito citiamo dalla Tavola indirizzata a Sua Maestà lo Scià, alcuni passi

dalle “Parole Celate”, rivelate dalla Penna di Abhá con il nome di “Libro di Fátimih”, Iddio la benedica! “O voi che siete sciocchi, sebbene abbiate il nome di saggi! Perché vi camuffate da pastori, quando internamente siete divenuti lupi bramosi delle Mie greggi? Voi siete proprio come la stella che spunta prima dell'alba, che, pur sembrando radiosa e luminosa, trae i viandanti della Mia città fuor di strada sui sentieri della perdizione”. E dice anche: «O voi che sembrate giusti ma internamente siete corrotti! Voi siete come l'acqua limpida ma amara che all'apparenza è pura e cristallina, ma della quale, quando sia saggiata dal divino Saggiatore, non una goccia è accettabile. Sì, il raggio del sole cade ugualmente sulla polvere e sullo specchio, eppure essi differiscono nel riflettere la luce così come la stella differisce dalla terra; anzi, incommensurabile è la differenza! »

« Invitammo tutti gli uomini », ha affermato Bahá’u’lláh in un'altra Tavola, « a rivolgersi verso Dio e abbiamo mostrato loro il Retto Sentiero. Essi (i teologi) insorsero contro di Noi con tale crudeltà da distruggere le forze dell'Islám, e tuttavia la maggior parte delle persone è disattenta!» « I figli di Colui Che è l'Amico di Dio (Abramo) », ha scritto inoltre, « e gli eredi di Colui Che ha conversato con Dio (Mosé), che erano considerati i più abietti tra gli uomini, hanno squarciato i veli, e strappato gli involucri, e preso il Vino Suggellato dalle mani della munificenza di Colui Che esiste da Sé, e bevuto a sazietà, mentre finora gli odiosi teologi sciiti sono rimasti titubanti e perversi ». E ancora: « I teologi di Persia fecero cose che nessun popolo tra i popoli del mondo ha fatto ». « Se questa Causa è di Dio », così dice al Ministro dello Scià a Costantinopoli, « nessun uomo può prevalere su di essa; e se non è di Dio, i teologi in mezzo a voi, e coloro che seguono i loro corrotti desideri, e coloro che Gli si sono ribellati, basteranno sicuramente a sopraffarla ».

« Di tutti i popoli del mondo », osserva in un'altra Tavola, « quello che ha patito la più grave perdita è stato, ed è ancora, il popolo di Persia. Io giuro per la Stella Mattutina della Parola, che brilla sul mondo nella sua gloria meridiana! In quel paese si levano di continuo i lamenti dei pulpiti. Nei primi giorni tali lamenti furono uditi nella Terra di Tá (Teheran), perché i pulpiti eretti allo scopo di ricordare l'Unico Vero - esaltata sia la Sua gloria – ora, in Persia, sono divenuti luoghi da cui vengono proferite bestemmie contro Colui Che è il Desiderio dei Mondi ».

« In questo giorno », dice la Sua caustica denuncia, « il mondo

olezza della fragranza dell'abito della Rivelazione dell'Antico Re... eppure, essi (i teologi) si sono riuniti, si sono assisi sui loro seggi, ed hanno pronunciato ciò che farebbe vergogna ad un animale, quanto più all'uomo stesso! Se essi prendessero coscienza di uno solo dei toro atti, e comprendessero il male che hanno fatto, si invierebbero, con le loro proprie mani, alla loro ultima dimora ».

« O accolta di teologi! » così Bahá’u’lláh comanda loro, « ... Mettete da parte ciò che possedete, state in silenzio e prestate orecchio a ciò che pronunzia la Lingua della Grandezza e della Maestà. Quante ancelle velate si sono volte verso di Me, ed hanno creduto, e quanto numerosi i portatori di turbante che furono trattenuti lungi da Me, e seguirono le orme delle generazioni passate! ».

« Giuro sull'Astro che risplende all'Orizzonte del Verbo! », asserisce, « Oggi una raffilatura d'unghia di una delle ancelle credenti ha più valore, agli occhi di Dio, dei teologi di Persia i quali, dopo milletrecento anni di attesa, hanno perpetrato ciò che gli Ebrei hanno perpetrato durante la Rivelazione di Colui Che è lo Spirito (Gesù) ». « Anche se si rallegrano », dice il Suo avvertimento, « per le avversità che Ci hanno colpito, verrà il giorno in cui gemeranno e piangeranno ».

« O disattento!», così dice, nella Lawh-i-Burhán, a un noto mujtahid persiano che si era macchiato le mani con il sangue di martiri Bahá'í, « Non contare sulla tua gloria e sul tuo potere. Sei come l'ultimo raggio di sole sulla cima di un monte. Presto svanirà, come ha decretato Iddio, Colui Che tutto possiede, l'Eccelso. La gloria tua, e la gloria di chi è come te, sono state rimosse, e questo è in verità ciò che ha ordinato Colui Che ha la Tavola Primigenia... A causa tua l'Apostolo (Muhammad) gemette, e la Casta (Fátimih) gridò, e i paesi furono devastati e l'oscurità cadde su tutte le contrade. O accolta di teologi! A causa vostra il popolo fu umiliato, e la bandiera dell'Islám fu ammainata, e il suo possente trono fu rovesciato. Ogni volta che un uomo sagace cercò di tenersi saldo a ciò che potrebbe esaltare l'Islám, avete sollevato un gran clamore, e lo avete così trattenuto dal perseguire il suo scopo, mentre la terra rimase chiaramente in rovina ».

« Di': o accolta di teologi persiani!», profetizza ancora Bahá'u'lláh, « Voi avete afferrate le redini degli uomini in Mio nome, ed avete occupato i seggi d'onore, a causa della vostra relazione con Me. Ma, quando ho rivelato Me Stesso, voi vi siete volti altrove, e avete commesso cose che han fatto scorrere le lacrime di coloro che Mi hanno riconosciuto. Fra non molto tutto ciò che possedete

perirà, e la vostra gloria sarà tramutata nella più miserabile umiliazione, e voi contemplerete la punizione per quello che avete operato, come è decretato da Dio, l'Ordinatore, il Saggio ».

Nella Súriy-i-Mulúk, rivolgendoSi a tutta la schiera dei capi religiosi dell'Islám sunnita a Costantinopoli, capitale dell'Impero e sede del Califfato, Egli ha scritto: « O voi teologi della Città! Noi siam venuti a voi con la verità, mentre voi ne eravate incuranti. Mi sembra che siate come morti avvolti nei sudari dei vostri egoismi. Voi non avete cercato la Nostra presenza mentre il far questo sarebbe stato per voi meglio di tutte le vostre azioni... Sappiate che, se i vostri capi ai quali voi portate rispetto e dei quali vi gloriate e di cui fate menzione giorno e notte, e sulle cui orme voi cercate guida - fossero vissuti in questi giorni, avrebbero circolato pieni di venerazione intorno a Me, e non si sarebbero separati da Me né al tramonto né al mattino. Voi però non avete volto il viso verso il Mio sembiante, sia pure per un momento; vi siete inorgogliti, e siete stati incuranti di questo Ingiustamente Trattato, che è stato così afflitto dagli uomini, che essi hanno fatto di Lui ciò che è loro piaciuto. Voi avete mancato di investigare sulla Mia condizione, né vi siete informati sulle cose che Mi sono accadute. Con ciò voi avete impedito ai venti della santità e alle brezze della munificenza, che soffiano da questo luminoso e limpido luogo di raggiungervi. Mi sembra che vi siate attaccati a cose esteriori, e abbiate dimenticato le cose interiori, e che diciate cose che non fate. Siete amanti dei nomi ai quali vi siete dati. Per questa ragione voi fate menzione dei nomi dei vostri capi. Ma se alcuno come loro, o superiore a loro, venisse a voi, lo fuggireste. Per mezzo dei loro nomi, voi avete esaltato voi stessi, vi siete assicurati la posizione, vivete e prosperate. E se le vostre guide dovessero riapparire, voi non rinuncereste alla vostra condizione di capi, non vi dirigereste nella loro direzione, né volgereste il viso verso di loro. Vi abbiamo trovati come abbiamo trovato la maggior parte degli uomini, ad adorare nomi che essi menzionano durante i giorni della loro vita, e con i quali essi si occupano. Non appena i Portatori di quei nomi appaiono, allora essi li ripudiano e voltano loro le spalle... Sappiate che Dio, in questo Giorno, non accetterà i vostri pensieri, né il vostro ricordo di Lui, né il vostro volgervi a Lui, né le vostre devozioni, né le vostre veglie, a meno che voi non siate rinnovati nel giudizio di questo Servo, se soltanto lo comprendeste! ».

Anche ‘Abdu’l-Bahá, Centro del Patto di Dio, ha levato la voce, per annunziare le tremende sventure che avrebbero colpito, subito

dopo il Suo trapasso, le gerarchie ecclesiastiche dell'Islám sciita e sunnita. « Questa gloria », ha scritto, « sarà tramutata nell'umiliazione più ignominiosa, e questa pompa e questo potere saranno cambiati nella sottomissione più completa. I loro palazzi saranno trasformati in prigioni, e la loro buona stella tramonterà in un pro-fondo abisso. Le risa e l'allegria svaniranno, anzi, risonerà il loro pianto ». « Scompariranno », ha scritto inoltre, « come neve sotto il sol di luglio ».

Lo scioglimento dell'istituzione del Califfato, la completa secolarizzazione dello stato che aveva custodito la più augusta istituzione dell'Islám e l'effettiva caduta della gerarchia sciita in Persia furono le conseguenze visibili e immediate del trattamento inflitto alla Causa di Dio dal clero delle due maggiori comunità del mondo musulmano.

Il declino dell'Islám sciita.

Consideriamo prima i lutti che hanno segnato il declino dell'Islám sciita. Le iniquità riassunte all'inizio di queste pagine, delle quali l'ordine ecclesiastico di Persia va ritenuto il primo responsabile; iniquità che, secondo le parole di Bahá’u’lláh, hanno fatto « gemere l'Apostolo (Muhammad) e gridare la Casta (Fátimih) » e piangere tutte le cose create e tremare le membra dei santi »; iniquità che avevano crivellato di pallottole il petto del Báb e piegato Bahá'u'lláh e Lo avevano fatto incanutire e gemere d'angoscia, e avevano fatto piangere per Lui Muhammad, e avevano portato Gesù a batterSi il capo, e il Báb a lamentarSi del Suo stato queste iniquità non potevano invero rimanere impunite, e non lo rimasero. Dio, il più Terribile dei Vendicatori, stava in agguato, con l'impegno « di non perdonare le ingiustizie di nessuno ». La sferza del Suo castigo, rapida, improvvisa e terribile si abbatté su coloro che avevano perpetrato queste iniquità.

Una rivoluzione, spaventosa per le sue dimensioni, di gran portata per le sue ripercussioni, sorprendente per l'assenza di spargimenti di sangue e perfino di violenze che caratterizzò il suo corso, sfidò quel potere ecclesiastico che per secoli era stato l'essenza dell'Islám nel paese e in pratica rovesciò quella gerarchia alla quale la macchina dello stato e la vita del popolo erano state inestricabilmente legate. Questa rivoluzione non segnò la separazione tra chiesa e stato. Equivalse invece alla distruzione di quello che può

essere chiamato uno stato clericale, uno stato che aveva speranzosamente atteso, fino alla fine, il lieto avvento dell'Imám Nascosto, il quale non avrebbe solamente tolto le redini del potere allo Scià, il primo magistrato che era solo un suo rappresentante, ma avrebbe anche preso il comando di tutta la terra.

Lo spirito che quell'ordine ecclesiastico aveva con tanta assiduità cercato di schiacciare per un secolo intero, la Fede che aveva tentato di estirpare con brutalità feroce stavano ora grazie alle forze che avevano ingenerato nel mondo - a loro volta turbando l'equilibrio e fiaccando la forza di quello stesso ordine le cui ramificazioni si erano estese in ogni ambiente, dovere e atto di vita nel paese. Il muro granitico dell'Islám, apparentemente inespugnabile, era ora scosso fino alle fondamenta, e stava andando barcollante verso la rovina, davanti agli occhi dei perseguitati seguaci della Fede di Bahá’u’lláh. La gerarchia sacerdotale che aveva tenuto in schiavitù per tanto tempo la Fede di Dio, e che parve, a un certo momento, averla colpita a morte, si trovava ora preda di un'autorità civile superiore che aveva deciso di stringere, costantemente e inesorabilmente, le sue spire attorno ad essa.

L'enorme struttura di quella gerarchia, con tutti i suoi annessi e connessi - i suoi shaykhu'l-Islám (alti prelati), mujtahid (dottori della legge), mullá (preti), fuqahá (giuristi), imám (ministri di culto), mu’azzin (muezzin), vu'ázz (predicatori), qádí (giudici), mutavallí (custodi), madrisih (seminari), mudarrisín (professori), tulláb (discepoli), qurrá (cantori), mu'abbirín (indovini), muhaddithín (narra-tori), musakhkhirin (esorcisti), dhákirín (storici) 'ummál-i-dhakát (elemosinieri), muqaddasín (santi), munzaví (anacoreti), súfí (dervisci), e tutto il resto - fu paralizzata e completamente screditata. I suoi mujtahid, quelle teste calde, che avevano potere di vita e di morte, ai quali per generazioni erano stati accordati onori quasi regali, furono ridotti a un numero deplorevolmente insignificante. I prelati dal turbante della chiesa islamica, che, secondo Bahá'u'lláh, « si adornarono il capo di verde e di bianco e commisero cose che fecero gemere lo Spirito Fedele », furono spietatamente spazzati via, ad eccezione di un manipolo che, per proteggersi dalla furia di un'empia popolazione, sono ora costretti a sottomettersi all'umiliazione di esibire, ogni volta che le circostanze lo richiedano, il permesso concesso loro dalle autorità civili di indossare questo emblema che va estinguendosi - di un'autorità perduta. Gli altri componenti di questa categoria dal turbante, siyyid, mullá o hájí, furono costretti non solo a scambiare il loro venerando copricapo con il

kulah-i-farangí (cappello europeo), che non molto tempo prima essi stessi avevano colpito con i loro anatemi, ma anche a spogliarsi delle loro tuniche svolazzanti per indossare vesti aderenti di stile europeo, la cui introduzione nel paese essi, una generazione prima, avevano disapprovato violentemente.

« Le cupole bleu e bianche », allusione di 'Abdu’l-Bahá ai rotondi e massicci copricapi dei preti di Persia, erano state davvero « capovolte ». Coloro che le avevano portate in testa, i preti arroganti, fanatici, perfidi e retrogradi, « nella stretta del cui potere », come attestò Bahá’u’lláh, « erano tenute le redini del popolo », le cui « parole sono l'orgoglio del mondo », e le cui « opere sono la vergogna delle nazioni », consci del loro misero stato, si recarono, mortificati, senza speranza, nelle loro case, per trascinarvi un 'esistenza miserabile. Impotenti e astiosi, osservano lo svolgimento di un processo che, avendo capovolto la loro politica e rovesciato la loro opera, sta andando irresistibilmente verso il suo acme.

La pompa e il fasto di questi principi della chiesa islamica sono già scomparsi. I loro fanatici clamori, le loro rumorose invocazioni, le loro chiassose dimostrazioni tacciono. Le loro fatvá (sentenze) pronunziate con tanta spudoratezza, e implicanti a volte la condanna di un re, sono lettera morta. I vistosi spettacoli di preghiere collettive, a cui parteciparono migliaia di devoti, allineati fila per fila, sono svaniti. I pulpiti da cui essi scagliarono i fulmini dei loro anatemi contro i potenti e gl'innocenti, sono deserti e silenziosi. I waqfs, i possedimenti vasti e preziosi - proprietà terriera dell'Imám atteso - che solo a Isfáhán un tempo comprendevano l'intera città, sono stati strappati loro di mano e sono stati affidati al controllo di una amministrazione laica. I madrisih (seminari), con la loro dottrina medievale, sono deserti e fatiscenti. Gl'innumerevoli tomi di commenti teologici, supercommenti, glosse e note, illeggibili, inutili, frutti di un'ingegnosità e di una fatica impiegate male e definiti, da uno dei pensatori islamici più illuminati dei tempi moderni, opere che oscurano la vera conoscenza, che alimentano ubbie, buone per far fuoco, sono ora sepolti, coperti di ragnatele e dimenticati. Le astruse dissertazioni, le accese controversie, le interminabili discussioni sono fuori moda e abbandonate. Le masjid (moschee) e gli imám-zádih (santuari), che godettero del privilegio di offrire a molti criminali il bast (diritto d'asilo), degenerato poi in uno scandalo mostruoso, tra le cui pareti risuonarono gli accenti di un clero ipocrita e dissoluto, i cui ornamenti gareggiarono con i

tesori dei palazzi reali, sono o abbandonate o cadute in rovina. I takyih, rifugi dei pigri, passivi e contemplativi pietisti, sono stati venduti o chiusi. I ta'zíyih (sacre rappresentazioni) recitati con ardore barbarico, sottolineati da improvvisi spasimi di sfrenata eccitazione religiosa, sono proibiti. Anche i rawdih-khání (lamenti), con i loro prolungati gridi lamentosi, che si alzarono da tante case, sono stati limitati e scoraggiati. I sacri pellegrinaggi a Najaf e Karbilá, i più venerati santuari del mondo sciita, sono ridotti di numero e resi sempre più difficili, impedendo così a molti avidi mullá di prendersi la libertà, abitudine un tempo onorata, di addebitare il doppio della spesa alle persone religiose per fare in loro vece quei pellegrinaggi.

L'abbandono del velo, per impedire il quale i mullá combatterono con tutte le loro forze; l'uguaglianza dei sessi che la loro legge proibiva; la formazione di tribunali civili che rimpiazzarono le loro corti ecclesiastiche; l'abolizione del síghih (concubinato) che, se contratto per brevi periodi, si può a malapena distinguere da una quasi prostituzione e che fece della turbolenta e fanatica Mashhad, il centro nazionale del pellegrinaggio, una delle città più immorali dell'Asia; e infine gli sforzi che vengono fatti per screditare la lingua araba, la lingua sacra dell'Islám e del Corano, e per separarla dal persiano - tutte queste cose hanno contribuito consecutivamente ad accelerare quel processo incalzante che ha subordinato all'autorità civile la posizione e gl'interessi del clero musulmano fino a un punto che nessun mullá si sarebbe mai sognato.

A ragione l'áqá (mullá), che un tempo portava alti turbanti e aveva una lunga barba e un aspetto solenne, che si era così insolentemente interessato di ogni aspetto delle attività umane, mentre se ne sta seduto, senza copricapo, completamente sbarbato, nell'intimità della sua casa, e forse ascolta motivi di musica occidentale, che risuonano nell'etere della sua terra natale, potrebbe fermarsi a riflettere sugli splendori scomparsi del suo defunto impero. A ragione potrebbe meditare sulla rovina, che la marea crescente del nazionalismo e dello scetticismo ha portato nelle adamantine tradizioni del suo paese. A ragione potrebbero tornargli alla mente i giorni calmi e felici quando, seduto su un asinello, si pavoneggiava per i bázár e i maydán della sua città natale, e una moltitudine impaziente ma delu-sa correva a baciare con fervore non solo le sue mani, ma perfino la coda dell'animale su cui cavalcava. A ragione potrebbe ricordarsi del cieco zelo con cui i suoi atti venivano acclamati, e dei prodigi e dei miracoli che all'esecuzione di quegli atti erano attribuiti.

A ragione potrebbe guardarsi ancora più indietro, e richiamare alla mente il regno dei pii monarchi Safavidi, che si compiacquero di chiamarsi « cani alla soglia degli Imám immacolati », e come uno di quei re fu spinto a precedere a piedi il mujtahid, mentre questi attraversava a cavallo il maydán-i-sháh, la piazza principale di Isfáhán, in segno di regale ossequio al ministro favorito dell'Imám Nascosto, ministro che, a differenza di come si faceva chiamare lo Scià, si diceva « Servo del Signore della Santità (Imám 'Alí) ».

Potrebbe giustamente pensare, inoltre, che al medesimo Sháh 'Abbás il Grande, un altro mujtahid si rivolse arrogantemente chiamandolo « fondatore di un impero preso a prestito », volendo dire che il regno del « re dei re » apparteneva in realtà all'Imám atteso, ed era tenuto dallo Scià solo in qualità di fiduciario tempo-raneo. Il medesimo Scià percorse a piedi tutto il cammino di ottocento miglia da Isfáhán a Mashhad « massima gloria del mondo sciita » per pregare, nel solo modo che s'addiceva allo sháhansháh, nel santuario dell'Imám Ridá e smoccolò le mille candele che ornavano le sue corti. Lo Sháh Tahmasp, ricevendo un'epistola scritta da un altro mujtahid, balzò in piedi, se la pose sugli occhi, la baciò con estasi e, poiché era stato chiamato « fratello », ordinò che fosse messa nel suo sudario e sepolta con lui.

Il mullá potrebbe giustamente pensare ai fiumi di sangue che, durante i lunghi anni in cui aveva goduto dell'impunità, erano corsi per suo ordine; ai fiammeggianti anatemi che aveva scagliato e al grande esercito di orfani e vedove, di persone diseredate e disonorate, che il Giorno del Giudizio avrebbero, di comune accordo, chiesto a gran voce vendetta e invocato la maledizione di Dio su di lui.

Quell'infame ciurma si era davvero meritata la degradazione in cui era precipitata. Continuando a ignorare la ferale sentenza che il dito di Bahá'u'lláh aveva tracciato sul muro, essa seguì, per quasi cent'anni, il suo corso fatale, finché all'ora stabilita quelle forze spirituali rivoluzionarie che, coincidendo con i primi albori dell'Ordine Mondiale della Sua Fede, stanno turbando l'equilibrio e gettando nella confusione le antiche istituzioni dell'umanità, segnarono la sua fine.

La caduta del Califfato.

Queste stesse forze, agendo in un campo collaterale, hanno provocato una rivoluzione ancor più notevole e radicale, che culminò nel crollo del Califfato musulmano, la più potente istituzione di tutto il mondo islamico. A questo evento dal significato funesto, seguì inoltre una formale e definitiva separazione dallo stato di ciò che era rimasto della fede sunnita in Turchia e la completa secolarizzazione della Repubblica Turca sorta sulle rovine del teocratico Impero Ottomano.

Voglio ora esaminare questa caduta catastrofica che sbalordì il mondo islamico e l'aperta, assoluta e formale separazione tra il potere spirituale e quello temporale, che differenziò la rivoluzione in Turchia da quella che avvenne in Persia.

L'Islám sunnita ha subito, non per opera di una potenza straniera e invadente, ma per mano di un dittatore che professava apertamente la Fede di Muhammad, un colpo più duro di quello che si abbatté, quasi contemporaneamente, sulla setta persiana sua gemella. Questo atto punitivo, diretto contro l'arcinemico della Fede di Bahá’u’lláh ricorda un disastro analogo, prodotto per opera di un imperatore romano, durante l'ultima parte del primo secolo dell'èra cristiana - disastro che rase al suolo il Tempio di Salomone, distrusse il Santo dei Santi, devastò la città di Davide, sradicò la gerarchia ebraica a Gerusalemme, massacrò migliaia di ebrei - i persecutori della religione di Gesù Cristo - ne disperse i superstiti sulla faccia della terra e creò a Sion una colonia pagana.

Il Califfo, sedicente vicario del Profeta dell'Islám, esercitava una sovranità spirituale ed era investito di una sacralità, che lo Scià di Persia né pretendeva di avere, né aveva. E non si deve dimenticare che la sua giurisdizione spirituale si estendeva fino a paesi molto lontani dai confini del suo impero e abbracciava la stragrande maggioranza dei musulmani di tutto il mondo. Inoltre, come rappresentante del Profeta sulla terra, era considerato protettore delle città sante della Mecca e di Medina, difensore e propagatore dell'Islám e comandante dei suoi seguaci in tutte le guerre sante che essi sarebbero stati chiamati a combattere.

In un primo momento, in virtù dell'abolizione del Sultanato in Turchia, questo personaggio così potente, augusto e sacro, fu privato del potere temporale che gli esponenti della scuola sunnita avevano considerato un necessario annesso di questo alto ufficio. Pertanto

la spada, emblema della sovranità temporale, fu strappata di mano al comandante che, per un breve periodo, fu lasciato ad occupare una posizione così anomala e precaria. Ma fu presto proclamato al mondo sunnita, senza per nulla consultarlo in precedenza, che anche il califfato si era estinto e che il paese che, per più di quattrocento anni l'aveva accettato come una appendice del suo sultanato, l'aveva per sempre ripudiato. I Turchi, che erano stati i capi militanti del mondo musulmano, sin dal declino arabo, e che avevano portato lo stendardo dell'Islám fino alle porte di Vienna, la capitale della prima potenza europea, avevano rinunciato al loro primato. L'ex-califfo spogliato della sua pompa regale, privato dei simboli del suo vicariato e abbandonato da amici e nemici, fu costretto a fuggire da Costantinopoli, l'orgogliosa sede di una duplice sovranità, e a recarsi nel paese degl'infedeli, rassegnandosi alla stessa vita di esilio a cui molti degli altri sovrani erano stati ed erano condannati.

Il mondo sunnita, nonostante i decisi sforzi compiuti, non è riuscito a designare nessuno in sua vece che voglia ancora fungere da custode del manto e dello stendardo dell'Apostolo di Dio, i due sacri simboli del Califfato, anche senza la spada del comando. Si tennero conferenze, si fecero discussioni, si convocò nella capitale egiziana, la città dei Fatimiti, un Congresso del Califfato, solo per arrivare a una confessione ampiamente pubblicizzata e aperta del suo fallimento: « Hanno convenuto di non essere d'accordo! ».

Strana, straordinariamente strana deve apparire la posizione di questo potentissimo ramo della Fede Islamica, senza un capo materiale e visibile che ne esprima sentimenti e convinzioni; la sua unità irrimediabilmente spezzata, la sua radiosità oscurata, la sua legge indebolita, le sue istituzioni gettate in una confusione irreparabile. Questa istituzione aveva sfidato i diritti inalienabili concessi da Dio agli Imám della Fede di Muhammad, e ora era andata in fumo dopo tredici secoli e dopo aver vibrato colpi così spietati contro la Fede il cui Araldo era proprio un Discendente degli Imám, i legittimi successori dell'Apostolo di Dio.

A cos'altro potrebbe alludere questa sorprendente profezia, contenuta nel Lawh-i-Burhán, se non alla caduta di questo sommo sovrano dei Musulmani sunniti? « O accolta di teologi musulmani! A causa vostra il popolo fu umiliato e la bandiera dell'Islám fu ammainata, e il suo possente trono fu rovesciato ». E che dire della profezia, indubbiamente chiara e sorprendente, scritta nel Qayyúmu'l-Asmá? « In verità, tra non molto tormenteremo coloro che

mossero guerra contro Husayn (l'Imám Husayn), nella terra dell'Eufrate, col tormento più cocente e col castigo più tremendo ed esemplare ». Quale altra interpretazione si può dare a questa tradizione maomettana? « Negli ultimi giorni una dolorosa calamità colpirà il Mio popolo per mano del loro signore, calamità che nessun uomo ha mai sentito possa essere superata ».

Ma non fu tutto. La scomparsa del califfo, capo spirituale di oltre duecento milioni di maomettani, si portò dietro, nella terra che aveva vibrato un colpo così pesante contro l'Islám, l'annullamento della legge canonica, sharí'ah, l'espropriazione delle istituzioni sunnite, la promulgazione di un codice civile, la soppressione degli ordini religiosi, l'abrogazione di cerimoniali e tradizioni insegnati dalla religione di Maometto. Lo shaykhu'l-Islám e i suoi satelliti, compresi muftí, qádí, hujat, shaykh, sufí, hájí, mawlaví, dervisci ecc., sparirono sotto un colpo più deciso, aperto e drastico di quello vibrato agli sciiti dallo Scià e dal suo governo. Le moschee della capitale, orgoglio e gloria del mondo islamico, furono abbandonate e la più bella e famosa di tutte, l'Incomparabile Santa Sofia, « il secondo firmamento », « il veicolo del cherubino » fu trasformata, dai chiassosi creatori del regime secolare, in un museo. La lingua araba, la lingua del Profeta di Dio, fu bandita dal paese, il suo alfabeto fu sostituito dai caratteri latini e il Corano fu tradotto in turco per i pochi che ancora si curavano di leggerlo. La costituzione della nuova Turchia, non solo proclamò formalmente la separazione dallo stato e l'espropriazione dell'Islám, con tutte le conseguenti sanzioni che alcuni considerarono ateistiche, ma precedette altre misure volte ad umiliarlo e indebolirlo maggiormente. Anche la città di Costantinopoli - « la cupola dell'Islám », apostrofata con parole di condanna da Bahá’u’lláh, che dopo la caduta di Bisanzio era stata salutata da Costantino il Grande come « la Nuova Roma », che era stata elevata al rango di metropoli dell’Impero Romano e del Cristianesimo, e che poi era stata riverita in quanto sede dei Califfi - fu relegata alla posizione di città provinciale e privata di tutta la sua pompa e la sua gloria mentre i suoi sottili minareti svettanti stanno di sentinella alla tomba di tanto splendore e tanto potere scomparsi.

« O Luogo che sei situato sulle rive dei due mari!», così Bahá'u'lláh apostrofò la Città Imperiale con espressioni che richiamano alla mente le parole profetiche rivolte da Gesù Cristo a Gerusalemme, « Il trono della tirannia, in verità, è stato impiantato su di te, e la fiamma dell'odio è stata accesa nel tuo seno, in modo tale

che l'Accolta Celeste e coloro che ruotano attorno al Trono esaltato hanno pianto e si sono lamentati. Noi vediamo in te lo stolto dominare sul saggio, e l'oscurità vantarsi contro la luce. Tu sei in verità pieno d'orgoglio manifesto. Il tuo splendore esteriore ti ha reso vanaglorioso? Per Colui Che è il Signore dell'umanità! Quello splendore presto perirà e le tue figlie e le tue vedove e tutte le genti che dimorano in te si lamenteranno. Così ti informa l'Onnisciente, il Più Saggio ».

Questo fu il destino che colpì l'Islám sunnita e sciita, nei due paesi dove essi avevano piantato la loro bandiera ed eretto le loro istituzioni più potenti e più famose. Questo fu il loro destino in questi due paesi, in uno dei quali Bahá’u’lláh morì esule, mentre nell'altro il Báb affrontò il martirio e la morte. Questo fu il destino del sedicente Vicario del Profeta di Dio e dei ministri favoriti dell'ancor atteso Imám. « Il popolo del Corano », attesta Bahá’u’lláh, « insorse contro di Noi e Ci tormentò con tali supplizi che lo Spirito Santo Si lamentò e il tuono rumoreggiò e le nuvole piansero per Noi... Muhammad, l'Apostolo di Dio, nel Sommo Paradiso deplora i loro atti ». « Il mio popolo vedrà un giorno », le loro stesse tradizioni li condannano, « in cui dell'Islám sarà rimasto solo un nome, e del Corano una semplice apparenza. I dottori di quell'epoca saranno i più malvagi che il mondo abbia mai visto. La cattiveria è venuta da loro e sul loro capo ricadrà ». E ancora: « La maggior parte dei suoi nemici saranno teologi. Essi non obbediranno al Suo comando, ma protesteranno dicendo: «Questo è contrario a ciò che ci hanno tramandato gli Imám della Fede» ». E ancora: « In quell'ora calerà su di voi la Sua maledizione, e la vostra imprecazione vi colpirà e la vostra religione rimarrà come una parola vuota sulle vostre labbra. E quando appariranno tra voi questi segni, sappiate che sarà vicino il giorno in cui su di voi soffieranno venti infocati, il giorno in cui sarete sfigurati, in cui vi pioveranno addosso pietre».

Un monito a tutte le nazioni.

Quest'orda di preti degradati, bollati da Bahá’u’lláh con gli appellativi di « dottori del dubbio », « abiette manifestazioni del Principe delle Tenebre », « lupi » e « faraoni », « centri focali del fuoco dell'inferno », « bestie voraci che predano le carogne delle anime umane » e, secondo quanto le loro stesse tradizioni atte-

stano, fonti e vittime della cattiveria, si unì ai vari sciami di shah-zádih, emiri e principotti di dinastie decadute - testimonianza e monito per tutte le nazioni di ciò che, prima o poi, accadrà a chi esercita il potere terreno, sia laico sia religioso, e osi sfidare o perseguitare coloro che sono stati designati come Canali e Personificazioni dell'autorità e del potere Divino.

L'Islám, progenitore e persecutore ad un tempo della Fede di Bahá’u’lláh, se interpretiamo correttamente i segni dei tempi, sta solo incominciando a subire gli effetti dello scontro con questa Fede invincibile e trionfante. Basti ricordare i diciannove secoli di miseria degradante e di disperazione che dovettero subire e stanno ancora subendo coloro che perseguitarono il Figlio di Dio solo per il breve spazio di tre anni. Potremmo giustamente chiederci, con un sentimento misto di paura e di sgomento, quali dovranno essere le tribolazioni di coloro che, per non meno di cinquant'anni, hanno « ogni momento tormentato con un nuovo tormento » Colui Che è il Padre e, per giunta, hanno fatto bere la coppa del martirio, in circostanze così tragiche, al Suo Araldo, Manifestazione di Dio Egli Stesso.

Nelle pagine precedenti ho citato alcuni passi indirizzati collettivamente ai membri dell'ordine ecclesiastico islamico e di quello cristiano, e ho poi riportato alcuni discorsi e allusioni riferibili proprio ai teologi musulmani, sciiti e sunniti, infine ho descritto le calamità che colpirono queste gerarchie maomettane, i loro capi, i loro membri, le loro proprietà, i loro cerimoniali e le loro istituzioni. Consideriamo ora i discorsi rivolti specificatamente ai membri del clero cristiano che, per lo più, hanno ignorato la Fede di Bahá’u’lláh, mentre una parte di loro, quando il suo Ordine Amministrativo è cresciuto di dimensioni e ha esteso le sue ramificazioni in paesi cristiani, sono insorti per arrestare il suo progresso, sminuire la sua influenza e oscurare il suo scopo.

I Suoi messaggi ai prelati cristiani.

Uno sguardo agli scritti dell'Autore della Rivelazione Bahá’í rivelerà il fatto importante e significativo che Colui Che rivolse un messaggio immortale a tutti i re della terra insieme, Che rivelò una Tavola per ciascuna delle importanti teste coronate d'Europa e d'Asia, Che lanciò il Suo appello ai capi religiosi dell'Islám sunnita

e sciita, Che non escluse dalle Sue intenzioni gli Ebrei e gli Zoroastriani, oltre ai Suoi numerosi e ripetuti avvertimenti ed esortazioni all'intero mondo cristiano, ha rivolto messaggi particolari, alcuni generici, altri precisi e provocatori, ai capi e ai gregari degli ordini ecclesiastici della Cristianità - al papa, ai re, ai patriarchi, agli arcivescovi, ai vescovi, ai preti e ai monaci. Abbiamo già considerato, a proposito dei Messaggi di Bahá’u’lláh alle teste coronate del mondo, certi aspetti della Tavola al Romano Pontefice e le parole scritte ai re della Cristianità. Rivolgiamo ora la nostra attenzione verso quei passi in cui la Penna di Bahá'u'lláh sceglie l'aristocrazia della Chiesa e i suoi servi per esortarli e ammonirli:

« Dí: O accolta di patriarchi! Colui che vi era stato promesso nelle Tavole è giunto. Temete Iddio, e non seguite le vane immaginazioni dei superstiziosi. Mettete da parte le cose che possedete, e afferratevi saldamente alla Tavola di Dio col Suo sovrano potere. Meglio è questo per voi di tutto quello che possedete. Di questo fa testimonianza ogni cuore che comprende ed ogni uomo d'intuito. Vi gloriate del Mio Nome, eppure vi separate come con un velo da Me? Questa è invero una strana cosa! ».

« Dí: O accolta di arcivescovi! Colui Che è il Signore di tutti gli uomini è apparso. Dalla pianura della guida divina Egli chiama l'umanità, mentre voi siete annoverati fra i morti! Grande è la benedizione di Colui che è smosso dalla Brezza di Dio e che si è levato fra i morti in questo limpido Nome ».

« Dí: O accolta di vescovi! Il tremore ha afferrato tutte le tribù della terra, mentre Colui Che è l'Eterno Padre chiama ad alta voce fra la terra e il cielo. Benedetto l'orecchio che ha udito, e l'occhio che ha visto, e il cuore che si è vòlto verso Colui Che è il Punto di adorazione di tutti coloro che sono in cielo ed in terra ». « O accolta di vescovi! Voi siete le stelle del cielo della Mia sapienza. La Mia misericordia non desidera che voi cadiate sulla terra. La Mia giustizia, d'altronde, dichiara: «Questo è ciò che il Figlio (Gesù) ha decretato». E qualsiasi cosa sia uscita dalla Sua impeccabile, veritiera, fida bocca, non può mai essere alterata. Le campane, invero, risuonano in Mio Nome, e si lamentano su di Me, ma il Mio spirito gioisce con evidente felicità. Il corpo dell'Amatissimo anela la croce, e il Suo capo è ansioso di essere colpito dalla lancia, sul sentiero del Misericordiosissimo. L'ascendente dell'oppressore non può in alcun modo trattenerlo dal Suo proposito ». E ancora: « Le stelle del cielo della sapienza sono cadute, coloro che adducono le prove che posseggono per poter dimostrare la verità della Mia Causa, e che fanno menzione di Dio nel Mio Nome. Ma quando Io venni ad esse nella Mia maestà stornarono il viso da Me; queste sono invero di coloro che sono cadute. Questo è ciò che lo Spirito (Gesù) profetizzò quando venne con la verità, e i dottori ebrei cavillarono con Lui, finché commisero ciò che fece gemere lo Spirito Santo e piangere gli occhi di coloro che gioiscono della vicinanza di Dio ».

« Dí: o accolta di sacerdoti! Lasciate le campane, e uscite dunque dalle vostre chiese. Si addice a voi, in questo giorno, proclamare a gran voce il Più Grande Nome tra le nazioni. Preferite voi rimanere silenti mentre ogni pietra ed ogni albero gridano forte: «Il Signore è venuto nella Sua grande gloria!... Colui che ha invitato gli uomini nel Mio Nome è invero, dei Miei, ed egli farà cose che vanno oltre il potere di tutti quelli che sono in terra... Che la Brezza di Dio vi ridesti. In verità, essa ha alitato sopra il mondo. Beato colui che ne ha scoperto la fragranza e che è stato annoverato fra coloro che sono sicuri ». E ancora: « O accolta di sacerdoti! Il Giorno del Rendiconto è apparso, il Giorno in cui Colui Che era in cielo è giunto. Egli, in verità, è Colui Che vi era stato promesso nei Libri di Dio, il Santo, l'Onnipotente, il Lodatissimo. Per quanto tempo ancora andrete vagando nei deserti dell'ignoranza e della superstizione? Volgetevi con i cuori in direzione del vostro Signore, il Perdonatore, il Generoso ».

« Dí: o accolta di monaci! Non vi segregate nelle chiese e nei chiostri. Uscite, col Mio permesso, ed occupatevi di ciò che sarà di profitto alle vostre anime ed alle anime degli uomini. Così vi comanda il Re del Giorno del Giudizio. Rinchiudetevi nella fortezza del Mio amore; questa è invero una clausura degna, se siete di coloro che lo comprendono! Colui che si rinchiude in una casa è infatti come un morto. Si addice agli uomini di produrre ciò che sia di profitto a tutte le cose create, e chi non produce frutto è da dare al fuoco. Così vi consiglia il vostro Signore, ed Egli, invero, è l'Onnipotente, il Generosissimo. Sposatevi, sì che dopo voi qualcuno possa prendere il vostro posto. Noi vi abbiamo proibito atti di falsità e non ciò che dimostrerà fedeltà. Vi siete voi aggrappati a regole fissate da voi stessi, e vi siete gettate dietro le spalle le regole di Dio? Temete Iddio, e non siate sciocchi. Se non fosse l'uomo, chi farebbe menzione di Me sulla Mia terra, e come potrebbero essere rivelati i Miei attributi e il Mio Nome? Ponderate e non siate di quelli che sono velati e che dormono profondamente. Colui Che non Si sposò (Gesù) non trovò luogo ove dimorare o far posare il

Suo capo, a causa di ciò che le mani degli ingannatori avevano perpetrato. La Sua santità non consiste in ciò che voi credete o vi immaginate, ma piuttosto nelle cose che Noi possediamo. Chiedete, sí che possiate apprendere quale fosse il Suo rango, che è stato esaltato al di sopra dell'immaginazione di tutti coloro che dimorano in terra. Benedetti coloro che lo comprendono ». E ancora: « O accolta di monaci! Se voi scegliete di seguire Me, vi farò eredi del Mio Regno; e se trasgredite il Mio comando, Io, nelle Mie lunghe sofferenze, sopporterò con pazienza; in verità, Io sono Colui Che sempre perdona, il Misericordiosissimo... Betlemme è scossa dalla brezza di Dio. Udiamo la Sua voce dire: «O Tu generoso Signore! Dov'è stabilita la Tua grande gloria? I dolci aromi della Tua presenza mi hanno vivificata, dopo che mi ero consumata per la mia separazione da Te. Lodato sii Tu poiché hai sollevato i veli e sei venuto con potenza in gloria manifesta». Noi la chiamiamo da dietro il Tabernacolo della Maestà e della Grandezza: «O Betlemme! Questa Luce si è levata in oriente, ed ha viaggiato verso l'occidente, fino a che ti ha raggiunto nella sera della sua vita. Dimmi dunque: I figli rispettano il Padre e Lo riconoscono, oppure Lo rinnegano, così come la gente di un tempo rinnegò Lui (Gesù)? » Al che essa gridò alto dicendo: «Tu sei in verità l'Onnisciente, Colui Che tutto conosce ». E ancora: « Considerate similmente, quanto numerosi siano in questo tempo i monaci che si sono segregati nelle loro chiese, in Mio nome, e che, quando il momento stabilito venne, e Noi svelammo loro la Nostra beltà, mancarono di riconoscerMi, sebbene essi Mi invochino all'alba e al tramonto ». « Leggete il Vangelo », ancora dice loro, « eppure rifiutate di riconoscere il Gloriosissimo Signore! Ciò invero non vi si addice, o accolta di uomini sapienti!... Le fragranze del Misericordiosissimo sono alitate su tutta la creazione. Felice l'uomo che ha rinunziato a tutti i suoi desideri, e si è tenuto fermamente alla Guida divina ».

Queste « stelle cadute » del firmamento della Cristianità, queste « spesse nubi » che hanno oscurato la radiosità della Fede di Dio, questi principi della Chiesa che hanno mancato di riconoscere la sovranità del « Re dei Re », questi delusi ministri del Figlio, che hanno schivato e ignorato il « Regno » promesso che il « Padre Eterno » ha portato dal cielo e sta ora instaurando sulla terra - costoro, stanno attraversando, in questo « Giorno del Giudizio » una crisi, non certo critica come quella che dovette fronteggiare l'ordine sacerdotale islamico, l'inveterato nemico della Fede, ma non meno vasta e significativa. « Il potere è stato tolto » veramente e lo è in

misura sempre più grande a quel clero che parla in nome della Fede che professa, ma che è tuttavia così lontano dal suo spirito.

Dobbiamo solo guardarci attorno, mentre esaminiamo le sorti degli ordini religiosi cristiani, per renderci conto che la loro influenza continua a indebolirsi, il loro potere è in declino, la loro reputazione è compromessa, la loro autorità è beffeggiata, le loro congregazioni deperiscono, la loro disciplina si sta rilassando, la loro stampa s'è ridotta, i loro capi sono intimiditi; nei loro ranghi c'è confusione; le loro proprietà vengono poco a poco confiscate; alcune delle loro più potenti roccaforti stanno capitolando e altre istituzioni antiche e onorate si stanno estinguendo. Dal momento in cui fu lanciato l'appello Divino, e mandato l'invito, e impartito il monito, e pronunziata la condanna, questo processo, che si può dire abbia avuto inizio con il crollo della sovranità temporale del Romano Pontefice, subito dopo la rivelazione della Tavola al Papa, si è svolto con velocità crescente, minacciando le stesse basi su cui l'intero ordine si fonda. Aiutato dalle forze sprigionate dal movimento comunista, rafforzato dalle conseguenze politiche dell'ultima guerra, accelerato dall'eccessivo, cieco, intollerante e militante nazionalismo che sta ora sconvolgendo le nazioni, e stimolato da una marea crescente di materialismo, irreligiosità e paganesimo, questo processo non solo tende a sovvertire le istituzioni ecclesiastiche, ma pare che stia portando alla rapida decristianizzazione delle masse in molti paesi cristiani.

Mi accontenterò di enumerare alcune importanti espressioni di questa forza che sta sempre più invadendo il dominio e assalendo i più solidi baluardi di uno dei principali sistemi religiosi dell'umanità. L'effettiva estinzione del potere temporale del più importante sovrano del Cristianesimo subito dopo la creazione del Regno d'Italia; l'ondata di anticlericalismo che spazzò la Francia subito dopo la caduta dell'impero Napoleonico, e che culminò nella completa separazione della Chiesa Cattolica dallo Stato, nella laicizzazione della Terza Repubblica, nella secolarizzazione dell'educazione e nella soppressione e nello scioglimento di certi ordini religiosi; la rapida e improvvisa crescita di quella « irreligione religio-sa », quell'assalto sfrontato, consapevole e organizzato sferrato nella Russia Sovietica contro la Chiesa Greco-ortodossa che deter-minò la caduta della religione di stato, che massacrò un vasto numero dei suoi membri ammontanti in origine a oltre cento milioni di anime, che abbatté, chiuse o trasformò in musei, teatri e magaz-zini, migliaia e migliaia di chiese, monasteri, sinagoghe e moschee,

che spogliò la chiesa delle sue proprietà estese per sei milioni e mezzo di acri e cercò, attraverso la sua Lega degli Atei Militanti e la promulgazione di un « piano quinquennale di ateismo », di indebolire dalle fondamenta la vita religiosa delle masse; lo smembramento della Monarchia Austro-Ungarica, che disfece in un sol colpo il complesso più potente che tributava lealtà alla Chiesa di Roma, di cui sosteneva con le proprie risorse l'amministrazione; la separazione dello stato spagnolo dalla Chiesa e il rovesciamento della monarchia protettrice del cristianesimo cattolico; la filosofia nazionalistica, madre di un nazionalismo sfrenato e antiquato, che, detronizzato l'Islám, ha assalito indirettamente il fronte della Chiesa Cristiana in paesi non cristiani e sta assestando pesanti colpi alle Missioni Cattoliche, Anglicane e Presbiteriane in Persia, Turchia ed Estremo Oriente; il movimento rivoluzionario che comportò la persecuzione della Chiesa Cattolica in Messico; infine il vangelo del paganesimo moderno, sfacciato, aggressivo, implacabile che, negli anni precedenti l'attuale tumulto, e sempre più fin dalla sua origine, ha dilagato nel continente europeo, invadendo le cittadelle, e gettando nella confusione i cuori, dei sostenitori delle chiese cattolica, greco-ortodossa e luterana in Austria, Polonia e negli Stati Baltici e Scandinavi e, più recentemente, nell'Europa Occidentale, patria e centro delle più potenti gerarchie del Cristianesimo.

Nazioni cristiane contro nazioni cristiane.

Che pietoso spettacolo d'impotenza e di frattura, offre agli occhi di chi già vede il fallimento delle istituzioni che proclamano di parlare in nome della Fede di Gesù Cristo e di esserne i custodi - questa guerra fratricida che le nazioni cristiane stanno combattendo fra loro, in favore di una così detta civiltà cristiana - Anglicani schierati contro Luterani, Cattolici contro Greci-Ortodossi, Cattolici contro Cattolici e Protestanti contro Protestanti! L'impotenza e la disperazione della Santa Sede, incapace di fermare questa lotta micidiale, in cui sono impegnati i figli del Principe della Pace - benedetti e incoraggiati dalle consacrazioni e dalle arringhe dei prelati di una chiesa irrimediabilmente divisa - rivelano la misura del servilismo in cui le istituzioni, una volta onnipotenti, della Fede Cristiana sono sprofondate e ricordano in modo sorprendente l'analogo stato di decadenza in cui sono cadute le gerarchie delle altre religioni.

Il Cristianesimo ha ignorato tragicamente, allontanandosene molto, quell'alta missione affidata all'intero corpo dei cristiani da Colui Che è il vero Principe della Pace, in questi passi conclusivi della Sua Tavola a Pio IX, passi che stabiliscono, per tutti i tempi, la distinzione tra la missione di Bahá’u’lláh in quest'èra e quella di Gesù Cristo: « Dite: O accolta di Cristiani! Già in una precedente occasione, Noi ci siamo rivelati a voi, e voi non Mi avete riconosciuto. Questa è un'altra occasione che vi è ancora accordata. Questo è il Giorno di Dio; volgetevi a Lui... Il Beneamato non gradisce che voi vi consumiate con il fuoco dei vostri desideri. Se doveste essere separati come da un velo da Lui questo non sarebbe per altra ragione che per la vostra stessa ostinazione ed ignoranza. Voi fate menzione di Me, e non Mi conoscete. Voi Mi invocate, e siete incuranti della Mia Rivelazione... O gente del Vangelo! Coloro che non erano nel Regno vi sono ora entrati mentre Noi vediamo voi, in questo Giorno, esitare alle porte. Lacerate i veli col potere del vostro Signore, l'Onnipotente, d Benefico, ed entrate, dunque, nel Mio Nome, nel Mio Regno. Così vi comanda Colui Che desidera per voi una vita eterna... Noi vi contempliamo, o figli del Regno, e vi vediamo nell'oscurità. Questo, invero, non vi si addice. Siete voi, dinnanzi alla luce, timorosi a causa delle vostre azioni? Dirigetevi verso di Lui... In verità, Egli (Gesù) disse: “Seguitemi, ed Io vi farò pescatori di uomini”. In questo Giorno, Noi diciamo: “SeguiteMi, vi faremo vivificatori dell'umanità” ». « Dì: », ha scritto inoltre, « Noi in verità, siamo venuti per amor vostro, ed abbiamo sopportato le disgrazie del mondo per la vostra salvezza. Fuggite voi da Colui Che ha sacrificato la Sua vita perché voi possiate essere vivificati? Temete Iddio, o seguaci dello Spirito (Gesù), e non camminate sulle orme di ogni teologo sviato... Aprite le porte dei vostri cuori. Colui Che è lo Spirito (Gesù), invero, sta in attesa dinnanzi ad esse. Perché mai vi tenete lontano da Colui Che si è proposto di attrarvi verso un Luogo Risplendente? Dí: Noi, invero, abbiamo aperto a voi le porte del Regno. Vorrete voi sbarrare le porte delle vostre case in faccia a Me? Questo invero non è altro che un doloroso errore ».

A questo punto è giunto il clero cristiano - clero che si è intromesso tra il suo gregge e il Cristo ritornato nella gloria del Padre. Mentre la Fede di questo Promesso penetra sempre più a fondo nel cuore del Cristianesimo, mentre si moltiplica il numero delle reclute dalle guarnigioni che il suo spirito sta attaccando, provocando così un 'azione concertata e decisa in difesa delle roccaforti dell'ortodossia cristiana, e mentre le forze del nazionalismo, del paganesimo, del laicismo e del razzismo si muovono tutte insieme verso l'acme, possiamo ogni momento aspettarci che il declino delle forze, del potere e del prestigio di questo clero si accentui e dimostri vieppiù la verità della solenne dichiarazione di Bahá’u’lláh che predice l'eclissi dei luminari della Chiesa di Gesù Cristo e ne svela in modo più completo le implicazioni.

La distruzione operata sulle sorti della gerarchia sciita in Persia è stata veramente rovinosa e la sorte riservata ai suoi superstiti, gementi oggi sotto il giogo di un'autorità civile che per secoli avevano schernito e dominato, è pietosa. La caduta della più importante istituzione dell'Islám sunnita è stata catastrofica, e la conseguente caduta della sua gerarchia in un paese che aveva difeso la causa del sedicente vicario del Profeta di Dio è stata irrimediabile. Il processo che ha portato tanta distruzione, vergogna, divisione e debolezza ai difensori delle roccaforti del clericalismo cristiano è costante e inesorabile, e le nubi che oscurano il suo orizzonte sono nere. A causa dei teologi musulmani e cristiani « idoli » che Bahá’u’lláh ha bollato come coloro che rappresentano la maggioran-za dei Suoi nemici, che mancarono di deporre la penna, come Egli comandò, e di gettar via le loro fantasie e che, come Egli attestò, se avessero creduto in Lui, avrebbero operato la conversione delle masse - a causa di tali teologi non sarebbe esagerato dire che l'Islám e il Cristianesimo sono entrati nella fase più critica della loro storia.

Ma che nessuno fraintenda le mie intenzioni o travisi questa verità cardinale che fa parte dell'essenza della Fede di Bahá'u'lláh. L'origine divina di tutti i Profeti di Dio - inclusi Gesù Cristo e l'Apostolo di Dio, le due grandi Manifestazioni che precedettero la Rivelazione del Báb - è sostenuta incondizionatamente e fermamente da tutti i seguaci della religione Bahá'í. L'unità fondamentale di questi Messaggeri di Dio è chiaramente riconosciuta, la continuità della loro Rivelazione è affermata, l'autorità divina e la correlazione esistente tra i loro Libri è ammessa, l'univocità dei loro scopi e intenti è proclamata, l'unicità della loro influenza è sottolineata, la riconciliazione finale dei loro seguaci e dei loro insegnamenti è insegnata e prevista. Secondo la testimonianza di Bahá’u’lláh: « Essi dimorano tutti nello stesso tabernacolo, si librano nello stesso cielo, sono assisi sullo stesso trono, pronunciano lo stesso discorso e proclamano la stessa Fede ».

La continuità della Rivelazione.

La Fede legata al nome di Bahá'u'lláh disconosce qualsiasi intenzione di voler sminuire gli altri Profeti che sono venuti prima di Lui, svalutare i loro insegnamenti, oscurare, anche solo minimamente, la radiosità della loro Rivelazione, scacciarli dal cuore dei loro seguaci, abrogare i fondamenti delle loro dottrine, abbandonare i loro libri rivelati o sopprimere le legittime aspirazioni dei loro seguaci. Bahá'u'lláh ripudia la pretesa che una religione possa essere l'ultima rivelazione di Dio all'uomo, disconosce che la Propria sia la Rivelazione definitiva e sostiene il principio basilare della relatività della verità religiosa, la continuità della Rivelazione Divina, la progressività dell'esperienza religiosa. Egli Si propone di allargare la base di tutte le religioni rivelate e di svelare i misteri delle loro scritture. Insiste sul riconoscimento incondizionato dell'unità del loro scopo, riafferma le verità eterne che contengono, coordina le loro funzioni, distingue ciò che è essenziale e autentico da ciò che è accidentale e spurio nei loro insegnamenti, separa le verità date da Dio dalle superstizioni suggerite dai preti e su queste basi proclama che la loro unificazione è possibile, addirittura inevitabile, e profetizza il coronamento delle loro più alte speranze.

In quanto a Muhammad, l'Apostolo di Dio, nessuno tra i Suoi seguaci che leggono queste pagine, pensi per un solo istante che l'Islám, o il Suo Profeta, o il Suo Libro, o il Suo Successore nominato, o qualunque dei Suoi autentici insegnamenti siano stati o debbano essere in qualche modo, anche solo minimamente, screditati. Il lignaggio del Báb, discendente dell'Imám Husayn; le diverse e straordinarie prove nella Narrazione di Nabíl dell'atteggiamento assunto dall'Araldo della nostra Fede verso il Fondatore, gli Imám e il Libro dell'Islám; gli ardenti elogi che, nel Kitáb-i-Íqán, Ba-há’u’lláh tributò a Muhammad e ai Suoi legittimi successori, e in particolare all'Imám Husayn « impareggiabile e incomparabile »; gli argomenti addotti energicamente, intrepidamente e pubblicamente da 'Abdu’l-Bahá in chiese e sinagoghe per dimostrare la validità del Messaggio del Profeta Arabo; e infine, ma non meno importante, la testimonianza scritta dalla Regina di Romania, la quale, nata nella Fede Anglicana e nonostante la stretta alleanza tra il suo governo e la chiesa greco-ortodossa, religione di stato del suo paese adottivo, si è sentita spinta, soprattutto dopo aver letto questi discorsi pubblici di 'Abdu'l-Bahá, a proclamare il pro-prio riconoscimento della funzione profetica di Muhammad tutte queste cose proclamano in termini chiari il vero atteggiamento della Fede Bahá’í verso la religione sua genitrice.« Dio », dice il suo omaggio regale, « è Tutto, ogni cosa. Egli è la forza dietro ogni inizio... Sua è la voce dentro di noi che ci mostra il bene e il male. Ma per lo più noi ignoriamo o fraintendiamo questa voce. Perciò, Egli decise che il Suo Eletto scendesse tra noi sulla terra per chiarire la Sua Parola, il Suo vero significato. Perciò vennero i Profeti; perciò vennero Cristo, Muhammad, Bahá'u'lláh: perché di tanto in tanto l'uomo ha bisogno di una voce sulla terra che gli porti Iddio, che renda più acuta la percezione dell'esistenza del vero Dio. Quelle voci inviateci dovevano divenire carne, perché potessimo sentire e comprendere con le nostre orecchie terrene ».

Quale prova più grande, ci si potrebbe giustamente domandare, possono pretendere i teologi di Persia e di Turchia per provare che i seguaci di Bahá’u’lláh riconoscono l'alto rango occupato dal Profeta Muhammad tra tutti i Messaggeri di Dio? Quale servizio più grande si aspettano questi teologi che noi rendiamo alla Causa dell'Islám? Quale prova maggiore della nostra competenza possono esigere oltre alla nostra capacità di accendere, in ambienti così lontani dalle loro possibilità, la scintilla di una conversione ardente e sincera alla verità espressa dall'Apostolo di Dio, e di ottenere dalla penna di una regina questa storica confessione pubblica della Sua Missione Divina?

In quanto alla posizione del Cristianesimo, dichiariamo senza esitazioni o equivoci di ammettere incondizionatamente la sua origine divina, di affermare intrepidamente che Gesù Cristo è Figlio di Dio e Dio Lui Stesso, di riconoscere appieno l'ispirazione divina del Vangelo, di accettare la realtà del mistero dell'immacolatezza della Vergine Maria e di sostenere e difendere il primato di Pietro, il Principe degli Apostoli. Il Fondatore della Fede Cristiana è chiamato da Bahá'u'lláh « Spirito di Dio », è proclamato « Colui Che apparve dal soffio dello Spirito Santo » ed è perfino magnificato come « Essenza dello Spirito ». Sua madre è descritta come « quel volto velato e immortale, di somma bellezza », e il rango di suo Figlio è lodato come « un rango che è stato esaltato al di sopra dell'immaginazione di tutti coloro che dimorano sulla terra », mentre Pietro è riconosciuto come uno dalla cui bocca Iddio ha fatto « fluire i misteri della saggezza e della parola » . « Sappi », ha inoltre attestato Bahá'u'lláh, « che quando il Figlio dell'Uomo rese la Sua anima a Dio l'intera creazione pianse le sue lacrime; ma nel sacrificarSi infuse a tutte le cose create una nuova forza. Le Sue prove, così come è attestato da tutti i popoli della terra, sono ora palesi innanzi a te. La più profonda saggezza che i saggi abbiano espressa, la più alta dottrina che l'intelletto abbia mai spiegato, le arti che le mani più abili abbiano prodotto, l'influenza esercitata dai più potenti sovrani, non sono che manifestazioni del potere vivifi-catore emanate dal Suo Spirito, trascendente, penetrante e radioso. Noi attestiamo che quando Egli venne al mondo, diffuse lo splendore della Sua gloria su tutte le cose create. Per Lui il lebbroso guarì dalla lebbra della perversità e dell'ignoranza. Per Lui gli impuri ed i malvagi furono risanati; per il Suo potere, generato da Dio Onnipotente, gli occhi del cieco furono aperti e fu santificata l'anima del peccatore... Fu Lui a purificare il mondo. Benedetto l'uomo che si volge a Lui col volto raggiante di luce ».

Difatti, un requisito essenziale perché Ebrei, Zoroastriani, Indù, Buddisti e i seguaci di altre antiche fedi, agnostici e perfino atei possano essere ammessi a far parte del gregge Bahá'í è che accettino sinceramente e senza riserve l'origine divina dell'Islám e del Cristianesimo, la funzione profetica di Muhammad e di Gesù Cristo, la legittimità dell'istituzione dell'Imamato e del primato di San Pietro, il Principe degli Apostoli. Questi sono i principi centrali, solidi e incontrovertibili che costituiscono la base granitica del credo Bahá’í, che la Fede di Bahá’u’lláh è orgogliosa di riconoscere, che i suoi insegnanti proclamano, che i suoi apologisti difendono, che la sua letteratura diffonde, che le sue scuole estive spiegano e che la gran massa dei suoi seguaci attesta con parole ed opere.

Né si deve pensare, neppure per un istante, che i seguaci di Bahá'u'lláh cerchino di degradare o neppure di sminuire il rango dei capi religiosi del mondo, cristiani, musulmani o di qualsiasi altra denominazione, se la loro condotta è conforme a ciò che professa-no e se sono degni della posizione che occupano. « Quei teologi », ha affermato Bahá'u'lláh, « ... che sono veramente abbelliti con l'or-namento della coscienza e di un carattere buono sono, in verità, co-me la testa per il corpo del mondo, e come gli occhi per le nazioni. La guida degli uomini è dipesa, in ogni tempo, e ancora dipende, da queste anime benedette ». E ancora: « Il teologo la cui condotta è retta, e il sapiente che è giusto, sono come lo spirito per il corpo del mondo. Benedetto quel teologo il cui capo è rivestito della corona della giustizia, e le cui tempie sono adorne con l'ornamento dell'equità ». E ancora: « Il teologo che ha preso e assaporato il

Santissimo Vino, nel nome del Sovrano Ordinatore, è come un occhio per il mondo. Benedetti coloro che gli obbediscono, e ne richiamano il ricordo ».« Grande è la benedizione di quel teologo », ha scritto in un'altra circostanza, « che non ha permesso alla sua scienza di divenire un velo fra lui e Colui Che è l'Oggetto di ogni scienza, e che, quando Colui Che esiste da Sé apparve, si volse a Lui con volto raggiante. Egli, in verità, è annoverato fra i sapienti. Gli Abitatori del Paradiso cercano la benedizione del suo alito, e la sua lampada diffonde la sua radiosità su tutti coloro che sono in cielo e in terra. Egli, in verità, è annoverato fra gli eredi dei Profeti. Colui che lo contempla ha, invero, contemplato l'Unico Vero, e chi si è volto verso di lui, si è, invero, volto verso Dio, l'Onnipotente, il Saggio ». « Rispettate quei teologi tra voi », dice la Sua esortazione, « i cui atti sono conformi alla conoscenza che posseggono, che osservano gli statuti di Dio e decretano le cose che Iddio ha decretato nel Libro. Sappiate che essi sono le lampade di guida tra terra e cielo. Chi non ha considerazione per la posizione e il merito dei teologi ha, in verità, alterato la grazia che Iddio ha loro concesso ».

Cari amici! Nelle pagine precedenti ho tentato di descrivere il travaglio che affligge il mondo e che tiene in pugno il genere umano, anzitutto come il giudizio pronunziato da Dio contro i popoli della terra che per un secolo si sono rifiutati di riconoscere Colui il Cui avvento è stato promesso a tutte le religioni, e nella Cui Fede soltanto, tutte le nazioni potranno - e alla fine dovranno - trovare la loro vera salvezza. Ho citato dagli scritti di Bahá’u’lláh e del Báb alcuni passi che predicono questo castigo divino e ne rivelano la natura. Ho enumerato le dolorose tribolazioni da cui sono state afflitte la Fede, il Suo Araldo, il suo Fondatore e il suo Esempio e ho mostrato la tragica mancanza commessa dalla maggioranza del genere umano e dai suoi capi, non protestando contro queste tribolazioni e non riconoscendo la validità delle pretese avanzate da Coloro Che le sopportarono. Inoltre ho indicato che una responsabilità diretta, terribile e inevitabile ricadde sui sovrani della terra e sui capi religiosi del mondo che reggevano le redini del potere assoluto, politico e religioso, ai tempi del Báb e di Bahá’u’l-láh. Ho anche cercato di dimostrare come in seguito all'antago-nismo diretto e attivo di alcuni di loro contro la Fede, e alla negli-genza di altri che mancarono al loro indiscusso dovere d'investigare la sua verità e le sue pretese, di sostenere la sua innocenza e di vendicare le sue offese, re e clero sono stati e sono tuttora soggetti

alle terribili punizioni che i loro peccati di omissione e di perpetrazione hanno attirato su di loro. Data la grande responsabilità che si assunsero, a causa dell'influenza indiscussa che esercitavano sui loro sudditi e seguaci, ho già citato ampiamente dai messaggi, dalle esortazioni, e dagli avvertimenti rivolti loro dai Fondatori della nostra Fede, e mi sono soffermato sulle conseguenze scaturite da quelle importanti e storiche parole.

Come attesta Bahá’u’lláh, queste grandi calamità, di cui si devono ritenere responsabili soprattutto i capi supremi del mondo, sia secolari sia religiosi, non si devono considerare, se le giudichiamo correttamente, solo una punizione inflitta da Dio a codesto mondo che ha perseverato per cent'anni nel suo rifiuto di abbracciare la verità del Messaggio redentore offertogli dal supremo Messaggero di Dio per oggi. Devono essere anche viste, benché in misura minore, sotto l'aspetto di una punizione divina per la perversità della razza umana in generale, che si è buttata alla deriva allontanandosi da quei principi elementari che devono, in ogni tempo, governare la vita e il progresso dell'umanità, i soli che possano salvaguardarla. L'umanità, ahimè, invece di riconoscere e adorare lo Spirito di Dio personificato nella Sua religione d'oggi, ha preferito con crescente insistenza adorare i falsi idoli, le menzogne e le mezze verità, che stanno oscurando le sue religioni, corrompendo la sua vita spirituale, sconvolgendo le sue istituzioni politiche, corrodendo la sua compagine sociale e frantumando la sua struttura economica.

I popoli della terra non solo hanno ignorato, alcuni perfino assalito, una Fede che è ad un tempo l'essenza e la promessa, la conciliatrice e l'unificatrice di tutte le religioni, ma si sono anche lasciati trascinare lontani dalle loro religioni e hanno innalzato sugli altari rovesciati altri dei del tutto estranei non solo allo spirito ma anche alle forme tradizionali delle loro antiche fedi.

« La faccia del mondo è cambiata », lamenta Bahá'u'lláh, « La via di Dio e la religione di Dio hanno cessato di valer qualcosa agli occhi degli uomini ». « La vitalità della fede degli uomini », ha pure scritto, « sta scomparendo in ogni contrada... La corrosione dell'irreligiosità sta distruggendo il cuore della società umana ». « In verità, la religione », Egli afferma, « è il principale strumento per instaurare l'ordine nel mondo e la tranquillità tra i suoi popoli... Maggiore il declino della religione, più penosa la caparbietà degli empi. Questo non può portare infine ad altro che al caos e alla confusione ». E ancora: « La religione è una luce radiosa e una

roccaforte inespugnabile per la protezione e il benessere dei popoli del mondo ». « Come il corpo dell'uomo », ha scritto in un'altra occasione, « ha bisogno di abiti per vestirsi, così il corpo dell'umanità deve essere adornato con il manto della giustizia e della saggezza. La sua tunica è la Rivelazione concessagli da Dio ».

I tre falsi dei.

Questa forza vitale sta scomparendo, quest'impulso possente è stato disprezzato, questa luce radiosa è oscurata, questa roccaforte inespugnabile è abbandonata, questa bella tunica è lasciata in un canto. Dio Stesso è stato detronizzato dal cuore umano e un mondo idolatra appassionatamente e chiassosamente acclama e adora i falsi idoli, che le sue vane fantasie hanno stoltamente creato e le sue mani traviate hanno così empiamente innalzato. I principali idoli nel profanato tempio dell'umanità non sono altro che i tre dèi del Nazionalismo, del Razzismo e del Comunismo, davanti ai cui altari governi e popoli, democratici o totalitari, in pace o in guerra, dell'Oriente o dell'Occidente, cristiani o musulmani, in vari modi e in diversa misura, stanno ora pregando. I loro sommi sacerdoti sono i politici e gli esperti delle cose del mondo, i così detti saggi del secolo; il loro sacrificio, la carne e il sangue delle moltitudini massacrate; i loro incantesimi, dottrine antiquate e consunte formule insidiose e irriverenti; il loro incenso, il fumo del dolore che si leva dai cuori dilaniati dei familiari dei defunti, dei mutilati e dei senza tetto.

Le teorie e le politiche, così sbagliate e perniciose, che deificano lo stato ed esaltano la nazione al di sopra del genere umano, che cercano di subordinare le altre razze del mondo a un'unica razza, che discriminano tra bianchi e neri e che tollerano il predominio di una classe privilegiata su tutte le altre, queste sono le dottrine oscure, false e disoneste per le quali qualsiasi uomo, che creda in esse o in base ad esse agisca, prima o poi incorrerà nell'ira e nel castigo di Dio.

« Movimenti appena nati e di portata mondiale », risuona l'avvertimento di 'Abdu’l-Bahá, « faranno di tutto per portare avanti i propri disegni. Il Movimento della Sinistra acquisterà grande importanza. La sua influenza si diffonderà ».

In antitesi e in opposizione inconciliabile con queste dottrine,

causa di guerre e sconvolgimenti nel mondo, stanno le verità salutari, redentrici, importanti, proclamate da Bahá’u’lláh, Organizzatore e Salvatore Divino di tutta la razza umana - verità che si devono considerare la forza motrice e il marchio della Sua Rivelazione: « Il mondo è un solo paese e l'umanità i suoi cittadini ». « Nessun uomo si vanti d'amare il proprio paese; si vanti piuttosto di amare il genere umano ». E ancora: « Siete frutti di un unico albero, e foglie di uno stesso ramo ». « Dedicate la vostra mente e la vostra volontà all'educazione dei popoli e delle tribù detta terra, perché forse... tutti gli uomini possano divenire sostenitori di un unico ordine e abitanti di un'unica città... Abitate in un unico mondo e siete stati creati per azione di un'unica volontà ».« Attenti che i desideri della carne e di un'inclinazione corrotta non provochino divisioni tra voi. Siate come le dita di una mano, le membra di un corpo ». E ancora: « Tutti gli arboscelli del mondo sono sortì da un unico Albero, e tutti gli esseri devono la propria esistenza a un unico Essere ». E infine: « In verità, uomo è colui che oggi si dedica al servizio dell'intera razza umana».

Le colonne indebolite della religione.

Non dobbiamo ritenere solo l'irreligiosità e il suo mostruoso frutto, la triplice maledizione che oggi opprime l'anima dell'umanità, responsabili delle disgrazie che stanno così tragicamente assediandola, ma dobbiamo considerare anche altri mali e difetti, che sono per lo più diretta conseguenza dell'« indebolimento delle colonne della religione », come fattori contribuenti alle molteplici colpe delle quali i singoli e le nazioni sono stati giudicati colpevoli. I segni della decadenza morale, conseguente alla detronizzazione della religione e all'insediamento di questi idoli usurpatori sono troppo numerosi ed evidenti perché perfino un osservatore superficiale delle condizioni della società contemporanea possa non vederli. La diffusione dell'arbitrio, dell'alcoolismo, del gioco d'azzardo e del crimine; l'eccessivo amore del piacere, della ricchezza e di altre vanità terrene; il rilassamento morale che si rivela nell'atteggiamento irresponsabile verso il matrimonio, nell'indebolimento della autorità dei genitori, nella crescente marea di divorzi, nel deterio-ramento della qualità della letteratura e della stampa e nella difesa di teorie che sono la negazione della purezza, della moralità e della

castità - questi segni di decadenza morale, che invadono l'Oriente e l'Occidente, che permeano ogni strato della società e instillano il loro veleno nei suoi membri di ambo i sessi, giovani e vecchi, rendono ancora più nera la pergamena su cui sono scritte le molteplici trasgressioni di un'umanità impenitente.

Non c'è da meravigliarsi se Bahá’u’lláh, il Medico Divino, ha dichiarato: « Oggi i gusti degli uomini sono mutati e la loro capacità di percezione è cambiata. I venti contrari del mondo e i suoi colori hanno provocato un raffreddamento e hanno privato le narici umane dei dolci aromi della Rivelazione ».

Colma e amara davvero è la coppa dell'umanità che ha mancato di rispondere all'invito di Dio, espresso dal Suo Messaggero Supremo, che ha smorzato il lume della propria Fede nel Creatore, che ha ceduto, in misura così grande, la fedeltà dovuta a Lui a dèi di sua invenzione e si è contaminata con i mali e i vizi che questo cambiamento implica inevitabilmente.

Cari amici! Sotto questo aspetto noi, seguaci di Bahá’u’lláh, dovremmo considerare questo castigo di Dio che, negli ultimi anni del primo secolo dell'Era Bahá'í, colpisce la maggior parte dell'umanità e ne ha gettato in una confusione così sconcertante tutte le attività. A causa di questa duplice colpa, le cose che ha fatto e le cose che non ha fatto, i suoi misfatti e la sua triste e cospicua omissione di compiere il suo dovere chiaro e incontrovertibile verso Dio i Suoi Messaggeri e la Sua fede, questa dolorosa ordalia, qualsiasi siano le sue cause immediate politiche ed economiche, l'ha afferrata in una morsa d'acciaio.

Ma Dio, come abbiamo fatto notare all'inizio di queste pagine, non Si limita a punire i Suoi figli per le loro malefatte. Egli castiga perché è giusto e punisce perché ama. Avendoli puniti, non può, nella Sua misericordia, abbandonarli al loro destino. In realtà, mentre li punisce, li prepara alla missione per cui li ha creati. « Le calamità sono la Mia provvidenza », Egli li assicurò per bocca di Bahá’u’lláh, « apparentemente sono fuoco e vendetta, ma in realtà sono luce e misericordia ».

Le fiamme che la Sua giustizia ha acceso purificano un'umanità impenitente e fondono i suoi elementi discordanti e contendenti come nessun altro mezzo può fare. Non è solo un fuoco punitivo e distruttivo, ma anche un procedimento disciplinare e creativo, che ha lo scopo di salvare, unificandolo, tutto il pianeta. Misteriosa-mente, lentamente e irresistibilmente Iddio completa i Suoi disegni, anche se lo spettacolo su cui si posano oggi i nostri occhi è quello

di un mondo irreparabilmente impigliato nella sua stessa rete, del tutto incurante della Voce Che, per un secolo, l'ha chiamato a Dio, e miseramente ossequiente alle voci tentatrici che stanno cercando di attrarlo verso un profondo abisso.

Il disegno divino.

Il disegno divino è semplicemente quello di inaugurare, in un modo che solo Lui può determinare, e il cui significato solo Lui può comprendere appieno, la grande Età Aurea di un 'umanità da lungo tempo divisa e afflitta. Il suo stato attuale e anche il suo futuro immediato sono oscuri, dolorosamente oscuri. Ma il suo lontano futuro è radioso, splendidamente radioso così radioso come nessuna mente può immaginare.

« I venti della disperazione », scrive Bahá'u'lláh, mentre esamina gl'immediati destini dell'umanità, « ahimè, soffiano da ogni parte, e le lotte che dividono e affliggono la razza umana crescono quotidianamente. Si possono ora scorgere i segni di sconvolgimenti e caos imminenti poiché l'ordine predominante appare deplorevolmente difettoso ». « Tale sarà la sua triste sorte », ha dichiarato, in un'altra occasione, « che rivelarla ora non sarebbe adatto e opportuno ». « Questi inutili contrasti » ha profetizzato vigorosamente d'altra parte, meditando sul futuro dell'umanità, durante il Suo memorabile colloquio con l'orientalista di studi persiani Edward G. Browne, « Queste guerre rovinose svaniranno e si avrà l'avvento della «Più Grande Pace »... Le lotte, lo spargimento di sangue e le discordie dovranno cessare e tutti gli uomini dovranno vivere come in una sola famiglia ». « Tra non molto », ha anche scritto, « tutti i governi della terra cambieranno. Il mondo sarà oppresso. E dopo uno sconvolgimento universale sorgerà, all'orizzonte del reame invisibile, il sole della giustizia ». « Tutta la terra », ha inoltre affermato, « è ora in stato di gravidanza. S'avvicina il giorno in cui produrrà i suoi più nobili frutti, in cui da essa nasceranno gli alberi più alti i fiori più incantevoli, i più squisiti doni del cielo ». « Tutte le nazioni e le tribù », ha scritto similmente 'Abdu’l-Bahá, « ... diverranno un'unica nazione. L’antagonismo religioso e settario, l'ostilità fra razze e popoli e le differenze fra le nazioni saranno eliminate. Tutti gli uomini aderiranno a una sola religione, avranno una Fede comune, si fonderanno in una sola

razza, e diverranno un unico popolo. Tutti abiteranno in una sola patria comune, che è il pianeta stesso ».

Ciò che vediamo in questo momento, durante questa « crisi, la più grave nella storia della civiltà », che ricorda i momenti in cui « le religioni sono perite e sono nate », è l'età dell'adolescenza e della lenta e dolorosa evoluzione dell'umanità, l'età preparatoria al raggiungimento dell'età della virilità, della maturità, la cui promessa è contenuta negl'insegnamenti e custodita nelle profezie di Bahá’u’lláh. Il tumulto di quest'èra di transizione è tipico dell'impetuosità e degl'istinti irrazionali della gioventù, delle sue follie, della sua prodigalità, del suo orgoglio, della sua sicurezza di sé, della sua riottosità e del suo disprezzo per la disciplina.

La Grande Età avvenire.

L'età dell'infanzia e della fanciullezza sono passate per non ritornare più, mentre la Grande Età, il coronamento di tutte le età, che segnerà la maturità di tutta la razza umana, deve ancora venire. Gli sconvolgimenti di questo turbolento periodo di transizione negli annali dell'umanità sono i requisiti essenziali e preannunziano l'avvicinarsi di quell'Età delle Età, « il tempo della fine », in cui la follia e il tumulto delle lotte che hanno, sin dall'alba della storia, oscurato gli annali dell'umanità, si trasformeranno finalmente nella saggezza e nella tranquillità di una pace indisturbata, universale e duratura, in cui la discordia e le divisioni tra i figli degli uomini avranno ceduto il posto alla riconciliazione mondiale e alla completa unificazione dei diversi elementi che costituiscono la società umana.

Questo sarà, in effetti, il degno punto culminante di quel processo d'integrazione che, incominciando con la famiglia, la più piccola unità nella scala dell'organizzazione umana, dopo aver dato vita successivamente alla tribù, alla città-stato e alla nazione, continuerà a svolgersi fino a culminare nell'unificazione del mondo intero, obiettivo finale e gloria coronatrice dell'evoluzione umana su questo pianeta. A questo stadio l'umanità sta, volente o nolente, inevitabilmente avvicinandosi. A questo stadio la dolorosa ordalia che l'umanità sta attraversando sta misteriosamente spianando la strada. A questo stadio le sorti e lo scopo della Fede di Bahá’u’lláh sono indissolubilmente legati. Le energie creative che la Sua Rivela-zione ha sprigionato nell'« anno sessanta » e che sono state poi rafforzate dalle successive effusioni di potenza celeste elargite a tutta l'umanità nell'« anno nove » e nell'« anno ottanta », hanno infuso nell'umanità la capacità di raggiungere questo stadio finale della sua evoluzione organica e collettiva. All'Età Aurea della Sua Dispensazione sarà per sempre unito il coronamento di questo processo. La struttura del Suo Nuovo Ordine Mondiale, che ora si muove entro la matrice delle istituzioni amministrative che Egli Stesso ha creato, servirà da modello e da nucleo a quel commonwealth mondiale che è il destino certo e inevitabile dei popoli e delle nazioni della terra.

Come l'evoluzione organica dell'umanità è stata lenta e graduale, e ha implicato successivamente l'unificazione della famiglia, della tribù, della città-stato e della nazione, così la luce concessa dalla Rivelazione di Dio, nei vari stadi dell'evoluzione della religione e riflessa nelle successive Dispensazioni del passato, è stata lenta e progressiva. In verità, la misura della Rivelazione Divina in ogni età è stata adatta e proporzionata al grado del progresso sociale conseguito in quell'età da un 'umanità in continua evoluzione.

« Noi abbiamo decretato », spiega Bahá'u'lláh, « che il Verbo di Dio e tutte le forze che racchiude si manifesterà agli uomini in esatta conformità con le condizioni già predisposte da Colui Che è l’Onnisciente, il Più Saggio... Se il Verbo liberasse improvvisa-mente tutte le sue energie latenti, nessuno potrebbe sopportare il peso di una così potente Rivelazione ».« Tutte le cose create », ha affermato 'Abdu’l-Bahá, spiegando questa verità, « hanno il loro grado o stadio di maturità. Il periodo di maturità nella vita di un albero è il momento della sua fruttificazione... L'animale raggiunge lo stadio del pieno sviluppo e della completezza, e nel regno umano l'uomo raggiunge la sua maturità quando la luce della sua intelligenza raggiunge il massimo del vigore e dell'evoluzione... Similmente vi sono periodi e stadi nella vita collettiva dell'umanità. Una volta essa attraversò lo stadio della fanciullezza, un'altra volta il periodo della giovinezza, ma ora è entrata nella fase, da lungo tempo predetta, della sua maturità, i cui segni sono dappertutto apparenti... Ciò che era adatto ai bisogni dell'uomo durante le pri-me fasi della storia della razza umana non s'addice alle necessità d'oggi, periodo di novità e di coronamento, né le soddisfa. L'umanità è emersa dallo stadio precedente di limitazione e di educazione preliminare. L'uomo deve ora diventare ricco di nuove virtù e facoltà, di nuove norme morali, di nuove capacità. Nuovi premi,

perfette donazioni, l'attendono e stanno già scendendo su di lui. I doni e le benedizioni del periodo della giovinezza, opportuni e sufficienti durante l'adolescenza del genere umano, sono ora incapaci di soddisfare i requisiti della sua maturità ..... In ogni Dispensazione », ha scritto inoltre, « la Luce della Guida Divina è stata focalizzata su un tema centrale... In questa stupenda Rivelazione, in questo secolo glorioso, la consapevolezza dell'unità del genere umano è la base della Fede di Dio e l'aspetto più caratteristico della Sua Legge ».

La religione e l'evoluzione sociale.

La Rivelazione legata alla Fede di Gesù Cristo focalizzò la sua attenzione soprattutto sulla redenzione dell'individuo e sulla formazione della sua condotta e sottolineò, come tema centrale, la necessità d'inculcare un alto livello di moralità e disciplina nell'uomo, elemento fondamentale della società umana. Mai nei Vangeli troviamo riferimenti all'unità delle nazioni o all'unificazione del genere umano nella sua totalità. Quando Gesù parlò a coloro che Lo circondavano, Si rivolse loro soprattutto come individui piuttosto che come parti componenti di un 'unica entità universale e indivisibile. La terra non era ancora stata esplorata in tutta la sua superficie, quindi non si poteva ancora né immaginare né tanto meno proclamare o fondare l'organizzazione di tutti i suoi popoli e nazioni come un’unica entità. Quale altra interpretazione si può dare a queste parole rivolte da Bahá’u’lláh specificatamente ai seguaci del Vangelo, in cui è stata stabilita in modo preciso la distinzione fondamentale fra la Missione di Gesù Cristo, riguardante soprattutto l'individuo, e il Suo Messaggio diretto più in particolare all'umanità come a un tutt'unico: « In verità, Egli (Gesù) disse: «Seguitemi e vi farò diventare pescatori d'uomini». Ma oggi Noi diciamo: «SeguiteMi, che vi possiamo far diventare i vivificatori del genere umano ».

La Fede Islamica, l'anello susseguente nella catena della Rivelazione Divina, introdusse, come Bahá’u’lláh Stesso attesta, il concetto di nazione come entità unitaria e fase essenziale nell'organizzazione della società umana e l'incorporò nel Suo insegnamento. Questo è il significato di questa dichiarazione di Bahá'u'lláh, breve ma altamente significativa e chiarificatrice: « In antico (nella Dispensazione Islamica) è stato rivelato: «L'amor di patria è un elemento della Fede di Dio » ». Questo principio fu istituito e messo in luce dall'Apostolo di Dio, in quanto l'evoluzione della società umana a quei tempi lo richiedeva. E non si poteva immaginare nessuno stadio al di sopra e al di là di esso, in quanto erano ancora irraggiungibili nel mondo le condizioni preliminari per la fondazione di una forma di organizzazione superiore. Si può perciò dire che il concetto di patriottismo e il raggiungimento della fase dell'unità nazionale sono il carattere peculiare della Dispensazione Maomettana durante la quale si unificarono e ottennero l'indipendenza politica le nazioni e le razze del mondo e in particolare d'Europa e d'America.

'Abdu’l-Bahá spiega questa verità in una delle Sue Tavole: « Nelle epoche passate, anche se si giunse all'armonia, tuttavia, per la mancanza di mezzi, sarebbe stato impossibile conseguire l'unità del genere umano. I continenti erano distanti e separati, e anche tra i popoli di uno stesso continente l'associazione e lo scambio d'idee erano quasi impossibili. Pertanto i contatti, la comprensione e l'unità tra tutti i popoli e le tribù della terra erano inattuabili. Ma oggi i mezzi di comunicazione si sono moltiplicati e i cinque continenti della terra si sono praticamente fusi in un unico continente... In egual modo tutti i membri della famiglia umana, popoli o governi, città o villaggi, sono diventati sempre più interdipendenti. L'autosufficienza non è più possibile per nessuno, perché i legami politici uniscono tutti i popoli e le nazioni e i legami del commercio e dell'industria, dell'agricoltura e dell'educazione, divengono ogni giorno più forti. Quindi solo oggi è possibile conseguire l'unità del genere umano. In verità questa è solo una delle meraviglie di quest'età meravigliosa, di questo secolo grandioso. Le epoche passate non hanno avuto tutto questo, poiché a questo secolo - questo secolo luminoso - sono state donate glorie, capacità e ispirazioni uniche e inaudite. Da ciò deriva il miracoloso dischiudersi di una nuova meraviglia ogni giorno. Alla fine si vedrà come arderanno luminose le sue candele nell'umana assemblea ».

Egli spiega inoltre: « Guarda come la sua luce sta ora albeg-giando all'oscuro orizzonte del mondo. La prima candela è l'unità nel regno politico, di cui si possono scorgere i primi barlumi. La seconda candela è l'unità di pensiero nelle imprese mondiali, di cui si vedrà tra non molto il compimento. La terza candela è l'unità nella libertà che si realizzerà sicuramente. La quarta candela è l'unità nella religione che è la pietra angolare delle fondamenta stesse e che la potenza divina rivelerà in tutto il suo splendore. La quinta candela è l'unità delle nazioni - unità che sarà sicuramente instaurata in questo secolo, e che porterà tutti i popoli del mondo a considerarsi cittadini di una patria comune. La sesta candela è l'unità delle razze, che farà di tutti coloro che dimorano sulla terra, popoli e tribù di un'unica razza. La settima candela è l'unità di linguaggio, cioè la scelta di una lingua universale, che si insegnerà a tutti i popoli e che tutti parleranno. Tutte queste cose avverranno immancabilmente, poiché il potere del regno di Dio darà aiuto e soccorso per la loro realizzazione ».

« Uno dei più grandi eventi », afferma 'Abdu’l-Bahá nelle Sue « Lezioni di San Giovanni d'Acri », « che dovrà aver luogo nel giorno della manifestazione di quell'incomparabile Ramo, è l'innalzarsi dello Stendardo di Dio su tutte le nazioni, cioè: Tutte le nazioni e le tribù vivranno all'ombra di questa Bandiera Divina, che non è altri che il Ramo del Signore stesso, e diverranno una unica nazione. Gli antagonismi di Fedi e di religioni, le ostilità fra razze e popoli, e i contrasti di nazionalità saranno sradicati. Si avrà una religione, una fede, una razza e un popolo solo che dimorerà sulla sua terra natia: questo globo terrestre ».

Questo è lo stadio al quale il mondo si sta ora avvicinando, lo stadio dell'unità mondiale, che, come 'Abdu’l-Bahá ci assicura, sarà sicuramente instaurata in questo secolo. « La Lingua di Grandez-za», afferma Bahá’u’lláh, « ha proclamato nel giorno della Sua manifestazione: «Non ci si deve vantare d'amare il proprio paese, ma di amare d mondo" ». « Col potere », aggiunge, « che si sprigiona da queste parole eccelse, Egli ha dato un nuovo impulso ed un nuovo orientamento ai cuori umani cancellando ogni traccia di restrizione e di limitazione dal sacro Libro di Dio ».

Una lealtà più vasta e comprensiva.

Ma a questo proposito è necessario pronunciare una parola d'avvertimento. L'amor di patria, inculcato e messo in luce dall'insegnamento dell'Islám, quale « elemento della Fede di Dio », non è stato né condannato né screditato attraverso questa dichiarazione, questo squillo di tromba di Bahá’u’lláh. Essa non può e non deve essere interpretata come un ripudio di un patriottismo sano e intelligente, o considerata come una condanna pronunziata contro di

esso, e non cerca di distruggere la devozione e la lealtà personali verso il proprio paese, né è in conflitto con le legittime aspirazioni, i diritti e i doveri degli stati e delle nazioni. Essa implica e proclama solamente l'insufficienza del patriottismo, alla luce dei cambiamenti basilari avvenuti nella vita economica della società e dell'interdipendenza delle nazioni e in seguito al rimpicciolimento del mondo, grazie alla rivoluzione dei mezzi di trasporto e di comunicazione condizioni che non esistevano né potevano esistere ai tempi di Cristo o di Muhammad. Richiede una lealtà più vasta, che non dovrebbe entrare in conflitto con lealtà minori, e in realtà non lo fa. Instilla un amore che, considerato il suo campo d'azione, deve includere e non escludere l'amor di patria. Per mezzo di questa lealtà che ispira e di quest'amore che infonde, getta le sole fondamenta su cui possano prosperare e basarsi il concetto di cittadinanza mondiale e la struttura dell'unificazione mondiale. Ma insiste sulla subordinazione di considerazioni nazionali e d'interessi particolaristici ai perentori e supremi diritti dell'umanità intesa come unità, in quanto in un mondo di nazioni e popoli interdipendenti il vantaggio della parte meglio può essere raggiunta attraverso il vantaggio del tutto.

In verità, il mondo sta camminando verso il proprio destino. L'interdipendenza dei popoli e delle nazioni della terra, qualsiasi cosa i capi delle forze separatrici del mondo possano dire e fare, è già un fatto compiuto. La sua unità nel campo economico è ora capita e riconosciuta. Benessere della parte significa benessere del tutto, e miseria della parte, miseria del tutto. La Rivelazione di Bahá’u’lláh, secondo le Sue parole, ha « dato un nuovo impulso e impartito una nuova direzione » a questo vasto processo che sta ora svolgendosi nel mondo. I fuochi accesi da questo grande travaglio sono la conseguenza del mancato riconoscimento di Bahá'u'lláh da parte degli uomini. Essi inoltre stanno affrettando la sua fine. Un'avversità prolungata, mondiale, affliggente, unita al caos e alla distruzione generale, sconvolgerà le nazioni, rimesterà la coscienza del mondo, disingannerà le masse, porterà un cambiamento radicale nel concetto di società e fonderà alla fine le membra disgiunte e sanguinanti del genere umano in un corpo unico, organicamente unito e indivisibile.

Un commonwealth mondiale.

Alle linee generali, alle implicazioni e alle caratteristiche di questo - commonwealth mondiale, destinato ad emergere, prima o poi, dalla strage, dall'angoscia e dalla devastazione di questo grande sconvolgimento mondiale, ho già accennato nelle mie precedenti comunicazioni. Basti dire che questo coronamento sarà, per sua natura, un processo graduale e, come Bahá'u'lláh Stesso ha previsto, porterà dapprima all'instaurazione di quella Pace Minore che le nazioni della terra, ancora ignare della Sua Rivelazione, ma tuttavia attuando involontariamente i princìpi generali che Egli ha enunciato, instaureranno esse stesse. A quest'importante e storico passo, che implica la ricostruzione del genere umano, come risultato del riconoscimento universale della sua unità e integrità, seguirà la spiritualizzazione delle masse, conseguente al riconoscimento delle caratteristiche e all'accettazione dei diritti della Fede di Bahá’u’lláh - condizione essenziale per la fusione finale di tutte le razze, i credi, le classi e le nazioni, che segnerà la nascita del Suo Nuovo Ordine Mondiale.

Allora tutti i popoli e le nazioni della terra proclameranno e celebreranno il conseguimento della maggiore età da parte di tutta la razza umana. Allora sarà issato lo stendardo della Più Grande Pace. Allora la sovranità mondiale di Bahá'u'lláh - Fondatore del Regno del Padre predetto dal Figlio e previsto dai Profeti prima e dopo di Lui - sarà riconosciuta, acclamata e fermamente insediata. Allora nascerà, fiorirà e si perpetuerà una civiltà mondiale, civiltà con una pienezza di vita tale quale mai il mondo ha veduto e che non può ancora concepire. Allora il Patto Eterno sarà interamente adempiuto. Allora la Promessa racchiusa in tutti i Libri di Dio sarà mantenuta e tutte le profezie fatte dai Profeti del passato si avvereranno e le visioni dei veggenti e dei profeti diverranno realtà. Allora il pianeta, galvanizzato perché la totalità dei suoi abitanti crederà in un solo Dio e sarà devota a un 'unica Rivelazione comune, rispecchierà, nei limiti impostigli, le glorie sfolgoranti della sovranità di Bahá'u'lláh, risplendente nella pienezza del Suo fulgore nel Paradiso di Abhá e diverrà lo sgabello del Suo trono celeste e lo chiameranno paradiso terrestre e potrà raggiungere quell'inenarrabile destino che da tempo immemorabile l'amore e la saggezza del Suo Creatore hanno per esso stabilito.

Non spetta a noi, meschini mortali come siamo, tentare, in una fase così critica nella lunga e tormentata storia dell'umanità, di giungere a una comprensione precisa e soddisfacente dei passi successivi che condurranno quest'umanità sanguinante, infelice dimentica del suo Dio e incurante di Bahá’u’lláh, dal calvario alla resurrezione finale. Non saremo noi, testimoni viventi della potenza soggiogatrice della sua Fede, a dubitare, neppure per un istante, e per quanto nera sia la miseria che avviluppa ora il mondo, del fatto che Bahá’u’lláh possa forgiare, col maglio del suo volere e col fuoco della tribolazione, sull'incudine di quest'èra travagliata e nella forma particolare che la Sua mente ha ideato, i frammenti sparsi e reciprocamente distruttivi in cui questo mondo perverso si è diviso, in una sola singola unità, solida e indivisibile, capace di eseguire il Suo disegno per i figli degli uomini.

Abbiamo invece il dovere, per quanto confusa la scena, per quanto cupo lo spettacolo attuale, per quanto limitate le risorse di cui disponiamo, di lavorare con serenità, fiducia e assiduità per offrire la nostra parte di aiuto, in qualsiasi modo le circostanze ce lo permettano, alle forze che, schierate e dirette da Bahá'u'lláh, guidano l'umanità oltre la valle della miseria e della vergogna verso le somme vette della potenza e della gloria.

SHOGHI
Haifa (Palestina), 28 marzo 1941.
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