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Compilazioni : Insegnamento
CASA UNIVERSALE DI GIUSTIZIA
CENTRO MONDIALE BAHÁ’Í
3 marzo 1977
A tutte le Assemblee Spirituali Nazionali
Cari Amici Bahá'í,

la pietra angolare delle fondamenta di tutte le attività Bahá'í è l'insegnamento della Causa. Come ‘Abdu'l-Bahá ha categoricamente proclamato nelle Sue Ultime Volontà e Testamento “la più importante di tutte le cose ” è “la guida delle nazioni e dei popoli del mondo” e “di tutti i doni di Dio, il più grande è quello dell'Insegnamento”.

Anche gli amici sono più o meno informati sulle ripetute esortazioni che si trovano negli scritti della nostra Fede, secondo cui le confermazioni divine dipendono da un attivo impegno nel lavoro d'insegnamento. Come dice l'amato Maestro, “l'invisibile assistenza divina circonda coloro che offrono il Messaggio”. Egli afferma inoltre: “... se si trascura il lavoro di trasmettere il Messaggio, l'assistenza sarà interamente tolta, perché è impossibile che gli amici di Dio ricevano assistenza se non sono impegnati a divulgare il Messaggio”.

Se gli amici sono in genere consapevoli dell'importanza vitale dell'insegnamento, pure molti, a causa delle loro debolezze, mancano sovente di fiducia e hanno la sensazione di non sapere quale metodo d'azione seguire e come condurre a buon porto i loro sforzi. Dato che in tali questioni fondamentali la guida proviene dagli scritti della Fede, abbiamo chiesto al Dipartimento per le Ricerche di preparare una compilazione di testi su questo argomento. La compilazione è ora pronta e ne accludiamo una copia.

Lo studio di questa compilazione darà agli amici informazioni stimolanti sulle linee generali da seguire quando siano impegnati nel lavoro d'insegnamento. Se molti, letta la compilazione, saranno ispirati a liberarsi da timori, apprensioni e sentimenti d'inadeguatezza e si leveranno ad annunziare al prossimo le liete novelle del Regno, molti altri, prima di essere spronati ad agire, avranno ancora bisogno di un'amorevole educazione e di una più dettagliata guida da parte delle istituzioni della Fede e di un paziente e saggio incitamento. E poiché lo scopo principale per cui le Assemblee Spirituali Locali sono state fondate è la promozione del lavoro d'insegnamento, è chiaro che tutte le Assemblee Spirituali Nazionali devono considerare attentamente modi e mezzi per incoraggiare tutte le Assemblee Locali sotto la loro giurisdizione ad assolvere il loro obbligo principale. Per esempio, è possibile esortare le Assemblee Locali a organizzare riunioni speciali in cui si studino testi come quelli inclusi nella compilazione. Inoltre è importante che le Assemblee Locali comunichino agli amici la storia dei successi conseguiti da alcuni di loro, descrivano modi efficaci di presentare il Messaggio che hanno trovato utili, espongano esempi delle varie maniere in cui un argomento Bahá'í può essere presentato a coloro che ricercano, o illustrino metodi che permettano ai credenti di collegare i bisogni della società ai nostri insegnamenti. Informazioni e suggerimenti come questi possono essere offerti agli amici durante la Festa del 19° Giorno, tramite notiziari locali, o con qualsiasi altro mezzo di cui l'Assemblea Locale disponga. In tutti questi contatti con i credenti, le Assemblee Spirituali Locali devono far ben capire agli amici il ruolo unico e insostituibile che l'individuo ha nella realizzazione di ogni impresa Bahá'í. Si dovranno ripetutamente presentare e spiegare agli amici citazioni dagli scritti su questo argomento, come il seguente passo tratto da una delle lettere di Shoghi Effendi:

“È lui (il credente) che costituisce l'ordito e la trama dai quali dipendono la qualità e il disegno di tutto il tessuto; è lui che costituisce uno degli innumerevoli anelli della possente catena che ora circonda il mondo; è lui uno dei tanti mattoni che sorreggono la struttura e assicurano la stabilità dell'edificio amministrativo che viene eretto in ogni parte del mondo. Senza il suo sostegno, allo stesso tempo generoso, continuo e incondizionato, ogni misura adottata e ogni piano formulato dal corpo che agisce come rappresentante nazionale della comunità alla quale appartiene è sin dall'inizio destinato a fallire. Persino il Centro Mondiale della Fede è paralizzato se gli è negato questo sostegno da parte di tutte le schiere dei credenti della comunità. L'Autore del Piano Divino Stesso è ostacolato a raggiungere il Suo scopo, ove manchino gli appropriati strumenti per l'esecuzione del Suo disegno e la forza sostenitrice di Bahá'u'lláh Stesso, il Fondatore della Fede, verrà meno a coloro che a lungo andare avranno mancato di levarsi a compiere la propria parte di servizio”.

Quando gli amici si rendono conto che gli eserciti del Regno aspettano di accorrere in loro aiuto, che altri, levatisi dai loro ranghi, hanno avuto successo, che tutti possono trovare un metodo d'insegnamento efficace secondo le proprie particolari capacità e talenti, senza dubbio si leveranno con maggior fiducia a fare il primo passo e così facendo, lo sappiamo, saranno aiutati e guidati dall'alto, perché il semplice atto di sforzarsi per rispondere all'appello di Dio attira infinite benedizioni divine.

La Casa Universale di Giustizia spera e prega che ogni Assemblea Spirituale Nazionale faccia tutto il possibile per incoraggiare costantemente gli amici a partecipare a quello che Shoghi Effendi chiama “il più essenziale, il più urgente dei nostri obblighi” e afferma dover essere “la passione dominante della nostra vita”, e a seguire l'esempio degli Apostoli di Cristo che, come 'Abdu’l-Bahá attesta, “dimenticarono se stessi e tutte le cose terrene, trascurarono tutti i loro interessi e i loro averi, si purificarono dall'egoismo e dalla passione... finché fecero del mondo un altro mondo, illuminarono la superficie della terra e fino alla loro ultima ora si dimostrarono pronti a sacrificare se stessi sul sentiero di quel Benamato da Dio... Che gli uomini d'azione seguano le loro orme!”

Con affettuosi saluti Bahá'í
La Casa Universale di Giustizia
I - DAGLI SCRITTI DI BAHÁ’U’LLÁH 1

“O Amici! Il fuoco dell'amor di Dio deve tanto ardere in tutti voi, in questo giorno, che il suo calore sia palese in tutte le vene, gli arti e le membra del vostro corpo e che questo calore infiammi i popoli del mondo e li faccia volgere verso l'orizzonte dell'Amato”.

“Insegna la Causa di Dio con parole tali da infiammare i roveti e da far sorgere da essi il grido: ‘In verità, non v'è altro Dio che Me, l'Onnipotente, l'Illimitato!’”.

“Dì: L'umana favella è una realtà che aspira ad esercitare il proprio ascendente e richiede moderazione. In quanto al suo ascendente, esso è condizionato dal perfezionamento, che a sua volta dipende dal distacco e dalla purezza di cuore. In quanto alla sua moderazione, essa deve esser congiunta a tatto e saggezza, come prescritto nelle Scritture e nelle Tavole Sacre ”.

“La moderazione è in verità altamente desiderabile. Chiunque in una certa misura si rivolga verso la verità potrà in seguito comprendere da solo la maggior parte di ciò che cerca. Ma se all'inizio viene pronunciata una parola superiore alle sue capacità, egli si rifiuterà d'ascoltare e si porrà in un atteggiamento d'opposizione”.

“La rettitudine e il distacco sono come due grandissime luci per il cielo dell'insegnamento. Benedetto colui che perviene a questo elevato stadio...”.

“ Se qualcuno fra voi fosse incapace di afferrare una qualche verità o dovesse compiere uno sforzo per comprenderla, mostrate, conversando con lui, uno spirito di estrema gentilezza e di buona volontà. Aiutatelo a vedere e ravvisare la verità senza stimarvi per nulla superiori a lui o dotati di maggior talento.

L'intero dovere dell'uomo in questo Giorno è di ottenere quella parte della fiumana di grazia che Dio riversa per lui. Che nessuno perciò consideri la grandezza o la piccolezza del recipiente. La porzione, per alcuni, può esser contenuta nel cavo di una mano, per altri può riempire una coppa e, per altri ancora, persino un tino”.

(Spigolature dagli Scritti di Bahá'u'lláh, p. 11)

“Associatevi con tutti gli uomini, o gente di Bahá, in spirito amichevole e fraterno. Se siete consci di una certa verità, se possedete un gioiello di cui altri sono privi, rendeteli partecipi con un linguaggio di grande gentilezza e cordialità. Se essa sarà accettata, se arriverà al suo scopo, il vostro intento sarà raggiunto. Se qualcuno dovesse invece respingerla , abbandonatelo a se stesso e supplicate Dio di guidarlo. Attenti a non comportarvi scortesemente con lui. Una lingua benevola è una calamita per i cuori degli uomini, è il pane dello spirito, riveste di significato le espressioni, è la fonte della luce della saggezza e dell'intelligenza...”.

(Spigolature dagli Scritti di Bahá'u'lláh, p. 36)

“... Se egli sarà infiammato dal fuoco del Suo amore, se avrà rinunziato a tutte le cose create, le parole che pronuncerà accenderanno coloro che lo ascolteranno”.

(L'Avvento della Giustizia Divina, p. 52)

“... Dì: O gente di Dio! Ciò che può assicurare la vittoria di Colui Che è la Verità Eterna, le Sue schiere ed i Suoi sostenitori sulla terra, è stato inviato nei Libri sacri e nelle Scritture ed è evidente e palese come il sole. Queste schiere sono azioni giuste, una condotta e un carattere che siano accetti ai Suoi occhi. Chiunque si leva in questo Giorno ad aiutare la Nostra Causa e chiama ad assisterlo le schiere di un carattere integro e di una retta condotta, l'influenza che si sprigionerà da questo atto si diffonderà, certamente, sul mondo intero”.

(L'Avvento della Giustizia Divina, p. 26)

1 Tutti i passi, tranne quelli di cui è data la fonte di pubblicazione, sono tratti da Tavole che non erano ancora state tradotte

II - DAGLI SCRITTI DI 'ABDU'L-BAHÁ 1

“Ora è tempo di spogliarsi della veste dell'attaccamento a questo mondo materiale, di divenire angeli del cielo e di viaggiare per questi paesi ”.

(Tavole del Piano Divino, p. 39)

“I cuori traboccanti d'amore di Dio, le bocche intonanti la menzione di Dio, gli occhi rivolti verso il Regno di Dio, essi debbono portare a tutte le genti le liete Novelle della manifestazione del Signore degli Eserciti. Sappiate con certezza che i flutti dello Spirito Santo vi sommergeranno e la grazia celeste della Bellezza Benedetta pervaderà qualunque riunione in cui entrerete”.

(Tavole del Piano Divino, p. 44)

“Lo scopo è questo: l'intenzione dell'insegnante deve essere pura, il suo cuore indipendente, lo spirito estasiato, il pensiero sereno, il suo proposito fermo, la sua magnanimità nobile; deve essere una luminosa torcia d'amore di Dio. Se sarà tale, il suo alito santificato commuoverà perfino le pietre, altrimenti non si otterrà nessun risultato. Finché non si è perfezionata, come può un'anima cancellare i difetti degli altri! E se non si è distaccata da tutto tranne Dio, come può insegnare il distacco agli altri!”

(Tavole del Piano Divino, p. 54)

“... confidate nelle benedizioni del Misericordioso e nell'assistenza dell'Altissimo; santificatevi al massimo e purificatevi da questo mondo e dai suoi abitanti; fate che la vostra intenzione sia tesa al bene di tutti; distaccatevi dal mondo e, simili all'essenza dello spirito, divenite eterei e delicati. Poi, con fermo proposito, cuore puro, spirito gioioso e lingua eloquente, dedicate il vostro tempo alla diffusione dei princìpi divini...”.

(Tavole del Piano Divino, pp. 68-69)

“I credenti di Dio devono imparare a sacrificarsi e, simili a candele di guida, devono ardere nelle province del Canada. Se da loro trasparirà questa nobiltà di sentimenti, è certo che otterranno le universali confermazioni divine, le coorti celesti li rafforzeranno costantemente e riporteranno una grandissima vittoria”.

(Tavole del Piano Divino, p. 33)

“O credenti in Dio! Non preoccupatevi dell’esiguità del vostro numero e non sentitevi oppressi dalle moltitudini del mondo miscredente. Cinque granelli di frumento sono dotati delle benedizioni divine, mentre mille tonnellate di loglio non producono alcun effetto o risultato. Un solo albero fruttifero è portatore di vita per la società, mentre mille foreste di alberi selvatici non danno alcun frutto. La pianura è coperta di ciottoli, ma le pietre preziose sono rare. Una perla è meglio di mille deserti di sabbia, specialmente questa perla, di grande valore, dotata delle benedizioni divine. Ben presto nasceranno altre perle, a migliaia: quando essa si accosterà intimamente ai ciottoli, si trasformeranno tutti in perle anch'essi.

... non fermatevi, non cercate riposo, non attaccatevi agli sfarzi di questo mondo effimero, liberatevi da ogni attaccamento e lottate con tutto il cuore e con tutta l'anima sì da vivere completamente nel Regno di Dio. Conseguite i tesori spirituali. Giorno dopo giorno diventate sempre più luminosi e sempre più avvicinatevi alla soglia dell'unicità. Siate rivelatori di favori spirituali e albe di luci infinite!...

In quanto agli insegnanti, essi devono spogliarsi completamente dei vecchi abiti e indossare una nuova veste. Come afferma Cristo, essi devono giungere allo stadio della rinascita; mentre la prima volta nacquero dal grembo materno, questa volta devono nascere dal grembo del mondo materiale. Come ora sono completamente ignari delle esperienze del mondo fetale, così devono dimenticare completamente i difetti del mondo naturale. Devono essere battezzati con l'acqua della vita, col fuoco dell'amore di Dio e con gli aliti dello Spirito Santo; accontentarsi di poco cibo, ma prendere una grossa fetta dalla mensa celeste. Devono liberarsi dalla tentazione e dall'ingordigia ed essere pieni di spirito. Col loro alito puro, devono tramutare la pietra in rubino scintillante e la conchiglia in perla. Come le nuvole delle piogge primaverili, devono trasformare la nera terra in roseti e frutteti. Devono dare la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, luce e calore a chi è spento e nuova vita al morto”.

(Tavole del Piano Divino, pp. 86-87)

“O ancella di Dio! Quando intendi fare un discorso, volgi il viso verso il Regno di Abhá e, con cuore distaccato, incomincia a parlare. Gli aliti dello Spirito Santo ti aiuteranno”.

(Tablets of 'Abdu'l-Bahá, p. 246)

“Pel Signore del Regno! Se uno si leva a promuovere la Parola di Dio con cuore puro, traboccante d'amor di Dio e distaccato dal mondo, il Signore degli Eserciti l'aiuterà con una forza tale da penetrare nel cuore degli esseri esistenti”.

(Tablets of 'Abdu'l-Bahá, p. 348)

“... Il Messaggio va trasmesso in tutte le condizioni, ma con saggezza. Se non è possibile farlo apertamente, lo si deve fare con discrezione. Gli amici devono impegnarsi a educare le anime e divenire strumenti per aiutare il mondo dell'umanità ad acquisire gioia e fragranza spirituali. Per esempio: se ciascun amico (credente) stabilisse legami di amicizia e di buoni rapporti con una delle anime negligenti, associandosi e vivendo con lei in perfetta gentilezza, e nel frattempo, mediante una buona condotta e un comportamento morale, la guidasse verso l'istruzione divina, verso consigli e insegnamenti celestiali, senza dubbio gradualmente risveglierebbe quella persona negligente e trasformerebbe la sua ignoranza in sapienza.

Le anime sono soggette all'ostilità. Si devono adottare metodi tali da poter prima rimuovere l'ostilità, allora la Parola avrà effetto.

Se un credente sarà gentile verso qualcuno dei negligenti e, con perfetto amore, gli farà a poco a poco capire la realtà della Causa di Dio in modo tale che quest'ultimo sappia in qual modo è stata fondata la Religione di Dio e qual è il suo obiettivo, indubbiamente costui cambierà, eccettuate le persone anormali che sono ridotte allo stato di cenere e i cui cuori sono simili alle pietre, anzi anche più duri”.

(Tablets of 'Abdu'l-Bahá, p. 391)

“Se desideri guidare le anime, devi essere fermo, buono e dotato di attributi lodevoli e di qualità divine in ogni circostanza. Sii segno d'amore, manifestazione di misericordia, fonte dì tenerezza, benevolo, buono con tutti e gentile con i servì di Dio, specialmente con coloro che hanno rapporti con te, sia uomini sia donne. Sopporta ogni prova che ti viene dalla gente e affrontala solo con gentilezza, grande amore e benevolenza”.

(Tablets of 'Abdu'l-Bahá, pp. 619-620)

“L'insegnante, allorché insegna, deve essere lui stesso completamente infiammato, così che il suo dire, come una vampa di fuoco, abbia influenza e consumi il velo dell'egoismo e della passione. Deve altresì essere infinitamente umile e modesto, sì da edificare gli altri e annullare totalmente se stesso, in modo da insegnare con le melodie delle Schiere Superne - altrimenti il suo insegnamento non avrà alcun effetto”.

“Quando non si adoperano per divulgare il messaggio, gli amici non ricordano degnamente Iddio e non possono vedere i segni dell’assistenza e della confermazione provenienti dal Regno di Abhá né comprendere i misteri divini. Ma quando la sua lingua è impegnata a insegnare, l'insegnante stesso sarà naturalmente stimolato, diverrà un magnete che attrae l'aiuto divino e le grazie del Regno e sarà come l'uccello all'alba, che s'inebria del proprio canto, dei propri gorgheggi e melodie”.

“Conforme agli insegnamenti divini, in questa Dispensazione gloriosa non dobbiamo sminuire e chiamare ignorante nessuno, dicendogli: 'Tu non sai, ma io so'. Al contrario, dobbiamo guardare gli altri con rispetto e quando ci sforziamo di spiegare o dimostrare qualcosa, dobbiamo parlare in atteggiamento di ricercatori della verità, dicendo: 'Ecco, abbiamo questo davanti a noi. Cerchiamo di stabilire dove e in quale forma è possibile trovare la verità'.

Chi insegna non deve reputare se stesso dotto e gli altri ignoranti. Un pensiero di questo genere alimenta l'orgoglio e l’orgoglio non aiuta a esercitare influenza sugli altri. Chi insegna non deve credersi in nulla superiore: deve esprimersi con infinita gentilezza, umiltà e modestia, perché un discorso siffatto influenza e educa le anime”.

“È in momenti come questo che gli amici di Dio approfittano della situazione, colgono l'occasione si precipitano e giungono primi al traguardo. Se Il loro compito fosse limitato alla buona condotta e ai consigli, non concluderebbero nulla. Essi devono parlare, spiegare le prove, esporre chiare argomentazioni, trarre conclusioni inconfutabili, dimostrando la verità della manifestazione del Sole della Realtà...”.

“Quando dal suo volto irraggia l'amor di Dio, mentre espone un argomento, e quando è inebriato dal vino della vera comprensione, l'oratore diviene centro di una possente forza che come un magnete attrae i cuori. Ecco perché chi parla deve essere infiammato al sommo grado”.

“Parlate, adunque; parlate con grande coraggio in tutte le riunioni. Quando state per incominciare il vostro discorso, volgetevi dapprima a Bahá’u’lláh e chiedete le confermazioni dello Spirito Santo, poi aprite la bocca e dite quel che vien suggerito al vostro cuore; ma fatelo con sommo coraggio, dignità e convinzione”.

(Compilazione «Bahá’í Meetings », Novembre 1975)

“In quanto alla sua domanda, se è permesso proclamare gli insegnamenti divini senza metterli in relazione col più Grande Nome, dovete rispondere: 'Questo Nome benedetto influisce sulla realtà delle cose. Se li propagheremo senza associarli a questo santo Nome, questi insegnamenti non potranno esercitare una influenza duratura sul mondo. Gl'insegnamenti sono come il corpo e questo santo Nome è come lo spirito. Esso dà vita al corpo. Fa ridestare i popoli del mondo dal loro assopimento'”.

“I credenti devono dedicarsi attivamente al lavoro d'insegnamento in ogni condizione, perché da esso dipendono le confermazioni divine. Se un Bahá'í si astiene dall'impegnarsi pienamente, vigorosamente e sinceramente nel lavoro d'insegnamento, egli sarà sicuramente privato delle benedizioni del Regno di Abhá. Tuttavia, questa attività dev'essere moderata dalla saggezza - non quella saggezza che fa restare silenziosi e immemori di tale obbligo, ma una saggezza che fa mostrare tolleranza, amore, gentilezza, pazienza, buon carattere e azioni sante. In breve, incoraggiate tutti gli amici a insegnare la Causa di Dio e attirate la loro attenzione su questo significato di saggezza menzionato negli scritti, che è in se stesso l'essenza dell'insegnamento della Fede; ma tutto ciò va fatto con la massima tolleranza, sì che l'aiuto celeste e la confermazione divina possano assistere gli amici”.

“Gli amici di Dio devono stringere legami d'amicizia con gli altri e mostrare per loro amore e affetto. Questi vincoli hanno una profonda influenza sulle persone ed esse presteranno ascolto. Quando intuiscono che vi è ricettività alla parola di Dio, gli amici devono offrire il Messaggio con saggezza, cercando, dapprima, di togliere ogni apprensione alle persone alle quali insegnano. Di fatto, ciascun credente dovrebbe scegliere ogni anno una persona e cercare di stringere con questa persona un vincolo di amicizia, sì che tutti i suoi timori scompaiano. Solo allora, e gradatamente, deve insegnare a questa persona. Questo è il metodo migliore”.

“Segui la via del tuo Signore e non dire ciò che le orecchie non possono sopportare di sentire, perché questi discorsi sono come cibi succulenti dati a bambini ancora piccoli. Per quanto essi siano gustosi, prelibati e nutrienti, gli organi digerenti del lattante non possono assimilarli. Perciò a chi ha un diritto, si dia la misura stabilita.

'Un uomo non può svelare tutto ciò che sa, né tutto ciò che egli può svelare è da considerarsi opportuno, né ogni parola opportuna può essere reputata adeguata alle capacità di chi ascolta'. Questa è la consumata saggezza da osservare nelle tue occupazioni. Non dimenticartene, se desideri essere uomo d'azione in ogni circostanza. Prima fa la diagnosi del male e identifica la malattia, poi prescrivi il rimedio, perché questo è il metodo perfetto del medico valente”.

“Non discutere con nessuno e diffida delle dispute. Esponi la verità in modo chiaro. Se il tuo ascoltatore accetta, lo scopo è raggiunto. Se è ostinato, lascialo a se stesso e rimetti la tua fiducia in Dio. Questa è la qualità essenziale di coloro che son fermi nel Patto”.

“In questo giorno ciascun credente deve concentrare i propri pensieri sull'insegnamento della Fede ... O amati di Dio! Ciascun amico deve insegnare almeno a una persona ogni anno. Questa è gloria imperitura. Questa è grazia eterna”.

1 Tutti i passi, tranne quelli di cui è data la fonte di pubblicazione, sono tratti da Tavole che non erano ancora state tradotte.

III - DAGLI SCRITTI DI SHOGHI EFFENDI E DA LETTERE SCRITTE A SUO NOME

“Bisogna prima di tutto e soprattutto ricorrere ad ogni mezzo possibile per purificare il proprio cuore e i propri intenti, altrimenti sarebbe inutile impegnarsi in qualunque tentativo. E' anche essenziale astenersi dall'ipocrisia e dalle cieche imitazioni, poiché ogni uomo saggio e perspicace ne percepirebbe subito il fetido lezzo. Inoltre gli amici devono dedicare dei momenti stabiliti al ricordo di Dio, alla meditazione, alla preghiera ed alle suppliche, giacché è estremamente improbabile, anzi impossibile, che una impresa prosperi e si sviluppi ove sia priva dei doni e delle confermazioni divine. È difficile poter immaginare quanto sia grande l'influenza che l'amore genuino, la sincerità e la purezza d'intenti esercitano sulle anime degli uomini. Ma i credenti non possono ottenere queste qualità a meno che non si sforzino ogni giorno per acquisirle...

È innanzi tutto attraverso il potere di azioni elevate e di un nobile carattere, poi con la forza delle spiegazioni e delle prove, che gli amici di Dio devono dimostrare al mondo che ciò che è stato promesso da Dio senza dubbio si compirà, anzi avviene di già, e che le liete novelle sono chiare, evidenti e complete”.

(Shoghi Effendi, da una lettera scritta ai Bahá'í dell'Oriente il 19 dicembre 1923, tradotta dal persiano)

“... Dopo aver... compreso chiaramente il vero carattere della nostra missione, i metodi da adottare, la linea di condotta da seguire e dopo aver conseguito una sufficiente rigenerazione personale - che è il requisito essenziale per insegnare - leviamoci a insegnare la Sua Causa con rettitudine, convinzione, discernimento e vigore. Sia questo il dovere supremo e più urgente di ciascun Bahá'í. Facciamone la passione dominante della nostra vita. Spargiamoci fin negli angoli più remoti della terra, sacrifichiamo interessi, comodità, gusti e piaceri personali; mescoliamoci ai diversi popoli e tribù del mondo; familiarizziamoci con le loro usanze, tradizioni, pensieri e costumi; suscitiamo, stimoliamo e manteniamo un interesse universale per il Movimento e nello stesso tempo con tutti i mezzi di cui disponiamo, con attenzione concentrata e tenace, cerchiamo di assicurarci l'incondizionata fedeltà e l'attivo appoggio dei più promettenti e ricettivi tra i nostri ascoltatori. Teniamo altresì a mente l'esempio che il nostro amato Maestro ci ha dato. Saggio e accorto nel Suo approccio, vigile e attento nei Suoi primi contatti, tollerante e liberale in tutti i Suoi discorsi pubblici, cauto e graduale nello svelare le verità essenziali della Causa, appassionato nel Suo appello, ma moderato nelle argomentazioni, fiducioso nel tono, fermo nelle Sue convinzioni, dignitoso nelle Sue maniere - questi erano i caratteri peculiari della nobile presentazione che il nostro Beneamato faceva della Causa di Bahá'u'lláh”.

(Bahá’í Administration, pp. 69-70)

“Avendo di sua propria iniziativa, e non intimorito da ostacolo alcuno con il quale amici o nemici possano, inconsapevolmente o deliberatamente, ostruire il suo sentiero, deciso di levarsi e rispondere all'appello dell'insegnamento, consideri egli accuratamente ogni via di avvicinamento che potrebbe utilizzare nei suoi tentativi personali di conquistare l'attenzione, mantenere l'interesse ed approfondire la fede di coloro che egli cerca di portare nell'ambito della sua Fede. Esamini egli la possibilità che le circostanze particolari in cui vive gli offrono, ne valuti i vantaggi e proceda intelligentemente e sistematicamente ad utilizzarle per il raggiungimento dello scopo che ha in mente. Tenti egli anche di progettare metodi come l'associazione in circoli, mostre, società, conferenze su soggetti in armonia con gli insegnamenti e con gli ideali della sua Causa, come temperanza, moralità, benessere sociale, tolleranza religiosa e razziale, cooperazione economica, Islam e religioni comparate, o la partecipazione ad organizzazioni ed iniziative sociali, culturali, umanitarie, di carità ed educative che, mentre salvaguardano l'integrità della sua Fede, gli renderanno accessibili una moltitudine di vie e mezzi con i quali egli può ottenere consecutivamente la simpatia, l'appoggio ed infine la fedeltà di coloro con i quali egli viene a contatto. Abbia egli in mente, mentre questi contatti sono stabiliti, i diritti che la sua Fede costantemente esige da lui di preservare la sua dignità ed il suo stadio, di salvaguardare l'integrità delle sue leggi e dei suoi princìpi, di dimostrare la sua vasta portata ed universalità e di difendere senza paura i suoi molteplici e vitali interessi. Consideri egli il grado di ricettività del suo ascoltatore, e decida da se stesso la convenienza del metodo diretto o indiretto di insegnamento, con il quale possa inculcare nel cercatore l'importanza vitale del Messaggio Divino e convincerlo ad unire la propria sorte a quella di coloro che lo hanno già abbracciato. Ricordi egli l'esempio offerto da 'Abdu'l-Bahá ed il Suo costante ammonimento di effondere tale gentilezza sul cercatore, ed esemplificare a tale grado lo spirito degli insegnamenti che egli spera di infondergli, che il ricevente sia spontaneamente spinto ad identificare se stesso con la Causa che personifica tali insegnamenti. Si astenga egli, all'inizio, dall'insistere su leggi ed osservanze tali che potrebbero imporre uno sforzo troppo severo alla novella fede del cercatore e si sforzi di guidarlo pazientemente, con tatto e con determinatezza, alla maturità completa, e di aiutarlo a proclamare la sua accettazione assoluta di qualunque cosa sia stata ordinata da Bahá'u'lláh. Lo presenti egli, appena quello stadio è stato raggiunto, al corpo dei suoi compagni credenti, e cerchi, tramite un'amicizia costante ed una partecipazione intensa alle attività della sua comunità, di renderlo capace di contribuire per la sua parte all'arricchimento della sua vita, al progresso dei suoi compiti, al consolidamento dei suoi interessi ed al coordinamento delle sue attività con quelle delle comunità sue sorelle. Non sia egli soddisfatto fino a quando non abbia infuso nel suo figliolo spirituale un desiderio così profondo da spingerlo a sorgere indipendentemente, a sua volta, e a dedicare le sue energie al risveglio di altre anime e all'appoggio delle leggi e dei princìpi stabiliti dalla sua Fede recentemente adottata”.

(L'Avvento della Giustizia Divina, pp. 52-54)

“Ogni lavoratore in quei settori, sia come insegnante viaggiante, sia residente, dovrebbe, io sento, fare sua principale e costante premura l'associarsi, in maniera amichevole, con tutte le parti della popolazione, noncurante della classe, del credo, della nazionalità, o del colore; il familiarizzarsi con le loro idee, i loro gusti e le loro abitudini; lo studiare l'approccio più adatto per loro; il concentrarsi, con pazienza e tatto, su coloro che abbiano mostrato capacità e ricettività notevoli, ed il cercare, con estrema gentilezza, di inculcare amore, zelo e devozione tali nei loro cuori da renderli capaci di diventare a loro volta promotori autosufficienti e indipendenti della Fede nelle loro rispettive località”.

(L'Avvento della Giustizia Divina, p. 66)

“In questa fase iniziale dell'edificazione delle comunità nazionali Bahá'í, nessun pioniere deve trascurare il requisito essenziale per il successo di ogni impresa d'insegnamento, che è quello di adattare la presentazione dei princìpi fondamentali della sua Fede all'ambiente culturale e religioso, alle ideologie e al temperamento delle diverse razze e nazioni, che è chiamato a illuminare e attrarre. La sensibilità di queste razze e nazioni, provenienti da climi nordici e australi, di ceppo germanico o latino, di confessione cattolica o protestante, di opinioni democratiche alcune e totalitarie altre, di tendenza socialiste alcune e capitalistiche altre, molto diverse per costumi e modi di vivere, deve essere sempre presa in attenta considerazione e in nessun caso trascurata.

Nei contatti con i membri dei diversi credi, delle diverse razze e nazioni, la cui molteplicità non ha pari né nel continente settentrionale né in quello meridionale, questi pionieri non devono né opporsi ad essi né scendere a compromessi coi propri princìpi essenziali. Nell'esposizione dei caratteri fondamentali e peculiari della loro Fede non devono essere né provocatori né passivi, né fanatici né eccessivamente liberali. Devono essere cauti oppure audaci, agire velocemente o prendere tempo, usare il metodo diretto o quello indiretto, essere stimolanti o concilianti, a seconda della recettività spirituale della persona con cui vengono a contatto, chiunque essa sia: nobiluomo o uomo della strada, uomo del nord o del sud, laico o prete, capitalista o socialista, statista o principe, artigiano o mendicante. Nel presentare il Messaggio di Bahá'u'lláh non devono né esitare né vacillare; non devono essere né sprezzanti col povero, né timidi dinanzi al potente. Nell'illustrare i suoi insegnamenti non devono insistere troppo sulla verità che sostengono, ma nemmeno minimizzarla, chiunque sia il loro ascoltatore: re, principe della chiesa, uomo politico, uomo d'affari o della strada. In questo momento così critico, essi devono offrire, a piene mani, con cuore radioso, parole eloquenti, infinita pazienza, lealtà incrollabile, grande saggezza, indomito coraggio, a tutti, grandi e piccoli, ricchi e poveri, alle moltitudini confuse, affamate, turbate e impaurite, nel nord e nel sud, in occidente e in oriente e nel cuore di quel continente amaramente provato, la Coppa della Salvezza”.

(Citadel of Faith, pp. 25-26)

“L'individuo deve valutare da solo il carattere del proprio compito, consultare la propria coscienza, considerarne in spirito di preghiera tutti gli aspetti, combattere risolutamente contro la naturale inerzia che lo frena nel tentativo di levarsi e di abbandonare, eroicamente e irrevocabilmente, i futili e superflui legami che lo trattengono, svuotandosi di ogni pensiero che tenda a ostacolare la sua strada. Deve associarsi - in obbedienza ai consigli dell'Autore della sua Fede e imitando Colui Che è il suo vero Esempio - a uomini e donne di tutti i ceti, cercando di toccarne i cuori con la nobiltà che distingue i suoi pensieri, le sue parole e le sue azioni e, con tatto, con amore, con spirito di preghiera e con perseveranza, conquistarli alla Fede da lui stesso abbracciata”.

(Citadel of Faith, p. 148)

“... rivisiti tutti i centri in cui ha già gettato il seme, per annaffiare le pianticelle che hanno messo radici e seminare nel terreno preparato nuovi semi buoni”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 9 aprile 1925)

“Ciò che più occorre è una devozione completa e altruistica. Più arderà la nostra fiaccola, più luce darà e più rapidamente trasmetterà ad altri la fiamma”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 3 maggio 1925)

“Shoghi Effendi pensa che sia impossibile stabilire una regola su quando si debbano introdurre nel proprio insegnamento i nomi del Báb, di Bahá’u’lláh e 'Abdu'l-Bahá. Molto dipende dal temperamento e dalla perspicacia di chi insegna e di chi ascolta.

Dobbiamo guardare all'esempio del Maestro e seguire la nostra ‘Luce Interiore’ adattando al meglio possibile il nostro messaggio alla capacità e alla ‘maturità’ di colui al quale cerchiamo di insegnare...

Le capacità digestive dello spirito umano seguono leggi simili a quelle che governano la digestione del corpo. Le persone spiritualmente affamate e assetate devono ricevere cibo spirituale sano e adatto, ma se diamo troppo cibo in una sola volta o se diamo un cibo troppo sostanzioso per le capacità digestive, esso produce solo nausea e repulsione o cattiva assimilazione”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 20 ottobre 1925)

“Ciascun vero Bahá'í ha il potere di insegnare la Causa e questo deve essere lo scopo principale della nostra vita, tuttavia per ottenere i migliori risultati, le imprese d'insegnamento vaste e organizzate devono avere l'approvazione dell'Assemblea Spirituale Locale o Nazionale e svolgersi con il suo aiuto e sotto la sua supervisione. Shoghi Effendi spera che trasformiate il vostro zelo ed entusiasmo in servizio effettivo, cooperando strettamente con gli amici e con le assemblee”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 31 marzo 1926)

“Nel divulgare la Causa dobbiamo ricordarci di non sminuire il suo prestigio e dobbiamo anche cercare di attrarre realmente le persone che avviciniamo. Shoghi Effendi ha spesso menzionato nelle sue lettere l'importanza del lavoro di proseguimento. Semi seminati ma non annaffiati e non curati non giungono a maturare e a dar frutti”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 13 agosto 1928)

“Forse il motivo per cui lei non ha concluso molto nel campo dell'insegnamento, è perché ha badato troppo alla sua debolezza e incapacità di divulgare il Messaggio. Sia Bahá'u'lláh sia il Maestro ci hanno ripetutamente esortati a ignorare le nostre menomazioni e a riporre tutta la nostra fiducia in Dio. Egli verrà in nostro aiuto sol che ci leviamo e diveniamo canali attivi per la grazia di Dio. Pensa forse che sia l'insegnante a convertire e trasformare i cuori umani? No, certo no. Gli insegnanti sono solo anime pure che compiono il primo passo, e poi lasciano che lo spirito di Bahá'u'lláh le muova e le usi. Se uno di loro pensasse anche per un solo istante che i risultati da lui ottenuti siano dovuti alle sue capacità, il suo lavoro sarebbe finito e incomincerebbe la sua caduta. Questa è in effetti la ragione per cui molte persone capaci, dopo aver reso meravigliosi servigi, si sono trovate a un tratto del tutto impotenti e forse messe da parte dallo Spirito della Causa come anime inutili. Il criterio è la misura in cui siamo pronti a permettere che la volontà di Dio operi attraverso di noi.

Smetta perciò di pensare alle sue debolezze; abbia una perfetta fiducia in Dio; il suo cuore arda dal desiderio di servire la Sua Missione e di proclamare il Suo appello: e vedrà che l'eloquenza e la capacità di trasformare i cuori umani diverranno un fatto automatico.

Se lei si leverà e incomincerà a insegnare, Shoghi Effendi pregherà senz'altro per il suo successo. In effetti il solo atto di levarsi le procurerà l'aiuto e le benedizioni di Dio”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 31 marzo 1932)

“... Il Custode ripone tutte le sue speranze per il futuro progresso ed espansione della Causa sui Bahá'í giovani e attivi come lei, e sulle loro spalle rimette la responsabilità di tenere vivo tra i loro correligionari lo spirito di devoto servizio. Senza questo spirito è impossibile avere successo in un lavoro, qualsiasi esso sia: con esso il trionfo, anche se raggiunto con fatica, è inevitabile. Perciò ella deve fare il possibile per portare accesa dentro di sé la fiaccola della fede, perché per suo tramite troverà sicuramente guida, forza e infine successo.

... tutti, entro i propri limiti, sono capaci di trasmettere il Messaggio... Tutti sono insegnanti potenziali. Devono solo usare ciò che Dio ha dato loro e dimostrare così di non mancare al proprio dovere”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 1° settembre 1933)

“... Nell'insegnamento della Causa, molto dipende dalla personalità di chi insegna e dal metodo da lui scelto per presentare il Messaggio. Persone diverse e classi sociali e tipi diversi richiedono modalità d'approccio diverse. Ed è segno che si sa insegnare bene il saper come meglio adattare il proprio metodo ai vari tipi di persone che capita d'incontrare. Non c'è un unico metodo che si possa seguire sempre. Ma ci devono essere tante modalità d'approccio quanti sono i tipi di ricercatori. Flessibilità e varietà di metodo sono perciò un requisito essenziale per il successo di ogni attività d'insegnamento”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 31 maggio 1934)

“Ci sono infiniti modi d'insegnare la Causa. Lei può scegliere quello che meglio si confà alla sua natura e alle sue capacità”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 18 novembre 1935)

“... Un'esatta e profonda conoscenza della Fede è, in verità indispensabile a chiunque voglia aver successo nell'insegnamento del Messaggio. Il libro ‘Le Spigolature’ dà agli amici una splendida occasione per acquisire la conoscenza e comprensione necessarie, e inoltre impartisce loro quell'ispirazione e quel fervore spirituale che solo la lettura delle Parole Sacre può donare”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 2 dicembre 1935)

“Il Custode pensa che sia di somma importanza che gli amici insegnino la Causa direttamente e comunicando le Parole Sacre”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il - 6 maggio 1936)

“I credenti devono adoperarsi per insegnare, proprio in circoli intellettuali come questi (un circolo universitario), fiduciosi che, per quanto limitate siano le loro capacità, i loro sforzi sono continuamente guidati e rafforzati dall'alto. Lo spirito di fiduciosa speranza, di sereno coraggio e d'indomito entusiasmo, incurante dei risultanti tangibili ottenuti, può da solo assicurare il successo finale dei nostri sforzi per l'insegnamento”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 31 ottobre 1936)

“... per avvicinare le classi sociali superiori ... occorrono il tipo giusto di persona e un metodo confacente alla loro mentalità. I nostri metodi d'insegnamento devono consentire un certo grado di elasticità nel prendere contatto coi vari tipi di singoli ricercatori; ciascun ricercatore va avvicinato dal suo punto di vista. A coloro che appartengono essenzialmente al tipo mistico si devono trasmettere prima quegli insegnamenti della Causa che sottolineano la natura ed il valore delle realtà spirituali; mentre coloro che hanno una mentalità pratica e concreta sono naturalmente più pronti e inclini ad accettare l'aspetto sociale degli Insegnamenti. Ma naturalmente si deve a poco a poco spiegare al nuovo venuto tutto il Messaggio, in tutti i suoi aspetti e con tutte le implicazioni che comporta. Infatti, essere credente significa accettare la Causa nella sua globalità e non aderire solo ad alcuni dei suoi insegnamenti. Ma, come si è già detto, è necessario far questo con tatto e gradualità, perché, dopo tutto, la conversione è un processo lento”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 28 dicembre 1936)

“... Non si senta scoraggiato se non sempre le sue fatiche producono un abbondante raccolto, giacché non sempre il rapido successo è il migliore e il più durevole. Più duramente ella lotterà per conseguire la meta, più grandi saranno le confermazioni di Bahá'u'lláh e più certo sarà d'aver successo. Sia sereno, quindi, e si sforzi con grande fede e fiducia; Bahá’u’lláh ha infatti promesso il Suo divino aiuto a chiunque si levi con cuore puro e distaccato per divulgare la Sua santa Parola, anche se costui dovesse essere privo di sapienza e capacità umane e le forze delle tenebre e dell'opposizione fossero schierate contro di lui. La meta è chiara, la strada sicura e certa, e solenni le assicurazioni di Bahá'u'lláh sul successo finale dei nostri sforzi. Perseveriamo e continuiamo generosamente la grande opera che Egli ha affidato nelle nostre mani”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 3 febbraio 1937)

“... L'insegnante Bahá'í deve avere completa fiducia. In ciò consistono la sua forza e il segreto del suo successo. Anche se ella è sola e per quanto grande sia l'apatia della gente che la circonda, deve avere fede che gli eserciti del Regno sono al suo fianco e con il loro aiuto sconfiggerà inevitabilmente le forze delle tenebre che si oppongono alla Causa di Dio. Perseveri, quindi, felice e fiducioso”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 30 giugno 1937)

“... eviti, in ogni caso, di lasciarsi coinvolgere, e tanto meno di coinvolgere la Causa in lunghe discussioni di tipo polemico, perché oltre a essere infruttuose esse arrecano anche un danno incalcolabile alla Fede. Bahá'u'lláh ci ha ripetutamente esortati a non impegnarci in controversie religiose, come hanno invece fatto gli adepti delle religioni del passato. L'insegnante Bahá'í deve preoccuparsi soprattutto di presentare il Messaggio, di spiegarne e chiarirne tutti gli aspetti piuttosto che di attaccare le altre religioni. Deve evitare tutte quelle situazioni che, a suo avviso, possano condurre alla contesa, a discussioni cavillose e interminabili”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 29 novembre 1937)

“I credenti devono diffondere il Messaggio anche fra coloro che non sembrano pronti, perché essi non sono in grado di giudicare fino a qual punto la Parola di Dio possa influenzare il cuore e la mente delle persone, anche di quelle che apparentemente mancano di ricettività agli Insegnamenti”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 14 gennaio 1938)

“Oggi dobbiamo dimostrare con i fatti, cioè presentando la Causa al pubblico, l'amore che nutriamo per l'umanità e la nostra convinzione che la Fede di Bahá'u'lláh contiene il rimedio unico e divino per tutti i mali. Non v'è dubbio che la maggioranza non è ancora pronta a capirne il vero significato, ma non dobbiamo privarla dell'opportunità di sentirne parlare, venendo così meno al nostro obbligo. E molte sono le anime preziose che la stanno cercando e che sono pronte ad abbracciarla”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 19 marzo 1942)

“Se gli amici aspettassero sempre di essere pienamente qualificati per svolgere un particolare compito, il lavoro della Causa sarebbe quasi a un punto morto! Ma, per quanto indegno un credente possa sentirsi, il solo fatto di sforzarsi di servire attrae le benedizioni di Dio e gli permette di diventare più idoneo a quel compito.

“Oggi l'umanità ha un così grande bisogno di ascoltare il Messaggio Divino, che i credenti devono immergersi nel lavoro, dove e come possono, incuranti delle proprie manchevolezze, ma sempre consapevoli che il loro prossimo ha urgente bisogno di sapere degli Insegnamenti in questa che è l'ora più buia del suo travaglio”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 4 maggio 1942)

“Nella Causa di Dio c'è posto per tutti. In verità, non sarebbe la Causa di Dio se non accettasse e non gradisse tutti - poveri e ricchi, letterati e illetterati, illustri e sconosciuti - Iddio sicuramente li vuole tutti, perché è Lui che li ha creati”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 10 dicembre 1942)

“... non esiste un particolare sistema che l'insegnante possa applicare. Ma ovviamente più si conoscono gli insegnamenti e la Causa, meglio si può presentare l'argomento. Se i credenti sentono che il pregare e l'affidarsi completamente a Dio riversano su di loro un torrente d'ispirazione, devono essere lasciati liberi di seguire questo metodo, se esso produce risultati”.

(Da una lettera scritta a due credenti, a nome di Shoghi Effendi, il 25 gennaio 1943)

“Con l'esempio, l'affettuosa amicizia, la preghiera e la gentilezza gli amici possono attrarre i cuori di quelle persone e permettere loro di capire che questa è la Causa di Dio di fatto, e non solo a parole!”

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 24 febbraio 1943)

“... A meno che e finché non arriveranno a capire di fare parte di un'unica famiglia spirituale, unita da un vincolo più durevole di ogni legame puramente fisico, i credenti non potranno creare quella calda atmosfera di comunità che sola può attrarre il cuore degli uomini, resi gelidi dalla mancanza di vero amore e di sinceri sentimenti”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 5 maggio 1943)

“Non siamo tutti in grado di servire nella stessa maniera, ma ogni Bahá'í può diffondere la Fede tramite l'esempio. Questo tocca il cuore molto più profondamente di quanto non possano fare le parole.

L'amore che manifestiamo agli altri, l'ospitalità e la comprensione, la volontà di aiutarli, questi sono i modi migliori per proclamare la Fede ”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 14 ottobre 1943)

“Perseverate con tutti i mezzi e associatevi con spirito amichevole ad altri gruppi di giovani, soprattutto se appartenenti ad altre razze o minoranze nazionali, perché così facendo dimostrerete la vostra piena convinzione dell'unità del genere umano e attrarrete alla Fede gli altri, sia giovani sia vecchi.

Uno spirito di amorevole cameratismo scevro da pregiudizi è ciò che aprirà gli occhi alla gente più di qualsiasi lungo discorso. Con queste azioni sarà facile insegnare la Fede”.

(Da una lettera scritta a un nuovo gruppo di bahá’í a nome di Shoghi Effendi, il 18 giugno 1945)

“...una profonda conoscenza della storia, inclusa la storia delle religioni, e anche di argomenti sociali ed economici, è un grande aiuto nell'insegnare la Causa a persone colte ...”

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 4 maggio 1946)

“Egli pensa che, insegnando, lei non deve certamente incominciare da punti difficili come l'astinenza dal vino; ma quando qualcuno desidera abbracciare la Fede, bisogna dirglielo”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 7 marzo 1947)

“Tutti i Bahá'í, giovani e vecchi, devono dedicarsi il più possibile all'insegnamento della Fede; devono anche capire che l'atmosfera di vero amore e di vera unità che essi manifestano nella Comunità Bahá'í può influenzare direttamente il pubblico ed essere il più grande magnete per attrarre la gente alla Fede e per rafforzarla”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 4 aprile 1947)

“... Quando si insegna la Fede e le persone cominciano a studiarla seriamente, non ci sono obiezioni al fatto di renderle consapevoli che questo messaggio comporta una grande responsabilità spirituale e che non deve quindi essere accettato o respinto con leggerezza. Ma dobbiamo essere molto gentili, cauti e pazienti e non sconvolgere la gente.

... Dobbiamo sempre insegnare in modo costruttivo e fare molta attenzione che qualcuno di noi non raffreddi l'anima del ricercatore con disaccordi fra gli amici o con l'indiscrezione”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 14 ottobre 1947)

“Non ci sono obiezioni se si lascia la letteratura Bahá'í in un luogo pubblico, purché non si esageri e la cosa non abbia sapore di proselitismo”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 22 dicembre 1947)

“... è lo spirito, la determinazione, la fede e la devozione che realizzano le vittorie, una dopo l'altra... e non l'ozio e gli agi...”.

(Da una lettera scritta all'Assemblea Spirituale Nazionale delle Isole Britanniche a nome di Shoghi Effendi, il 29 aprile 1948)

“Non dobbiamo insistere nel voler insegnare a coloro che non sono realmente pronti per la Causa. Se un uomo non ha fame, non lo si può far mangiare. Fra i teosofi vi sono, indubbiamente, molte anime ricettive, tuttavia coloro che sono soddisfatti devono essere semplicemente avvicinati in modo amichevole, ma lasciati in pace. Quando il ricercatore è giunto ad accettare il concetto della progressività della religione e accetta Bahá'u'lláh come Manifestazione per oggi, il concetto della reincarnazione scompare alla luce della verità; all'inizio, se possibile, dobbiamo cercare di evitare argomenti controversi”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 23 giugno 1948)

“Per attrarre persone come quelle con cui vi state mettendo in contatto appare necessaria una cultura Bahá'í più profonda e coordinata. Il mondo - almeno il mondo pensante - è già riuscito a capire i grandi princìpi universali enunciati da Bahá'u'lláh più di 70 anni fa, così che questi, naturalmente, non suonano 'nuovi ' alle sue orecchie. Ma noi sappiamo che gli insegnamenti più profondi, la capacità dell'Ordine Mondiale da Lui progettato di ricreare la società, sono nuovi e dinamici. Sono questi i princìpi che dobbiamo imparare a presentare in modo intelligente e attraente a questo tipo di uomini”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 3 luglio 1949)

“... noi, i pochi che abbiano un quadro chiaro della situazione, non dobbiamo sciupare le nostre energie seguendo le strade percorse dall'umanità, che non risolvono gli spaventosi problemi d'oggi. Dobbiamo concentrarci sulla Causa, perché essa è ciò che occorre per curare il mondo...

... Se i Bahá'í vogliono realmente insegnare la Causa in modo efficace, devono essere molto meglio informati e capaci di discutere, con intelligenza e da intellettuali, sull'attuale condizione del mondo e sui suoi problemi ...

In altre parole, noi Bahá'í dobbiamo arricchire di conoscenza la nostra mente al fine di dimostrare meglio, specialmente alle masse educate, le verità contenute nella nostra Fede”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 5 luglio 1949)

“L'insegnamento individuale è molto importante e spesso permette di approfondire le persone, mentre un discorso pubblico, anche se offre il messaggio a un maggior numero di persone, non ne rafforza molte. Lei può operare in entrambi i campi”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 5 agosto 1949)

“... quando riponiamo la nostra fiducia in Lui, Bahá'u'lláh risolve i nostri problemi e apre le

strade”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 12 ottobre 1949)

“... Trovare queste anime ricettive e insegnare loro con tatto e comprensione è dovere e privilegio di ogni Bahá'í”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 20 ottobre 1949)

“... La Causa non potrà mai realmente inglobare un vasto numero di persone, se mancano lo spirito di vero amore per Bahá'u'lláh, per la Sua Fede e le sue Istituzioni, e un sincero amore reciproco fra i credenti. Infatti, il mondo vuole amore e azione e non prediche e regole”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 25 ottobre 1949)

“Un'anima matura, dotata di comprensione spirituale e di una profonda conoscenza della Fede, può incendiare da sola un intero Paese - tanto grande è il potere che ha la Causa di operare attraverso un canale puro e privo d'egoismo”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 6 novembre 1949)

“... Dato che nei nostri scritti abbiamo tante meravigliose preghiere e meditazioni, leggerle con amici che siano fortemente interessati a questo tipo di incontri ristretti, è spesso un passo per attrarli verso la Fede. Ella può forse iniziare un'attività di questo genere nella sua città”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 4 febbraio 1950)

“Gli amici sono del tutto liberi di organizzare nelle proprie case quanti piccoli gruppi d'insegnamento o 'fire-side' desiderino... Infatti questo tipo di insegnamento personale e informale, svolto in casa, è forse quello che dà i migliori risultati”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 24 febbraio 1950)

“... fatevi un dovere di pregare ardentemente non solo per il successo in generale, ma anche perché Dio vi invii le anime pronte. Ve ne sono in tutte le città...”.

(Da una lettera scritta all'Assemblea Spirituale Locale di Punta Arenas, a nome di Shoghi Effendi, il 18 marzo 1950)

“... La gente del mondo è immersa in un'atmosfera che, da un punto di vista morale, è proprio l'antitesi dell'atmosfera Bahá'í; noi dobbiamo istruirla. Se all'inizio siamo troppo rigidi, molti individui - anche se non tutti - saranno respinti e si allontaneranno da ciò che altrimenti potrebbero essere portati ad accettare. D'altra parte, non vogliamo Bahá'í che non cerchino seriamente di vivere secondo gli insegnamenti - dobbiamo perciò essere pieni di tatto, sfidare le anime forti e guidare quelle deboli...”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 7 agosto 1950)

“Dobbiamo guardare sempre alla grandezza della Causa e ricordarci che Bahá'u'lláh aiuta tutti coloro che si levano per servirLo. Se guarderemo a noi stessi, ci sentiremo sicuramente scoraggiati per le nostre manchevolezze e per la nostra piccolezza!”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 12 dicembre 1950)

“Egli apprezza profondamente l'eccellente lavoro che ella sta svolgendo nel campo dell'insegnamento e desidera che perseveri e continui a insegnare alle persone importanti. Anche se non ci sono sempre buone speranze di convertirle alla Fede, è necessario che esse ne sentano parlare e che assumano verso di essa un atteggiamento amichevole”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 10 febbraio 1951)

“... Anche se è bene non provocare troppo le persone conformiste, d'altra parte non dobbiamo permettere che esse si intromettano tra noi e la nostra obbedienza a Bahá'u'lláh: e sappiamo che Egli ha ordinato ai Suoi servi di divulgare il Suo Messaggio”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 1° maggio 1951)

“... mentre insegnano, gli amici devono imparare anche loro ed approfondirsi nello spirito della Fede, che è apportatore di amore e unità”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 17 luglio 1951)

“È possibile che questa gente (gli indigeni) trovando che i Bahá'í sono sinceramente privi di pregiudizi - o dell'ancor peggiore atteggiamento di condiscendenza - non solo si interessino ai nostri Insegnamenti, ma ci aiutino a raggiungere la loro gente nel modo più adatto.

È un grande errore credere che chi è illetterato o vive in modo primitivo manchi per questo motivo d'intelligenza o sensibilità. Al contrario, essi, visti i mali della nostra civiltà, la sua corruzione morale, le sue rovinose guerre, la sua ipocrisia e presunzione, possono considerare noi come persone da guardare con sospetto e disprezzo. Dobbiamo trattarli da eguali, da amici, da persone che ammirano e rispettano i loro antichi padri e che pensano che essi saranno interessati, come noi lo siamo, ad una religione viva e non alle forme morte delle chiese odierne”.

(Da una lettera scritta al Comité de Enseñanza Bahá'í para los Indigenas, a nome di Shoghi Effendi, il 21 settembre 1951)

“... L'insegnamento è senza dubbio la pietra angolare di tutti i servizi Bahá'í, ma il successo nell'insegnamento dipende da molti fattori, uno dei quali è lo sviluppo di un vero modo di vivere Bahá'í e l'adempimento dei nostri doveri”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 3 giugno 1952)

“... Ma non si deve dimenticare che il più efficace e potente mezzo che si sia trovato fino ad ora per insegnare è la riunione 'fire-side' perché nel 'fire-side' è possibile rispondere a domande intime e personali e il ricercatore può trovare in esso copioso lo spirito della Fede”.

(Da una lettera scritta all'Assemblea Spirituale Locale dei Bahá'í di Punta Arenas, a nome di Shoghi Effendi, l'11 dicembre 1952)

“... Oggi, più che mai, il magnete che attrae le benedizioni dall'alto è l'insegnamento della Fede di Dio. Gli Eserciti Celesti si librano fra terra e cielo, e aspettano pazienti che i Bahá'í si facciano avanti, con pura devozione e consacrazione, ad insegnare la Causa di Dio, per accorrere in loro aiuto e soccorrerli.

Il Custode prega che gli amici triplichino gli sforzi perché il tempo è breve e i lavoratori, ahimè, sono troppo pochi. Coloro che aspirano all'immortalità si facciano avanti e innalzino l'Appello Divino: rimarranno attoniti davanti alle vittorie spirituali che riporteranno!”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 28 marzo 1953)

“Per aver successo nel campo dell'insegnamento è necessario che l'individuo sia completamente dedito, consacrato al compito glorioso di divulgare la Fede e di vivere la vita Bahá'í, perché è questo che crea il magnete per lo Spirito Santo, ed è lo Spirito Santo che vivifica la nuova anima. Così l'individuo deve essere come una canna attraverso la quale lo Spirito Santo possa fluire per dare nuova vita all'anima ricercatrice.

Dobbiamo cercare coloro che sono ricettivi alla Fede e poi concentrarci su queste persone per insegnargliela”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 19 dicembre 1953)

“La gente in genere sta cercando la luce della Guida Divina. I problemi del mondo hanno risvegliato i popoli. Basta solo che i Bahá'í lancino l'Appello e diano il Messaggio secondo le nobili norme enunciate dall'amato Maestro. I doni dello Spirito Santo possono vivificare il mondo se i Bahá'í assolvono al loro sacro obbligo...

Nel campo del pionierismo e sul fronte interno, gli amici devono levarsi con lo stesso spirito di dedizione e consacrazione che animò i primi pionieri. Se lo faranno, rimarranno stupiti dinanzi ai grandi risultati che otterranno...

Tralasciando tutte le vecchie formule della vita d'oggi, abbandonando le norme sbagliate di coloro che si sforzano di risolvere i problemi del mondo con fiacchi luoghi comuni e dimostrando il nuovo modo Bahá'í di vivere una dinamica vita spirituale, sorgano e dispensino l'Acqua della Vita, affidandosi alla guida dello Spirito Santo... Ciò produrrà i risultati necessari ai bisogni dell'umanità di oggi. Dove sono le anime spirituali che coglieranno ora l'occasione e conseguiranno gloria immortale al servizio della Fede?”.

(Da una lettera scritta all'Assemblea Spirituale Nazionale degli Stati Uniti, a nome di Shoghi Effendi, il 14 aprile 1954)

“Destando interesse per la Fede in persone diverse, ella deve essere molto cauto e condurle a poco a poco verso la Luce della Guida Divina, specialmente verso la pratica della vita Bahá'í. Non deve pertanto mostrarsi dogmatico su nessuna delle pratiche secondarie della Fede”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 5 giugno 1954)

“Il Custode pensa che il modo più efficace per insegnare la Fede sia quello di stringere una salda amicizia con vicini e colleghi. Una volta che tra i Bahá'í e i loro amici vi sia fiducia reciproca, allora i Bahá'í devono offrire il Messaggio e insegnare la Causa. L'insegnamento individuale fatto in questo modo è più efficace di ogni altro genere d'insegnamento.

Il principio della riunione 'fire-side', che è stato stabilito per incoraggiare l'individuo a insegnare nella propria casa, si è rivelato lo strumento più efficace per divulgare la Fede”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 27 dicembre 1954)

“... E' meglio avere un solo Bahá'í che comprenda gli insegnamenti e che sia convinto nel profondo del suo cuore della loro verità, piuttosto che molti Bahá'í che non conoscano bene la Causa e non siano ben radicati nel Patto”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 22 gennaio 1955)

“Consacrazione, dedizione e servizio entusiasta sono la Chiave del successo nell'insegnamento. Dobbiamo diventare come canne attraverso le quali lo Spirito Santo discenda per raggiungere chi studia la Fede. Noi offriamo il Messaggio e spieghiamo gl'Insegnamenti, ma è lo Spirito Santo che vivifica e conferma”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 16 febbraio 1955)

“Il Custode pensa che un diverso approccio potrebbe forse attrarre gli aborigeni: cioè quello di interessarsi alla loro vita e al loro folklore e cercare di diventare loro amici, piuttosto che quello di cercare di cambiarli o migliorarli”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 9 aprile 1955)

“I Bahá'í devono capire che il successo di questo lavoro dipende dall'individuo. L'individuo deve dedicarsi, come mai prima, a proclamare la Fede di Bahá'u'lláh. Il modo migliore in cui possono eseguire il loro lavoro è quello di farsi molti conoscenti, sceglierne alcuni che, a loro avviso, potrebbero diventare Bahá'í, stringere con questi una grande amicizia, quindi ottenerne la completa fiducia e infine insegnare loro la Fede, finché non divengano forti sostenitori della Causa di Dio”.

(Da una lettera scritta all'Assemblea Spirituale Nazionale degli Stati Uniti, a nome di Shoghi Effendi, il 13 maggio 1955)

“La cosa più importante è naturalmente che tutte le attività... abbiano lo scopo d'insegnare la

Fede e di confermare la gente. Perciò ella e gli altri Bahá'í dovete analizzare molto attentamente la situazione: dovete studiare coloro che frequentano le riunioni e quando ne avrete trovato uno che pensate possa divenire un Bahá'í forte e attivo, allora dovrete concentrare su di lui i vostri sforzi di insegnanti. Così se riuscirete a confermare alcune anime, avrete reso un eccellente e importante servizio. In realtà questo è lo scopo di tutte queste attività in tutte le università”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 1° giugno 1955)

“Gli eserciti dell'Accolta Suprema sono schierati in armi, librati tra terra e cielo, pronti ad accorrere in aiuto di coloro che si levano a insegnare la Fede. Se cerchiamo le confermazioni dello Spirito Santo, le possiamo trovare in grande abbondanza nel Campo dell'Insegnamento. Il mondo è alla ricerca come mai prima, e se gli Amici si leveranno con rinnovata determinazione, pienamente dediti al nobile compito che li aspetta, riporteranno vittorie su vittorie per la gloriosa Fede di Dio”.

(Da una lettera scritta all'Assemblea Spirituale dell'Anchorage Recording District, a nome di Shoghi Effendi, il 2 febbraio 1956)

“Portare la luce della guida a nuove anime è la massima gloria e il massimo onore che possano toccare a una persona. Il potere vivificatore dello Spirito Santo, venuto nel mondo attraverso Bahá'u'lláh, è la sorgente della vita immortale; e coloro che questo spirito vivifica in questo mondo, saranno nel mondo aldilà in grande onore e gloria. Il servizio più meritorio che si possa rendere è quello di portare la luce della guida divina e la forza vivificante dello spirito in un'area completamente nuova. L'umanità invoca la salvezza; e solo se i Bahá'í andranno nelle varie aree del mondo, sarà possibile portargliela. Questa è la ragione per cui il Custode ha incoraggiato tutti gli amici a disperdersi nei nuovi territori, perché oggi è il momento di vivificare il mondo”.

(Da una lettera scritta alla Comunità Bahá'í di Tacoma, a nome di Shoghi Effendi, 1'11 marzo 1956)

“Il bisogno del Momento è l'Insegnamento sul Fronte Interno. Le mete potranno essere vinte solo con un nuovo spirito di dedizione e di consacrazione da parte degli amici, ciascuno nel proprio Paese, nella propria casa.

... Essi non devono lasciar mai passare un giorno senza insegnare a qualcuno, fiduciosi che Bahá’u’lláh farà crescere il seme. Gli amici devono cercare le anime pure, conquistarsi la loro fiducia, quindi insegnare a quelle persone, con cura, finché non divengano Bahá'í e poi nutrirle finché non divengano fermi e attivi sostenitori della Fede.

... Tutti devono ricordare che è lo Spirito Santo che vivifica, e perciò chi insegna deve diventare come una canna attraverso la quale lo Spirito Santo possa raggiungere l'anima in ricerca.

L'amato Custode ha sottolineato più e più volte che per avere successo nell'insegnamento della Fede l'individuo deve studiare profondamente la Parola Divina, assorbire le Sue acque vivificanti e nutrirsi abbondantemente dei Suoi gloriosi insegnamenti. Indi deve meditare sull'importanza della Parola e trovarvi le profonde saggezze spirituali, pregare per ottenere guida e assistenza. Ma importantissima, dopo la preghiera, è l'azione. Dopo aver pregato e meditato, l'individuo, confidando totalmente nella guida e nella confermazione di Bahá'u'lláh, deve levarsi a insegnare la Sua Fede. La perseveranza nell'azione è essenziale, così come per aver successo nell'insegnamento occorrono saggezza e audacia. L'individuo deve sacrificare ogni cosa a questa grande meta e allora le vittorie verranno!”.

(Da una lettera scritta alle Mani della Causa negli Stati Uniti, a nome di Shoghi Effendi, il 30 maggio 1956)

“Lo spirito del momento è l'insegnamento sul Fronte Interno. Le sue mete possono essere vinte solo mediante un nuovo spirito di dedizione e consacrazione da parte degli amici che sono in patria. Nei difficili territori vergini stiamo riportando vittorie miracolose, perché i pionieri hanno dedicato la vita alla Nobile Missione cui si sono consacrati. Gli amici in patria devono mostrare la stessa consacrazione e dedizione. Non devono lasciar mai passare un giorno senza insegnare, sperando che Bahá'u'lláh faccia crescere il seme. Gli amici devono cercare le anime pure, conquistarsi la loro fiducia, quindi insegnare a loro con cura finché non saranno diventate Bahá'í - e poi nutrirle finché non saranno diventate ferme ed attive sostenitrici della Fede”.

(Da una lettera scritta alla Comunità Bahá'í di Lafayette, a nome di Shoghi Effendi, il 15 giugno 1956)

“Egli spera che ella sarà guidata e confermata nella sua opera in modo che, tramite i suoi disinteressati servigi, molte anime possano trovare la vita eterna. È importante ch'ella avvicini persone dal cuore puro, ottenga la loro fiducia ed esse ripongano a loro volta fiducia in lei, sì ch'ella possa gradualmente offrir loro il Messaggio. È meglio concentrarsi su poche persone, piuttosto che tentare di insegnare contemporaneamente a molta gente.

Lo spirito di consacrazione, devozione, servigio ed umiltà è essenziale a che lo Spirito Santo si serva di lei come di uno strumento per la diffusione dei Suoi raggi creativi”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 15 luglio 1956)

“Il Custode pensa che gli amici, se meditassero un po' più obiettivamente sui loro rapporti con la Causa e con il vasto pubblico di non Bahá'í che sperano d'influenzare, vedrebbero le cose con maggior chiarezza...

... Egli si rende pienamente conto che le richieste fatte ai Bahá'í sono grandi e che essi si sentono spesso inadeguati, stanchi e forse spaventati davanti ai compiti che li aspettano. Questo è naturale. D'altra parte, essi devono capire che la forza di Dio può assisterli e lo farà e che, avendo essi avuto il privilegio di accettare la Manifestazione di Dio per la nostra epoca, questo atto ha posto sulle loro spalle una grande responsabilità morale verso il loro prossimo. È proprio questa responsabilità morale che il Custode richiama continuamente alla loro attenzione”.

(Da una lettera scritta all'Assemblea Spirituale Nazionale degli Stati Uniti, a nome di Shoghi Effendi, il 19 luglio 1956)

“... gli amici devono indubbiamente esplorare nuovi canali ed essere più audaci, se vogliamo riuscire a incrementare il numero dei credenti”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 6 ottobre 1956)

“Il metodo d'insegnamento più efficace è quello dei gruppi 'fire-side', dove noi possiamo offrire a nuove persone l'ospitalità Bahá'í e dove esse possono fare tutte le domande che le turbano. Qui esse potranno sentire il vero spirito Bahá'í - ed è lo spirito che vivifica”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 20 ottobre 1956)

“Egli pensa che distribuire opuscoli di porta in porta... non è dignitoso e può creare una cattiva impressione della Fede”.

(Da una lettera scritta all'Assemblea Spirituale Nazionale del Canadà, a nome di Shoghi Effendi, il 20 ottobre 1956)

“Dobbiamo fare attenzione a non insegnare in modo fanatico: dobbiamo invece insegnare come insegnava il Maestro. Egli era l'Esempio Perfetto degli Insegnamenti; proclamava le verità universali e, con l'amore e con una saggia dimostrazione dei princìpi universali della Fede, attraeva i cuori e le menti”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 20 ottobre 1956)

“Il Maestro ci assicurò che, quando dimentichiamo noi stessi e facciamo il massimo sforzo possibile per servire e insegnare la Fede, riceviamo la divina assistenza. Non siamo noi che facciamo il lavoro, noi siamo solo strumenti usati in quel momento allo scopo d'insegnare la Sua Causa”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi 1'8 novembre 1956)

“L'insegnamento della Fede dipende dall'individuo e dagli sforzi che egli compie. Quando l'individuo si adopera con entusiasmo, con completa dedizione e consacrazione e non permette che nulla lo distolga, allora vengono i frutti”.

(Da una lettera scritta ai Bahá'í riuniti nella Convenzione dello Stato dell'Indiana, a nome di Shoghi Effendi, il 17 dicembre 1956)

“Il Custode spera che gli Amici... mostrino con i loro conoscenti lo spirito amorevole del Maestro e che quindi li convertano alla Fede. Sembra che il metodo di insegnare detto 'fire-side' produca risultati migliori, quando ciascuno invita a casa gli amici ogni 19 giorni e li avvia alla Fede. Un'intima amicizia e l'affettuoso servizio toccano il cuore e quando il cuore è toccato, allora vi può entrare lo spirito. E' lo spirito che vivifica e gli amici devono divenire canali per la sua diffusione”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 27 gennaio 1957)

“Il Custode è stato molto lieto di ricevere la notizia dell'aumento improvviso del numero degli Amici che abbracciano la Fede. Questo dimostra che se si vuole avere successo si deve perseverare fino in fondo”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 19 aprile 1957)

“... il mondo è scosso fino alle fondamenta e la gente è alla ricerca. Se i Bahá'í si adopreranno come mai prima per insegnare la Fede, troveranno molti ascoltatori e molti troveranno la vita eterna grazie ai loro sforzi e sacrifici”.

(Da una lettera scritta all'Assemblea Spirituale Nazionale del Canada, a nome di Shoghi Effendi, il 17 maggio 1957)

“La Verità Divina è relativa, ecco perché siamo invitati a indirizzare continuamente il ricercatore verso la Parola e perché le spiegazioni che diamo per facilitare il viaggio dell'anima di una persona devono basarsi sulla Parola - e sulla Parola soltanto”.

(Da una lettera scritta all 'Assemblea Spirituale Nazionale del Canada a nome di Shoghi Effendi, il 4 giugno 1957)

“Bisogna incoraggiare i credenti a insegnare personalmente nelle proprie case. Bahá'u'lláh ha imposto ai Bahá'í il sacro obbligo d'insegnare. Noi non abbiamo preti e perciò il servizio che nelle religioni di un tempo prestavano i preti è il servizio che ciascun Bahá'í è tenuto a rendere personalmente alla propria religione. È l'individuo che deve illuminare le nuove anime, confermarle, risanare quelle che sono state ferite e si sono affaticate lungo la strada della vita e dar loro da bere dal calice della vita eterna - la conoscenza della Manifestazione di Dio nel Suo Giorno”.

(Da una lettera scritta ai Bahá'í dei paesi del Benelux, a nome di Shoghi Effendi, il 5 luglio 1957)

“L'amato Custode mi incarica d'informarla che ella non deve stancarsi di agire bene. Egli sa che è inevitabile scoraggiarsi a volte, quando la durezza di cuore della gente del luogo non permette che i semi diligentemente seminati germoglino. Ma le assicura che tutti i semi seminati daranno il loro

frutto”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 7 agosto 1957)

“L'insegnamento è la fonte della Confermazione Divina. Non basta pregare diligentemente per essere guidati; a questa preghiera devono seguire la meditazione sui migliori metodi d'azione e poi l'azione stessa. Se l'azione non dà risultati immediati, o se per caso non è del tutto corretta, ciò non fa molta differenza, perché le preghiere hanno una risposta solo attraverso l'azione e se un'azione è sbagliata, Iddio può servirsi di quel metodo per mostrare la via giusta”.

(Da una lettera scritta a un credente, a nome di Shoghi Effendi, il 22 agosto 1957)

“Non è sufficiente che gli amici trovino la scusa che i loro migliori insegnanti e i loro credenti più esemplari si sono levati per rispondere all'appello di partire come pionieri. Il 'migliore insegnante' e il 'credente esemplare', è in definitiva, né più né meno, che un comune Bahá'í che ha consacrato se stesso al lavoro della Fede, ha approfondito la sua conoscenza e la sua comprensione degli Insegnamenti, ha confidato in Bahá'u'lláh e si è levato a servirLo al massimo delle proprie capacità. Ci è stato assicurato che questa porta si aprirà dinanzi ad ogni credente che busserà abbastanza forte; quando la volontà e il desiderio sono sufficientemente saldi, si trovano i mezzi e si apre la strada per lavorare di più nella propria località, o anche per recarsi in una nuova città meta... o, infine, per entrare nel campo pionieristico all'estero...

... I Bahá'í sono il lievito di Dio, che deve far lievitare la propria nazione. La protezione concessa non solo a loro, ma a tutto il loro Paese, sarà direttamente proporzionale al loro successo. Queste sono le immutabili leggi di Dio, dalle quali non c'è scampo: 'Poiché a chi molto è stato dato, molto sarà richiesto'”.

(Da una lettera scritta all'Assemblea Spirituale Nazionale degli Stati Uniti, a nome di Shoghi Effendi, il 21 settembre 1957)

1 Tutti i passi, tranne quelli di cui è data la fonte di pubblicazione, sono tratti da Tavole che non erano ancora state tradotte.


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