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Compilazioni : Stampa (trad provvisoria)
CASA UNIVERSALE DI GIUSTIZIA
DIPARTIMENTO DI SEGRETERIA
15 dicembre 2002
Trasmesso via e-mail: segreteria@bahai.it
All’Assemblea spirituale nazionale
dei bahá’í d’Italia
Cari Amici,

La Casa universale di giustizia ha ricevuto la vostra e-mail dell’ 8 ottobre 2002 (ref. PRI-1B) con le vostre preoccupazioni su un continuo aumento di commenti politici di un giornale locale dell’isola d’Elba prodotto da tre credenti, e la richiesta di aiuto per trattare tali problematiche. La vostra lettera è stata inoltrata al nostro Dipartimento per una risposta.

Dalla risposta dei signori Risaliti e della signora Schemmari alla lettera della vostra Assemblea, appare chiaro che li avete amorevolmente avvisati dei potenziali pericoli di tali commenti e che, pertanto, l’opinione pubblica può facilmente pensare che si stia criticando una fazione politica, che si tratti di un partito organizzato o meno. E’ evidente che gli editori di questo giornale cercano di obbedire alle leggi bahá’í e alle istituzioni della Fede nel compiere quello che ritengono essere utile ai residenti della loro comunità.

Come sapete, se i contenuti della pubblicazione sono di natura apolitica, non vi è obiezione alcuna che i bahá’í posseggano o dirigano dei giornali, soprattutto se si pongono in evidenza argomenti di beneficio comune. Sebbene ci sia bisogno di relazionare gli insegnamenti della Fede agli eventi e al pensiero corrente, questi problemi devono essere trattati quali principi spirituali fondamentali, sì da promuovere l’unità.

Se da una parte l’esclusione di alcuni articoli o commenti può avere un impatto sulla vendita del giornale, dall’altra un bahá’í non può esimersi dall’obbligo di non partecipare a controversie politiche. Il diletto Custode ha ripetutamente ammonito gli amici sulle conseguenze del coinvolgimento in dispute politiche, sottolineando che invece di cambiare il mondo e di aiutarlo, sarebbero essi stessi confusi e annientati. Oltre a questi principi, su cui gli amici devono riflettere in preghiera e meditazione, non si possono sfortunatamente dare direttive precise o indicazioni chiare.

Per aiutarvi, alleghiamo le seguenti compilazioni preparate precedentemente dal Dipartimento di ricerca della Casa di giustizia

* Passi scelti dagli Scritti sacri sulla stampa
* Passi sullo scrivere su problemi di attualità

* Estratti da un memorandum sulla politica e su controversie

* Estratti sullo scrivere e sugli scrittori

Anche se in queste compilazioni si ripetono alcuni passi, essi affrontano numerosi argomenti che vorrete condividere con gli amici dell’Elba.

Possa la Bellezza Benedetta guidare gli sforzi della vostra Assemblea nazionale e di quei cari amici nell’esaminare questi difficili problemi e risolvere le loro preoccupazioni.

Con amorevoli saluti bahá’í,
Dipartimento di segreteria
4 allegati
PASSI SCELTI DAGLI SCRITTI BAHÁ’Í SULLA STAMPA
(giugno 2001)
Dagli Scritti di Bahá’u’lláh

In questo Giorno i misteri della terra sono messi a nudo sotto gli occhi degli uomini. Le pagine dei giornali che rapidamente si susseguono sono invero lo specchio del mondo. Esse riflettono fatti e occupazioni dei vari popoli e tribù, e non solo, ma li divulgano quali specchi dotati di udito, vista e loquela. E’ questo un fenomeno possente e meraviglioso. E’ necessario, però, che coloro che vi scrivono siano purificati da suggerimenti di insane passioni e turpi desideri e si ammantino con veste di giustizia ed equità; devono essi fare tutte le indagini possibili e accertare i fatti, e poi metterli per iscritto.

(Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 35, Casa Editrice Bahá’í, 1981) [1]

… L’umana favella è una realtà che aspira a esercitare il proprio ascendente e richiede moderazione. In quanto al suo ascendente, esso è condizionato dal perfezionamento, che a sua volta dipende dal distacco e dalla purezza del cuore. In quanto alla sua moderazione, essa deve essere congiunta a tatto e saggezza, come prescritto nelle Scritture e nelle Tavole Sacre.

(Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 130, Casa Editrice Bahá’í, 1981) [2]

Non oltrepassi qualsiasi pubblicazione i limiti del tatto e della saggezza, e celino le parole usate le qualità del latte cosicché i figli del mondo se ne possano nutrire e ottenere la maturità. Nel passato abbiamo detto che una parola ha l’influenza della primavera e fa sì che i cuori divengano freschi e verdi, mentre un’altra è come una malattia che causa l’appassimento delle gemme e dei fiori. Che Dio conceda agli scrittori tra gli amici di scrivere in tal guisa da essere accetti alle anime equanimi e che non inducano gli uomini a cavillare.

(Da una Tavola non ancora tradotta) [3]

O «Times», o tu investito col potere della parola! O fonte di notizie! Trascorri un’ora tra gli oppressi dell’Iran e annuncia come le testimonianze di giustizia ed equità siano gravemente vessate dalle spade dei tiranni. I fanciulli sono privi di latte e donne e bambini prigionieri dei senza legge. Il sangue degli amati di Dio arrossa la terra e i lamenti di coloro che Gli sono vicini hanno sconvolto l’universo.

(da una Tavola non ancora tradotta) [4]
Dagli Scritti e dai discorsi di ‘Abdu’l-Bahá

In merito al suo desiderio di pubblicare un mensile in arabo e in persiano da far circolare in alcuni paesi, per il momento non è saggio imbarcarsi in una simile impresa, a meno che la rivista non sia interamente dedicata ad argomenti puramente scientifici e letterari e non contenga alcun argomento politico, articolo o cronaca che sia. La mia preghiera è che Dio le consenta di essere divinamente ispirato e non politicamente motivato –questa è la condizione che le si addice, poiché si basa su solide fondamenta e i suoi effetti sono duraturi. Le questioni scientifiche discusse nel giornale da lei proposto, dovrebbero essere limitate a quelle che sono di profitto alle genti, che non siano solo parole e perseguano risultati superiori alla futile disputa; la rivista dovrebbe trattare piuttosto, argomenti quali la filosofia divina, la matematica, le scienze naturali, arti e mestieri, in breve, quei campi dai quali le persone traggano beneficio. Per lo stesso motivo, si astenga per il momento, dall’introdurre argomenti religiosi, poiché è certo che tali discorsi indignano gli ignoranti e non li svegliano dal loro sonno incurante, rafforzandoli nell’ostinata adesione a credenze capricciose.

(Da una Tavola non ancora tradotta) [5]

Nelle epoche passate, anche se si giunse all’armonia, tuttavia, per la mancanza di mezzi, sarebbe stato impossibile conseguire l’unità del genere umano. I continenti erano distanti e separati, e anche tra i popoli di uno stesso continente l’associazione e lo scambio d’idee erano quasi impossibili. Pertanto i contatti, la comprensione e l’unità tra tutti i popoli e le tribù della terra erano inattuabili. Ma oggi i mezzi di comunicazione si sono moltiplicati e i cinque continenti della terra si sono praticamente fusi in un unico continente… In egual modo tutti i membri della famiglia umana, popoli o governi, città o villaggi, sono diventati sempre più interdipendenti. L’autosufficienza non è più possibile per nessuno, perché i legami politici uniscono tutti i popoli e le nazioni e i legami del commercio e dell’industria, dell’agricoltura e dell’educazione, divengono ogni giorno più forti. Quindi solo oggi è possibile conseguire l’unità del genere umano. In verità questa è solo una delle meraviglie di quest’età meravigliosa, di questo secolo grandioso.

(Il Giorno Promesso, pag. 125 – Casa Editrice Bahá’í 1978) [6]

Il terzo requisito della perfezione è quello di prodigarsi con completa sincerità e purezza d’intenti per educare le masse: compiere il massimo sforzo per istruirle nei vari rami del sapere e nelle scienze utili, caldeggiare lo sviluppo del progresso moderno, ampliare le dimensioni del commercio, dell’industria e delle arti, favorire quelle misure che accrescono il benessere del popolo. Infatti le masse ignorano questi vitali strumenti che costituiscono un pronto rimedio delle croniche infermità della società.

E’ essenziale che gli uomini di studio e i dotti dello spirito si dedichino, in perfetta sincerità e purezza d’intenti e soltanto per amor di Dio, a consigliare ed esortare le masse e a schiarirne la visione con quel collirio che è il sapere.

(Il Segreto della Civiltà Divina, pag. 28 – Casa Editrice Bahá’í, 1988) [7]

La principale necessità, la più urgente, è dare impulso all’educazione. E’ inconcepibile che una nazione possa conseguire prosperità e successo, se non viene portata avanti quest’impresa importante e fondamentale. La causa principale del declino e della caduta dei popoli è l’ignoranza. Oggi la massa del popolo non è informata neppure sugli affari ordinari, e tanto meno comprende il nocciolo degli importanti problemi e delle complesse necessità del momento.

E’ quindi urgente scrivere articoli e libri utili, che stabiliscano chiaramente e definitivamente quali siano le attuali necessità della gente e quali cose portino alla felicità e al progresso della società. Questi scritti devono essere pubblicati e diffusi in tutta la nazione, così che almeno chi guida la popolazione venga entro certi limiti risvegliato e si prodighi e si ingegni di seguire criteri che lo conducano a imperituro onore. La pubblicazione di pensieri nobili è la forza dinamica nelle arterie della vita, è l’anima del mondo. I pensieri sono un mare sconfinato e gli effetti e le varie condizioni dell’esistenza sono come le forme separate e i limiti particolari delle onde; finché il mare non ribolle, le onde non si sollevano e non depongono perle di sapere sulle spiagge della vita…

L’opinione pubblica dev’essere orientata verso tutto ciò che è degno di questo giorno, e ciò non è possibile se non con l’uso di argomenti adeguati e prove chiare, esaurienti e conclusive. Infatti le masse ignare nulla sanno del mondo, e mentre non v’è dubbio che perseguano e desiderino la felicità, tuttavia l’ignoranza come un pesante velo le tiene lontane da essa.

(Il Segreto della Civiltà Divina, pag. 73 – Casa Editrice Bahá’í, 1988) [8]

Spero che tu riesca a scrivere il libro. Il linguaggio sarà tuttavia moderato, misurato e affabile. Non considerare quello usato da cotale scrittore, ostile perché prevenuto e grossolano. Chiunque dotato di un minimo di imparzialità, comprenderà che i suoi scritti sono completamente prevenuti e dettati dall’animosità. Ciò basta a provare la falsità di quello che ha scritto.

(Da una Tavola non ancora tradotta) [9]
Dagli Scritti e dalle lettere di Shoghi Effendi

Con questo sistema, la stampa, nel dare completa espressione alle differenti vedute e convinzioni dell’umanità, cesserà di essere loscamente manipolata da interessi speciali, siano essi privati o pubblici, e sarà liberata dall’influenza dei governi e dei popoli contendenti.

(L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, pag. 209 – Casa Editrice Bahá’í 2002) [10]

… Egli … fa specifico riferimento ai «giornali che appaiono rapidamente», descrivendoli come «gli specchi del mondo» e come «un potente e meraviglioso fenomeno», e prescrive a tutti coloro che sono responsabili della loro produzione il dovere di essere purificati dalla malizia, da passione e pregiudizio, di essere giusti e imparziali, di essere accorti nelle loro inchieste, e d’accertare i fatti di ogni situazione.

(Dio Passa nel mondo, pag. 225 – Prima edizione italiana, 1968) [11]

Da una lettera scritta a nome della Casa universale di giustizia

Quando in futuro migliorerà la diffusione delle informazioni come indicato negli Scritti della Fede, i bahá’í saranno, senza dubbio, attivamente coinvolti nello sviluppo e nel mantenimento in tutti i mezzi di comunicazione, dell’elevato modello descritto da Shoghi Effendi nel passo tratto dall’«Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh», che lei menziona nella sua lettera. La Casa universale di giustizia in quest’ottica, le suggerisce di continuare senza esitazione gli studi della Scuola di giornalismo, richiedendoci anche di inoltrarle i seguenti passi da lettere scritte su questo argomento per conto di Shoghi Effendi dal suo segretario.

Non ci sono obiezioni alla sua carriera di giornalista, fintantoché si terrà fuori da problemi politici, specialmente quelli enormi tra oriente e occidente. Lei ha un talento per lo scrivere che l’aiuterà finanziariamente e nei contatti per la Fede.

In merito alla sua domanda su quali corsi di studio sia più utile seguire, pensa che radio e giornalismo siano campi in cui i bahá’í potrebbero imparare ad esprimersi in modo da giovare al lavoro d’insegnamento, e le suggerisce, se ha tempo, di studiare questi argomenti.

(Da una lettera del 21 novembre 1976 a un credente) [12]

PASSI SCELTI RELATVIA SCRITTI SU TEMATICHE DI ATTUALITA’

Dagli Scritti di Bahá’u’lláh

In questo Giorno i misteri della terra sono messi a nudo sotto gli occhi degli uomini. Le pagine dei giornali che rapidamente si susseguono sono invero lo specchio del mondo. Esse riflettono fatti e occupazioni dei vari popoli e tribù, e non solo, ma li divulgano quali specchi dotati di udito, vista e loquela. E’ questo un fenomeno possente e meraviglioso. E’ necessario, però, che coloro che vi scrivono siano purificati da suggerimenti di insane passioni e turpi desideri e si ammantino con veste di giustizia ed equità; devono essi fare tutte le indagini possibili e accertare i fatti, e poi metterli per iscritto.

Molte delle notizie che i giornali hanno riportato su questo Vilipeso sono false. Invece i discorsi onesti e la veracità, per via del loro alto rango e della loro elevata posizione, sono considerati sole risplendente all’orizzonte del sapere. Le onde che si sollevano da questo Oceano sono visibili innanzi agli occhi dei popoli del mondo e le effusioni della Penna della saggezza e della parola sono palesi dappertutto.

La stampa riporta che questo Servo è fuggito dalla terra di Tá (Tíhrán), recandoSi in ‘Iráq. Benevolo Iddio! Mai Questo Vilipeso Si è nascosto, sia pure per un solo istante. Anzi è rimasto sempre fermo e ben in vista sotto gli occhi di tutti. Mai siamo indietreggiati, mai cercheremo di fuggire. In verità sono gli stolti che sfuggono la presenza Nostra. Partimmo dal Nostro paese accompagnati da due scorte equestri, in rappresentanza dei due onorati governi di Persia e di Russia, e giungemmo in ‘Iráq nel pieno della potenza e della gloria. Sia lodato Iddio! La Causa di cui questo Vilipeso è Portatore si erge alta quanto il cielo e risplende luminosa come il sole. L’elusione non ha accesso in questo stadio, né vi sono occasioni per tacere o paventare.

(Da “Tarázát”, Tavole di Bahá’u’lláh rivelate dopo il Kítáb-í-Aqdas, pag. 35 – Casa Editrice Bahá’í, 1981)

O «Times», o tu investito col potere della parola! O fonte di notizie! Trascorri un’ora tra gli oppressi dell’Iran e annuncia come le testimonianze di giustizia ed equità siano gravemente vessate dalle spade dei tiranni. I fanciulli sono privi di latte e donne e bambini prigionieri dei senza legge. Il sangue degli amati di Dio arrossa la terra e i lamenti di coloro che Gli sono vicini hanno sconvolto l’universo.

O accolta di regnanti! Voi siete le manifestazioni del forza e del potere, e le fonti della gloria, della grandezza e dell’autorità di Dio Stesso. Fissate lo sguardo sulle condizioni dei diseredati. O albe della giustizia! I feroci venti del rancore e dell’odio hanno estinto le lampade della virtù e della pietà. All’alba, su corpi bruciati e senza vita, la dolce brezza della divina compassione ha diffuso queste parole esaltate: «Ahimè! Sventurato popolo dell’Iran! Hai versato il sangue dei tuoi amici eppure rimani nell’ignoranza di quanto hai compiuto. Divenissi consapevole delle azioni che hai perpetrato, fuggiresti nel deserto per piangere sui tuoi crimini e sulla tua tirannia.

(“Foi mondiale bahá’íe”, 2e ed. Bruxelles: Maison d’Editions Bahá’íes, 1968, pagg. 304-5)

O fuorviati ! Quali peccati hanno commesso gli infanti? In questi giorni, qualcuno ha avuto pietà dei figli degli oppressi? Ci è giunto un rapporto dove si fa cenno che i seguaci dello Spirito [Cristo] – su di Lui sia la pace di Dio e la Sua misericordia – hanno segretamente mandato loro provviste e li hanno assistiti con la massima compassione. Imploriamo Iddio, l’eterna Verità, di rafforzare tutti nell’adempimento di ciò che Gli aggrada.

O giornali pubblicati in tutte le città e i paesi del mondo! Avete sentito i lamenti degli oppressi e i loro pianti di angoscia sono giunti alle vostre orecchie? O sono rimasti segreti? E’ mia speranza che cerchiate la verità sull’accaduto e che la palesiate.

(Da una Tavola tradotta dal persiano)
Dagli Scritti di Shoghi Effendi

L’unità della razza umana, così com’è stata prevista da Bahá’u’lláh, implica la creazione di una Confederazione mondiale entro la quale tutte le nazioni, le razze, i credi e le classi siano uniti intimamente e permanentemente e nel quale l’autonomia degli stati confederati e la libertà personale e l’iniziativa degli individui che li compongono siano definitivamente e completamente garantite… Con questo sistema, la stampa, nel dare completa espressione alle differenti vedute e convinzioni dell’umanità, cesserà di essere loscamente manipolata da interessi speciali, siano essi privati o pubblici, e sarà liberata dall’influenza dei governi e dei popoli contendenti…

(L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, pag. 209 – Casa Editrice Bahá’í, seconda edizione 2002)

… Egli … fa specifico riferimento ai «giornali che appaiono rapidamente», descrivendoli come «gli specchi del mondo» e come «un potente e meraviglioso fenomeno», e prescrive a tutti coloro che sono responsabili della loro produzione il dovere di essere purificati dalla malizia, da passione e pregiudizio, di essere giusti e imparziali, di essere accorti nelle loro inchieste, e d’accertare i fatti di ogni situazione.

(Dio Passa nel mondo, pag. 225 – Prima edizione italiana, 1968)

In merito alla pubblicazione di articoli e volantini che trattano controversie e problemi politici, desidero ricordare ai miei carissimi collaboratori che allo stadio attuale, quando la Causa si trova ancora nella sua infanzia, ogni minuta e dettagliata analisi fatta dagli amici su argomenti che sono all’ordine del giorno nell’opinione pubblica, potrebbe essere spesso fraintesa in alcuni ambienti che potrebbero reagire negativamente alla Causa. Esse potrebbero dare adito a dubbi ed equivoci sul fine effettivo, la vera missione ed il carattere fondamentale della Fede Bahá’í.

(Bahá’í Administration: selected Messages 1922-1932 – Wilmette: Bahá’í Publishing Trust, 1987, pag. 102) (Dieu passé pres de nous, Bruxelles: Maison d’Editions Bahá’íe, 1976, pag. 209)

… Si tratta del principio che afferma che agli aderenti alla Fede di Bahá’u’lláh non è permesso partecipare, sia individualmente sia collettivamente, in Assemblee nazionali o locali, ad alcuna forma di attività che possa essere interpretata, e direttamente o indirettamente, come volontà di interferire negli affari politici di qualsivoglia governo. Sono fermamente convinto che per quanto riguarda le pubblicazioni da essi promosse o dirette, come pure nelle loro deliberazioni ufficiali e pubbliche, o nei posti che occupano e nei servigi che rendono, o ancora nelle comunicazioni che inviano ai propri confratelli, o nei rapporti con personalità di rango e con le autorità, o infine nella loro partecipazione a società e organizzazioni affini, sia loro primo e sacro obbligo astenersi da ogni parola o atto che possano essere reputati una violazione di quel vitale principio….

S’astengano dall’associarsi, nelle parole e nei fatti, alle mire politiche delle loro rispettive nazioni, alle politiche dei loro governi e ai progetti e programmi dei partiti e delle fazioni: in simili controversie non debbono distribuire biasimi o prendere partito, o assecondare piani, o identificarsi con alcun sistema che pregiudichi i più alti interessi di quell’universale Fratellanza ch’essi mirano a custodire e favorire.

Stiano bene in guardia a non diventare strumenti di politici senza scrupoli e a non essere irretiti negli infidi espedienti degli intriganti e dei malvagi fra i loro concittadini…

(L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, pag. 67 – Casa Editrice Bahá’í, 2° edizione 2002)

Da Lettere scritte a nome di Shoghi Effendi

Il Custode desidera che lei ammonisca gli amici ad essere cauti e non menzionare nei loro discorsi pubblici, alcuna figura politica – sia in favore sia per denuncia. Questa è la prima cosa da tenere a mente. Altrimenti coinvolgeranno gli amici in questioni politiche, che è infinitamente pericoloso per la Causa.

(Da una lettera datata 12 gennaio 1933 all’Assemblea spirituale nazionale degli Stati Uniti e del Canada)

Il Custode mi ha chiesto di rivolgerle queste poche righe per portare alla sua attenzione un articolo sull’attuale situazione politica in Europa da lei firmato e recentemente pubblicato su un giornale persiano. Egli è rimasto stupito nel constatare che nonostante i ripetuti e vigorosi ammonimenti agli amici di non partecipare direttamente o indirettamente a qualsiasi attività politica, sia stato indotto a recensire in un articolo le attuali condizioni politiche europee, compromettendosi con dichiarazioni che i nemici della Causa possono ora usare per provare che i bahá’í interferiscono apertamente in tali questioni. Il Custode, come lei ben sa, dà grande importanza a questo principio della non interferenza nella politica e lei avrà letto senza dubbio, le istruzioni su questo punto fornite agli amici con circolari e spiegazioni ai credenti nelle sue lettere personali, alcune delle quali sono state saltuariamente pubblicate sul «Bahá’í News Letter»... Non dobbiamo prendere le parti di nessun partito politico, né criticare o sfidare apertamente alcuna dottrina che vada adesso per la maggiore e dobbiamo astenerci completamente da ogni attività politica, qualsiasi natura o importanza possa avere…

(Da una lettera a un credente, in data 8 febbraio 1934)

Shoghi Effendi desidera che sottolinei un punto fondamentale. Il principio della non interferenza nelle faccende politiche non significa che dobbiamo evitare solo la politica corrotta e quella partitica o settaria. Dobbiamo anche evitare ogni dichiarazione su qualsiasi sistema politico attuale associato a un qualsiasi governo. Non solo non dobbiamo prendere le parti di alcun partito politico, gruppo o sistema attualmente in vigore, ma dobbiamo anche rifiutare di comprometterci con dichiarazioni che potrebbero essere interpretate favorevoli o contrarie a qualsiasi organizzazione politica o dottrina esistente. L’atteggiamento dei bahá’í deve essere di completo distacco. Non sono né pro o contro alcun sistema politico. Essi non nutrono malanimo nei confronti dei rispettivi governi, ma, per attenersi ad alcune considerazioni basilari che sorgono dai loro insegnamenti e dalla struttura amministrativa della loro Fede, preferiscono non essere coinvolti in controversie politiche per essere poi fraintesi e mal interpretati dai loro connazionali.

Alla luce di questi principi è chiaro che scrivere articoli su questioni politiche di attualità su qualsiasi giornale porta inevitabilmente lo scrittore ad esprimere, direttamente o indirettamente, il suo punto di vista e la sua critica sull’argomento. Inoltre, è soggetto ad essere mal interpretato e frainteso dai politici. Pertanto, la migliore cosa da fare è semplicemente quella di non scrivere affatto di attualità politica.

Esiste comunque un caso in cui si può criticare la società e l’attuale ordine politico senza essere necessariamente obbligati a prendere parte o ad opporsi a qualunque regime. E’ il metodo adottato dal Custode nel suo «La mèta di un Nuovo Ordine Mondiale». La sua critica delle condizioni del mondo, oltre ad essere molto generale nel carattere, è astratta; piuttosto quindi che condannare le organizzazioni internazionali esistenti, approfondisce e analizza le teorie e le concezioni responsabili della loro istituzione. Essendo questo un approccio al problema della crisi politica mondiale puramente intellettuale e filosofico, non ci sono obiezioni se vuole provare a usare tale metodo che la trasferisce immediatamente dal campo della politica a quello della teoria politica. Ma poiché non si può tracciare una chiara demarcazione tra teoria e pratica, deve essere assai cauto a non usare troppo liberamente questo metodo.

Per il momento il Custode la esorta a smettere di scrivere articoli sulla politica attuale e di pubblicarli sulla stampa, anche se tale azione la costringerà a sciogliere il contratto con il suo editore. Dovrebbe avere coraggio e fede per dirgli che nelle questioni di coscienza i bahá’í non si possono assolutamente compromettere. Oppure, potrebbe cambiare completamente gli argomenti e scrivere su problemi sociali ed educativi. Per quanto riguarda la sua tesi, il Custode pensa che non vi siano obiezioni perché lei ci lavori, dal momento che si tratta principalmente di un lavoro di ricerca compiuto da uno studente. Inoltre approva completamente il suo progetto di lavorare alla Lega delle Nazioni a Ginevra, ammesso che sia un’occupazione puramente amministrativa. Potrebbe inoltre, pubblicare un giornale educativo o contribuire con articoli a giornali e riviste su argomenti non politici come l’educazione, la religione, attività socialmente utili e altro. Questo è quanto certamente il Maestro incoraggia gli amici a fare. Ciò di cui il mondo ha più bisogno è di sbarazzarsi di questi politici corrotti e cosiddetti leader, che per interessi egoistici, sfruttano le masse e sono causa di lotte e spargimenti di sangue nel mondo…

(Da una lettera a un credente, datata 2 marzo 1934)

Ognuno di noi deve distaccarsi, nel cuore e nella mente, nelle parole e nelle azioni, dalle questioni politiche e dalle dispute delle nazioni e dei governi. Dobbiamo astenerci da tali pensieri…

Dobbiamo mostrare assoluta imparzialità nelle faccende della politica partitica in parole e azioni, e mostrare amore per tutta l’umanità, che sia un governo o una nazione, principio base degli insegnamenti di Bahá’u’lláh, in parole e azioni…

(Pubblicato nel “Bahá’í News Letter” dell’India e del Burma, n. 17, dicembre 1939, pagg. 1-2, e in “Bahá’í News” degli Stati Uniti, n. 140, pag. 2)

Lettere scritte a nome della Casa universale di giustizia

Quando in futuro migliorerà la diffusione delle informazioni come indicato negli Scritti della Fede, i bahá’í saranno, senza dubbio, attivamente coinvolti nello sviluppo e nel mantenimento in tutti i mezzi di comunicazione, dell’elevato modello descritto da Shoghi Effendi nel passo tratto dall’«Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh», che lei menziona nella sua lettera. La Casa universale di giustizia in quest’ottica, le suggerisce di continuare senza esitazione gli studi della Scuola di giornalismo, richiedendoci anche di inoltrarle i seguenti passi da lettere scritte su questo argomento per conto di Shoghi Effendi dal suo segretario.

Non ci sono obiezioni alla sua carriera di giornalista, fintantoché si terrà fuori da problemi politici, specialmente quelli enormi tra oriente e occidente. Lei ha un talento per lo scrivere che l’aiuterà finanziariamente e nei contatti per la Fede.

In merito alla sua domanda su quali corsi di studio sia più utile seguire, pensa che radio e giornalismo siano campi in cui i bahá’í potrebbero imparare ad esprimersi in modo da giovare al lavoro d’insegnamento, e le suggerisce, se ha tempo, di studiare questi argomenti.

(Da una lettera del 21 novembre 1976 a un credente)

La sua descrizione e la cura posta nell’assembleare i notiziari sottolinea la delicatezza di tale compito. Le suggeriamo di limitare la copertura delle notizie a quelle locali utili alla comunità, compreso quelle che lei intende “servizio sociale alla comunità”, quali la metereologia, ecc, ed evitare argomenti che provochino controversie. Ad ogni modo, se il Governo le chiedesse di trasmettere altre notizie, naturalmente aderirà, chiarendo che opera su richiesta governativa. Di tanto in tanto valuterà l’evoluzione del notiziario e di programmi di servizio sociale e, fossero necessari cambiamenti, vorrà riferirli alla Casa di giustizia.

(Da una lettera del 31 gennaio 1979 all’Assemblea spirituale nazionale dell’Equador,)

PASSI SCELTI DA UN MEMORANDUM SULLA POLITICA E SU TEMATICHE CONTROVERSE

1. Definizione di “politica”

La signora… ha posto domande su ciò che esattamente è compreso nel concetto bahá’í di “politica” e “politico”. Ha notato che ne “La Promulgazione della Pace Universale”, pag. 239, ‘Abdu’l-Bahá dice “un bahá’í può tenere una carica politica ed essere interessato nella politica del giusto tipo¹1”. La signora… si chiede se l’ingiunzione di evitare coinvolgimenti nella politica possa essere riferita solo alla politica partitica e osserva che nella società in generale, anche gli insegnamenti sociali della Fede possono ben considerarsi come “politici”. Ella trova dei limiti nei suoi sforzi di insegnamento per mancanza di chiarezza sulla definizione di “politica”.

Prima di trattare la domanda sulla definizione della “politica”, è importante considerare l’affermazione di ‘Abdu’l-Bahá riguardo alla “politica del giusto tipo” cui si è fatto riferimento prima. Shoghi Effendi, in una lettera scritta a suo nome il 28 marzo 1933, ha fornito il seguente commento riguardo a questo particolare discorso del Maestro:

Il Custode… crede in tutta coscienza che la Tavola al sig…. e questo discorso cui lei ha fatto riferimento, provano senza dubbio che il Maestro aveva delle riserve quando incoraggiava gli amici a partecipare a questioni politiche. E queste non possono riguardare altro che la partecipazione a programmi politici che sono contrari agli insegnamenti della Fede. Quale partito, si chiede il Custode è completamente in linea nei suoi programmi con gli insegnamenti della Fede? Se questo non avviene, allora gli amici non devono avervi nulla a che fare.


Il punto di Shoghi Effendi è, pertanto, che gli amici devono votare solo quando è possibile su una base non partitica e che per nessun motivo, devono lavorare per un partito. Egli desidera che gli amici, e persino li esorta, di occuparsi di incarichi pubblici, ma solo se la posizione non è di natura politica e non sia necessario prendere la tessera di un partito.

Il Dipartimento delle ricerche non ha potuto definire esaurientemente i termini “politica” e “politico”. Per aiutare la signora…. nei suoi studi su questo importante argomento, abbiamo raccolto una compilazione (allegata) di passi scelti dalle lettere scritte a nome di Shoghi Effendi e della Casa universale di giustizia. Questi passi contengono una serie di principi generali che mettono in risalto vari aspetti di questo tema e descrivono i comportamenti che sono “politici”. Per esempio:

- Il principio base del non coinvolgimento nella politica è stabilito da Shoghi Effendi ne «L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh»: Lettere Selezionate (Wilmette: Bahá’í Publishing Trust, 1982), pagg 64-67. Il passo n. [5] è parte di questa lunga affermazione. Per i bahá’í aderire a questo principio non implica che non si debbano associare col mondo esterno. (passi [3] e [10]).

- In molti passi Shoghi Effendi sembra collegare il coinvolgimento politico ai comportamenti partigiani (passi [1], [2], [5], e [6]).

Politica e tematiche controverse

- Molti passi sono specificamente correlati alla politica e alla linea di condotta degli stati o dei governi (passi [4], [5], [7], e [9]).

- Riguardo l’applicazione del principio di non coinvolgimento nella politica, è compito delle Assemblee spirituali quando è il momento determinare quali problemi o situazioni sono da classificare come politici. (passi [4], [8], [9], e [11]).

- L’applicazione di questo principio richiederà ulteriori chiarimenti dalla Casa universale di giustizia, man mano che la Fede emerge dall’oscurità (passo [11]).

2. Tematiche controverse

La signora… fa riferimento alla guida della Casa universale di giustizia relativa alla necessità di evitare discussioni di tematiche controverse e della situazione degli amici in Iran. La domanda è se tali istruzioni sono un aspetto del principio della lealtà al governo e se sono ancora in vigore. Chiede inoltre una definizione bahá’í riguardo le «controversie».

Il Dipartimento delle ricerche non ha potuto trovare negli Scritti bahá’í alcuna definizione dettagliata del termine «controversie». Senza dubbio la signora … è consapevole che il principio base riguardo le «controversie e i problemi politici» è definito da Shoghi Effendi in una lettera del 10 gennaio 1926, pubblicata in «Bahá’í Administration: Selected Messages 1922-1932» (Wilmette: Bahá’í Publishing Trust, 1980), pag. 102. Il Custode ivi descrive il delicato equilibrio che gli amici devono raggiungere. Egli afferma:

Pur rifiutando di proferire una parola che possa inutilmente allontanare o estraniare qualsiasi individuo, governo o popolo, dobbiamo sostenere e affermare intrepidamente e senza esitazioni tali verità nella loro interezza, la cui consapevolezza crediamo, è di vitale e urgente necessità per il bene ed il miglioramento dell’umanità.

La Casa universale di giustizia in lettere scritte a suo nome, ha fornito la seguente indicazione generale in relazione alle «tematiche controverse» nelle sue lettere:

Ci è stato richiesto di affermare che l’audacia nella proclamazione della Fede di Bahá’u’lláh è, in linea di principio, altamente meritoria, ma dobbiamo badare che nel nostro entusiasmo, non si sia tentati di compiere azioni sconsiderate e di impegnarci in attività che ci coinvolgano su tematiche politiche. La sua minuta suggerisce di «cercare di essere più polemici», e ciò è in contrasto col principio fondamentale bahá’í della promozione dell’unità tra gli uomini, e invita alla lotta e alla divisione e diventa causa di disunione. Lungi dal promuovere i migliori interessi della Fede allontanerà molti interessati alla Fede, che potrebbero dissentire aspramente con la cosiddetta «posizione bahá’í» su una questione puramente secondaria.

(2 novembre 1980 ad una Assemblea spirituale nazionale)

Uno dei grandi ostacoli al progresso è la tendenza dei bahá’í di essere trascinati nell’atteggiamento generale e nelle dispute che li circondano… Il coinvolgimento nella politica e in tematiche controverse è un altro aspetto dello stesso fenomeno… Come potete capire, questo non significa che i bahá’í non devono essere polemici, poiché in molte società l’essere bahá’í è di per sé controverso. L’importanza centrale di questo principio di non coinvolgimento nella politica e nelle tematiche controverse è che i bahá’í non devono permettere di essere trascinati nelle dispute dei tanti elementi conflittuali della società che li circonda. Lo scopo dei bahá’í è quello di riconciliare, di sanare le divisioni, di invertire la rotta verso la tolleranza e il rispetto reciproco tra gli uomini, e questo scopo è minato se ci consentiamo di essere trascinati dalle altrui effimere passioni. Questo non significa che i bahá’í non possano collaborare con movimenti non bahá’í; significa che occorre usare giudizio nel distinguere quelle attività e associazioni che sono benefiche e costruttive da quelle che creano disunità.

(3 gennaio 1982 a un credente)

Inoltre la Casa universale di giustizia prevede chiaramente un ampliamento del coinvolgimento della comunità mondiale bahá’í nei bisogni del mondo che la circonda. Per esempio, nel suo messaggio del Rídván 1984, leggiamo:

Non v’è dubbio che d’ora in avanti il progresso della Causa sarà caratterizzato da un sempre crescente rapporto con gli enti, le attività, le istituzioni e i principali personaggi del mondo non bahá’í. Cresceremo di statura presso le Nazioni Unite, diverremo più conosciuti nelle deliberazioni dei governi, figura familiare per i mass media, tema di interesse per gli accademici e inevitabilmente oggetto di invidia per decadenti istituzioni. In tale situazione, nostra preparazione e risposta siano un continuo approfondimento della nostra fede, un’incrollabile adesione ai suoi principi di astensione da partigianerie politiche e di libertà da pregiudizi e soprattutto da una sempre maggiore comprensione delle sue verità fondamentali e della sua adeguatezza al mondo esterno.

ESTRATTI SU SCRITTI E SCRITTORI
Dagli Scritti di Bahá’u’lláh

Hai scritto che uno degli amici ha composto un trattato. Ciò è stato menzionato alla Santa Presenza e questo è ciò che è stato rivelato in risposta: in questi giorni si deve avere grande cura che qualsiasi scritto non causi discordia, e non inviti le genti all’opposizione. Qualunque cosa dicano gli amici dell’Unico Vero Iddio in questi giorni, viene ascoltata dalle genti del mondo. Nella «Láwh-í-Híkmat» è stato rivelato: «Giacché i miscredenti stanno in orecchio, per sentire ciò che dia loro agio di cavillare contro Dio, l’Aiuto nel Pericolo, l’Esistente da Sé». Non oltrepassi qualsiasi pubblicazione i limiti del tatto e della saggezza, e celino le parole usate le qualità del latte cosicché i figli del mondo se ne possano nutrire e ottenere la maturità. Nel passato abbiamo detto che una parola ha l’influenza della primavera e fa sì che i cuori divengano freschi e verdi, mentre un’altra è come una malattia che causa l’appassimento delle gemme e dei fiori. Che Dio conceda agli scrittori tra gli amici di scrivere in tal guisa da essere accetti alle anime equanimi e che non inducano gli uomini a cavillare.

(Da una Tavola a un credente – tradotta dal persiano e dall’arabo)

In questo Giorno i misteri della terra sono messi a nudo sotto gli occhi degli uomini. Le pagine dei giornali che rapidamente si susseguono sono invero lo specchio del mondo. Esse riflettono fatti e occupazioni dei vari popoli e tribù, e non solo, ma li divulgano quali specchi dotati di udito, vista e loquela. E’ questo un fenomeno possente e meraviglioso. E’ necessario, però, che coloro che vi scrivono siano purificati da suggerimenti di insane passioni e turpi desideri e si ammantino con veste di giustizia ed equità; devono essi fare tutte le indagini possibili e accertare i fatti, e poi metterli per iscritto.

(Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 35, Casa Editrice Bahá’í, 1981)

L’umana favella è una realtà che aspira a esercitare il proprio ascendente e richiede moderazione. In quanto al suo ascendente, esso è condizionato dal perfezionamento, che a sua volta dipende dal distacco e dalla purezza del cuore. In quanto alla sua moderazione, essa deve essere congiunta a tatto e saggezza, come prescritto nelle Scritture e nelle Tavole Sacre.

Medita su ciò che fluito dal firmamento della Volontà del tuo Signore, Colui Che è Fonte d’ogni grazia, onde tu colga il significato prestabilito racchiuso nelle sacre latèbre delle Scritture Sante.

(Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 131-132, Láwh-í-Híkmat, Casa Editrice Bahá’í, 1981)

Ogni parola della tua poesia è come uno specchio in cui si riflettono i segni della devozione e dell’amore che nutri verso Dio e i Suoi eletti. Fortunato te che hai libato il prezioso vino della parola e ti sei abbeverato al rivo dolcemente scorrente del vero sapere. Felice chi se n’è dissetato ed è pervenuto a Lui e mal incolga agli incuranti. E’ stata una lettera invero molto commovente, perché ne trasparivano la luce della riunione e il fuoco della separazione.

(Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 158, Láwh-í-Maqsúd, Casa Editrice Bahá’í, 1981)

(Foi Mondiale Bahá’í)

Abbiamo ripetutamente ammonito i Nostri amati di evitare, anzi di fuggire qualsiasi cosa in cui si avverta sentore di malizia. Il mondo è in grande scompiglio e le menti dei suoi abitanti in istato di completa confusione. Supplichiamo l’Onnipotente che Si degni di illuminarli con la gloria della Sua Giustizia e che permetta loro di scoprire ciò che gioverà loro in ogni occasione e circostanza. Egli è, invero, Colui Che tutto possiede, l’Altissimo.

In passato abbiamo proferito queste sublimi parole: Coloro che rendono omaggio a questo Vilipeso siano nube rorida di pioggia in momenti di carità e benevolenza e vampa di fuoco nel frenare la propria natura ignobile e vogliosa.

Benevolo Iddio! Di recente è accaduto un fatto che ha prodotto grande meraviglia. Si dice che una persona si sia recata presso la sede del trono imperiale in Persia e sia riuscita a entrare nelle grazie di alcuni nobili con il suo comportamento cattivante. Pietoso davvero, deplorevole! Ci si chiede stupiti perché mai coloro che sono stati i simboli della più grande gloria si siano ora lasciati cadere in questo infinito obbrobrio. Che ne è dei loro alti propositi? Dov’è finito il loro senso dell’onore e della dignità? A lungo il sole della gloria e della saggezza ha brillato sull’orizzonte della Persia, ma oggi tanto è declinato che certi dignitari si fanno trastullare come balocchi nelle mani degli stolti. La suddetta persona ha scritto di questa gente sulla stampa egiziana e sull’Enciclopedia di Beirut cose tali da stupire i bene informati e i dotti. Si trasferì poi a Parigi dove pubblicò un giornale intitolato ‘Urvatu’l-Vuthqá [la Salda Impugnatura] mandandone una copia in tutto il mondo. Ne inviò una copia anche nella Prigione di ‘Akká e, così facendo, intendeva mostrare affetto e fare ammenda per le trascorse azioni. In breve, questo Vilipeso ha taciuto per riguardo verso di lui. Supplichiamo Dio, l’Unico Vero, di proteggerlo e di effondere su di lui la luce della giustizia e dell’equità….

(Tavole di Bahá’u’lláh, pag. 86-87, Láwh-í-Dunyá, Casa Editrice Bahá’í, 1981)

Dagli Scritti di ‘Abdu’l-Bahá

E ora o uomo onorato che hai dato ascolto al Grande Annunzio, sorgi al servizio della Causa di Dio mediante la forza irresistibile del Regno di ‘Abhá e mercé le brezze che soffiano dallo spirito delle Legioni Superne. Non addolorarti di ciò che i Farisei e coloro che spargono false notizie fra gli scrittori della stampa dicono di Bahá. Rammenta i giorni di Cristo, e le afflizioni che la gente Gli procurò, e tutti i tormenti e le tribolazioni inflitti ai Suoi discepoli. E ora voi, che siete amanti della Bellezza di Abhá, incorrerete, per amor Suo, nel biasimo della gente e tutto quanto accadde a quelli della trascorsa età capiterà a voi. Allora i volti degli eletti rifulgeranno per gli splendori del Regno di Dio e brilleranno nelle ère, anzi, per tutti i cicli del tempo, mentre i negatori rimarranno nel loro tangibile discapito….

(Antologia di ‘Abdu’l-Bahá, pag. 45, Casa Editrice Bahá’í, 1987)

Spero che tu riesca a scrivere il libro. Il linguaggio sarà tuttavia moderato, misurato e affabile. Non considerare quello usato da cotale scrittore, ostile perché prevenuto e grossolano. Chiunque dotato di un minimo di imparzialità, comprenderà che i suoi scritti sono completamente prevenuti e dettati dall’animosità. Ciò basta a provare la falsità di quello che ha scritto.

(Da una Tavola non ancora tradotta)

Anime pure, come quelle di Mirzá Abu’l-Fadl, su di Lui sia la Gloria di Dio, passano notte e giorno a dimostrare la verità della Rivelazione, adducendo prove conclusive e brillanti, e ampliando le verità della Fede, sollevando i veli, promovendo la religione di Dio e divulgando le Sue fragranze.

(Da una Tavola a un credente – tradotta dal persiano)

Si applichi attenzione nel preparare questa traduzione. Il sig. … eserciti il massimo sforzo affinché la lingua sia tra le più squisite, eloquenti e chiare, anche se il testo tradotto sarà sottoposto e soggetto alle opinioni di esperti.

(Da una Tavola a un credente – tradotta dal persiano)

1 ¹«The Promulgation of Universal Peace»: discorsi tenuti da ‘Abdu’l-Bahá durante la Sua visita negli Stati Uniti e in Canada nel 1912 – Wilmette: Bahá’í Publishing Trust, 1982)

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